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Archivio Maggio 2010

GIUSEPPE DI SALVO: RECENSIONE DI “MARIA STUARDA” OPERA DI GAETANO DONIZETTI IN SCENA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

28 Maggio 2010 2 commenti
Leyla Gencer è Maria Stuarda storica

Leyla Gencer è Maria Stuarda storica

MARIA STUARDA DI DONIZETTI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO OSSIA DEL COME LA CENSURA DEI “POLITICI-PRETATI” E QUELLA DEI “PRETI-POLITICIZZATI” HA COSTRETTO IL GIOVANE 17enne LIBRETTISTA RISORGIMENTALE, GIUSEPPE BARDARI, A STRAVOLGERE LE BEN NOTE VICENDE STORICHE

“Maria Stuarda” di Gaetano Donizetti è ormai un’opera molta conosciuta del musicista bergamasco. Agli appassionati di musica piace. Ciò si deve, in questi ultimi decenni, alla rilettura della partitura effettuata da autorevoli cantanti vocalmente dotate e amanti del “belcanto”: Leyla Gencer a Firenze nel 1967 (che grinta e che forza vocale nella sua grazia espressiva!); Beverly Sills la incide nel 1971 (che sicurezza nella bella linea del suo canto spianato e com’è curata l’emissione nelle agilità!); Montserrat Caballé, in quegli stessi anni, la canta sfoderando la sua grande maestria nei “pianissimi” e in ciò ci richiamava la divina Gencer;  Joan Sutherland nel 1976 la incide per la “Decca” (il suo canto è molto regale, ma si colgono i soliti difetti di pronuncia, e c’è un Pavarotti nel ruolo di Leicester davvero esemplare: il suo degno sostituto oggi è il peruviano Juan Diego Flórez!);  se ne potrebbero aggiungere altre come la Edita Gruberova che nel 1989 la incide per la “Philips Records” e, più recentemente, alla Scala, febbraio 2008, la canta con successo la stessa Mariella Devia: ma restiamo lontani dalle prime grandi regine della lirica citate.
Che “realistici” legami storici restano fra la vera Maria Stuarda, regina di Scozia, con la regina del titolo dell’opera di Donizetti e del suo 17enne librettista dalle idee risorgimentali Giuseppe Bardari?  Poco, siamo vicini al nulla!  Come mai? Semplice: la “censura” attuata dai “politici-pretati” e dai “preti-politicizzati” (da sempre!) ha lasciato in vita un testo fantastico mirante a fare di Maria Stuarda una vittima della gelosia di Elisabetta I: e ciò per i terribili conflitti amorosi legati al conte Leicester (tenore), uomo amato nell’opera sia da Maria Stuarda (ormai ridotta a vivere segregata, ma in amore è ricambiata da Leicester) sia da Elisabetta I, “figlia impura di Bolena, meretrice indegna oscena… Profanato è il soglio inglese, vil bastarda, dal tuo piè”, come verrà apostrofata con veemenza realistica la regina d’Inghilterra dalla cugina regina di Scozia: con i suoi epiteti contro Elisabetta, Maria Stuarda firma, così, la sua condanna a morte. La sentenza: verrà decapitata. Sicché da una lettura un po’ epidermica se ne ricava una trama avvilente fra due donne frustrate ed isteriche. E il bello è che il tutto viene coronato dal termine “romanticismo”. E’, invece, il trionfo dei più volgari ed accademici luoghi comuni.

    Nell’opera forse si parla delle trame politiche di papa  Pio V che, col suo nascente servizio segreto vaticano chiamato “Entità” (o Santa Alleanza), organizza vere e proprie missioni spionistiche per cercare di fare saltare, uccidendola, la protestante regina Elisabetta I, appoggiando invece il trono della cattolica Maria Stuarda? No!  Ricordiamolo: Elisabetta I era figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena; e fu re Erico VIII che il 25 gennaio 1533, sposando Anna Bolena, di fatto, si sganciò dal papa  di Roma, visto che non gli aveva concesso il divorzio da Caterina d’Aragona. Nell’opera si parla della spia torinese Davide Rizzio infiltrata da Pio V nella corte di Maria Stuarda per sostenerla e proteggerla contro il presunto pericolo politico rappresentato da sua cugina Elisabetta I e dagli anglicani? No! L’unico accenno che nel libretto di Giuseppe Bardari si fa a Rizzio è nel Terzo Atto dell’opera, quando Maria Stuarda, già condannata a morte, dice a Talbot  (nell’opera presentato come un vago saggio, ma in realtà è un prete cattolico infiltrato nella reggia di Elisabetta I): “Del giovin Rizzio ecco l’esangue spoglia.”  Sì, la spia Rizzio venne prelevata davanti al cospetto di Maria Stuarda e poi assassinata a pugnalate da un gruppo di aristocratici che non soffrivano le ingerenze del papa nelle scelte politiche e religiose dei nobili di Scozia. All’assassinio di Rizzio partecipò anche il marito di Maria Stuarda,  Lord Henry Darnley, a cui la Stuarda non trasferì mai reali poteri, ma solo semplici titoli regali. E del gesuita Lamberto Macchi che guidò la missione papale mirante ad ammazzare gli assassini di Rizzio? Nulla! E del sacerdote e musicista Rizzio che, a quanto pare, sapeva suonare bene la clitoride di Maria Stuarda all’interno della sua camera matrimoniale, dalla quale, per il marito Darnley, sembrava non uscisse mai? Nulla! E del silenzio opportunistico di Pio V sul sullodato adulterio? Nulla! E dei roghi in cui vennero bruciati dalla chiesa di Roma molti protestanti? Nulla! Altro che opera romantica! Maria Stuarda di Donizetti, dal punto di vista storico, è un clamoroso imbroglio e nessuno ve l’ha mai detto! Per conoscere meglio gli aspetti storici dell’opera e per potere davvero capire le psicologie delle due regine, noi vi consigliamo di leggere al più presto due bei libri scritti dallo storico peruviano Eric Frattini: “L’Entità”, Fazi editore; e “Le spie del papa”, “Fonte alle Grazie” editore.

   Cosa prevale nell’opera di Donizetti allora? Solo chi approfondisce gli aspetti storici della vicenda, può ben capire l’abile “RIBALTAMENTO NARRATIVO” cui ha dovuto ricorrere il giovane librettista Giuseppe Bardari per aggirare un po’ i pericoli della censura. E ha fatto miracoli per fare emergere i conflitti psicologici delle due regine legate ai meandri del potere e non alla loro presunta passione amorosa per l’irrilevante Roberto (tenore), Conte di Leicester. Se l’opera piace, è perché Donizetti ha capito il clima storico e, con la sua bella musica, mette in rilievo proprio la forza tragica del potere che sempre acceca. Non sarà forse  Lord  Guglielmo Cecil, Gran Tesoriere di Elisabetta I (baritono) che chiude l’opera con queste parole (dopo le cannonate per la decapitazione di Maria Stuarda): “Or dell’Anglia la pace è sicura,/ la nemica del regno già muor.”?  E c’è una grande innovazione: si evidenzia il baritono romantico.

   Maria Stuarda di Gaetano Donizetti venne rappresentata in prima assoluta alla Scala il 30 dicembre 1835. Nel ruolo della regina scozzese c’era il grande soprano Maria Malibran. La censura aveva imposto al soprano di non cantare gli insulti rivolti alla regina Elisabetta I, ma la Malibran li cantò ugualmente (come poteva omettere questo capolavoro espressivo?!) e l’opera venne interrotta dopo sei sole recite. Venne ripresa  nel 1865. Oggi spopola per l’ interessante tessitura vocale delle due protagoniste e per numerosi temi musicali davvero geniali.

   L’edizione dell’opera da me vista al Teatro Massimo di Palermo, domenica 23 maggio 2010, dal punto di vista registico e scenografico ha davvero poco di interessante: la scena è invasa fino alla monotonia da labirintici meandri marmorei il cui colore cambia col cambiare delle luci: sicché il freddo bianco alla fine si tinge di un rosso assai feroce: quasi a volere rappresentare la follia che finisce per prendere molti sanguinari legati al potere temporale. Ma per due lunghi atti?! La regia di Denis Krief finisce per annoiare e stancare. E poi non si nota nessuna cura di rilievo nei gesti dei cantanti: sempre molto affettati, scontati, convenzionali.

   Che dire del cast? Chi conosce l’opera con i cantanti da me all’inizio citati, dovrebbe tacere. Ma qualcosa diciamola. La Maria Stuarda del soprano Dimitra Theodossiou sfodera un bel timbro nel canto spianato. Applaudito il suo: “O nube! Che lieve/ per l’aria ti aggiri…”.  Ma il suo canto di agilità ci lascia un po’ perplessi e i suoi acuti non mostrano emissioni felici. Il “belcanto” è altra cosa! E che stile affettato nelle sue rituali mezzevoci! Ma in “Figlia impura di Bolena” ci ha messo tutta la sua anima. Più volte applaudita a scena aperta, ha ricevuto nobili lanci di fiori! E ciò è cosa buona! Il mezzosoprano Kate Aldrich, nel ruolo di Elisabetta I, è stata piuttosto discontinua: bel timbro, spesso non si sentiva; dov’è la “belcantista”? E dove l’atteggiamento regale? Il tenore Shalva Mukeria ha un timbro buono: sembra uscito da un incrocio vocale fra Ferruccio Tagliavini e Nicola Monti. Ha dato a Leicester un dignitoso rilievo. Mastodontico il Cecil del baritono Silvio Zanon, ma con non voluminoso spessore vocale. Apprezzabile, invece, il Giorgio Talbot del giovane basso Mirco Palazzi. Sebbene sulla scena non riuscisse a camuffare il suo ruolo di prete cattolico infiltrato nella reggia di Elisabetta I, ha sfoderato un gradevole e ben educato canto di grazia con la sua bella voce di “basso nobile”, anche se essa non è voluminosa. Coro e orchestra? Non particolarmente concentrati (molti coristi mancavano!), la resa esecutiva non è stata sempre felice, nonostante il direttore Fabrizio Maria Carminati si agitava nel tentativo di riuscire in qualche miracolo. Ed è chiaro che l’opera ha perso molto in forza drammatica ed espressiva sia nei concertati sia nei momenti d’insieme. Ma, alla fine, gli applausi non sono mancanti: si è voluto sottolineare la riuscita di qualche momento magico dell’opera che ci ha reso felici.

Bagheria, 28 maggio 2010

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” E’ GIA’ NELLE EDICOLE BAGHERESI, NONOSTANTE LE FIAMME CHE HANNO DANNEGGIATO LA REDAZIONE. E’ GIUSTO NON FERMARSI! C’E’ LA MIA POESIA A DIEGO MILITO.

27 Maggio 2010 2 commenti
Il Settimanale

Il Settimanale

“Il Settimanale di Bagheria,  già nelle edicole bagheresi, pubblica la mia poesia dedicata a Diego Milito. E’ uscito regolarmente, nonostante le fiamme che l’altra notte hanno danneggiato la Redazione. Complimenti alla volontà dei redattori di esserci e di non mancare. Gli inquirenti staranno certamente lavorando per cercare di spiegarci gli  incivili eventi. Ho sempre detto di diffondere l’Ottima Novella. Oggi chiedo ai Bagheresi uno sforzo maggiore: ognuno di noi faccia per dieci fino a far esaurire dalle edicole le copie del n° 396 che testimonia il mostruoso scandalo.  Se va in fiamme la redazione di un giornale non si potranno mai bruciare le idee che in esso vengono codificate. Nel caso del “Settimanale”, posso testimoniarlo!, sono civili idee di libertà. Io ne regalerò dieci copie.  Chi mi ama, almeno per questa volta, mi segua! Grazie.

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: DEVASTATA L’ALTRA NOTTE LA SEDE DE “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” CON UN’AUTO BRUCIATA DAVANTI ALLA PORTA DELLA REDAZIONE. LA SOLIDARIETA’ DEL NOSTRO BLOG AL DIRETTORE MICHELE MANNA

27 Maggio 2010 1 commento

Solo stamani, al bar, ho appreso del mostruoso attentato verificatosi davanti alla sede del “Settimanale”: gl’incendi dolosi (se ciò verrà confermato dagli inquirenti) sono tipiche espressioni violente di chi vuole imporre con arroganza le sue insane idee a coloro che hanno il coraggio di esporsi e scrivere al solo fine di far crescere civilmente la società in cui vive.

   Ma è proprio il concetto di “civiltà” che manda in tilt e accende il delirio di onnipotenza di chi, per far male, ricorre all’incendio di auto posteggiate, sperando in collaterali effetti carambola. Guai se dovesse vincere la prepotenza di costoro!

   A te, caro Michele, tutta la mia solidarietà e, poiché anch’io mi onoro di collaborare per il “Settimanale” da te diretto, t’invio il mio più caloroso abbraccio insieme agli amici della Redazione. E mi permetto di aggiungere: non ci si fermi, si vada avanti, con l’impegno civile che caratterizza ogni redattore, ogni collaboratore che mette la sua faccia e la sua firma sotto le proprie idee. Chi brucia le auto, quale firma mette se non quella anonima di chi vuole intimidire e condizionare lo sviluppo della civiltà? E’ gente priva di coglioni: si tratta di persone con istinti bestiali che, non avendo forti attributi intellettuali, non sanno mostrare neanche le loro impresentabili facce.  

Giuseppe  Di Salvo

P.S.

Tutti i miei amici, collaboratori e non del mio Blog, si uniscono al mio abbraccio solidale.

GIUSEPPE DI SALVO: MARIA STUARDA DI DONIZETTI AL TEATRO MASIMO DI PALERMO: DA VEDERE!

24 Maggio 2010 1 commento

Come si sa, la Prima di Maria Stuarda di Donizetti al Teatro Massimo di Palermo è saltata per lo sciopero fatto dai musicisti contro il decreto del  ministro Bondi. Siamo solidali coi musicisti, ma perchè fare saltare sempre le “prime” e mai le seconde o le terze rappresentazioni? Questi scioperi finiscono per danneggiare il pubblico delle “prime”: è un’ingiusta discriminazione! Comunque l’opera è da vedere. Mi hanno parlato bene della resa esecutiva del secondo cast, ma io non ci sono stato: l’ Inter non meritava la mia assenza davanti al video.  Sicchè ho assistito  alla rappresentazione di domenica 23 maggio, visto che i musicisti intelligentemente hanno revocato lo sciopero e attuato nuove forme di protesta: lettura di documenti politici inviati al Presidente della Repubblica (anche se ci si doveva pensare prima, quando ancora il Presidente aveva titubanze nel firmare il Decreto governativo), coccarde gialle e altro. Al più presto noi parleremo di questa esecuzione.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: A LUCIO MARCHESE* (Dirigente della Scuola Giuseppe Bagnera di Bagheria dal 1976 al 2010)

21 Maggio 2010 1 commento
Scuola Primaria Giuseppe Bagnera

Scuola Primaria Giuseppe Bagnera

La parola-

grazia sonora-

s’espande nel silenzio

con aurei cerchi

in cerca di ricordi

Erriamo-

rincorrendo lo Spirito

che si vuole in festa

Pathos v’è in ogni gioia

L’armonia stride

nella Primaria Fucina

che forza dà ai fonemi in volo

Costruiamo gote

con colori mutevoli-

rara musica nel senso

 

Gli atomi nello spazio

in cerca sono dell’Eterno

L’amore è forma

che s’incurva

e braccia apre di speranze

L’Umil Scuola ci fa Grandi

e cinge l’alloro-

dal Settantasei-

di Lucio il capo amico-

Marchese gentiluomo

socratico sapiente

Forse  -altrove-  dorme l’Ignoranza?

 

Terra e fuoco di Sicilia

nel sangue-

col suo incedere ridente

sempre oscillano

invisibili sonagli-

pirandelliano dono

nella pazzia di una corda

non borghese

La dotta saggezza nasce

al suono di proverbi

raccolti in colti campi

Crepa l’ipocrisia

nelle crepe che crea

ravvivando nei vivi

forti fendenti

Comprende l’officiante-

come padre artigiano

da Collodi inedito creato-

l’incerto passo dell’orante

Il futuro nel presente vele muove

col candore dell’Assenza

Silente incede l’abbraccio

di remoti tempi,

Maestro Lucio,

le menti tutte schiudono

non viste rimembranze

 

Al Bagnera le dolci aure

mitigano il dirompente scirocco

Dall’agitato bavoso mare

festosa giunge l’eco d’un canto:

serietà amicale nella Tua presenza

 

Bagheria, 13/05/2010

Giuseppe Di Salvo

 *NOTE

Conobbi il direttore Lucio Marchese (ora Dirigente) nel lontano 1977, quando  -ancora supplente-cominciai la mia professione di insegnate elementare. Lucio Marchese era arrivato al Bagnera un anno prima, nel 1976.

   Il nostro approccio umano è legato alla cronaca, alla pedagogia, alle legge, alla storia: molte volte le nostre opposte idee crearono fra noi due e il Collegio della Scuola vivaci conflitti. Era una dialettica viva, animata, talvolta anche graffiante, ma sempre “civile” e certamente mirava alla crescita di tutti. Ho lavorato circa 33 anni con la sua Dirigenza. Molti colleghi di un tempo ora sono in pensione e  -purtroppo- alcuni non sono più. E’ la giostra della vita. Con questa mia poesia canto, sì canto  -ed è tutto dire!- la lealtà di un uomo semplice, umile; un nobile siciliano-specchio della nostra terra; una persona col vero senso dell’onore capace di spegnere subito ogni rancore; una psicologia che non si sposa con le tortuosità delle limitate menti di molte non serene anime della nostra bigotta borghesia.

   Nell’occasione delle iniziative didattiche che si svolgeranno all’interno del nostro territorio e della stessa Scuola sabato 22 maggio 2010 (attività legate al gemellaggio con la Scuola Bagnera di Roma); e nell’imminenza della sua meritata quiescenza, con questi sentimenti e con questa mia poesia, voglio tributare tutto il mio amicale affetto a Lucio Marchese. Nella speranza d’interpretare anche lo stato d’animo dei miei colleghi e del personale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera. Valga il nostro abbraccio sincero più di un’aurea medaglia!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: INTER-BAYERN OGGI 22 MAGGIO, A SERA, IN CAMPO A MADRID. UN GRANDE EVENTO SPORTIVO CHE INTERESSA LE MASSE

21 Maggio 2010 1 commento

La partitaMourinho fra Inter e Bayern per la Champions League è molto attesa: lo si percepisce nell’aria andando in giro. Sarà un evento mediatico di notevole importanza, milioni di cittadini europei (e non solo) già a partire dalle 20,10 s’incolleranno davanti ai loro televisori. Altri arriveranno dopo. Sarà un popolo attratto dall’amore per le due squadre in campo per cui si tifa, ma anche per il prevedibile spettacolo calcistico che una partita di tale livello riesce (almeno ci auguriamo!) a creare. E’ certo una partita importante, ma non è solo un incontro di calcio. E’ anche un “fenomeno sociale” che coinvolge donne, uomini, bambini, anziani di ogni strato sociale, è una coincidenza di sguardi paralleli verso un Campo Sacro che attrae indipendentemente dall’appartenenza ad un ceto sociale (ricco, medio, povero…) o a un gruppo politico o religioso: è, come tutte le partite finali, più rilevante di uno stesso fenomeno di religione di massa, anzi dobbiamo ribadire che è l’alternativa alla ritualità religiosa delle moltitudine laiche. Chi saranno gli’Italiani che tiferanno per l’Inter oltre agli Interisti? E quali Italiani tiferanno per il Bayern, oltre ai naturali tifosi del Bayern di Monaco? Andando in giro sentiamo cosa pensano tanti Juventini o molti Laziali. E così si potrebbe dire di tanti altri appassionati di calcio non  Interisti. Personalmente, non è un mistero, tifo per l’Inter, ma  -al di fuori dalle emozioni che nel corso della partita spesso accecano-  anche il sottoscritto, riesce poi a valutare con serenità la squadra che ha giocato meglio, e ne prende atto. Ma non ho mai amato vedere perdere la squadra del cuore quando essa gioca male. L’Inter di Mourinho ha dilapidato quest’anno in campionato molti punti perchè talvolta sembrava non fosse motivata. E ha perso pure qualche colpo il grande portiere Julio Cesar (ma quante sono state le sue grandi parate?!). Ma in queste ultime importanti partite l’Inter di Mourinho, devo dirlo!, è stata davvero eroica. Su Mou possiamo dire criticamente tutto quello che vogliamo, nel rispetto sempre della simpatica persona, ma occorre dire che l’anima di ogni portoghese, vista l’estremità territoriale del Portagallo che viene catapultato verso l’Oceano dal nostro Continente, è simile a quella di una persona che vive in remote isole, è caratterizzata da genuino orgoglio che non ama essere leso. Si tratta di persone affettuose e guardinghe, generose e ribelli, amicali e tremendamente sincere. Noi amiamo Mou e le sue dirompenti esternazioni, amiamo meno l’ipocrisia ovunque essa si annida (e quanta ce n’è in questa nostra peninsualare Italietta?!). E quando sento tanti orgogliosi juventini o altri non interisti dire che giorno 22 tiferanno per l’Inter, io tocco ferro e il mio invisibile sonaglio s’agita e la sinistra della mia testa scuote l’idiofono per mettere in azione tutto il senso non comune della mia pirandelliana “corda pazza”, creatività cosciente che mi mette al riparo da quanti dovrebbero prendere il bicarbonato per il controllo dell’invidia e dell’interiore acidità. Detto questo, prepariamoci al Grande Rito Sacro e speriamo che tutti i simpatici uomini di Moratti coronino l’ultimo sogno di questa stagione calcistica. Noi da semplici e umani tifosi diciamo a Zanetti, a Milito, a Cambiasso, a Sneijder…, a tutti i nobili calciatori  dell’Inter di ritornare in Italia vincitori con questa Coppa e con questo Terzo Titolo! Tutto sommato, checchè se ne dica, quest’anno la squadra di Moratti se lo merita. Poi sappiamo bene che nessuno è perfetto. E con voi viva anche la bocca del lupo. Crepi, invece, l’umana invidia, e non l’indifferente lupo!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: FRA POCHE ORE SUL NOSTRO BLOG LA MIA POESIA DEDICATA AL DIRIGENTE LUCIO MARCHESE

Fra poche ore sul nostro Blog sarà pubblicata la mia poesia dedicata a Lucio Marchese, Dirigente della Scuola Giuseppe Bagnera di Bagheria. Dopo 34 anni, il Nostro si accinge a lasciare la scuola per la meritata quiescenza. Ringranzio con un abbraccio amicale Rosetta Arato, Gina Toia, Ninfa Cirrincione, Erina Picone, Giovanna Rotondo, Cettina La Licata, colleghe che hanno letto e apprezzato in anteprima la mia lirica; e colgo l’occasione per esprimere la mia gratitudine al sullodato gruppo di lavoro per le energie emesse e miranti a far riuscire il lavoro pedagogico-culturale di gemellaggio con la scuola Giuseppe Bagnera di Roma: onore alle due Scuole e a Lucio Marchese!

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GIUSEPPE DI SALVO: DIEGO MILITO, PRINCIPE REGALE (CAMPIONE D’ITALIA E CAMPIONE D’EUROPA, CON UNA SUA DOPPIETTA, 2010)

19 Maggio 2010 1 commento
Diego Milito

Diego Milito

La ribalta-

per te-

nell’Inter tutta si accende-

vero sorriso nel cuore 31enne

Onore al Principe anonimo-

si contempla ora lo scarnato viso

con in testa oro e alloro di Gran Re

L’Umiltà è dono dal Cielo

ai Grandi trasmessa-

mistero emigratorio d’Argentina

officiato d’argentei avi di Calabria-

Sacro Suolo del Sud al Sole votato

 

Il tiro  -a Siena o altrove-

da cosce e piede esce

e la terra tutta traballa

scuotendo l’area avversa

Vinto il Gran Palio

privo di cavalli in erezione-

nitriti intimi nell’aria-

si sbuffa forte e…

gracchia il soffio sullo stallatico

Nobile attaccante

ai cuori dei compagni incollato

da sputi di alleanza

sparsi nel Sacro Campo-

palle rincorri

e pure l’impossibile

Dal centro spesso t’involi

verso l’Ara piena d’impauriti Vergini

presi da opposte orazioni

E veemente sfondi

e di gioia urli e piangi-

recondito magnetismo

offerto al mondo-

bacio con fauci aperte dato

come cinabro tulipano (in)canto

per l’Orgia rituale

 

L’esterno destro sinistro diviene

nelle rosee commessure

Sul tuo fiore ben dischiuso

il nostro labbro fresco arriva

con carezze e baci

che a te e al mondo giovano

A noi le braccia apri

e ogni tuo corporeo neo

pure il candore muta

 

Il Cielo d’Italia è tuo

ovunque sei

D’Ibracadabra i geni

non generano rimpianti!

 

Bagheria, 16/05/2010

Giuseppe Di Salvo

  

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GIUSEPPE DI SALVO: IN PORTOGALLO IL PRESIDENTE FIRMA LA LEGGE PER I MATRIMONI GAY NEL GIORNO CONTRO L’OMOFOBIA!

17 Maggio 2010 3 commenti

LISBONA: la legge per i matrimoni gay approvata l’11 febbraio scorso dal Parlamento portoghese è stata controfirmata  dal presidente della medesima repubblica. Lo ha annunciato lo stesso Anibal Cavaco Silva in una dichiarazione televisiva al paese. Il capo dello stato, ex leader del partito conservatore Psd, si è attenuto alle democratiche decisioni del Governo del suo Stato e non ai comizi con contenuti da clericalfascista stato etico sbandierati da papa Ratzinger nel suo viaggio in Portogallo. E’  la Luce di Coimbra che si oppone a questi interminabili  segreti di Fatima tipici delle sonnolenti telenovele delle televisioni di regime.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: WOJTYLA, RATZINGER E PADRE HANS HERMANN GRÖER CON LA SUA CARICA PEDOFILA. E IL MIO “GRAN SACRO SEGRETO DI COIMBRA”

16 Maggio 2010 7 commenti

media_PeccatipapaWojtylaPARTE PRIMA : Del come si dovevano “normalizzare”, negli anni Ottanta, i cattolici progressisti in terra d’Austria!

Diciamolo con schiettezza: i viaggi dei papi spesso non sono viaggi pastorali (loro li chiamano così), ma sono veri e propri pellegrinaggi politici contro le scelte governative di molti stati sovrani. E innanzi ai fedeli adunati fanno veri e propri comizi politici.  Prova ne sia l’ultimo viaggio di Ratzinger in Portogallo. Il governo portoghese del socialista José Socrates ha fatto scelte governative in contrasto con l’etica politica del Vaticano: aborto nel 2007, divorzio nel 2008 e, ultimamente, la legge per i matrimoni gay che ancora deve essere firmata dal presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva. Cosa ha fatto, infatti, Ratzinger nel corso del suo viaggio a Fatima? Ha elogiato i cattolici portoghesi per la loro lotta contro i meccanismi socio-economici e culturali che portano all’aborto e ha ribadito l’ossessiva idea che la famiglia fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna è l’unica famiglia da tutelare; ha pure detto che i cattolici portoghesi devono contrastare le insidiose e pericolose sfide al “bene comune”. Cioè le sfide che cozzano contro le idee teocratiche di Ratzinger. E il presidente Anibal Cavaco Silva dovrebbe avere buone orecchie per intendere. Ora che Ratzinger è rientrato dalla campagna politica in Portogallo, noi siamo ben lieti di recensire parte del libro “I peccati di papa Wojtyla” scritto dai “Discepoli di Verità”, in ispecie parleremo di quell’interessante capitolo relativo alla gestione, negli anni Ottanta e Novanta, da parte del Vaticano del caso del pedofilo benedettino austriaco Hans Hermann Gröer (1919-2003): e facciamo ciò proprio per amore del “bene comune”  -non in senso ratzingeriano-  che risiede nelle libertà individuali e nell’autodeterminazione di tutti i cittadini, cattolici e non. Caso Gröer che vede coinvolti proprio Wojtyla e Ratzinger. Ogni nostra citazione è tratta dal libro sopra ricordato e consigliato, KAOS edizioni.

   Ci sia consentita una Sacra Divagazione. Diciamo subito che queste mie riflessioni sono divine intuizioni con rivelazioni avute nel mio viaggio in Portogallo circa un lustro addietro e possono essere chiamate “Rivelazioni del Gran Sacro Segreto di Coimbra” (a Fatima, invece, mi si rivelò il “Gran Commercio di Immagini Sacre”!). Coimbra, città universitaria che tocca il Cielo e simbolo dei Divini Lumi! Preghiamo pertanto i nostri pazienti lettori di aprire i loro cuori alle linee semplici del nostro Sacro Racconto. Siamo certi di onorare il loro senso religioso e del Sacro con la speranza che esso si inserisca nel tessuto democratico caratterizzato dalla libertà di pensiero che sempre alimenta di fertili idee l’Agorà.

   Partiamo dalle dimissioni, nel 1985, dell’arcivescovo di Vienna, l’ottantenne cardinale Franz König, progressista ai tempi del Concilio Vaticano II, poi divenuto conservatore ed estimatore dell’Opus Dei (segno questo che molti prelati, cardinali e non, vedi lo stesso Ratzinger, sono “progressisti” quando al potere vaticano trovano papi come Giovanni XXIII, e diventano poi “conservatori” quando al loro cospetto ci sono papi come Wojtyla: viva il sacro opportunismo con l’obiettivo di raggiungere il potere!). E avvenne che la fazione opusiana di Wojtyla nominò nuovo vescovo di Vienna il quasi ignoto monaco benedettino austriaco Hans Hermann Gröer. Come mai? Semplice. Buona parte dei cattolici austriaci “era portatrice di istanze innovative (sacerdozio femminile, superamento del celibato dei preti, liceità delle relazioni gay stabili, dei rapporti sessuali prematrimoniali, della contraccezione, eccetera), riformismi aborriti dall’Opus Dei e da papa Wojtyla.” (Op. cit. p. 348). Wojtyla col benedettino Hans Hermann Gröer voleva spegnere questi fermenti riformatori. Ecco dunque il grave peccato dei dittatori teocratici: combattono le “dittature atee” di sinistra perché vogliono imporre quelle loro, le dittature “celatamente atee” (o “intrinsecamente atee”) di destra. E dove sta il peccato? Semplice: nell’ipocrisia di quest’ultimi che mimetizzano il loro non dichiarato ateismo col delirante manto interpretativo di testi da loro ritenuti sacri, ma che in verità si tratta di importanti testi da annoverare fra i significativi reperti archeologici che non si sposano più con le esigenze umane che permeano le nostre moderne società. E invece di lasciarli lì a disposizione delle interpretazioni degli studiosi di antropologia e di storia, li usano tirando fuori, da questi inattuali testi, anacronistiche idee etiche per far vivere gli uomini nell’arretratezza di secoli assai lontani e, in definitiva, nel regresso antistorico di stampo medioevale che vuole sudditi e non cittadini votati alla vera libertà e all’autodeterminazione per il raggiungimento della felicità su questa terra. 

   Fatte queste sane precisazioni, diciamo subito che sul benedettino Gröer circolava in Austria (e non solo!) qualche voce imbarazzante. Quale? Ci veniamo… veniamo, eccome!… Piano piano. Stando ai principi etici dello stato teocratico Città del Vaticano (è di politica che qui ci occupiamo, la religione per noi è altra cosa, e non vogliamo essere ipocriti!), il più importante arcivescovo (o leader politico) della Chiesa austriaca doveva essere al di sopra di ogni sospetto. Ma il sommo leader politico Karol Wojtyla non veniva fermato da niente: impose Hans Hermann Gröer. Complice di questa nomina fu l’Opus Dei (corrente politica di estrema destra con “prelatura personale” concessa all’Opus Dei proprio da Wojtyla) con l’approvazione del cardinale Joseph Ratzinger, allora a capo dell’Inquisizione, polizia totalitaria contro ogni liberale posizione teologica, oggi meglio nota col pomposo nome di “Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, ex Sant’Uffizio”: sì lo stesso uomo politico che solo ora riesce a cogliere e, in qualche modo a condannare, la pedofilia all’interno della sua Chiesa. Prima erano in preda alla cecità, rappresentavano “ante litteram” l’inquietante cecità descritta da José Saramago nel suo bel libro omonimo. Cecità che i papi, ancora oggi,  -e coi loro viaggi-  non vogliono fare uscire da Fatima, dal Portogallo e da ogni angolo della terra. Ed ecco ora il Vero, Grande, Unico Sacro Segreto a me rivelato nella Città di Coimbra dalla Luce divina, è venuta  l’ora di svelarlo: i religiosi reazionari, i gerarchi accecati dalla Simonia e dal Potere temporale, per il bene delle loro chiese e delle Democrazie Costituzionali, devono un gran dono all’ Umanità tutta: devono dimettersi da ogni carica politica e teologica! Già con le loro discutibili azioni (e ora alcuni lo ammettono da sé!) hanno arrecato gravi danni agli uomini, alle società e, in definitiva, al vero bene comune di tutti i cittadini: vivere secondo responsabilità e libertà! Vivere, cioè, per il raggiungimento della felicità su questa Terra. Senza mai arrecare danno alle scelte altrui. Questi uomini, accecati dalle loro insane idee etiche, devono stare chiusi, devono essere assistiti mentalmente nella loro penitenza e nella loro redenzione; e, per riscoprire la grande carica umana che si annida in loro, devono espiare le proprie colpe con decenni di assoluto silenzio.

   Si ritorni ora al nostro benedettino. Il 15 luglio 1986, il monaco Gröer aveva 67 anni, apparteneva alla “Legio Mariae”, organizzazione politica (loro dicono cattolica) dedicata al culto della Madonna “da sempre ostile alle tendenze liberalizzatrici che sono in atto all’interno della Chiesa.” (Op. cit. p. 349). Ecco l’abilità politica di Wojtyla: sparse di opusiani la Chiesa di tutto il mondo. E forse, paradossalmente, per nostra fortuna: chissà? Chi vivrà vedrà! E il 16 luglio 1986, la Sala stampa della Santa sede confermò ufficialmente la nomina: l’ “immacolato” padre Gröer succedeva al cardinale König come arcivescovo di Vienna.

   Le idee politiche di Gröer? Eccole: imparerò con l’aiuto divino, la volontà del Papa è pure la volontà di Cristo, posso fare affidamento sull’aiuto dello Spirito Santo… Nella conferenza stampa del 17 luglio 1986 inveì contro la pillola anticoncezionale e affermò che “Cristo deve essere ovunque: anche in Parlamento, nei posti di lavoro e perfino in camera da letto.” Ma non rivelò mai d’averlo visto, questo Cristo, quando giocava coi genitali di molti seminaristi, minorenni e non: solo in quel caso Cristo non si doveva vedere! Forse qualcuno penserà che i sani di mente dovevano fare intervenire le ambulanze a sirene spiegate… No! L’Austria progressista rimase semplicemente attonita. E l’Opus Dei, fonte politica delle rozze idee teocratiche di Gröer, con Wojtyla e Ratzinger, politicamente godeva. 

   Scrivono i Discepoli di Verità: “In Vaticano circolava a bassa voce questa notiziola: da tempo un monaco della abbazia benedettina di Göttweig aveva riferito all’abate Clemens Lashofer di aver subito, qualche anno prima, insidie sessuali di padre Gröer.” (Op. cit. p. 351). A fine agosto del 1986, la giornalista austriaca Susi Riegler, si finse penitente e chiese a padre Gröer di confessarla e pubblicò poi il testo della confessione. Riportiamolo:

“Padre, appoggio il movimento Sandinista nicaraguense: è peccato per una cattolica?”, aveva chiesto la giornalista in confessionale. E padre Gröer le aveva risposto: “Cara sorella, i sandinisti non sono solo appoggiati, ma sono solo nelle mani dei comunisti. Esistono certamente persone in buona fede, ma sono soltanto utili idioti, come Ernesto Cardenal (il sacerdote ministro del governo sandinista di Managua, ndr).” Alla domanda: “Ho un’amica che ha abortito, devo continuare la mia amicizia con lei?”, il nuovo arcivescovo di Vienna aveva risposto: “Già, l’aborto… Molte donne purtroppo lo fanno. Ma l’aborto è come la pillola e la masturbazione, stia attenta sorella! Se un uomo o un ragazzo gioca coi suoi organi genitali, sbaglia: Dio gli ha dato questi organi non per giocare o trarre soddisfazione come da una caramella, ma solo per creare una vita, tutto il resto è peccato!…”. (Op. cit. pp. 351-352).  Come si vede, padre Gröer era ipocrita e recitava la parte del sessuofobo; come politico era del tutto inadeguato, ma il Vaticano di Wojtyla e di Ratzinger si serve di uomini come Gröer per governare le loro periferie e il 14 settembre del 1986, nel Duomo viennese di Santo Stefano, frate Gröer venne consacrato arcivescovo di Vienna. Il successivo 25 settembre, il neo-arcivescovo si recò in Vaticano, venne ricevuto dal santo padre Wojtyla in affettuosa ed intima udienza privata. Wojtyla e Ratzinger “non sapevano” delle sue pratiche pedofile? (o erano vere e proprie politiche pedofile tollerate e silenziate dal Vaticano?!); a questi politici di razza interessava una cosa sola: “normalizzare” i fedeli progressisti viennesi. In cambio di tanto amore, dopo l’udienza papale in Vaticano, Gröer, molto eccitato, si scagliò contro la Massoneria, bestia nera dell’Opus Dei. Disse: “I massoni non possono essere chiamai fratelli separati, perché con loro c’è una frattura non solo dottrinale-teorica, ma proprio di vita. Come possiamo, noi cristiani, prescindere dall’incarnazione di Dio e dal pellegrinaggio terreno della Chiesa verso Cristo?”. (Op. cit. p. 353). Come si vede, anche Gröer pensava che chi osserva dall’esterno la Chiesa sia limitato o cretino da non riuscire a capire che i vari “pellegrinaggi” dei vari Gröer, Wojtyla, Ratzinger non sono altro che spregiudicati percorsi politici per cercare di conservare il più a lungo possibile, su questa terra, i loro privilegi legati al potere politico temporale. Amen.  (Fine Prima Parte).

 Bagheria, 16 maggio 2010

Giuseppe Di Salvo

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