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Archivio Febbraio 2007

Altri Frammenti

28 Febbraio 2007 1 commento

*
Ad Enzuccia

…cavalletta nel saltare,
muovi l’occhio,
agilità di chi è vispa!

…………………..

…………………..

E ti dipingo-
al suono di una chitarra

…………………..

che è canto da Aranjuez.

Balzi su note
che agitano ali,
divieni farfalla,
Bagheria vola.
Posiamo altrove.

Giuseppe Di Salvo

Bagheria, 11/05/2003

*Vincenza Ventimiglia

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La Traviata al Teatro Massimo di Palermo

26 Febbraio 2007 2 commenti

“LA TRAVIATA”: EROINA E MARTIRE

“La Traviata” al Teatro Massimo di Palermo? Ci spinge subito a fare un plauso al maestro Stefano Ranzani. E’ stato notato che l’opera di Verdi è durata più “a lungo”. Vero: non sono stati apportati i “classici” tagli. Sicché il baritono Stefano Antonucci (voce gradevole, ma non particolarmente voluminosa nelle parti drammatiche e stridente nella zona acuta) ha potuto cantare “No, non udrai rimproveri”; e il soprano Andrea Rost (non molto agile nel canto di coloratura che caratterizza “Sempre libera degg’io”, ma un po’ più incisiva nelle parti drammatiche del secondo atto e decente nelle intonazioni liriche del terzo) ha potuto aggiungere “Le gioie, i dolori tra poco avran fine”, seconda strofa presente in “Addio del passato”, quasi sempre tagliata.
Complimenti, quindi, per questa scelta: ciò, per una rappresentazione -nell’insieme-  dignitosa, è un evento eccezionale. Degno di nota il fatto che non ci sono stati mal di pancia sindacali. Il tenore Stefano Secco? Suscitava sentimenti di protezione, perciò non ci permettiamo di esternare parole tendenti a disconfermare la sua interpretazione: ma vocalmente, va detto, per il ruolo di Alfredo occorre ben altro. Sui comprimari? Preferisco glissare.
Ritorniamo all’orchestra e rileviamo la sapiente “vis eroica” che Ranzani ha saputo delineare (ma si citi anche la straziante melodia del clarinetto nella scena della lettera) alla fine dell’opera, rivelando ai melomani una connotazione ben espressa da Massimo Mila: “Violetta muore con una solennità straordinaria per una fragile etèra, fino all’ultimo sbigottita dinanzi alla morte e piangente sui piaceri perduti: i tragici e lenti accordi ribattuti in un andante sostenuto sono, sì, segnati con un estremo pianissimo (pppp), che conviene alla delicatezza del personaggio, ma hanno in sé un’intrinseca austerità raccolta e minacciosa: nella strumentazione hanno larga parte le trombe, quasi morisse un eroe beethoveniano, o un Sigfrido. E Violetta muore come un eroe e un martire.”
E si conficca nei nostri cuori col concitato ritmo segnato dal rullare dei timpani. Come sono stati espressi bene questi significati eroici dall orchestra! E anche questo, venerdì sera, dentro la misteriosa buca ricca di magnetici strumenti, mi è parso davvero evento magistrale!

Bagheria, 24/02/2007

Giuseppe Di Salvo

Juan Diego Florez

23 Febbraio 2007 7 commenti


PECCATO ! (Racconto Musicale: A Juan Diego Florez)

Era il 25 maggio del 2000, giovedì. Alle ore 21,00 in punto entrò una figura minuta, semplice, forse un po’ imbarazzata nel portamento, ma sarebbe meglio dire nell’andatura.
Si presentava con umiltà e con l’aria  -quella che non si canta, ma nel volto si legge-  di colui che  -pur emozionato e certamente un po’ deluso per la presenza di un pubblico non particolarmente numeroso-  nell’intimo sapeva il fatto suo.
Era un’umiltà andata in sposa alla sua timidezza, scrutava la sala e i palchi, certo di conquistare quei fortunati cittadini palermitani che quella sera di maggio stavano lì, pronti ad ascoltarlo.
Con lui entra anche Vincenzo Scalera, lo avrebbe accompagnato al pianoforte. Il pianista aveva un’  “allure” più altera, il viso luminoso, sembrava (ma erano miei lontani ricordi) stesse per accompagnare Leyla Genger, tempi d’oro! Conosceva la voce di Juan, sapeva di avere accanto un altro grande. E inizialmente, al loro apparire, gli applausi furono tiepidi, di saluto cortese.
Restò, poco dopo, il solo proscenio illuminato, le altre luci sfumarono. Silenzio.
Non lo conoscevo, neanche di nome, ma pensavo all’articolo di presentazione che il quotidiano “Il Mediterraneo” del 25/05/2000 gli aveva dedicato. Sei colonne. Una bella foto grande. E sotto la foto il titolo: “Il ventisettenne tenore peruviano Juan Diego Flórez, una voce tutta da scoprire”.
Solo “Il Mediterraneo”, ore prima, aveva dato una temperata alla mia ignoranza. E mi aveva messo un po’ di curiosità. Oggi quel quotidiano non esce più. Ma allora ebbe il merito di dare il giusto spazio a un tenore da noi ancora sconosciuto, come a presentare un grande evento culturale. L’articolo era di Sergio Albertini. Questi parlava di “intelligente scelta di repertorio, un fraseggio accuratissimo, un’enorme curiosità intellettuale”, tutte qualità  -saprò dopo- trasmesse a Flórez dal suo maestro, pure peruviano, Ernesto Palacio.
Ero quindi curioso. Non c’erano telecamere. Peccato! Né collegamenti europei! Peccato! E la sola forza del “Mediterraneo” non poteva smuovere cose molto più grandi: peccato!
Né, credo, il Teatro Massimo abbia registrato quel singolare e irripetibile recital. Sara Patera, anche quando c’ è (ma forse quella sera non c’era) vede ogni cosa altrove.
Sì, sì, lasciatemi divagare. Quando Juan Diego intonò “Ridente la calma”, la canzonetta in Fa, K152/210a di Wolfgang Amadeus Mozart, io  -seduto in prima fila, proprio sotto il punto del proscenio dove cantava Flórez-  io diedi una gomitata destra al mio amico Salvatore Di Salvo e gli sussurrai: “Che voce!” E certo, in questa prima canzonetta, la voce di Juan non celava la sua emozione. Timidi primi applausi. Poi chiude con i testi anonimi musicati da Mozart, intonando il recitativo ed aria KV 431/425b “Misero! O sogno, o son desto… Aura che intorno spiri.”  Seguono applausi più calorosi: si comincia ad apprezzare un fraseggio delicato e sicuro, una voce che si cala nelle emozioni che dà il canto, perdendo l’iniziale timidezza che condiziona e altera le intime emozioni. E’ la volta di Rossini. La timidezza di Juan Diego si trasforma in sicurezza espressiva. Come a dire: “Ora vi faccio vedere (anzi sentire) io!” E trionfa il bel canto: “L’esule”, da “Péchés de Vieillesse”, volume III, Morceaux Réservées (testo di Giuseppe Torre) e “Sì, ritrovarla io giuro” dalla più nota opera “La Cenerentola”. E, con l’acuto finale penetrante e argenteo, conquista completamente il pubblico, gli vengono tributate le prime ovazioni. Ed io a gridare “Bravo!!!”.
E mentre si applaude il mio pensiero va indietro nel tempo di circa trent’anni, pensavo agli acuti e al dolce fraseggio di un altro grande tenore: Alfredo Kraus, da me ascoltato sempre al Teatro Massimo in “Lucia di Lammermoor” (’71) e in “Rigoletto” con Renata Scotto (’71).
E’ la volta di Bellini: “Malinconia, ninfa gentile” (testo di Ippolito Pindemonte) e il recitativo, aria e caballetta di Tebaldo da “I Capuleti e i Montecchi”.
Ed ecco venir fuori le sue capacità interpretative, la sua vis drammatica, la capacità di spiegare il canto adeguando la voce alle sfumature melodiche di Vincenzo Bellini: la voce è chiara, non molto corposa, ma suadente, espressiva, omogenea e con un ottimo fraseggio. Qui finisce la prima parte del recital. I pochi presenti applaudono e lo scròscio degli applausi nella sala forte echeggia. Entra ed esce più volte con Vincenzo Scalera che con le note del pianoforte ci aveva offerto la grazia di quel canto. Ci si rende conto che aveva conquistato Palermo. Mi rendo conto, ancora oggi, che in città si era sottovalutato un grande evento. Pensavo al “Mediterraneo” e al quasi silenzio degli altri media cittadini. La prima parte aveva il fascino di un recital di alta professione. E la seconda mi apparirà come un altro appuntamento a distanza di tanto tempo, e non di soli venti minuti circa.
Avevamo capito.

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La seconda parte toccava i cuori. Era piena di sentimento e assai commovente. Capirò meglio, in seguito, che c’era il tocco magico di Ernesto Palacio. Interpretò canti peruviani e ci inondò dell’orgoglio che provava per la sua terra. Dentro di me nascevano sentimenti di ammirazione e di amore per Flórez. Vedevo un uomo. La Patria è Patria, la si ama di più quando si è fuori, anche se si ha la possibilità di raggiungerla con un aereo in qualsiasi momento. I ricordi sono là, il pensiero è ai familiari e agli amici intimi, anche se il successo è qui, in Italia, patria del bel canto. E cantare testi peruviani è come volere rivelare i segreti della sua anima. Lo si fa anche se non si ha una bella voce. Ma Juan è uomo perché con quella voce ci fa amare anche la sua Patria.
Con molta ironia interpreta “Quando la tortorella llora”, una “Zamacueca” di Rosa Mercedes Ayarza de Morales (1881-1969).
Ma cos’è la “Zamacueca”? Lo spiega con dovizia Alejandro Yori nella presentazione al CD di Ernesto Palacio “Canto al Perù”, edito dalla Bongiovanni, registrazione del giugno 1977. E dove c’è inciso anche “Flor de nieve” di Alejandro Nuñez Allauca (1943) insieme con l’allievo Juan e il pianista Samuele Pala.
Scrive dunque Yori: “La Marinera, il primo ballo peruviano, proviene dalla Sarabanda e dal Fandango spagnoli; arrivando in Perù diventano la Zamacueca, che presto arrivò anche in Cile col nome di Cueca. Questo ballo, caratterizzato dall’uso del fazzoletto, agitato con la mano destra, simboleggia una sorta di corteggiamento e seduzione: cominciò a chiamarsi in Perù la Cilena fino alla guerra fra il Perù e il Cile (1879); Abelardo Gamarra detto El Tunante, autore delle parole de “La Concheperla” -musicata da José Alvado (1821-1891)- la chiamò “Marinera”, nome che conserva tuttora”.
Perché Juan Diego sceglie e canta brani di Rosa Mercedes de Morales? Ce lo dice lui stesso nell’intervista di Stephan Hastings pubblicata nel libretto di sala: “La Zamacueca è una musica ballabile di origine africana. E’ il titolo di una delle due canzoni tradizionali peruviane che canterò negli arrangiamenti di Rosa Mercedes Ayarza de Morales, che fu compositore, direttore d’orchestra e insegnante di tre tenori peruviani: Alessandro Granda, Luigi Alva e Ernesto Palacio.” (Sic!)
Ecco le origini etnico-musicali di Flórez. Ma è anche il richiamo ad una bambina prodigio. Infatti Rosa Mercedes a cinque anni leggeva musica a prima vista e suonava il pianoforte; a dieci anni trascrisse al pentagramma “La Concheperla”; raccolse varie composizioni dal ricco folklore della Costa conservandole alla storia. Collaborò col poeta Rafael Alberti. Chi è costui? Se lo chiedete a Josè Cura potrebbe rispondere con note assai più toccanti e col suo bel timbro bronzeo, ma ci risparmi l’  “Otello” di Verdi: non sempre i belli, dipinti di nero, hanno la voce adeguata al ruolo.
Ma ritorniamo alla sensibilità filologica di Juan Diego Flórez: egli ci riporta espressioni e forme musicali da secoli esportate dagli europei nella sua terra. E ce le riporta arricchite da cadenze creole e con un amore interpretativo che ci commuove. Sarà certo felice Ernesto Palacio sentirci affermare che l’interpretazione di Flórez di questi canti peruviani onora il maestro e va oltre gli insegnamenti che eredita dalla tradizione: Juan Diego supera in competenza i bravi tenori di una degna stirpe.
Non solo: ci dispiacerebbe se Juan abbandonasse le vestigia dei suoi antichi padri che, guarda caso, sono anche i nostri bisnonni. Ed è tutta qui la mia ammirazione per Juan Diego: il suo canto mi scioglie, stimola il mio intelletto e mi commuove.
Oggi ormai le sue doti vocali sono a conoscenza di molti e merita il successo e le ovazioni che riceve nel mondo quando interpreta i vari ruoli del vasto repertorio operistico, ma quei canti del Perù -col pensiero rivolti allo stesso Perù- non possono rimanere legati ai suoi soli recital.
Il secondo canto peruviano che segue nella sua scaletta è “Canciòn” di Roberto Carpio (1900-1986); è una melodia intima; il pianoforte puntella, arpeggia; la voce argentea di Juan mette in luce dei magici pianissimi. Poi intona “La Canciòn del Alma” di Alejandro Nuñez Allauca. E’ il momento culminante: la “Canciòn” è stata scritta appositamente per la voce di Juan. Lo dichiara Flórez nell’intervista citata e pubblicata nel libretto di sala. Allauca è un compositore peruviano che vive in Italia ed era presente a Palermo per questa sua prima esecuzione.
“E’ musica moderna”  -dice Flórez-  “che contiene tuttavia qualche richiamo alla tradizione peruviana.”
E c’è un’ovazione quando conclude: “Es la fuerza de los Andes son las selvas calurosas del Perù, del Perù con amor.”  Flórez la dedica al maestro presente in sala: il momento è d’incanto. La generosità vocale ed interpretativa di Juan sembra dialogare coi nostri applausi, forse poca cosa rispetto a ciò che ricevevamo. Ma è questa l’Arte! Anzi, la funzione dell’Arte: dare incondizionatamente.
Ma già Alejandro Nuñez Allauca aveva scritto un’altra composizione per Juan Diego e per Ernesto Palacio: è “Flor de nieve” coi versi del medico ed antropologo peruviano Arturo Jimenez Borja. “Ha carattere peruviano e reminescenze del ‘YARAVI’ andino e della Marinera della costa.”
(Alejandro Yori)  E’ un capolavoro. Chi può l’ascolti nel citato CD della Bongiovanni. Le due voci insieme sprigionano gradevoli armonici: c’è un frammisto di delicatezza, forza espressiva e una componente agogica assai rilevante; e vocalizzi corposi che si rincorrono; e il tutto culmina con acuti emessi all’unisono sulla sillaba “ve” di “nieve” che sembra sposare -dopo un gradevole corteggiamento fatto con un abilissimo gioco vocalico- le voci dei due tenori: maestro e allievo.
Canta anche, per ritornare al recital, “La flor de la Canela” di Chabuca Granda (1920-1983), la grande signora della musica peruviana, autodidatta che rinnovò il valzer creolo raffinandolo. Con “La flor de la canela” ebbe notorietà mondiale. Flórez la cantava da ragazzo e continua ad interpretarla con delicatezza, sembra voler conservare un ninnolo; il suo canto ne diviene custode geloso. E già:  “Parla con nostalgia della Lima di una volta e di una ragazza che vi ha realmente vissuto. E’ un valzer: un genere musicale che i peruviani importarono dall’Europa alla fine dell’Ottocento e poi fecero proprio.” (Juan Diego Flórez)
Segue “El Pajonal” di Andrés Sas (1900-1967), parigino che prese la cittadinanza peruviana; musicologo, compositore e folklorista, compì ricerche e studi negli archivi musicali della Cattedrale di Lima. E nell’intervista citata Juan Diego dice: “El Pajonal invece è un triste che diventa huayno, una canzone melanconica in modo minore tipica della zona delle Ande.”  Con singolare voce suadente Flórez canta: “Pajonal porqué lloras triste?/ Si tienes el sol que te abraza,/si tienes el viento que te besa/ (…)?  E chiude con “Hasta la guitarra llora” della citata Rosa Mercedes Ayarza de Morales. Il canto è centrale. Il pianoforte arpeggia. La voce di Juan emette delicati pianissimi ed è quasi declamata ogni frase. Ma il finale è concitato. Le note finali ad effetto scatenano gli applausi. E avremmo voluto più forza per continuare e trasmettergli il nostro calore e la nostra gratitudine. Eravamo in pochi quella sera, ma assai buoni e fortunati per aver ricevuto tutta quella grazia canora. Presenta altre due arie di Donizetti: “Allegro io son” da “Rita” e “Amici miei che allegro giorno” da “La figlia del reggimento”, con quei famosi nove “do” di petto. Perfetto. Impeccabile. Un solo neo: “La figlia del reggimento” non si deve cantare in italiano: è orrenda! Deve essere cantata in francese. E giù applausi, e urla, e battiti di piedi, e richieste di bis. Ce ne concede tre: “Granada” (mai sentita interpretata una “Granada” così!), una romanza di Tosti (che dolcezza espressiva!) e un’aria dal “Barbiere di Siviglia”. Ancora applausi e pubblico all’impiedi. E lui a portarsi la mano sul cuore. Era visibilmente commosso e felice. Noi pure lo eravamo!
E sentivo dentro il senso della perdita, perché capivo che quella sera stava per finire; con nostalgia pensavo: a quando la seconda volta?
L’estate successiva (2001) lo ascoltai a Pesaro ne “La donna del lago” di Rossini e lì scoprii anche la grande Daniela Barcellona. Insieme vennero a Palermo, sempre al Teatro Massimo, a cantare lo “Stabat Mater” di Rossini (autunno 2001). E questa volta il teatro era gremito. E poi vennero i dischi prodotti dalla Decca. E la televisione. E le interviste sui grandi quotidiani. E il tutto esaurito non appena il suo nome appare sui cartelloni dei teatri di tutto il mondo. E ora c’è il suo disco più grande in commercio “Sentimiento Latino”. Sono stato ascoltato. La Decca immortala altre sue interpretazioni latine. E ci si chiede: “Perché amare Juan Diego Flórez ?” La sua voce interpreta poesie, ma le parole emesse col suo canto diventano magnetiche emissioni sonore imbevute di luce
e lo spirito elevano verso nuove vette poetiche che quelle parole mutano in fluida, argentea voce.
Se Juan Diego conquista i cuori è perché la sua voce è ricca di pathos, il suo fraseggio morbido ed elegante rispecchia la sua anima, da cui emergono richiami nostalgici che ci catturano.
E’ la voce di un tenore contraltino con connotazioni liriche e di grazia -specie quasi perduta- : e, quando la emette, il suono vocalico è pura poesia. Ci avvicina al Paradiso.

Bagheria 04/03/2006

Giuseppe Di Salvo

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Primavera Sei

20 Febbraio 2007 16 commenti


A Salvatore Incandela

Nel cielo insulare
-un Dio piscia
sul nostro inverno-
tu, Salvatore, primavera sei!
Olezza l’aperta corolla
della fresia
e -in te- rovescia
vivi colori.

Digiti immagini
e frasi spezzate:
miele rappreso
le gole ferisce.
Porgi con grazia
svettanti presenti
che disarmano:
con fitte di gioia
cantano i cuori.
Il tuo spirito libero esulta,
vittoria per gli amici:

i pochi che contano!

Bagheria, 22/01/07

Giuseppe Di Salvo

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Poesia ad Adele Faccio di Giuseppe Di Salvo

17 Febbraio 2007 2 commenti


ADELE FACCIO

Vivi nel ricordo…
Nelle piazze
di Bagheria
con me cantavi-
nei comizi-
parole di libertà.

Amavo la tua voce,
sfavillante melodia
d’incanto.
E trame tessevi
per le streghe
dai tizzoni spenti rinate.
E ti baciai a Napoli
in un gay pride
che gli anni
avvolge in una dozzina,
nuova linea del tempo.
Ti reggeva un bastone.
Sempre fiera!
Te ne vai in sordina:
perchè non stridono le pire?
Io ho un saluto per te:
un silente e sgraziato lamento
con gocce di pianto
che dentro mi spengono.

Bagheria 09/02/2007

Giuseppe Di Salvo

Adele Faccio e Giuseppe Di Salvo,
Napoli, P.zza Garibaldi:
Gay Pride, 29/06/1996

Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

10 Febbraio 2007 3 commenti


PER UNA SANA ESTETICA DEL POTERE (Settima Contemplazione)
SACRO ROTULO B ?Tabù Fassiniani

Occorre ricordare a Fassino ciò che Vittorio Lingiardi scrive su ?L?Unità? del 24/01/07: ??sono appena stati pubblicati su ?Pediatrics? (?), rivista ufficiale dell? ?American Academy of Pediatrics?, i risultati di una ricerca: ?Effetti delle leggi su matrimonio, unioni civili e domestic partnership sulla salute e il benessere dei bambini?. Vale la pena di darci una lettura, soprattutto alle conclusioni dove si legge che ?non si evidenzia una relazione tra l?orientamento sessuale dei genitori e le dimensioni emotive, psicosociali e comportamentali indagate nel campione dei bambini?Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, siano essi uomini o donne, etero o omosessuali, possono essere ottimi genitori.? A conclusioni analoghe sono giunte tutte le principali associazioni americane nel campo della salute mentale, compresa l? American Psychoanalytic Association (?è nell?interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure. La valutazione di queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata senza pregiudizi rispetto all?orientamento sessuale?).? Come si vede, la ?clonazione etica? della Chiesa gerarchica (leggasi sempre ?stato Vaticano?) trova terreno fertile nei pregiudizi e nell?ignoranza: è etica che uccide l?estetica, annichilendo le capacità creative anche di quei politici che per sopravvivere si attaccano agli spettri e ai tabù.
Ai Fassino e alle loro consorti, ai Ruini, ai Ratzinger ci permettiamo di consigliare (ma è solo un esempio) la lettura di un libro molto interessante di Monica Bonaccorso intitolato ?MAMME E PAPA? Omosessuali?, ed. Riunite. Ma che parlate a fare di ?vita? se non sapete come vivono le persone? Spesso le vostre parole risuonano come stonate campane coi rintocchi che accompagnano il morto, ché è morte non capire ciò che vive nelle vite delle persone. E chi vuole può trovare ulteriori approfondimenti su ?Babilonia?, n° 227 del gennaio 2004: e grazie a Tiziano, nostro lettore internauta, per avercelo ricordato.
E la smettano i ?comunisti credenti? e i ?liberali? clonati dall?etica cattolica di parlare di ?deriva zapaterista?! Cosa avete da insegnargli? Forse volete imporre agli altri capi di governo le vostre tattiche e le vostre fobie? Perché, invece, non andate a lezione da chi ?con coraggio- non ha interiorizzato fantasmi e ossessioni? Chiudiamo con le parole di Lella Costa: ?Sono convinta che l?introduzione dei Pacs non scandalizzerebbe proprio nessuno, non ci sarebbe nessuno shock. E in più questa è una battaglia di civiltà, perché fino a quando non saranno riconosciute le coppie di fatto non sarà vero che i cittadini italiani hanno uguali diritti?.
Finisce qui la mia ?Lettera al Mondo?. Ma ci sarà una sorpresa: un? Ottava Contemplazione in versi. Sono sicuro che non la perderete. Vedremo cambiare questo mondo perché abitato anche da noi che, in coscienza, produciamo nuove idee per la serenità di chi in esso vive con amore: e mani amiche giungano perché siano tenute nel nostro intimo.
Dalla mia postazione di Bagheria, un abbraccio v?invio, e un bacio virtuale do sulle vostre guance: a voi tutti, o Internauti, esprimo la mia gratitudine. Chi vive bene ha già con sé Iddio. E, al mondo, una luce di gioia, con i suoi propri occhi, fuori da ogni buia spelonca, liberamente emana.

Bagheria 05/02/07 Giuseppe Di Salvo

P.S. L?Ottava Contemplazione è una breve poesia -mi è stata rivelata da una danza di angeli oscillanti Grosse Tube con candidi schizzi di armonia; con facce da bulli, vestivano maschi tessuti stracciati e, sfiorati dalla voluttà delle mie labbra, i volti in dolcezza mutavano- : s?intitola ?CARMEN DEI?. M?ispiro a quei versi latini (tratti dai ?Carmina Burana?) che v?invitavo a tradurre, rendendoli attuali, nella mia ?Seconda Contemplazione?.

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Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

8 Febbraio 2007 8 commenti


PER UNA SANA ESTETICA DEL POTERE (Settima Contemplazione) SACRO ROTULO A Totem Vaticani e… Chi va a Fatima trova un grande mercato ricco di oggetti “religiosi”: vi trova anche il volto di Cristo che apre e chiude gli occhi in base al punto di vista in cui si trova l’osservatore. E che puzza di cera arriva dalla grande piazza dove si radunano i pellegrini. Però non appare più la Madonna. Lì, ormai si sono amplificate le leggi del mercato religioso e sono leggi intrinseche al capitalismo reale e, quindi, al consumismo. Non sono per niente scandalizzato: ma non è questo mercato “relativismo economico”? Perché in Italia questi “mercanti” non dovrebbero pagare l’ICI? Cosa hanno di speciale le aziende intestate ai religiosi? Il Vaticano forse clona eticamente anche i soldi che passano dalle “sante banche”? E allora si abbandonino le “fissazioni etiche” per la tenuta del potere politico. A lungo andare conserva il potere chi offre “prodotti” migliori per la gioia di vivere dei cittadini. E lo perde, invece, chi si nasconde davanti all’evidenza: è la terra a girare intorno al sole! Questa è Scienza e Ragione. E ci sono molte altre Ragioni per negare valore ai principi etici della Chiesa: ha ritardato il progresso nel corso della storia, andando contro i disegni estetici del Dio misericordioso, disegni emersi proprio con la creatività delle sue creature. E ora un consiglio: si legga il libro “Senza Pacs” di Raffaella Ammirati e Federica Iannetti (Edizioni MEMORI). Ci sono sette brevi storie di coppie di fatto discriminate. Ma questo libro, a proposito di bimbi che crescono con i gay, si consiglia anche a Fassino, segretario dei DS. I bambini hanno bisogno di affetto e amore: non insegna niente la “Lupa” di Roma? Come non capire che il mito volge i suoi insegnamenti alla realtà? Fassino sulle adozioni per i gay è strutturato nel pensiero con la stessa etica del papa: ha forse commissionato uno studio per sapere come va la crescita dei bimbi affidati ai gay in quegli stati dove ciò è consentito? Non ci pare, ma non esita a mostrarsi “sapiente” in tutto. E invece, come la Chiesa, si nutre di ignoranza, e come i “chierici” si fa portavoce del “senso comune”. Basta con questa mistica della figura paterna e materna del cavolo! L’equilibrio della persona -nel corso del suo sviluppo- è determinato dalle cure positive che riceve e non dal sesso anatomico o dall’orientamento sessuale di chi adotta il bambino. Ma, cari amici e compagni, al peggio non c’è mai fine. E, in Italia, “queste adozioni” non sono nell’agenda di nessun partito politico. Non si ragiona, si fanno solo danze tribali attorno a schemi mentali elevati a totem da proteggere e contemplare. Bagheria 05/02/07 Giuseppe Di Salvo P.S. Il “SACRO ROTULO” B col titolo “ …Tabù Fassiniani” verrà postato prossimamente.

Rivelazioni Celesti Sulle Convivenze In Sette Contemplazioni

4 Febbraio 2007 7 commenti


DEI PACS (Sesta Contemplazione) I PACS sono i Patti Civili di Solidarietà, sono forme sociali di convivenze, e quindi altre forme di organizzazione familiare: per ora sono qualcosa che in Italia non c’è. Ma ci sono le unioni di fatto, le quali ambiscono ad avere la stessa dignità legale delle altre forme di convivenza. Ad ogni cittadino si lasci la possibilità di scegliere il “rito di iniziazione” a lui più congeniale. E, in verità, il cosiddetto “matrimonio naturale” (che i Santi Padri non praticano e non conoscono perché “di fatto” sono dei singoli e dovrebbero essere casti -ma della loro castità a noi qui poco importa-) oggi a molti cittadini appare un rito assai dispendioso e invaso dal kitsch (costa troppo: tempo, oro e denaro) e molti se ne allontanano perché lo trovano semmai perfettamente “innaturale”. Cosa volete che ci sia di “naturale” nei corsi prematrimoniali gestiti dai preti nelle parrocchie? Si chiama natura ciò che è cultura. Inoltre, oggi, non tutti si vogliono fare unire in matrimonio da un prete se questi è corrotto o indagato per reati di pedofilia. Io vivo bene da singolo. E condivido le idee socialiste di Zapatero, per ciò alle ultime elezioni politiche ho votato “Rosa Nel Pugno”: credo che il socialismo liberale, o il “socialismo dei cittadini”, come lo chiama lo stesso Zapatero, non faccia male proprio a nessuno. Ed è giusto che chi mi legge sappia come sono orientato politicamente: è un atto di lealtà che devo agli internauti. E in ciò credono anche Enzuccia, Pippo, Salvatore e molti nostri familiari e amici. Ma ritorniamo a Sua Santità: i “ripetuti” richiami al concetto di famiglia non sono conformi ai richiami dei gerarchi nazisti? Buona razza non mente! Crede davvero che la gente non sappia da quale parte sta Dio? E ancora, se il papa non fosse Padre Santo, si farebbe sposare in uno di quei comuni dove c’è il sindaco che fa affari con le famiglie mafiose di turno? O da un suo delegato? Noi crediamo che l’unico atto sacro è quello di sottoscrivere, notificandolo in un registro comunale, un Patto Civile di Convivenza, la cui responsabilità morale cade tutta sulla coppia (etero o omo) in amore coinvolta. L’amore vero non necessita di corsi di formazione gestiti dai sacerdoti. E se, fino ad oggi, molti matrimoni si sono sfasciati, la colpa non è certo delle convivenze di fatto ancora non legalizzate. E quante convivenze di fatto, invece, durano da diversi decenni, non avendo seguito gli insegnamenti dei preti? Legalizzare forme di unioni civili vuol dire una cosa sola: ogni cittadino che paga le tasse non deve essere discriminato! Che religione è quella che crea discriminazioni? Non è forse causa di disordine nella “polis”? La salvezza dei laici è nei sacri principi codificati nella Costituzione europea che invita tutti gli stati sovrani a creare un “ordine legale” che renda davvero uguali tutti i cittadini di fronte alla legge. Queste belle radici generano Uguaglianza, Vero Sacramento per tutti. E “i diritti civili non sono materia ideologica. Sono qualcosa di più, diritti appunto.” (Daniela Repetto, pag. 7 in “Senza Pacs”, ed. MEMORI) L’articolo 2 della nostra Costituzione così recita: La Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…”. E quindi non può esserci Paese democratico che privi i cittadini di questi diritti fondamentali: e in ciò risiede l’etica della libertà che è responsabilità. Bagheria, 01/02/07 Giuseppe Di Salvo P.S. La Settima Contemplazione s’intitola “PER UNA SANA ESTETICA DEL POTERE”: verrà postata fra poche ore.

Annuncio Solenne N° 6: Viva ZAPATERO!!!

2 Febbraio 2007 6 commenti


Prossimamente la Sesta Contemplazione col titolo “DEI PACS” sarà postata. Ma questo Sesto Annuncio ha valore di preludio e non verrà cancellato. Dilateremo anche la sua durata. Esprimiamo intanto il nostro plauso a Roberto Villetti, capogruppo alla Camera dei Deputati della Rosa Nel Pugno, che mercoledì 31 gennaio 2007, durante la dichiarazione di voto sui Pacs, ha parlato dei privilegi dei parlamentari in materia di coppie di fatto, smascherando l’ipocrisia di alcuni esponenti politici del Centro Destra. Villetti non ha esitato a fare alcuni nomi: a partire dal leader della Cdl, Silvio Berlusconi, per arrivare a Pier Ferdinando Casini dell’Udc che “Si scaglia contro le convivenze more uxorio. Un bell’esempio del vecchio motto che parlava di vizi privati e pubbliche virtù.” Grazie, Villetti, e continuate a strappare la maschera dell’ipocrisia a tutti gli altri “chierici” aggrappati all’etica consolatoria della Sacra Romana Ròta! A noi per le mani girano ben altri Sacri Rotuli e possiamo citare le sagge parole di José Luis Rodriguez Zapatero, Primo Ministro di Spagna: “Il cambiamento che abbiamo introdotto nella regolamentazione del matrimonio per aprirlo alle coppie omosessuali si pone l’obiettivo di eliminare una discriminazione che deriva dall’impossibilità di dare solennità pubblica a un impegno di vita comune al quale lo stato attribuisce una serie di conseguenze giuridiche. Quelle appunto del matrimonio civile. E abbiamo riconosciuto un diritto a coloro che prima non lo avevano. Operando così, non si riduce di una virgola la libertà di coloro che non sono interessati a quel singolo diritto: al contrario, riteniamo che la società nel suo insieme migliori grazie a questa equiparazione giuridica.” Chi condivide il contenuto di questo Sesto Annuncio digiti, se vuole, la sua adesione. Nell’attesa…Diecimila Contatti per altrettante grazie!!! Bagheria,02/02/07 Chiara Audia Giuseppe Di Salvo Salvatore Di Salvo Antonio Eucaliptus Salvatore Incandela Pippo Rinella Enza Ventimiglia