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Archivio Febbraio 2009

GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA, “SICILIANI E SARDI” (SESTA POESIA, ESTATE 1976)*

27 Febbraio 2009 3 commenti

**

Siciliani e Sardi

col sesso

dipingono l’esistenza.

E’ dolore l’estasi

con lo spettro della gelosia.

Ci disintegra ciò che è pace.

 

Bagheria, estate 1976

Giuseppe Di Salvo

 

*Anche questa poesia fa parte della silloge Dalla Maddalena ed è pubblicata all’interno del mio libro “Da Bagheria Soffi Universali” (2004).

**Foto di Wilhelm von Gloeden (1890-1900): “Un ragazzo piange il suo amico morto”

G.D.

GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA, “CHE BEI RAGAZZI” (QUINTA POESIA, ESTATE 1976)

25 Febbraio 2009 2 commenti

*

Che bei ragazzi i Sardi!

Sembrano bimbi

cinti di nimbi

e votati ad un tacito dolore.

 

Bagheria, estate 1976

Giuseppe Di Salvo

*Anche questa quinta mia  breve lirica fa parte della silloge “Dalla Maddalena”  pubblicata nel mio libro “Da Bagheria Soffi Universali” (2004)

 

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MILK: SEAN PENN VINCE L’OSCAR, MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA. 2° OSCAR PER DUSTIN LANCE BLACK

23 Febbraio 2009 5 commenti

Sean Penn vince l’oscar per il film “Milk”, migliore attore protagonista. Al film di Gus Van Sant va un secondo oscar: miglior scenografia originale per DUSTIN LANCE BLACK.

DALLA MIA RECENSIONE DEL FILM “MILK” PUBBLICATA IL 26 GENNAIO 2009(…)

Bene, che dire ora del film? E’ un gioiello. Si tratta di un nobile documentario che distrugge una volta e per sempre lo stereotipo che vuole tutti i gay “scheccanti” o effeminati. Questo luogo comune tanto caro agli “etero-macchiette” viene annientato dalla magistrale arte interpretativa di Sean Penn che nel film è proprio Milk: il regista e l’attore danno dei gay una corretta visione comportamentale, senza nulla togliere alla sapiente arte ironica propria dei gay liberi (i freudiani “motti di spirito” sono ben altra cosa!) e alle checche che della rivoluzione gay americana sono state le antesignane. (…)

 

Del resto, forse tutti gli etero hanno comportamenti  da “macho” o sono tutti dinoccolati nel camminare? Solo per questo aspetto, come già successe a  Tom Hanks per il film “Philadelphia” diretto da Jonathan Demme (1994), a Sean Penn dovrebbero dare l’oscar (migliore attore protagonista maschile) per la sentita e ben riuscita interpretazione di Milk.

(…)

Chi vuole può andare a rileggere la mia recensione, la trovate più giù in questo stesso blog, basta scendere con la barra a destra.

G.D.

 

23 FEBBRAIO 2008: IL DISCORSO DI SEAN PENN ALLA CONSEGNA DEL SUO OSCAR COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA PER ‘MILK’

Comunisti frociaroli figli di buona donna! Questa non me l’aspettavo, però – e voglio che sia chiaro -  so quanto ho reso difficile farmi apprezzare. Sono commosso dall’apprezzamento e lo speravo a tal punto che ho scribacchiato dei nomi da ringraziare, nel caso voi foste effettivamente stati comunisti frociaroli figli di buona donna. E così, voglio ringraziare il mio miglior amico Sato Masuzawa. Il mio circolo di supporto, Mara, Brian, Barry e Bob. Il grande Cleve Jones. Il nostro straordinario scrittore Lance Black. I produttori Bruce Cohen e Dan Jinks. E soprattutto, come tutti noi attori sappiamo, il nostro regista che ha avuto la pazienza, il talento e la capacità di darci una voce, dal primo incontro alla sala di montaggio, e non ci sono mani migliori alle quali affidarsi che quelle di Gus Van Sant.

Infine, – solo altri due – ringrazio quelli che hanno visto i segni dell’odio venendo qui in macchina. Penso sia il momento giusto per tutti coloro che hanno votato contro i matrimoni gay affinché si siedano e riflettano, e comincino a vergognarsi e a leggere la vergogna negli occhi dei loro nipoti, se dovessero mai continuare a portare avanti le loro posizioni. Dobbiamo avere diritti uguali per tutti.

E solo altre due cose. Sono molto orgoglioso di vivere in un paese che ha eletto un uomo così elegante come Presidente. Un paese anche difficile che crea però artisti coraggiosi, e lo dico con tutto il rispetto verso gli altri nominati, ma artisti coraggiosi con una enorme sensibilità che li ha portato a grandi sfide. Mickey Rourke è tornato, ed è mio fratello. Grazie a tutti.

 

DUSTIN LANCE BLACK PARLA DI DIRITTI GAY DURANTE LA PREMIAZIONE PER MIGLIORE SCENEGGIATURA DI “MILK”

O mio Dio, questo non è stato un film facile da fare. Per primi vorrei ringraziare Cleve Jones e Anne Kronenberg e le persone che hanno condiviso le loro storie con me. Poi Gus Van Sant, Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, James Franco, e tutto il cast. I produttori Dan Jinks e Bruce Cohen, tutti alla Groundswell e alla Focus per aver accolto la sfida di voler raccontare questa storia che ha il potere di salvare una vita. Quando avevo 13 anni, la mia splendida mamma e mio padre mi hanno portato da San Antonio in Texas alla California, e qui ho sentito della storia di Harvey Milk. E mi ha dato speranza. Mi ha dato speranza di vivere la mia vita, di vivere un giorno la mia vita allo scoperto e che magari di potermii innamorare e sposare.
Voglio ringraziare mia madre perché mi ama per ciò che sono, anche quando venne spinta a non farlo. Ma soprattutto, se Harvey non ci fosse stato strappato ormai da 30 anni, penso che vorrebbe che dicessi a tutti i ragazzi gay e lesbiche lì fuori sminuiti dalla chiesa o dal governo o dalle loro famiglie, che siete meravigliosi, creature splendide, e non importa ciò che vi dicono, Dio vi ama e presto, ve lo prometto, avremo uguali diritti per tutti in questo grande paese. Grazie e grazie a Dio per averci dato Harvey Milk

 

 

 

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GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA, “VENUTO ALLA LUCE” (QUARTA POESIA, ESTATE 1976)

23 Febbraio 2009 1 commento

*

Venuto alla luce

orgoglioso e ribelle…

Poi per strada

-spesso vincendo-

ad affrontare

catene di parole,

ostacoli che frantumano l’IO.

La Sardegna è polvere gialla

puntellata di sangue:

il mare le avvicina il sole.

E i Sardi?

Ogni narice

schiude soffi universali.

Simulatori sulla pietra

che gode dei loro piedi.

Libere danze segnano

sui corpi ospiti.

Ogni catena fonde

oltre il mare:

li libera dal soffocante suolo.

Cagliari? Poetto?

Ragazzi e ragazzi:

giovani forti e villosi

sposano ciò che conoscono:

la libertà esplode col sesso.

E brucia fra pietre bianche.

 

Bagheria, estate 1976

Giuseppe Di Salvo

*ANCHE QUESTA POESIA E’ STATA PUBBLICATA NEL MIO LIBRO “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI” (2004): QUESTO E’ IL RISVOLTO POSTERIORE DELLA COPERTINA DEL LIBRO.

G.D.

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GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA, “ANGELI” (TERZA POESIA, ESTATE 1976)

18 Febbraio 2009 7 commenti

 

Angeli senza nome,

m’avete donato il calore

delle vigilie.

 

Angeli dal volto

selvaggio,

-oh, di nerboruti sessi

dotati-

nella notte

-in picchiata-

dal cielo sfrecciate

e con me

-qui a Poetto-

voi pure peccate.

 

Bagheria, estate 1976

Giuseppe Di Salvo

*COPERTINA DEL LIBRO CON RISVOLTO ANTERIORE: ANCHE QUESTA POESIA E’ CONTENUTA NELLA SEZIONE “DALLA MADDALENA”.

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GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA, “VERRA’ L’AUTUNNO” (SECONDA POESIA, ESTATE 1976)

16 Febbraio 2009 9 commenti

*

Verrà l’autunno:

ogni foglia fradicia sarà gioia,

calpesterò echi di tristezza.

L’inquietudine sarà danza nell’ignoto,

richiamo del mondo umile

che animò la mia fanciullezza,

del ballo famigliare

che fa grande la pazzia…

Vizio borghese

portavo a Sinistra,

la perversione, invece,

curava la Destra.

Sangue non visto

dal corpo schizzava,

lasciava tracce

nei segreti luoghi del piacere.

Popolari trattorie

custodivano i miei gesti,

mi riscattava  -nel servire-

la copiosa mancia e la competenza:

nei soldi incisa è la libertà.

 

Ora

sono in terra sarda

su un treno che sfonda l’ignoto.

Tuona. Diluvia. Lampeggia.

Dio è pioggia,

lava e benedice,

bacia gli umili

e non le teorie.

Maledice ogni parola

di chi ferisce e non riconosce

il valore dell’altrui sangue.

 

Oh,

come brucia l’estate

giunta al crepuscolo!

E l’imminente autunno

m’appare verde verde:

son ritornate le foglie,

mi abbracciano gli alberi.

 

 

Bagheria, estate 1976

Giuseppe Di Salvo

*CARLO PULEO: RITRATTO DI GIUSEPPE DI SALVO (OLIO SU TELA, 2004) PER IL RETRO COPERTINA DEL LIBRO DI POESIE DI GIUSEPPE ”DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”.

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SARDEGNA: DA OGGI SI VOTI RENATO SORU. LA FORZA DEL DIALETTO CONTRO IL “NEOFASCIMO” DEI DUCI IN TV!

15 Febbraio 2009 3 commenti

IL COMIZIO RIVOLUZIONARIO IN LINGUA SARDA DI RENATO SORU: LA TRADUZIONE. 

Questa è la traduzione del discorso che Renato Soru ha tenuto a Seneghe, nell’alto Oristanese,  mercoledì sera.  Un comizio interamente in sardo, più precisamente in “sanlurese”, la lingua di Sanluri, il paese dove è nato. Ci sono lunghi stralci dedicati alla lingua, un antico dibattito in Sardegna. E ampi frammenti riguardanti la poesia. Non è casuale: a Seneghe, ogni anno, si svolge “Il settembre dei poeti”, una bella sfida a colpi di versi. Da “L’Unità.it”
La traduzione è di Daniela Amenta

Mi è venuto in mente, se non vi dispiace troppo, di parlarci in sardo.
Alla fine di questa campagna elettorale che è già durata 40 giorni, 45 giorni… magari si poteva lavorare di più. E magari c’è anche  il rischio che le parole mi arrivino in ritardo… però ci tenevo a parlare tra di noi in sardo, in “sanlurese” che è diverso dal sardo di Seneghe, dal sardo di questi paesi. Penso che possiamo capirci, comunque, bene. Perché ci tengo a parlarvi in sardo?
Perché in questi anni abbiamo tentato di fare ogni cosa per dimostrare quanto sia necessario rispettare e comprendere meglio il valore delle nostre cose, della nostra terra, dell’agricoltura, della possibilità di continuare a occuparci di agricoiltura e pastorizia. Dimostrare di essere bravi a trasformare i prodotti della terra in cose da mangiare ma di grande qualità… Dimostrare il valore che c’è negli scalpellini, in tutti gli artigiani, in tutta quella grande sapienza che viene dai tempi passati e che oggi sembra non essere in grado di farci vivere bene rispetto a quelle che sono le pretese dei tempi odierni. Però questi valori non sono da buttare, non sono da mettere da parte cercando altri valori che a volte servono a poco o altri valori che a volte non si trovano proprio.
Allora la responsabilità della politica è quella di guardare nuovamente bene le cose, di comprendere il valore delle cose nuove, di capire il valore della modernità, ma di capire anche che sarebbe sbagliato buttar via tutto, buttare tutto troppo velocemente e capire, alla fine, che ci troviamo più poveri anzichè più ricchi.
La lingua, per esempio, non è una cosa da tirar via così semplicemente… è una grande ricchezza. E’ una ricchezza grande che possiamo capire solo se pensiamo a cosa sarebbe la Sardegna senza una lingua.
Bene, io penso che una Sardegna senza lingua semplicemente non esisterebbe più, sarebbe un’altra cosa. Forse avrebbe lo stesso nome e, probabilmente, rimarrebbe un’isola nel Mediteranneo ma la Sardegna come ce l’abbiamo in mente, la Sardegna di una gente, la Sardegna di un popolo, la Sardegna di una storia… la Sardegna, semplicemente, non ci sarebbe più.
Quando non c’è più una lingua sparisce per sempre l’identità di un popolo. Provate a pensare agli indiani d’America, che sono stati asserviti, che non hanno più la loro lingua e che sono costretti a parlare in una lingua che è totalmente diversa dalla loro, che è semplicemente la lingua di chi li ha sterminati. E ora stanno cercando con il computer, in qualche maniera hanno trovato 100, 200 parole… forse 300… e spendono un sacco di soldi per cercare di mettere assieme una lingua che hanno perso per sempre.
La lingua è di grande importanza. E allora, bisogna comprenderne il valore e bene fate a Seneghe, come in altri paesi, a parlare nuovamente della piazza dei balli, a parlare nuovamente di poesia, a parlare nuovamente di tante cose delle quali, per troppo tempo, non abbiamo più compreso il valore. E come è possibile non abbia valore la poesia di Montanaru, di Peppino Mereu, di Benvenuto Lobina, di Raimondo Piras, di Sotgiu, dei tanti che hanno fatto poesia?  Ed io che, come molti di voi,  ho studiato, perfino le lettere classiche …  ci hanno fatto studiare ogni cosa, ogni dettaglio della cultura degli altri, e neanche un cenno della nostra… neanche un cenno sulla nostra cultura.  Sono dovuto diventare più grande per sapere che c’era poesia, che c’era letteratura, che c’era gente che aveva scritto cose belle, ma non cose che riguardavano altre terre, altri paesaggi, altri uomini e altre donne ma gente che aveva scritto cose belle su noi stessi.
E allora la Regione ha fatto cose per la lingua sarda in questi anni, ha cercato di fare cose che anche voi avete fatto nel vostro paese. Prima di tutto ha cercato di smetterla di discutere all’infinito sulla lingua sarda in italiano. Proseguendo a parlare in italiano ognuno aveva un suo pensiero, ognuno aveva una sua opinione e queste opinioni erano sempre per discutere e mai per mettersi d’accordo, per decidere qualcosa. Per la prima volta la Regione ha parlato in sardo… ha parlato in sardo nella giunta regionale… ha parlato in sardo nel consiglio regionale… il presidente della regione ha parlato in sardo in momenti ufficiali, per cercare di dire che non c’è vergogna a saper parlare in sardo, non è vergogna. Saper parlare in sardo non è una cosa dei poveri, è una cosa dei ricchi, è una cosa di tutti.
Il sardo non è una lingua minore è una lingua preziosa, preziosissima. E’ una bella lingua, è una lingua che ha permesso ai padri e alle madri di allevare i figli, ha permesso di discutere, ha permesso di lavorare, di cavarsela, ha permesso di cantare la ninna nanna ai figli, ha permesso di voler bene e qualche volta di combattere. E’ una lingua importante che non dobbiamo perdere, e credo che abbiamo fatto bene in questi anni per la prima volta a ribellarci e a dire: “Sai, c’è una novità… per la prima volta la regione sarda parla in sardo!”
Parliamo italiano, parliamo inglese, abbiamo fatto una grande politica che si chiama ‘Sardina speaks english” in cui abbiamo cercato di insegnare l’inglese non solo nelle scuole, non solo con le ore serali nelle scuole, ma a tutti, a tutti quelli che lo vogliono imparare: alle mamme, ai padri, a tutti quelli che stanno lavorando e che non vanno più a scuola da tanto tempo. Abbiamo cercato di imparare l’inglese ma abbiamo riscoperto il valore del sardo, parlandolo.  Abbiamo cercato di scoprire il valore del sardo anche scrivendolo. E su questo c’è sempre stato un dibattito troppo lungo… Qual è il sardo scritto? E’ vero… c’è il sardo di Seneghe, c’è il sardo di Sanluri, c’è il sardo dei galluresi, c’è il sardo dei logudoresi, c’è il sardo dei poeti… però, se ci fermiamo solamente a guardare le diversità e non capiamo che tra tutte queste diversità c’è anche una unità grande che ci permette di parlare e di capirci anche in questo momento, se non riusciamo a riconoscere questa unità siamo persi.
E allora la Regione ha stabilito che c’è una unità, una lingua sarda che ci unisce e che almeno nella forma scritta dobbiamo cominciare a utilizzare. Non per fare domanda alla Regione ma per rivolgerle verso l’esterno.
Una novità che ci permette di presentarci fuori dalla Sardegna, di presentarci al Governo, anche all’Unione Europea come un popolo che ha una lingua scritta. E come popolo che ha una lingua scritta abbiamo una dignità. Andiamo riconosciuti come minoranza linguistica. Una minoranza linguistica, come tale, ha il diritto di essere ben rappresentato nell’Unione Europea, nel Parlamento Europeo.
Probabilmente è la prima volta che si fa un comizio in sardo e sono contento di averlo fatto.

*************************

NOSTRO COMMENTO

Rullino i tamburi: chi ha amici, amanti, parenti in Sardegna suggerisca di votare per Renato Soru. Si ricorda che si può dare anche il voto disgiunto, può cioè votare per Renato Soru anche chi vota candidati del centrodestra. Berlusconi con le sue televisioni ci vuole omologare: e l’uso che ne ha fatto nella campagna elettorale in Sardegna non è già il primo di una serie di brogli elettorali? Dov’è, infatti, la “par condicio”? E perchè tacciono tutti gli esponenti del centrosinistra e non vanno ad occupare tutte le sedi RAI? E’ mai possibile che deve essere sempre Pannella ad occuparsi di ciò?

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: DALLA MADDALENA: “ANARCHICO” (PRIMA POESIA, ESTATE 1976)

14 Febbraio 2009 3 commenti

*

Duri

i tratti del suo volto

e alla violenza votati;

il suo perfetto corpo

-coperto da stracci laceri-

modellava segrete bontà;

nudo

accendeva  zone sacre

nella carnosa mappa.

Anarchico era

e mendicante.

Posava -in piena estate-

sui castelli

dei suoi ventisei inverni.

Piangeva e l’amai.

Soffocò lo spirito ribelle

e mi sparse sul petto

rigagnoli d’amore.

 

In marcia io ero

e coi radicali.

Sulla nonviolenza

giocando-

lui un poco rompeva.

 

Sognai

ed ebbi orgasmi.

Nei nostri occhi

-specchi che solleticano l’anima-

v’erano neri

i petali dello spavento:

la diffidenza l’emozione gelava.

Come lasciare La Maddalena?

Condividevo una gioia

che il dolore non dice.

E con forza incise

l’ultima sua stretta!

 

 

La Maddalena, estate 1976

(Aggiornamente del settembre 2003)

Giuseppe Di Salvo

 

*Questa poesia “Anarchico” fa parte di una silloge di 14 liriche raggruppate col titolo “Dalla Maddalena”. Sono state scritte nell’estate 1976 nel corso di una marcia nonviolenta da me fatta in Sardegna insieme ai compagni Radicali. Allora con noi marciava anche Marco Pannella e Mauro Mellini. Ci fu una carica della polizia. Io avevo appena 23 anni. Queste 14 liriche sono state da me rivisitate nell’estate del 2003, ventisette anni dopo. E oggi fanno parte del mio volume di poesie  “Da Bagheria Soffi Universali” (2004).

G.D.

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GIUSEPPE DI SALVO: VOLTI D’AFRICA

11 Febbraio 2009 6 commenti

*

Per anni ed anni

danzò l’Africa

a casa mia. E sognai.

Un faraone d’oro

divaricò tornite gambe,

pendeva bruna e circoncisa

la proboscide che solleva:

e mi donò le stelle!

Volammo sul tappeto

e nello splendore apparve

un figlio occulto d’Algeria!

Allah mi riportò al suolo,

qui forte ululava lo scirocco,

fu oasi e deserto

l’amplesso col Marocco.

Dimorai su calde dune,

il seme di folletti tunisini

rendeva fertile il mio harem:

sabbia gialla sparsa

già bruciava dentro.

Posò l’Islam a Bagheria.

Maometto schiodava

sanguinanti corpi

e li bruciava-

e bianco,

bianco fuoco lento colava.

V’erano gesti

coi colori dell’estasi

nel loro ansimare:

fresche aurette salmastre

come doni del mare.

 

      Il desiderio è lotta

     rinnega l’Unico

    unge la carne

   evapora

  schizza caldo…

 Ogni peccato purifica-

dall’alto- il sole.

 

Dov’è il tamburo, Karim?

Diffonda l’eco

i rulli dell’oblio,

il mio ventre danza

al suono d’ogni perdita-

scie di luci nel dolore!

 

Bagheria, luglio 1999

Giuseppe Di Salvo

*GIUSEPPE DI SALVO A DOUZ (TUNISIA) 16 LUGLIO 1999: GENEROSO ALLAH E MISERICORDIOSO!

                  

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ELUANA ENGLARO E’ MORTA, MENTRE AL SENATO SI DISCUTE SULLA MORTE DELLE LIBERTA’ INDIVIDUALI.

9 Febbraio 2009 4 commenti

 

Da decenni se ne fregano di legiferare sul testamento biologico, a destra e a sinistra. Da decenni ci rubano soldi, diritti e democrazia. Da decenni Berlusconi fa solo i propri interessi. Da decenni il Vaticano entra a gamba tesa in quelli che dovrebbero essere i diritti individuali delle persone. E della sua etica a molti cittadini italiani non gliene frega nulla. Sappiamo che a loro, ai prelati, interessano soldi, soldi e sempre soldi. E ancora in Senato hanno il coraggio di andare avanti per tentare di discutere un’ inutile legge. E quel cinico senatore Quagliarello andrebbe messo in un centro rieducativo quando accusa chi la pensa diversamente da lui che Eluana è stata assassinata. Vergogna, Berlusconi! A casa! Vergogna, Casa delle presunte “libertà”, a casa! Teodem del cavolo, a casa! Casini pluridivorziati, a casa! Quanto ad Eluana Englaro, onore a te e a tuo padre e a tua madre e ai tuoi amici: che lezione di civiltà a quei senatori che ci vogliono imporre leggi ingiuste ed incivili. Eluana, avevo detto che eri per noi il MIRACOLO LAICO: E MUORI MENTRE IN SENATO UNA MAGGIORANZA CLERICO-FASCISTA CI VUOLE IMPORRE LEGGI DEL TUTTO ILLIBERALI!

Riposa in pace, Eluana. Non senza commozione.

Giuseppe Di Salvo e tutta la redazione del blog. 

*DAL LIBRO “ELUANA” SCRITTO DA BEPPINO ENGLARO, PADRE DI ELUANA, CON LA COLLABORAZIONE DI ELENA NAVE.

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