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Archivio Luglio 2008

VARIAZIONI: DA “VENTITRE’”, PRIMO LIBRO DI POESIE DI GIUSEPPE DI SALVO

29 Luglio 2008 5 commenti

 

Ci cerchiamo ancora

su affollati sentieri

e si canta

a bocca chiusa

l’impossibile.

 

Leggo

gli  a capo

nello spartito

del nuovo desiderio

e la speranza incede

con grazia e variazioni.

 

Ho fame di carezze.

Il piacere è nei baci

e nei morsi

che durano.

 

Conosco

le labbra di Satana.

Hanno spine vaganti

e lacerano di notte.

Sono stanco

di occultare al mondo

le mie ferite.

Vorrei complice il giorno

e con te svelare

i segreti

dei nostri eretici cuori.

 

Palermo 13/05/04

Giuseppe Di Salvo

IL “NUDO CORPO” DEL VITALE POETA NINO CIRRINCIONE

26 Luglio 2008 7 commenti

*

I poeti segnano il passo. Non tutti sorridono. L’ironia non è congenita. E un po’ come il coraggio: o si ha  o non lo si ha. I poeti dragano per strada, ma la loro testa naviga nell’irreale del mondo fantastico e metaforico. Visitano “piazze soggettive”. Con libri fra le mani o giornali sotto le ascelle, hanno intelligenza divergente. Il poeta non può essere organico, se non per pura condivisione di idee legate ad organizzazioni culturali o partitiche. Chi può cantare, del resto, la burocrazia o il conformismo del pensiero organico? Si rivelerebbe non poeta perché privo di fantasia. I poeti disturbano l’ingranaggio. Baciano gli amici con labbra che schioccano. E le parole emesse nel corso degli incontri sono segni che accarezzano. Così m’appariva Nino Cirrincione quando lo incontravo per strada o ci si vedeva all’interno dell’edicola di Pippo Bonura.

   E spesso facevamo un po’ di Corso Umberto insieme. Mi raccontava alcuni episodi vissuti con mio padre Domenico. Entrambi lontani compagni comunisti. Erano gli anni Cinquanta di un secolo -il Novecento- da tempo tramontato. Riviveva scene di attacchinaggio di manifesti-propaganda del PCI. E di alcuni mafiosetti in erba che glielo volevano impedire; e mio padre lì a girare il secchio con la colla per rovesciarlo sulla testa di quei picciotti prepotenti: li coronava di nuove coppole colanti di bava biancastra. Erano gesti audaci di chi crede nella democrazia, ché la lotta contro tutte le mafie è lotta per affermare la democrazia. Gesta destinate a fare il giro del “villaggio”: cos’altro era Bagheria negli anni Cinquanta? Scene di lotta sorrette dagli ideali di uguaglianza. Ma è Nino, il poeta, che racconta e tramanda. Mio padre? Scomparso da un lustro, non raccontava mai nulla. Ne sa qualcosa anche il pittore Puleo. I poeti, anche se non scrivono, sono bravi a far rivivere alcune cronachette, tramandandole oralmente ai posteri.

   Ma dov’è ora il poeta Nino Cirrincione? Non lo vediamo più segnare il passo per i marciapiedi del Corso oggi in piena ristrutturazione. Nino,  che ha scritto molto su Bagheria,  cosa direbbe di questo cantiere? E dei commercianti che lamentano un calo di incassi? E ai cittadini che lo vorrebbero chiuso per godere di un’oasi pedonale? Ne parlo col citato Carlo Puleo, pittore, scultore, poeta, novelliere… Questi si muove come un Olandese Vagante. Lo si incontra quando posa. Gli chiedo di Nino. “Non esce di casa”, mi dice. Come vederlo? Carlo conosce i segreti degli artisti. Per vederlo  bisogna prima telefonargli e fissare un appuntamento. Perché non farlo? Ha superato da mesi gli ottantasei anni e sarebbe come portargli a casa gli amici che prima incontrava lungo il Corso. Carlo ha con sé una foto: è ritratto insieme a Nino all’interno della scuola Cirrincione in occasione di una scultura scoperta in memoria del giudice Borsellino e di altre vittime della mafia. Risale al marzo del 1998;  è scultore dotato di sorriso e di ironia, si è perfezionato alla scuola amicale di Ignazio Buttitta. Con sé ha anche una copia del libro di poesie di Nino Cirrincione “Dalle mie parti”. A me lo aveva regalato nel luglio del 1999 con dedica. Lo avevo letto d’un fiato ed è pieno di note; avevo allora rilevato che nelle sue poesie  c’è l’intera città che parla: le vie, le statue, i  monumenti, gli affetti… E’ riuscito a dare l’anima alle cose da lui descritte. Dice: “Le pietre hanno voce,/ custodiscono/ memorie e parole.” E rievoca angoli, palazzi, ville, aspetti della vita bagherese:  -‘Balatoni’ infilati nella carne/ guardano grù inoperose. (Si noti l’accento grafico sulla  monosillaba).

Ma non mancano i luoghi comuni codificati come a volere evidenziare gli aspetti linguistici vissuti e parlati dai Bagheresi in cammino col corpo e non con la mente: “Rapido si fa amaro il sangue (…) / in fondo al buio teatrino./ Faticose fughe/ da binari morti.”  E là dove non c’è poesia, vien fuori semplicemente la verità, quella del poeta che dice: “Non è vero che a Bagheria non c’è niente!” E altri apprezzabili versi: “Ho visto girando il mondo/ oltre mille città. Una sola amo di più/ al di sopra di tutte. / Bagheria sei tu!”

Nino, però, accoglie nel suo lessico arcaismi ( l’avverbio “ivi” è una spia linguistica di un mondo contadino che non c’è più, del pasoliniano periodo delle lucciole da tempo scomparse) e gradevoli barbarismi, inserendone qualcuno, e con qualche accento di troppo  - come in “bleù”!-  nella bellezza dei versi della vitale poesia “Nudo Corpo”. Riportiamola tutta.

E’ notte

sul lago inossidabile bleù.

Su Aspra

è ammaraggio lunare.

Si è spento il rumore

di mandolini e chitarre.

Una barca cerca l’approdo.

E’ tornato il giorno.

Sul bimbo succhiante il ditino

fibrillano stelle

con l’onde di cento venti.

Udiamo insieme

canti di sirene,

i suoni di un concerto

di tempi eterni.

Da anni non mi bagno più

nel tuo mare.

M’avvio verso la siesta:

m’immagino

nudo corpo

coperto di sabbia e rose.

Il verso di Nino Cirrincione, sin dall’inizio, balza agli occhi con la stessa semplicità comunicativa del pittore naïf. Il contenuto è tracciato con mano delicata e posto in modo leggero e soave: v’è la spontanea tecnica delle inarcature. Sì, i suoi  “enjambement” sembrano lente piroette eseguite da ballerine in tutù che agilmente ci vogliono porre la grazia espressiva. E se Nino non è più in giro per le strade, oggi saremo noi a portare i suoi versi per le vie della città. Se il verso cammina, a muoversi è anche l’invisibile poeta. Quelli visibili sono ponti, costruiscono percorsi per meglio raggiungere e amplificare, attingendo anche dai ricordi, la conoscenza.

Bagheria 25/07/08

Giuseppe Di Salvo

* Da sinistra: il pittore Carlo Puleo e il poeta Nino Cirrincione in una foto del 7/ marzo/1998 all’interno della scuola Cirrincione.

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LE PAROLE RAZZISTE DI VOLONTE’ DEVASTANO DAVVERO I DIRITTI DELL’INFANZIA

24 Luglio 2008 2 commenti

Le affermazioni di Luca Volontè sulle decisioni del Tribunale di Bologna, che ha stabilito l’affidamento condiviso di una bimba di dieci anni ai genitori con il padre dichiaratamente omosessuale, mettono in evidenza il suo tasso di ignoranza davvero incolmabile per quanto riguarda lo sviluppo affettivo della bambina in questione. Parte da posizioni razziste: per il normale sviluppo i bambini hanno bisogno della figura maschile e di quella femminile. Avete mai sentito Volontè prendere le stesse posizioni quando si è trattato di minori affidati alle suore? Nulla in contrario, per carità: meglio le spose di Dio che il nulla. Ma ragionando come Volontè non ci sarebbe da dire: -Quante figure femminili attorno a quei bimbi?! Quelle molteplici suore non devastano lo sviluppo normale dell’infanzia e dell’adolescenza?! Non lo pensiamo, ma è la stessa logica del "sapiente" Volonté che ne vuole sapere più dei giudici, più della psicologia che in questi anni in tutto il mondo ha redatto pagine e pagine sul positivo e naturale sviluppo dei bimbi affidati ai gay o alle lesbiche. Ma poi non gli ha insegnato niente il mito? Mi riferisco alla Lupa di Roma. I bambini hanno bisogno di alcune semplici cose: la protezione, la nutrizione, il calore e l’affetto. Vada a fare un corso di aggiornamento in Olanda o in Spagna o negli USA… e vada a colmare le sue lacune per quanto riguarda lo sviluppo socio-affettivo dei bambini affidati a coppie gay. Gli è che Volontè sembra essere cresciuto intorno a persone, maschi o femmine, imbevute di insana etica e il suo pensiero appare  privo di gradevole estetica. Con siffatte  persone  -evidenti le rozze idee-  come può allearsi una sinistra davvero progressista? Certo non mi riferisco a Fassino o a Rutelli o a D’Alema: costoro cercano alleanze al fine di riconquistare il Potere perduto e non per progettare obiettivi sorretti da convegni scientifici in modo da andare incontro ai bisogni dei cittadini. Così la sinistra e il centrosinistra italiani, eccetto la componente radicale di Pannella e pochi altri, hanno perso quella che un tempo si chiamava "egemonia culturale": sono assatanati di potere, accecati dal pregiudizio, chiusi nel conformismo sottoculturale davvero devastante: chi li deve dunque votare? Se l’alternativa a Berlusconi è data dai citati esponenti politici, il Cavaliere regnerà (di questo si tratta!) per altri vent’anni. E sapete perché? Perché ha politicamente un intelletto più evoluto dei vari Veltroni, Fassino e Volontè. E lo sa usare in maniera davvero spregiudicata: certo per i suoi propri interessi e per non cambiare nulla per quanto riguarda la gente. Ma la sinistra è capace di fare il contrario? Non si è mostrata priva di volontà di cambiare e ricca di Volontè? Da che cosa differisce quest’ultimo dai Rutelli, dai teodem e dalle Binetti, moglie di Fassino compresa?
Giuseppe Di Salvo

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VERGINE* (Da “Ventitré”, primo libro di poesie di Giuseppe Di Salvo)

21 Luglio 2008 4 commenti

 

Estinte

le emozioni

del passato.

 

Sono in volo

e canto

inni di Vergine.

 

Il tuo grosso pomo

oscilla

nel silenzio

degli sguardi

e maschio sento

il tuo polso

cinto da orologio.

Tutto ti accendi

e fremi.

Tace il desiderio.

Leggo in te

suoni e pause,

rosario

di gay omertà.

 

Bagheria 13/05/04

Giuseppe Di Salvo

*Poesia già pubblicata sul mio primo libro “Ventintrè” (2004).  

S U L   M I O   “V E N T I T R E’ “

(Liriche e frammenti)

 

“Ventitré” è la mia prima breve raccolta di poesie pubblicata l’8 luglio 2004. Ci sono proprio ventitré liriche e frammenti: vanno dal 1973 al 2004. Il libretto stampato in più di mille copie è stato finanziato da un privato, Angelo Vitale, e presentato nel corso di una cena pubblica con Rosamaria

Spena che recitava le mie poesie. Fu un trionfo. Oggi copie non se ne trovano più.

Giuseppe Di Salvo

 

 

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“DEPUIS QU’IL VIENT CHEZ NOUS”: “(TRADU)VARIAZIONI” POETICHE DI GIUSEPPE DI SALVO

19 Luglio 2008 2 commenti

Ti ascolto 

e rivivi nel mio sguardo.

Ti conoscevo bene?

Ora non ti riconosco più.

Dio, come sei cambiato

da quando egli viene da noi!

 

Da circa dieci anni

viviamo insieme.

Mi hai sempre confidato tutto,

ma che mi celi oggi?

Dio, come ti ha cambiato

da quando ci frequenta!

 

Ascolti la sua voce

e la rincorri con la mente:

ti agiti e t’inquieti

se mi si avvicina;

mostra fantasia che rallegra

e il modo tu cerchi

per restare un po’ solo con lui;

attratto dalla sua giovinezza-

non me lo dici: è forse tardi oggi?

 

Nei nostri amplessi

ti sento altrove,

mi accarezzi

e pensi di aver lui:

Dio,  come sei cambiato!

 

Invulnerabile e delicato-

un tempo solo a me fedele!

Rifiuto di capire

l’amore che ti si rivela:

ti manca chi domina i tuoi pensieri!

E’  -per te-  ricordo assillante

averlo lasciato

dietro le fredde porte del pensionato.

 

Io non voglio capire.

Ma rispondimi: -Come finirà fra noi?

 

Sprigiona l’adolescenza

desideri equivoci:

son brume grigiastre adesso

che si posano-

oscurandola-

sulla nostra intimità.

Dio  -da quando lo ami-

sei proprio cambiato!

 

Bagheria, 18/07/08

Giuseppe Di Salvo

DEPUIS QU’IL VIENT CHEZ NOUS: DALIDA CANTA, ENZA VENTIMIGLIA TRADUCE.

17 Luglio 2008 6 commenti

Caro Giuseppe,
rispondo volentieri, anche se un po’ in ritardo, al tuo grazioso invito alla traduzione del bellissimo testo della canzone di Dalida, un’artista che ho sempre amato probabilmente perché ha cantato con grande sensibilità, come tu hai adeguatamente puntualizzato, i temi dell’assenza.
°°°°°°°°°°°°°°°°

Depuis qu’il vient chez nous (traduzione)


Io ti ascolto
io ti scruto
io che ti conosco bene,
non ti riconosco più.
Dio, quanto sei cambiato
da quando lui viene da noi.
Sono giusto 10 anni che noi viviamo insieme
Tu che mi confidavi tutto
adesso ti nascondi a me…

Dio, quanto sei cambiato
da quando lui viene da noi.

Tu perdi la testa
quando ascolti la sua voce.
Tu provi turbamento e ti inquieti
quando lui si avvicina a me.
Se la sua fantasia mi diverte
tu cerchi delle scuse
per rimanere alcuni istanti solo con lui,
se la sua giovinezza ti attrae
perché non dirmelo
anche se… è già tardi

Quando facciamo l’amore,
dimmi, a chi pensi?
Ci sono
sotto le nostre carezze
dei segreti sospesi.
Dio, quanto sei cambiato da quando lui viene da noi
Tu, l’invulnerabile e tenero che vivevi solo per me!
Talvolta ho paura di capire ciò che in te si rivela:
un solo ragazzo che ti manca,
ti tormenta quel ricordo
che hai abbandonato sulla soglia di un motel.

È vero: ho paura di capire.
Rispondimi, io ti chiedo
come finirà questa storia per noi.
Le nebbie equivoche
con occhi da ragazzo
hanno oscurato la nostra intimità

Dio, quanto siamo cambiati
da quando lui viene da noi
da quando lui viene da noi.


ENZA VENTIMIGLIA
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Tradurre un testo permeato di poesia non è operazione facile.
Occorre calarsi nell’essenza espressiva di chi ha codificato il proprio pensiero. E, nel tradurre, non sempre ci si può attenere alla decodificazione letterale del testo: anzi non si deve proprio fare! C’è il rischio di ridicolizzare tutto. Enzuccia si è calata nell’essenza della canzone “Depuis qu’il vient chez nous” e ne è venuta fuori una versione italiana che tende alla poesia  intrinseca nella canzone dai connotati esistenziali cantata ed interpretata con abilità dalla “nostra” Dalida.
Giuseppe Di Salvo

MOTI*

14 Luglio 2008 3 commenti

Come i moti degli astri

rodono

la calante luna

così la vita

ci consuma

 

La luce cela

l’ esistenza

 

*Poesia già pubblicata sul mio primo libro “Ventintrè” (2004).

 

S U L   M I O   “V E N T I T R E’ “

(Liriche e frammenti)

 

“Ventitré” è la mia prima breve raccolta di poesie pubblicata l’8 luglio 2004. Ci sono proprio ventitré liriche e frammenti: vanno dal 1973 al 2004. Il libretto stampato in più di mille copie è stato finanziato da un privato, Angelo Vitale, e presentato nel corso di una cena pubblica con Rosamaria

Spena che recitava le mie poesie. Fu un trionfo. Oggi copie non se ne trovano più.                                                             

                                                                                                                    Giuseppe Di Salvo

 

Bagheria 13/05/04

Giuseppe Di Salvo

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DALIDA E IL SUO INNO DI LIBERAZIONE GAY : “DEPUIS QU’IL VIENT CHEZ NOUS” : RIFLESSIONI SUL TESTO.

11 Luglio 2008 8 commenti

 

Già nel 1972 Dalida presentava una canzone di Balasko e Faure intitolata “Pour ne pas vivre seul” nella quale affrontava anche la tematica di liberazione gay. La canzone veniva censurata dalla radio francese, ma Dalida diveniva un punto di riferimento artistico per gli omosessuali di tutto il mondo. Riportiamo i versi della canzone che allora equivalevano per i gay a un vero e proprio inno di libertà:

“Pour ne pas vivre seul des filles aiment des filles

 et l’on voit des garçons épouser des garçons”

Ma nel 1979 è la volta di un’ altra canzone completamente dedicata alla questione omosessuale. Si intitola “Depuis qu’il vient chez nous” di C. Carmone, V. Buggy, J Barnel. E come prima si rivolgeva a lesbiche e gay, con questo nuovo testo gli autori fanno la stessa cosa con una scelta abile di parole che possono essere tradotte sia pensando a due donne che convivono, e poi si inserisce un uomo che va a smantellare il rapporto d’amore fra le due, sia pensando che prima c’erano un uomo e una donna che convivevano e successivamente l’uomo si innamora di un altro uomo, facendo dire alla donna parole d’amara comprensione e di alta poesia esistenziale. Questo testo lo alleghiamo tutto. Vi invitiamo a decodificarlo. Noi ne daremo in seguito una o più poetiche traduzioni.

 


DEPUIS QU’IL VIENT CHEZ NOUS DI DALIDA (1979)
Je t’écoute parler
je te regarde vivre
Moi qui te connais bien
Je te reconnais plus
Dieu, que tu as changé
Depuis qu’il vient chez nous

Ça fait bientôt 10 ans
Que nous vivons ensemble
Toi qui me disais tout
Tu te caches de moi
Dieu, que tu as changé
Depuis qu’il vient chez nous

Tu n’as plus la même tête
Des que tu entends sa voix
Tu te troubles et tu t’inquiètes
Quand il s’approche de moi

Si sa fantaisie m’amuse
Toi tu cherches des excuses
Pour rester quelques secondes seul avec lui,
Si sa jeunesse t’attire
Pourquoi ne pas me le dire
Est-ce déjà trop tard aujourd’hui

Quand nous faisons l’amour
Dis-moi à qui tu penses
Il y a sous nos caresses
Des points de suspension
Dieu, que tu as changé
Depuis qu’il vient chez nous
Toi l’invulnérable et tendre
Qui ne jurait que par moi
Parfois j’ai peur de comprendre
Ce qui se révèle en toi
Un seul enfant qui te manque
Un souvenir qui te hante
Que tu as laissé
Aux portes d’un pensionnat

C’est vrai j’ai peur de comprendre
Réponds-moi je te demande
Comment pour nous tout ça finira

Des brumes équivoques
Aux yeux d’adolescence
Ont posé leurs brouillards
Sur notre intimité
Dieu, que l’on a changé
Depuis qu’il vient chez nous
Depuis qu’il vient chez nous

 

Noi qui aggiungiamo solo quanto ebbe a scrivere Giandomenico Curi nel suo libro su Dalida: “Un tema forte, quello dell’omosessualità, di cui nonostante il ’68 in Francia ancora si parla poco, soprattutto nella musica popolare. E il fatto di averlo messo in una sua canzone con tranquillità e determinazione è certamente un gesto di coraggio da parte di Dalida. Un atto di generosità nei confronti della comunità gay, che negli anni avrà poi un suo sviluppo, con gesti importanti (interviste e prese di posizione precise di Dalida contro ogni forma di discriminazione sessuale) che porteranno a una sorta di beatificazione di Dalì da parte degli omosessuali di tutto il mondo.” (Opera citata, pagg. 171 e 172, edizioni e/o). Va precisato che il commento di Giandomenico Curi si riferisce alla canzone “Pour ne pas vivre seul”.

Io oggi vi posso assicurare che i giovani gay che scoprono Dalida non fanno altro che ascoltarla e riascoltarla a tutto volume: chi l’ascolta è come preso da un fenomeno di possessione. Perchè mai? Semplice: Dalida è stata la Callas del popolo e ha cantato i temi dell’assenza.

Bagheria 11/07/2008

Giuseppe Di Salvo 

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CATANIA, IL PRIDE, LA POLITICA, LA MERDA…

*

Occorre proprio parlare del Pride di Catania di sabato 05/luglio/2008?

Un Pride è certo un evento che genera forti emozioni: si lotta contro le discriminazioni, e un vero democratico sente vibrare le corde della sensibilità. Così vale la pena, almeno per me, mettersi in macchina, fare circa 400 Km per raggiungere, a Catania, Piazza Cavour, il popolo LGBTQ. L’appuntamento per il Corteo è fissato intorno alle ore 17,30. Chi, come me, arriva un’ora prima trova la Piazza quasi deserta. Si va al chiosco, si prende un ottimo caffè, si ascolta ciò che dicono alcuni clienti. Scherzano. Fra una granita e un sorso d’acqua c’è chi dice all’amico, schernendolo: “Forse tu sei qui per la festa dei Gay?” Ma questi simpatici catanesi restano per vedere partire l’evento. Vedono la Piazza riempirsi gradualmente di manifestanti. I vigili sorvegliano il traffico. Grazie. Arrivano Carabinieri e Poliziotti: a loro il compito istituzionale di seguire il democratico svolgimento della manifestazione, e lo fanno con ammirabile professionalità. Grazie. I manifestanti intanto giungono in Piazza a decine, se ne contano poi centinaia, migliaia. Ci sono travestiti, trans, transegender e numerosissimi gay che si confondono con la gente “normale”. Ma spiccano alcuni tacchi a spillo rossi ai piedi di una trans. Più tardi qualcuno ricorderà dal palco, Piazza Università,  che furono i travestiti nel lontano  28 giugno 1969, a New York, che, coi loro colpi di tacco, diedero il via alla rivolta del popolo LGBTQ contro l’oppressione e le vessazioni della polizia americana.

Piazza Cavour ha un piccolo parco coperto di erba verde.  Passeggiando, però, si può calpestare la cacca lasciata da qualche cane. E’ certo fastidioso doversi pulire le scarpe  strisciando i piedi sull’erba. Chi porta a spasso i cani dovrebbe raccogliere ciò che all’aperto evacuano gli animali. Ma spesso, diciamolo, si tratta di merda che porta fortuna. Verso le 18,30 il corteo parte: ci sono tante persone, i carri emettono musica assordante e la gente per strada fischia e balla. C’è Piero Montana. Questi non balla. Appare cheto. Sfila. Ma tiene, insieme ad altri, lo striscione d’apertura. Io saluto Rita Bernardini dei Radicali Italiani. C’è Luxuria, ci sono le belle pance di Mancuso e Grillini. Altri politici? Assenti.

E’ un popolo che comincia a riflettere sul fatto che l’Italia è una vistosa anomalia rispetto agli altri paesi europei che hanno codificato diritti per le persone LGBTQ. Come mai? Rita Bernardini è la sola che apre la riflessione sugli errori politici fatti dal movimento. L’esponente dell’associazione radicale “Certi Diritti” mette bene in evidenza che è ora di agire sul piano giuridico per quanto riguarda i matrimoni fra persone dello stesso sesso, visto che dal punto di vista politico non si è ottenuto ancora nulla. A Destra e a Sinistra, al riguardo, la politica di casa nostra è perfettamente tarata e si prostra innanzi alla “clonazione etica” dei cittadini voluta dal Vaticano e da Ratzinger. Alla Sinistra, diciamolo, sono serviti e servono i fiori all’occhiello. Ma quando si tratta di passare ai fatti e di codificare  i diritti per il popolo LGBTQ butta giù la maschera e mostra  lo stesso volto della peggiore Destra clerico-fascista. Rutelli, Fassino, D’Alema, Veltroni… insegnano di che materia è fatto questo centro-sinistra! E forse anche per questo che non osa presentarsi ai Pride, e ci vuole impressionare mandando talvolta qualche ombra di ministro e non un vero e proprio ministro progressista come fa la Spagna di Zapatero, per citare un solo esempio. Ma ci si chiede: come mai i Grillini, i Mancuso, le Luxuria… hanno aspettato oltre 25 anni per accorgersi di quanto fossero impostori gli esponenti politici con cui si erano alleati? Chi sono mai  per noi i Fassino, i D’Alema,  i Veltroni… e via emettendo? L’uno non crede che i gay possano adottare figli e non segue quanto succede nelle altre parti del mondo, parlando insomma come Gattuso; l’altro (D’Alema) partecipa alla beatificazione del capo dell’ Opus Dei alleato, in Spagna, dei fascisti di Franco e apre le danze agli incostituzionali finanziamenti alle scuole cattoliche private italiane, vedendo nel matrimonio gay una proposta osé; il terzo (Veltroni) scappa dal Comune di Roma perché, come vuole il Vaticano, non si apra il registro delle unioni civili e ricandida a sindaco della Città Eterna Rutelli, gran baciapile dei gerarchi vaticani.

Ora, la merda da me calpestata fra l’erbetta di Piazza Cavour ha portato fortuna al Pride: circa diecimila persone sono state  coinvolte dal festoso corteo con i Catanesi accorsi numerosi ad ascoltare le esigenze delle persone che sfilavano. Ma la nauseabonda casta  politica dal movimento appoggiata in questi ultimi decenni cosa ha fatto per noi? Io non avrei aspettato neanche un mese per togliermi dalle palle quegli esponenti di sinistra che ci usano come mimetici fiori per cercare di tamponare la loro politica maleodorante. Le colpe non sono tutte della Binetti: questa Sinistra bisognava togliersela dalle scarpe decenni e decenni fa. Ma… è tardi ormai? Se si è capito con chi abbiamo avuto a che fare, forse, si può ricominciare: si rifletta allora sulle parole della Bernardini, in ispecie quando denuncia la decennale mancanza di democrazia nel nostro paese e parla del Referendum sul Concordato (anni Settanta) dai Radicali promosso e dagli antidemocratici di turno fatto fallire.

*Da sinistra: Giuseppe Di Salvo e Rita Bernardini, Piazza Cavour, CataniaPride del 5 luglio 2008.

Bagheria, 06/07/08

Giuseppe Di Salvo

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RAINBOW FLAG (VERSIONE AGGIORNATA, 02/07/08)*

**

Gilbert Baker-

anno Settantotto-

srotola al vento

fasce di senso.

Il Rosso-

nel silenzio dello Spirito-

corde pizzica di Viola…

(su note d’Armonia

l’Indaco danza)

…linfa sugli orli della Vita.

 

La Salute draga-

alta notte-

e sterrato alza

d’intenso Arancione.

L’alba stende-

nel sonno-

le gote dell’infante.

Chiome Gialle-

su acque ricciute

celano bocche

che succhiano il Sole;

l’orgasmo sul Verde

è bacio alla Natura.

Un velo Blu solletica i glutei:

su rocciose fessure ricamate di spine

danza una Rosa: e canta

e tesse trilli

il Sesso dell’Artista.

 

Nel cielo  -Santa e col suo canto-

Judy Garland appare:

Somewhere  Over  the  Rainbow…”

E  -fra ululati di rabbia-

tacchi s’impugnano

di libertà!

VentottoGiugno    69 :

versi di sangue si sputano a New York.

Marciavo  -solo- verso il 16° mio anno-

e cercavo poesia:

anch’io qui  -fiero-  già in lotta ero!

 

*La prima versione di questa stessa poesia è stata pubblicata in questo blog il 3 agosto 2007.

**In prima fila Ed Murphy: “Io ero il manager dello Stonewall. Come sapete, il dipartimento di Polizia di New York era corrotto. Noi gli pagavamo 1200 dollari al mese per essere lasciati in pace…” (Rosa Von Praunheim, Army of Lovers).

Bagheria, 28/06/2005 (versione aggiornata del 02/07/08)

Giuseppe Di Salvo