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Archivio Agosto 2008

OMBRE*

31 Agosto 2008 4 commenti

 

Cerco fantasmi

fra strade che ronzano.

Foglie verdi sibilano

mosse dal vento.

Vagano come ciechi

neri mosconi

e altri alati

scacazzano l’asfalto.

La cloaca della solitudine

colma è di caldo sangue,

macchia  gote pusillanimi

di ombre che scalano.

Fuori  -unta di sudore

rappreso-  la pelle raggela.

Infuocati ritmi

alterano i cuori.

 

Bagheria 15/05/04

Giuseppe Di Salvo

* Lirica tratta dal mio primo libro “Ventitré”.

 

S U L   M I O   “V E N T I T R E’ “

(Liriche e frammenti)

 

“Ventitré” è la mia prima breve raccolta di poesie pubblicata l’8 luglio 2004. Ci sono proprio ventitré liriche e frammenti: vanno dal 1973 al 2004. Il libretto stampato in più di mille copie è stato finanziato da un privato, Angelo Vitale, e presentato nel corso di una cena pubblica con Rosamaria

Spena che recitava le mie poesie. Fu un trionfo. Oggi copie non se ne  trovano più.                                                             

Giuseppe Di Salvo

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L’ULTIMA CENA*: RICORDANDO LIBERO GRASSI, DALLA MAFIA AMMAZZATO ALLE ORE 7,30 DEL 29 AGOSTO 1991

29 Agosto 2008 5 commenti

**

Filava bianco formaggio

sul terrazzo

e,  tutt’intorno,

si dissanguavano i palazzi:

l’astro di fuoco calava,

radiavano i saluti

e con grazia moriva il giorno.

In alto ridevano

le prime stelle.

 

I Liberi posavamo alteri.

 

Ricordo  - a cena-

le danze delicate

del vino:

s’inebriavano i bicchieri.

Citavamo l’eco dell’impresa

e le auree fortezze

delle mafie.

Salutammo insieme

l’ora Ventitré.

Di Libero  -Pina-

ricordo piedi protetti

da sandali

e voce volta a correggere

i refusi del tempo.

Sei nella storia:

chi vive ruba

linfa agli amici

ed io svolazzo come farfalla

tra fiori che espandono nettare

e onore.

Canto la vita,

ogni vita… (mpei! mpei!! mpei!!! mpei!!!!)

che gli spari hân tolto

al fertile labbro del mondo.

                                                                                                     

Bagheria, 08/07/04  ore 15,00 

Giuseppe  Di Salvo

 

*Poesia da me letta in occasione della presentazione del mio primo libro di poesie “Ventitré” all’ interno del locale “Pivo” di Bagheria. Era una cena conviviale e Rosamaria Spena recitava alcune mie poesie tratte dal libro che si presentava. Eravamo circa cento pesone, uomini e donne, quasi tutti amici e amiche. Presenziava Pina Grassi, moglie di Libero. La poesia è ancora inedita. Libero è stato ammazzato dalla mafia alle 7,30 del 29 agosto 1991.

G.D.

**Pina Maisano Grassi sul luogo dell’omicidio del marito Libero Grassi.

GIUSEPPE DI SALVO: SU DOMENICO RISO E LA “METALINGUISTICA OMISSIVA” DELL’INCULTURA DOMINANTE

27 Agosto 2008 7 commenti

*

Ho seguito con profonda commozione la vicenda umana di Domenico Savio Riso, lo steward di Isola delle Femmine morto nell’incidente aereo di Madrid, mercoledì 20 agosto 2008. Non lo conoscevo, e non conoscevo le altre 153 vittime per le quali si prova sempre una generica pietà umana. Due giorni dopo, ero ad Agrigento, nella Valle dei Templi. Avevo in mano il “Corriere della Sera” (in omaggio c’era “La Gazzetta dello Sport”, volevo aggiornarmi sulle medaglie olimpiche), ma i miei occhi si sono posati sull’articolo centrale scritto da Giusi Fasano, in ispecie sul titolo: “L’italiano morto a Madrid con il compagno e un bimbo”. Ho letto e apprezzato l’articolo, erano le uniche parole che squarciavano il velo d’ipocrisia gettato dal resto dei mass media italiani sulla vita intima di Domenico. Si dice che un ebreo riconosce subito un altro ebreo. Ma quand’io ho saputo che fra i morti c’era uno steward non ho potuto fare a meno di pensare all’occhio languido ben descritto da Proust. Ci si può sbagliare, ma ognuno legge la realtà servendosi degli schemi cognitivi acquisiti. Come non pensare alla famiglia di Domenico, al dolore del padre Pietro, dei fratelli, delle sorelle, dei nipoti, dei parenti e conoscenti che lo steward dell’Air France aveva ad Isola?

Così io stesso e il mio amico Salvo Incandela, martedì 26 agosto, abbiamo deciso di muoverci da Bagheria per andare a Isola e partecipare ai funerali di Domenico.

Una folla commossa aspettava il feretro che fu poi accolto da scroscianti applausi lungo il percorso, in Piazza Umberto e nella Chiesa Maria Santissima delle Grazie. C’era solo pietà popolare? Dolore per il compaesano scomparso? O si coglieva anche l’umana comprensione per i mutamenti antropologici che oggi segnano le nostre società? Che intendo dire? Nella vita spezzata di Domenico Savio Riso c’erano gli elementi di una nuova grandiosa tragedia umana: tutti sapevano che lo steward di Isola era morto mentre si recava in vacanza alle Canarie col  compagno amato Pierrick e il suo bambino di tre anni, Ethan: era quella la sua nuova famiglia! Sono morti avvinghiati, coronando un sogno eterno. Come non leggere in questo evento un mutamento antropologico e culturale per grandiosità pari solo a grandi opere filosofiche come il “Fedro” (o “Dell’anima”) di Platone o alle armoniose sculture di Fidia o al Partenone o alle maestose architetture dei templi di Selinunte, Segesta, Agrigento? E spieghiamo perché. Prima, in occasione di tragici eventi legati a persone “sensibili” e “amanti della “musica classica” come Domenico, si tendeva a trattare la loro fine in modo “ciclopico”, cioè con un occhio solo: si coglieva nel defunto la sola realtà fisica. Oggi, con la morte di Domenico Riso, la gente ha avuto modo di riflettere su due realtà: quella fisica e quella immateriale degli affetti, di cui la prima non è che un nobile riflesso o, se si vuole, entrambe sono vissute in rapporto dialettico o di reciproca integrazione.

   Ma tutto ciò non è stato colto nell’omelia funebre del simpatico e bonario Don Calogero, né poteva essere percepito dal “realismo” umano delle parole del sindaco Gaspare Portobello che pure alla stampa in mattinata aveva rilasciato parole di grande apertura umana. Tutti coloro che sono intervenuti in chiesa hanno detto che Domenico era generoso, colto, amante della “musica classica” e del silenzio percepito anche in contesti di raccoglimento religioso. Ma in questi sentiti discorsi ho percepito un po’ di imbarazzo dovuto alla mancanza di Armonia. Mi spiego: se Domenico fosse stato sposato con una donna, tutti avremmo sentito certamente discorsi strazianti anche sul figlio e sulla moglie. Ma con Domenico è morto il suo compagno e il figlio Ethan: e la mancanza di Armonia si avvertiva in quei discorsi striati di impacciata omissione. E si percepiva che tutti sapevano e capivano. Ma Domenico, si ripeteva, amava la “musica classica e il silenzio”. E a tutti gli oranti sfuggiva la grandiosità dell’evento: è l’Armonia, come diceva Foscolo, che vince di mille secoli il silenzio! L’Armonia che Domenico aveva trovato con l’amato Pierrick e il figlio Ethan. In quel cattolico “tempio” si è scelta la linea di Wittgenstein: ciò di cui non si può (o vuole) parlare è meglio tacere, ricorrendo ad una imbarazzante  “metalinguistica omissiva”. Con l’amico Salvo Incandela, occhi commossi, abbiamo applaudito la salma. E abbiamo sentito, amplificato, il dolore per le impacciate omissioni.

Bagheria, 27 agosto 2008

Giuseppe Di Salvo

*Domenico Riso, 41enne, steward dell’Air France, morto nell’incidente aereo di Madrid. Riso era in compagnia del suo amato compagno e di Ethan, figlio di quest’ultimo.

FASCINO ARCANO (A ELVIRA SICILIANI). DAL LIBRO: “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI” DI GIUSEPPE DI SALVO

25 Agosto 2008 4 commenti

*

La tua bontà

è percezione segreta.

D’estate-

visibile rendi il corpo

con trasparenti veli

e l’occhio estraneo

penetra  -ma non vede-

screpolature sacre

incise nella carne.

E’ nel tuo volto

un remoto dolore,

offre al mondo

l’eleganza

d’un fascino arcano.

 

Bagheria  16/12/03

Giuseppe Di Salvo

*Da sinistra: Salvatore Di Salvo, Giuseppe Di Salvo, Rita Badagliacca ed Elvira Siciliani a Trabia, 16  agosto 2008.

FERITE (A RITA BADAGLIACCA)

23 Agosto 2008 5 commenti

*

I tuoi gesti

sono ferite

di generosità.

A te basta

comprendere

ogni espressione

che vale.

Capti il mistero

del segno

nelle persone che ami

e il senso ne sveli.

Ti aiuta la parola

nel segreto

delle laiche confessioni.

Immagini tue vere sanguinano,

brucia il bosco dei ricordi,

fumigante  -nello spazio-

appari

e  -al di là dei caldi sensi

gelati dall’amaro nettare

delle disillusioni-

ti ama molto

chi  -nella nudità del volto-

coglie  -in silenzio-

le dilaniate tracce

del tuo mondo.

 

Bagheria,  06/11/03

Giuseppe Di Salvo

*Già pubblicata nel mio secondo libro di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” (2004).

 

Sul mio  “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”

 

“Da Bagheria Soffi Universali” è il mio secondo libro di poesie pubblicato nel mese di agosto del 2004. Raccoglie alcune poesie che vanno dal 1976 al 2004. Venne presentato a “Palazzo Cutò” (in presenza dell’ex sindaco di Bagheria Pino Fricano, Biagio Sciortino, sindaco  oggi in carica, ma allora Assessore alla Cultura) alla fine di settembre dello stesso anno.

   La sala era gremita. C’erano circa trecento persone. E giorni dopo la gente faceva la fila alla “Biblioteca comunale” per avere copia del mio libro. Erano più di mille copie. Oggi non se ne trovano più. Il libro, se richiesto, si può avere in prestito: è catalogato presso la nostra pubblica biblioteca. Di quella magica serata riportiamo alcuni passi del lungo intervento fatto dal professore Franco Lo Piparo: “…è un libro di poesie molto ricco. Non faremmo onore al libro se lo leggessimo come un insieme di versi dell’amore omosessuale: leggeremmo malamente il libro e sarebbe una lettura che non merita… C’è la passione civile del maestro…”

   Anche di questo libro inseriremo periodicamente in rete alcune liriche.

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PIONIERE NOSTRO E MARTIRE (AD ANGELO TOMASELLO, NEL DI’ DEI SUOI 70 RUGGITI)

*

A cocci di cristallo

legato-

frantumato hai opache leggi,

sempre offrendo il predellino

a piedi assai famigliari.

Nipoti hai

intente a tessere l’onore aureo-

orgoglio spesso non rilucente

nelle tue illuminate stanze:

v’era lì  -non visto-

il defilè di amanti ladri

dal tempo risucchiati.

Divenivi piccolo

sotto il rosso manto grande

agli occhi del mondo mostrato.

Agili piroette e schiaffi

allontanavano lo stridore

d’immature voci

che sputavano umiliazioni.

Eppur regnavi fra le trine candide

di marmorei altari

dalle tue divine mani ristrutturati:

dov’è quel manto d’oro

a te regalato dalla Madonna

per farti regina dei cinema

e dell’eros mostrato sui marciapiedi?

Suonavano fanfare-

bande con tube stonate.

Moneta elargivi ai migliori ottoni

e oboli alibi creavi per quegli arrusi- 

ammucciati nelle cripte

della mascolinità sventrata.

Oggi notturni s’odono

in cerca d’arte e di silenzio.

Ricordi l’eleganza

agli occhi tracciata col magico verde

ricavato dal fangoso impasto

di calce e cemento trasfigurato?

E gl’infuocati foulard

tessuti da checche amiche

in cerca di veli dismessi?

Eri androgino aggraziato

scolpito d’arcana mano celeste.

I tuoi suoni? Ripetuti arrivano

da non convenzionale fonetica.

 

Bagheria, 20/08/08

Giuseppe Di Salvo

*Angelo Tomasello a San Vito Lo capo, domenica 3 agosto 2008.

VIENI AL MIO LABBRO (DALLA RACCOLTA DI POESIE INEDITE “OBOE D’AMORE” DI GIUSEPPE DI SALVO)

18 Agosto 2008 8 commenti

*

Sempre il mio labbro

al piacere è votato.

Percorre sentieri voluttuosi

e ama il morso ipocrita

dell’altrui corpo spossato.

 

Poi l’ingordo si allegra

e ristora Cristo-in-Gonfiore,

mentre l’ansimare tumultuoso

mi rivela Dio e -zampillante-

la creazione.

 

Bagheria,  26/06/1985

Giuseppe Di Salvo

* Disegni tratti dal libro “Le Gioie dell’Omosessualità (1985, s n c editore)

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GIOCHI DI LABBRA (DA “VENTITRE’”, PRIMO LIBRO DI POESIE DI GIUSEPPE DI SALVO)

15 Agosto 2008 5 commenti

*

Ci solleviamo

con giochi di labbra.

Ma tracce lasciamo

per terra.

Ogni liquido evapora.

La zolla assorbe

le gocce del ristoro.

Altri fusti verranno

con cortecce di velluto.

Candidi veli oscilleranno

al ritmo di danze

ricche di passi nuovi.

 

Bagheria 15/05/04

Giuseppe Di Salvo

 

*Giuseppe Di Salvo all’età di 32 anni, foto di Antonio Belvedere,  Bagheria, estate 1985.

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RINTOCCHI 55 DA ROSSE CAMPANE DORATE

10 Agosto 2008 7 commenti

*

Al risveglio

non c’è oggi

chi attende d’esser riposto.

Il cocchio è stanco,

le ruote d’oro

ascoltano il gallo

fra rumori d’auto

e battezzano il tempo.

San Lorenzo la noia toglie

all’oscurità dell’universo.

Le mani che mi stringono

hân corpi ricamati di bianco.

Anche le voci mutano:

restano spie di immagini

create da chi  -fuori-

con poche parole-

rompe il silenzio.

Il frullare d’ali dei piccioni

è attesa che scacazza.

Altri alati emettono suoni:

non c’è armonia coi ronzii

del nuovo giorno.

La mano agito per rivelare

i miei nuovi segni

e  - sul tavolo-  il vaso vibra-

tintinnando:  vi trema una rosa rossa,

petali ha ricavati dal mio sangue:

la poserò  - e lì morirà-

sul marmo infuocato

che le ossa copre della mia spenta mamma.

Le ore corrono e vita danno ai computer:

campane dorate con rintocchi rubati

al timbro dell’arpa: ben sento presente

chi manca ai miei cinquantacinque anni!

 

Bagheria, 10 agosto 2008

Giuseppe Di Salvo

*Giuseppe Di Salvo a Castellammare del Golfo, domenica 3 agosto 2008.

TOCCO DI PATTE (DA “VENTITRE’”, PRIMO LIBRO DI POESIE DI GIUSEPPE DI SALVO)

 

Trovo strade deserte

e abbracci

dati dal silenzio.

Venditori del Marocco

sono carne su scale di marmo

rosicchiate da passi di ignoti.

Schegge in agguato

feriscono

come fauci

di belve feroci.

 

Si toccano le patte

e sorridono.

Non visti

misurano gonfiori

e desideri.

Tendono mani

con occhi armati

di libidine.

 

I pantaloni sparano

dai centri abbottonati

coperti da panni oscuri

che fumano.

Sembrano pennuti

e s’alzano volate di piume nere.

Aspettano il  becco mendicante

con saliva che fila.

Offrono la gioia.

Allah osserva

con occhio di luna assente.

Eros cammina.

 

Bagheria 15/05/04

Giuseppe Di Salvo

  

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