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GIUSEPPE DI SALVO: QUADRI DI UN’ESPOSIZIONE IN MEMORIA DI IPPUS MAIOR. AMO’ E UCCISE ERMANNO RANDI!

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Parte terza

Riportiamo ora cosa scriveva il “Giornale di Sicilia” del 3 novembre 1951.

Linguaggio d’epoca, refusi ed errori saranno messi in grassetto:

Roma, 2 novembre.

Le indagini della polizia di Roma sull’assassinio dell’attore cinematografico Ermanno Rossi, noto con il nome d’arte di Mario Randi compiuto dal commerciante siciliano Giuseppe Maggiori da Bagheria, tendenti ad accertare i rapporti intercorsi nel passato tra i due e i veri motivi che hanno spinto il Maggiori ad uccidere e, quindi, a tentare il suicidio. (Nel periodo manca qualcosa, ndr).

   Il Maggiori conobbe il Randi un anno fa a Palermo, mentre l’attore lavorava al film “Il fuorilegge”, nel quale interpretava la parte del bandito Giuliano. Dopo qualche tempo il Randi si recava in Argentina per affari, da dove tornò in Italia dopo alcuni mesi. Incontratisi di nuovo, il Rossi e il Maggiori  decisero di andare ad abitare nell’appartamento di via Apulia, teatro della tragedia. La vita in comune si svolgeva nella normalità. Nessuna donna era adibita alla pulizia della casa; le faccende domestiche venivano assolte dal Maggiori, il quale provvedeva anche all’acquisto e alla preparazione dei cibi, mentre il Randi svolgeva il suo lavoro di attore.

   L’appartamentino è stato sottoposto ad accurate indagini da parte delle autorità inquirenti, le quali hanno rinvenuto copiosa corrispondenza svoltasi fra i due amici, una fotografia di una ragazza palermitana a nome Gianna, che nel 1950 era fidanzata del Maggiori, alcuni libri tra cui l’enciclopedia sessuale del Froid, “Furore” di Steimberg e “Rebecca” di Du Manier. Grande disordine era dappertutto, provocato dalla colluttazione svoltasi tra il Rossi e il Maggiori, poi i sei colpi della pistola che quest’ultimo sparò e che abbatterono l’amico.

   La polizia non ha ancora fornito particolari sul contenuto delle tre lettere che l’assassino ha scritto nei giorni scorsi al Rossi stesso e al padre di questi. Si sa, comunque, che esse rivelano i motivi del delitto e lo svolgimento dei rapporti intercorsi tra i due amici. Ma l’assassino, interrogato dalla polizia, è stato esplicito: “Avevo tutto il diritto di ucciderlo  -egli ha detto-  in quanto mi sono sacrificato per lui.

   L’assassino sino a stamane ignorava ancora la morte del Rossi e aveva espresso la speranza che egli guarisse presto: però in giornata gli è stato comunicato il decesso, essendo stato denunziato per omicidio premeditato e nei prossimi giorni verrà tradotto dall’ospedale alle carceri.

   Del suo proposito omicida sembra che egli non abbia fatto mistero con il Rossi, il quale aveva sempre risposto con scherzi. Alla notizia egli ha pianto. La salma dell’attore si trova all’obitorio per l’autopsia ed è stata oggi visitata dal padre e da altri familiari venuti da Perugia, dove si erano recati per deporre fiori sulla tomba di famiglia in occasione della commemorazione dei defunti.

   L’attore, prima di morire al giovane operaio che lo accompagnava all’ospedale, gli domando se il suo viso fosse sfregiato. All’ospedale, sentendosi prossimo a morire, chiese i conforti religiosi che gli furono impartiti da un cappellano.

   Ermanno Rossi la sera precedente al delitto aveva girato ad Ostia una scena del film “Trieste mia” nel quale rappresentava la figura di un partigiano, che muore combattendo. Per il terrore che egli aveva per le armi e forse per uno strano presentimento, egli raccomandava vivamente al tecnico balistico che fossero nuovamente controllati i fucili, che venivano adoperati per la scena della battaglia e che dovevano sparare solamente a salve.

   Terminato il lavoro si apprestò a rientrare a casa, nonostante il maltempo che si abbatteva su Roma e le insistenze dei colleghi di attendere la fine del maltempo. Il Rossi stava trattando con un produttore la lavorazione del film “Relitto umano” soggetto scritto da lui.

 

Qui finisce l’articolo del 3 novembre 1951. Poi? Il nulla!

Mesi dopo, il mio amico Tommaso Di Salvo, consulente alla cultura del comune di Bagheria, mi prestò un “Dizionario del Cinema Italiano” (Dizionari G GREMESE). Aprii alle pagg. 407-408 e lessi la voce: RANDI Ermanno Rossi, Arezzo 1920- Roma, 1 novembre 1951. A questa voce vi rimando. Ma qui vi riporto un breve brano: “…Dopo aver interpretato numerosi film e con una promettente carriera davanti a sé, Ermanno Randi viene ucciso con cinque colpi di rivoltella dal suo compagno convivente.” Il linguaggio del dizionario è già più evoluto. Notizie su Randi le potete trovare oggi anche su Internet. Io, invece, con questi miei articoli, vi ho voluto parlare della toccante umanità di Ippus Maior, cioè dello sconosciuto artista Giuseppe Maggiore, assassino, come si dice, di Ermanno Randi.

   Tommaso Di Salvo aveva avuto da me le fotocopie degli articoli  del “Giornale di Sicilia” e in un’intervista fattagli dall’amico Maurizio Padovano e pubblicata all’interno del libro “Lo Spettatore implacabile” (Eugenio Maria Falcone Editore, 2006) alle pp. 51-52 così si esprime.

M. P. :-Se con la produzione di “Vulcano” siamo in pieno gossip, con la vicenda Randi-Maggiore, pochi anni dopo, Bagheria è direttamente toccata da uno dei pochi potenziali grandi “scandali” del cinema di allora. Cosa ricordi dellda vicenda?”

T. D. :-Ricordi ufficiali pochi, soltanto le dicerie popolari. Ma ho avuto modo, più tardi, di conoscere personalmente Giuseppe Maggiore e di farmi un’idea della vicenda. Maggiore, di famiglia borghese, benestante, si reca a Roma nell’immediato dopoguerra per studiare canto lirico, la sua passione. Probabilmente aveva già conosciuto Randi nell’esercito, ma su questo non ho mai avuto notizie sicure.

M. P. :-I giornali dell’epoca parlano di una conoscenza avvenuta in Sicilia, nel ’49, mentre Randi interpretava il bandito Giuliano ne “I fuorilegge”.

T. D.  :-No, secondo il racconto dello stesso Maggiore la conoscenza va collocata qualche anno prima. Comunque, Maggiore aveva buona disponibilità economica, aveva casa a Roma e i due cominciarono a vivere insieme, in un appartamento in via Apulia. I giornali dell’epoca non parlarono mai apertamente di relazione omosessuale: eravamo nel 1951, e l’omosessualità era tabù inespugnabile. Per questo, secondo me, il potenziale scandalo fu soffocato sul nascere. Una “tragedia della gelosia”, al maschile, non era ancora materia per gossip. Maggiore uccise Randi sparandogli diversi colpi di pistola, nel loro appartamento. Randi in quel momento era un attore di grosse potenzialità: si era già distinto in film quali “Enrico Caruso”, “Il fuorilegge”, “Lebbra bianca”, film importantissimo con il quale per la prima volta, in Italia, si affrontava il tema della tossicodipendenza. La conclusione giudiziaria per Maggiore fu molto triste: condannato per infermità mentale, scontò la sua pena al manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto.

Come nel destino giudiziario, anche nel sentire comune Maggiore venne semplicemente etichettato come pazzo. Aveva ventinove anni all’epoca dei fatti. Rientrò a Bagheria quasi vecchio, comunque molto provato dalle sue esperienze. A Bagheria condusse vita grama, da clochard: i rapporti con la famiglia d’origine erano pressoché nulli. Riusciva a racimolare qualcosa dipingendo e vendendo tele, spesso, agli impiegati comunali: quadri terribili, con soggetti onirici  -e chiari riferimenti alla sua esperienza di internamento- e colori stridenti, metallici. Quadri difficili che firmava Ippus Maior. Ricordo una tela con uomini nudi e incatenati. Ma oggi è difficilissimo, quasi impossibile, sapere dove siano andate a finire le opere di Maggiore. Mi piacerebbe organizzare una mostra con tutto ciò che di Ippus Maior si riesce a trovare, ma fino a ora i miei tentativi sono tutti caduti nel vuoto. A un mio amico lui personalmente raccontò di aver bruciato, durante un inverno particolarmente freddo, alcune delle sue tele per riscaldarsi. Sapendo della sua estrema povertà, la cosa non mi ha sorpreso. In realtà, a parte la vendita di qualcuna delle sue opere, Maggiore, nei suoi ultimi anni di vita, ha tirato avanti grazie alla generosità di un altro omosessuale che gli procurava, in maniera rispettosissima, il necessario per tirare avanti.

 

Quando il libro “Lo Spettatore implacabile” venne presentato, era presente l’amico regista  Peppuccio Tornatore, io feci un intervento e ricordai la vicenda Maggiore-Randi col chiaro intento di appoggiare l’iniziativa di Tommaso Di Salvo, cioè  quella di organizzare una mostra con le opere di Ippus Maior. Il pittore Mario Liga, un altro amico da alcuni anni scomparso, stimava la pittura di Giuseppe Maggiore. Un giorno a casa mia vide l’unico quadro di Maggiore in mio possesso, lo intitolammo insieme  “Altre Visioni” e disse: “E’ bello, va decodificato tenendo conto dell’alchimia presente nell’uso che Maggiore fa dei colori”. Ma per organizzare “I QUADRI DI UN’ ESPOSIZIONE” in memoria di Giuseppe Maggiore occorrono almeno una ventina di tele. Dove trovarle? Chi ne ha qualcuna dalle nostre parti batta un colpo: lo dico soprattutto ai Bagheresi! E’ giusto che oggi si parli di un artista e non di un “assassino”. La vicenda di cronaca per noi da tempo è ormai chiusa. La memoria dell’artista, invece, deve essere valorizzata e ricordata a futura memoria.

Cosa ci insegna la vicenda d’amore Maggiore-Randi?

Primo insegnamento

Le poche notizie esistenti tendono tutte a valorizzare l’attore Ermanno Randi. E sia! Questi ha girato una ventina di film, ma forse solo in tre ha il ruolo di protagonista: “I fuorilegge” (1949), “Enrico Caruso” (1951) che gli diede notorietà e “Trieste mia” o “Trieste del mio cuore” del regista Mario Costa, uscito postumo nel 1952. Il regista Costa, visto che alcune riprese finali del film non venivano bene, le fece ripetere tante volte sul set costruito a Fiumicino, arrivando fino all’alba del primo novembre. E Randi rientrò  stanco e assonnato alle tre del mattino nel suo appartamento di Roma, dove l’attendeva il suo compagno e convivente Giuseppe Maggiore, il quale non volle credere che il ritardo dell’amico fosse dovuto solo a motivi di lavoro. E gli sparò ben sei colpi di rivoltella: solo tre lo colpiranno mortalmente. Ma qui oggi noi tendiamo a valorizzare anche la figura umana ed artistica di Giuseppe Maggiore.

Secondo insegnamento

Se Randi è nato nel 1920, ci vuole poco a capire che il 1° novembre del 1951 l’attore aveva 31 anni. E non 22 come scriveva il “Giornale di Sicilia”. E’ solo un errore di stampa? No! Come ci ricorda Giovanbattista Brambilla tutti gli altri giornali non davano più di 28 anni al Randi. Ma la verità è questa: in quel lontano 1° novembre 1951 Randi aveva 31 anni, era più grande di Giuseppe Maggiore che ne aveva 29. Come mai questa voluta confusione? Ce lo spiega Brambilla: “Stranamente tutti i giornali riportano come età dell’attore 28 anni, mentre invece ne aveva già 31, due meno del suo assassino. Si preferiva portare avanti lo stereotipo del giovinotto, soggiogato da un uomo più anziano e pervertito. Nelle foto l’omicida appare come un tipo banale, assolutamente non bello che dimostrava almeno vent’anni in più.”

   Ma non è così! Come ho già ricordato, Maggiore era un bell’uomo dall’aspetto raffinato ed aristocratico. Commise un delitto passionale, è vero. Ma come lo può fare chiunque per gelosia: etero o gay. Allora c’era una mentalità persecutoria e omofobica nei confronti degli omosessuali: di questa mentalità non era immune neanche la sinistra italiana. Sapete come  intitolava “L’Unità” un articolo uscito pochi giorni dopo il delitto? Eccolo: “L’ASSASSINO AVEVA VISTO NELL’ATTORE UNA FACILE FONTE D’INFAME GUADAGNO”.  Balle di sinistra!

E lo abbiamo dimostrato con la nostra ricerca. Brambilla ci svela anche parte del contenuto delle lettere scritte dal Maggiore prima di attuare il delitto. In quella indirizzata alla famiglia di Randi si legge: “Ho amato vostro figlio teneramente e l’ho conosciuto assai più intimamente di voi. Volevo portarlo sulla retta via ma non ci sono riuscito. Vi chiedo perdono.” Nella lettera indirizzata alla polizia raccomandava invece di non dare troppa pubblicità al delitto.

Perché intitolare una probabile mostra delle opere di  Ippus Maior “QUADRI DI UN’ESPOSIZIONE”? Il titolo non è evocativo di un’opera del musicista russo Modest Mussorgsky (1839-1881)? Proprio così! Del resto Mussorgsky non aveva dedicato i suoi “Quadri” musicali al suo amico architetto Victor Hartmann da poco morto? Organizzare la mostra in memoria di Giuseppe Maggiore sarà difficile perché le sue tele sono polvere dispersa dal vento. Ma per noi amore è conoscere, e conoscere è ricordare. Abbiamo scritto ciò consapevoli come siamo che la memoria, in questo caso, sta avendo un non irrilevante futuro.

Bagheria, 24/ maggio/2009

Giuseppe Di Salvo

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*GIUSEPPE MAGGIORE: “ALTRE VISIONI” (ANNI OTTANTA), OLIO SU TELA, PROPRIETA’ GIUSEPPE DI SALVO.

 

**Articolo del 3 novembre 1951 pubblicato dal “Giornale di Sicilia”.

  1. ENZA VENTIMIGLIA: EGREGIO LAVORO!
    24 Maggio 2009 a 12:40 | #1

    Il lavoro di ricerca, documentazione, il racconto del vissuto umano di questa straziante vicenda è un contributo di alto valore che ci obbliga a riflettere su come certi “vizietti” culturali siano un po’ duri a morire e mi riferisco, come ovvio, alla mentalità persecutoria e omofobica nei confronti degli omosessuali: di destra come di sinistra.

    La memoria (quanto hai ragione, Giuseppe!) ha un ruolo di primissimo piano nella dignità che deve caratterizzare la Storia.

    Mi auguro che si riesca a realizzare una mostra in memoria di Giuseppe Maggiore.

    Enza Ventimiglia

  2. GIUSEPPE DI SALVO: ALLE ELEZIONI EUROPEE IL VOTO PER LA LISTA PANNELLA-BONINO
    25 Maggio 2009 a 7:35 | #2

    CHE CASINI COERENTE!

    Siamo alla propaganda comica: Casini vuole difendere l’identità cristiana in Europa (poveri Cristi!) e manda, ci auguriamo, un segnale in codice ai preti pedofili: “Non organizzatevi in partito altrimenti devo difendere le vittime dei vostri abusi”. E’ come dire ai mafiosi:” Non organizzatevi in partito altrimenti devo ritirare dal mercato le immaginette della Madonna per evitare riti di iniziazione all’aperto.” Viva l’ipocrisia organizzata in partito! Ma chi lo deve votare? Noi voteremo con orgoglio la LISTA BONINO-PANNELLA per cercare di sradicare l’ipocrisia dalle facce inCasinate del mondo.

    Giuseppe Di Salvo

  3. GIUSEPPE DI SALVO: IL CONCERTO DIRETTO DA LORIN MAAZEL? UN TRIONFO! MA IL “RIQ”?
    26 Maggio 2009 a 8:03 | #3

    Il Concerto diretto ieri sera (25/05/2009) dal maestro Lorin Maazel al Teatro Massimo di Palermo -musiche di Marcel Khalifé e Gustav Mahler con bis dell’Intermezzo dalla Manon Lescaut di Puccini- è stato davvero un trionfo.

    Ma dov’era il “RIQ”? E chi ha sentito il pianoforte, sempre nella prima parte, piazzato nell’orchestra? Ci ritorneremo: a presto!

    Giuseppe Di Salvo

  4. GIUSEPPE DI SALVO: SU “FAI NOTIZIA” MI SCRIVE SILVANA MAGGIORE, NIPOTE DI IPPUS MAIOR…
    30 Maggio 2009 a 20:47 | #4

    Zio Peppino

    Inserito da Silvana Maggiore il Sab, 30/05/2009 -17:13 SU “FAI NOTIZIA:

    E’ da sempre che cerco di sapere qualcosa di più di quella famosa notte… ma per i miei ero troppo piccola per una tragedia di quel genere. Non so perchè, proprio oggi, ho digitato il suo nome su google ed è venuto fuori il tuo blog con l’articolo del 1951.

    Ho conosciuto zio Peppino la prima volta nell’ospedale psichiatrico di Aversa e l’ho poi incontrato alcune volte dopo la sua scarcerazione: un uomo che, nonostante tutto quello che aveva passato, rimaneva sempre affascinante e misterioso (o almeno così lo ricordo io).

    Penso di avere uno o due quadri dello zio Peppino (probabilmente dei primi tempi) quindi contattami se dovessi muoverti per la mostra; devo cercarli in quanto ho cambiato casa un paio di volte e non sono sicura di averli ancora.

    A presto risentirci.

    Silvana Maggiore

    ***************************

    Sempre su “Fai Notizia” così rispondo a Silvana Maggiore:

    Cara Silvana…

    30/05/2009 – 18:11

    Cara Silvana,

    non senza commozione ho letto il tuo breve intervento qui su Fai Notizia. Mi fa piacere che hai capito le mie intenzioni: tuo zio era un nobile, un signore e, al di là di quanto è successo quella notte del 1951 (io non ero nato, ma gli eventi mi furono narrati dopo e li ho tenuti incisi nella memoria per molto tempo come peronali segreti), io ho solo un desiderio, quello di poter realizzare una mostra per onorare la memoria artistica di tuo zio. Io ho un solo quadro, tu ne hai due… e già siamo a tre! Mi puoi aiutare. Saprai che a Bagheria sono molto conosciuto. Ma io non credo di conoscerti o forse mi sbaglio? Comunque puoi contattarmi in due modi: puoi lasciarmi un messaggio presso l’edicola di Pippo Bonura, nel Corso Umberto. Pippo è informato delle mie intenzioni, e magari potrai lasciarmi lì il tuo recapito telefonico. O al “Gelato In” in via Libertà, rivolgendoti a Nino o a chi trovi alla cassa… Puoi inoltre visitare il mio blog: (www.giuseppedisalvo.blog.tiscali.it), vi troverai tutte e tre le puntate della mia ricerca pubblicate.

    (E, se vuoi, puoi lasciare qualche altro commento con le indicazioni che ritieni opportune per contattarti e specifacre se devo pubblicarlo o no).

    Grazie, un caro saluto,

    Giuseppe Di Salvo

  5. G. DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA LA TERZA PARTE DELLA STORIA DI IPPUS MAIOR
    12 Giugno 2009 a 13:42 | #5

    “Il Settimanale di Bagheria”, da oggi in tutte le edicole cittadine, pubblica la terza parte delle mie ricerche sulla storia d’amore fra il pittore Ippus Maior, Giuseppe Maggiore, e l’attore Ermanno Randi col titolo “Quadri di un’esposizione in sua memoria”. Non perdetevela! E divulgate sempre questa Dimenticata Novella! Grazie,

    Giuseppe Di Salvo

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