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Archivio Giugno 2009

GIUSEPPE DI SALVO: LAURENT (DA “SCHIZZI”, LUGLIO 1994)

29 Giugno 2009 6 commenti

Fughe romantiche.

Laurent sputava,

purificava la Senna…

      -Fu caldo il vento

       per le strade di Berlino;

       Francoforte moriva

       negli hotel di Heidelberg.

       Vi dimoravano i glutei

       di Adriano

       e  -con forza priapea-

       lacerava il tempio solenne.

       Ooohhh!!!   Notte di Lobbach!

       Pulsava il suo orifizio

       partecipe del piacere

       che la grossa verga vibrante-

       al mio-  con folle danza dava.

       Altrove sfilava l’ombra e il nulla.-

Chi vuole il bacio

del sole che porta alla morte?

Come pesano i coglioni!

Dì diciassette

alla castità parigina votati…

Laurent, Laurent,

fregato sei,

nuda è la corporea tua esca!

Mi seduce nel rifiuto.

Riecheggia di Gounod

il Repentir,

si rivela Dio e tutto risplende

nell’oscura voce

di Jessye Norman.

La purezza?

Salvezza che purifica…

incedono lacrime.

 

Parigi, luglio 1994

Giuseppe Di Salvo

*Paris: Pont Saint-Michel

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GIUSEPPE DI SALVO: GAY PRIDE A PARIGI, SFILANO IN 700.000. C’E’ IL SINDACO DELANOE! E LIZA MINNELLI!

28 Giugno 2009 2 commenti

Liza Minnelli, marraine cette année de la marche des fiertés, accompagnée par Bertrand Delanoë, maire de Paris. 

…E LA GRANDE LIZA MINNELLI!
Liza Minnelli, marraine cette année de la marche des fiertés, accompagnée par Bertrand Delanoë, maire de Paris.La Marche des fiertés homosexuelles, qui revendique «l’égalité réelle», et célèbre 40 ans de lutte, a été marquée cette année par la présence de la chanteuse et actrice américaine Liza Minnelli.

«1969-2009 : fières de nos luttes, à quand l’égalité réelle ?». C’est derrière ce slogan sans équivoque qu’environ 700.000 personnes, selon les organisateurs, 200.000 de source policière, ont défilé à Paris à l’occasion de la Marche des Fiertés fiertés lesbiennes, gay, bi et transsexuelles. Poing brandi et sourire au lèvres, la chanteuse et actrice américaine Liza Minnelli, icône du mouvement gay, a apporté son soutien au mouvement.

L’artiste, présente à Paris où elle devait se produire dans la soirée, a été accueillie par le maire socialiste de Paris Bertrand Delanoë, fidèle de la manifestation populaire, ainsi que Jean-Paul Huchon, président PS de la région Ile-de-France et Harlem Désir, membre de la direction du PS et député européen.

Cette Gay Pride a encore rassemblé une foule immense, partie vers 14 heures de Montparnasse pour converger au son de musiques pop ou techno vers la place de la Bastille (XIe) en début de soirée, dans un cortège haut en couleur et observé par des milliers de badauds.

 

«Le droit à être soi-même»

 

Le slogan «1969-2009 : fier(e)s de nos luttes, à quand l’égalité réelle ?» revient sur 40 années de combat pour la reconnaissance et les droits des homosexuels, quarante ans jour pour jour après les émeutes de Stonewall Inn – qui opposèrent policiers et homosexuels dans un bar new-yorkais et demeurèrent un événement clé dans l’émancipation des homosexuels, lesbiennes et transexuels. Depuis, chaque année New York célèbre l’événement par un défilé, la Gay Pride, prévu dimanche sur la 5ème avenue.

«Il nous manque toujours le droit au mariage, à l’adoption, à la procréation médicalement assistée pour les couples de lesbiennes, et la mise en oeuvre de la dépsychiatrisation des transsexuels promise par la ministre de la Santé en mai», a souligné Philippe Castel, porte-parole de l’Inter LGBT (interassociative lesbienne, gay, bi et transsexuelle, regroupant une cinquantaine d’associations). «Après avoir axé nos efforts sur l’exigence d’égalité des droits à obtenir, et même si l’égalité juridique reste à achever, nous voulons conquérir l’égalité réelle, plus difficile à atteindre, celle du droit à être soi-même sans crainte, sans honte», explique-t-il dans le magazine Têtu, partenaire de la Marche.

A Berlin, une marche des fiertés rassemblait également plusieurs dizaines de milliers de personnes. Elle était placée sous le thème de la lutte contre «toutes les discriminations» à l’encontre des homosexuels. (Dal sito de “Le Figaro”)

*********************

NOSTRO COMMENTO

Anche in Francia la polizia non sa contare? Gli organizzatori parlano di 700.000 partecipanti al Gay Pride parigino, sindaco in testa al corteo con la grande Liza Minnelli. I gendarmi, infatti, parlano di 200.000. Si vede che tutti i poliziotti del mondo hanno usato male l’abaco: dovrebbero essere iniziati alla matematica col metodo dei piselli (e si pensi solo ai legumi!). Complimenti a Parigi e al sindaco Bertrand Delanoe. In Italia abbiamo i PD con la elle caduta del cavolo per non dire del c….!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: RAGAZZO D’ALBANIA (ALLA MEMORIA DI ADRIANO)

22 Giugno 2009 4 commenti

 

Adrian   N.  Adrian,                                          I

mi baciavi.

Tracce rosse lasciavi

su lacerata carne

ravvivata da orgasmi

che fondevano:

colava radiante oro!

I  miei pori? Come anemoni

sul tuo ventre.

Danzava il magico filtro d’amore

e nello spazio -sonoro-  pendeva…

Duro-

tra le cose del tuo corpo-

creazione assai perfetta:

dai miei occhi 

i doni prendevi della mente.

Con ridenti ancheggi

mi regalavi la grazia:

l’ombellico in moto purificava

l’aria calda d’agosto.

Come attraeva il vergine velo

dell’eros in recita!

Se non ti si sentiva addosso-

gambe avvinghiate

tra le cosce-

e dialoghi degli alluci-

non ti si poteva amare.

 

 

                                                                           II

Denti fradici, volto smunto,

testa oblunga con rabbia fra i capelli;

bocca sbarazzina-  il sorriso porgevi

che acchiappa;

cosce e polpacci non torniti-

forza davan alla tua verga.

Flauto di Pan nel tuo piede:

le mie labbra  -lì-

tessevano glissandi:

volute d’erotismo

generavano singulti-

e vibravano armonie.

 

 

                                                                         III

Eri pulito al primo incontro

e sazio: acqua e pane

donava a te il mio Stato,

ragazzo d’Albania.

Ci erotizzavamo

stesi sul letto del ristoro.

Sporche ombre toglievi dalle strade

a Porticello, a Bagheria…

e ai volti ignoti ti offrivi

sui roventi marciapiedi di Palermo.

Mesto nel chiassoso sciame.

Casa? Lavoro? No! No!

Apparivi inetto.

Certo solo del tuo sesso-

attrazione di chi è mosso

da erotiche avventure in Occidente:

alla luce e nell’odioso buio

del ghetto.

 

 

                                                                        IV

Puzzavi di stazione,

di smegma , di marchette.

Ricco d’infedeltà e di abbracci:

bisogni soffocati ronzavano

dal tuo alito

nella palese disperazione.

 

                                                                        V

Abbagliava la luce tenue

dei tuoi occhi

e feriva il mio cuore

saperti randagio

in preda a chi

-con mortali chiodi di sole-

il SI’ che unge  DA’!

Creavi giochi e voce mutavi,

timbro bianco coi gemiti

di un bambino.

Vagabondo il cuore

che sul mio petto sostava.

Non ti si amava per fede.

Felino graffio alla certezza.

 

                                                                        VI

Adrian N. Adrian,

frammento dell’Est che cade,

saprai ricostruirti in quest’Ovest

che ti scruta all’impiedi?

 

Bagheria, agosto 1991    

Giuseppe Di Salvo      

 

 

GIUSEPPE DI SALVO: IMMONDIZIA A BAGHERIA, SI DIMETTA CHI MAL CI RAPPRESENTA!

COSA PUO’ FARE UN CITTADINO? CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CHI MAL CI RAPPRESENTA! LO CONSIGLIAMO ANCHE AGLI AMICI PER CUI ABBIAMO VOTATO.

Cosa può fare un cittadino che vive in una città piena di immondizia e gira per strade  -come quelle di Bagheria- divenute piccole discariche che spesso si trasformano in devastanti roghi nocivi alla salute di tutte le persone e dell’ambiente?

Cosa può fare quando osserva che gli altri organi preposti alla tutela della salute e dell’igiene pubblica non si muovono in maniera repentina, denunciando o fermando per palese flagranza di reato coloro che ci fanno convivere con questo stato di sporcizia e fetore?

   Cosa può fare un cittadino che paga le tasse (e che tasse!) quando si reca al cimitero per onorare la memoria dei defunti  -che poi è la nostra memoria, di noi vivi- e lo trova abbandonato alla sporcizia, alle erbacce e non trova neanche l’acqua per pulire il marmo e i vasi nei quali porre i fiori?

   Cosa può fare un cittadino che vede per le strade altri piccoli simbolici “luoghi” di culto “fai da te” per onorare i morti degli incidenti stradali se gli stessi luoghi del non comune dolore svettano fra erbacce attaccate ai marciapiedi e ai cigli delle strade?

   Cosa può fare un cittadino quando nota che le strade della sua città sono piene di buche e deve caracollare con la macchina per evitare di danneggiare se stesso e gli altri?

   Cosa si deve fare quando si sentono molti cittadini esternare giusti improperi nei confronti dell’Amministrazione che non più li rappresenta?

Una cosa si può fare per la decenza e la civiltà: chiedere le dimissioni del sindaco, degli assessori, del presidente del Consiglio e di tutti i consiglieri che vengono pagati con denaro pubblico, denaro versato dai cittadini quando pagano le tasse.

Chi paga le tasse e non ottiene in cambio il funzionamento dei più elementari servizi deve chiedere con forza le dimissioni di chi mal lo rappresenta. Almeno per non apparire complice.

Questi signori non rappresentano più il popolo e si dovrebbero dimettere senza la nostra civile richiesta, visto che sono incapaci di amministrare.

Noi non vogliamo sapere di chi è la colpa di questi disservizi. Ma una cosa sappiamo: chi resta legato alla poltrona e al potere è politicamente corresponsabile dell’evidente cattiva amministrazione!

   E ora una domanda con piglio poetico: come mai, innanzi a tale scempio ecologico, non decollano gli elicotteri dell’antimafia? Forse queste pire non sono tossiche per i polmoni di tutti i cittadini? E con esse non si bruciano migliaia e migliaia di euro? Queste non volontarie inalazioni per tutti i cittadini non sono più pericolose dei narcotici contro cui lo Stato dichiara infinita guerra? In quale “stato di cose” mafiose viviamo? E’ mai possibile che l’immondizia per le strade è la sola risposta eloquente?

Bagheria, 18 giugno 2009

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: ESCE “MILK” DI GUS VAN SANT, MA NEL COFANETTO C’E’ UN ALTRO GIOIELLO!

15 Giugno 2009 5 commenti

 

NEL COFANETTO C’E’ UN ALTRO GIOIELLO: “THE TIMES OF HARVEY MILK” (PREMIO OSCAR 1984), DOCUMENTARIO IMPERDIBILE DI ROBERT EPSTEIN.

Giugno è il mese dei Gay Pride nazionali ed internazionali. La BIM, distribuzione cinematografica, ne approfitta e pubblica, dopo il successo del film “Milk” di Gus Van Sant, un elegante cofanetto al prezzo di euro 23,50, contenente due capolavori: lo stesso “Milk” (due premi oscar: uno a Sean Penn, migliore attore; e uno alla migliore sceneggiatura originale) nel primo CD; e nel secondo CD c’è una prestigiosa chicca: il documentario The Times  of Harvey Milk  del regista gay militante Robert  Epstein, premio oscar per il miglior documentario nel 1984. Davvero da non perdere!

   Del film “Milk” di Gus Van Sant abbiamo già ampiamente parlato (vedere la mia recensione in questo stesso blog datata 26 gennaio 2009);  ma  -dopo aver visto The Times of Harvey Milk-  non posso fare a meno di comunicarvi le forti emozioni provate nel sentire “dal vivo” tutti i personaggi che girano attorno a Milk stesso: lo amano e lo ricordano con un patos davvero straziante; è un documentario ben fatto, coinvolgente, non si deve perdere! E aiuta a capire meglio il film di Gus Van Sant, la stessa abilità interpretativa di Sean Penn e degli altri attori presenti nel film uscito l’inverno scorso.

Il documentario di Epstein ricostruisce con abilità la vita di un omosessuale divenuto consigliere al comune di San Francisco, in California: Milk era certamente portavoce della minoranza omofila, ma egli si occupava anche dei problemi degli anziani, delle famiglie, del quartiere Castro e dell’intera città. Nel bel lavoro di Epstein si può osservare dal vivo lo psicopatico cattolico Dan White, l’altro consigliere belloccio e pazzo non patentato, che uccise, il 27 novembre 1978, Milk e il sindaco Moscone. Toccante il silenzio della “scena delle candele”: decine di migliaia di cittadini di ogni orientamento sessuale si avviano al comune per onorare la memoria dei due rappresentanti del popolo morti ammazzati. E c’è da rimanere di marmo nella scena della sentenza contro Dan White: viene condannato solo a pochi anni da una giuria selezionata ad hoc col chiaro obiettivo di calpestare il diritto e la giustizia. Si disse che Milk mangiava alimenti in scatola! C’era da internare quella giuria in una casa di cura per attentato contro i principi della Democrazia e della Giustizia! Tutto il mondo civile non potrà mai dimenticare quella sentenza: sembrava uscita dalle teste di giurati appartenenti ad una masnada di utili idioti.

   Riportiamo ora quanto ebbe a scrivere Vito Russo nel suo bel libro “Lo Schermo Velato” (anche da questo libro Epstein, nel 1996, ricaverà un film molto interessante): “The Times of Harvey Milk (1985) di Robert Epstein è la storia di un dirigente del comune di San Francisco, gay dichiarato, che fu assassinato nel 1978 (nel libro c’è un errore, viene riportato l’anno 1976, n.d.r.), insieme a George Moscone, sindaco della città. E’ anche la storia della breve età dell’oro per la libertà gay a San Francisco, della politica di coalizione senza precedenti e della nascita di una comunità gay riconoscibile. Descritto dalla stampa maggiore come un film sui valori americani in conflitto, è stato qualcosa di più per la comunità gay già consapevole dei conflitti causati dalla propria visibilità. E’ stata l’affermazione dell’esistenza di una comunità oltre i limiti del ghetto di San Francisco dove avvennero gli omicidi. Il fatto che Dan White, ex pompiere e funzionario, fosse condannato solo a quattro anni per omicidio colposo dopo avere ucciso due pubblici ufficiali della città,  ha fatto scoprire a milioni  di americani che la giustizia è riservata ai bianchi, di classe media, eterosessuali.” (Op.  cit. pp: 388-389; Baldini & Castaldi editore).

   Nel 1986 il documentario The Times of Harvey Milk, dopo essere stato trasmesso in televisione negli USA, vinse anche il premio Emmy Award.  In Italia, invece, il mercato lo censurò. Perciò il cofanetto della BIM oggi acquista una grande valenza culturale: il documentario di Epstein è un gioiello di cui non si può fare a meno. Non può proprio mancare: rende Giustizia alla memoria di Milk, del sindaco Moscone e allo sviluppo civile della storia.

Bagheria, 15 giugno 2009

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “COSI’ FAN TUTTI” NELLA SCUOLA DEGLI AMANTI DI MOZART, TEATRO MASSIMO DI PALERMO

12 Giugno 2009 5 commenti

*

RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO DELL’OPERA “COSI’ FAN TUTTE” DI W.A. MOZART 

Mercoledì 10 giugno 2009, al teatro Massimo di Palermo, è andata in scena la terza opera dapontiana “Così fan tutte” musicata da Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756- Vienna 1791). Opera buffa? O  è una vera “Scuola degli amanti”? Forse la congiunzione dichiarativa “ossia” -che lega il secondo titolo-  non vuole dimostrare che, in fatto di amore e di tradimenti o corna, si dovrebbe dire: “Così fan tutti”? Il maschile comprende i due generi, nel rispetto di eventuali eccezioni. Nell’opera i personaggi essenziali sono sei: tre maschi (+ 2 travestimenti) e tre femmine (+ 2 altri maschili travestimenti di Despina) per un totale di sette maschi e tre femmine.  I personaggi sono maschere e devono dimostrare che la calda attrazione sessuale finisce per vincere e trionfare su ogni  freddo condizionamento sociale. Se la piatta, fredda ed anemica regia di Marco Gandini ha voluto mettere in evidenza le nevrosi create dal “Super io” che inibisce le erotiche pulsioni della persona, il regista ci è riuscito: eh, sì, la castrazione del naturale desiderio sessuale presente in ogni persona è cosa davvero mostruosa; essa rende i soggetti nevrotici, surreali, privi di sensuale luce; solo così  ci spieghiamo  quella statica regia e quelle scene prive di nuda ed erotica vitalità. Che noia! Del resto l’opera di Mozart nell’Ottocento finì nel dimenticatoio grazie agli spietati strali dei moralisti. E venne riesumata, riproposta e rilanciata nel Novecento da due grandi musicisti: Gustav Mahler e Bruno Walter. L’hanno interpretata prestigiosi cantanti ed è entrata stabilmente nel repertorio dei grandi teatri lirici.

La comicità dell’opera? Va detto che essa è racchiusa quasi tutta nel popolare personaggio di Despina; ella appartiene ad uno strato sociale non borghese, ma rivoluzionario: rappresenta la saggezza nel suo aspetto ironico, popolare, pratico. Meno coinvolta nel continuum musicale, i suoi brani solistici sono più convenzionali. Mozart le ha conferito una personale vis comica, ne ha fatto una briccona raffinata, e si è occupato con particolare gusto musicale delle sue battute. Alla frase di Don Alfonso: “Ti vo’ far del ben”, la cameriera risponde ad intendere: “A una fanciulla/ un vecchio come lei non può far nulla.” Il giovane soprano palermitano Laura Giordano ha mostrato una lodevole professionalità sia come attrice sia come cantante, nonostante le esigenze del regista  (in ispecie nelle scene dei travestimenti: dottore e notaio) e quelle del maestro Hubert Soudant le abbiano tolto buona parte dell’intrinseca spontaneità. Diciamo subito che per la buona riuscita dell’opera, in ispecie quando ci sono simili regie, occorrono sei cantanti (o cavalli) di razza. E gli altri cinque cantanti erano certo dei bei cavalli, ma non sempre si evidenziava la “razza” canora mozartiana:  la “Fiordiligi” di Maria Luigia Borsi presentava un bel timbro, ma c’erano difficoltà nelle agilità; la stessa cosa si potrebbe dire della Dorabella di Elena Zidhkova: vorrà dire pure qualcosa se non c’è stato nessun applauso alla fine del terzetto “Soave sia il vento..”; in questa pagina-capolavoro era coinvolto anche il Don Alfonso di Andrea Concetti: qui il baritono un po’ mancava nella tenuta stilistica, anche se nel resto dell’opera ci è apparso vocalmente dignitoso. Che dire del Guglielmo del simpatico baritono 34enne palermitano Vincenzo Taormina e del Ferrando di Maxim Mironov?  Il primo sfoderava una gradevole e corposa vocalità che lascia ben sperare; il secondo, invece, tesseva le sue melodie con voce esile, tendente al falsetto: il che non nuoce, anche se noi preferiamo tenori dal chiaro timbro come quello dei peruviani (Alva, Palacio…) o del canadese Leopold Simoneau o  dell’indimenticabile Alfredo Kraus. Citiamo questi nomi perché vogliamo premiare la generosità dei giovani cantati ascoltati l’altra sera: “Così fan tutte”, infatti, non deve essere solo la “Scuola degli amanti”, ma rappresenta anche la scuola di bravi cantanti: e ai modelli citati i Nostri  si possono ispirare. Buono il coro. E il salame  e le caciotte date ai soldati in partenza? Da secoli hanno anticipato le più piccole pasticche di viagra. La direzione d’orchestra di Soudant? Non tendeva a svettare. Ci è  parsa a tratti marcata, pesante. Personalmente non vi ho colto aspetti sublimi. E che dire del già citato ”terzettino” “Soave sia il vento”, la più bella pagina dell’opera? Non sempre i direttori sanno fondere i delicati colori dei fiati e degli archi, questi ultimi in nostalgico mormorio: qui direttore e regista ci hanno tolto il gusto di apprezzare la “scena degli addii” nella preziosa marina italiana, rappresentata con dignità dalla scuola dei pittori di Posillipo e ben evidenziata nei paesaggi di Giacinto Gigante.

Bagheria, 12/06/2009  

Giuseppe Di Salvo

* Una scena dell’opera “Così fan tutte” di Mozart in scena dal 10 giugno 2009 al Teatro Massimo di Palermo.

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GIUSEPPE DI SALVO: ATLETI

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Il segno è tutto

per chi scrive.

Nei balzi di chi legge

il poeta convive.

Vedeva

il sole Omero

e immagini di vita

in chi gli occhi roteava;

e quei salti di Leopardi…

perfetti versi in volo!

Il tempo ferma

lo slancio dell’atleta.

Ma il verso

in forma è sempre:

sua palestra il fuoco,

il moto delle acque…

nello scorrere del tempo.

 

Bagheria  22/04/04                                                                       

Giuseppe Di Salvo

*Paestum: Affresco della “Tomba del tuffatore” (particolare)

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LEONARDO SCIASCIA E GL’INCORAGGIANTI SONDAGGI PER I RADICALI. VIVE OGGI LA SUA MEMORIA!

 

Primavera 1979, Leonardo Sciascia accetta la proposta di Marco Pannella di candidarsi al Parlamento italiano in vista delle elezioni politiche anticipate.

Riportiamo parte di un’intervista contenuta nel libro “Leonardo Sciascia, deputato radicale” a cura di Lanfranco Palazzolo, KAOS ed., pp.145-152.

“…So soltanto che l’unica cosa che si muove proprio nel senso della vita contro la morte in questo Paese è il Partito radicale. (…) Il bello del Partito radicale è che non è un partito in senso tradizionale, burocratico, organizzato. E’ un partito di indipendenti. (…) Se andassi al Parlamento europeo allora si presenterebbe il problema del Sud. Noi stiamo pigliando sottogamba il Parlamento europeo. Credo che i partiti abbiano adottato il criterio di liberarsi di qualcuno mandandolo al Parlamento europeo. Invece il Parlamento europeo è importante. Bisogna difendere gli interessi del Sud. (…)

   Lei sa che i sondaggi di questi giorni dicono che i radicali… cioè tutte le previsioni contemplano una crescita clamorosa del Partito radicale. Qualcuno ha azzardato la previsione del 5%…

E Leonardo Sciascia così rispondeva: “Stando alle apparenze credo di sì. Io sabato sono andato al mio paese. Il mio paese è sempre un barometro per me. Ho incontrato una ventina di persone: almeno sette mi hanno detto che avrebbero votato radicale… giovani e donne.”

Sono passasti trent’anni. Noi oggi, in occasione di queste elezioni europee, nei confronti della Lista Bonino-Pannella avvertiamo un clima di disponibilità certamente diverso, ma analogo.

Comunque sia, la memoria di Leonardo Sciascia arricchisce sempre il nostro presente e, come si vede, sta avendo un concreto futuro.

Giuseppe Di Salvo

 

DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: APPELLO PER IL VOTO ALLA LISTA BONINO-PANNELLA

Cittadine e Cittadini, Italiani d’Europa,

noi qui non ci lamentiamo, ma agiamo e alle Elezioni Europee del 6 e 7 giugno andremo a votare e voteremo per la Lista Bonino-Pannella.

   No, non ci lamentiamo di nulla per il semplice fatto che conosciamo i partitocrati del voto “utile” e non li votiamo: votare per la partitocrazia di Casa Nostra è, invece, il vero voto inutile. I partitocrati hanno devastato lo stato di diritto e la nostra democratica Costituzione: esiti referendari non rispettati (dal finanziamento pubblico dei partiti a quello della responsabilità civile dei magistrati…), articoli 2 e 3 stravolti e politicamente male applicati, per non parlare degli impegni elettorali non mantenuti dai politici della Casta, se non per impinguare i loro privilegi e per negare, invece, i diritti economici e civili agli altri cittadini.

   Al Parlamento europeo i Radicali dal 1979 si sono distinti, onorando i Padri ispiratori che gli Stati Uniti d’Europa hanno voluto: fra questi insigni uomini politici ricordiamo volentieri Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e  -diciamolo con orgoglio!- Marco Pannella.

   Lo stesso Marco Cappato ha avuto alti riconoscimenti politici per il suo lodevole e nobile impegno. E i meriti internazionali all’impegno di Emma Bonino ormai non si contano più.

Votare i Radicali della Lista Bonino-Pannella  alle elezioni europee vuol dire continuare con la nobiltà della politica, senza andare dietro alle volgari (e non certo moralistiche!) storie di “veline” o di magnifici cornuti.

   Occorre votare per la Lista Bonino-Pannella perché è la tradizionale forza politica che porta avanti a livello internazionale (o transnazionale come loro dicono) i diritti di tutti: dalle libertà politiche a quelle religiose, dai diritti civili per il popolo gay (coppie di fatto, leggi contro l’omofobia, depenalizzazione mondiale del “reato” di omosessualità…) ai diritti delle donne ( e si legga:  mutilazioni genitali, autodeterminazione, pari opportunità…) e alle implacabili denunce contro i dittatori di destra e di sinistra: Putin e Gheddafi vi dicono niente?

   Se davvero si amano le democrazie, le Costituzioni, l’Europa, il Federalismo, la Laicità degli Stati, e non le ammucchiate partitocratiche clericofasciste o fondamentaliste, c’è un solo voto da dare: ai Radicali della Lista Bonino-Pannella! Questo voto rappresenta davvero l’antidoto democratico contro i topi politici che, come nella Peste di Albert Camus, hanno infestato le radici democratiche della Costituzione e della nostra vita quotidiana. Chi ancora si lamenta e vuole tenersi questa illiberale partitocrazia è affetto da un’insana Sindrome di Stoccolma: ama i prepotenti che vota e gode nell’essere da costoro preso a pedate! Col voto per la Lista Bonino-Pannella  noi vogliamo indicare la cura  per guarire da questa politica affezione.

   Buon voto e buona Liberazione dai partitocrati di Destra, di Centro (altro che moderati, sono assatanati di poltrone e prostrati al potere simoniaco di stampo vaticano!) e di Sinistra: col volgare caso delle “veline” non fanno altro che mostrare il volto di quegli squallidi Signori di Salò immortalati nel film omonimo di Pier Paolo Pasolini. E con questi signori, l’Italietta di oggi sembra davvero la rinata Repubblica di Salò!

   A questi partitocrati che oscillano fasciste leggi restrittive delle libertà dei cittadini ricorrendo a inutili provvedimenti sulla “sicurezza”,  (saranno le ronde leghiste formate da “bodyguard” da mettere in bocca alla Santanché?) rispondiamo con le parole di un nostro nobile padre dimenticato, Leonardo Sciascia:  “Si può sospettare, dunque, che esista una segreta carta costituzionale che al primo articolo reciti: La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini. Di tutti i cittadini: anche di quelli che, spargendo insicurezza, si credono sicuri… E questa è la stupidità di cui dicevo.” (Da “Il Cavaliere e la Morte). Ed è questo, noi crediamo, il senso della Stella Gialla che notiamo incollata sul petto dei Radicali per i quali voteremo e invitiamo a votare.

 

Giuseppe Di Salvo (Insegnante, poeta, saggista, pubblicista, titolare del Blog)

Pippo Rinella         (Dirigente in pensione)

Enza Ventimiglia   (Insegnante)

 

Sottoscrivono:

Antonella Ardito       (Insegnante)

Chiara Audia           (Insegnante)

Antonio Belvedere    (Architetto)

Salvatore Di Salvo    (Architetto)

Tania  Gallina          (Insegnante)

Antonella Incandela  (Casalinga)

Salvatore Incandela  (Tecnico del blog)

Vincenzo Ribaudo     (Impiegato)

Anna  Riina              (Operatrice sanitaria in pensione)

Anna Maria Schmidt   (Docente universitaria)