Archivio

Archivio Gennaio 2007

Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

30 Gennaio 2007 7 commenti

DEL CELIBATO DEL PAPA E DEL RELATIVISMO (Quinta Contemplazione)

Un pontefice non genera figli e produce parole, non è forse silente teorico del relativismo? Dio è il suo uomo e anche la sua donna, è legato a un’astrazione, a una “derealtà”. I preti o le suore sono, di fatto, sposi di Dio: vivono da soli o in gruppo nelle istituzioni religiose scelte; e non spetta a noi indagare sulla loro vita privata: ci mancherebbe altro! Della loro “castità” sono responsabili davanti a Dio. Dei loro “tradimenti” spesso se ne occupano i confratelli nel segreto del confessionale, luogo di sfogo terapeutico, postazione da cui i preti leggono in anticipo i cambiamenti sociali e orecchio di Dionisio (latomia), grazie al quale i detentori del plagio etico percepiscono (e con che sensori!) gli imminenti attacchi alle loro astrazioni che condizionano e rendono infelici molti abitanti della “polis”. Orbene, il celibato dei preti è una forma di “matrimonio”: non coinvolge un uomo e una donna, ma è legame religioso con Dio, con un concetto privo di carne e ossa. E ancora: chi non ha mai conosciuto una persona votata a Dio con l’amante uomo o donna? Tutto naturale per noi, per carità! Ma vogliamo evidenziare solo i diversi tipi di famiglia di fatto esistenti e il conseguente “sano relativismo” che permea l’interno delle comunità religiose: un “relativismo etico” mai teorizzato in positivo dalle gerarchie vaticane, tollerato ipocritamente e represso solo se messo in evidenza per disconfermare principi etici che non si sposano più con i comportamenti ideali teorizzati “a priori” da parte della Chiesa. Ma ciò che si reprime vuol dire che è assai praticato! La Ragione, dunque, non è unica, ci sono le Ragioni sommerse anche all’interno della Chiesa. E, per camuffare ciò, i teorici della Ragione unica non fanno altro che ripetere ossessivamente posizioni etiche che mal si conciliano con i bisogni concreti di molti cittadini. E poi: le gerarchie vaticane credono davvero di avere a che fare con degli imbecilli quando ci ricordano continuamente (anzi, in modo ossessivo) che la “famiglia naturale” è quella fra un uomo e una donna? Tutte le famiglie, anche quelle che generano i papi, sono famiglie “artificiali” perché costruite culturalmente. In natura ci sono i fenomeni, i popoli si danno le leggi, le quali variano da cultura a cultura: nel tempo e nello spazio. Perché non ricordare, per fare un esempio, che nel Corano è ammessa la poligamia? E che essa fino al 1896 fu praticata dai mormoni? E allora i cattolici offrano la loro clonazione etica a chi li vuole seguire e non la utilizzino per cercare di clonare gli altri al fine di conservare a lungo il potere temporale, per amor del quale anche don Camillo Ruini produce in continuazione non certo figli, ma faziose parole. Che prosopopea! Noi paghiamo le tasse allo stato italiano e troviamo i valori etici nei principi costituzionali, anche dove viene prevista l’esistenza delle scuole private “senza oneri da parte dello stato”: non sono forse anticostituzionali i soldi che lo stato dà alle scuole private cattoliche e non? Come siamo bravi a tirare dalla nostra parte la Costituzione quando ci conviene! Le Costituzioni (quella italiana e quella europea) a noi garantiscono libertà politiche e sessuali. Sicché le continue ingerenze da parte delle gerarchie vaticane negli affari degli altri stati appaiono del tutto arbitrarie, violente e invasive.Tanti soldi delle nostre tasse vanno ad impinguare le casse del Vaticano: vedi otto per mille e non solo! Lo dobbiamo ai molti “chierici” travestiti da “laici” a servizio della Santa Sede. Sono infiltrati e vanno smascherati: non sono traditori del nostro Stato laico e democratico? Teniamo d’occhio quanti bramano poltrone e potere, agiti ognuno la Campanella Del Sud per beatificare le “coscienze angeliche” alla Clemente Mastella, non votiamoli ovunque siano candidati e contribuiamo a scardinare i loro interessi, i quali con i problemi reali delle famiglie, spesso, non hanno nulla a che fare. Come fanno i nostri politici più progressisti a non prendere esempio da Zapatero? Non si tratta più di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio: Dio non c’entra proprio! Qui la lotta è tutta per il potere dei Cesari: il papa non è che un Cesare in più. E nel talamo non viene abbracciato dal calore di nessuna “regina”!

Bagheria, 29/01/07

Giuseppe Di Salvo

P.S. La Sesta Contemplazione col titolo “DEI PACS” sarà pubblicata nelle prossime ore.

Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

27 Gennaio 2007 4 commenti


DELLA SANTA IPOCRISIA (Quarta Contemplazione)

Un esempio per farci capire. Se, prima dell’elezione di un papa, i capi di governo di tutti gli stati democratici convocassero i cardinali presenti nel loro territorio e dicessero loro -nel corso di una conferenza stampa- di eleggere papa quel cardinale più vicino alle posizioni abortiste, sostenitore dei diritti dei gay, dell’elezione da parte dei cittadini del papa e di altre posizioni non conformi all’etica della chiesa gerarchica…, ebbene, in questo caso, come reagirebbero i politici-prelati del Vaticano? Apriti cielo!!! Ma se un papa parla davanti ai rappresentanti di ben 175 paesi accreditati presso la Santa Sede e dice: “La famiglia naturale è quella fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna…” e demonizza i PACS o altre leggi che i civili e democratici parlamenti si accingono a codificare, non sarebbero politicamente imbecilli i rappresentanti di quegli stati se non facessero tuonare il loro cielo democratico? Posizione etiche? Ma scherziamo? Il papa farebbe politica anche se si trovasse a parlare davanti a 175 spie come l’arcivescovo Stanislaw Wielgus. I prelati collaborazionisti di stati fascisti o stalinisti non rappresentano per noi una novità: la chiesa sceglie il metodo che volta per volta reputa migliore per infiltrarsi e ramificarsi nelle società, e ogni scelta tattica per espandere la sua etica repressiva è un “nobile” fine che giustifica i mezzi. Scrive Fabio Croce nel suo “Delitto In Vaticano. La verità”: “E’ tempo che, dopo duemila anni di bugie, (…) la Chiesa Cattolica smetta di navigare nel mare della menzogna, mettendo a frutto tutta la loro preparazione culturale, necessaria per ingannare meglio il prossimo loro.” E certo, continua Croce, una “bugia si è consumata il 5 maggio 1998, il giorno seguente alla tragica morte del comandante del Corpo delle Guardie Svizzere Alois Estermann, di sua moglie Gladys Meza Romero e di Cedric Tornay, vicecaporale dell’esercito della Santa Sede.” (pag. 5, ed. Libreria Croce) E chi era la moglie di Estermann? Era “una dottoressa venezuelana naturalizzata svizzera, che si era formata nell’Opus Dei e che era stata addestrata alla carriera diplomatica-spionistica, destinata poi a sposare il collega già celebre per la sua brillante carriera.” (Fabio Croce, op. cit. pag. 31.) Dallo stesso libro citeremo ancora quest’altro episodio assai significativo per la curiosità dei lettori: “Ho avuto anche conoscenza di un ragazzo, che a quei tempi era l’amante di un giovane prelato… Mi ha raccontato che un giorno, attendendo fuori dallo studio del suo amante in Vaticano, fu intrattenuto in affabile dialogo da un personaggio all’apparenza mellifluo, che lo invitava garbatamente a osservare le opere d’arte nel suo studio. Infatti il giovane aveva appena dichiarato al prelato di essere interessato alla storia dell’arte. Uscito dal lavoro il fidanzato-prete, di nascosto al prelato, faceva ampi gesti all’amante affinché percepisse l’importanza del personaggio che aveva di fronte. Liberatosi del garbato ma insistente prelato, seppe con chi aveva avuto a che fare: il Cardinale Ratzinger, il più moralista tra i moralisti del Vaticano.” (op. cit. pag.30.) Non è forse questa Santa Ipocrisia?

 Bagheria, 25/01/07

Giuseppe Di Salvo

P.S. La Quinta Contemplazione ha per titolo “DEL CELIBATO DEL PAPA E DEL RELATIVISMO” : verrà postata prossimamente.

Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

23 Gennaio 2007 10 commenti


DEL POTERE SPIRITUALE (Terza Contemplazione)

C’è chi crede ancora che i papi si occupano del potere spirituale. E sia! C’è, invece, chi ne dubita e sostiene che molti capi religiosi, in verità, sono in preda a veri e propri deliri di onnipotenza. Deliri che, con parole semplici, così si possono sintetizzare: possiamo dire ciò che vogliamo, la maggioranza di chi ci ascolta è ignorante, non capisce e noi possiamo clonarla eticamente come ci pare e piace. Ma ritorniamo al Vaticano: è uno stato teocratico e ha tanti interessi economici ramificati su questa terra e deve difenderseli con la bocca (ricorrendo all’etica e alla Ragione divina) e i denti (ricorrendo ad appoggiare, ricambiata, quasi tutte le dittature, visto che le guardie svizzere hanno altro a cui pensare!). Il papa è un monarca assoluto di uno stato teocratico e mira -coi suoi modelli etici- (unica arma rimastagli) a condizionare le legislazioni civili degli altri stati sovrani, i cui rappresentanti vengono eletti dal popolo. Anche quelli dell’UDC, Casini e Buttiglione in testa, vengono eletti dal popolo italiano, sì come la senatrice della Margherita (che fiore a-nemico!) Binetti, numeraria dell’Opus Dei, votata, come ci insegna Ferruccio Pinotti, all’etica che brandisce la frusta e a serrare nella carne il cilicio. Ebbene, costoro, che presentano mozioni in parlamento in difesa della famiglia fondata sul “matrimonio naturale” fra un uomo e una donna, ispirandosi alla “clonazione etica” voluta dal Vaticano, come mai non presentano alle camere mozioni speciali e d’urgenza per discutere di ben altre “famiglie di fatto” presenti in Sicilia e non solo? Intendo parlare delle “famiglie di fatto mafiose” e del presunto appoggio politico ed economico dato ad esse da certi uomini politici siciliani, alcuni dei quali sono esponenti di rilievo proprio dell’UDC. Cosa c’è di vero, onorevole Casini? Abbiamo visto il DVD e letto il libro “LA MAFIA E’ BIANCA” di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini. E conosciamo le confessioni dell’ingegnere Michele Aiello. Non occorre, amici dell’UDC –e di Forza Italia-, (firmatari di mozioni tendenti a discriminare forme di “convivenze di fatto” non mafiose) cercare di governare con leggi adeguate le “Famiglie mafiose”? O, in questo caso, bastano le leggi non codificate della Mafia? L’ “Onorata società”, se è tale, perché non si presenta ai cittadini col volto di chi non ha nulla da nascondere? E che dire dell’aiuto alle famiglie povere di cui parla l’onorevole Buttiglione? Ma chi è stato per cinque anni al governo con Berlusconi? Ha forse pensato alle famiglie povere o alle leggi “ad personam” del suo amico capo, uomo più ricco d’Italia? O Somma Purezza che dimori nei cuori dei politici dell’UDC, cosa c’è di vero in tutti quei processi, e talvolta anche sentenze e patteggiamenti, che hanno visto molti vostri esponenti coinvolti in reati con la dicitura “Concorso esterno in associazione mafiosa”? Non esiste nessuna urgenza etica, signora Binetti, pardon, signorina Binetti, per discutere degli affari reconditi delle “famiglie di fatto mafiose”? Ah già, dimenticavo: ella appartiene alla “famiglia” ( quanto “naturale” anch’essa?) dell’Opus, per la quale il denaro non puzza. E’ questo il vostro Potere Spirituale? Che Sacre Famiglie! Abbiamo capito: il Potere Spirituale può essere una Fiaba o una Balla. Per noi il Potere Spirituale non ha portafoglio. E, per chi crede, il Potere Spirituale ha sede nell’obbedienza agli insegnamenti del Vangelo che deve spingere noi tutti a una netta disobbedienza ecclesiastica. E non capisco cosa vengono a fare in terra di Sicilia quei Santi Padri che lanciano strali contro i mafiosi. Mi sento ingannato. Ma chi ha prestato “altari” e assistenza spirituale al mafioso Aglieri nel triangolo terrestre in cui alta svetta la mia Bagheria? E al “singolo” Ruini chiedo: è proprio sicuro che i gay non generano figli? Dove vive? Certo non ci aspettiamo di conoscere i suoi; Sua Eminenza, sappiamo, ha una sola figlia: l’ingerenza politica nel cuore dei liberi stati! Perché col vostro “plagio etico” volete coprire tutto ciò? Tutti sanno chi siete! ed io amo davvero gli “uomini d’onore”, eccome! Ma non riesco a sposarmi con le sagome ipocrite. Noi, lo ricordiamo, siamo per l’etica dell’autodeterminazione, che è responsabilità; siamo -credenti o no- per un’ “ETICA SENZA DIO”. Delle varie etiche se ne occupino –dando spazio a tutti i cittadini- i legislatori nei parlamenti del mondo: questa è laicità. Mettendo da parte Dio, tutti abbiamo una vita morale, perché definiamo morale ciò che tale appare a ciascuno. E il Vero Potere Spirituale è nella gioia di vivere emanata dalle nostre Libere Coscienze!

Bagheria, 22/01/2007

Giuseppe Di Salvo

P.S. La Quarta Contemplazione, intitolata DELLA SANTA IPOCRISIA, à bientôt!

Delle Sante Ossessioni

19 Gennaio 2007 8 commenti


“Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze in Sette Contemplazioni”

DELLE SANTE OSSESSIONI (Prima Contemplazione)

Nella vita esistono le “fissazioni”. Per capirle non occorre rivolgersi alla psicanalisi. Ricorriamo alla definizione del Devoto-Oli: “Ostinata ed esclusiva applicazione della mente su un pensiero unico e spesso di dubbia validità”. Cosa c’è nelle menti più o meno sante (ché la santità come i colori ha sfumature diverse) di chi sostiene, per fare piccoli esempi, che il divorzio o le unioni di fatto tendono a scardinare la famiglia tradizionale? E cosa frulla nel pensiero di chi ripete “settanta volte sette” (altro che compassione e carità!) che i PACS sono un pericolo per la “famiglia naturale”? E quando la “fissazione” muta senso divenendo “ossessione”? Giovanni Jervis così la definisce: “…è il bisogno di ripetere indefinitamente questo obbligo meccanico, senza riuscire ad appagarsene…Il soggetto è consapevole della sostanziale insensatezza dell’atto ossessivo, ma non riesce ad impedirsi dal ripeterlo. L’ossessione è un rituale che viene messo in atto per calmare l’ansia, ma che diviene autonomo, e si trasforma in una schiavitù nella misura in cui l’ansia non si calma, e il rituale viene sempre e inutilmente rimesso in azione” (Manuale critico di psichiatria, pag. 266, Feltrinelli). E che cos’è l’ansia? “E’ una condizione fisiologica e psicologica non anormale in se stessa: può interessare la psichiatria in quanto ansia nevrotica (nevrosi) o ansia psicotica (psicosi).” (Giovanni Jervis, op. cit. pag. 238) Ora, se una persona a noi vicina dicesse continuamente: “Lo stile di vita dei preti è innaturale, una minaccia per la pace sociale”, cosa penseremmo? Potrebbe avere pure ragione, ma alla lunga verrebbe spontaneo chiedersi: in quella mente c’è qualche forma ossessiva da curare? Allo stesso modo, se un capo di stato estero ripetutamente dice: “La struttura naturale della famiglia è quella fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”, vuol dire che in quella testa “pensante” c’è tutta una significazione da “analizzare” e su cui riflettere. Occorre chiamare l’ambulanza? Direi proprio di no. Ma bisogna ricordare che tutti i dittatori, per conservare il loro potere, si servono anche della “clonazione etica” (o ad essa ricorrono) per sottomettere i loro sudditi. Rifugiarsi nell’etica (cioè nei principi morali da imporre a tutti) è un modo per conservare il potere assoluto: legislativo, esecutivo, giudiziario… e -nel caso delle teocrazie- l’etica coincide addirittura con la legge divina. Così l’unica Ragione è Dio e non si ascoltano altre Ragioni: né quelle degli oppositori democratici, né quelle degli scienziati. Gli uni non devono esistere, gli altri devono essere “scienziati” a servizio della Ragione del regime. E chi è un papa? E’ un monarca assoluto di un piccolo stato occidentale, a cui i sudditi devono obbedienza. E’ solo obbedienza etica? No. Gli devono pure obbedienza politica, visto che chi segue l’etica cattolica cerca, attraverso la codificazione di leggi che ad essa si richiamano, di imporla anche agli altri. Chi oggi concepisce il Pontefice come un sovrano illuminato sensibile al pluralismo etico (e quindi attento all’etica della responsabilità dei cittadini)? E come credere a chi dice che la Chiesa non fa politica? La Chiesa ha sempre fatto politica! Anzi, la Chiesa gerarchica è tutta permeata di politica. Se non la facesse andrebbe a scardinare il suo immenso potere materiale. Si sa: il potere spirituale non si sposa con l’ “etica delle fissazioni”; esso si accresce in ognuno con l’esempio che dà col suo stile di vita e col volere gli “altri da noi” liberi e felici. E certo “chi non sa controllare le parole sarà detestato”. (Siracide,9,18)

 P.S. La “Seconda Contemplazione” sarà postata nelle prossime ore col titolo “DELLO STATO LAICO E DELLE LIBERE SCELTE”.

Bagheria,13/01/07

Giuseppe Di Salvo

COME I “QUADRI DI UN’ ESPOSIZIONE” DI MUSSORGSKY

16 Gennaio 2007 5 commenti


Questo BLOG a me intestato è nato un mese fa. E va, con una media di circa 120 contatti al giorno. Molte grazie agli internauti che ci visitano, uomini e donne, e a coloro che si curano di lasciare sentiti commenti: il più delle volte si tratta di carezze a me date con digitate parole! Ed io vi riconosco il vostro sguardo attento. Il mio amico Pippo Rinella dice che nel BLOG  “c’è il miele”.
A me sembra, invece, che nell’  “home blog” ci siano postati dieci “Quadri di un’esposizione”.
E mi sovvengono i “QUADRI DI UNA ESPOSIZIONE” del musicista russo Modest Mussorgsky (1839-1881): un capolavoro per pianoforte del 1874, orchestrato da Maurice Ravel nel 1922.
Mussorgsky intese trasferire in musica le impressioni suscitate in lui dalla vista di un’esposizone di quadri e progetti architettonici dell’amico e amante architetto Viktor Aleksandrovic Hartmann, morto all’età di 39 anni nel 1873.
Come omaggio all’arte dell’amico scomparso, nacquero dieci brani musicali, ognuno dei quali è ispirato a un quadro di Hartmann. La musica è delicata e, a tratti, molto struggente e commovente.
Uno dei dieci quadri s’intitola “LA GRANDE PORTA DI KIEV”: qui la descrizione in musica di Mussorgsky diviene grandezza epica ed evoca la magia dei canti liturgici ortodossi. Il ricordo dell’amato amico scatena il lirismo dei sentimenti nostalgici e ci appare come un trionfale inno alla vita dedicato alla sua creatura assente. Ve ne consigliamo religiosamente l’ascolto.
Noi qui produciamo altro. Ma con lo stesso calore della musica che vi consigliamo.
Grazie ancora!

Bagheria, 15/01/07

Giuseppe Di Salvo
Salvatore Incandela
Pippo Rinella
Enza Ventimiglia


“L’art n’est pas un but en soi, mais un moyen de parler avec les hommes”
(Modeste Moussorgski)

Dal mio “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”: “PARODIA”

14 Gennaio 2007 4 commenti

Parodia
( Ad Enzuccia che alloro miete per Elsa Morante)

Il nuovo dì
segue il senso
dei giorni passati.
Nell’isola di Arturo
c’è un mare
che-  risucchiato da fessure
di Vergini-
non è più.
Pulviscolo bianco
danza sotto il sole
e su acque chete
si posa;
cerca il volo
il cuore di Parodia,
spezzano gli occhi
i merletti di pietra
e il passo vaga
sui flussi che portano al nulla.
Sotto il castello
sanguina Cristo:
o Procida, pelle di roccia
con sagome di tristezza!
Non v’è dramma
nel sesso
che di sé dice;
delira, invece, se tace.
Suona la frase scritta:
da lì  -di petto-
il Super-Io crudele canta.
Ma il tuo occhio, Enzuccia,
scrosta tracce nere
da un pentagramma che inquina.

Febbraio 1989 Giuseppe Di Salvo

“Da Bagheria Soffi Universali” è il mio secondo libro di poesie pubblicato nel mese di agosto del 2004. Raccoglie alcune poesie che vanno dal 1976 al 2004. Venne presentato a “Palazzo Cutò” (in presenza dell’ex sindaco di Bagheria Pino Fricano, Biagio Sciortino, sindaco oggi in carica, ma allora Assessore alla Cultura) alla fine di settembre dello stesso anno.
La sala era gremita. C’erano circa trecento persone. E giorni dopo la gente faceva la fila alla “Biblioteca comunale” per avere copia del mio libro. Erano più di mille copie. Oggi non se ne trovano più. Il libro, se richiesto, si può avere in prestito: è catalogato presso la nostra pubblica biblioteca. Di quella magica serata riportiamo alcuni passi del lungo intervento fatto dal professore Franco Lo Piparo:  “…è un libro di poesie molto ricco. Non faremmo onore al libro se lo leggessimo come un insieme di versi dell’amore omosessuale: leggeremmo malamente il libro e sarebbe una lettura che non merita? C’è la passione civile del maestro”.
Anche di questo libro inseriremo periodicamente in rete alcune liriche.

CHIESA CATTOLICA, NAZISTI E FONDAMENTALISTI ISLAMICI GENERANO VIOLENZA

9 Gennaio 2007 1 commento


L’8 novembre 1939, a Monaco di Baviera, fallisce un attentato contro Hitler. Il cardinale Faulhaber invia al Führer un telegramma di rallegramento a nome dei vescovi bavaresi. E il successivo 12 novembre, nella cattedrale di Monaco, l’arcivescovo Faulhaber  -sempre lui!-  ebbe a celebrare un “Te Deum” per “ringraziare la Divina Provvidenza in nome dell’archidiocesi per il miracolo che ha salvato il Führer dal criminale attentato contro la sua vita.”
Ma chi è questo cardinale Faulhaber? E’ quello stesso che nel giugno del 1951 celebrò l’ordinanza sacerdotale di Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI. Cosa hanno in comune Hitler e la chiesa cattolica? Semplice: una forma assai patologica di omofobia che, con motivazioni raccapriccianti da stato etico, spedisce dritto dritto nei campi di sterminio (un tempo l’Inquisizione utilizzava i roghi) circa 250 mila omosessuali, secondo fonti austriache e canadesi.
Quali motivazioni? Elenchiamole sinteticamente:
1) L’omosessualità è una “malattia contagiosa”, un micidiale attentato al futuro della nazione tedesca perché insidia l’incremento demografico. (La Chiesa parlerà di “disordine morale”, di un “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale.”   (“La Chiesa ha la responsabilità di promuovere la vita della famiglia e la moralità pubblica dell’intera società civile sulla
base di valori morali fondamentali.”)
2) La persona omosessuale è un “malato psichico”, la cui malattia è agevolata dall’affievolirsi delle differenze sessuali, dalla emancipazione femminile che “mascolinizza” le donne. (La Chiesa parlerà di “cura pastorale” per “un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto.”)
3) L’omosessualità è una turpe perversione “contro natura”, (“gli animali non fanno queste cose”), diceva il nazista delle SS Heinrich Himmler, che affligge solo gli uomini: quella femminile è rimossa, visto che non preclude la procreazione. (La Chiesa di Ratzinger parlerà di natura come “espressione sessuale dell’amore coniugale e dei diritti della famiglia messi seriamente in pericolo da un’attività omosessuale accettata come equivalente o altrettanto accettabile” .  Allora “guadagnano terreno altre opinioni e pratiche distorte  -e non ci si deve sorprendere se “i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”, naturalmente a danno degli omosessuali.)
Sono concetti espressi da Himmler, ma perfettamente condivisi dall’episcopato cattolico tedesco e dalla chiesa di Roma. Ieri e oggi. Il Vaticano era legato al Reich dal Concordato stipulato nel 1933.
E durante il biennio 1943-44, mentre l’allora seminarista bavarese Joseph Ratzinger iscritto alla Hitlerjügend (la Gioventù hitleriana) indossa la divisa della Wehrmacht (nome complessivo delle forze armate tedesche), nei lager nazisti la persecuzione antiomosessuale procede verso la “soluzione finale”: i Triangoli Rosa (era questo il marchio antiomosessuale all’interno dei campi di sterminio) venivano uccisi a centinaia di migliaia.
Non una parola di protesta o di condanna si leva dall’episcopato cattolico tedesco o dalla Città del Vaticano. Non un “Te Deum” verrà intonato per i gay sopravvissuti, né un “Requiem” per i morti ammazzati. E del resto questa linea strategica del silenzio da parte del Vaticano continua ancora oggi nei confronti di quegli stati musulmani che quotidianamente ammazzano gli omosessuali.
Chiesa di Roma e Reich hitleriano “legati dal Concordato e dal Panarabismo sono di fatto alleati contro comuni nemici: bolscevismo, ateismo, liberalismo, relativismo e, appunto, omosessualità.
E l’arcivescovo di Monaco, il già citato cardinale Michael Faulhaber, monarchico e reazionario, appoggia il regime hitleriano, anche rispetto all’antisemitismo. (Chi ne vuole sapere di più legga il libro “I triangoli rosa di Benedetto XVI”, Kaos edizioni.) Perché? Semplice: il bolscevismo e l’ateismo esprimono una cultura che nega i privilegi temporali concessi dai dittatori (e non solo) alla Chiesa cattolica; il liberalismo codifica il principio davvero sacro delle libertà personali (e andrebbe rivendicato come Sacramento Laico, Liberale e Democratico!); il relativismo si oppone a qualsiasi impostazione dogmatica del pensiero e della vita delle persone; e l’omosessualità scardina il principio clericale secondo cui l’unica sessualità naturale è quella legata alla procreazione. Ma che ne sanno questi “sposi di Dio” di pratiche sessuali? Vanno dietro principi astratti o mentono? Noi avanziamo un fondato sospetto: molti cinici persecutori degli omosessuali sono infelici omosessuali loro stessi. Condannarla negli altri è allontanarla dai loro pensieri. A quali immagini oniriche legano i “casti” le loro inevitabili polluzioni notturne? E proiettano negli altri l’odio di sé! La storia ce ne offre numerosi esempi: il senatore censore Joseph McCarthy e Hitler stesso, per non parlare di numerosi papi omosessuali: Benedetto IX, Giovanni XXII, Sisto IV, Alessandro VI, Giulio II, Giulio III, Paolo VI…  A questa rassegna di omofobi, che produce una vera e propria prosapia di professionisti dell’omofobia, viene veramente duro ammetterlo; temono  -con la liberazione- di incontrare la splendida immagine di Dio!

Bagheria, 21/02/06

Giuseppe Di Salvo

Questo articolo è già stato pubblicato nel sito di “Gay News” il 23/02/06 e viene ora inserito nel mio blog.

TOSCA A PALERMO: JOSE’ CURA, CASSANO NON BUTTERATO DELL’OPERA

5 Gennaio 2007 5 commenti


Lo diciamo subito: nessun pregiudizio per le regie innovative. Ma quella di Gilbert Deflo per “Tosca” andata in scena al Teatro Massimo di Palermo il 04/01/2007 ci fa rimpiangere quelle tradizionali. Il “simbolismo minimalista” può avere i suoi aspetti positivi (ed io ho apprezzato la copertura del corpo inerte di Scarpia col semplice velo bianco senza il rituale dei candelabri da porgli a destra e a manca, nonchè il suicidio di Tosca col colpo di pistola finale), ma in certi momenti del dramma il suo effetto scenico è quasi nullo: si perde -per fare un esempio-  quel contrasto drammatico nel primo atto fra la cattiveria di Scarpia (“Tosca, mi fai dimenticare Iddio!”) e l’imponente “Te Deum” intonato in chiesa dai religiosi. Inoltre, questo “nullismo” (altro che minimalismo!) sembra annullare, appunto, i luoghi e i tempi di Tosca e le stesse “azioni sceniche” appaiono del tutto appannate.
Così non è stato per il Cavaradossi di José Cura : questi, come attore, si sa, segue una regia del tutto autonoma (sembra il Cassano non butterato dell’Opera), è ancora prestante nonostante i suoi 45 anni (piace alle signore e non solo!), ma vocalmente, in ispecie negli impeti svettanti di Mario, appare piuttosto deludente. Tenore del Duemila? Se si pensa a cantanti palestrati che stimolano i cercatori di gigolò senz’altro! Ma dal punto di vista vocale  -fatta salva anche una certa competenza musicale-  si può certamente parlare di un inconsueto “viale del tramonto”. Che dire della Tosca di Raffaella Angeletti? Molti suoi gesti richiamano quelli della Callas, ma risultano standardizzati e sanno di “déja-vu”. E nel suo canto non si evince nessuna finezza espressiva. Scarpia di Carlo Guelfi?
Il cinquantenne baritono romano emetteva suoni non sempre gradevoli, la sua voce, a tratti, arrivava spappolata: sembrava uscito da una camera affollata di fumatori incalliti intenti a giocare a carte. Onore, invece, al direttore israeliano Pinchas Steinberg (e al coro): mi ha fatto accarezzare dai violoncelli e dagli oboi, nel terzo atto, come mai m’era capitato prima ascoltando “Tosca”: erano “concertini” appaganti all’interno di un’orchestra diretta con decoro. Cari Dirigenti del Teatro, i melomani di Palermo esigono e meritano di più.

Bagheria, 05/01/07

Giuseppe Di Salvo

APOLLO E GIACINTO DI MOZART (Gli amori gay degli dei)

3 Gennaio 2007 2 commenti


Il 2006 è stato l’anno di Mozart. Si ricordavano i duecentocinquanta anni dalla sua nascita (Salisburgo 27/01/1756- Vienna 05/12/1791). Un genio che visse solo trentacinque anni. I vari teatri sparsi nel mondo lo hanno ricordato mettendo nei cartelloni opere e concerti. La “Brillant” ha pubblicato a prezzo davvero speciale l’opera omnia del compositore. E la “Deutsche Grammophon” ha da poco messo in commercio il DVD “Apollo et Hyacinthus”, opera rappresentata e registrata al “Festival di Salisburgo 2006″ con interpreti vocalmente bravi, ma con difetti di pronuncia notevoli della lingua latina.
Ora che l’anno mozartiano si è chiuso, io intendo parlare proprio di quest’opera, che è la prima composta da Mozart.
“Apollo et Hyacinthus seu Hyacinthi metamorphosis” ( Apollo e Giacinto ossia La metamorfosi di Giacinto) è stata rappresentata per la prima volta il 13 maggio 1767. Il testo è scritto in latino da padre Rufinus Widl. Wolfgang Amadeus Mozart la musicò all’età di undici anni su commissione dei benedettini di Salisburgo. E si tratta di un’opera su uno dei temi più scandalosi della mitologia greca: gli amori di Apollo e Giacinto. E’ un’opera che contiene “segni evidenti di genialità” (Dominique Fernandez).
Non viene rappresentata quasi mai: perché i teatri lirici non seguono l’esempio del “Festival di Salisburgo 2006″ inserendola nei loro cartelloni? Fatta qualche eccezione, i molti autori di libri dedicati a Mozart la ignorano o la trattano con immeritato disprezzo.
Padre Rufinus Widl snaturò il soggetto attinto dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Per i greci, Giacinto e Zefiro, due giovanissimi, sono innamorati di Apollo. Il dio greco preferisce Giacinto. Zefiro, per vendicarsi, devia la traiettoria di un disco lanciato da Apollo e uccide il suo rivale. Il dio, disperato, immortala Giacinto sotto forma di fiore. Cosa fa padre Rufinus? Introduce due nuovi personaggi: Melia, sorella di Giacinto, e Oebalus, il loro padre. Apollo e Zefiro, in questa versione, sono innamorati di Melia. Zefiro, per sbarazzarsi del rivale, uccide Giacinto e accusa del delitto il dio. Non è più Apollo a piangere Giacinto, ma Melia e Oebalus, nel pezzo più toccante della partitura.
Ma l’impostura orchestrata da padre Rufinus veniva smascherata proprio nel momento della prima rappresentazione: tutti i ruoli, tranne quello di Oebalus, venivano sostenuti da fanciulli.
Giacinto e Apollo erano due fanciulli “soprani” di dodici anni, Melia un fanciullo “soprano” di quindici e Zefiro un “contralto” di diciassette anni. Erano tutti fanciulli cantori della cappella. Sul piccolo Wolfgang si espressero favorevolmente tutti gli articoli e i documenti relativi alla serata.
Nota acutamente Dominique Fernandez: “Gli amori di Apollo e di Melia, l’amore di Zefiro per Melia, il pianto di Melia per la morte di Giacinto finivano, così, per essere ricondotti a uno scambio di desideri omosessuali cui la musica del giovane compositore apponeva il sigillo conturbante di una tenerezza elegiaca e soffusa.”
Oggi per rappresentare l’opera si ricorre a cantanti donne adulte (o a cantanti maschi adulti con voce di “alto”, in ispecie per i ruoli di Apollo e Giacinto). Ma le affermazioni di Fernandez restano più che mai valide. E l’impostura di padre Rufinus viene del tutto smascherata. Del resto l’amore di Apollo per Giacinto sta in compagnia di altri amori omosessuali legati agli dei: come non ricordare anche quello di Giove per Ganimede?

Bagheria, 03/01/2007

Giuseppe Di Salvo

“La morte di Giacinto” di Jean Broc (Poitiers)