GIUSEPPE DI SALVO: JUAN DIEGO FLOREZ, TENORE E FILOLOGO, RENDE OMAGGIO A MOZART

L'immagine può contenere: 1 persona, sMS

JUAN DIEGO FLÓREZ, TENORE E FILOLOGO, RENDE OMAGGIO A MOZART

Il tenore peruviano Juan Diego Flórez oggi è un bel 45enne e i suoi primi peli bianchi sparsi nella barba incolta ci rendono il suo viso più duro e pensoso. Si vede che va oltre l’aria sbarazzina che ha caratterizzato la sua brillante carriera di tenore contraltino, da circa due decenni, senza eguali. Tant’è che fra il 15 e il 27 maggio 2017 ha inciso per la SONY CLASSICAL un CD con arie tratte da opere di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Lo accompagna nell’originale impresa l’Orchestra “La Scintilla” di Zurigo diretta da Riccardo Minasi. Come mai questo omaggio un po’ tardivo a Mozart, le cui opere quasi mai ha interpretato nei teatri di tutto il mondo dove il Nostro è stato meritatamente acclamato? Per noi la risposta è semplice: il tenore peruviano ha sempre saputo che la vocalità tenorile mozartiana è di vitale importanza per poter interpretare bene i personaggi delle opere di Bellini, di Rossini, di Donizetti da lui portati in scena con successo nei vari teatri del mondo.
Ma arie di Mozart da Flórez sono state sempre inserite nei suoi Recital. Il 25 maggio del 2000 al Teatro Massimo di Palermo in un suo indimenticabile Recital (allora aveva 27 anni!), per fare un vissuto mio esempio, inserì due arie di apertura dell’austriaco: “Ridente la calma” e “Misero! O sogno o son desto?… Aura che intorno spiri”. Allora disse:
-“Ridente la calma” è un’arietta che ho studiato quando ero al conservatorio di Lima: è una pagina senza grandi acuti e senza coloratura, che richiede un fraseggio molto limpido e curato, perché qualsiasi imperfezione nel legato si noterebbe subito. “Misero! O sogno o son desto?” è invece un’aria da concerto molto impegnativa. Si comincia con un recitativo in cui devi dare molta espressione ad ogni parola; poi c’è un andante che richiede un canto legato ben sostenuto, e infine una cabaletta rapida.
(Intervista rilasciata a Stephen Hastings nel Programma di Sala).
Ebbene, quest’ultima aria scritta da Mozart, forse su parole di Metastasio, nel 1783 e dedicata al tenore Valentin Josef Adamberger, noto in italiano anche il nome di Valentino Adamonti (Rohr, 22 febbraio 1740 oppure Monaco, 6 luglio 1743 – Vienna, 2 agosto 1804), chiude i brani presenti nel disco. Che dire? La voce di Flórez, nel recitativo, si è ispessita e arricchita di vis comunicativa: il tempo passa e l’interprete matura; le parole vengono scandite con grazia impeccabile e rendono meno dolorosa la stessa solitudine amorosa presente nella connotazione di stampo drammatico; l’andante è reso soave, la voce di Flórez dilata il suo soffio vitale nel tempo; la cabaletta non è funzionale alla tecnica (quella, nel cantante di Lima c’è), ma alla resa espressiva dei sentimenti amorosi frustrati e infelici: questi conflitti dell’anima vengono comunicati da Flórez con emissioni drammatiche oggi davvero ineguagliabili.
Il CD comprende altre nove arie tratte da ben sette opere diverse del compositore di Salisburgo.
Perché Juan Diego Flórez qui si rivela anche filologo? Perché consapevolmente apre il Recital con l’aria “Fuor del mar” dall’Idomeneo re di Creta, opera del 1781: allora Mozart aveva 25 anni e, come faceva notare Massimo Mila, “l’Idomeneo è la più bella opera seria di Mozart, la più bella opera seria del Settecento”.
Ma dove in questo disco eccelle Flórez? Indubbiamente ne “Il re pastore” con l’aria “Si spande al sole in faccia”: qui c’è ancora il primo Mozart influenzato dal virtuosismo eroico barocco, ma è anche il Mozart che va oltre e comincia a distinguersi col proprio stile espressivo; e avviene che l’aspetto pirotecnico vocale passa in secondo piano per evidenziare di più le emozioni: l’interpretazione di Flórez sorprende e ammalia.
Juan Diego Flórez sa che il belcanto ha radici nelle opere barocche; e sa pure che il primo tenore che cantò nel Barbiere di Siviglia di Rossini fu il mitico Manuel Garcia, quello stesso che inaugurò il Don Ottavio del Don Giovanni. E Manuel Garcia è certo un ottimo modello di belcanto. Nell’aria di Idomeneo e del Re pastore la tecnica è mirabolante: e qui il peruviano eccelle. Non aggiungiamo altro, se non che questo Recital in disco non si deve perdere. Il direttore Riccardo Minasi è sempre attento, ogni strumento rimbalza con giochi dinamici e agogici di notevole carattere; del resto Minasi conosce le bellezze della vocalità e della strumentazione barocca e sa bene in che modo Mozart vi attinse per evolvere la sua vocalità. La successiva vocalità romantica ne sa più che qualcosa. E, in buona parte, è già qui. Interessante leggere il libretto del CD: Flórez svela inconsapevolmente la sua vocazione pedagogica, vi si colgono spiegazioni assai utili a chi non si intende di vocalità.

Bagheria, 24 dicembre 2017
Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, recensione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: DICEMBRE 2017 (POESIA INEDITA)

1 Dicembre 2017 2 commenti
L'immagine può contenere: una o più persone

DICEMBRE 2017

E’ vibrare di carezze

lava ogni impronta la pioggia

Stira fessure il fresco

e fioriture calde

mi regala il tempo

Scorre amore

e con l’eco il dono

resta

dell’incorporeo-

giochi di fedeltà

Il felice infedele

mai canta rancori

La generosa aria

altre immagini traccia

che dal profondo-

oltre il tempo-

tutto mi sollevano

Lune isolate

nel cielo offro

in questo boreale

Mio Emisfero

Felice sia

chi oltre va

i graffi delle linee

che le forme schiudono!

Bagheria, 1 dicembre 2017

Giuseppe Di Salvo

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

RITA CAPODICASA: MICHELE LIZZI: ANDANTE DALLA SONATA IN LA

hthttps://www.facebook.com/rita.capodicasa/videos/1778139239145829/

Categorie:MICHELE LIZZI, Musica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: IL 5 NOVEMBRE 2017 SI VOTI PER IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E GIANCARLO CANCELLERI

  1. AZZURRA CANCELLERI E GIANCARLO CANCELLERI SONO FRATELLI. E NESSUNO SI ACCORGE DELLA BORGHESIA CHE OCCUPA I PALAZZI DEL POTERE!
  2. Azzurra Cancelleri è deputata della Repubblica italiana (M5S) ed è sorella di Giancarlo, deputato regionale dei pentastellati e ora candidato alla Presidenza della Regione Sicilia. E’ nepotismo?
  3. Forse c’è qualche norma che impedisce ai fratelli di militare ed essere esponenti di rilievo nella stessa organizzazione politica? E’ mai possibile che i… demagoghi della partitocrazia debbano tirare fuori questi inutili argomenti? Le persone vanno giudicate per quello che fanno e non per i rapporti di parentela. Come mai nessuno nota che siamo in mano ad una mediocre classe borghese che occupa i Palazzi del Potere, fregando i nuovi proletari che sono pensionati, impiegati, insegnanti, giovani non occupati…? E che questa classe borghese al Potere -di Sinistra, Centro e Destra- ha occupato ogni spazio al Potere legato con uomini e donne ai partitocrati asserviti?
    Gli è che questa classe borghese partitocratica teme la Nuova Borghesia Pentastellata: è lotta conflittuale all’interno della classe borghese. Il Nuovo Proletariato e i Veri Aristocratici, il 5 novembre 2017, ci daranno inaudite sorprese e tanto scalpore. La Sicilia metterà in atto, dal 6 novembre in poi, un vero e proprio terremoto politico. Non andare a votare è un’amabile risposta, ma andare a votare per il M5S è creare un urto frontale fra queste rivali masnade borghesi: è la nostra arena all’interno della quale caracollano animali politici ben cornuti! Divertiamoci andando a votare! Come si vede, si tratta di scegliere sempre (in senso molto lato) fra NeoPalermitani e/o NeoCorleonesi o variazioni sul tema del potere. AL VOTO! AL VOTO! AH, AH, AH!                                                                                                                                     Giuseppe Di Salvo
Categorie:politica, Sicilia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: ADRIANA LECOUVREUR DI FRANCESCO CILEA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO IL 13 OTTOBRE 2017: TRIONFA, AL SUO DEBUTTO, IL RAFFINATO MICHONNET DEL BARITONO NICOLA ALAIMO E LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI DANIEL OREN!

ADRIANA LECOUVREUR DI FRANCESCO CILEA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO IL 13 OTTOBRE 2017: TRIONFA, AL SUO DEBUTTO, IL RAFFINATO MICHONNET DEL BARITONO NICOLA ALAIMO E LA DIREZIONE D’ORCHESTRA DI DANIEL OREN!

Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea andata in scena al Teatro Massimo di Palermo venerdì 13 ottobre 2017 ha avuto un meritato successo con scroscianti appalusi da parte del pubblico accorso numeroso. E non tanto per l’essenziale regia Belle Epoque di Ivan Stefanutti o per la quasi omessa coreografia del “Giudizio di Paride” (Scena Settima del Terzo Atto nel corso della quale, però, si è ben distinto il Coro diretto da Piero Monti, Coro che accarezzava con emissioni soavi le due strofe “Dormi, dormi, o pastorello”; e non si capisce all’interno del testo -e di quel contesto librettistico redatto dal dotto giornalista Arturo Colautti- cosa c’entrasse il fauno di Nijinsky col pastorello che deve porgere il POMO DELLE ESPERIDI alla Principessa di Bouillon…; sarebbe stato meglio, in quella logica, forse, fare danzare “Le Spectre de la rose” del 1911. Coreograficamente si è certo rimasti all’interno della grecità, ma resta del tutto incomprensibile il richiamo al balletto di Champfleur di cui parla la Principessa: con una coreografia alternativa eseguita con dignità dai tre ballerini -brave le due ninfe: Elisa Arnone e Francesca Davoli- e in ispecie dal tecnicamente dotato fauno di Fabio Correnti); ma soprattutto per altri aspetti musicali dell’opera: una curatissima direzione dell’orchestra da parte di Daniel Oren (anche se talvolta ha ispessito i suoni un po’ troppo, rovesciandoci sempre le sue incontenibili sbavature emotive che disturbano più della suoneria di un telefonino lasciato acceso) e per la competenza espressiva e attoriale di quasi tutti i cantanti.

Per capire bene la vocalità di Cilea codificata in “Adriana Lecouvreur” occorre fare alcune considerazioni. Le due più note opere del maestro calabrese, “Arlesiana” e “Adriana” avevano, e non so con quale coerenza, iscritto Francesco Cilea (1866-1950) nel gruppo dei compositori veristi. Ma Cilea, in verità, all’estetica verista aderì con una sola opera, Tilda (1982); poi ha preferito coltivare un terreno caratterizzato da un tardo romanticismo elegiaco. Ai veristi lo lega la conformazione della frase melodica, ma essa viene dal compositore ingentilita in una sottile, e a tratti anche crepuscolare, liricità e con connotazioni vagamente modali nel fraseggio canoro e nelle melodie orchestrali (basta fare attenzione all’intervento del clarinetto, Quarto Atto, dopo che Maurizio pronuncia “Ella muor!”; e dopo che lo stesso canta con disperazione “Adriana! Oh, amor!”: qui gli archi sprigionano una melodia con richiami modali che lacerano e rivelano il carattere della tragédienne che nel recitativo finale dice “Melpòmene son io!”; ecco questi continui richiami ai miti e alle muse greche sono la rivelazione di un’estetica lontana dai canoni veristi. Adriana Lecouvreur presenta accenti espressivi di dolente esperienza ed umanità con vene melodiche aderenti alla canzone partenopea e agli stilemi di alcune opere o operette francesi. E con un’orchestrazione -vedi preludio al Quarto Atto e linee melodiche legate al duetto finale e a quanto sopra già da me citato- per meglio farci percepire i connotati di un lirismo assai intimistico e sentimentalmente struggente; liricità che dal verismo Cilea del tutto allontana.

Inoltre, nell’opera confluiscono tre secoli di storia teatrale che gloria rendono al teatro stesso e agli attori. Forse nell’Adriana non primeggiano i personaggi che rappresentano il teatro? E Michonnet, nell’Ottava Scena del Primo Atto, sfodera con forza espressiva il suo “Ecco il monologo”.

Il baritono Nicola Alaimo -il più acclamato della serata, e giustamente!, ha saputo “sposare”, se così si vuol dire, vocalmente quel linguaggio meta-teatrale in riferimento alla descrizione della recita di Adriana; e l’ha fatto con sentite espressioni intimistiche: ha, di fatto, davvero sposato Adriana nella rappresentazione teatrale, ché nella realtà si è sempre limitato ad amarla nella rinuncia. Vocalmente dotato, il pubblico gli ha tributato convinte ovazioni; Alaimo, dal punto di vista vocale, è stato sempre suadente, raffinato, impeccabile.

L’Adriana della signora Angela Gheorghiu (1965) non ci ha convinti nel Primo e nel Secondo Atto (l’aria “Io sono l’umile ancella” è stata eseguita non senza difficoltà nel registro medio-basso e anche altri attacchi sono arrivati al nostro orecchio in modo non convincente); ma dal Terzo Atto in poi si sono percepite emissioni felici e ci ha coinvolti emotivamente quando ha recitato “Giusto ciel!”, riduzione dalla Fedra di Racine, raggiungendo l’acme nell’invettiva contro la Principessa di Bouillon (“Una fronte di gel, che mai debba arrossir!”): qui ha rivelato con veemenza il suo temperamento interpretativo. E in “Poveri fiori” e nel duetto finale fino al vibrante recitativo “Scostatevi, profani!… Melpòmene son io!” ha sfoderato emissioni corpose, rotonde e ben timbrate sì da farci pensare ad una adeguata cantante nel ruolo ed ad una vera tragédienne. E ha dato alla “luce seducente” finale il giusto chiarore della luce trionfante della sua ribalta. Era il chiarore dell’attrice sul palcoscenico. Lì finiva per proiettare ed identificare la sua vita “vera”. Emozionante!

Vocalmente interessante la Principessa di Marianne Cornetti: voce mezzo-sopranile corposa non priva di elementi timbrici bruniti. Una positiva rivelazione il Maurizio del tenore brasiliano Martin Muhle: ha disegnato un Conte di Sassonia di altissimo spessore con emissioni simili a quelle di un heldentenor e con vocalità raffinata e soave nei momenti più lirici, anche se qualche attacco iniziale è stato infelice. Buono l’Abate di Luca Casalin. E il Principe di Carlo Striuli? Ci sono arrivate sonorità rancide che disturbavano il nostro orecchio, ma dal punto di vista attoriale ci è apparso credibile. Dignitosi tutti gli altri che affiancavano nella Commedia Michonnet. Voto complessivo 8. Nell’insieme, questa Adriana è andata e va!

Bagheria 16 ottobre 2017

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, recensione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI? SABATO 14 OTTOBRE 2017 CON KATIA RICCIARELLI AD AGRIGENTO

  1. MICHELE LIZZI? SABATO 14 OTTOBRE 2017, TEATRO LUIGI PIRANDELLO DI AGRIGENTO, ORE 20:30, SI ESEGUIRANNO ANCHE BRANI INEDITI DEL GRANDE COMPOSITORE AGRIGENTINO: NON SI PUO’ MANCARE!
    Ci sarà un Gran Galà sabato 14 ottobre al Teatro Pirandello di Agrigento. Ce lo comunicano la pianista Rita Capodicasa e la cantante Caterina Pistone (soprano). Ci sarà anche Katia Ricciarelli, celeberrimo soprano lirico-spinto conosciuto in tutto il mondo: la signora Ricciarelli è stata raffinata interprete del repertorio operistico, in ispecie negli anni Settanta e Ottanta: grande Desdemona, incisiva Suor Angelica, non comune Lucrezia Contarini ne “I Due Foscari”. Noi l’abbiamo ascoltata più volte dal vivo e della sua voce ricordiamo il suo timbro etereo, inconfondibile; aveva emissioni morbide e luminose, era dotata di forza espressiva nel registro centrale; aveva un ottimo senso del fraseggio e sfoderava filati raffinati, smorzature eleganti e delicati pianissimi. Diverso il discorso quando andava verso la zona acuta. Poi, come si sa, per tutti, si apre il “viale del tramonto”. Ma è un onore averla ad Agrigento. Chissà se toccherà note del maestro Michele Lizzi: certo potrebbe ancora essere idonea nei vocalizzi di qualche Madrigale. Tutti i grandi cantanti si sono accostati alla canzone partenopea. E i canti della nostra terra, quelli siciliani, si veda il folk di Rosa Balistreri, sono strazianti e ricchi di patos. Caterina Pistone e Katia Ricciarelli, indipendentemente dalle loro doti vocali, sono sicuro, saranno in grado di suscitare grandi emozioni. E non dimentichiamolo: Rita Capodicasa sa accompagnare chi canta sentimenti legati alle nostre zolle, alla nostra aria, al nostro indistinguibile cielo. Penso di esserci. Sarà un trionfo, anche se dovessimo ascoltare qualche colpo di glottide alla Leyla Gencer!
    Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

L'immagine può contenere: 2 persone

PATRIZIO CINQUE, HÝBRIS E LA BELLEZZA CARA AGLI DEI

Al sindaco Patrizio Cinque i Carabinieri hanno notificato un provvedimento di obbligo di firma. L’inchiesta, da cui questo provvedimento origina, parte dalla Procura di Termini Imerese e vede coinvolti anche l’assessore ai Lavori Pubblici, Fabio Atanasio, e decine di impiegati, funzionari, imprenditori. Per Cinque c’era la richiesta degli arresti domiciliari, ma il gip si è limitato ad applicare l’obbligo di firma. Dalla stampa apprendiamo che i reati ipotizzati sono: rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio, turbativa d’asta… .

L’inchiesta, in sintesi, ruoterebbe intorno a due vicende: la gara per il noleggio degli automezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti e un caso di abusivismo edilizio che coinvolge la famiglia del sindaco stesso. La vicenda giudiziaria -pare- prenda le mosse nel 2015, ma esplode ora, alla vigilia delle elezioni regionali del 5 novembre 2017. Ci sarebbero altri fatti: l’affidamento della gestione del palazzetto dello sport di Bagheria; ci sono le intercettazioni; c’è la vicenda Laura Picciurro da cui la tempesta Cinque -pare- origini. Patrizio Cinque dichiara che le sue scelte amministrative “sono tutte trasparenti”.

“Giustizia ad orologeria”? Questa frase non significa niente fino a quando ci saranno gli orologi. E Patrizio Cinque dichiara di avere fiducia nella Magistratura. Giancarlo Cancelleri, candidato alla presidenza della nostra regione per il M5S, tranquillizza il suo amico sindaco. Parte del popolo grillino nota che “la magistratura fa politica più dei politici”. Altri no.

Che fa il Sindaco? Si autosospende dal M5S, ma resta al suo posto elettivo. Il PD chiede le sue dimissioni. Poi c’è Angelo Bonelli, leader dei Verdi: questi chiede la non attuazione del regolamento comunale voluto dal sindaco per bloccare le demolizioni a Bagheria. A proposito: quante ordinanze di demolizione ci sono e non sono state attuate da Patrizio Cinque? Forse per le coste italiane non si dovrebbe mobilitare l’Esercito? Come si vede, l’aspetto giudiziario che coinvolge Patrizio Cinque rappresenta un labirinto: solo Dedalo e il figlio Icaro con ali piumate legate ad un impasto di cera ne potrebbero facilmente uscire in volo e non senza qualche elemento tragico al volo legato. Non i comuni cittadini.

Noi non sappiamo come finirà questa vicenda giudiziaria. Possiamo solo immaginare l’epilogo. Spetta alla Magistratura. Buon lavoro. Sappiamo che molte inchieste collettive passate si sono risolte in modo felice per tantissimi indagati. E abbiamo avuto più amministrazioni sciolte per “presunte infiltrazioni mafiose”. Eppure la cementificazione selvaggia di Mongerbino -e non solo- era lì! Patrizio Cinque sa contare bene i suoi passi e, a suo dire, i suoi passi amministrativi sono trasparenti. Innocente? Per noi lo è. Fino a prova contraria. Va ricordato che al ballottaggio nel 2014 venne eletto con circa il 70% dei consensi. Oggi, probabilmente, questo consenso in città verso il M5S non c’è più. Egli è bello. Giovane. Si vede poco in giro. Spesso è “cuffiato”. Il suo Movimento ha le caratteristiche della nobile Masnada. Vi si possono cogliere anche elementi melodrammatici, tragici. E certo questa tempesta giudiziaria arreca alla persona e alla città qualche sofferenza. E anche relativa indifferenza o estemporaneo compiacimento. Coi riflettori dell’intera nostra Nazione. Ai tempi di Eschilo (e siamo ai tragici greci) si coniava il termine HÝBRIS per indicare l’accecamento mentale che impediva alla persona umana di riconoscere i propri limiti e di non saper valutare le proprie forze; i superbi e gli arroganti peccavano di HÝBRIS e finivano per sfidare gli Dei. Era la PHTHÓNOS TEÔN, ossia l’INVIDIA DEGLI DEI. Perciò Marsia venne scorticato dal Dio Apollo. E le ali di Icaro vennero sciolte dal sole: l’ebrezza acceca. HÝBRIS è oggi la parola che piega (e spiega) ogni patrizio a noi comune. E ravviva i plebei. Si dimetta da sindaco allo stesso modo con cui si è autosospeso dal M5S: che non si abbatta la bellezza!

Bagheria, 26 settembre 2017

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: RICORDANDO MIA MADRE

  1.  

    L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e spazio all'apertoCATERINA DI SALVO

    DIECI ANNI FA MIA MADRE CI LASCIAVA. LA RICORDO CON UNA LACERANTE POESIA SCRITTA DUE GIORNI DOPO QUEL 16 SETTEMBRE 2007. OGGI LE HO POSTO CINQUE ROSE ROSSE AL CIMITERO. CON LO STESSO SCIROCCO DI QUELLA LONTANA DOMENICA.
    EPICEDIO IN ONORE DI CATERINA DI SALVO, MIA MADRE.
    (Ringraziamenti in versi)
    Nel cuore della Primavera
    s’incise la sua Passione-…
    Canto Sedicesimo del maggio 2007.
    Col fuoco dentro
    ad accusare il peperoncino-
    rara droga della mia cucina.
    A nulla valsero i sedanti farmaci.
    Perduto del suo corpo il controllo.
    Digrignava i denti
    sulla commessura sinistra
    della sua bocca.
    Dimagriva e impallidiva
    con corporea luce surreale.
    Al diavolo medici ed ospedali-
    si chiedeva se avesse “un timuni”.
    Reagì. Fu lotta vana.
    Il cancro la strozzava
    e i solidi non più deglutiva.
    Il 12 luglio l’eco della sentenza:
    ricamo intestinale
    con metastasi sparse.
    E noi figli nell’inventiva
    per imbellire quei giorni di vita.
    Ma l’estate bruciava
    anche il filiale soccorso.
    Se ne andò col Sole:
    ora nona, sedici del mese
    che le porte apre all’autunno-
    crepuscolo con brezza
    e richiami di scirocco.
    Divorata dalla febbre,
    ci aspettò: tutta la baciai
    e -fra i rantoli- sollevò le palpebre;
    percepì poi Graziella e-
    dall’occhio destro -agonizzante-
    una lacrima versò;
    alfine giunse Vincenzo, serrò la bocca,
    due volte forte le ciglia strinse
    e -coi figli piangendo- spirò.
    Centinaia i pellegrini
    nell’umile Camera Ardente.
    La Chiesa Madre accolse
    il popolo compassionevole.
    Onorato venne il suo dolore.
    Grazie a coloro
    che tessuto hanno
    il valore della nostra dignità.

    Giuseppe Di Salvo
    Bagheria, 18/09/07

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: 27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “L’ORA”
L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono

Gestire

IlBlog Giuseppe Di Salvo
IlBlog Giuseppe Di SalvoL’ARTICOLO DE “IL DIARIO”

L'immagine può contenere: una o più persone

27 FEBBRAIO 1979: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, LA TESTIMONIANZA DELLA STAMPA LOCALE

(CAPITOLO SETTIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

 In questo Capitolo Settimo riportiamo i due articoli apparsi su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979, articolo scritto da Sergio Baraldi; e quell’altro firmato  G.M.C. e pubblicato, con ben cinque grandi foto legate alla Festa, dal quotidiano “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979. “L’ORA” faceva un richiamo in rosso in prima pagina, taglio centrale, col titolo “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”. Ma ecco cosa scriveva Sergio Baraldi a pagina 3 (e su sei colonne) sulla FOLLE NOTTE DEI “DIVERSI”:

    -E’ la notte dell’ambiguità proclamata, sbeffeggiata, esposta con grazia provocante, oppure imitata con rozza approssimazione. E la si vive in un trionfo di veli merlettati e pelli di finta tigre, tra parrucche dai falsi riflessi e lunghi abiti con spacchi aperti su gambe non sempre affilate, le calze nere d’obbligo e i pesanti ceroni dove le maschere stavolta non mancano di essere vere.

   E’ il gran Carnevale gay , la festa degli omosessuali palermitani, organizzata ieri in una trattoria di Bagheria, proprio accanto ad una villa decaduta dal FUORI (l’organizzazione degli omosessuali). A metà fra la sfida di chi li vuole emarginare, e l’assemblea politica, il divertimento, ed il convegno d’amore, la nottata ha finito per diventare una follia spudorata e divertente, un gioco dell’equivoco. Damine francesi e monache sguaiate, odalische arabe e donne fatali stile anni Cinquanta, ma anche ragazzi in giacca e cravatta con foulard, e cravatta e l’orecchino, hanno celebrato la loro diversità senza complessi di colpa né paure. “Per molti omosessuali ogni giorno è carnevale” ha detto Salvatore Scardina, uno degli animatori del FUORI, che ha letto una specie di loro manifesto politico, “Carnevale ogni sesso vale”.  Ed ha continuato: “Ogni giorno infatti l’omosessuale è costretto dalla società a portare una maschera. E voi avete capito che noi oggi non stiamo festeggiando il carnevale. Molte checche réfoulé (quelli che si nascondono) hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori oggi è festa”.

   E’ successo di tutto sotto gli occhi di ospiti, giornalisti, sotto i fari indiscreti di alcune TV private. Il sipario di questo contro-carnevale si è alzato su una abbuffata: pasta al sugo, carne arrosto mista, insalata, e il vino che scorreva a fiumi tra i tavoli imbanditi.

   Poi è esplosa la festa. Ammiccamenti, lazzi, pioggia di coriandoli, mentre sul giradischi venivano messe le canzoni di Renato Zero, il divo dell’ambiguità, il cantante omosessuale. Ne è nata una vera e propria corrida di balli: i gay si sono scatenati nelle loro danze con le gonne che svolazzavano e il trucco e le paijettes (sic! “Paillettes”, n. d. r.) che brillavano sotto i riflettori. Spiega Patty (il suo vero nome è Salvatore) gonnellino alla femminista, fazzoletto in testa, rossetto sulle labbra: “Vivo con gioia questa notte. Prima non era così. Quando andavo a scuola anche se mettevo in mostra la mia identità, la subivo. Ma poi col Partito Radicale ed il FUORI ho preso coscienza della mia sessualità. Bisogna lottare per cambiare la mentalità nelle famiglie, sui posti di lavoro per farci accettare. Non bisogna stare nascosti, avere paura”.

   Tra i tavoli un gay con tanga ed un lungo scialle nero attillato, improvvisa una danza del ventre tra gli applausi del pubblico in maschera. “Spesso noi viviamo un rapporto di tensione” dice Salvatore, insegnante, che ha scelto di non travestirsi. “Io ad esempio mi sento liberato ma sto con un ragazzo che ha ancora sensi di colpa, ha paura che la famiglia lo sappia. Spesso siamo noi stessi omosessuali che ci autoemarginiamo invece di combattere l’isolamento in cui ci vorrebbe condannare la società”. E aggiunge Pino, vestito scollato, lunghi spacchi nella Gonna: “Una volta l’anno mi sento donna davvero. Tutti gli altri giorni invece devo fare l’uomo, una cosa che non sopporto. Ecco perché mi sono travestito”.

   E Franco, caschetto biondo, vestito da sera scuro, smalto rosso nelle unghie, aria trasognata e timida: “Mi sono travestito da donna perché lo sento anche io”. I gay, adesso, intonano insieme canzoni e slogans. La marcetta che raccoglie il maggior successo è quella allusiva, di una trasmissione TV: “Mi scappa la pipì…”. “Vogliamo divertirci insieme. Ma la nostra presenza è anche politica” osserva Piero Montana del FUORI. “In una realtà omosessuale, usciamo fuori. Per me è importante anche il fatto che qui ci troviamo, non solo tra noi senza complessi, ma possiamo confrontarci con gli eterosessuali, con la gente che ci circonda. Adesso, da quando non cerco più di completare la mia sessualità nel buio, sono felice”.

   La festa si è interrotta per qualche attimo: Salvatore, con lungo raffinato vestito bianco e una pelliccia di volpe gettata sulle spalle, legge il “Carnevale ogni sesso vale”. Lo ascoltano tutti in silenzio: “Abbiamo subito un’oppressione economica, morale, sociale, giuridica, politica. E, ancora oggi, nonostante una nuova ventata a nostro favore, quella vecchia oppressione è difficile da sradicare, tant’è che molti gay vivono ancora nella clandestinità…” legge con voce cantilenante.  “Questa festa è senza dubbio riuscita” dice Giuseppe Di Salvo, lunga vestina di veli, animatore del FUORI, insegnante elementare. “intendevamo rivolgerci agli omosessuali non politicizzati, ma anche a tutti gli altri. Viviamo una sessualità mutilata, siamo indirizzati fin da bambini ad una sessualità finalizzata alla procreazione. Noi a Palermo lottiamo da più di 3 anni, e devo dire che qualcosa può cambiare: c’è maggiore comprensione,  ci troviamo bene. Ma questo riguarda purtroppo ancora un minoranza di omosessuali palermitani”. Si torna a ballare guardandosi negli occhi, inventando nuovi scherzi.

   Dice Giuseppina, una ragazza vestita da zingara, del Movimento di Liberazione della Donna: “I problemi della liberazione sessuale riguardano la donna come l’omosessuale. E noi non abbiamo avuto mai pregiudizi o tabù che ci hanno impedito che ci hanno impedito di partecipare a questa fede. Io, per esempio, posso benissimo andare a letto con un’altra donna se lo trovo interessante”. Più delusa Ambra, un’altra femminista della festa: “Pensavo per la verità che la festa fosse meno allegra, e più assemblea politica. Ma poi tutto si è trasformato per la foga liberatoria del Carnevale. Si è andati fuori dal binario. Devo dire che ripropongono l’immagine di una donna oggetto che noi rifiutiamo”.

   La contraddizione, in effetti, è vistosa: tra le maschere domina la donna romantica, sensuale, e subordinata che proprio il movimento delle donne ha combattuto per prima. E’ una liberazione che passa attraverso un’altra gabbia? Nella dolce notte gay nessuno però pensa più a rispondere. Ballano, cantano e qualcuno, dietro i tavoli, nella penombra, si scambia baci e carezze. La festa brucia, ed il gran carnevale deve essere consumato fino in fondo.

Sergio Baraldi, su “L’ORA” di mercoledì 28 febbraio 1979.

   Alle ultime riflessioni retoriche di Sergio Baraldi così noi abbiamo già precedentemente risposto, post festa:

 -E non è affatto vero, come di sana pianta si è invento il giornalista de “L’ORA”,  che gli omosessuali travestiti proponevano un’immagine di donna oggetto. Ché anzi, è proprio vero il contrario: quei travesti animavano, davano corpo ad un segno di rivolta della donna oggetto.  Questo volutamente non è stato capito da Sergio Baraldi (pessimo giornalista), preoccupato com’era di cercare in quella festa affermazioni di “delusione” che nessuno aveva fatto, infiltratosi nella nostra festa (la prossima volta lo butteremo fuori) per cercare di vedere una contraddizione che non c’era, anzi che era solo nella sua oligofrenica mente.

   Fatto è che cresciamo: questa è la cosa che comincia a preoccupare gl’ imbecilli de “L’ORA”.  Speriamo che “dolce infarto” vi colga, miseri servi del “Compromesso Storico” e della D.C. .

 

  Più lineare e corretto l’articolo firmato G.M.C. su “IL DIARIO” di giovedì 1 marzo 1979 intitolato “E CARNEVALE FU!”. Riportiamolo:

   Martedì grasso: quest’anno Carnevale ha riproposto con rinnovata febbre, l’ebbrezza psicologica del travestimento, il rito consentito dell’alterità, di una possibile identità diversa da assumere. Non ci sarà forse un rapporto fra il costume scelto e le proprie non confessate frustrazioni, le aspirazioni più bizzarre negate dai clichet (sic! cliché, n. d. r.)  abitudinari? Il gioco ovviamente, è molto più sottile e complesso di un semplice vestito alla Superman…

   L’altro ieri notte il nostro cronista, che non aveva voglia né bisogno di travestirsi, ha fatto un giro per la Palermo sotto lo choc dell’allegria. Cosa ha notato di diverso nel costume del rito, con gli occhi volutamente un po’ malinconici e realmente stanchi? Che oggi, spesso, le vere maschere sono diventate quelle dei personaggi di consumo, dei nuovi miti della coca-cola: quante raffigurazioni di Travolta senza bisogno di vestiti arlecchino e farfalloni alla Pierrot!

   Per tutta la notte, i ragazzini dai 16 anni in su hanno dato vita alla rinnovata stagione dei furori rock, nelle discoteche cittadine, subissate di premi di ditte commerciali destinati alle coppie ballerine più travoltiane. Le emittenti private hanno inscenato feste in studio, con gli operatori in costume, o hanno portato le loro camere sin dentro i luoghi di festeggiamento.

   Molti salotti borghesi si sono aperti alla passarella delle identità segrete dei Jekill della finanza o della politica. Macchine d’epoca hanno attraversato la città con carichi starnazzanti.

   Ma quanta fantasia in questi travestimenti? Quale impulso verso un rito che legalizza e “normalizza” la stravaganza, la libertà dell’assurdo?

   Se è infatti ipocrita, talvolta, la maschera del funzionario di banca o del compassato professionista, per i travestiti, gli omosessuali che hanno dato vita ad una “loro” festa in una trattoria di Bagheria, Carnevale che significato ha avuto?

   Che senso può avere, infatti, poter essere “normali” tra le altre maschere per una sola notte di coriandoli, quando il mercoledì riporterà le discriminanti, le false tolleranze di sempre? Ci siamo chiesti se la loro scelta fosse un atto “suicida” o un gesto di ancor maggiore coraggio: la risposta è meglio che la diano, in queste pagine dedicate alla Grande Festa, loro stessi, con le loro parole, che riportano la realtà di una dimensione quotidiana costretta, ancora, spesso, alla clandestinità o all’emarginazione.

   E la loro presenza, in queste pagine, accanto alle altre immagini tradizionali dei ritrovi, delle maschere perbene, ci fa venire voglia, soprattutto, di questo interrogativo: cosa c’è, oggi,  dietro il Carnevale?  E, cosa ancora più importante, cosa c’è nel suo domani? Ma insomma… domani?

   Per chiudere riteniamo utile riprendere il passo finale di un documento diffuso dagli omosessuali nella festa di Bagheria che ha segnato il clou del Carnevale. Nel caso dei gay la smania di essere “altro” è totalmente ribaltata: qui si trattava di essere almeno per un giorno se stessi. E il documento lo sottolinea.

   “La polizia non agisce più violentemente nei nostri confronti; centinaia di miglia di persone hanno preso coscienza dei nostri problemi; un’impronta politica e culturale apertamente gay ha caratterizzato la scena sociale in questi ultimi anni.

   Quindi, cari amici omosessuali, ancora più o meno ammucciati, è ora che anche voi usciate allo scoperto. Non bisogna più aspettare Carnevale per poter far valere il nostro sesso. In fondo, per la checca réfoulé ogni giorno è Carnevale, perché ogni giorno è costretto dalla società a portare una maschera. E voi non avete capito che oggi noi non stiamo festeggiando il carnevale, bensì la ‘negazione-del-carnevale’.

   Perché negazione? Semplice: molte checche refoulés hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia, in modo da poterla sostituire con quella della propria identità. Ecco perché per noi del Fuori! oggi è festa.

   Festeggiamo il recupero della nostra vera identità, consapevoli come siamo che domani, per molti di noi, sarà nuovamente Carnevale e non la ‘negazione-del-carnevale’. In occasione di questa festa (la terza che facciamo) il Fuori! ha ritenuto opportuno rivolgersi anche agli eterosessuali, perché una reale liberazione della sessualità deve necessariamente coinvolgere tutti i membri di questa nostra società”.

Null’altro da aggiungere!

(Capitolo Settimo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).

 

Bagheria, 22 luglio 2017

Giuseppe Di Salvo

 

Categorie:FUORI!, LGBTIQ, politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: 10 AGOSTO 2017: AGLI AMORI… IN CAMMINO

10 AGOSTO 2017: AGLI AMORI… IN CAMMINO
(Nel dì del mio compleanno)

Anche se la mente
a modellare tende
le mie ultime trame
emotive-
in sognante fase sono
con gli amori in cammino
(volgevano già alla fine nel vivo presente-
come in una rappresentazione
tragica con abili attori-
mentre li vivevo)
ma non con la Grazia e l’Estasi
dove -con corpo e spirito-
di questi amori certo mi beo
Dio gli angeli usa
e me li invia
Li riconosco dal loro sguardo intenso
e dallo stridente incanto d’imperfetti corpi
con sacre erezioni dal sangue rese perfette
Innanzi al mio occhio attento
tutto tende a mutare assai presto
La Grazia mi si rivela sempre
con conosciuto impasto di fango
Dio mi appare
e mi batte il tempo
per catarsi intense e brevi:
sposano il pulsare eterno
Un Dio crudele
ogni durata per me
intensa accende e presto spegne
Con vele bianche salpo
Mai la noia nella mia rotta
Figlio non comuni rituali
Solo l’assenza beata strazia e lacera
Eros mi protegge
dal fango che il sadico Dio
per me modella
Figlio di questa incessante sacra lotta…
Lancinante-
purificanti lacrime gronda
Scintilla divina!

Bagheria 10 agosto 2017
Giuseppe Di Salvo

Altro…

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, in piedi e scarpe
Categorie:poesia, Primo piano Tag: