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Archivio Dicembre 2009

DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO UN BUON CAPODANNO 2010 AI NOSTRI LETTORI E AL MONDO

31 Dicembre 2009 3 commenti

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Siamo già passati al 2010 ed è  proprio vero: con Petrarca bisogna ricordare che “La vita fugge e non s’arresta un’ora!” Ma occorre viverla intensamente, cercando di realizzare i nostri umani desideri. Beati coloro che possono vantare un’intensità di vita vissuta in pieno: contano poco i molti anni vissuti con noia. Noi, nell’elogiare l’umana imperfezione, una cosa dal nostro blog la possiamo dire: è da tre anni che questo nostro sito è nato (precisamente il 16 dicembre 2006) e abbiamo proiettato tanti post che, in qualche modo, rispecchiano l’intensità vitale (la cultura è vita!) della nostra esistenza. Abbiamo avuto decine di migliaia di contatti dall’Italia e dal resto del Mondo: ne siamo orgogliosi. Ringraziamo quanti ci visitano; chi condivide le nostre idee diffonda la Buona Novella! E auguriamo a tutti un felice Anno Nuovo. Non rinunciando alla nostra vocazione pedagogica, ribadiamo per il 2010 un semplice concetto: ognuno viva la sua vita vera, ché il tempo passato, purtroppo, non ritorna più indietro. Questo non vivere bene il tempo è un vero peccato. Il 2010 non lo consente, e neanche gli anni futuri!

BUON CAPODANNO!

LA REDAZIONE DEL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO.

 *”Il sonno” di Lucia Arena.

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GIUSEPPE DI SALVO: I REDATTORI DEL BLOG DECRETANO: VERO UOMO DEL 2009 E’ IL RUGBISTA GARETH THOMAS!

27 Dicembre 2009 5 commenti

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VERO UOMO DELL’ANNO 2009 E’ GAY: GARETH THOMAS, GRANDE RUGBISTA

Sta per entrare il 2010 e staremo a valutare i futuri eventi. Ma chi incoronare grande personaggio dell’anno 2009? Noi non abbiamo dubbi: Gareth Thomas, la leggenda del rugby gallese con ben cento presenze nella sua Nazionale e capitano al Mondiale bergamasco. Perché mai? Semplice: Gareth Thomas, 35 anni, aspetto maturo, viso da guerriero spartano, già sposato con una bella donna da cui si è poi separato, ha apertamente dichiarato al mondo di essere gay. E l’ha fatto disintegrando un grosso tabù: quello che vuole l’uomo “macho” praticante di certi duri sport.

   Da sempre noi sappiamo che il desiderio omoerotico può albergare ovunque: nel cuore del pugile o in quello di un calciatore,  in un militare o in un imperatore o in altre persone votate al comando, in un borghese gentiluomo o in un contadino o proletario rozzo, in un papa o in predicatori e moralisti ipocriti… e via elencando. Solo i finti tonti o gli imbecilli per caso non lo vogliono capire! Già nel 1982 un film molto divertente, “Victor Victoria” di Blake Edwards, metteva bene in evidenza quanta omosessualità ci fosse all’interno di coloro che vogliono apparire “machi”, e non solo: piaccia o no a Vito Russo, autore del libro “Lo Schermo Velato” e ad altri critici gay mai contenti. Noi gay ed etero liberi abbiamo colto, in chiave comica ed ironica, il grande messaggio dirompente di quel film al pari del messaggio doloroso e ricco di lacrime che oggi ci manda, col suo ”coming out”, Gareth Thomas. L’ironia e il dramma liberatorio, per ogni persona gay che lo rivela al mondo, non sono altro che due facce della stessa medaglia. Quel film ebbe un grande successo e affollava le sale cinematografiche; successivamente, trasmesso dalle varie reti televisive, fece ridere e riflettere milioni di persone più di quanto avrebbero potuto fare tanti gay politicizzati che oggi affollano i Gay Pride, dove più si è meglio ci si nasconde; quando i Gay Pride erano limitati a poche centinaia di persone, allora sì, si poteva parlare di coraggio gay: in pochi, infatti, si era più riconoscibili davanti ai fotografi e  alle telecamere. E i nostri ricordi vanno alle prime manifestazioni palermitane del Fuori!, quando a sfilare si era una dozzina di persone. “Victor Victoria” perché negli anni Ottanta affollava le sale cinematografiche? Semplice: erano molte le criptochecche che in quei personaggi gay e “machi”, in silenzio, si identificavano.

    Ecco perché oggi Gareth Thomas rappresenta, col suo “coming out” del 19 dicembre scorso, il Nostro Vero Uomo dell’anno 2009: serva da esempio a tutti gli sportivi  -in ispecie, da noi, ai tanti calciatori gay clandestini e dalla doppia vita- che, soffrendo, vivono la loro omosessualità dentro l’armadio e consentono ai vari maestri dell’ipocrisia, come ai tanti Lippi, di dire che non conoscono gay nel mondo del calcio. Si tratta di calcolata “cecità” che colpisce anche persone intelligenti come il 33enne Fabio Ravera, il quale -nel suo bel libro “Oro nero” dedicato a Mario Balotelli e alla sua generazione (Edizione Lìmina, libro da leggere e del quale successivamente parleremo)- si occupa del razzismo che infesta le menti di molte persone esaltate che frequentano i nostri stadi, ma non fa alcun cenno all’omosessualità atavica o moderna presente nel mondo del calcio e taciuta da tutti, segno questo di un razzismo antigay più subdolo di quello contro la presunta “Generazione Balotelli”.  I calciatori gay vengono ignorati perché da noi nessuno ha fatto il “coming out”? Falso. Alcune “anonime” rivelazioni ci sono state, ma questo silenzio sull’omosessualità presente nel mondo del calcio è un silenzio voluto anche da chi si professa contro ogni comportamento omofobico e razzista; questo silenzio scelto dai vari scrittori è, in definitiva, una nuova forma di razzismo antigay, ché non parlarne è come negare l’esistenza dei calciatori gay  ancor più di quanto gli stessi pavidi gay nascosti negano se stessi: infatti, col silenzio ne decretano la morte, l’assenza, cioè esternano, quanto in buona fede?, una forma di razzismo più sottile e violento di quello presente negli stadi coi latrati contro Balotelli ed altri calciatori negri. Recentemente il filosofo Gianni Vattimo ha affermato: “E’ meglio essere negro che gay: almeno non hai il problema di dirlo a tua madre.” E noi aggiungiamo: “Essendo negro, non ha il problema di dirlo a nessuno.” Ma un gay? Simula, si scinde: di fatto si annienta! Ecco perché noi accogliamo col “Presentat’Arm!”  (cioè con l’onore delle armi verticalmente protese in avanti) la rivelazione coraggiosa del capitano rugbista Gareth Thomas.  Chi si libera e libera si pone al mondo come giusto modello, è vero uomo. E, in questo caso, è  -per noi-  il Vero Uomo dell’Anno 2009. Chissà se un lontano giorno lo farà anche qualche papa? Noi crediamo che, se ciò si avverasse, si avvicinerebbe molta gente alla Chiesa, al profumo del Vero che si coglie nelle splendide e umane  pagine dei Vangeli.

Bagheria, 27/12/09                                                                      

Giuseppe Di Salvo

Salvatore Di Salvo

Salvatore Incandela

Pippo Rinella

Enza Ventimiglia

 

*Gareth Thomas, il giocatore gay gallese di rugby che ha fatto “coming out” il 19 dicembre scorso.

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GIUSEPPE DI SALVO: VERSI DI NATALE 2009 (AD ENZUCCIA VENTIMIGLIA). E AUGURI A TUTTI!

25 Dicembre 2009 3 commenti

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Il verso del poeta-

come lucente codice

alla sua mano

dall’Universo radiato-

il senso coglie del reale

e alla danza spinge

e al divenire.

Le parole sono acumi:

aghi con fili di sangue

ricamano idee sui cuori

di chi il linguaggio legge

del Creatore.

Il  nostro telaio-

corpo nomato-

racchiude i battiti

e quei ricami.

Se il brivido ci coglie

si rinasce.

E la vita tutta migliora.

Sul campo-

un argenteo ulivo-

braccia protese verso il sole-

la grazia oscilla

e saluta ciò che lo Spirito

appaga.

In noi.

 

Bagheria, 16/12/2009

Giuseppe Di Salvo

*Enza Ventimiglia legge la mia poesia in casa di Anna Maria Schmidt, in fondo alla mia destra ( io sono al centro con sciarpa rossa) seduto e intento a leggere c’è Pippo Rinella; a destra di Pippo, Maurizio Cappello e Bice Mortillaro; dalla mia sinistra: Anna Riina, compagna di Pietro Lupo, Antonella Ardito, Cetty, la moglie di Maurizio; in primo piano a destra, ma ci danno le spalle, Pina Grassi e Anna Maria Schmidt. (Palermo, 20/12/2009).

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GIUSEPPE DI SALVO: CON “LA BELLE AU BOIS DORMANT” DI TCHAIKOVSKY RINASCE L’EROTISMO ASSOPITO!

21 Dicembre 2009 6 commenti

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“LA BELLE AU BOIS DORMANT”  DI  TCHAIKOVSKY AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, OSSIA DEL COME RISVEGLIARE IL DESIDERIO (OMO)EROTICO DAI PREGIUDIZI MORALI ASSOPITO.

“La Belle au bois dormant” di Peter Ilyich Tchaikovsky andata in scena al Teatro Massimo di Palermo venerdì 18 dicembre 2009, ore 16,00, turno S2 (la Prima del giorno precedente non l’abbiamo vista a causa dello sciopero poi in parte rientrato), è degna di nota per i motivi che ora spiegheremo. Da lodare la sapiente e assai curata direzione orchestrale affidata al 55enne maestro Alexander Titov, profondo conoscitore della musica russa e di Tchaikovsky, il quale ha letto la partitura mettendo bene in evidenza gli aspetti “sinfonici” e “concertistici” del “Balletto” del tormentato compositore russo. Fra i momenti di maggiore intensità espressiva, possiamo citare il celeberrimo “Panorama”, “andantino sostenuto” (n. 17): è una pagina musicale d’incanto assai fascinosa, rappresenta il viaggio verso il simbolico palazzo incantato da parte della buona e libertaria “Fata dei Lillà” e dell’attraente Principe Desiré (Desiderio amoroso, appunto!).  La bella melodia incede sulle note ribattute dei legni, corni e cornetti e gli aggraziati arpeggi dell’arpa; il ritmo del breve brano musicale  -essenza del balletto- ci fa pensare ad una sublime barcarola che si libera sui pizzicati delle viole, dei violoncelli e dei bassi; ma l’anelito verso la conquista della felicità (e qui viene criptata  -o espressa con la notazione musicale- tutta la pulsione omoerotica di Tchaikovsky tendente verso la catarsi e la liberazione, nella speranza di potere conquistare l’impossibile amore: non passeranno forse simbolicamente  circa cent’ anni prima che in Russia si possa cominciare a parlare liberamente di amore gay?) è tutto racchiuso in quel gradevole ritmo sincopato della melodia emessa con delicatezza dai violini! E ricordiamolo: “La Belle”, ossia la “forza del desiderio amoroso” espressa da Tchaikovsky anche con questo balletto, risale al 1890.

 Come non cogliere nella “Fata dei Lillà” il simbolo di colei che aiuta il Desiderio erotico (e nel caso di Tchaikovsky omoerotico) a realizzarsi? Lo stesso ricorso alla fiaba serve al musicista per cantare il suo desiderio di liberazione. Ricordiamo, inoltre, che al tempo in cui il musicista componeva “La Belle” era tutto preso dall’amore nei confronti del suo bel nipote Vladimir Davydov di circa vent’anni (1871-1906), al quale, fra l’altro, dedicherà  -anni dopo- il suo ultimo capolavoro, e cioè la Sesta Sinfonia, al mondo nota come “Patetica”. Aggiungiamo che nel suo bel libro intitolato “Sinfonia Patetica”, Klaus Mann, dirà: “La rappresentazione del balletto La belle au bois  dormant era attesa con la massima gioia dal giovane Vladimir, che pure non poté assistervi. La festosa prova generale  -in sostanza l’effettiva ‘prima’-  ebbe luogo il 2 gennaio 1890 a Pietroburgo, in presenza delle Loro Maestà e di tutta la corte.”

   Ma ritorniamo al balletto in scena al Teatro Massimo.  L’altro aspetto musicale che ci ha suscitato forti emozioni  è stato l’ “Interludio” o l’ “Entracte Symphonique” con le famose variazioni del Principe che ci preparano al Secondo Quadro del 2° atto. Qui le “variazioni gestuali” del Principe erano assenti;  ma il proiettore, col suo cono di luce, illuminava il volto del Primo Violino, maestro Salvatore Greco, il quale con magistrale competenza liberava le note che contengono il senso del raggiungimento della felicità; il maestro Titov e i coreografi Irina Kolpakova e Eldar Aliev (ricavando idee dal grande Marius Petipa) davano così la giusta evidenza alla dimensione “sinfonica” dell’opera e al genio musicale di Tchaikovsky: complimenti!

   Questo lungo “a solo” del violino, con le ornamentazioni ed echi nei legni, rappresenta un “pezzo concertante” per violino solo ed orchestra ben strutturato all’interno della partitura con la forma del balletto romantico. Così la stessa dimensione sinfonica del “sonno-sogno” dell’ “Entracte” si riversa poi nella “Scena del sonno” (n. 19), cioè in quell’ “andante misterioso” nel quale il “Desiderio amoroso” viene tenuto conservato nell’incantesimo magico della nostra “Bella” nel bosco dormiente: Aurora rappresenta i tanti amori impossibili che si perdono nel “bosco sociale” (o “asociale”) dei nostri storici disumani divieti. Come non richiamare l’ “Allegro vivo” del Primo atto che ci presenta il violento incedere della Fata Carabosse? E’ un brano musicale di grande forza drammatica, rapprenda il Super Io censorio o la Forza del Male. La musica che accompagna l’incedere di Carabosse sprigiona un devastante terremoto interiore: la realizzazione dell’umano desiderio erotico viene frustrato, ostacolato, minacciato, spinto verso l’istinto di morte. Dall’orchestra viene fuori con forza  il maleficio di quanti vogliono contrastare il libero corso della gioia, la quale si concretizza sposando il “soggetto-oggetto” verso cui tende la nostra umana passione. Ma è la Principessa Aurora a rappresentare l’Alba, il Sorgere dei nostri desideri erotici che si devono realizzare grazie all’intervento della Fata dei Lillà, la quale contribuisce a svegliare il “Bosco incantato” dalla maledizione dei pregiudizi. E alla fine l’amore trionfa, almeno nella dirompente fantasia del compositore che culturalmente sfida i condizionamenti sociali purché si realizzi la felicità di ogni persona umana. Tutto questo ci insegna “La Belle au Bois Dormant” del nostro Tchaikovsky ed è giusto rivelarlo al mondo senza infingimenti o ipocrisie.

   Bravi tutti i ballerini del Corpo di Ballo del Teatro Massimo diretti da Luciano Cannito. E complimenti alla Carabosse di Simona Filippone (avremmo preferito l’originario ruolo “en travesti”!) e alla “Fata dei Lillà” di  Soimita Lupu. Ma va evidenziata, infine, la grazia e l’espressione elegiaca dei due ballerini protagonisti: Dorothée Gilbert nel ruolo della Principessa Aurora e Alessio Carbone in quello del Principe Desiré: entrambi dotati di agilità e di sapiente tecnica liberatoria!  Che altro? Nel leggere e decodificare le pagine musicali di Tchaikovsky si vada sempre oltre il senso comune con cui accademicamente si esprime sempre quasi tutta la critica ufficiale che, prima di scrivere, già mette noiosi e stereotipati paraocchi fisici e mentali. Essi, visto che oggi si conosce quasi tutto della vita privata di Tchaikovsky, sono ormai del tutto volgari e inutili!

Bagheria, 21 dicembre 2009.

Giuseppe Di Salvo

 

*Peter Ilyich Tchaikovsky con l’amato nipote Vladimir Davydov, ”I Belli Addormentati nel Bosco” dai pregiudizi sociali ed entrambi ammazzati dall’omofobia regnante ai tempi di Alessandro III, Imperatore di Russia.

 

 

 

  

GIUSEPPE DI SALVO: LA BELLA ADDORMENTATA, LO SCIOPERO, IL CENONE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

18 Dicembre 2009 1 commento

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NEL POST L’ORIGINALE CRITICA DI GIUSEPPE DI SALVO CONTRO I SOSTENITORI DEL CENONE ALL’INTERNO DEL TEATRO. SONO AFFETTI DA “NEOPROVINCIALISMO CONSUMISTICO”.

Fra poche ore una singolare recensione di Giuseppe Di Salvo de “La Belle au Bois Dormant” di Tchaikovsky andata in scena in forma “scioperata” al Teatro Massimo di Palermo il 17 dicembre. Ma le riflessioni di Giuseppe  verranno fatte sulla rappresentazione del giorno dopo, venerdì 18 dicembre 2009 (turno S2, ore 16,00, ma con gli stessi ballerini protagonisti della prima).

 

ECCO COSA PENSA GIUSEPPE DISALVO DEL CENONE DI FINE ANNO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Che dire del Cenone musicale di San Silvestro organizzato dai dirigenti all’interno del Teatro? E’ davvero un’ iniziativa europea  -e coloro che a ciò si oppongono sono dei poveri provinciali-  o è vero il contrario, e cioè che questo cenone nel Tempio della Lirica palermitana rappresenta l’incultura, un vuoto di idee innovative che lascia lo spazio agli aspetti di un consumismo camuffato di cultura e che rende sempre più conformisti quanti vogliono ”apparire” per impressionare col fumo e non con la sostanza che - nel caso dell’opera-  si realizza con la ricerca delle grandi voci, delle opere da tempo non rappresentate, delle musiche mai ospitate, comprese quelle di molti musicisti siciliani dimenticati? Penso a Michele Lizzi, a Giuseppe Mulè, per fare solo alcuni esempi! Rifugiarsi in un Cenone propagandistico non è come dire da parte del Direttore Artistico: vedete, dal punto di vista musicale, io non so trovare meglio. E allora cambio la funzione per la quale è nato il teatro: non più musica, ma cenone con ballo. Perché non rivolgersi al sindaco Cammarata per cercare locali da destinare a sale da ballo? E lo “Swing” allora? E’ un comodo alibi musicale per giustificare l’aspetto consumistico. Chi vuole può organizzare lo “Swing” anche in un legale e onorevole  Bordello o in un “Café-chantant”: e, in prestigio, ne guadagnerebbe il Bordello o il “Café-chantant” stesso. Ma al Teatro Massimo? Ne perde l’Opera, la Musica, la Cultura, cioè la religiosità e l’umanesimo che la musica e l’Opera rappresentano. Chi non capisce ciò, a Palermo o a Vienna o a Zurigo o altrove, è in definitiva il vero portatore di un “neoprovincialismo consumistico”, dimostra di mettere l’intelletto a servizio dell’impostura; e taluno finisce per perdere anche il peso della voce, nevvero rinsavito Vincenzo La Scola? Dove sono finite le sue critiche contro gli attuali amministratori del Teatro? E mi sa dire in quanti altri teatri europei smontano palchi e platee per farli diventare luoghi di bivacco e di consumistico ristoro? Ma perché non si organizza un ballo all’aperto con brindisi? Parteciperei anch’io. Non servirebbe a un po’ di gente per rinfrescarsi meglio le idee? Comunque auguri, e complimenti per le vostre capacità! E’ proprio vero: ogni uomo, con la sua mente, è misura di tutte le cose.

Bagheria, 18/12/2009

Giuseppe Di Salvo

*Café-chantant di Isaac Israels

GIUSEPPE DI SALVO: DRAMMATIZZAZIONE LAICA DEL SANTO NATALE. PER PRIMA CLASSE DELLA SCUOLA PRIMARIA

16 Dicembre 2009 5 commenti

 

SCENA  PRIMA: L’INVERNO

Alcuni alunni recitano la poesia di Alceo: “Inverno”.

Due alunni: (V. e M.): Piove. Il cielo trabocca di tempesta. (Attoniti guardano il cielo, mani avanti  e in alto.)                                  

Un alunno: (S.):  Fiumi rigidi, ghiacci. (Come a guardare un fiume ghiacciato, braccia protese.)

 

Tutti gli alunni in coro: Ghiacci! (Ripetono la parola con stupore.)

 

Un alunno: (A. P.): Fiacca l’inverno, attizza il fuoco…(Flette il corpo debole e strofina le mani.)              

 

Due alunni: (G. P. e G.T.): … e mesci senza più misura vino di miele. (Agitando il pollice come a

                                                                 versare il vino; poi verso la bocca come a berlo.)

Due alunni: (D. e G. B.):Fascia le tempie di una lana soffice. (Si toccano le tempie con le mani.)

 

Tutti gli alunni in coro: Fascia le tempie di una lana soffice. (Tutti si toccano le tempie.)

Poi in coro intonano la canzoncina dedicata all’ inverno:

 

Che freddo, che gelo, l’inverno è già qui.

Son gli alberi spogli, è tutto squallor.

Ma sotto la terra il grano germoglia,

il cuore impaziente anela i bei dì.

 

Verrà primavera col sole e coi fior!

L’attesa è sì dura di tanto gioir.

Che freddo, che gelo, l’inverno è già qui,

già qui, già qui…

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SCENA SECONDA:   LA NASCITA

Due alunni: (V. e G. P.) sono le voci recitanti. Occupano rispettivamente l’estrema sinistra e destra del proscenio. Alzando sguardo e mani verso il cielo, recitano la preghiera “A Dio”:

 

O Dio,

dai il bene

a chi bene non ha!

Gli altri alunni piazzati all’interno del palcoscenico, alzando le mani e guardando verso il cielo, in coro ripetono:

O Dio,

dai il bene

a chi bene non ha!

Poi le due voci recitanti si inginocchiano e recitano:

 

O Dio, Dio,

dai luce

a chi luce non ha!

E il coro, come sopra, ripete:

 

O Dio, Dio,

dai luce

a chi luce non ha! (Giuseppe Di Salvo) Si noti: è un breve testo costruito con pochi grafemi.

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Dall’interno arrivano vagiti di un bambino appena nato: Eehhhhhh!  Eeeehhhhh!!! (E’ affidato a tre alunni con difficoltà di linguaggio).

 

Un’alunna (G. B.), rivolgendosi a tutti e a voce alta: E’ nato, è nato, è nato Gesù!

 

Tutti intonano la canzone siciliana tradizionale cantata da Rosa Balistreri: “La notti ri Natali”:

 

A la notti ri Natali

c’è na festa principali

e nasciu lu Bambineddu  (Mani avanti come a indicare dov’è Gesù, dondolando le braccia come a cullarlo)

menzu li voi e l’asineddu

e nasciu lu Bambineddu

menzu li voi e l’asineddu.

 

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:  (Agitando le mani come svegliare i pastori per il Grande Evento)

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

 

Aspittatimi n’anticchedda,                       (Con le mani fare il gesto d’attesa)

quantu arrivu a lu pagghiaru.                  (Mani avanti come a indicare il pagliaio)

Mi scurdavu la puddastredda,                  (Mani in testa per indicare la distrazione!)

l’acidduzzu rintra u panuru;                     (Con le mani imitare il frullìo delle ali)

la racina rintra cu vinu                            (Con le mani portare gli acini in bcca)

pi purtarlu a Gesuzzu Bambinu.               (Braccia protese in avanti per indicare Gesù)

 

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:             (Come sopra)

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

 

Li vituna senza sali,              (Con le mani imitare lo strappo dei grappoli d’uva dalle grosse viti)

c’amu a gghiri a vinnignari,

cu lu pattu ca ti fazzu           (Una mano al fianco, l’altra avanti agitando l’indice in segno di negazione)

ca racina un ti nn’ammanciari

Cu lu pattu ca ti fazzu

ca racina un ti nn’ammanciari!

 

 

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:                (Come sopra)

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

E susî, pasturi, nun dormiri cchiù:

lu viri ch’è natu u Bambinu Gesù!

Lu viri ch’è natu u bambinu Gesù!

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SIAMO LIETI PASTORELLI   (Canzone tradizionale belga)

(Dal CD “Bianco Natale”, Edizione Paoline)

Siamo lieti pastorelli

sulla riva di un ruscello,

guardavam le pecorelle:

la la la la la!                            (Il la la la la la sarà accompagnato dal battito ritmico delle mani)

Una luce ci abbagliò:

la la la la la!                                     (Come sopra)

 

Era un angelo di Dio,

più lucente di una stella,

che lodava il Signore:

la la la la la!                                      (Come sopra)

Oggi è nato il Salvatore:

la la la la la !                                     (Come sopra)

 

Tutti insieme andammo lieti

a vedere il nato Re,

lo trovammo in una stalla:

la la la la la!                                       (Come sopra)

Fra le braccia di Maria:

la la la la la!                                       (Come sopra)

 

Un bambino così bello

mai si vide sulla terra,

o Gesù nostro Signore,

la la la la la!                                      (Come sopra)

Ti doniamo il nostro cuore!

La la la la la!                                     (Come sopra)

La la la la la!                                     (Pianissimo, canto tenuto e senza battito delle mani)

 

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BIMBO, BIMBO (Adattamento di una melodia tradizionale)

 

Bimbo, bimbo,

dormi veglia, veglia su di noi.

Bimbo, bimbo,                                       (Cantare pianissimo)

dormi veglia,  veglia su di noi.

 

Gesù, pace, pace, amore

dona ai nostri cuor!

Gesù, pace, pace, amore                        (Cantare pianissimo)

dona ai nostri cuor!

 

O Natale, porta a noi

tanta libertà!

O Natale, porta a noi

tanta libertà!                                           (Cantare pianissimo)

 

O Natale,                                                (Cantare a voce alta e battendo con forza le mani)

porta a noi

tanta liberta!     (Tutti con le mani in altro, oscillare le mani al cielo, cinguettare come gli uccellini in

                         segno di libertà.)

 

Bagheria, 16/12/2009

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: MUSICA DI TCHAIKOVSKY: “PANORAMICA” DA “LA BELLE AU BOIS DORMANT” E BUONE FESTE!

10 Dicembre 2009 3 commenti

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LA MUSICA DEL GRANDE TCHAIKOVSKY PER GLI AUGURI DI BUONE FESTE! Quanto prima spiegheremo il perché di questa nuova scelta musicale come sottofondo del nostro sito. Occorre ricordare che il grande musicista russo era gay, amava un suo nipote a cui dedicò la Sesta Sinfonia, nota al mondo come “Patetica”. Ma il brano musicale che qui ora ascoltate è tratto dal balletto “La Belle au bois dormant”. Tchaikovsky rivoluzionò anche il modo di concepire il balletto: non più musica banale, ma espressione dell’intimo sentire con melodie struggenti ed orchestrazione caratterizzata da grande conoscenza degli strumenti, ognuno dei quali veniva impiegato per scavare nell’anima per poi codificare -con la notazione musicale- i propri sentimenti e i conflitti della propria psiche che il musicista trasferiva nei personaggi o negli “ambienti” da lui creati; e in questa sua “Panoramica” (o suo “Panorama”) c’è tutta la sua voglia umana di incontrare l’amore nel Castello Incantato. Era brutta per i gay, in Russia, la realtà ai tempi di Tchaikovsky (il balletto risale al 1890), l’uomo di cultura ricorreva ai simboli e alle fiabe per parlare dei propri sentimenti. E certo ci riuscì. Ma analizzeremo la questione in un imminente saggio. Intanto grazie a Salvatore Incandela, nostro tecnico, che ha inserito nel blog questa musica: vi auguriamo un felice ascolto.
Buone feste a tutti,
Giuseppe Di Salvo, Salvatore Incandela, Pippo Rinella, Enzuccia Ventimiglia e tutta la Redazione del Blog.

10 dicembre 2009

*La Belle au Bois Dormant” di Ange-Marie Comito-Mucel.

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GIUSEPPE DI SALVO: ASCENSIONE (A MIA COGNATA GRAZIELLA TRAPANI)

7 Dicembre 2009 7 commenti

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Il declino-

mai come in te-

assumere volle

i colori di un tramonto

con luci acuminate

tendenti a graffiare

ogni essere in pena

Così Thanatos

celebrava gli ultimi riti

e a danza invitava

maschere barocche-

l’estremo saluto davi

con lo struggente spirito

di uno spento comico

 

Il tuo amore filiale

suoni emetteva

con tremolìo insensato

e senza posa-

ultimo legame vocalico

a sostegno di affetti

da cui non ti volevi staccare!

 

Copiosa pioggia autunnale

appesantì il tuo corpo

come foglia inzaccherata

in divenire sulla terra

Ci salutavi oscillando le molte rose

sullo scrigno sepolcrale

che sfondava la Chiesa Madre

 

Col sole di dicembre

ogni cosa evapora

Noi  -silenti monadi-

sguardo in alto-

il Cielo scrutiamo.

 

Bagheria, 07/12/09

Giuseppe Di Salvo

*Mia cognata Graziella Trapani nel dicembre 1966 a casa dei miei genitori per una tumultuosa vigilia di Natale. Graziella se n’è andata sabato 24 ottobre 2009. Aveva  circa 62 anni, li avrebbe compiuti il 10 dicembre 2009.

GIUSEPPE DI SALVO: LE CRITICHE DI SARAMAGO CONTRO ISRAELE? LA SUA NUOVA”CECITA’”! PARTE SECONDA.

2 Dicembre 2009 5 commenti

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“IL QUADERNO” DI JOSE’ SARAMAGO? GIUSEPPE DI SALVO RIFLETTE SULLE  ACCECANTI CRITICHE DEL PORTOGHESE ALLO STATO DI ISRAELE.

CAPITLO SECONDO: LE INGIUSTE INVETTIVE CONTRO ISRAELE DA PARTE DELL’AUTORE DI “CECITA’”

Le ingiuste e ossessionanti invettive di Saramago contro lo Stato democratico di Israele non le riteniamo degne del suo genio creativo. Riportiamo ora alcune ben note opinioni di Saramago contro Israele presenti nel suo “Quaderno” edito dalla “Bollati Boringhieri”, confutate poi (più prima che poi, come vedremo!) da alcune persone “amiche” del democratico Stato ebraico: Fiamma Nirenstein e lo scrittore Giorgio Montefoschi.

José Saramago, nel suo “Quaderno”, parla di Israele in diversi articoli. Già a pagina 93 si dichiara “contro gli arbitrii e i crimini di cui è responsabile Israele”. E poi aggiunge: “Se Barack Obama vuole riscattare il suo paese dall’infamia del razzismo, lo faccia anche in Israele. Sono sessant’anni che il popolo palestinese viene freddamente martoriato con la complicità tacita o attiva della comunità internazionale. E’ ora di finirla.” (Op. cit. p. 93).

   A pag. 114, a proposito di Gaza, leggiamo: “Nazioni Unite? Unite? Contando sulla complicità o la codardia internazionale, Israele se la ride di raccomandazioni, decisioni e proteste, fa quel che vuole, quando lo vuole e come lo vuole. Arriva al punto di impedire che entrino libri e strumenti musicali, come se si trattasse di prodotti che metterebbero a rischio la sua sicurezza. Se il ridicolo uccidesse, non resterebbe in piedi un solo politico o un solo soldato israeliano, questi specialisti di crudeltà, questi dottori in disprezzo che guardano il mondo dall’alto dell’insolenza che è la base della loro educazione. Geova, o Jahvé, o comunque si chiami, è un dio astioso e feroce che gli israeliani mantengono permanentemente aggiornato.”

   Ora andiamo alle pp. 118-119 e leggiamo: “Non è dei migliori auspici che il futuro presidente degli Stati Uniti ripeta più volte, senza che la voce gli tremi, che manterrà con Israele lo ‘speciale rapporto’ che lega i due paesi, in particolare l’appoggio incondizionato che la Casa Bianca ha dispensato alla politica repressiva (repressiva è dire poco) con cui i governanti (e perché non anche i governati?) israeliani non hanno fatto altro che martoriare in tutti i modi e con tutti i mezzi il popolo palestinese. Se a Barack Obama non ripugna prendere il tè con boia e criminali di guerra, buon pro gli faccia, ma non conti sull’approvazione della gente onesta. Altri presidenti suoi colleghi lo hanno fatto prima senza aver bisogno di altra giustificazione che quello ‘speciale rapporto’, servito di copertura a tutte le ignominie tramate dai due paesi contro i diritti nazionali dei palestinesi.” Poi suggerisce a Barack Obama di raccontare alle sue figlie “la storia di una nave che trasportava quattro tonnellate di medicinali per far fronte alla terribile situazione sanitaria della popolazione di Gaza e che questa nave, Dignità era il suo nome, è stata distrutta da un attacco di forze navali israeliane con il pretesto che non era autorizzata ad attraccare alle sue coste (credevo, da ignorante, che le coste di Gaza fossero palestinesi…)”.

   A pag. 121, Saramago si scaglia contro Sarkozy: “In un impeto di ipocrisia politica semplicemente notevole, Sarkozy accusa Hamas di aver commesso irresponsabili e imperdonabili azioni lanciando razzi sul territorio di Israele. Non sarò io ad assolvere Hamas da tali azioni, del resto, a quanto leggo ad ogni passo, punite dalla quasi totale inefficacia della bellica operazione che è riuscita solo a danneggiare qualche casa e a far crollare qualche muro. Mai le parole risultano chiare in bocca al signor Sarkozy, bisogna denunciare Hamas. A una condizione, però. Che le sue giustamente riprensive parole siano applicate in pari misura agli orrendi crimini di guerra commessi dall’esercito e dall’aviazione israeliani, in proporzioni inimmaginabili, contro la popolazione civile della fascia di Gaza.”

   E alle pp. 126-127, lo scrittore portoghese continua: “Il biondo David di un tempo sorvola in elicottero le terre palestinesi occupate e spara missili contro bersagli inermi; il delicato David di una volta guida i più potenti carri armati del mondo e schiaccia e schianta tutto quel che incontra sul suo cammino; il lirico David  che cantava lodi a Betsabea, incarnato ora nella figura gargantuesca di un criminale di guerra chiamato  Ariel Sharon, lancia il ‘poetico’ messaggio che prima è necessario schiacciare i palestinesi per poter poi negoziare con quelli che di loro resteranno. In poche parole, è in questo che consiste, dal 1948, con leggere varianti meramente tattiche, la strategia politica israeliana.  Intossicati dall’idea messianica di un Grande Israele che realizzi finalmente i sogni espansionistici del sionismo più radicale. (…) Dal punto di vista degli Ebrei, Israele non potrà mai essere sottoposto a giudizio, una volta che è stato torturato, gassato e bruciato ad Auschwitz. (…) Le pietre di David sono passate di mano, ora sono i palestinesi a tirarle. Golia sta dall’altra parte, armato ed equipaggiato come mai si vide soldato nella storia delle guerre, salvo, è chiaro, l’amico nordamericano. Ah, sì, le orrende stragi di civili causate dai terroristi suicidi… Orrende sì, senza dubbio, condannabili sì, senza dubbio, ma Israele avrà ancora molto da imparare se non è capace di capire le ragioni che possono portare  un essere umano a trasformarsi in bomba.”

    Ecco ora a pagina 129 cosa scrive Saramago: “A sua volta, l’esercito israeliano, quello che il filosofo Yeshayahu Leibowitz, nel 1982, accusò di avere una mentalità ‘giudeo-nazista’, applica fedelmente, eseguendo gli ordini dei suoi successivi governi e comandi, le dottrine genocide di coloro che torturarono, gassarono e bruciarono i suoi antenati. Si può dire che per certi aspetti i discepoli hanno superato i maestri. Quanto a noi, continueremo a dire la nostra.” 

   Chi può fare tacere Saramago? Faremmo un errore come quello della Mondadori di Berlusconi. Continuiamo. A pagina 136 si legge: “Il processo di violenta estorsione dei diritti fondamentali del popolo palestinese e del suo territorio da parte di Israele è proseguito inarrestabile davanti alla complicità o all’indifferenza della impropriamente detta comunità internazionale. Lo scrittore israeliano David Grossman, le cui critiche, sempre comunque caute, al governo del suo paese sono venute crescendo di tono, ha scritto in un articolo pubblicato tempo fa che Israele non conosce la compassione. Lo sapevamo già.”

Per concludere questa rassegna di citazioni contro Israele da parte di Saramago, andiamo alle pp. 144-145 del suo “Quaderno”. Vi si legge: “All’inizio degli anni sessanta, quando lavoravo in una casa editrice di Lisbona, pubblicai un libro intitolato Sei milioni di morti, in cui si trattava dell’attività di Adolph Eichmann quale principale esecutore dell’operazione di sterminio di ebrei (furono sei milioni) condotta a termine in modo sistematico, quasi scientifico, nei campi di concentramento nazisti. Critico come sono sempre stato riguardo alle repressioni e agli abusi compiuti da Israele sul popolo palestinese, il mio argomento principale di questa condanna fu e continua ad essere di ordine morale: le inenarrabili sofferenze inflitte agli ebrei  nel corso della Storia e, in particolare, nel quadro della cosiddetta ‘soluzione finale’, dovrebbero essere per gli israeliti di oggi (degli ultimi sessant’anni, per l’esattezza) la migliore delle ragioni per non imitare in terra di Palestina i loro carnefici. Quello di cui Israele ha veramente bisogno è una rivoluzione morale. (…) Mi sembra pertanto altamente riprovevole l’ambiguo comportamento del Vaticano sulla questione dei vescovi di obbedienza lefebvriana, prima scomunicati ora assolti dal peccato per decisione papale. Ratzinger non ha mai riscosso le mie simpatie intellettuali. Lo vedo come uno che si sforza di mascherare e occultare ciò che effettivamente pensa. In membri della Chiesa non è procedimento raro, ma da un papa perfino un ateo come me ha il diritto di esigere franchezza, coerenza e coscienza critica. E autocritica.”

    Ma prima di confutare le sullodate citazioni di Saramago contro Israele, è necessario riportare un ultimo breve testo dell’autore portoghese intitolato “LAPIDAZIONI E ALTRI ERRORI”. Lo troviamo alle pp. 132-133 del suo “Quaderno”: “La notizia scotta. Il muftì dell’Arabia Saudita, massima autorità religiosa del paese, ha appena emesso una fatwa che permette (permettere è un eufemismo, la parola esatta dovrebbe essere imporre) il matrimonio di bambine dell’età di dieci anni. Il suddetto muftì (me lo dovrò ricordare nelle mie preghiere) spiega perché: perché la  decisione è ‘giusta’ per le donne, al contrario  della fatwa anteriormente vigente, che fissava a quindici anni l’età minima per il matrimonio, cosa che Abdelaziz  Al Sheji riteneva ‘ingiusta’. Sulle ragioni di questo ‘giusto’ e di questo ‘ingiusto’, neppure una parola: non si dice nemmeno se le bambine di dieci anni siano state consultate. E’ noto che la democrazia brilla per inesistenza in Arabia Saudita, ma in un caso tanto delicato si sarebbe potuto fare un’eccezione. Insomma, i pedofili possono essere contenti: la pedofilia in Arabia Saudita è legale. In Iran sono stati lapidati due uomini per adulterio, nel Pakistan cinque donne sono state sepolte vive perché volevano unirsi civilmente con uomini da loro scelti… Mi fermo qui. Non ce la faccio più.”

    Ci sarebbe da chiedere a Saramago: quanto hanno in comune i fanatici palestinesi con chi ha il potere in Arabia Saudita, in Iran, in Pakistan e negli altri stati arabi fondamentalisti? E come trattano i palestinesi i loro fratelli misericordiosi omosessuali? Nello stato democratico dove vivono i figli di Davide trova forse gay impiccati, donne torturate, bambine stuprate (perché di questo si tratta!)? E potremmo chiuderla qui. Ma a Saramago occorre replicare per cercare di scuoterlo, nonostante l’età, dalla sua insana fissazione politica contro lo stato democratico di Israele. Lo fa timidamente Umberto Eco nella prefazione a “Il Quaderno”: “Rischia l’accusa di antisemitismo per aver criticato la politica del governo di Israele semplicemente dimenticandosi, nella sua adirata partecipazione alle sventure palestinesi, di ricordare  -come una equilibrata analisi vorrebbe- che c’è qualcuno che nega il diritto all’esistenza di Israele? Ma nessuno tiene conto che quando parla di Israele Saramago pensa a Iahvé, ‘dio astioso e feroce’, e in questo senso non è più antisemita di quanto non sia antiariano e certamente anticristiano, dato che per ogni religione cerca di regolare i propri conti con Dio – che evidentemente, si chiami come si chiama in varie lingue, gli sta sulle scatole. E avere Dio sulle scatole è certamente motivo di ira furibonda contro tutti coloro che se ne fanno usbergo.” (op. cit. p.12). Possono le affermazioni di Saramago contro Israele ridursi sommariamente ad una disputa morale e teologica come fa Umberto Eco?

   Vediamo cosa pensa Fiamma Nirenstein. Ricaviamo il suo pensiero da un breve articolo apparso su “La Stampa” il 27 gennaio 2003 col titolo “La licenza di odiare”.

Eccovi la sintesi dell’articolo della giornalista, deputata del Pdl.

  • 1) Sugli ebrei uccisi nella Shoah “non è difficile quasi a nessuno esprimere sentimenti di amore e pietà; è sugli ebrei vivi che scendono aggressività e pregiudizi. E non è un caso che i pregiudizi odierni, secondo tutti i sondaggi, si appuntino soprattutto su quanto di più vivo gli ebrei hanno prodotto, uno Stato democratico dopo tanto esilio e persecuzioni.”
  • 2) “Non ci stancheremo di ripetere che ogni critica politica che sia tale è non solo giustificata, ma anzi indispensabile, vitale; che per Israele e i palestinesi la soluzione di due Stati per due popoli è quella che la storia richiede.”
  • 3) Ad Israele non vengono mosse critiche politiche ma, “criteri che hanno a che fare con i tre stilemi classici dell’antisemitismo: il primo, il ‘blood libel’, la falsa narrativa sul disprezzo israeliano per la vita di innocenti palestinesi, ignorando la complessa realtà della risposta al terrorismo che ormai il mondo intero deve affrontare; il secondo, il doppio registro, per cui a Israele sono applicate criteri particolari: un terzo delle risoluzioni dell’ONU sono contro Israele, e la Commissione di Ginevra per i Diritti Umani ha condannato solo lo Stato ebraico in tutta la sua storia. Il terzo, della delegittimazione a vivere, motivata con falsi storici e dichiarazioni di infamità che paragonano, come ha fatto il poeta laureato Saramago, Israele alla Germania nazista.”
  • 4) “E’ questa volgarità concettuale, in gran parte causata dalla paura di contraddire il rampante antisemitismo proveniente dal mondo arabo, che crea l’antisemitismo di oggi. Il permesso di odiare gli ebrei lo fornisce la criminalizzazione dello stato ebraico.”

Come dare torto a Fiamma Nirenstein?  Non è come dire al comunista Saramago (anche se comunista critico verso i comunismi) che lui è nazista perché appartiene ad un partito, quello comunista, che in molti stati ha fatto strage di oppositori e di innocenti? Ma ne ha di coraggio questo premio Nobel! E ci viene un dubbio: conosce la parola vergogna? Certo Saramago ha avuto il Nobel per la letteratura (che premio piccolo borghese!), ma non crediamo l’abbia ottenuto per la sua brutta letteratura codificata contro Israele. Non lo meriterebbe forse Fiamma Nirenstein per le sue limpide, oneste posizioni politiche sullo Stato davvero democratico di Israele? I suoi libri, i suoi articoli, i suoi interventi a Radio Radicale, i suoi dialoghi con Massimo Bordin non sono altissima ed umana letteratura giornalistica? Chapeau!

   Riportiamo ora i punti essenziali di un articolo di Giorgio Montefoschi, altro scrittore amico di Israele, apparso sul “Corriere della Sera” del 7 luglio 2007. Montefoschi così gliele suona e canta a Saramago a proposito della ridicola proposta dell’autore di “Cecità” di portare politici e militari israeliani davanti a un tribunale internazionale (e qui Saramago si rivela ipocrita perché non si tratta più di posizioni morali contro lo Stato di Israele, sono posizioni meramente politiche!).

  • 1) “…nel caso questo tribunale fosse stato istituito, allora scontare giudizi e pene sarebbe toccato anche al defunto re di Giordania Hussein, responsabile del “settembre nero” in cui dei confratelli palestinesi ne furono massacrati diecimila (ma questo lo dimentica lo scrittore portoghese).”
  • 2) “…siamo alle solite. Non sa, Saramago, o vuole dimenticarlo, che la parola genocidio si applica alla sistematica distruzione di un popolo (come è accaduto a sei milioni di ebrei indifesi) e non a una guerra, giusta o sbagliata che sia, fra due popoli confinanti?”
  • 3) “E non sa che in questi sessant’anni che cita, dal giorno immediatamente seguente a quello in cui la comunità internazionale gli assegnò i suoi modesti confini, lo Stato di Israele, nel quale approdarono i superstiti dell’Olocausto, è stato sempre aggredito e minacciato di essere cancellato per sempre? Ma non c’è niente da fare. Politici e ‘maestri del pensiero’ hanno impiegato mezzo secolo a riconoscere i gulag. Ce ne vorrà un altro per riconoscere Israele. E smettere di seminare l’odio, e le tragiche conseguenze dell’odio, ben protetti dalla minaccia dei razzi nelle case europee.”

Beh, se occorrono ancora cinquanta anni per capire ciò, ci sarebbe da chiedere: siamo innanzi a un genio o a una strana mente creativa piuttosto lenta? Ma chiudiamola qua. E’ proprio vero: nessuno è perfetto!

 

Bagheria, 02/12/09

Giuseppe Di Salvo

*Giuseppe Di Salvo, in una foto di due anni fa (2007) a Bagheria.