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Archivio Aprile 2007

Sui Casini d’ Italia

29 Aprile 2007 8 commenti


L’UDC SI OPPONE AI DIRITTI DEI CONVIVENTI

Ricordiamolo: dal 1992, da quindici anni, tutti i parlamentari italiani possono estendere la copertura assicurativa sanitaria a chi vive con loro “more uxorio” (cioè “a modo di moglie” o -aggiungiamo oggi- “a modo di marito”). Basta una dichiarazione ad inizio del mandato, et voici, la coppia di fatto, almeno all’interno del Palazzo, è ben servita. E gli altri cittadini? Secondo molti signori privilegiati del centrodestra sono dei sudditi, i quali non devono accedere a questi diritti. E lo impediscono, opponendosi a qualsiasi disegno di legge che possa estendere a tutti i diritti di cui loro godono (eccome godono!). Chi sono costoro? Dei parlamentari di An ne abbiamo già parlato, e non li abbiamo citati tutti. Parliamo ora di quelli dell’Udc. Cominciamo da Pier Ferdinando Casini, fra i più spietati nel difendere i suoi privilegi, ma “laicamente” (si legga: “obbediente chierichetto genuflesso allo stato estero Città del Vaticano”) nega i Pacs agli altri cittadini italiani, visto che li considera sotto il protettorato morale della chiesa di Ratzinger. Ma riportiamo ora un altro breve passo di un articolo scritto da Barbara Romano su LIBERO, noto giornale di destra:
“Il caso che ha fatto più rumore è quello del leader dell’ Udc (Casini), che vive con la compagna, Azzurra Caltagirone, madre della sua terza figlia, in attesa dell’annullamento della Sacra Rota del suo primo matrimonio con Roberta Lubich, dalla quale ha avuto due figlie.” E ci sarebbe da chiedere: quanto prende la Sacra Rota per annullare un matrimonio? Sì, ci riferiamo al prezzo! L’aspetto simoniaco tanto caro al Vaticano. Scarpia, rivolgendosi a Tosca, direbbe che ne vuole “altra mercede”. E riprendiamo il racconto di Barbara Romano: “Ma Casini non è l’unico nell’Udc ad aver spezzato il sacro vincolo. Il primo fu il capogruppo al Senato, Francesco D’onofrio, reduce da un matrimonio brevissimo contratto in giovane età che fu annullato dalla Sacra Rota. Dopodiché, ha appeso la fede al chiodo. Anche Mauro Libè, l’attuale compagno del vicesegretario dell’ Udc, Erminia Mazzoni, a differenza di lei, ha già un matrimonio alle spalle. Che i due intendano convolare oppure no, chissà. Ma pare abbiano escluso la convivenza, per il momento. Altro udiccino divorziato è il vicecapogruppo alla Camera, Giuseppe Drago, mentre pare sia separato Luciano Ciocchetti. Al club democristiano del “c’eravamo tanto amati” appartiene anche l’ex segretario dell’Udc, Marco Follini. Tra i suoi ex “amici” di via Due Macelli c’è chi tiene a far sapere che quello tra il fondatore dell’Italia di mezzo e la moglie Elisabetta Spitz è il suo secondo matrimonio, essendosi il primo concluso in quattro e quattr’otto.? (Barbara Romano, Libero del 31/01/07)

Cosa fanno al Consiglio comunale di Bagheria gli esponenti dell’Udc? Si oppongono a tutto: registro simbolico per le coppie di fatto, votano contro una mozione sulle famiglie e sui Dico presentata con intelligenza dal centrosinistra (almeno è servita a smascherare l’ipocrisa e l’omofobia del centrodestra), tacciono sui privilegi concessi dalla Sacra Rota ad alcuni esponenti politici, -padri protettori dell’Udc-; non aprono bocca sulle nuove “indulgenze” della Sacra Rota per annullare col consenso divino i matrimoni (e quanto costa ciò che è sacro!?), e con premeditata ipocrisia parlano di omosessuali come “fratelli”. Tante grazie. I gay hanno fratelli e sorelle all’interno delle loro “naturali” famiglie, e non hanno chiesto di adottarne altri. E sono cittadini: pagano le tasse e vogliono accedere ai diritti che in uno stato laico e democratico devono essere uguali per tutti. Bisogna essere politicamente “tarati” per non capire ciò: tutte queste vicende italiane mi fanno venire in mente quanto affermava uno dei personaggi di Pasolini nel suo film postumo “Salò”: “In fondo, i veri anarchici siamo noi che deteniamo il potere.” Come dargli torto? Ci risentiremo: visiteremo i candidi moralisti di Forza Italia, a cominciare dal loro capo Silvio Berlusconi; ma non ci dimenticheremo della Lega e di alcuni Teodem: evviva la sacra ipocrisia in fiore!

Bagheria, 29/04/07

Giuseppe Di Salvo

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L I B E R A Z I O N E

25 Aprile 2007 8 commenti


A Salvatore Di Salvo

L’attrazione
fa vibrare le viscere:
è magnetismo,
incanto,
visione magica
di corpi muti
che ci catturano.

E’ silenzio
che affina
i movimenti
e la mente
ci muta.
Si espande la gioia?
Siamo al centro
di onde che svaniscono.
Soli.
Con gli amici
e il disincanto.
Ed è amore.
Ma non l’Amore,
o errante Salvatore!

Bagheria, 24/04/2003, ore 23,20

Giuseppe Di Salvo

Da sinistra: Salvatore Di Salvo e Giuseppe Di Salvo

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Privilegi Camerateschi

21 Aprile 2007 5 commenti


I GIOVANI DI AN CONTRO I DIRITTI DI TUTTI I CITTADINI

C’è stato sempre chi predica bene e razzola male: dai pulpiti fino a chi raccoglie per le strade firme demagogiche contro le unioni di fatto. Si tratta di un atteggiamento intollerante intrinseco nella psiche di molti clericali e di altrettanti giovani nostalgici del fascismo, tutti eredi di una cultura che si serviva dei roghi o dei forni crematori per annientare il “diverso” perché “perverso”, almeno secondo la sottocultura sadica di questi singolari signori. Vogliamo ricordare che sono molti i parlamentari del centrodestra conviventi “more uxorio”, e molti di questi sono di Alleanza Nazionale. I giovani eredi del “fascio” fingono di non sapere. E, invece di raccogliere firme per allargare i diritti di cui godono anche molti loro parlamentari, sapete che fanno? Raccolgono firme contro il disegno di legge sulle unioni di fatto per tutti i cittadini in discussione in Parlamento. E sì, buona razza non mente! I fascisti, di fatto, sono stati sempre per i privilegi di pochi e contro i diritti uguali per tutti. Ed è singolare che le “nuove leve” oggi sappiano mobilitarsi solo per difendere entità astratte e non li si vede quasi mai in piazza a raccogliere firme contro le famiglie mafiose che danneggiano davvero la nostra economia: da Bagheria alle Alpi.
Sanno questi giovani a caccia di discriminazioni che dal 1992 i parlamentari italiani hanno la possibilità di estendere l’assicurazione sanitaria al convivente, dopo averne dichiarato l’esistenza all’inizio del loro mandato? Perché allora questo stesso diritto non lo devono avere tutti gli altri cittadini etero o omo che siano? E a volerla “entrare” tutta, occorre ricordare ai giovani demagoghi in cerca di autografi che agli onorevoli è possibile lasciare al proprio partner la pensione di reversibilità, anche se tra loro non sussiste alcun legame matrimoniale e indipendentemente dal fatto che il convivente “onorevole” sia sbarcato dall’Iraq o faccia parte della lega nazista panarabica.
Chi sono i parlamentari del centrodestra impantanati in questi pseudo valori di “doppiezza” clerico-fascista? Conoscete Pier Ferdinando Casini dell’UDC? E’ in cima alla lista dei conviventi more uxorio ed è pure divorziato. Ma ce ne sono tanti altri. A noi oggi interessa qui riportare i nomi dei parlamentari di Alleanza Nazionale. E lo facciamo citando parte di un lungo articolo scritto da Barbara Romano su un diffuso giornale di destra: si tratta di LIBERO del 31/01/2007. Ecco i privilegiati , “padri” politici dei giovani raccoglitori di firme contro le unioni di fatto. Ed ecco come li sputtana LIBERO: “La parola divorzio non è più tabù neppure in An, dove hanno trovato cittadinanza (ufficiosa) anche le coppie di fatto.  ‘Io vivo un pacs’, aveva confessato Enzo Raisi tempo fa proprio a Libero. Mai sposato, il deputato di An ha convissuto a lungo con la sua ex compagna da cui ha avuto una bimba: ‘E ne vado fiero’, torna a sottolineare. Altro ‘pacs’ non confesso ma vissuto è quello tra Alessio Butti e la sua fidanzata Giovanna, con cui vive da anni. Il primo a sdoganare le coppie di fatto a via della Scrofa è stato il capogruppo alla Camera, Ignazio La Russa, noto avvocato divorzista, divorziato e convivente con la sua compagna, Laura, dalla quale ha avuto due figli. Ma non si è mai risposato. A differenza del capogruppo al Senato, Altero Matteoli, anche lui divorziato dalla prima moglie dalla quale ha avuto due figli, ma poi riconiugatosi con la sua ex assistente, Ginevra Giannetti. Anche Adolfo Urso si è separato. L’unico altro colonnello ad ‘uscire dai ranghi’ era stato Gianni Alemanno, a lungo separato dalla moglie, Isabella Rauti, con la quale però poi è tornato assieme. Tra i partiti più agguerriti contro i ‘pacs’, in An non regna certo la la famiglia ‘Mulino bianco’, se si considera la quantità di divorziati, separati e risposati pluriconviventi. Il senatore Andrea Augello, ad esempio, ha già all’attivo ben due separazioni e ora sta con l’europarlamentare di An, Roberta Angelilli. E non è mica l’unico al Senato: divorziati anche Mario Baldassarri (risposato), Ugo Martinat (convivente con una donna più giovane), Franco Mugnai, Maurizio Saia e Nino Strano, che dopo le nozze è stato a lungo fidanzato con Maria Pia Prestigiacomo, sorella di Stefania, con la quale ha poi rotto. I fiori d’arancio appassiscono pure a Montecitorio. Altro caso illustre, oltre La Russa, è quello di Daniela Santanchè, sposata in prime nozze con Paolo, il chirurgo estetico del quale ha conservato il cognome (il suo da ragazza è Garnero). Nonostante l’annullamento ottenuto dalla Sacra Rota nel ’98, lei non ha mai sposato l’attuale compagno Canio Mazzaro.” (Barbara Romano, Libero del 31/01/07) E verrebbe da dire, con Dante, che italico bordello!!! Com’è sinistro questo centrodestra!
Ma noi siamo per far respirare bene le libertà a tutti. Perciò siamo per facilitare le cose anche a questa nobile masnada di destra: proponiamo il divorzio in tempi più brevi e diamo appuntamento a Roma nei giorni del 12 e del 13 maggio per festeggiare il trentatrennale della vittoria sul Divorzio che i clerico-fascisti volevano abrogare. E a questi neofascisti (il fascismo si trasforma ed è sempre in agguato) -bagheresi e non- che s’ispirano a Giorgio Almirante (onore al suo chiaro paleofascismo!) diciamo: che tristezza proverebbe oggi Donna Assunta!Ma in fondo grazie per averci tolto un po’ di noia: siete l’altra coscia “ciliciata” della “prolifica” signorina Binetti.

Bagheria, 21/04/07
Giuseppe Di Salvo

Dell’ Immortalità

19 Aprile 2007 7 commenti


AD ANTONIO BELVEDERE

Vagare
è arrampicarsi sulla roccia.
Questioni del corpo.
Prigione è l’anima?
Chitarra, voce,
cenni d’armonia.
Gracilmente sciogli le forme-
sgorgano acquerelli naïf:
capricci infantili.
Lealtà inceppa?
Ma quale fucile
non torna poi a sparare?!
Inceppare è prendere tempo.
E dialoghi col sesso.

Eppure nei tuoi progetti
c’è il senso dell’ordine.
Ed è vanto!
Nascono altri corpi:
è il nostro modo di pensare.
Ne perde la libertà , e il gesto;
perché non decomponi… l’anima?
Questo sei-
tenero riflesso mosso dalla brezza-
ricordo di ciò che pur tutti siamo.
L’arte è continuità del corpo
nei corpi.
L’anima non diventa marcia
perché non è. E’ solo catena
del simbolico. Come spezzarla?
Può l’uomo scannare
ciò che ha creato
per l’annientamento di sé?

Bagheria, estate 1988
Giuseppe Di Salvo

Da sinistra: Giuseppe Di Salvo  e Antonio Belvedere

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L’ A H I M S A di PANNELLA

16 Aprile 2007 3 commenti

Ad affetti celati molto dovevo.
E a pagine chiuse da freddo cèllofan:
un pulcino usciva FUORI!
da ipocrita guscio
e mai più vi si ritraeva.
Tesseva Pezzana
inaudite parole di liberazione.
Dalla stazione di Bologna
-vestito di rosso- con me volò
in caserma un nudo amico
con testa di medusa:
coprii i serpenti con carta grigia
e -disteso sulla branda-
fra commilitoni dalle cosce tornite-
cuori bramosi di sesso e vaganti-
Daniel-Baudry in camerata leggevo.
E meglio giocai con calde lingue
di maschi nel mondo privo di uguaglianza.
Il Simposio di Platone
alzò il mio braccio e il pugno.
Ero corpo in lotta e vibravo di rabbia.
Nell’anno Settantasei l’Italia è urlo gay.
Uomo incivile la civiltà dei Papi rompe.
Ha nome profumato di candidi petali
e -con forte polmone di ahimsa-
rose offre per nuove speranze.
E pugni e sputi e parole turpi
accoglie da comunisti furenti,
ma un marxista l’ama, eccome!
E’ Pasolini, apprezza il corsaro
nella koiné di morte della politica rituale.
Irriconoscibile, sempre!
Beve urine Pannella coi colori dell’alba.
Digiunano bianche nubi-
Satyagraha di stelle-
abbraccio d’amore nello spazio.
Baciato ho le sue calde gote:
pizzicore pungeva le aperture del mio naso
e un silente Cristo a me gli occhi bagnava.
Canto un abruzzese geniale
e razzature verdi aggiungo
sul camice azzurro della mia dignità!

Bagheria, 15/01/04

Giuseppe Di Salvo

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PANNELLA Primo Ministro? Perchè no?

13 Aprile 2007 9 commenti


Boselli al Congresso: verso la “Costituente socialista”

Roberto Gervaso, giovedì 12 aprile 2007, su “Il Messaggero”, intervista Marco Pannella. Se qui riportiamo alcune frasi di Marco è perché l’amiamo, condividiamo il suo pensiero politico e saremmo pronti a sostenerlo come Primo Ministro del nostro paese. Chi è Pannella? E’ “una piccola novità, un imprevisto genetico, un prodotto della fantasia, dell’intelligenza, della terra… (Pannella) Marco, quindi, ci tiene a far sapere che non è frutto di una clonazione partitocratrica. E noi aggiungiamo: Marco è abile stratega; senza le sue geniali idee politiche, l’Italia di oggi sarebbe più impantanata all’interno delle diverse masnade clericali presenti nei partiti italiani, genuflesse davanti allo Stato pontificio. Pannella è quindi se stesso, è “del Partito radicale. Partito della libertà, della democrazia, della giustizia.” (Pannella) Marco aggiunge: “Voglio un governo radicale ed io capo di questo governo.”  E come primo atto? “Mi dimetterei. Un paese che mi desse il 51 per cento dei voti non avrebbe bisogno di me, né dei radicali.” (Pannella)
Noi diciamo a Marco: condividiamo utopia e ironia, quindi candidati a Premier! Ti sosterremo con la stessa tua umiltà che ci fa sentire padreterni. Per noi “che ci sforziamo di comprendere i Grandi e anche i grandi errori da essi generati- è padreterno quell’uomo a cui riconosciamo valore e competenze eccezionali in un campo specifico; e lo specifico di Pannella è la politica, l’arte di governare democraticamente la “polis”. Come non condividere il programma di Pannella?” “Un programma liberale e libertario, ispirato alla grande lezione di Socrate, Gandhi, Marx. “(Pannella) Perché Socrate? Sapeva di non sapere. Il vero sapiente è ignorante, va in cerca di idee per trasformarle in atti di buon governo. Ma occorre tener presente che nella storia “tutto scorre” e che le leggi non possono stare a lungo chiuse in statici concetti; e Gandhi? Come non condividere ed adeguare alla nostra realtà i metodi di lotta nonviolenta? Pannella ci riesce, non beve cicuta, ma sa nutrirsi con le sue urine: socraticamente vuole che il Diritto viva. Marx? C’è una novità. Si richiama il conflitto di classe? Per noi , qui, Pannella diviene “dialettico”, è il liberale all’altezza di ricordarci (e Pasolini insegna) che fra “struttura” e “sovrastruttura”  (leggasi “economia” e “Diritti di Cittadinanza”) non c’è rapporto antitetico, ma c’è dialettica, reciprocità: entrambi gli aspetti devono essere presenti in un programma politico per il cambiamento della società: liberale dal punto di vista economico (quindi più giustizia sociale per tutti) e libertario per ciò che riguarda i diritti delle persone. Chi si cita oggi? Zapatero e Blair. E che dire di queste altre sue affermazioni? “Siamo un popolo di clericali. Con un ceto dominante decrepito, cinico, ipocrita, costretto a fare i conti con noi da mezzo secolo.” Che farebbe al posto del papa? Farebbe “quello che fece Giovanni XXIII con il Concilio.” (Pannella)
I suoi obiettivi più sacri? Quelli “per lo Stato di diritto, i diritti civili, la libertà di ricerca, contro la fame nel mondo, la Chiesa temporale e le sue espressioni di potere, le mercificazioni delle fedi.” (Pannella) Ma un uomo come Pannella è da concepire solo nell’al di qua: “con animo socratico, laico e stoico”, proprio come Pannella dice di se stesso.
Condividiamo anche quanto scrive Angelo Panebianco sul “Magazine” del “Corriere della Sera”: “Il liberalismo ha un nemico vero: La Costituzione.” E parla di una meritoria iniziativa dei Radicali: si tratta di una proposta per cercare di riformare l’articolo 1 della Costituzione, il quale recita: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.” Panebianco dice che la citata formulazione è “più adatta alle costituzioni di quelle che un tempo si chiamavano ‘democrazie popolari’ (le dittature comuniste).” E condivide l’idea radicale di riformulare così l’articolo 1 della Costituzione: “La Repubblica democratica italiana è uno Stato di diritto fondato sulla libertà e sul rispetto della persona.” E la Rosa Nel Pugno? C’è da sempre una sola Rosa: Giacinto Pannella, detto Marco con i suoi petali politici tessuti a Fiuggi. Del Congresso odierno dei socialisti di Boselli? Auguri! Cadrà alfine la pungente Rosa? Del digiuno in corso? Condividiamo la proposta di moratoria da far votare all’Onu per una risoluzione che blocchi le sentenze di morte. Il Papa tace? Ma chi sente Cristo quando lui parla?

Bagheria, 13/04/07

Giuseppe Di Salvo

Marco Pannella si avvicina nei suoi secondi 77 anni.

A R T I C O L O 2 8

10 Aprile 2007 3 commenti

Rimembravi sembianze
di pane e primule.
Dolore e amore
rubai dalle tue labbra:
fortemente mordevo
simpetali fiori
dai tuoi denti creati.
Eravamo soli insieme.

Fu 2 il giorno,
mese 11,
’75 l’anno: il Sole
si macchiò di sangue.
Un corpo era a pezzi,
sembrava sbranato…
Mi triplicai
e cucii brandelli di carne.
Ritornavi uomo
con viso bambino.

Udivo suoni
da gole segate
e mille singhiozzi.
Altri Militi Ignoti!
Dalle Forze Armate
il verbo coniugava mostri
e ungeva:
“Decreto Presidente della Repubblica
del
ventotto/ zerocinque/ Sessantaquattro,
articolo 28 : personalità abnormi,
psicopatiche, impulsivi, insicuri,
astenici, abulici, depressivi,
labili di umore, invertiti sessuali-
dopo osservazione in Ospedale Militare…”

Possono vivere
se non sanno poetare?

Bagheria 1975

Giuseppe Di Salvo

“Ventitré” è la mia prima breve raccolta di poesie pubblicata l’8 luglio 2004. Ci sono proprio ventitré liriche e frammenti: vanno dal 1973 al 2004. Il libretto stampato in più di mille copie è stato finanziato da un privato, Angelo Vitale, e presentato nel corso di una cena pubblica con Rosamaria Spena che recitava le mie poesie. Fu un trionfo. Oggi copie non se ne trovano più.

G.D.

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PENSIERI AUGURALI


ECCO L’UOVO: niente otto per mille alla chiesa cattolica

Pasqua è “passaggio”. E vi invitiamo, per pervenire quanto prima a un miglior modo di vivere, a non “passare” il vostro otto per mille nelle casse di uno Stato estero, Stato teocratico e quindi antidemocratico, denominato “Città Del Vaticano”. Vadano pure a zappare la terra sì da produrre finocchi più naturali! A chi servono ormai come pastori?
Si scelga altro. Valdesi? Ebrei? Perché no? Occorre finanziare chi vigila sulla democrazia all’interno della “polis” e non i sibaritici gerarchi vaticani che sguazzano nella ricchezza e -con spietata demagogia- mandano i preti a sfilare per il “family day”. Proprio loro! Una casta di privilegiati, i cui pastori -almeno a parole- non si sposano, non generano figli, e presumono di avere ricette etiche da imporre al “gregge belante”. Nelle democrazie tutti i cittadini hanno il diritto di manifestare. Ma ciò non ci impedisce di dire che il “family day” non è altro che una “Parata dittatoriale”: è nel DNA della Chiesa cattolica e nella struttura mentale del suo Sommo Pastore, che è anche re del Vaticano. Si tratta di una carnevalata monotematica ad una dimensione: non avranno abiti sgargianti, ma un grigiore da caserma assai surreale e mesto, modello etico da imporre anche a chi non la pensa come loro. Sarà una processione senza il santo, non ci sarà il totem, ma molti tabù.
Per feticcio avranno due parole “family day”. Dicono di non essere contro nessuno: ipocriti! E invece sono contro le unioni di fatto, contro le altre forme di convivenza che non rientrano nel loro modello etico dittatoriale. Sono contro gli altri modelli di famiglia, sono razzisti contro i gay, sono per discriminare chi non la pensa come loro. A questi arroganti pastori non abbiamo mai detto un obbediente “Bhhheeeeeee!!!” E non diciamo neanche: “Thièèèè!!!” col medio destro proteso.
E ora ai nostri lettori internauti facciamo i migliori auguri con delle riflessioni tratte dall’ “Elogio Della Pazzia” di Erasmo Da Rotterdam:

“E’ vero peraltro che i padri santissimi in Gesù Cristo e vicari di Cristo non lanciano la scomunica con più ardore che contro chi, per istigazione del demonio, tenti di intaccare, di rosicchiare il patrimonio di san Pietro! Veramente le parole dell’ Apostolo, nel Vangelo, suonano così: ‘Abbiamo abbandonato tutto e abbiamo seguito te.’ (Matteo, XVI, 27); ma i papi chiamano patrimonio di san Pietro borgate, tributi, dazi, signorie. Per questi beni, accesi da zelo cristiano, si battono col ferro e col fuoco, non senza effusione di molto sangue cristiano, nella credenza di difendere così la Chiesa, la sposa di Cristo, apostolicamente, cioè mettendo eroicamente in fuga il nemico. Ma ci sono nemici della Chiesa più dannosi degli empi pontefici? Son essi a lasciare sparire nel silenzio Cristo, a incatenarlo trafficando con le loro leggi, a corromperlo con interpretazioni sforzate, a sgozzarlo con la loro vita pestifera.”
(op. cit. Einaudi Editore, pagg: 112 e 113)

Bagheria, 06/04/07

Chiara Audia
Antonio Belvedere
Giuseppe Di Salvo
Salvatore Di Salvo
Salvatore Incandela
Pippo Rinella
Enza Ventimiglia

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AMICI, COMPAGNI, AMANTI

L’ “ADAGIO PER ARCHI” di Barber (1910-1981) rievoca un grande amore

L’ “Adagio per archi” di Samuel Barber, op. 11, è un arrangiamento del Secondo Movimento del “Quartetto per archi”, op. 10, scritto in Italia nel 1936. La nuova versione per orchestra d’archi fu composta nel 1938 per Arturo Toscanini. Questi voleva diffondere la nuova musica americana con l’Orchestra Sinfonica della NBC.
Scrive Keith Patter in una brochure del 1995 per la EMI: “Fu composto nelle foreste dell’Austria nel corso di un’ estate d’amore passata con Gian Carlo Menotti.” “Summer of love” la definirà Barber. L’ “Adagio per archi” è una magnifica partitura: la sua lunga, lenta, sinuosa melodia ha da tempo incantato milioni di persone sparse nel mondo. Perchè mai? Essa irradia estasi, appagamento; espande amore e felicità. La versione orchestrale, rispetto al “Quartetto” originale, non fa che aumentare la gamma sonora; e le sonorità di tutti gli archi esplodono in una beatitudine sentimentale che quasi stride: apoteosi di una foga amorosa profondamente vissuta. Nel 1967, Barber ritornerà sulla partitura e produrrà una trascrizione per coro a cappella che intona l’ “Agnus Dei”. Fra i compositori del Novecento, Barber spicca per il suo lirismo e l? “Adagio per archi” è diventato un “classico” della musica neoromantica americana. E’ stato eseguito in molti concerti commemorativi di personaggi di fama mondiale, compreso quello che Leonard Bernstein diresse con la “New York Philharmonic Orchestra” in seguito alla morte dello stesso Barber. E’ stato inoltre eseguito per la morte di Roosevelt (1945) e per la morte di Grace di Monaco (1982). E usato anche come colonna sonora per il film ” The Elephant Man” (1980) di David Lynch per cercare di sensibilizzare gli spettatori a manifestare sentimenti di comprensione verso ogni “diversità”; e per “Platoon” (1986) di Oliver Stone: qui l’ “Adagio” intende descrivere la crudezza e la desolazione presente nei campi di guerra.
Samuel Barber dimora nella memoria storica in compagnia di altri grandi della musica: Bach, Mozart, Mendelsson e Brahms. Tutti i brani da lui composti, come ebbe a scrivere il compositore americano William Schuman, “sono caratterizzati da emozioni profondamente sentite, espresse con i mezzi raffinati di una suprema maestria tecnica.”
Barber è poeta, i suoi versi sono sequenze di note e il canto è fatto di parole non dette, ma si ascoltano in sublimi frasi musicali che ci commuovono. Del resto, lo stesso Toscanini aveva imparato a memoria la partitura, e non aveva bisogno dello spartito per eseguire l’ “Adagio”.
Circa due mesi fa è morto anche Gian Carlo Menotti (01/ 02/ 2007, ed era quasi coetaneo di Barber, essendo nato nel 1911). E’ stato eseguito al suo funerale l’ “Adagio per archi” del suo intimo amico Samuel Barber? Non ci pare. Eppure fra i due compositori ci fu un rapporto sentimentale durato circa cinquant’anni: una vita! Io l’avrei fatto eseguire, come vocalizzo a cappella e a bocca chiusa da una voce di baritono (e ricordiamo che Barber era lui stesso uno splendido baritono) per rievocare tempi lontani vissuti con amore, quando il crepuscolo oscurava il fogliame delle foreste austriache e la luna, dall’alto, radiava lo splendore del miele.

Bagheria, 03/04/07

Giuseppe Di Salvo

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Amori Grandi Grandi Amori


ADAGIO PER ARCHI

La persona intelligente è tale indipendentemente dal suo orientamento sessuale: e diciamo ciò perchè c’è ancora qualche casto imbecille che sostiene che i rapporti omoaffettivi non possono essere duraturi. Ed è ora di parlare dei rapporti fra uomini o fra donne che hanno avuto durata nel tempo, senza che essi abbiano avuto, in passato, alcun riconoscimento giuridico. Ricorreremo ad alcuni esempi di artisti e personaggi storici che hanno lasciato, a futura memoria, tracce indelebili.
La musica che ascoltate da oggi nel nostro BLOG è l’ormai celeberrimo “Adagio per archi-Molto adagio” del compositore americano Samuel Barber (1910-1981). Fu composto nel 1938 nelle foreste austriache nel corso di un’ “estate d’amore” (o “Summer love”, come ebbe a definirla lo stesso Barber): e sapete in compagnia di chi? Provate ad indovinarlo.
La registrazione che ascoltate risale al 1983 ed è stata fatta ad Amburgo: il direttore è il grande Leonard Bernstein con la “Los Angeles Philharmonic Orchestra.” Aiutatemi nella ricerca. Si sappia del nostro “Paradiso non perduto”. E ai clericali che sputano il loro dannato quotidiano turpiloquio, noi rispondiamo con le nostre storie d’amore vissuto certi di mettere a nudo il loro rovente inferno interiore. Ma auguri per tutte le libere scelte! E a presto!

Giuseppe Di Salvo

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