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Archivio Agosto 2009

GIUSEPPE DI SALVO: TOTI DA PORTICELLO (A SALVATORE D’AMATO)

*

Fissazione dinamica delle immagini

(Alcuni minuti per mimare le “maschere” dei convitati)

…………………………

…………………………

Ah!  Ah!  Ah!  Ah!

Chi siamo?

Forse ci conviene ignorarlo

e constatare cosa  hanno capito gli altri.

Ma nessuno intende niente

perché non sa leggere nelle contrazioni muscolari.

E tu, Schuberth, sei e resti sempre tu,

prigioniero di stabili schemi,

certo assai movimentati,

ma fermi nel tempo, fissati, datati.

E spari a raffica col molleggio del tuo culo…

Le vive immagini strappi

alle luci di Hollywood…

La perenne sfida all’aria,

il dondolare impareggiabile ed espressivo

dell’eloquente tuo colpo di mano…

Un soffocato ed espressivo desiderio

di premeditata e naturale rivalsa.

 

Quale scompenso nelle nostre menti!

E quei lungometraggi non possono tramontare…

Tu incarni il “pattern” psicomotorio e cognitivo

di una lontana femminilità;

piaci e attrai perché sei il rimembrare

di eventi a me strappati dalla storia,

abbandonati nei giallognoli scaffali

che custodiscono gli eventi di un tempo.

 

Non ti si può non associare a Molina,

al rivoluzionario criminale del sesso

che imprigiona gli uomini nella sua tela;

sei il ragno che scende le scale

in un continuo ed incessante parodiare

la femminilità delle donne hollywoodiane.

Perché avvilire la donna nell’uomo

ancheggiando come le antiche donne del Sud?

Ecco il rivoluzionario evento:

la checca doveva imporre un modello,

sbramava una femminilità non comune

e la cercava nel presente o negli avanzi della storia.

Non era questo anche il dramma del gay non-checca

destinato agli umori della pazzia

prima ancora di palpare la calda pulsione di un cazzo?

Tu, Schubert, invece, di cazzi eri cinta.

Era il tuo Sessantotto,

penetravi nel sociale con la freschezza e la rabbia

di chi è “decoscientivato”,

scatenavi il desiderio dei maschi,

ti laceravano la carne negli angoli più bui,

(…), forandoti la gola,

e le tenebre davano loro

la prigionia della mascolinità.

Di giorno, tu eri “arrusu”,

coprivi il sole

perché non desse luce alla loro pazzia.

Altrove la rivoluzione veniva urlata,

gli studenti, alcuni, leggevano Marcuse;

tu la facevi, incarnavi la vita e l’azione,

non leggevi che Hollywood

col ricettivo fluido degli occhi.

Era quello lo strumento del tuo pensiero.

Al tuo passare, ricordo, rotolavano le piazze,

vomitavano le Madonne,

urlavano i seguaci di Cristo;

su di te si concentrava l’attenzione di tutti

come nelle grandi sfilate e nelle processioni.

Eri magnetico e ripudiato

e davvero i colli si torcevano

come ad evitare le violente folate

sollevate dallo scirocco.

Che tempi! Che acre odore d’amore selvaggio!

Come scorreva il vuoto degli affetti

e il sangue dell’anima s’infangava

con la mancata vitalità dello sperma.

 

Eppure, conoscesti l’amore

e cercasti di redimerti invano:

elemosinavi il calore di un bacio

e almeno una settimanale chiavata;

quel sentimento era la tua dannazione!

Ti rifugiasti nel sogno,

giacché la realtà ti fu ostile

come a molti di noi…

E davvero devo credere che l’America ti regalò

la libertà e gli Amori?

Lo credo solo perché s’ama in più modi.

Del resto non ami la terra

da cui l’america ti allontanò,

seppellendo nel ricordo le piaghe

di quella triste passione?

 

Confondesti sole e luna

e credesti persino che il cielo

contenesse i segreti del mare;

rumoreggiò la terra,

danzarono i monti,

saltellasti come un rapace nelle vie del cielo.

 

Ora svegliati da questo incanto poetico

e nota come tutto è fermo

nello squallore delle apparenze.

Guarda come penzolano le mascelle

di chi ci sta intorno…

Cosa è cambiato in questi anni?

Vuoi ancora rimanere a Hollywood?

Non perdere quella femminilità

e non temere di annegare nella palude del pettegolezzo,

ma vai oltre le immagini prive di pensiero

accorda i dissonanti suoni del tuo silenzio

e ama la parola altrui come rozza pietra

da cui ti devi preparare a saltare

se vuoi diffondere il profumo

di un più nuovo ed essenziale linguaggio.

 

Bagheria,  28/08/1987

Giuseppe Di Salvo

 

*GIUSEPPE DI SALVO NEL CORSO DI UNA RECITA ALL’APERTO A PORTICELLO NEGLI ANNI OTTANTA.

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GIUSEPPE DI SALVO: P R Ò V I N O (A MIMMO PROVINO, PADRE DI GIUSY)

24 Agosto 2009 3 commenti

*

Era forma nella roccia

e gravava nell’aria-

al primo incontro;

testa contorta e occhi giù

a scrutare movenze

riflesse per vie

con echi di parole implose.

Rigidi gesti e crampi nell’anima

con emissioni stridule

per onorare lotte in solitudine.

Fu duro l’impatto

con l’ammirazione silente.

Anello primiero

generava catene

di aureo velluto

e  -oggi-  soffice-

le tempie mi cinge.

Si sciolse  -poi-

in braccio amico

e il ritmo lento

del nostro incedere

gelava strade, e colli torceva.

Chi ti ama  -negli altri-

languidi sguardi coglie

e frustrati amori.

Strega e oracolo

svelava segreti

brandendomi un rosso fiore.

 

Io corpi ibernavo

con caldi sputi di erotismo

e farfugliavo poesie

con strofe intrise

di gioia e dolore.

Moriva il Settanta

e mai il volto dei rivelati amori-

fanghi di carne ed emozioni-

con petali di coraggio-

legavano a sé nuda la mia  corolla.

Un vero amico

nulla teme se-

alzando col pugno boccioli-

i battiti mostra che l’alterano.

Ora non sei corpo, né nome,

ma idea: ed io  rompo-

coi miei versi-

silenzi di  memoria.

 

Bagheria,  18/09/04            

Giuseppe Di Salvo

 

*Giuseppe Di Salvo: foto del 1980. Con Mimmo Provino, allora, facevamo lunghe passeggiate per le strade di Bagheria. Mimmo se n’è andato il 1° settembre del 1992.

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GIUSEPPE DI SALVO: ONORIAMO FERNANDA PIVANO CON LE PAROLE DI ANGELO PEZZANA

20 Agosto 2009 6 commenti

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Se n’è andata il 18 agosto 2009. A 92 anni. Personalmente non l’ho conosciuta, ma cominciai a leggere qualche suo articolo negli anni Settanta sulle pagine del FUORI! e mi parlava bene di lei Angelo Pezzana, leader del FUORI!, prima organizzazione omosessuale italiana.

Perché non onorare con le stesse parole di Angelo Pezzana la memoria di “Nanda”, come gli amici la chiamavano? Le prendiamo dal libro “Dentro & Fuori” scritto dallo stesso Pezzana e pubblicato nel 1996 dalla casa editrice “Sperling & Kupper”.  Alle pagine 49 e 50 così leggiamo:

 

“Per la cultura italiana Nanda Pivano è stata una delle figure più straordinarie che siano mai esistite. E’ lei ad aver scoperto la cultura americana, importandola e traducendola, coltivando una dote unica: quella di saper scovare veri talenti. Una delle prime riunioni di carattere liberazionista avvenne nella sua bella casa milanese di via Manzoni, dove viveva con Ettore Sottsass. Tutte le discussioni e le tematiche  -la violenza e la non-violenza, la rivoluzione e il moderatismo-  vertevano su argomenti che loro conoscevano bene perché erano già monete corrente nel dibattito culturale degli Stati Uniti.

   Proprio con Nanda e Ettore, e poi con il Partito Radicale, ho capito che la violenza rivoluzionaria ha sempre prodotto disastri mostruosi. Se all’inizio gli intellettuali americani erano stati spinti su posizioni radicali dal maccartismo, appena scoprirono la Cambogia di Pol Pot e dei Khmer Rossi, poi la Cina, poi ancora Cuba, furono costretti a rivedere le proprie posizioni. In quegli anni chi aveva già maturato e approfondito il discorso sulla non-violenza fu proprio quella cultura americana che Fernanda Pivano importò in Italia con Ginsberg, Kerouac, Burroughs e Ferlinghetti.

   Nanda era bellissima e viveva a paillards e insalatine. Ettore non smetteva mai di fotografarla. (…) Il loro matrimonio, finché è durato, è stato una sorta di simbiosi affettiva e amorosa. Se Ettore Sottsass è stato ed è il grande genio del design italiano, Fernanda Pivano è stata ed è la grande produttrice di cultura americana in Italia. (…)

   Nanda (…) non fu mai un critico letterario come siamo abituati a giudicare gli esperti di un determinato settore, ma, piuttosto, una vera amica degli scrittori, e se ha avuto dei maestri come Pavese e Vittorini che le hanno indicato la strada, temo che non lascerà eredi.

   Nanda partecipò alla prima riunione di redazione del giornale e ottenne da Ginsberg il permesso di pubblicare una sua bellissima poesia. Per qualche numero scrisse alcuni articoli sulla cultura americana e sul liberazionismo omosessuale, finché lei stessa interruppe la collaborazione perché non si riconosceva negli atteggiamenti rivoluzionari di parte della redazione. Questo non le impedì di mantenere un profondo rapporto di amicizia e affetto con me e con molti altri.”

 

Non aggiungiamo altro. Le parole di Angelo Pezzana bastano per esprimere la nostra gratitudine ad una donna che ha anticipato i tempi nella vera lotta di liberazione culturale e sessuale.

Bagheria, 20/08/09

Giuseppe Di Salvo

 

*Fernanda Pivano ed Angelo Pezzana, Torino 1967.

  

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GIUSEPPE DI SALVO: ONORE AI RADICALI CON VERSI DI OSCAR WILDE PER LA LORO POLITICA SULLE CARCERI

15 Agosto 2009 1 commento

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ONORIAMO I RADICALI, E NON SOLO, PER LA LORO POLITICA DI FERRAGOSTO SULLE CARCERI CON PARTE DELLA “BALLATA DEL CARCERE DI READING” DI OSCAR WILDE:

………………………….

Non so se le leggi siano giuste

o errate;

ciò che noi reclusi sappiamo

è che il muro è spesso

e che ogni giorno è come un anno

dai lunghi giorni.

 

E questo so: ogni legge

elaborata dagli uomini per l’Uomo-

da quando ci fu chi spense la vita del fratello,

e il triste mondo ebbe inizio-

non fa che scartare il grano e conservare la pula

con vaglio peverso e malvagio.

 

E anche questo so  -ma sarebbe bene

che lo sapessero tutti-:

ogni prigione costruita dagli uomini

viene creata con mattoni di vergogna,

e serrata da barre perchè Cristo non possa vedere

come gli uomini straziano i loro fratelli.

 

Con sbarre offuscano la graziosa luna

e accecano il sole gentile;

e fanno bene a nascondere il loro inferno:

in esso si consumano torture

che Figlio di Dio o di uomo

non dovrebbero mai vedere!

………………………………………….

 

Oscar Wilde, 7 luglio 1896

 

*L’Ucciardone, carcere borbonico di Palermo.

GIUSEPPE DI SALVO: PROMISCUITY

 

Non si mescolano

i colori-

tra grumi rappresi

sparsi sui piangenti-

nelle tele

dei pittori?

e note in nero-

la cui durata  -sì-

si perde-

per creare flussi d’armonia?

 

Non mescoliamo idee

per vagare?

E le nostre inclinazioni

appaghiamo

al culmine

di amplessi

che scardinano

sorgenti

con zampilli

di piacere?

 

Le sostanze

che alimentano

cellule

non sono  -forse-

canti sparsi

per  richiami

di fibre

celate nel corpo?

 

Autunno  1991

Giuseppe Di Salvo

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