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Archivio Maggio 2008

FOTO IN VERSI (A mio fratello Enzo)

30 Maggio 2008 4 commenti

*

Nel volto smunto

di Viciuzzu-

nipote amato-

si riaccendono le luci

dei tuoi vent’anni:

schiude la prole

i geni immortali

e così  il vecchio giardino-

con le vestigia dei padri-

tutto tutto rifiorisce…

 

Ma i miei geni…

sono parole-

suoni su secche labbra

di posteri in cerca di poesia:

chi s’avvicinerà-

dopo il trapasso-

alla fisicità silente

dei miei sonori segni?

 

Bagheria 29/05/08

Giuseppe Di Salvo

*Mio fratello Enzo all’età di 20 anni con una sua amica: oggi ne ha 64, ma suo nipote Vincenzo di 20 anni somiglia molto al nonno di questa foto.

 

 

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COLTELLATE ANTIGAY E FAMILY DAY

 

E’ un assioma in parte  surreale definire la “famiglia” come la cellula sociale di base in cui i figli vengono tutelati e protetti. Che c’è di reale nell’assioma? Una sola cosa: la famiglia è sì un nucleo sociale, ma le dinamiche psico-affettive cambiano da una famiglia all’altra, indipendentemente dalla fede politica o religiosa che i componenti del nucleo praticano. E non tutte le famiglie sono oasi di  felicità, prova ne siano alcuni esponenti politici che al Family Day dell’anno scorso hanno partecipato di fatto o idealmente con ben altre famiglie rispetto a quelle d’origine (vedi Casini, Fini, Berlusconi… in perenne ricerca della giusta felicità coniugale), ma solo per sostenere la “derealtà” dell’assioma sopra citato. Se non è ipocrisia, è certo una bizantina prova di astrattezza.

    E ora parliamo dei figli che le famiglie dovrebbero tutelare. Per molte famiglie di “Brancaccio”, mi chiedo, se i loro figli facessero parte di clan mafiosi sarebbe forse un onore? E’ certo, invece, che per molte di queste famiglie è un disonore avere un figlio gay. Ma va detto che la mafia si evolve e molti uomini d’onore hanno rispetto degli omosessuali più di quanto ne abbia, come nel caso del padre accoltellatore di Brancaccio, la cellula familiare di origine. *E poi, in questa triste faccenda, il linguaggio usato dai giornali mi sembra molto aulico: segno dei tempi. E ciò vuol dire che la stampa si è pure evoluta grazie alle lotte di liberazione portate avanti, fin dagli anni Settanta in città, da poche decine di gay impegnati. Un tempo la violenza contro i gay era riportata nella cronaca e con aggettivi davvero squallidi: “Il Giornale Di Sicilia” del 27/05/08, per fare solo un esempio, dedica due pagine al caso del giovane accoltellato con titolo di apertura in prima pagina. Ma chissà quante volte Paolo, all’interno del suo nucleo famigliare, si sarà sentito dire più realisticamente dal genitore carnefice: “Pezzu ri arrusu, t’ammazzu!”

   Si sappia allora una cosa semplice: per molti gay (la maggioranza?) la famiglia non è affatto un luogo sicuro, è un luogo omofobico che produce comportamenti violenti e asociali e genera perfetti dissociati. Di chi è la colpa? Semplice: di una mentalità “sottoculturale” sbagliata che le nostre classi politiche dominanti non vogliono correggere, convinte come sono che codificare i diritti per i gay vuol dire smantellare la “famiglia naturale” di cui parla la chiesa cattolica. Ripetiamolo: tutte le organizzazioni famigliari sono prodotte dalle varie culture. Esse cambiano nel tempo e nello spazio. Da noi, purtroppo, molti genitori non fanno altro che i guardiani di un modello famigliare nei fatti ormai superato. E, pur di proteggere un assioma irreale, alcuni kapò, all’interno della famiglia, picchiano, accoltellano, istigano al suicidio, uccidono.

  E’ di ciò che la società tutta si deve indignare e vergognare! e non per il fatto che in alcune famiglie, prima o poi, i figli “arrusi” si rivelano. Per fortuna non sono poche le famiglie che l’hanno capito e per i loro figli (lesbiche o gay o bisex o trans) sono in grado di generare amore, sostenendoli e proteggendoli dai pericoli esterni. I miei genitori se ne sono già andati ad altra vita, ma mi piace citarli come giusto modello. E ne sono fiero e orgoglioso. Erano, per me, il Family Day permanente, esempio di rispetto e di pluralismo, anche se i rapporti fra loro, per ben altri “etero” motivi, erano molto conflittuali. Ma ci si comprendeva:  in ciò c’era l’amorevole accoglienza che riusciva ad abbattere ogni stupido pregiudizio.

 

Bagheria, 27/05/08

Giuseppe Di Salvo

*Questo periodo, purtroppo, è saltato dal “Settimanale”: può succedere, ma noi lo vogliamo solo evidenziare per ricordare la visione integrale.

SCIROCCO DI MAGGIO*

**

Lo scirocco di maggio

agita alberi

e le strade confonde

nella grigia città.

Decine di alunni

cingono

i movimenti

con vocii volanti

e sostano

davanti al semaforo.

Magico verde

muove innocenti passi

verso la meta

fra i rumori maliziosi

della strada.

Palazzo Cutò

apre le braccia:

accoglie fanciulli

accesi da rocce

di curiosità.

Cade una Stella

in pieno giorno,

lascia scie di fuoco

e l’acciottolato

arroventa.

Fra balzi di gioia

cerca occhi complici

con gocce di rugiada.

Dalla bacheca ride

il volto di Giardina.

Giocano ammaliate

le labbra di chi vigila.

Al centro

la Stella scruta.

 

Bagheria 12/05/04

Giuseppe Di Salvo

 

* Già pubblicata nel mio primo libro di poesie “Ventitré”.

**Scuola Giuseppe Bagnera di Bagheria, anno scolastico 1963/1964: io ero in V elementare. Sono in seconda fila, cercatemi! In alto il maestro Salvatore Aiello del quale conservo un ottimo ricordo. Allora le classi non erano miste. Ero sentimentalmente precoce e già, fra quei banchi, dentro di me covavano le prime cotte. Non vi dico di indovinare chi era il compagno che più mi attraeva. Vi dico solo che trovavo l’attrazione molto naturale. (G.D.) 

GIORDANO BRUNO GUERRI, OSSIA LE MENTALI CONTORSIONI DI UN LIBERALE SENZA PATENTE

22 Maggio 2008 3 commenti

 

Cosa dice in breve il Guerri? I Gay Pride andavano bene 30 anni fa, al tempo delle discriminazioni, oggi discriminazioni non ce ne sono più. La Carfagna mostrava, un tempo, le sue cosce nude e ora le ha ricoperte, il Guerri, invece, scopre il suo pensiero contorto. Cerchiamo di smascherare questi contorti liberali “senza patente”. Oggi non ci sono più i Gay Pride, ma ci sono i Pride proprio perché in essi sfilano non solo gli omosessuali, ma l’intero popolo LGBT e gli eterosessuali con figli: e ciò perché è un popolo che ha capito che non avere uguali diritti significa essere discriminati. Ma questo il liberale “senza patente” Bruno Guerri non lo vuole capire. Inoltre, i Pride sono patrimonio culturale in tutto il mondo del popolo LGBT, e ancora oggi si praticano anche in quegli Stati nei quali sono stati codificati i matrimoni per le persone dello stesso sesso (e questi, lì, sono divenuti “matrimoni naturali”, ma Guerri crede ancora alle balle del “diritto naturale” e può venderle solo a quei suoi lettori che la vogliono pensare come lui): Spagna, Belgio, Olanda… Perché? Perché, ripetiamolo, essi (i Pride) ormai rappresentano un patrimonio culturale e politico per il popolo LGBT e per il concetto di pluralismo e di democrazia in sé: altrimenti dovremmo definire “provocatori” anche i riti di iniziazione della chiesa cattolica (vedi processioni e quant’altro) o gli scioperi o le ricorrenze politiche… perché, sensati un tempo, oggi non lo sono più! Che idiozie, Giordano Guerri! Essendo un liberale “senza patente” non può che eruttare idee illiberali per la “voce del padrone” illiberale certamente patentato.
Ma poi il Guerri, visto che ha il pensiero contorto, cade in perfetta contraddizione: vuole che si codifichino forme di convivenza anche per i gay. Tante grazie! Non è questo ammettere che i gay sono discriminati? E quindi hanno senso i Pride? A questo punto avanziamo un sospetto: forse Giordani Bruno Guerri (anche il nome ci sembra contorto!) è uno di quei gay che consiglia la Carfagna? Gay o no, meglio non accettare consigli da questi amici illiberali patentati che non sanno quello che fanno e neanche quello che dicono e scrivono: il resto è tutto nella logica. Conclusione: sarebbe meglio che la Carfagna tornasse ad ostentare le sue cosce in televisione e a pagamento di chi le fa tali richieste di lavoro, e non faccia il ministro antidemocratico a spese del contribuente; quanto a Giordano Bruno Guerri, basti solo che si smascheri il suo pensiero illiberale: sono, i contorti nel pensiero, come il Guerri, degli “snob” illiberali con tanta di sfacciataggine e di patente che le loro contorsioni mentali non riescono a camuffare, in altre parole sono (o assumono) solo “pose” nauseabonde e perciò assai vomitevoli.
Giuseppe Di Salvo

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INTER: IBRAHIMOVIC, RIOBALDO NEL SERTÃO PER IL TERZO NOSTRO SOFFERTO ORGASMO!

18 Maggio 2008 2 commenti

 

Ibra è Riobaldo Tatarana

schizza bene nel suo Sertão-

campo di pioggia e fango inzuppato-

inzaccherandosi le natiche

e le avvincenti gote

Nelle sue cosce la mira pende

Da quelle  polpe

energia arriva

ai perfetti piedi

e spara palle

che del Parma

erotizzano la rete

E noi lì ad urlare…

il  terzo nostro sofferto orgasmo

Gli occhi di Stankovic

sono in erezione

L’androgino Zanetti

è l’abile Diadorim

sempre in dribbling

Ma v’è la gioia negli occhi

del femminineo jagunço

e -romantiche- le sue lacrime!

 

Bagheria, 18/05/08

Giuseppe Di Salvo

 

Da sinistra: Dejan stankovic, Javier Zanetti, Julio Cesar.

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LE OSCENITA’ DI “LIBERO” E IL LINGUAGGIO RIVOLUZIONARIO DI ALCUNI CORPI NUDI.*

17 Maggio 2008 8 commenti

Il quotidiano “Libero” dell’8/05/2008 pubblica, per cercare di gridare allo scandalo, alcune foto di gay nudi partecipanti ad un Pride. Secondo il quotidiano del signor Feltri manifestare nudi è lesivo per l’immagine dei gay stessi. Ma guarda un po’! Diciamolo subito: io non mi sento per nulla leso. Al contrario, trovo lesiva l’operazione giornalistica fatta da “Libero”. I gay da oltre 36 anni in Italia lottano e mettono a nudo una piattaforma politica ricca di proposte: diritto alla convivenza legalizzata, diritto alle adozioni anche per i gay, diritto alla fecondazione assistita…; propongono leggi contro l’omofobia e denunciano quotidianamente aggressioni e violenze a loro danno: questa è la vera oscenità politica! Siamo l’unico paese d’Europa occidentale nel quale per i gay non è stato codificato alcun diritto sia dai politici di sinistra sia da quelli della destra cosiddetta liberale che pure hanno avuto maggioranze schiaccianti nel nostro Parlamento. Eppure il popolo LGBT (come i giornalisti di “Libero”, immagino) è costituito da persone che pagano le tasse e contribuisce a mandare avanti questo nostro paese; ed è anche un popolo che rispetta le leggi del proprio stato al pari degli altri cittadini. Ma “libero” ciò sembra non comprenderlo. Come non capire poi che quelle “nudità” (poche per la verità) sono anch’esse un linguaggio espresso all’interno di un contesto, il Pride appunto, ove ogni persona, a suo modo, manifesta l’orgoglio di essere ciò che è, senza avere i coglioni rotti dalla mentalità conformista di cui si fa portavoce l’illiberale “Libero”? Quelle persone non farebbero mai, fuori da quel contesto, da soli, ciò che fanno all’interno del Pride, nel corso cioè di una manifestazione politica: quella nudità è arte, è linguaggio iconico; quei corpi emettono significanti che vanno decodificati, sono mostra del sé corporeo all’aperto e non al chiuso della grettezza mentale di un giornalismo ridicolo, volgare e davvero da ridere. Sicché “Libero” mette a nudo, in verità, il suo linguaggio scandaloso: è “spia” linguistica di una mentalità bacchettona che non riesce a vedere dove sta davvero la vera oscenità (e come potrebbe se ha giornalisti pingui e ben “incravattati” che hanno collaborano col SISMI, cioè coi servizi segreti guardiani del Santo Conformismo? Ma, sappiamo, il denaro non puzza!).
L’ipocrita oscenità di “Libero” la lasciamo tutta all’interno di quelle squallide pagine del giornale di Feltri. E diciamo ciò con pantaloni, camicia, ma ben altra cravatta!

Bagheria, 08/05/2008
Giuseppe Di Salvo

* Già pubblicato nei “commenti”.

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ANSIE*

In te,

amico mio,

sento

le ansie di sempre.

Farei

arabeschi nuovi

sul tuo rigido corpo

mosso da passi

veloci e brevi.

Ci si ferisce con gli occhi.

Son baci di maggio!

 

 

Bagheria 13/05/04

Giuseppe Di Salvo

* Già pubblicata nel mio prima libro di poesie “Ventitrè” (2004).

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CHIOME DI DONNE (A Tommaso Di Salvo)**

14 Maggio 2008 8 commenti

*

Con gli amici

discinto appari

e quieto

 

Ascolti disteso

-fra pastori di gesso-

Grazie e Beatitudini

 

Vive in te Bagheria

e vi tessi esperienze

da canti parigini

 

All’amico ti attacchi

come un lasso

di chiome di donne

lanciate dal sole

 

Vibri

scosso

da raffiche

se cogli al galoppo

minacce

alle tue oscure dimore

 

E stringi i pugni

serri l’impeto

imbavagli ogni tensione

 

Da bianco aristocratico

-punteggiato di nei sonori-

esplodi

 

In te

mediterranee acque

non condensate

-d’inverno-

dal gelo di Parigi

 

Vuole primavere

il corpo

e spazi delineati

La tua anima

agita il cosmo.

 

Bagheria 06/05/04

Giuseppe Di Salvo

 

*Tommaso Di Salvo, consulente alla cultura del Sindaco di Bagheria.

 

**Con questa lirica si chiude la mia seconda raccolta di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” del 2004.

 

Sul mio  “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”

 

“Da Bagheria Soffi Universali” è il mio secondo libro di poesie pubblicato nel mese di agosto del 2004. Raccoglie alcune poesie che vanno dal 1976 al 2004. Venne presentato a “Palazzo Cutò” (in presenza dell’ex sindaco di Bagheria Pino Fricano, Biagio Sciortino, sindaco  oggi in carica, ma allora Assessore alla Cultura) alla fine di settembre dello stesso anno.

   La sala era gremita. C’erano circa trecento persone. E giorni dopo la gente faceva la fila alla “Biblioteca comunale” per avere copia del mio libro. Erano più di mille copie. Oggi non se ne trovano più. Il libro, se richiesto, si può avere in prestito: è catalogato presso la nostra pubblica biblioteca. Di quella magica serata riportiamo alcuni passi del lungo intervento fatto dal professore Franco Lo Piparo: “…è un libro di poesie molto ricco. Non faremmo onore al libro se lo leggessimo come un insieme di versi dell’amore omosessuale: leggeremmo malamente il libro e sarebbe una lettura che non merita… C’è la passione civile del maestro…”

Anche di questo libro inseriremo periodicamente in rete alcune liriche.

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LEYLA GENCER, ADDIO: I SUOI “PIANISISSIMI” ERANO LA RIVELAZIONE DEL CANTO DI DIO!

 

Venerdì notte (09/05/08) se n’è andata Leyla Gencer, grande soprano turco. Quando nel dicembre del 1971, insieme al maestro Michele Lizzi, l’ascoltai al Teatro Massimo di Palermo nell’”Elisabetta regina d’Inghilterra” di Gioacchino Rossini, io avevo da pochi mesi compiuto diciotto anni. Non ero esperto di vocalità, ma potei apprezzare i suoi “pianissimi”: erano emissioni sonore che portavano la beatitudine nell’orecchio dell’ascoltatore. Non sapevo, allora, che si chiamassero “pianissimi”, ma chi ascoltava la Gencer restava ammaliato, anche se ignorante in fatto di tecnica vocale e di “belcanto”. Ritornai ad ascoltarla al Teatro Biondo, sempre a Palermo, all’alba degli anni Ottanta: era un concerto per canto e pianoforte con arie di Rossini, Donizetti, Bellini. Fu un trionfo. Il Teatro non era particolarmente gremito, ma i fortunati presenti applaudimmo una grande cantate lirica. Ricordo ancora l’entusiasmo del pubblico palermitano e gli applausi sentiti, da fanciullo ammaliato, del professore De Santis. E i miei, e quelli di Totuccio Baiamonte… E oggi, con commozione, voglio condividere coi lettori del mio Blog ciò che ho provato ascoltando dal vivo la Gencer: sulla cantante ben presto ritornerò con uno studio che certo la sua arte merita. Per ora mi piace ricordarla per tributarle la mia stima. Non voglio affatto commemorarla, ma solo ricordarla per evitare di prendere congedo da lei e dal suo nobile canto.

Giuseppe Di Salvo

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DA “CANTI DI MAGGIO 2004″: TRAVIANDO (A TOMMASO DI SALVO)*

Amano

la Traviata

i casti

e volte

di ruggine.

 

Le bronzee agilità

della Callas

eccitano aureole

e offrono ristoro

ai celati pensieri

dei puri.

 

Con voce d’ombra

le volate

cingono il desiderio

e  le fredde vette

dell’oblio.

 

Bagheria  09/05/04

Giuseppe  Di Salvo

 

*”Canti di Maggio” sono poesie pubblicate all’interno della raccolta “Ventitrè”.