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GIUSEPPE DI SALVO: LUNA (POESIA TRATTA DAL MIO LIBRO “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”)

31 Gennaio 2010 7 commenti

La luna è piena?

E’ caduta dal cielo.

Riveste il tuo volto

e sorride.

A letto mi culla

e agita.

Emetto un urlo…

Felice mi fa

pensare il tuo sorriso

che non è luna,

è desiderio,

ricordo di gesti tuoi belli.

Ci si rialza.

Si ritorna a cercare

ciò che svanisce…

C’è freddo fuori!

 

Bagheria,  una sera, 27/01/2003

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: SHOAH, BINARIO 21, STAZIONE CENTRALE MILANO. QUANDO VI PREGHERA’ UN PAPA?!

27 Gennaio 2010 9 commenti

27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA

ASPETTANDO UN PAPA CHE VADA A PREGARE SUL BINARIO 21 DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI MILANO, RICORDIAMO LA SHOAH.
Il 30 gennaio 1944 dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano una umanità mortificata ed umiliata, composta di cittadini italiani di religione ebraica di ogni età e condizione sociale, veniva caricata tra urla, percosse e latrati di cani su vagoni bestiame.
Era l’alba di una squallida domenica invernale: più di 600 persone avevano attraversato la città svuotata partendo dal carcere di San Vittore su camion telati e avevano raggiunto i sotterranei della Stazione Centrale con accesso da via Ferrante Aporti.
Erano più di Seicento persone braccate, incarcerate, detenute per la sola colpa di essere nati ebrei. Partivano per ignota destinazione. Fu un viaggio di sette giorni passati tra sofferenza e ansia. I bambini da 1 a 14 anni erano più di 40, tra di loro Sissel Vogelmann di 8 anni e Liliana Segre di 13. La signora Esmeralda Dina di 88 anni era la più anziana.
All’arrivo ad Auschwitz la successiva domenica 6 febbraio circa 500 fra loro vennero selezionati per la morte e furono gasati e bruciati dopo poche ore dall’arrivo.  Dal binario 21 era già partito un convoglio con quasi 250 deportati il 6 dicembre del 1943, ne sarebbero partiti altri fino a maggio del 1944.

Sì, noi aspettiamo sempre un Papa che vada a pregare, inginocchiandosi, su quel Binario 21 di Milano: l’ha forse fatto Pio XII? Non sarebbe meglio, simbolicamente, di un incontro nel Ghetto coi rabini o in Sinagoga?

 Bagheria, 27 gennaio 2010

Giuseppe Di Salvo

*

*Sissel Vogelmann, bambina di 8 anni deportata ad Auschwitz: papa Pio XII si affacciò da qualche balcone del Vaticano per difendere anche il suo diritto alla vita? O molti alti prelati già preparavano passaporti per fare fuggire i criminali nazisti in Argentina e altrove? Il diritto alla vita è forse il diritto a tenere il Potere che vale più di qualsiasi altra vita? O cristianamente, “deve sanguinare, perché non torni mito, il dolore della creazione”? (Pier Paolo Pasolini)

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GIUSEPPE DI SALVO: DEL NABUCCO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO O DELLA SAGRA DELLE VOCI USURATE!

24 Gennaio 2010 8 commenti

tempio di gerusalemme abbattuto come le voci usurate*

DEL NABUCCO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO O DELLA SAGRA DELLE VOCI USURATE .

Per chi vuole avere un’idea di come si può usurare la voce umana non deve fare altro che andare a vedere  -anzi ad ascoltare!-  il “Nabucco” di Giuseppe Verdi in scena da venerdì 22 gennaio al Teatro Massimo di Palermo. Vi stiamo parlando,  dunque,  di una rappresentazione piuttosto deludente. Secondo il nostro sincero parere. A cosa è dovuto questo clamoroso insuccesso, al di là della rispettosa propaganda affidata ad alcuni organi di stampa che costruiscono ad arte finti “successi”? Cerchiamo di spiegarlo. Secondo noi c’era un difetto di regia e del regista Saverio Marconi (nonostante alcune apprezzabili scene dalle linee marcatamente euclidee, i gradevoli costumi dai colori accesi  -almeno quelli degli Assiri-, l’interessante gioco di luci e… poco altro) che non ha saputo curare bene la parte interpretativa dei personaggi e delle masse corali   -che scarsezza di comparse: rendevano davvero assai provinciale il nostro Teatro!-,  a parte qualche episodio riuscito, come quello relativo alla scena degli Ebrei che, venuti fuori da un cilindro che li teneva prigionieri ingabbiati, intonavano con decenza il celeberrimo “Largo in Fa diesis maggiore” (“Va, pensiero”, sull’ali dorate”), un coro che non è un coro perché non  presenta tracce di polifonia, ma si tratta di melodia cantabile all’unisono e sottovoce; una melodia che ancora piace e viene bissata, anche se non c’è richiesta con insistenza da parte del pubblico; ma era proprio da bissare il “Va, pensiero” l’altra sera al Teatro Massimo di Palermo? Va detto che il coro era curato con la dovuta grazia, ma  come non notare che ci sono alcune zone che vanno meglio perfezionate,  pensiamo ad alcuni bassi, nevvero maestro Faidutti?

   E ancora: le voci di quasi tutti i cantanti ci facevano pensare ad una “Sagra delle voci umane usurate”. E ne spieghiamo più avanti il perché.

   La direzione d’orchestra del maestro Paolo Arrivabene rientrava negli schemi della decenza nella “Sinfonia” iniziale: in essa il maestro evidenziava bene, attraverso i vari strumenti, i diversi temi delle masse corali poi  ascoltati quando venivano ripresi dal coro nel corso dell’opera: un esempio? Che bellezza il timbro dell’oboe e degli altri fiati scelti dal compositore in fase di orchestrazione della Sinfonia per il tema di “Va, pensiero”! E il maestro Arrivabene  ne ha dato il giusto risalto. Ma la direzione lasciava a desiderare nelle scene d’insieme, e con quei cantanti! Ma cosa doveva dirigere? Forse dei fuoriclasse?

   Il Nabucco del 52enne baritono Roberto Frontali non era del tutto convincente: la voce non aveva spessore, né forza drammatica nei momenti più incisivi dell’opera verdiana. Talvolta si doveva fare tacere l’orchestra per poterlo sentire. Anche scenicamente lasciava a desiderare. Lo Zaccaria del 52enne basso Roberto Scandiuzzi presentava un volume di tutto riguardo, ma il cantante non ha più un buon controllo nell’emissione e non sono mancati spesso suoni piuttosto sgradevoli, non ben controllati,  anche quando intonava “Vieni, o Levita!…”, il suo momento esecutivo meglio riuscito nella “Scena Terza” della “Parte Seconda”. E qui non possono mancare i nostri complimenti ai nostri dotti violoncellisti che lo sostenevano come in una celestiale aria da camera!

   E che dire dell’Abigaille di Amarilli Nizza? In assoluto, la peggiore della serata! Ci è parsa vocalmente del tutto fuori ruolo e ci sarebbe da chiederci: come mai continua a cantare… e a cantare Verdi? E “questo” Verdi che richiede la presenza di un grande soprano drammatico di agilità? Quelli che la signora ci vuole spacciare per “pianissimi” a noi sembrano, in realtà, un brutto esempio di canto che, in genere, si emette nel corso delle prove per risparmiarsi la voce: sicché ne sono venuti fuori momenti di canto spianato davvero infelici (Vedere “Io t’amava”, Scena Quarta della Parte Prima, e la cavatina “Anch’io dischiuso un giorno”, Scena Prima della Parte Seconda, ma anche i vari concertati); e che dire dei suoi insopportabili suoni “sibilati” tirati fuori nel corso della successiva cabaletta “Salgo già del trono aurato”, in ispecie nel ripetuto verso “L’umil schiava a supplicar.”? E di quelle “r” fastidiose messe in brutta evidenza con una specie di “neorotacismo” sonoro del quale appariva quasi tristemente compiaciuta? Come mai tanto amore da parte del nostro Teatro per la sullodata cantante, la quale, in questi ruoli verdiani, a nostro avviso, non è adeguata?

L’abbiamo apprezzata qualche anno fa in “Suor Angelica” di Puccini. Ma poi…? Ogni volta che si è cimentata con Verdi abbiamo visto e sentito di tutto, tranne il fascino dell’azzeccata cantante. E diciamo ciò perché avvezzi alla sincerità: ma chi le vuole bene e le gira attorno non le ha mai detto di lasciare stare in pace Verdi? Meno male che non le si può vietare per Regio Decreto!

   E l’Ismaele del 28enne tenore brasiliano Thiago Arancam? Cadono le braccia! Speravamo di apprezzarlo almeno nel fugato “S’appressan gl’istanti”: ma l’intero concertato era interpretato da parte di tutti davvero sottotono: e non c’è stato nessun applauso. Confessiamo che abbiamo provato un po’ di disagio! Si tratta di un momento magico dell’opera non ben messo in evidenza né dai cantanti, né dalla regia, né dal direttore d’orchestra. 

E i comprimari? Del tutto irrilevanti: con o senza  ali attaccate alle spalle, che cose ridicole da teatro provinciale e da mensa di Capodanno!

   Un discorso a parte merita, invece, la Fenena del giovane soprano Anita Rachvelishvili. Occorre dire che ha cantano in un contesto non proprio felice, dove ogni cantante sembrava avesse il compito di non fare svettare chi fosse vocalmente dotato. E la Rachvelishvili probabilmente lo è. Ma nel fugato citato non si è neanch’ella distinta, le sue qualità vocali sono venute furori, in parte, nella sua preghiera finale “Oh, dischiuso è il firmamento!”: la voce è ben timbrata, gradevole, ma  -a nostro avviso- in cerca di perfezione. Tanti auguri per la sua carriera.

   E il coro? Andrea Faidutti sa fare meglio. Con questo Nabucco si sono evidenziati alcuni problemi nel governare le emissioni delle masse corali. Ma, nell’insieme, è stato dignitoso.

Applausi? Qualcuno l’ho fatto anch’io rivolto ad Anita Rachvelishvili che pure non mi ha convinto del tutto. Figuratevi se agli altri spettatori possono essere legate le mani!

Ma, volendo essere sinceri, al di là della propaganda attivata dagli uffici e dal giornalismo ad essa preposti, questo Nabucco ci ha dato, nell’insieme,  una scarsa qualità vocale ed interpretativa come apertura di Stagione, forse la peggiore inaugurazione di questi ultimi anni. Decisamente rappresentazione da perdere! E, per chi l’ha vista, da dimenticare!

Bagheria, 24/01/10

Giuseppe Di Salvo

 

**

*I rottami del Tempio di Gerusalemme, per dare anche l’idea visiva di come può essere una voce usurata.

**I Giardini Pensili che volevamo vedere!

  

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GIUSEPPE DI SALVO FRA POCHE ORE CI PARLERA’ DEL DELUDENTE NABUCCO IN SCENA AL MASSIMO DI PALERMO

23 Gennaio 2010 1 commento

E DELLA SAGRA DELLE VOCI USURATE!

Molti si chiederenno come sia andata la Prima del Nabucco al Teatro Massimo di Palermo che, venerdì 22 gennaio, ore 20,30, ha inaugurato la Stagione Lirica 2010 del prestigioso Teatro palermitano. Diciamolo senza mezzi termini: a Giuseppe è sembrata la “Sagra delle voci usurate”, anche se non è mancata qualche eccezione. Era proprio da bissare quel “Va, pensiero”? O ci sono reparti del coro da perfezionare, nonostante la dignitosa prestazione bissata? Fra poche ore la recensione di Giuseppe Di Salvo: non perdetevela perchè non è per niente accademica, ma rispettosa solo del bel canto; tende, inoltre, a sgonfiare qualsiasi ampollosa ed inutile propaganda. Teatro europeo  o insignificante Ente lirico provinciale? Come al solito, Giuseppe non terrà alcun pelo sulla lingua. Sappiamo solo che il suo orecchio -e non era il solo!- ne è uscito molto turbato! FRA POCHE ORE!

La Redazione del Blog.

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GIUSEPPE DI SALVO: “TACE” (POESIA PRESENTE NEL MIO LIBRO “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”)

21 Gennaio 2010 3 commenti

*

Una bimba tace.

Dona la sua voce

a chi sente che l’ama.

Morde screpolate labbra,

sanno d’amaro miele.

Con me parlava,

occhi accesi,

lanciando

un prudente sorriso.

I miei suoni seguiva

con udito unto

di gocce sacre.

Mi regalò

-col pianto-

anelli di parole.

Pensavamo

insieme

il taurino

padre lontano.

 

Bagheria, 28/12/03

Giuseppe Di Salvo

*Foto tratta da: littlejhon.wordpress.com

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A SINGLE MAN DI TOM FORD E’ UN FILM DA NON PERDERE. IMMINENTE LA RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO.

17 Gennaio 2010 9 commenti

*

Nell’attesa di una dirompente recensione di Giuseppe Di Salvo del film “A single man” di Tom Ford, nelle sale cinematografiche da venerdì 15 gennaio, noi raccomandiamo a tutti di andarlo a vedere. La Redazione di questo Blog, venerdì 15 gennaio 2.010 sera, ore 22,30, al cinema Gaudium di Palermo ci è andata quasi al completo: Giuseppe Di Salvo, Salvatore Incandela, Pippo Rinella, Enza Ventimiglia hanno sfidato il cattivo tempo per andare a vedere l’elegante film tratto da Ford dal libro di Christopher Isherwood. E hanno incontrato altra bella gente gay e non. Proprio al libro dello scrittore inglese s’ispirerà la recensione di Giuseppe Di Salvo per arrivare in modo sorprendente al film di Ford. E lo scalpore, assicuriamo, è sempre alle nostre porte, anzi nel nostro cliccatissimo Blog. Nell’attesa invitiamo tutti  ad ascoltare la grande Renata Tebaldi nell’aria “Ebben, ne andrò lontana” dalla Wally di Catalani, opera in cui la grande Renata si è distinta portandola  sulle scene e incidendola più volte con altri grandi interpreti. Nel film di Tom Ford l’aria ”Ebben? Ne andrò lontana” (da “La Wally”) è interpretata dal soprano maltese  Miriam Gauci. E non c’è male!

Chiudiamo citando un passo del libro di Isherwood che sarà anche la chiave di lettura dell’intera vicenda legata all’ “Uomo solo” sia quello letterario sia quello cinematografico, per non parlare di quello reale:

“Sulle scure pendici delle colline si vedono le finestre illuminate delle aride case dove arida gente va aridamente nel suo arido letto. Ma George e Kenny sono profughi dell’aridtà; sono fuggiti oltre il confine nel mondo equoreo, lasciandosi dietro il pedaggio dei vestiti.” (Op. cit., ed. Guanda, p. 115, 1983)

La Redazione del Blog di Giuseppe Di Salvo

*Una scena “non arida” del film “A Single Man” di Tom Ford. Il primo uomo è l’attore Colin Firth, premiato a Venezia per la sua magistrale interpretazione del film nel ruolo del protagonista George; accanto, e al centro, il suo amore Jim, interpretato dal bravo Matthew Goode.

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GIUSEPPE DI SALVO: “RICHIAMO” (TRATTA DAL MIO LIBRO DI POESIE “DA BAGHERIA SOFFI UNIVERSALI”)

15 Gennaio 2010 10 commenti

*

Sono il tuo richiamo.

Di te ho desiderio.

Stringimi forte

fra le tue braccia,

baciami;

con la grande mano

pressa a te la mia nuca,

entra  nei miei caldi segreti!

Punge lo sguardo

il tuo Giardino Pensile.

E’ forse acre l’odore

del sesso?

Non andare!

Non senti come piove?

 

Bagheria 12/12/03

Giuseppe  Di Salvo

*Gianni Fochi: “Il richiamo del silenzio”.

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GIUSEPPE DI SALVO: IN PIAZZA MONTECITORIO IL 12 GENNAIO ALLE ORE 21,00 PER FRANCESCO E MANUEL!

11 Gennaio 2010 5 commenti

 

SONO GIA’ ALL’OTTAVO GIORNO DI SCIPOPERO DELLA FAME E I MEDIA DORMONO!

Martedì 12 gennaio, alle ore 21, occorre partecipare alla mobilitazione in Piazza Montecitorio a Roma.  E ciò per cercare di rompere il grave silenzio dei media riguardo la lotta nonviolenta intrapesa con lo sciopero della fame da Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, una coppia gay in lotta perchè il Parlamento italiano discuta sulle proposte di legge relative alle coppie di fatto o ai matrimoni anche fra omosessuli.

Certi Diritti di Roma ha deciso di fare la sua riunione settimanale in Piazza Montecitorio, a partire dalle ore 20, per esprimere la sua vicinanza contro il grave silenzio sulla vicenda dello sciopero della fame di Francesco e Manuel giunti all’ottavo giorno di digiuno. Alle ore 21 gli aderenti all’Associazione inizieranno a girare intorno a Montecitorio con cartelli che chiedono diritti civili e umani per le coppie gay.

Francesco e Manuel si battono per i diritti di tutti. Tutti dobbiamo star loro vicini. Tutti i cittadini davvero democratici, gay e non, escano dal letargo e vadano ad esprimere la loro solidarietà ai due ragazzi in lotta nonviolenta e silenziati da questi nostri mass media italiani asserviti allo Stato estero Città del Vaticano. Hanno forse bisogno di qualcuno che spinge il papa per per riempire le prime pagine di notizie inutili? O di qualche “pazzo” che spinga i direttori dei giornali? Le persone in lotta civile, per questa stampa affetta da cecità, non fanno notizia?

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MARIO BALOTELLI, IL NUOVO “ORO NERO”, IL RAZZISMO, LO SCHIFO.

 

RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO DEL LIBRO “ORO NERO” DI FABIO RAVERA.

Piaccia o no, Mario Balotelli è  -prima di tutto-  un cittadino italiano. Ha la pelle nera, molto nera! Ebben? Ma è anche  “un talento purissimo, luccicante”, per citare Fabio Ravera che nel novembre del 2009 ha pubblicato un bel libro intitolato “Oro nero, Mario Balotelli e la sua generazione”, edizione “Lìmina”.  L’ “Oro nero” è dato da questa nuova generazione di cittadini italiani, anche negri, figli di immigrati.

   Il libro di Fabio Ravera è molto bello, la prosa è piuttosto documentata, aulica, dotta; e noi lo annoveriamo fra i libri migliori pubblicati sullo sport, sul calcio (e sui fenomeni sociali ad esso connessi e che lo sport contribuisce a generare) al pari de “La solitudine dell’ala destra”, libro di poesie sui calciatori più importanti e significativi scritto per Einaudi una dozzina di anni fa da Fernando Acitelli-  dallo stesso Ravera citato a proposito di una poesia dal poeta dedicata a Luciano Bodini (chi se ne ricorda?), eterno secondo portiere della Juventus dal 1979 al 1983, dopo Zoff; poesia che ben volentieri riportiamo per cercare di fare intuire ai nostri lettori l’alto livello umano e la toccante sensibilità che caratterizza il senso di civiltà dei nostri nobili citati scrittori:

 

“Ci sarebbe voluta una tonsillite

di Zoff, perché tu una domenica

giocassi…

Che grado avevi? Di quale gloria

fosti “vice”?

 

Erano le uscite il tuo meglio,

ma 80 000 spettatori insieme mai

le videro…

 

Però tu, per me, ci fosti…”

 

La poesia, coi suoi colti enjambement, è davvero toccante e rivela a tutti gli Italiani amanti del Calcio e dello Sport come si può esprimere il tifo o la passione per i nostri campioni. E, diciamolo subito, noi amiamo Balotelli perché è italiano e perché è un insolito e bizzarro campione.  Ma la poesia citata ha una specie di presentazione in prosa espressa nel chiuso di due parentesi tonde. Ne riportiamo una parte:

…………………………………

E’ il becchino Geremia Mellock

a parlare: “Che noia in questo

fottutissimo paese… mai nulla

di nuovo, mai un incidente, mai

uno straniero…” (Fernando Acitelli, op. cit., p. 207)

 

Ma perché Fabio Ravera ricorre alla sullodata citazione poetica di Acitelli? Semplice: lo scrittore di Lodi, col verso finale della poesia (“Però tu, per me, ci fosti…”) dedicata a Luciano Bodini, vuole  -da interista-  ricordare un altro portiere, eterno secondo di Walter Zenga nell’Inter trapattoniana degli anni Ottanta, e cioè Astutillo Malgioglio. Perché mai? Lo facciamo dire allo stesso Ravera, riportando quanto afferma a pagina 79 del suo libro “Oro nero”: “Scelgo lui perché, in primis, a uno che si chiama Astutillo non si può che voler bene a prescindere. Ed esteriormente  -parlo del suo look d’epoca-  il nostro risponde perfettamente ai requisiti: capello a funghetto, baffo folto a donare un’aria severa e nel contempo ribelle al volto. Ma la sua scelta è dettata da un’altra ragione: perché, oltre ad essere un bravo portiere, Malgioglio era  (ed è, possiamo esserne certi) una grande persona. Per anni si è dedicato all’assistenza dei bambini disabili. Gestiva un centro di recupero a Piacenza. Un doppio lavoro portato avanti con dedizione e passione assolute, nonostante il menefreghismo e a volte anche l’opposizione del mondo del calcio, come raccontò lo stesso portiere in un’intervista al ‘Corriere della Sera’: ‘Nel 1895, alla Lazio, in serie B, vissi l’episodio più triste della mia carriera. La squadra stentava, i tifosi non mi lasciavano in pace. Criticavano il mio impegno fuori dal campo, insultavano la mia famiglia. In casa col Vicenza perdemmo 4 a 3 e il pubblico si scatenò. Comparve uno striscione in curva: ‘Tornatene dai tuoi mostri’. Mi sfilai la maglia, la calpestai, ci sputai e la tirai ai tifosi. La società chiese la mia radiazione. Dello striscione, invece, non parlò nessuno.’

   Malgioglio giocò pochissime partite nell’Inter.  Fu una semplice comparsa. Ma nonostante questo non è stato dimenticato.”

E allora con Acitelli e Ravera ci piace ripetere, con qualche variazione: “Però tu, per noi, meno male che ci fosti!”

Ma ritorniamo al libro “Oro nero” di Fabio Ravera. Pregi e difetti calcistici o comportamentali di Mario Balotelli vengono bene analizzati nel libro citato, al quale noi volentieri indirizziamo il lettore. Un libro certo incentrato sulla dirompente figura dell’attaccante dell’Inter, ma è anche un’appassionata analisi sociologica e politica  -sì, politica!-  di una sottocultura razzista da suburra che infesta tante teste di parte della tifoseria italiana, e quindi della nostra “società”.

E’ di mercoledì 6 gennaio 2010, giorno dell’Epifania, la pubblica dichiarazione di Mario Balotelli contro i fischi e i cori razzisti che ripetutamente all’attaccante interista vengono rivolti: “Posso dire una cosa? Voglio dire che  -ogni volta che vengo qua-  il pubblico di Verona mi fa sempre più schifo!”  Balotelli intendeva rivolgersi contro quei tifosi che lo avevano insultato, e non all’intera città di Verona. Successivamente chiederà scusa ai veronesi civili. Ed ecco arrivare subito l’ipocrita dichiarazione dell’allenatore del Chievo, Domenico Di Carlo: “Mario Balotelli deve guardare soprattutto a se stesso, perché ovunque gli dicono sempre qualcosa. Perciò penso che Mario debba capire che deve essere lui a cambiare atteggiamento.” Che deve fare Balotelli? Si deve forse imbiancare per non essere insultato? Questa ipocrisia non fa forse davvero schifo? Potevano mancare le dichiarazioni del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi? Questi dichiara: “Balotelli è un ragazzino immaturo e presuntuoso. Non sarà mai un campione.”

Avete sentito qualche parola da parte del sindaco contro i cori razzisti a danno di Balotelli? E’ forse lui l’uomo maturo? O rappresenta la voce di quella suburra incolta e volgare  e di quei cittadini razzisti ai quali si rivolge per avere voti?  E pure qualche condanna dalla Corte di Cassazione e di altri tribunali italiani per avere violato la Legge Mancino? E allora citiamo alcuni passaggi del libro di Ravera a proposito della tifoseria veronese. Ecco cosa scrive Ravera a pagina 61: “Ancora più agghiacciante il caso Ferrier, calciatore che nel 1996 fu in procinto di vestire la maglia del Verona. Per tutta risposta gli ultras scaligeri, tristemente noti per la loro smisurata xenofobia, fecero comparire in curva un fantoccio nero con un cappio al collo, accompagnato da due ragazzi incappucciati di bianco in stile Ku Klux Klan e da striscioni in dialetto che, tradotti, suonavano come: ‘Il negro ve l’hanno regalato, dategli lo stadio da pulire’ e ‘Mazzi (costruttore edile e all’epoca presidente del Verona, ndr), Ferrier portalo in cantiere’. La scena macabra del manichino era stata preceduta da scritte comparse nei pressi della sede del club, tra le quali ‘Potere bianco’ e ‘A morte i negri’. Anche in questo caso il giocatore fu fermato alla visita medica: ma evidentemente non era così messo male, visto che qualche settimana dopo lo acquistò la Salernitana.

Nel 2001 ancora il Verona fu al centro di un altro caso di intolleranza razziale: il presidente Giambattista Pastorello spiegò infatti di aver rinunciato all’acquisto dell’attaccante di colore Patrick M’boma onde evitare la sommossa dei tifosi.”

   E’ forse questa tifoseria civile o matura, signor sindaco di Verona? E’ Balotelli che deve guardare dentro se stesso o l’allenatore del Chievo per vedere dove abita l’ignoranza e l’ipocrisia? Se questa è una tifoseria civile? figuriamoci cosa farebbe o direbbe se non lo fosse!

Ma citiamo ancora Fabio Ravera a proposito di Balotelli: “…gli episodi eclatanti che gli hanno consegnato la fama di cattivo e antipatico si contano sulle dita di una mano. E sono tutti concentrati in poche partite:  le insofferenze durante il famoso match con la Roma (che come abbiamo visto sono più che giustificabili); un gesto a zittire il pubblico del Chievo (probabilmente dovuto anch’esso a qualche insulto piovuto dalle gradinate) dopo un gol.” (Op. cit., p. 69).  Come si vede, i precedenti a Verona ci sono, eccome! E solo gli ipocriti razzisti possono fare finta di non ricordare. Balotelli se ne ricorda e dice quel che per l’Epifania ha detto. E non ci resta che ripetere, variandolo, il sacro verso di Acitelli: “Però, Balotelli, meno male che tu, per noi   -interisti e non-  col tuo orgoglio ci sei!”. Contro i razzisti e coloro che, perduta la maschera,  li rappresentano nelle istituzioni democratiche. E vogliamo chiudere con un’altra bella citazione del libro di Ravera: “Nella storia del calcio esistono anche storie bellissime di calciatori che si opposero al razzismo e alla discriminazione. Leggendario rimarrà il gesto di Matthias Sindelar, il ‘Mozart del football’, capitano e stella del Wunderteam, la meravigliosa Nazionale austriaca degli anni Trenta. Il 3 aprile 1938 l’Austria disputa la sua ultima partita contro la Germania. Dopo quella gara la Nazionale verrà sciolta e annessa a quella tedesca. Si gioca al Prater di Vienna, l’Austria vince 2-1 e Sindelar segna il gol decisivo. Alla fine della partita, il protocollo prevede che i giocatori vadano a salutare Hitler e i gerarchi nazisti presenti in tribuna. Sindelar, ebreo, si rifiuta. E’ l’unico insieme al fidato compagno di squadra Karl Sesta a non inscenare il saluto nazista. Un rifiuto che costerà caro a Sindelar, trovato morto pochi mesi dopo nel suo letto di casa insieme a Camilla Castagnola, un’insegnate italiana, anche lei ebrea.” (Op. cit., pp. 63-64).

Contro tutto questo “schifo” razzista, noi preferiamo  -ancora una volta-  il bel verso di Acitelli e lo dedichiamo a Sindelar: “Però tu, per me, ci fosti…”.

Nel raccomandare ancora una volta la lettura di questo bel libro di Fabio Ravera (103 pagine di alto valore sociale!), ne vogliamo evidenziare però anche qualche limite: viene completamente omesso qualsiasi riferimento al razzismo omofobico presente nel mondo del calcio. Come mai questo silenzio? Non è questa una grave omissione che tende a negare, a seppellire l’identità di molti calciatori gay che, celando le proprie tendenze, non ci consentono di farli rivivere apertamente comprendendoli nel condiviso verso di Acitelli? Eppure Ravera ne avrebbe avuto frasi omofobiche da analizzare! Non c’è forse razzismo quando allenatori come Lippi negano di conoscere calciatori omosessuali nelle squadre da lui allenate? E non è un’ atavica e insieme moderna forma di razzismo il negare l’esistenza dell’identità gay nel mondo dello sport e del calcio? E volendo parafrasare il nostro poeta Acitelli, occorre dire: mai un calciatore gay, rivelandosi, ci toglierà la noia in questo fottutissimo paese! E neanche Fabio Ravera con le sue gravi omissioni critiche nei confronti dei vari allenatori italiani che, accecati dall’ipocrisia, dicono di non conoscere gay all’interno delle squadre di calcio italiane. Che affermazioni virili! Ci sarà mai da noi un Gareth Thomas che dimostrerà apertamente di essere uomo, virile, macho e gay?

Bagheria, 07/01/10

Giuseppe Di Salvo

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FRA POCHE ORE LA RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO DEL LIBRO “ORO NERO” DI FABIO RAVERA

7 Gennaio 2010 3 commenti

Giuseppe Di Salvo, nel recensire il libro su Mario Balotelli e la sua generazione, ce ne dirà delle belle: sul razzismo, sull’ipocrisia del sindaco di Verona (il quale dice: “Balotelli è un ragazzino immaturo e presuntuoso…”), dell’allenatore del Chievo e… delle stesse omissioni di Ravera. Diciamo subito che Giuseppe Di Salvo raccomanda a tutti di leggere questo bel libro, edito da “Lìmina”. Costa 18 euro, in po’ caruccio forse, ma è un libro ricco di informazioni storiche sul mondo del calcio ed è di notevole interesse sociale. Balotelli, dopo la partita contro il Chievo giocata il giorno dell’Epifania,  ha detto che ogni volta che va a Verona trova sugli spalti i soliti tifosi razzisti che gli fanno sempre più schifo: che torto dargli? Balotelli è italiano, ha la pelle nera nera, va rispettato per il campione che è e per quello che fa sul campo di calcio. A noi non resta che ringraziarlo per le cose positive che riesce ad esprimere giocando; e siamo certi che è cosa sbagliata ogni espressione razzista che tende ad offenderlo e a umiliare la sua immagine e il suo orgoglio.

Ma ne riparleremo col solito scalpore che riesce ad esprimere Giuseppe: occorre togliere dagli occhi degli Italiani  -e non solo!-  un po’ di squallida noia!

La Redazione del Blog di Giuseppe Di Salvo.

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