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Archivio Aprile 2010

GIUSEPPE DI SALVO: MARIO BALOTELLI? UN’ANIMA TRAGICA! IN ITALIA, IN SPAGNA E ALTROVE GLI SI REGALI TANTO SILENZIO!

29 Aprile 2010 1 commento

Da interista e amante del calcio eroico seguo con vivo interesse e commozione gli eventi legati alla squadra allenata da Mou. Ho scritto un lungo articolo in difesa di Balotelli, schierandomi contro i cori razzisti dal ragazzo spesso subiti in varie parti d’Italia. Quando l’altro giorno, a Milano, Mario ha scaricato tutto il suo nervosismo lanciando la “sua” maglia (quella dell’Inter!) a terra ho provato contrarietà e tristezza: non mi oltraggia certo un inutile feticcio dissacrato, ma provo rammarico per questo ragazzo e lo percepisco come una più che umana figura tragica.  E ora una supplica al coro dei tifosi interisti: da umile e anonimo Corifeo vi chiedo una cosa semplice:  fin che Mario c’è, regalategli solo tanto silenzio! Per quel che mi riguarda, esprimerò le mie emozioni sull’arte calcistica della nostra Superiore Squadra ricca di decine di calciatori, che settimanalmente mandano messaggi positivi, solo alla fine dei grandi appuntamenti (scadenze) legati ai Tornei di questo fine anno calcistico.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Calcio, Sport Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: PERCHE’ IL CALCIO ALIMENTI LE NOSTRE PASSIONI E IL PALLONE SUL CAMPO NON SIA FANGO NE’ DIO. RIFLESSIONI SUL LIBRO DI CARLO PETRINI

26 Aprile 2010 2 commenti
Il giovane Carlo Petrini

Il giovane Carlo Petrini

Carlo Petrini, nato a Monticiano (Siena) nel 1948, è stato un calciatore noto negli anni Settanta: oggi chi se ne ricorda? Ruolo? Centravanti. Giocò nel Genoa, nel Milan, nel Torino, nella Roma, nel Bologna e in altre squadre minori. Chi vuole saperne di più non deve fare altro che leggere il suo libro autobiografico “Nel fango del dio pallone” edito dalla KAOS nel 2003.  Noi appassionati di calcio, rovistando negli scaffali della Feltrinelli, abbiamo trovato questo libro e, incuriositi dal titolo, l’abbiamo prelevato, comprato, letto. La prosa è interessante: rispecchia il linguaggio medio dei nostri calciatori, è ricco di parole e di frasi standard comunemente appiccicate nelle bocche dei nostri calciatori bravi e non nell’agitare il pallone e le palle sul campo. Ma il libro è toccante e da leggere per il suo contenuto-testimonianza. Carlo Petrini nella primavera del 1980 risultò coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse; venne processato e condannato; gli venne inflitta una pena pesante: oltre tre anni di squalifica e ciò mise fine, praticamente, alla sua carriera calcistica. Ebbe altre brevi esperienze come calciatore e  allenatore dopo l’amnistia del 1982, concessa perchè  l’Italia aveva vinto i mondiali di Spagna. E noi esultavamo nelle nostre case coi famosi goal del nostro Paolo Rossi nell’infernale fuoco di quella lontana calda estate. E’ valsa la pena aver letto questo libro? Sì, e per alcuni motivi che ora dirò. E’ triste leggere che, fra le oltre duecento donne da Carlo Petrini  portate a letto, non ha provato amore (nel senso che non s’era innamorato) per nessuna donna, neanche per sua moglie. Noi amiamo l’erotismo e sappiamo bene che Eros è civiltà, ma come si fa a stare con una persona che non si ama dopo aver espletato la nostra comunicazione erotica? E a fare figli con la stessa, anche se la si sposa quasi per moda o perchè “così fan tutti”? Forse non sposarsi, per un calciatore, è alimentare i dubbi che possa essere, come scrive Petrini, finocchio? Per dare l’idea della goliardia antichecche che circola nel mondo del calcio, ecco cosa scrive Petrini a proposito di un suo collega del Genoa: “Il nostro portiere si chiamava D.  Aveva quasi diciott’anni, era un tipo molto bello, troppo bello, così si decise che doveva esser per forza finocchio. Negli spogliatoi c’era chi si faceva venire il cazzo duro, si avvicinava a D. sotto la doccia e glielo strusciava fra le chiappe. Oppure, in gruppo, quando eravamo nudi, lo palpavamo dappertutto facendo le checche. Un volta uno di noi si infilò nel suo letto, lo baciò sul collo e gli fece un succhiotto di quelli che restavano per tanti giorni. Io lo guardavo, ridevo e imparavo. Quel gioco finì quando D., invece di ribellarsi e protestare come aveva fatto all’inizio, cominciò a provarci gusto.”  Va detto che Carlo Petrini, viste le foto d’epoca, era un calciatore attraente e bello. Ma noi non riusciamo a capire cosa apprendeva nell’osservare quelle scene. Forse l’arte d’amare i maschi negli spogliatoi e fuori? O del come liberarsi dall’omofobia che regna all’interno delle nostre squadre? Omofobia che acceca e nega le identità dei calciatori gay! Questa ipocrisia non è più pericolosa delle sostanze dopanti “ingerite” da molti calciatori che, in seguito, hanno avuto gravi problemi di salute e lo stesso Petrini non ne è stato immune, come lui stesso confessa nel libro. Non sono conseguenza delle sostanze dopanti prese i problemi avuti,  anni dopo, da Petrini con la propria vista? Glaucoma all’occhio con periodi di preoccupante cecità. Noi ci divertiamo col calcio: tifiamo, gioiamo, talvolta rimaniamo delusi perchè la squadra per cui tifiamo non gioca bene o perde; oggi i tifosi dell’Inter, me compreso,  sono contrariati dai vezzi inconsulti dell’infelice Balotelli… Ma perchè doparsi e rovinarsi la vita? E perchè i calciatori gay devono soffocare la loro identità? E perchè disonorare lo sport con partite “concordate”: “Pasta chi saiddi” (“Pasta con le sarde”), si dice dalle nostre parti quando si sospetta che il risultato di una partita sia stato concordato a priori.  Ma le pagine più toccanti del libro sono quelle che Petrini dedica alla morte del diciannovenne figlio Diego: un cancro al cervello. Petrini si sposta di nascosto in Francia, dopo un crac finanziario che lo ha costretto a lasciare l’Italia; è lì che il 18 giugno 1995  apprende della morte del figlio. Diego prima di morire avrebbe voluto vedere il padre Carlo per l’ultima volta. Ma Carlo Petrini non rientrò: temeva ritorsioni mafiose  (e altro) legate al suo precedente crac finanziario.  Il suo spirito venne corroso dal fatto di essere stato “un padre assente”: entra in scena il rimorso, e le sue confessioni, purtroppo, sono strazianti perchè le percepiamo sincere.  Oggi Carlo Petrini è ultrasessantenne, è rientrato da tempo in Italia e scrive libri sul calcio e crea anche poesie. Noi l’abbiamo letto. Ci piacciono i libri-confessione, anche se il livello letterario non è quello di Genet (e pensiamo al “Diario di un ladro”): non ha importanza lo stile! E’ il contenuto che ci deve fare riflettere con questi libri “sociologici”. Ognuno di noi deve cercare di valorizzare  -ovunque-  chi si trova alle prese con la ricerca del pirandelliano “piacere dell’onestà”. Con  Carlo Petrini, però, da non calciatore, non posso  non condividere le gioie che l’Arte del Calcio procura, quando essa viene limpidamente esplicata sul rettangolo di terra che “installa” calciatori, agonismo, gioco onesto di cosce e … spettacolo.

Bagheria, 26 aprile 2010

Giuseppe Di Salvo

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KAROL WOJTYLA SANTO O PECCATORE? IMMINENTE LA RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO DEL LIBRO “I PECCATI DI PAPA WOJTYLA”

25 Aprile 2010 5 commenti
I PECCATI DI PAPA WOJTYLA

I PECCATI DI PAPA WOJTYLA

25 APRILE, NEL SACRO GIORNO DELLA LIBERAZIONE

“I peccati di papa Wojtyla” è un libro scritto dai “Discepoli di Verità” e pubblicato nel mese di febbraio 2010 dalla KAOS Edizioni. Si tratta di oltre 457  pagine che si leggono d’un fiato e con grande curiosità storica. Al più presto sul nostro Blog sarà pubblicata la recensione del nostro Giuseppe Di Salvo. E ciò perchè si diffonda sempre più nel nostro tessuto sociale laico la vera religiosità che si annida nella vita delle persone semplici da contrapporre alle manovre politiche nazionali ed internazionali dello Stato estero “Città del Vaticano” col suo re-papa: Vaticano al cui interno la propaganda “religiosa” è legata sempre più al “santificio”, cioè alla produzione di “santi” utili al bisogno mistico delle masse. Questo libro aiuta meglio a scegliere i “santi peccatori” legati alla simonia e al potere, vero feticcio  per il quale inginocchiarsi e pregare. Andate in libreria, dunque, e con soli 20 euro, con questo bel libro, godrete di altri ben santi piaceri legati allo Spirito di chi si evolve con l’informazione che le “verità imposte” rende davvero relative.

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GIUSEPPE DI SALVO: SAGGIO-RECENSIONE DELL’OPERA “DIE GEZEICHNETEN” DI FRANZ SCHREKER ANDATA IN SCENA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

19 Aprile 2010 2 commenti

“DIE GEZEICHNETEN” DI FRANZ SCHREKER DAL 14 APRILE 2010 TEATRO

Franz Schreker

Franz Schreker

MASSIMO DI PALERMO

Com’è noto, Franz Schreker (Monaco, Principato di Monaco, 1878- Berlino 1934) fu autore della maggioranza dei suoi libretti d’opera musicati. Anche per “Die Gezeichneten” (forse è meglio tradurre “I Segnati” o “Gli Stigmatizzati”, e non “I Predestinati”: e se “Predestinati” cosa c’entra mai la psicanalisi?) non si trattò di un dramma in musica creato da altri poeti o librettisti, ma le parole, i personaggi e le trame scaturivano dalla creatività dirompente proiettata con le parole e con le note, senza alcuna inibizione, dallo stesso poeta e musicista sul pentagramma. C’è da dire che per la stesura del libretto dell’opera “Die Gezeichneten” le cose andarono diversamente: il musicista Alexander Zemlinsky (Vienna1871- Larchmont, New York, 1942) aveva chiesto a Schreker di scrivere una  “tragedia dell’uomo brutto”. Schreker accettò. Ma mentre scriveva si legava sempre più  -anche musicalmente- al testo poetico prodotto. Così scrisse a Zemlinsky, amico e collega musicista: “Più vado avanti e più non sopporto l’idea che qualche altro ne possa scrivere la musica.” Essa, infatti, già prendeva forma nella mente di Schreker e produrre il libretto per altri equivaleva a dare, come lui stesso scrisse,  “il suo ego più intimo, il fine ultimo della sua vita.”

   Schreker era rimasto molto coinvolto dalle esigenze estetiche di Zemlinsky. Dalle loro discussioni si evince che l’idea originaria prendeva spunto da una fiaba di Oscar Wilde, “Il compleanno dell’Infanta”. Già Schreker nel 1908 aveva composto il balletto-pantomima “Geburtstag der Infantin”; Zemlinsky, invece, nel 1921 musicò “Der Zwerg op. 17” (“Il nano”, libretto di G. Klaren, sempre dalla fiaba di Oscar Wilde). Nel bel racconto di Wilde un’Infanta spagnola del Cinquecento resta assai divertita per le acrobazie di un nano ballerino, nano regalatole per il suo compleanno. L’Infanta lo ricompensa lanciandogli una rosa. Il nano s’innamora dell’Infanta. Ed è convinto, a sua volta, che anche l’Infanta si sia innamorata di lui. Ma quando il nano, raggiunte a fatica le stanze reali, osserva la sua brutta persona riflessa negli specchi, prende coscienza, per la prima volta, di avere un’immagine mostruosa e muore di crepacuore. Ma ci sono altri spunti letterari per la costruzione del libretto dell’opera “Die Gezeichneten” e derivano dallo scrittore Frank Wedekind (1864-1918), in ispecie dalla pièce  “Hidalla oder Sein und Haben”, dramma del1904; titolo successivo: “Karl Hetmann, der Zwergriese”. Si tratta di un uomo molto intelligente e assai colto; quest’uomo vive però in una società tutta devota alla forza e alla bellezza; con la conseguenza che in essa non c’è spazio vitale per una persona brutta, e se ne esclude. Ecco da dove prende origine il genovese Alviano Salvago (tenore, anzi “Heldentenor”, ossia “tenore eroico” dell’opera di Schreker). E cosa fa Alviano Salvago, l’uomo difforme, protagonista dell’opera “Die Gezeichneten”?  Crea “Elysium”, una specie di “Venusberg” tipico della letteratura viennese fin-de-siècle. Il giardino estetizzante diviene così una creazione-rifugio che va oltre il freudiano “Principio di Realtà”; e lo stesso tessuto letterario intrecciato da Franz Schreker tende a sottolineare le connessioni con la società viennese dei suoi giorni con esplicite allusioni al suo ambiente. Scrive giustamente Christopher Hailey  (direttore della “Franz Schreker Foundation” e biografo del musicista): “L’amore di Alviano per Carlotta e il successivo rifiuto in favore di Tamare contiene chiare allusioni al sentimento non corrisposto di Zemlinsky per Alma Schindler, poi divenuta moglie di Gustav Mahler; e i dipinti di Carlotta sono ispirati agli studi pittorici espressionistici di Arnold Schönberg sulle mani.” Rinviamo ora il lettore, per maggiori approfondimenti sui contenuti artistici dell’opera, alla lettura dell’interessante “Libretto di Sala” pubblicato dal Teatro Massimo: uno dei più bei documenti prodotti negli ultimi anni dal nostro Teatro. Sono più di duecento pagine che aiutano a comprendere buona parte dei contenuti letterari e musicali della partitura dell’ opera “Die Gezeichneten”. C’è anche la traduzione italiana del libretto tedesco di Schreker. E ci si chiede: è il testo che spiega l’origine della musica o è la musica che spinge il musicista a creare le profonde parole del testo? La nostra convinzione è la seguente: fra testo musicale e testo letterario c’è un rapporto di reciproca integrazione o di complementarietà. Tutta l’opera nasce dagli umani conflitti dei vari personaggi, per diventare poi “Opera Sociologica” perché ben mette in evidenza come il Super Io Censorio vuole incanalare le pulsioni sessuali verso un’etica politica profondamente repressiva: “La bellezza sia preda del forte!/ Ogni splendore della terra/soggiaccia alla potenza/ dello spirito, e la/ gloria del dominatore/ irraggi più luminosa e / penetri nelle anime,/ più profonda, più insinuante/ dello splendore che acceca l’occhio soltanto.”

Sono, queste, parole che Paolo Calvi, nobiluomo genovese, con voce di basso, ricorda sin dall’inizio ad Alviano, sono cioè citazione di parole dette a questi giovani “dissoluti” dallo stesso Alviano Salvago, uomo intorno ai trent’anni, gobbo, brutto, difforme e, come s’è detto, protagonista dell’opera. Ma il nobiluomo Paolo, che insieme ad altri giovani “machi” rapisce ragazze genovesi per portarle nell’isola al fine di attuare orge con esplicazione di sesso estremo (“Hard”, diremmo oggi!) e dare così liberò corso alla loro sessualità altrimenti frustrata e repressa, dimentica l’iniziale, amara denuncia del poeta difforme: “Ma per me, assetato,/ prossimo alla consunzione,/ schernito, braccato, straziato/ da tormenti che…  -ah!/diavolo!-  perché mai diede la natura/ a me questo ceffo/ con questa gobba,/ tanta sensibilità, tanta brama?”.

   Paolo Calvi e gli altri nobiluomini genovesi non si accorgono che nelle parole di Alviano c’è, in realtà, un  ABILE RIBALTAMENTO UDITIVO E VISIVO: è in loro, che rappresentano la società con quegli stereotipi di bellezza, il vero nucleo culturale mostruoso e l’etica davvero immorale che rende il desiderio sessuale elemento erotico raccapricciante e deforme! Contro la pulsione sessuale di questi gentiluomini “dissoluti” (e non realmente liberi!) ci sono i “custodi dell’ordine all’erta e in cerca di preda”, come dice Menaldo Negroni (tenore), altro gentiluomo genovese che sessualmente deflora e poi ammazza ragazze rapite nella grotta dell’isola Elysium. Contro tutto ciò si contrappone la generosità e l’amore fisicamente non consumato per Carlotta  Nardi (soprano) del poeta Alviano, il quale decide di donare la sua isola al popolo genovese. Allo stesso modo, nella fiaba citata, Oscar Wilde contrapponeva l’innocenza e la purezza di cuore  del nano -palesate con le sue generose  acrobazie-  alle mostruosità dell’Inquisizione e all’insensibilità dell’Infanta, la quale, visto il nano morto nella sua stanza, sbraita: “In futuro, quelli che vengono a giocare con me non abbiano cuore.” Ecco il “ribaltamento dell’etica” di Franz Schreker: si tratta di un “ribaltamento etico” chiaro, conscio, lucido. La sua musica ce lo trasmette sia quando viene connotata da sonorità impressionistiche sia quando prevalgono tumulti sonori espressionistici, ma anche con le sue ricercate melodie legate al bel canto di tradizione italiana e al suo ricercato silenzio: pause che spesso rappresentano il preludio di forti sonorità davvero strazianti.

 FUNZIONE DEI RINTOCCHI DELLE CAMPANE E DELL’ANGELUS

Come mai nell’opera di Schreker, si potrebbe obiettare, non viene attaccata nessuna istituzione religiosa cattolica  che, con la sua etica sessuale repressiva, sorveglia e punisce la vita sessuale dei cittadini? Errore! Intanto l’attacco estetico di Schreker contro la morale sessuale repressiva è diretto: è la politica, coi suoi giudici (vedi doge Adorno  -basso-  travestito da Capitano di Giustizia), che si fa paladina del controllo repressivo dell’ etica sessuale codificata nelle leggi dello Stato. E poi occorre leggere bene quanto Franz Schreker scrive nella sua descrizione scenica del Terzo Atto, quando ci parla della freschezza arcaica dell’isola Elysium. Citiamolo in parte: “Dal fitto boschetto splendono piccoli chioschi di forme fantastiche e gruppi marmorei, che rappresentano soprattutto scene erotiche della mitologia greca. (…) Qua e là dal cespuglio come se il morto marmo rivivesse, sbuca la figura di un Fauno. Gruppi di Naiadi sgusciano lungo la scena; un corteo di Baccanti la attraversa rapido con acute grida. Ormai si mostrano i primi visitatori. Muti dallo stupore, passano attraverso quelle meraviglie. Lontano, risuonano dalla città gli echi dell’Angelus. Fin che questo dura, l’incantesimo pagano svanisce; i borghesi s’inginocchiano e scoprono il capo. (…) Gioco amoroso fra un Fauno e una Ninfa: lusinga, rifiuto, violento assalto, accordo finale. Il gioco s’accende fino a una selvaggia passione e beato sfinimento. Ritorno dei Fauni e delle Naiadi in coppie singole. Gioco amoroso, accampamento sulla scena e nei cespugli laterali. Il Fauno suona ancora la sua siringa. (…) Suoni di campane dalla città (Angelus) molto lontani, appena sensibili. I borghesi s’inginocchiano, scoprono il capo. Le figure pagane si ritirano fin che dura lo scampanio, poi ritornano.”

   Nella naturale isola “Elysium” creata dal difforme Alviano, l’etica clericale (o il Super Io Censorio) si ode: il condizionamento arriva con la “visione sonora” delle chiese, “visione-percezione sonora”  legata allo scampanio delle campane delle chiese e all’Angelus: ciò rappresenta per i borghesi sull’isola il simbolo della vera mostruosità sociale: il controllo religioso sulla vita sessuale! “Die Gezeichneten” vuole riportare la pulsione sessuale nella sua giusta dimensione espressiva e comunicativa e liberarla dalle mostruosità cui la sottopongono i difformi moralisti: vera e propria razza cattiva annoiata e dannata! Tant’ è vero che un bimbo puro e innocente (voce bianca), nel vedere alcuni ometti nudi col pene scoperto, con la coda e con le corna, meravigliato, dice: “Chi sa, padre,/ se non sono gli angeli?” E il padre dopo aver pensato che suo figlio fosse uno stupido, un po’ impacciato afferma ipocritamente e per necessità: “Sì, sono angeli.” Finisce, cioè, quasi pirandellianamente, per adeguarsi alle circostanze. E un altro borghese non può fare a meno di affermare: “Se non ci fossero gli spiriti dissoluti,/ vorrei dire: Elysium è il Paradiso.” Ma chi sono questi presunti “spiriti dissoluti”  se non coloro che (figli della malata borghesia!)  tendono a ribaltare le regole etiche della “cultura” sessuale dominante e ben custodite dalle “innaturali” leggi clericali e borghesi?

   E allora diciamolo: la vera libertà sessuale è tutta racchiusa nelle stupende pagine musicali della partitura di Schreker: esse sono permeate da sonorità assai sensuali, non mancano cromature che disgelano i richiami erotici e gli impasti orgiastici; si ascoltino con attenzione i preludi al Primo e al Terzo Atto e i tre delicati interludi: altro che feticci erotici! Esplode con la musica il richiamo erotico naturale dei corpi in amore. La luminosità delle dita e delle mani dipinti da Carlotta sono feticci-richiamo di desideri erotici che vogliono realizzarsi (ma più avanti ne riparleremo!). Con la musica di Schreker si palesa la grazia che sfiora il delizioso corpo dell’amato/a, fonte reale e zampillante (come mai nessun regista ha il coraggio di rappresentare la gioia erotica che schizza con l’eiaculazione?) di liquidi più luminosi dei getti d’acqua che, nel giardino, emettono fiotti di fresca acqua ristoratrice. E la tanto citata mano cosa rappresenta se non la prima fonte del piacere erotico che si esprime con l’autoerotismo? Poi essa esplora ogni parte del proprio e dell’altrui corpo al fine di ricavare appagamento erotico e sessuale. Non a caso nella rappresentazione dell’opera a Salisburgo, nel 2005, il bravo regista Nikolaus Lehnhoff  metteva in primo piano una grande mano dove giaceva Carlotta, la quale si toccava in ogni sua parte, implorando la dirompenza d’amore col suo vellutato canto. Etimologicamente, la parola “masturbazione” deriva da “manus” (mano) e “stuprare” (sporcare). Come non pensare il grande quadro di Gustav Klimt nel quale il pittore rappresenta una bella donna con la mano roteante attorno alla vagina?  “Die Gezeichneten è un’opera contro il timore del Principio di Piacere espresso in tutte le sue dissacranti forme. Si rappresenta la “pansessualità”.

Anche ciò noi cogliamo negli impasti sonori impressionistici presenti nella partitura di Schreker. La musica fa crollare ogni stereotipo sessuale repressivo accettato dalla società: lo scardina, lo annulla, lo annichilisce. Nell’amplesso finale fra Carlotta e Tamare ogni  parte dei due corpi in amore è nobile zona erogena che si trasforma in bellezza di canto; e mentre nell’amore estetico (ma libero!) di Carlotta per Alviano tutto l’eros è destinato  -alla fine-  a svanire con la realizzazione del ritratto dell’essere difforme, nell’attrazione sessuale finale che Carlotta  prova per  l’ aitante Tamare il suo erotismo si scatena, e i suoi ripetuti orgasmi toccano punte davvero estreme: addirittura vuole che Tamare la uccida proprio nel momento culminante del suo godimento! “Dammi morte!” esultava il suo sguardo/ “Dammi gioia!” bramava la sua parola. Ecco le toccanti parole di Tamare, un vero enigma per Alviano: “Non so chi sia/ da stimare più prezioso: una vita/ senza gioia, un lento deperire/ o una morte d’ebbrezza e trasfigurazione,/ un morir beato in ardente braccia!”. E’ chiaro che la domanda è retorica e Tamare con Carlotta si sono abbandonati, incompresi, a una sessualità dirompente, legata all’autodeterminazione e alla libera scelta dell’umano piacere erotico che corona il vero amore. Alviano aveva sublimato  -se così si può dire- la possibilità di realizzare il suo erotismo con Carlotta, e ciò perché aveva interiorizzato precedentemente indicibili umiliazioni e violenti rifiuti. Tanto che Tamare, prima di essere ucciso dal gobbo, glielo rinfaccia: “Fu destino di questo donna,/ secondo le parole che tu stesso, Alviano,/ un giorno dicesti, esser mia/ fin dal primo giorno che l’ho scorta: ‘La bellezza sia preda del forte.’/ Ti credesti forte per un’ora soltanto,/ ma tu non lo eri./ Ti si offerse la gioia e tu/ l’allontanasti, tremante e vile./ Tu vedevi solo il buio,/ le ombre, il pericolo e il peccato./ Troppo acerbamente segnato dal destino,/avevi rattrappite le ali, schiavo,/ timoroso. Per quelli come te/ vive solo nei sogni il prezioso/ fiore; ma sboccia vivace e seducente/ alla luce del giorno, vi sembra/ sogno, fantasma,/ spirito notturno. Non dicesti,/ Alviano, che Carlotta ti si offrì anche a te?/ E perché non la prendesti?” Alviano pugnala, uccidendolo, Tamare, il quale gli ha solo detto la verità. La musica, come in una sfumante sequenza cinematografica, lentamente si dissolve. Alviano impazzisce: aveva purtroppo interiorizzato il brutto stereotipo sociale, secondo il quale  il gobbo, lo storpio, il difforme sessualmente non piace, ma piace solo per essere deriso; evidentemente aveva acquisito una forte dissonanza psicologica  nella vita che lo escludeva pure dai piaceri dell’erotismo e dell’amore. E ha capito troppo tardi che con Carlotta si sbagliava. Con questa bella opera Eros è civiltà. Castrare le pulsioni erotiche è la vera mostruosità. E’ l’inciviltà dei poteri totalitari. Non a caso con l’avvento del nazismo, la musica liberatoria delle pulsioni sessuali di Franz Schreker venne definita “degenerata” e lo stesso Schreker nel 1933 dovette lasciare l’insegnamento perché non in regola col “Certificato di arianità”. La mostruosa Germania  nazista che si preparava (a Hitler serviva la pulsione sessuale dei soldati incanalata per le sue mire espansionistiche con conseguenti e crudeli scene di morte) era stata prevista da Franz Schreker. Scriveva infatti il musicista con estrema lucidità: “Nella mia musica, nel carattere ‘degenerato’ di quest’opera è chiaramente riconoscibile il crollo della Germania, il tramonto della nostra cultura.”  E aggiunge Dario Oliveri,  storico della musica all’Università di Palermo: “Ad essere ‘predestinati’ non sono dunque i due infelici protagonisti, bensì la civiltà europea nel suo complesso, il pubblico di Vienna e di Berlino, tutto quel mondo sofferente e luccicante, e infine lo stesso Franz Schreker, mezzo-ebreo e consapevole profeta dell’apocalisse, morto di crepacuore nell’attimo in cui la sua musica –avendo forse concluso la sua missione-  svaniva all’improvviso, si ammutoliva nel nuovo ordine del totalitarismo.” (Pagina 131 del Libretto di Sala). Molti altri musicisti ebrei internati  a Terezin verranno sterminati nelle camere a gas di Hitler (o comunque in altro modo umiliati e poi uccisi nei campi di sterminio): Ilse Weber (1903-1944), Karel Švenik (1917-1945), Adolf Strauss (1902-1944), Hans Krása (1899-1944), Carlo Sigmund Taube (1897-1944), Viktor Ullmann (1898-1944), Pavel Haas (1899-1944), Erwin Schulhoff (1894-1942) e numerosi altri. Tutti costoro ci hanno lasciato importanti composizioni. Va apprezzata l’iniziativa della “Deutsche Grammophon” che in un bel Compact Disk ha raggruppato un bel po’ di brani poetici musicati dai compositori citati rinchiusi nei campi di sterminio e  interpretati dal mezzosoprano Anne Sofie Von Otter e da altri stimati musicisti. Detto ciò, non ci resta che apprezzare i Dirigenti del Teatro Massimo di Palermo che hanno avuto il coraggio di rappresentare per la prima volta in Italia “Die Gezeichneten”, capolavoro di Franz Schreker. E lo spettacolo è stato di grande livello artistico: perfetta la direzione d’orchestra del maestro francese Philippe Auguin; da baciare sulla fronte ogni “nostro” professore d’orchestra (esecuzione perfetta da esportare in tutto il mondo!); impeccabile il coro; di elevatissimo livello e di grande impatto emotivo la regia di Graham Vick: grazie a lui e ai suoi collaboratori!; lodevoli i cantanti principali: Peter Hoare, elegante nel ruolo di Alviano; Angeles Blanca Gulin, sensuale in quello di Carlotta; Scott Hendricks bello e da fottere nel ruolo di Tamare: tutti si sono calati nelle loro parti e si sono distinti prima come attori e interpreti e poi per le non facili qualità legate alle linee del loro canto: bravi, abili e belli! Ma sarei curioso di valutare gli effetti se ci fossero voci con volume più corposo! Dignitosi tutti gli altri. Un elogio particolare ai mimi. E grazie a quel generoso pubblico rimasto lì a gridare “bravi” e ad applaudire. Mi dispiace solo una cosa: come mai non c’era un nudo Fauno con un grosso uccello che pisciava sulla bocca baffuta di  qualche simbolico Hitler? Ci sono mostri più mostri di questi qui?

Bagheria, 19/04/10

Giuseppe Di Salvo

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I VERSI DEL NOSTRO POETA GIUSEPPE DI SALVO TRIONFANO AL TEATRO BRANCIFORTI DI BAGHERIA!

19 Aprile 2010 1 commento

E’ stata magistrale l’attrice Rosamaria Spena nell’interpretare alcune poesie del nostro Giuseppe Di Salvo al Teatro Branciforti di Bagheria domenica 18 aprile alle ore 20,00.  Rosamaria Spena ha letto con maestria la poesia che il Nostro ha dedicato alla nonna  (“A mia nonna”) e alcune parti del poema lirico ”Bagheria Canto”: tutti versi tratti dal libro “Da Bagheria Soffi Universali”. Teatro pieno. Spettatori estasiati. Testimonianze toccanti. E’ bello essere presente ovunque con la poesia.

La Redazione del Blog.

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“DIE GEZEICHNETEN” DI FRANZ SCHREKER TRIONFA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO! A PRESTO LA RECENSIONE DI GIUSEPPE DI SALVO

15 Aprile 2010 2 commenti
Figurini di Paul Brown per "Die Gezeichneten"

Figurini di Paul Brown per "Die Gezeichneten"

“Die Gezeichneten”, opera del musicista Franz Schreker, trionfa al Teatro Massimo di Palermo: un’iniziativa culturale coraggiosa che fa onore ai dirigenti del teatro. Trionfano le “nudità” fisiche e umane (quanto umane!?) dei personaggi; trionfa la direzione d’orchestra dell’impeccabile maestro Philippe Auguin; trionfano tutti i professori d’orchestra del Teatro Massimo che ci hanno regalato un’esecuzione perfetta (da esportare in tutto il mondo!); trionfano i mimi e il coro; trionfano le interpretazioni dei cantanti che hanno colto la giusta lettura psicologica del contenuto delle parole del geniale libretto (anche se vocalmente nessuno è perfetto…); ma “stratrionfa”  su tutto  -diciamolo!-  la spettacolare regia di Graham Vick e dei suoi collaboratori. Trionfano gli appassionati di musica (tanti? pochi?- punti di vista…) che sono rimasti lì ad applaudire questo capolavoro del teatro dell’opera.  A presto, per quanto riguarda il nostro Blog, la dirompente e appassionata recensione del nostro Giuseppe Di Salvo.

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GIUSEPPE DI SALVO: IL CARDINALE TARCISIO BERTONE NON SA CHE “PESCI” PIGLIARE PUR DI DIFENDERE LE COLPE DELLA CHIESA PER AVERE NASCOSTO I TANTI PRETI PEDOFILI

13 Aprile 2010 2 commenti

Se il cardinale Tarcisio Bertone avesse capito solo un briciolo di quanto v’è scritto nel Vangelo contro chi molesta i bambini, non dovrebbe fare altro che attaccarsi al collo qualche macigno e visitare le acque di un aperto e profondo mare inquinato. Con la speranza che non riemerga con le idiozie che dice quando accosta pedofilia e omosessualità. E come se, sbagliando, dicesse: “Non guardate la mia faccia altrimenti vi spingo a molestare i bambini.” E’ questa la logica che sta nelle sue strampalate affermazioni.  Ma la spudoratezza di taluni gerarchi prelati è tale che hanno ormai acquisito una scompostezza mentale davvero preoccupante, scompostezza tipica dei presunti (e spesso anche reali!) criminali che per difendere le loro colpe e le loro complici omertà con i preti pedofili, dalle alte gerarchie vaticane per decenni protetti, hanno bisogno politicamente dei capri espiatori: prima se la prendono con gli Ebrei (e poi smentiscono!); ora l’accostamento delle “loro” aberrazioni etiche si scatena contro la purezza, sì la semplice e divina purezza!, dell’orientamento sessuale di tipo omoerotico che continuano, da abili camuffatori di crimini di cui da decenni sono a conoscenza, a criminalizzare.  Non bisogna più provare sentimenti di vergogna contro questi esseri ignobili; ci si deve meravigliare come mai ancora nessuno ha il coraggio di metterli in galera. Ma avete sentito qualche esponente della Lega Nord, a proposito dei preti pedofili, sbraitare  -come fanno con i pedofili non preti-: “Castrazione chimica!”? Si vede che anche costoro si sono da tempo “vaticanizzati” e sanno discriminare cos’è utile dire al fine di impinguare il loro potere. Gli è che ormai siamo innanzi a gente che palesa una preoccupante “autocastrazione chimica” della propria intelligenza e del loro cervello: si tratta, in definitiva, di un crimine contro la società che continua a rimanere del tutto impunito. Si chiama, questa, SFACCIATA E IMPUNITA ETICA DELLA VERGOGNA!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “DIE GEZEICHNETEN” DEL MUSICISTA FRANZ SCHREKER DAL 14 APRILE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

img257E’ la prima volta che l’opera lirica “Die Gezeichneten”  (1918) del musicista austriaco Franz Schreker (1878-1934) si rappresenta in Italia: siamo in ritardo di circa  un secolo.  Si tratta di un gioiello del teatro dell’opera. Va dato alto merito ai Dirigenti del Teatro Massimo di Palermo di avere messo questa opera di Schreker in Cartellone. La prima italiana è prevista per mercoledì 14 aprile alle ore 20,30: occorre fare di tutto per non perderla. L’argomento dell’opera (in italiano “I Predestinati” o “I Segnati” o “Gli Stigmatizzati”) è di estremo interesse:  il protagonista Alviano Salvago (tenore) è un essere fisicamente brutto e deforme, ma ha creato un’isola assai bella e rigogliosa dove molti suoi amici dal volto bello vanno a fare orge scatenate ed estreme… La pittrice Carlotta Nardi (mezzosoprano) vuole ritrarre Alviano; ma il bel conte Tamare (baritono) si innamora di Carlotta…  Il musicista per realizzare questa opera si rifece alla fiaba di Oscar Wilde “Il compleanno dell’Infanta”. E’ un’opera che aggredisce, avendole prima ben percepite,  le bruttezze della futura società hitleriana: cosa c’è di più brutto dei crimini di coloro che vogliono la perfezione della razza?  Non a caso, Franz Schreker, nel 1933, è costretto a lasciare l’insegnamento a causa delle sue origini ebraiche. Il linguaggio musicale di Schreker penetra nell’intimo delle passioni umane e la sua musica ne scruta i diversi sentimenti; la musica si caratterizza per il suo cromatismo, per un’orchestrazione con tinte impressionistiche; non mancano pennellate espressionistiche e vi fiorisce la politonalità. Ma già nel preludio dell’opera si notano brevi melodie che ammaliano chi ascolta.

Chi si perde quest’opera, probabilmente, perderà il capolavoro di quest’anno: tutti a vedere queste nudità umane! Non è dalla bruttezza fisica che ci si deve guardare! Cosa c’era di più brutto della “bellezza della Razza”? Per la quale presunta ”bellezza” perirono milioni di persone umane! E’  la bruttezza dello Stato etico fascista, nazista, stalinista, catto-integralista, islamico-fondamentalista che deve essere distrutta dalla faccia della terra. Al Teatro Massimo, dunque: di corsa!  La vera bruttezza è nell’animo di molte persone che nella società vogliono apparire “belle”, ma sono disumane dentro: dall’insensibile “Infanta” (che vuole esseri senza cuore per ridere!) ai volti mostruosi di molti politici e religiosi che hanno massacrato milioni di persone umane pur di mantenere l’ apparente bellezza del loro crudele Potere. Tutti al Teatro Massimo: e con animo puro!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CON LECH KACZYNSKI SI SCHIANTA PARTE DELL’OMOFOBIA POLACCA

10 Aprile 2010 8 commenti

Lech Kaczynski? Chi era costui? Un cattofascista omofobo. E’ morto nell’incidente aereo in fase di atterraggio a Smolensk. Era nato a Varsavia il 18 giugno del 1949. Apparteneva al partito clonato dall’etica cattolica, denominato “Prawo i Sprawiesliwoc”, cioè “Legge e Giustizia”. Ossia “Del come clonare con l’etica cattolica i cittadini polacchi liberi”. E’ stato sindaco omofobo di Varsavia dal 2002 al 22 dicembre 2005. Poi venne eletto presidente. Era grande e cinico omofobo. “Solidarnosc”? Grande fonte di omofobia, di cui si alimentò anche il papa polacco. Lech divideva questa affezione col fratello gemello. Proibì la sfilata del Gay Pride nella capitale polacca e venne condannato da parte della Corte europea dei Diritti umani. Il fratello gemello? Per fortuna vive. Si chiama Jaroslaw. E noi siamo felici per chi è rimasto in vita: consente agli altri di lottare contro idee insane e disumane. Non ci piacerebbe se si estinguesse il cattolicesimo dal volto privo di pietà contro gli omosessuali, ma omertoso nei confronti dei preti pedofili. Dovremmo inventarci un museo delle cere per queste ceree creature. Altrimenti come testimoniare la loro omofobia ai posteri? Con Jaroslaw vive, vive ancora l’omofobia di stampo cattofascista: nobili e non ipocrite vestigia! Chi era il pilota? Aveva idee liberali o era omofobo lui stesso? O il fantasma di Stalin non ha permesso che esitessero “stalinisti gemelli”  travestiti da “antistalinisti”? Ci anima la ragione e il gelo. Ma rispettiamo l’altrui cordoglio. Per fortuna ci sono grandi polacchi da amare. Oh, come amo gli arpeggi di alcuni studi di Chopin! Avrei voluto conoscere il suo tanto amato Tytus. Allora l’omofobia prendeva più sicuri mezzi, per il suo libero trasporto.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: IN PORTOGALLO, LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI’ AI MATRIMONI GAY

MADRID- Via libera: la Corte Costituzionale portoghese  autorizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La norma era stata approvata lo scorso febbraio dal parlamento su proposta del governo del premier socialista Socrates.  Il Portogallo è  il sesto paese europeo a consentire matrimoni gay, anche se, a differenza di paesi come la Spagna, la legge proibisce alle coppie omosessuali di adottare figli. Aspettiamo fiduciosi il responso della Corte Costituzionale italiana. Per la civiltà. Contro l’inciviltà di chi ci vuole a “loro immagine e somiglianza”, cioè clonati: si veda il brutto esempio che contro i gay dà continuamente  l’ “Avvenire” e il Vaticano: vi pullulano politici talebani di cui l’ Italia può fare a meno per il bene di tutti!  Fondamentalisti che da diversi decenni nascondono i reati di pedofilia all’interno di tanti… luoghi di culto, vogliono dire, anzi imporre,  agli agltri come vivere:  è,  la loro,  l’etica del cavolo! Noi siamo adulti e responsabili, abbiamo bene interiorizzato il senso della legge; paghiamo le tasse allo Stato italiano (che versa ingiustamente tanti soldi alla Città del Vaticano e all’ “Avvenire”) e vogliamo potere usufruire degli stessi diritti che hanno tutti i cittadini italiani. (G.D.)

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