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Archivio Marzo 2007

AMICHE

Sorsetti inebrianti
tracannavi
come acini strappati
dalle labbra di Bacco.
Vacillavi.
Eri metallo sgangherato
e senza meta.
La Pietà appare ai giusti
e lancia umane ancore.

Danzava altrove
l’amica corrucciata.
Gote rinsecchite
mimavano l’angoscia
e meste palpebre
orlate erano
di corte ciglia
assai cispose.

Da spente commessure
una
io ne colsi
e fra le mie dita mutò
in fertile seme d’amore.
Germogliò.
Le radici  -oggi-
esplorano
segrete terre del Nord.

Bagheria 7/07/2003
Giuseppe Di Salvo

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CARITAS

A suor Michelina Massaro

Vorrei entrare nel tempo
delle tue preghiere.
Non visto vedere
il tuo volto
nel dialogo con Cristo.
Sentire il suono
della confessione
divenuta parola in sordina.

Conosci l’essenza
del peccato, Suor Michelina,
e mostrare il sai.
Chiami sgorbio
ciò che è incuria
a Palazzo Butera:
nobili affreschi
vomitano muffa,
erbacce secche rispecchiano
riflessi di impostori
protettori di Beni Culturali.
Se rapito hanno gli specchi
è perché i mostri curano
ciò che appare
e non il livore
che dilania dentro.
Già. L’essenza del peccato…
E’ motore della tua rivolta.
Bonifichi l’aridità
e la goliardia hai
di ridenti giovani obiettori.
I loro sorrisi
sono baci di farfalle
dalle bianche ali
mosse dall’alito di Dio.

E crecchete crecchete crecchete…
Scricchiolano le secche bacche
del Ficus Pigmeus al nostro calpestìo:
vocìo di cose morte.
Ma in alto trillano gli uccelli.
Tocca il cuore
l’ordine dei tuoi scaffali.
Importa poco sapere
a chi va il tuo aiuto:
ma è sacro che ci sia.
Rinascita è l’abbandono
colorato dal gemito che strazia,
sì come l’astensione
di chi alcool tracannava:
glu glu glu glu Addio!
Offri immagini della Madonna
e franto hai ogni specchio.
Schizza il tuo volto
nel ricordo
di trentatré alunni del Bagnera.
Eri maestra fra maestre
che ritrovano il silenzio.
Dalle tube degli angeli
risuona l’accoglienza.
Protegge le altre suore,
porta a noi il saluto di Dio.

Bagheria, 06/06/03
Giuseppe Di Salvo

“Da Bagheria Soffi Universali” è il mio secondo libro di poesie pubblicato nel mese di agosto del 2004. Raccoglie alcune poesie che vanno dal 1976 al 2004. Venne presentato a “Palazzo Cutò” (in presenza dell’ex sindaco di Bagheria Pino Fricano, Biagio Sciortino, sindaco oggi in carica, ma allora Assessore alla Cultura) alla fine di settembre dello stesso anno.
La sala era gremita. C’erano circa trecento persone. E giorni dopo la gente faceva la fila alla “Biblioteca comunale” per avere copia del mio libro. Erano più di mille copie. Oggi non se ne trovano più. Il libro, se richiesto, si può avere in prestito: è catalogato presso la nostra pubblica biblioteca. Di quella magica serata riportiamo alcuni passi del lungo intervento fatto dal professore Franco Lo Piparo: “…è un libro di poesie molto ricco. Non faremmo onore al libro se lo leggessimo come un insieme di versi dell’amore omosessuale: leggeremmo malamente il libro e sarebbe una lettura che non merita… C’è la passione civile del maestro.”
Anche di questo libro inseriremo periodicamente in rete alcune liriche.

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Ricordi

Ad Anna Maria Schmidt

Al teatro
agiti veli
e il corpo posi

Il viso al buio
è acceso
da musiche
che ascendono

Sulla strada
dei commenti
ci sfiorano labbra
e guance amiche

Ad ogni bacio
si accrescono
i ricordi.

Bagheria 06/05/04
Giuseppe Di Salvo

“Ventitré” è la mia prima breve raccolta di poesie pubblicata l’8 luglio 2004. Ci sono proprio ventitré liriche e frammenti: vanno dal 1973 al 2004. Il libretto stampato in più di mille copie è stato finanziato da un privato, Angelo Vitale, e presentato nel corso di una cena pubblica con Rosamaria Spena che recitava le mie poesie. Fu un trionfo. Oggi copie non se ne trovano più.

G. D.

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Il Sole Colava…

A Giusy Caruso

Dall’alto il sole
colava
sulla nostra pelle
e la mutava
in rovente bronzo.
La mia voce
incideva
su erose rocce
segni sonori
e tu ascoltavi
le mie sciolte labbra:
generavano senso
sui percorsi di Piaget.

Le onde-
accarezzando gli scogli-
ronzavano
e poi le acque
si ritraevano
creando vacui merletti bianchi.
Ci bagnavamo,
sorridevi compiaciuta
e mi asciugavi
con occhi ammalianti.

Estati
- all’alba degli Ottanta-
partorivano insegnanti
cinti d’onori.
Tu ora hai figlie,
osservi nuovi contrasti,
alteri i battiti
e -celando le fitte-
il mondo leggi
con cuore di mamma.

Bagheria, 23/12/03

Giuseppe Di Salvo

“Da Bagheria Soffi Universali” è il mio secondo libro di poesie pubblicato nel mese di agosto del 2004. Raccoglie alcune poesie che vanno dal 1976 al 2004. Venne presentato a “Palazzo Cutò” (in presenza dell’ex sindaco di Bagheria Pino Fricano, Biagio Sciortino, sindaco oggi in carica, ma allora Assessore alla Cultura) alla fine di settembre dello stesso anno.
La sala era gremita. C’erano circa trecento persone. E giorni dopo la gente faceva la fila alla “Biblioteca comunale” per avere copia del mio libro. Erano più di mille copie. Oggi non se ne trovano più. Il libro, se richiesto, si può avere in prestito: è catalogato presso la nostra pubblica biblioteca. Di quella magica serata riportiamo alcuni passi del lungo intervento fatto dal professore Franco Lo Piparo: “…è un libro di poesie molto ricco. Non faremmo onore al libro se lo leggessimo come un insieme di versi dell’amore omosessuale: leggeremmo malamente il libro e sarebbe una lettura che non merita… C’è la passione civile del maestro…”
Anche di questo libro inseriremo periodicamente in rete alcune liriche.

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Da Te Nasce…


A Francesca Liga

Donna acrobata
al dolce parto
mira
Gl’inguini spingono
l’essere
dai liquami
che… espandono effluvi
La volta celeste
ha schegge di sangue
e nell’aria v’è
afrore di potassio
Filano bave i ragni
nei percorsi della vita
I vagiti accendono luci:
da te nasce-
assai ridente-
bontà che tende
a rovesciare
il mondo

Bagheria, 20/03/07

Giuseppe Di Salvo

Porticello, 13/agosto/1991
Da sinistra: FRANCESCA LIGA , Giuseppe Di Salvo e Adriano.

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Ricordiamo Lina Noto


Chi era costei? E chi ve ne doveva parlare? Forse qualche rivista femminista? Certamente nessuno storico del movimento gay italiano. Tutti i libri prodotti, dico tutti, sono costruiti a tavolino: ignorano (ma forse è meglio dire censurano) tutte le azioni di lotta portate avanti, in Sicilia, dal Fuori! di Palermo, dall’autunno 1976 alla chiusura del 1981; ignorano, in pratica, cinque anni di lotte fatte da un’èlite politicizzata di omosessuali siciliani; quando a sfilare per le vie cittadine eravamo solo poche decine di persone. Eppure, se questi storici somari avessero fatto una semplice ricerca sui giornali siciliani (e in specie in quelli palermitani) di quegli anni avrebbero trovato tanto materiale da poter costruire un volume di almeno cento pagine: ma nei loro libri non c’è neanche un paragrafo di cento parole. Da chi hanno preso lezioni? Da coloro che sanno creare scissioni e da cui non sanno scindersi anche quando si accorgono di essere usati come specchietti per le allodole, e restano legati a partiti che in oltre venticinque anni non sono stati capaci di codificare leggi positive per i gay. E si lasciano abbindolare dai Fassino, dalle Bindi che negano di affidare i bimbi ai gay: meglio lasciarli in Africa, nei brefotrofi, negli ospizi: ci penserà Iddio e non persone in carne ed ossa che sanno dar loro amore, cure ed affetto. Ma del movimento gay siciliano ritorneremo a parlare, anche per cercare di colmare le lacune di chi non sa fare ricerca: temono di scavare questi damerini, e sapete perché? Dagli “scavi archeologici” verrebbe fuori una vasta documentazione che per forza finirebbe col togliere il primato sapete a chi? All’Arci-gay! E quindi ai comunisti. E quindi ai falsi liberali. E quindi a chi fa alleanze politiche coi cattolici che serrano alle cosce il cilicio.
Chi era dunque Lina Noto? Come Rosabianca Colonna, era una donna in lotta; partecipò, nell’autunno del 1976, alle prime riunioni del Fuori! palermitano e lo sostenne anche quando le sue presenze si diradarono. C’erano altre donne: Lucia Caldara, Annamaria Schimdt, Pina Grassi… Da libertarie, sostenevano le nostre lotte di liberazione con coraggio e determinazione. Nel 1982, Lina Noto mi spedì a casa il suo libro “Donna, Donna, Donna”. Io le risposi giorni dopo con una lettera-recensione. L’ha ricevuta? Non ho mai avuto risposta; e non ebbi più modo di rivedere Lina. Ne parlai qualche volta al telefono con Rosabianca Colonna e con altri amici. Ma di Lina non ebbi più notizie. Per fortuna, di quella lettera conservo la “brutta copia” in mezzo al suo libro e ne riporto oggi alcuni stralci.
Cara Lina,
ho letto d’un fiato il libro che mi hai generosamente spedito. Complimenti per questa pubblicazione che certamente andrà ad arricchire quelle grandi voci di donne che  -come te- si sono distinte nelle giuste lotte di liberazione. La liberazione della donna non è stata mai una battaglia “specifica”. Le donne in lotta hanno contribuito a determinare un grande “specifico” che è la lotta di liberazione, della liberazione in sé. (…)  “Donna, Donna, Donna”, oltre ad essere un titolo, è un’idea portante, è una “fissazione”, nel senso che si vuole fare entrare nel tessuto sociale l’idea che l’essere di sesso femminile non è cosa, ma è appunto essere, essere donna (…); non puoi non affermare implicitamente che anche per gli uomini non c’è libertà reale se non c’è autodeterminazione e diritto di scelta per sé. (…) E a capire il pensiero femminista sono stati, per primi, altri maschi oppressi: i gay…  (Da una mia lettera a Lina dell’82).

E voglio chiudere citando Lina:
“Non conoscevo neanche il termine “libertario” un tempo, e quando, sempre in ambito radicale, l’ho appreso, mi parve un termine di altissimo significato. E libertarismo ed egualitarismo mi sembrano sempre gli ideali più belli. (…) Che esso sia presente nella cultura è un dato altamente positivo come è altamente positivo che si operi perché esso penetri nelle coscienze. Ogni coscienza che è pervenuta a questo ideale è certamente più libera ed essendo più libera può bellamente prefigurare un mondo futuro di libere coscienze…  (Da “Donna, Donna, Donna”, ed. nuova IPAZIA,  pag.  80)

Bagheria, 15/03/07

Giuseppe Di Salvo

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SI’ VAGANTE


A CHIARA AUDIA

SI vagante
fra milioni di SI vincenti
persi per mancato quorum
Chiara eroina d’impegno-
nel Corso Umberto-
a Bagheria-
con me ed Enzuccia-
marciavi
contro la fecondazione
proibita

Dio sanguinava nelle chiese
e neri corvi
dal bianco collare-
beccandone il sangue-
gracchiavano al tempo
Quei passi lanciati-
alteri o incerti-
come sarisse-
le menti fendevano
col nostro corporeo moto

Alfin ci chiediamo:
s’è ora
invertito il cammino?!

Bagheria,01/03/07
Giuseppe Di Salvo

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Adele Faccio: Il Suo Pensiero Sempre Attuale


IL REATO DI MASSA
Adele Faccio ha scritto libri, collaborato a riviste, tradotto numerose poesie, in prevalenza di ispirazione politica: vi figurano anche testi di Che Guevara . E’ stata la prima donna assistente universitaria presso la Cattedra di filologia romanza ed ha insegnato la lingua spagnola all’Istituto Superiore di Magistero di Genova; si era laureata all’Università del capoluogo ligure in Lettere e Filosofia nel 1943. Tra il 1948 e il 1952 è stata in Spagna, a Barcellona, dove ha partecipato a movimenti di resistenza clandestini contro Franco. Dal 1968 si occupava di femminismo. E dallo studio sulla repressione, l’emarginazione e lo sfruttamento della donna, passò poi ad occuparsi dei problemi connessi con l’aborto e la contraccezione. Nel 1973 ha fondato il CISA (Centro Informazioni Sterilizzazione e Aborto) e il suo impegno si faceva sempre più esplicito sulla linea della difesa della salute e della liberazione della donna. E’ stata incarcerata nel gennaio del 1975 assieme a Giorgio Conciani e a Gianfranco Spadaccia, segretario del Partito Radicale, per la scoperta della clinica CISA, a Firenze, in cui si praticavano gli aborti gratuiti o a basso prezzo.
Nasce così, nel settembre 1975, il suo libro “Il Reato di Massa”. Ne riporto alcuni passi perché  -dopo 32 anni-  i lettori ne possano cogliere la sorprendente attualità.
Da “Il Reato di Massa” di Adele Faccio, SUGARCo EDIZIONI (1975):

1) “…in quanto femministe e in quanto donne, parliamo di controllo delle nascite, come capacità di autogestione, autonomia e autocontrollo di se stesse e della propria prole. In primo piano si pone la difesa della salute della madre e della prole, e vanno difesi insieme dalla violenza e dalla prepotenza degli interessi finanziari, politici, clericali e militari che formano il sistema. (pag. 13)E non vogliamo aggiungere altro. Una cosa sola, Adele:  il tuo pensiero vive, vivrà con noi.

2) “Cottolenghi, case di rieducazione, brefotrofi, carceri minorili, collegi e istituti religiosi, carceri e manicomi sono tutte vergognose istituzioni di sfruttamento che non dovrebbero esistere più e che dimostrano ancora una volta la precisa volontà del potere civile, re-
ligioso e militare di opprimere, reprimere, emarginare e sfruttare l’umanità, cominciando dagli anelli più delicati e per conseguenza più deboli della catena sociale. Contro questa violenza sui figli noi donne ci battiamo oggi perché i figli non sono “merce” da buttare
sul mercato in qualunque condizione. I figli vanno voluti, desiderati e quindi amati, mentre troppi di noi sono venuti al mondo casualmente senza consensualità e sono stati amati troppo poco e troppo male. L’infanticidio è un fenomeno che affiora raramente nelle cronache, ma che puntualmente si verifica ogni tanto…” (pag. 17)

3) “Ci battiamo contro la colpevolizzazione, contro l’isolamento, contro la penalizzazione dell’aborto. La donna che sceglie liberamente ha diritto di farlo nel modo più sano, più
semplice e con la massima libertà. Solo questo si chiede con la depenalizzazione dell’aborto.” (pag. 19)

4) “…la chiesa ha esercitato per trecento anni una repressione violenta e sanguinosa bruciando su tutte le piazze come streghe le donne che esercitavano la conoscenza medica tramandata di madre in figlia, utilissima per curare le forme più correnti delle malattie
femminili e dei soliti piccoli malanni familiari.” (pag. 28)

5) “La rassegnazione è la grande nemica delle donne, dei popoli sfruttati, dei negri, dei derelitti, degli emarginati. Il femminismo sta insegnando alle donne per prima cosa di smettere di essere rassegnate, di accettare passivamente i ruoli imposti dalla società maschilista, di obbedire, di credere, di accecarsi con le proprie mani per non vedere. Subito dopo insegna la “sororalità”, cioè la solidarietà fra simili, perché la rivalità fra gli oppressi è
un’altra delle forme di oppressione a cui tutti gli schiavi vengono sottoposti.” (pag. 36)

6) “Eppure la chiesa ha benedetto per secoli e tuttora benedice gli eserciti in lotta, le bombe al napalm e le sanguinose repressioni contro tutte le popolazioni di colore, il genocidio dei pellerossa, dei negri, dei cinesi, dei vietnamiti, degli arabi, come benedice tutte le
morti per incidenti sul lavoro. La chiesa non ha mai preso le difese delle donne costrette agli aborti bianchi causati dalle vibrazioni delle macchine o dall’avvelenamento da prodotti chimici usati sul lavoro. La chiesa ha ammazzato migliaia, milioni di donne ree di
pensare con il loro cervello, accusandole di stregoneria. La chiesa non ha più il diritto di parlare alle donne (…), deve vergognarsi (…). Quella chiesa che ha negato perfino l’anima alle donne!” (pag. 53)

7) “Il Capo del Vaticano finge di ignorare che ci sono in Italia e in Europa (perché la lotta per l’aborto è europea) milioni di persone non cattoliche che non dipendono da lui e che vogliono abortire in modo sano e gratuito perché ne hanno diritto. Non si riesce a capire
perché questo capo di uno stato straniero si permetta di interferire nella vita privata di milioni di cittadini che non si riconoscono né in lui né nelle ideologie che lui rappresenta, e perché tutto un popolo debba vedersi negato un elementare diritto di difesa per colpa
di una interferenza storicamente regressiva e inspiegabile.” (pag. 54)

Bagheria, 11/03/07

Giuseppe Di Salvo

LETTERA INEDITA DI ADELE FACCIO


PRIMAVERA DEL 1987

Eravamo nel 1987, fra la fine di aprile e gli inizi di maggio, Adele era a Palermo, doveva intervenire a un dibattito sulla mafia. Non ricordo con precisione il luogo, ma certamente era nel salone-conferenze di un hotel della città. Io, avvisato per tempo, ero andato a sentire Adele e gli altri interventi. Ricordo bene il periodo perché avevo, allora, un rapporto epistolare con Eugenio Manca, giornalista de “L’ Unità”, per un mio articolo su “promiscuità e AIDS” apparso poi sul quotidiano del PCI, mercoledì 6/maggio/1987 col titolo “Noi omosessuali, promiscui per forza”.
Prima del dibattito, vidi Adele e ci salutammo; e mi sedetti in prima fila. Nell’attesa che Adele prendesse la parola, notai che mi faceva dei cenni, come se volesse comunicarmi qualcosa. E mi scrisse una breve lettera su carta intestata “CAMERA DEI DEPUTATI”. Il contenuto, è chiaro, si può rendere pubblico. Eccovi il testo della lettera.

“Caro Beppe,
ti ricordi di Doriano Galli del Fuori! Aurelio di Roma? Con lui abbiamo fondato la “Lega per la difesa dei diritti sessuali della persona” (di cui io sono presidente).
L’associazione si propone di raccogliere i compagni gay e le compagne lesbiche- ma anche le persone che (come me) rivendicano la propria bi- multisessualità.
Doriano lavora molto sull’articolo 28 (ex)- oggi molti chiedono l’intervento del Fuori! per questo servizio antimilitarista.
Doriano (studente di medicina, 5° anno) lavora anche sulle analisi AIDS. Se volete (ma lo dovete decidere voi) aderire anche voi, fondando la ass. a PA, vi mando tutte le informazioni.
Ma -pare- dovrò tornare presto a PA, per cui possiamo continuare a parlare dell’argomento. Anche stasera, più tardi, dopo il mio intervento, naturalmente.
Affettuosamente, l’Adele.”

Come potete constatare, l’Adele, nel 1987, aveva 67 anni, essendo nata a Pontebba (Udine) nel 1920. Ed era ancora uno spirito propositivo. E non si limitava a sostenere la liberazione altrui, era lei stessa un vero e proprio modello libertario: “…le persone che (come me) rivendicano la propria bi-multisessualità…” Che dire? Tanto di cappello, onorevole Faccio!
Sono poche parole, ma c’è il programma per la liberazione sessuale del futuro.

Bagheria, 09/03/07

Giuseppe Di Salvo

OTTO MARZO


ONORIAMO ADELE FACCIO
Otto marzo, donne in festa. E sia. Ma il nostro pensiero oggi si rivolge ad un’amica, a una donna che un mese addietro se n’è andata. Commemorarla nel trigesimo? Perché no? Ma diamo al termine il significato di “testimonianza” per tenerla con noi nella memoria, e cerchiamo di diffonderne il pensiero: possa essere amata anche da chi, in vita, non l’ha conosciuta. Se ormai Adele tace, con noi vivono le sue idee e da esse non ci dobbiamo congedare. Un ricordo: giro di comizi in Sicilia, fine anni Settanta; eravamo a Cefalù. Pioveva. La piazza era vuota. Le dissi: “Lo annulliamo?” E lei: “Comizio bagnato, comizio fortunato. Io parlo, c’è sempre qualcuno ad ascoltare dietro le finestre.”
Piazza Duomo era vuota, ma Adele parlò. Da aristocratica sapeva che gli altoparlanti diffondevano la sua voce, e in quella voce c’erano profondi messaggi di libertà: chi voleva, davvero poteva ascoltare. Ore prima eravamo a Bagheria e Termini Imerese: lì la gente c’era e applaudiva.
Ma cosa diceva Adele? Riportiamo stralci del suo pensiero.

1) “Nel complesso il mio giudizio sugli uomini è positivo, ma gli rimprovero un comportamento un po’ stereotipato: mancano di introspezione, non sanno piangere. Gli uomini migliori che ho conosciuto, fatte le dovute eccezioni, sono gli omosessuali.” (Adele Faccio, dall’intervista rilasciata a Sabina Ciuffini sul n° 26 “Sorrisi e Canzoni TV?” del 7/07/1979).

2) “Credo di essere stata la prima persona che ha pronunciato due parole in Parlamento: una “sessualità” e una “aborto”. Erano parole che non avevano mai avuto diritto di esistere in quell’ambiente (…)
L’essere umano è la creatura più composita che esista. Uomo o donna che sia dovrebbe avere tutte le infinite possibilità di arrivare (…) all’orgasmo, e conoscere la gioia, il piacere, la felicità, l’amore: abbiamo il coraggio di dire l’amore! Perché un orgasmo pieno,
un momento pieno d’incontro, una capacità di scambio e di costruzione fra due persone è un momento di amore e di felicità…”
(Adele Faccio, fine ottobre 1980, a RADIOSTEREONDA, Bagheria, dibattito con Giuseppe Di Salvo, Piero Montana e Saro Pettinato).

Adele ritornò a Bagheria a fine maggio del 1989, forse era giovedì 25 maggio. Ella era candidata alle elezioni europee. Ed io al Consiglio comunale della mia città. Di quel comizio, Giuseppe Zaccaria, su “LA STAMPA” di Torino del 27/Maggio/1989, ci regalò un titolo su sei colonne: “Bagheria, un gay sfida la mafia.” E leggiamo l’inizio dell’articolo: “In piazza Matrice, l’altra sera, al comizio c’erano quasi cinquecento persone, ma non per passione politica. Quando Adele Faccio passò la parola al candidato qualcuno cominciò a sghignazzare, gli altoparlanti resero ancora più imbarazzanti le prime frasi del giovane insegnante bagherese, ancora più stridenti i toni in falsetto. Ma come, un omosessuale candidato alle elezioni nel “triangolo della morte”, un gay consigliere comunale a Bagheria? (…) E infine, dai microfoni partì l’appello: “E allora, per le famiglie di quella gente, per rispetto al dolore che dinanzi gli assassinii della mafia proviamo tutti, vi chiedo di restare per un minuto in silenzio…”.E la piazza si è bloccata attonita.
Un “silenzio antimafia” proprio qui, nel regno dei latitanti? Un raccoglimento, una silenziosa condanna proprio nel paese che ormai vive al ritmo di tre morti alla settimana…” Così, parte della cronaca di quella sera descritta da Giuseppe Zaccaria. Io fui eletto. Con Adele, giorni dopo, ci siamo rivisti a Palermo. E si congratulò per la mia avvenuta elezione. Ci incontrammo altre volte, e per breve tempo: eravamo sempre in festa! Come le donne e gli uomini liberi di oggi.
Ma è tempo che ad Adele vengano tributati i giusti onori. E ricordiamolo: c’è sempre qualcuno dietro le persiane (ma anche fuori) che La tiene nei ricordi: e, al Suo cospetto, balza sempre sull’attenti!

Bagheria, 06/03/07

Giuseppe Di Salvo

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