Archivio

Archivio Giugno 2011

GIUSEPPE DI SALVO: PRIMO GAY PRIDE ITALIANO COL FUORI! DI PALERMO IL 14 GENNAIO 1977. LO RIVELA “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA”!

30 Giugno 2011 7 commenti
Palermo, 14 gennaio 1977: Primo Gay Pride italiano

Palermo, 14 gennaio 1977: Primo Gay Pride italiano

14 gennaio 1977, Primo Gay Pride italiano in assoluto per le strade di Palermo. La notizia viene messa in rilievo dal “Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine. ”Il Settimanale” la mette in evidenza nei titoli nel pubblicare la mia Quarta Puntata (Volume Secondo) della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo (Primo movimento d’assalto di liberazione omosessuale nato nel Regno delle due Sicilie). Noi aggiungiamo che si è trattato anche di uno dei primissimi Gay Pride europei. Ma tutti gli storici bolscevici che hanno scritto sul movimento gay italiano hanno volutamente ignorato questa gloriosa storia del FUORI! palermitano. Perchè mai? Gli “storici”, gay e non, non possono ignorare un lustro di lotte del Primo Movimento di Liberazione Omosessuale palermitano, lotte codificate dalla stampa palermitana e da molti organi di informazione nazionale.  Si tratta, di fatto, di puro razzismo da parte di  accecati storici “antirazzisti” ipocriti  che volutamente hanno omesso dalle pagine della storia gay il Grande Insegnamento proveniente dai coraggiosi pionieri gay del Sud che mai hanno lasciato la loro terra e all’interno di essa hanno lottato per il cambiamento dell’omofobica mentalità delle persone native. Tutti questi storici sono da bocciare e sono da prendere a pedate da parte degli “arrusi” siciliani, ma non solo!, dotati di attributi e di onestà intellettuale. Onore allora al “Settimanale di Bagheria” e si diffonda sempre più la Veritiera Novella!

Bagheria, 30 giugno 2011

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: FEBBRAIO 1977: IL PRIMO GAY PRIDE DEL FUORI! DI PALERMO BALZA SU “PANORAMA”: SIAMO SULLA STAMPA NAZIONALE!

PANORAMA, 1 FEBBRAIO 1977

PANORAMA, 1 FEBBRAIO 1977

FEBBRAIO 1977: IL PRIMO GAY PRIDE  DEL FUORI! DI PALERMO BALZA SU “PANORAMA”, E’ LA STAMPA NAZIONALE! QUINTA PARTE

Dopo cinque mesi di lotte e di rivolta contro ogni forma di violenza istituzionale e non; e dopo il caso del poliziotto Salvatore d’Angelo/Giuseppe Di Salvo, il FUORI! di Palermo (con)vinceva e si proponeva come portatore di nuovi valori morali. Il poliziotto Salvatore D’Angelo venne trasferito dalla Stazione Centrale di Palermo, il maresciallo Germanò, in servizio presso il comando di polizia della Stazione Centrale, chiese scusa al giornalista  Matteo Collura  per il comportamento del suo subalterno; alcune persone si dichiararono pronte a testimoniare per confermare la mia versione dei fatti: fra queste civili persone c’era il proprietario dell’edicola della Stazione di Palermo che seguì passo passo lo svolgersi delle scene dell’incidente; il “Giornale di Sicilia, come abbiamo visto, non poté fare a meno di criticare il comportamento della polizia ferroviaria. Al giornale “L’Ora” arrivò anche una breve lettera di solidarietà nei miei confronti firmata da tre cittadini bagheresi: Michele Bartolone, Giovanni Cannizzaro, Vincenzo Di Salvo (mio fratello, il più grande, voce importante per quelle famiglie che sostengono i propri parenti gay!). Ecco il contenuto della lettera pubblicata in data 20/01/1977:

   Egregio Direttore,

abbiamo letto l’articolo “La colpa di essere un diverso” e abbiamo sentito il dovere di intervenire come cittadini per esprimere solidarietà a quanti giustamente contestano il loro infame ruolo di esclusi. Quanto è successo a Giuseppe Di Salvo è grave e degradante per la nostra civiltà.

   Bisogna avere il coraggio, da liberi e democratici cittadini, di dire apertamente che la loro è una lotta giusta, al di là della questione sessuale che, essendo un fatto privato, a noi non interessa.

Cordiali saluti,

Giovanni Cannizzaro

Mich Bartolone

Vincenzo Di Salvo  (Bagheria)

COME MAI LA POLIZIA FERROVIARIA NON IDENTIFICO’ L’IMPIEGATO DELLA FERROVIA? ERA FORSE UN POLIZIOTTO IN BORGHESE?

Ma, dopo tanti anni, ci si chiede: come mai la polizia ferroviaria non identificò l’impiegato delle ferrovie che ci aveva provocati? Come mai il maresciallo Germanò non lo identificò? E’ chiara una semplice cosa: le forze dell’ordine fecero di tutto per proteggere quella misteriosa identità che si era spacciata per persona impiegata alla ferrovia. Ma a distanza di numerosi anni sono stato colto da un dubbio: quella specie di impiegato delle ferrovie era forse un poliziotto messo là per provocare chi  (come il sottoscritto) da cinque mesi in città aveva contribuito a mettere in discussione tutte le istituzioni repressive a danno degli omosessuali?

IL FUORI! DI PALERMO BALZA SULLA STAMPA NAZIONALE!

Intanto la notizia si era diffusa oltre la Sicilia. E’ il settimanale “PANORAMA” del 1° febbraio 1977 a riportala e diffonderla a livello nazionale. Per “Panorama” era venuta al FUORI! di Palermo la giornalista Silvana Bevione. Ella scrisse un articolo col seguente titolo: “SICILIA: Caccia all’omo”.

   Nell’articolo veniva riportata la notizia del caso D’Angelo/Di Salvo; inoltre Silvana Bevione intervistò alcuni esponenti del FUORI! di Palermo: Piero Montana, Francesco Lo Vecchio, meglio noto come “Veruska”: una sillaba bolscevica, l’ultima di questo nomignolo, destinata ad aprire interessanti scenari futuri all’interno della storia del movimento gay. La giornalista riportò nell’articolo anche l’opinione dello psicanalista palermitano Francesco Corrao. Ma riportiamo l’articolo di “Panorama”:

    Chéri la giapponesina e Marie Bon Bon hanno sfilato nel loro abbigliamento abituale; travestiti da donna, con trucco, minigonna, e tacchi alti. Con loro, cinque omosessuali urlavano audaci slogan: “L’omosessualità è anche amore”, “ieri nei ghetti, oggi fuori”, “O, o, o, omo, sesso, libertà”.

   A Palermo, il 14 gennaio, un gruppetto di appartenenti al Fuori (il fronte di liberazione degli omosessuali federato al partito radicale e la cui sede palermitana, l’unica in Sicilia, è stata aperta a settembre e conta circa trenta iscritti), ha protestato per la violenza subita da un loro compagno da parte di una guardia di pubblica sicurezza. Dopo aver ascoltato con un sorriso divertito battute del tipo “Perché non vi baciate in bocca?”, o “Chi ha il culo più bello di voi?”, rivolte da un impiegato delle ferrovie a tre omosessuali che aspettavano il treno, l’agente era intervenuto per costringere uno dei ragazzi, che aveva risposto per le rime, a seguirlo al comando di polizia della stazione spingendolo e trascinandolo per terra.

   Emarginati.  “La violenza è il nostro pane quotidiano: viviamo in trincea, offesi, minacciati, aggrediti”, si lamenta Giuseppe Di Salvo, 23 anni, studente in pedagogia, protagonista dell’incidente della stazione. Per questo abbiamo deciso di uscire allo scoperto, aprendo la sede del  Fuori: per poterci unire e difendere”.  “Fino a oggi ci siamo nascosti dietro un muro di vergogna e bugie”, aggiunge Piero Montana, 24 anni, laureato in filosofia, uno dei fondatori. “Abbiamo vissuto la nostra omosessualità nei gabinetti pubblici, nelle stazioni, nei parchi, oggi rivendichiamo il diritto di vivere come esseri umani”. Essere “diversi”, in una città che è per tradizione il tempio della virilità e del maschilismo, è oggi una maledizione, una colpa perseguita con ogni mezzo: derisione, emarginazione, violenze morali e fisiche.

   “Siamo considerati come dei clown della città. Quelli di cui si può e si deve ridere”, esclama Francesco Lo Vecchio, 20 anni, studente al magistero di lingue, proveniente da Sambuca, un paesino del Belice dove ha vissuto fino a 17 anni. Al paese non poteva uscire di casa: lo seguivano urla, risate, parolacce, e perfino lanci di limone, arance e mazzi di finocchio. Non aveva un amico. “Si vergognavano a farsi vedere con me, mi evitavano come un appestato”.  Rifugiatosi a Palermo, le cose per Francesco non sono cambiate: vive in un pensionato per universitari (400 ragazzi e 50 ragazze), dove è diventato l’oggetto di una vera e propria caccia all’uomo.

   Per chi ha un lavoro, la vita non è certo più facile: guai se i colleghi o i superiori si accorgono di avere a che fare con un omosessuale; scatta immediatamente una spietata gara alla persecuzione che va dalla derisione all’isolamento, fino ad arrivare, a volte, anche alla perdita del posto.

   Vittima di derisione e di emarginazione, l’omosessuale siciliano è spesso anche il bersaglio di vere violenze fisiche: viene aggredito quando passeggia, preso a schiaffi, minacciato da ragazzotti armati di coltello, scippato.

   La violenza dell’uomo siciliano, soprattutto se giovane, verso gli omosessuali è molto più intensa, secondo Francesco Corrao, psicoanalista palermitano, di quella del resto del paese. “Sfiora addirittura la ferocia. Li aggrediscono  con tanta cattiveria perché ne hanno paura: l’omosessuale è diverso, si inserisce come un elemento di disturbo in un ordine sociale rigidissimo, fatto di pregiudizi e condizionamenti culturali, rischiando di incrinarlo; soprattutto rimette in discussione il ruolo dell’uomo siciliano, virile e maschio a tutti i costi.”

   Pecora nera.  Un ruolo stabilito da un costume sociale vecchio di secoli, che non può essere scalfito senza traumi. Lo si vede soprattutto nelle famiglie: “Quando ci si accorge che il proprio figlio non è l’uomo d’onore, forte e cacciatore di donne, che ci si aspettava, succede il finimondo”, spiegano al Fuori. Padri e fratelli si vergognano, insultano la “pecora nera”, lo chiudono in casa a chiave. Lo costringono a fare il servizio militare per “tappare la bocca alla gente”.  Madri e sorelle piangono, accendono ceri alla Madonna e ai santi, coprono il ragazzo di cure, attenzioni e consigli, quasi fosse un malato grave. Spesso lo costringono a visite psichiatriche, encefalogrammi e cure intensive di ormoni maschili. Poi, quasi sempre, si arriva alla rottura definitiva: Regina, così si fa chiamare un travestito di 25 anni, se n’è andato dal paese dopo aver incendiato la casa dove il padre lo teneva prigioniero da mesi.

   “Sono situazioni paradossali, umilianti, da cui dobbiamo uscire a tutti i costi”, sostengono al Fuori, “ma finché ci saranno in Sicilia centinaia di omosessuali che si vergognano e si nascondono, ci tratteranno sempre come dei ladri  o delinquenti, persone ai margini della legge, colpevoli e disonorate”.     

Silvana Bevione

  Anche “LAMBDA”, giornale del movimento gay, pubblicò un mio articolo nel mese di marzo 1977. Vi raccontavo la cronaca dell’incidente con la seguente conclusione finale:

   “La fine del diritto alla vita dell’uomo è vicina col perdurare degli attuali episodi di violenza e in ispecie se questa violenza ci viene barbaramente da quanti sono da noi preposti per tutelare i diritti costituzionali del cittadino”.

 LA POESIA DEDICATA AL POLIZIOTTO SALVATORE D’ANGELO

Riflettendo su quanto mi era accaduto, e comunque appagato dalla vittoria morale e politica seguita ai non piacevoli raccontati eventi, venni scosso dalla mia vena poetica. Scrissi, alcuni giorni dopo l’incidente, una poesia dedicata proprio al poliziotto Salvatore D’Angelo. Non l’ho mai pubblicata (lo farò nel Capitolo Sesto) e l’ho più volte modificata nel corso degli anni. La poesia si intitola “Fiori a una guardia di pubblica sicurezza”. Per ora riporto solo alcuni versi:

   Salvatore, ora da amico ti dico:

   cominciati a spogliare

   e incontriamoci nella notte

   per scoprire i nostri sacri corpi nudi,

   ti accorgerai che tutto è da rifare…

   anche l’amore!

Questi sei versi mi proiettavano in una dimensione di autentica libertà e rivelano anche come quel poliziotto non poteva ignorare che molti suoi colleghi erano nostri amanti clandestini. Un giorno di primavera (sempre 1977) incontrai a Palermo, in un autobus, Salvatore D’Angelo. Ci guardammo e ci riconoscemmo.  Non lessi risentimento alcuno nel suo sguardo. Né io lo guardai con ostilità. Che anzi! Nessuno dei due ebbe il coraggio di andare oltre lo sguardo che pure durò e si dilatò oltre la convenzionale durata che noi attribuiamo ai secondi. Sembravamo, tutti e due, usciti dagli ambiti in cui si muovono gli umili e i vinti. Avrei voluto parlargli, credo che anche lui lo volesse. Ma l’autobus si fermò dove io dovevo proprio scendere: così, all’insaputa, il mezzo di trasporto si apprestò a risolvere ogni raggelante imbarazzo. Cose di questo mondo!

Qui finisce il Capitolo Quinto (Volume Secondo) del mio libro inedito: “Dal Profondo Sud Un Urlo Gay”(Storia del FUORI! di Palermo, primo movimento d’assalto di liberazione omosessuale del Regno delle Due Sicilie).

AAA: EDITORE CERCASI!!!

Bagheria, 28 giugno 2011

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Primo piano, Società Tag:

BAGHERIA: 25 GIUGNO 2011, ORE 22,00, VILLA CATTOLICA, GIUSEPPE DI SALVO CI HA FATTO STARE SULLE… MINE VAGANTI DI OZPETEK. OLTRE 200 PERSONE: CALOROSI APPLAUSI, UN GIUSTO TRIONFO!

25 Giugno 2011 5 commenti

Video importato

Alle ore 22,00 di sabato 25 giugno, Villa Cattolica di Bagheria, Giuseppe  Di Salvo ha presentato il film “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek col bravo attore Riccardo Scamarcio nella parte di Tommaso: c’erano oltre duecento persone, un trionfo! L’iniziativa fa parte di un ciclo di tre film intitolato “Non solo Hollywood”. L’ Associazione culturale promotrice, “Idea Video”, così si è espressa sul Nostro: “ Giuseppe Di Salvo, appassionato di cinema e particolarmente sensibile alle tematiche proposte nella pellicola di Ozpetek”. Giuseppe ha rivelato come oltre tre decenni fa anche Angelo Gargano, padre di Lorenzo, allora segretario del PCI, si sia schierato con le lotte dei gay, intervenendo anche con una lettera contro la violenza e i linciaggi a danno degli omosessuali. Le oltre 200 persone hanno accolto Giuseppe Di Salvo  con applausi assai calorosi. Alla fine, eravamo oltre la mezzanotte, il pubblico presente sentiva il bisogno di trasformare l’evento in cineforum. Un vero e proprio bagherese  Pride! (La Redazione del Blog)

Categorie:Cinema, Primo piano, Spettacoli Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MATRIMONI GAY NELLO STATO DI NEW YORK: GRAZIE, GOVERNATORE ANDREW CUOMO! GRAZIE, OBAMA!

25 Giugno 2011 2 commenti

Nozze gay a New York, manifestazione di giubilo!

Nozze gay a New York, manifestazione di giubilo!

NOZZE GAY NELLO STATO DI NEW YORK: GRAZIE, GOVERNATORE ANDREW CUOMO! GRAZIE, PRESIDENTE OBAMA!

 

Lo Stato di New York dice sì ai matrimoni gay: è il sesto Stato americano in cui le coppie omosessuali hanno il diritto di sposarsi.

Il Senato statale ha infatti approvato nella notte con maggioranza bipartisan il Marriage Equality Act,un provvedimento proposto dal governatore Andrew Cuomo, che riconosce alle coppie omosessuali il diritto di contrarre matrimonio come ogni altra coppia nello Stato di New York. Il provvedimento è passato con 33 voti a favore (tra cui quelli di quattro repubblicani: onore a questi pionieri del partito conservatore!)), e 29 voti contrari (tra cui quelli di un democratico: vergogna per questo senatore democratico omofobo!). Il provvedimento, approvato dalla Camera, è stato subito promulgato dal governatore Cuomo, che ha già firmato la legge.

   Da oggi devono passare 30 giorni prima che la nuova legge entri in vigore. Ciò significa che a New York le coppie gay potranno sposarsi a partire dalla fine di luglio.

   Per il movimento gay americano si tratta di una conquista storica, perché  lo Stato di New York è di gran lunga il più popoloso e importante tra quelli che già riconoscono le nozze gay.

   Negli Stati Uniti gay e lesbiche possono già contrarre matrimonio in Massachusetts, Vermont, New Hampshire, Iowa e Connecticut, oltre che nel District of Columbia.

    L’attesa per il voto era così sentita che i commissari sono stati costretti a chiudere le porte dell’aula ed allontanare dalla balconata del Parlamento di Albany decine di persone, che manifestavano tanto a favore quanto contro il provvedimento.

   Subito dopo l’approvazione, mentre un lungo applauso si è levato da parte dei senatori, urla di gioia sono scoppiate all’esterno, al grido di “U-S-A, U-S-A !!!”.

  L’approvazione del provvedimento rappresenta una vittoria politica di particolare importanza per il governatore Cuomo, un democratico che aveva fatto delle nozze gay una delle priorità del suo programma (Ricordiamo che Cuomo è governatore dello Stato di Ney York solo dal 1 gennaio 2011.) Andrew Cuomo appartiene a una nobile dinastia di politici ben radicata nella cultura dei Diritti Civili: e noi ringraziamo il governatore Cuomo, e lo facciamo sull’attenti!

   A pochi mesi dal suo insediamento (circa sei per la precisione), quella che per molti era solo una promessa elettorale si è tradotta in realtà e avrà certamente conseguenze sulla campagna presidenziale.

   Giovedì il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama,  proprio a New York aveva incontrato ad un gala elettorale gli esponenti di uno dei gruppi omosessuali più conosciuti e importanti d’America, denominato Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Leadeship (LGBT). Nel suo intervento Obama aveva sottolineato: “le coppie gay meritano di avere gli stessi diritti di tutte le altre coppie”.

   Ma non aveva mai usato la parola “matrimonio”. In passato il presidente Usa, intervenendo sul tema, aveva sempre detto che a suo avviso la materia deve essere regolata a livello statale, e non a livello federale. Obama è perfettamente consapevole che il tema è delicato, e che il voto di New York è destinato a sollevare l’assoluta contrarietà da parte del Vaticano.

  New York, però, ha detto sì. E’ inevitabile a questo punto che l’argomento diventi tra i più caldi della campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca 2012.

C’è stata una  giusta notte di festa per le strade di New York, in ispecie nei quartieri a forte concentrazione di omosessuali come il Greenwich Village: e noi, idealmente, festeggiamo con loro!

Bagheria, 25 giugno 2011

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: 14 GENNAIO 1977/CASO D’ANGELO/DI SALVO: IL FUORI! MANIFESTA PER LE VIE DI PALERMO! E’ IL PRIMO GAY PRIDE SICILIANO! E ITALIANO!!!

 

14 GENNAIO 1977: PRIMO GAY PRIDE A PALERMO!

14 GENNAIO 1977: PRIMO GAY PRIDE A PALERMO!

14 GENNAIO 1977/CASO D’ANGELO/DI SALVO: IL FUORI! MANIFESTA PER LE VIE DI PALERMO: E’, IN ASSOLUTO, IL PRIMO GAY PRIDE SICILIANO! E ITALIANO!!!

PARTE QUARTA

 

Il volantino

I militanti del FUORI! di Palermo, dopo la violenza poliziesca alla Stazione di Palermo a danno di Giuseppe Di Salvo, reagisce, manifesta e si esprime in maniera democratica. Il 14 gennaio 1977 viene ciclostilato un volantino nel quale si poteva leggere:

   Cittadini,

ancora una volta la violenza delle istituzioni ci colpisce, mortificando la libera e naturale espressione della nostra sessualità. Testimonianza ne sia l’abominevole pestaggio fisico e morale esercitato dalla polizia alla stazione di Palermo la sera di sabato 8/1/1977 su tre compagni omosessuali del F.U.O.R.I.!

   Perciò il F.U.O.R.I.! e il Partito Radicale di Palermo denunciano all’opinione pubblica, e in particolar modo a tutte le forze democratiche, la falsa immagine che degli omosessuali la violenza delle istituzioni vuole imporre, considerando e trattando i cosiddetti diversi (si capisce rispetto alle regole e alle norme del sistema) come una categoria di delinquenti e di criminali.

   Intendiamo denunciare altresì quanto sia grave il fatto che proprio i cosiddetti “tutori dell’ordine” ignorino (consapevolmente o no?) i più elementari diritti costituzionali, cioè il diritto all’esistenza e alla libera espressione della propria identità.

   Pertanto, contro il genocidio perpetuato quotidianamente con ricatti, rapine, schedature, aggressioni, scherno, e talvolta anche istigazione al suicidio (incoraggiato da tutti gli enti istituzionali: scuola, lavoro, clero, famiglia ed altro), noi militanti del F.U.O.R.I.!, del Partito Radicale, e i movimenti ad esso federati, diciamo apertamente basta!!!

Il volantino venne sottoscritto anche dal Movimento Liberazione delle Donne e dalla Lega Obiettori di Coscienza.

 

Gay in piazza

PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA I GAY MANIFESTANO PER LE VIE DI PALERMO: E’ IL PRIMO GAY PRIDE SICILIANO!

Il volantino venne distribuito la sera di venerdì 14 gennaio 1977 per le vie centrali di Palermo. Noi del FUORI! e alcuni esponenti radicali improvvisammo la prima manifestazione cittadina. Eravamo una ventina (oggi in città le persone sfilano al Pride in decine di migliaia, ma molti non sanno che devono anche, e forse soprattutto, a quelle lontane lotte il pervenuto cambio di mentalità) e ognuno di noi portava al collo un cartellone di protesta. Da Vicolo Castelnuovo (dove preparammo i cartelloni con vernice verde fresca) manifestammo per Corso Vittorio Emanuele, girammo poi per via Maqueda, oltrepassammo Piazza Pretoria, il Comune e ci stavamo avviando  verso la Stazione Centrale. Ad un tratto arrivò la polizia col chiaro intento di disperdere i militanti che manifestavano in fila indiana. Ma già avevamo marciato per diverse centinaia di metri, distribuito decine e decine di volantini, incuriosito i passanti e tanti automobilisti. E si era pure presentata la stampa locale (leggasi “L’Ora”!). E non potemmo trattenere le risate quando, alcuni funzionari di polizia, nel sequestrarci i cartelloni, si sporcarono le mani (e non solo!) con la vernice verde con cui avevamo, pochi minuti prima nella sede del partito, scritto le parole per gli slogan. Avevamo messo vernice verde su bianco: ogni poliziotto che ci sottraeva il cartellone si ungeva e si ritraeva infastidito dalla nostra creatività, magari emettendo qualche comprensibile espressione poco felice. Ma dopo l’incidente della stazione reso pubblico dalla stampa cittadina si controllavano. E, di fatto, divennero gli “unti”, i veri unti!, dalle nostre parole scritte sui cartelloni!

Chi c’era alla manifestazione? Al Primo Gay Pride nel Regno delle Due Sicilie? C’era Regina (una travestita) e qualche sua amica, c’era Rosabianca Colonna, Anna Maria Schmidt con suo figlio, Mario Blandi, Piero Montana, io stesso e altri. Cosa avevamo scritto con la vernice verde? Ecco alcuni slognan: “IERI NEI GHETTI, OGGI  F.U.O.R.I.!”; “ANCHE L’OMOSESSUALITA’ E’ AMORE”;  “ARRUSI SI’ MA CONTRO LA D.C.”

E’ sempre il quotidiano “L’Ora” a documentare,  anche fotograficamente, quella nostra storica manifestazione.  Infatti, il 15 gennaio 1977 “L’Ora” pubblicò un altro articolo con la foto della manifestazione. Riportiamo l’articolo.

Il caso del giovane omosessuale maltrattato

IL QUESTORE DICE: INCHIESTA IN CORSO

IL QUESTORE Giovanni Epifanio ha disposto un’inchiesta sull’episodio avvenuto l’8 gennaio scorso all’interno della stazione centrale e che ha avuto come protagonisti un agente di pubblica sicurezza della polizia ferroviaria e il giovane omosessuale del Fuori Giuseppe Di Salvo.

   Secondo quanto ci ha dichiarato lui stesso, Giuseppe Di Salvo sarebbe stato vittima di “violenza fisica e morale” da parte dell’agente Salvatore D’Angelo, il quale per portarlo al comando di polizia della Stazione lo avrebbe spinto violentemente più volte e trascinato per terra. Il gesto di intolleranza dell’agente avrebbe fatto seguito alle proteste di Giuseppe Di Salvo, il quale, assieme ad altri suoi due amici, era stato offeso con frasi oscene e moleste da un ferroviere che si trovava in compagnia della guardia di P.S. Salvatore D’Angelo.

 IL QUESTORE  Epifanio nel dichiarare di aver fatto “tutto quanto era dovere e competenza di un questore in casi del genere”, ci ha informato di avere contestualmente interessato del caso l’autorità giudiziaria. Sull’episodio, quindi, si avrà anche un’inchiesta della magistratura.

   Il questore ha, comunque, dichiarato che, in base alle informazioni di cui sinora è in possesso, “non ci sarebbe stato dolo specifico nel comportamento della guardia che avrebbe agito per motivi di ordine pubblico e di sicurezza, tranne che nell’avere afferrato e trascinato per terra Giuseppe Di Salvo nel momento in cui il giovane aveva assunto l’atteggiamento di resistenza passiva.

   Ieri sera alcuni esponenti del “Fuori!”, il fronte di liberazione omosessuale federato al partito radicale, di cui Giuseppe Di Salvo è un esponente, hanno effettuato una manifestazione di protesta per le vie del centro.

Il “Giornale di Sicilia” censurò del tutto la nostra manifestazione di protesta per le vie di Palermo(che miopia storica!), anche se non poté fare a meno di pubblicare un breve trafiletto con la notizia relativa all’incidente della stazione in data 15 gennaio 1977. Quanto alle affermazioni del questore Giovanni Epifanio (“Non ci sarebbe stato dolo specifico nel comportamento della guardia che avrebbe agito per motivi di ordine pubblico e di sicurezza”), non ci resta, a distanza di oltre tre decenni, che rabbrividire! Salvatore D’Angelo, quella sera, avrebbe dovuto fare una cosa semplice: doveva prendere il suo amico ferroviere e se lo doveva portare a prendere un caffè o una camomilla o si appartavano per fare altro. E non sarebbe successo niente! Noi sappiamo una cosa sola: talvolta, la gente frustrata scarica sugli altri (in ispecie sul “diverso” percepito più debole) il peso psicologico delle quotidiane frustrazioni.

Ma ritorniamo al trafiletto del “Giornale di Sicilia”: evidentemente i corretti articoli del quotidiano “L’Ora” divennero “notizia” anche per Giuseppe Sottile. Noi riconosciamo, a distanza di decenni, il grande contributo dato da Matteo Collura per la crescita civile della città di Palermo e della nostra civiltà.  E lo stesso trafiletto del “Giornale di Sicilia” finiva per diventare una tiratina d’orecchie per l’errore commesso dalla polizia. Vi si poteva infatti leggere: “Un atteggiamento certamente non lineare tenuto sere fa da alcuni agenti della polizia ferroviaria nei confronti di tre omosessuali, che avevano legittimamente reagito alle parole di scherno di un impiegato delle ferrovie, ha suscitato la protesta del FUORI!”.

E riportava anche un brevissimo passo del nostro già citato volantino.

Qui finisce il Quarto Capitolo del Secondo Volume della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo.

Sempre Coraggioso Editore Cercasi!!!

Bagheria, 22 giugno 2011

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Primo piano, Società Tag:

SALVATORE INCANDELA: MARCO PANNELLA E’ IN SCIOPERO DELLA FAME E DELLA SETE, SI E’ RICOVERATO: CHIEDE AMNISTIA!

Telefoniamo ai telegiornali. Informiamoli garbatamente, chiediamo con gentilezza che diano la notizia: Marco Pannella, dopo due mesi di sciopero della fame, da domenica 19 giugno sta facendo lo sciopero totale, anche della sete. Chiede provvedimenti urgenti per il dramma carcerario, e invoca più democrazia nel Paese. (S. Incandela)

Categorie:Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: VISIONI NELLA STAGIONE ALTA (POESIA INEDITA)

19 Giugno 2011 7 commenti
Una non corporea mano...

Una non corporea mano...

Una non corporea mano-

all’alba-

sulla terra emergendo

da fioriti campi

ove i destini nostri

son vivo fogliame

fra le ignote trazzere

d’Eliseo-

le gote soave mi sfiora

 

Oggi il mio passo

vacilla sulla soglia

dello smarrimento:

quella mano? mi guida-

surreale-

nei luoghi del ristoro:

anime amiche  -per un po’-

lasciano chi  -aldilà-

fra gli Elisei tutto si bea

 

Mia madre-

nel sogno-

a me porge il presente

Felice l’etereo risveglio

senza il peso dei palpiti

Sul mio viso -poi-

rigagnoli -a fiotti-  mi sollevano

da singulti accorati assai-

vocalizzi che non coniano parole

 

Bagheria, 18/06/11

Giuseppe Di Salvo

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

NON SOLO HOLLYWOOD: GIUSEPPE DI SALVO IL 25 GIUGNO, VILLA CATTOLICA, ORE 22,00, PRESENTERA’ IL FILM “MINE VAGANTI” DI FERZAN OZPETEK

LOCANDINA DELL'ASSOCIAZIONE  BAGHERESE "IDEA VIDEO"

LOCANDINA DELL'ASSOCIAZIONE BAGHERESE "IDEA VIDEO"

L’associazione culturale Idea video, con il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del comune di Bagheria, organizza la rassegna cinematografica estiva “Non solo Hollywood”.

Il programma prevede la proiezione di tre film, sabato 18 giugno, sabato 25 giugno, e sabato 2 luglio, alle ore 22,00, nella terrazza adiacente il “Museo del manifesto cinematografico” di villa Cattolica a Bagheria.

L’invito è esteso a tutti e l’ingresso è gratuito.

La rassegna apre i battenti sabato 18 giugno alle 22,00 con la proiezione del film “L’imbroglio nel lenzuolo” di Alfonso Arau, con Maria Grazia Cucinotta. Introdurrà il film, Mimmo Aiello, esperto di cinema e autore di libri e pubblicazioni in materia.

“Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek, con Riccardo Scamarcio, sarà il film che verrà proiettato nel secondo appuntamento di “Non solo Hollywood”, sabato 25 giugno. Presenterà il film Giuseppe Di Salvo, appassionato di cinema e particolarmente sensibile alle tematiche proposte nella pellicola di Ozpetek.

Sabato 2 luglio, “Non solo Hollywood” si conclude in grande stile, con la proiezione di un grande classico del cinema, ancora poco conosciuto al grande pubblico, che merita di essere riproposto e rivalutato. Si tratta del film “Vulcano” di William Dieterle, con Anna Magnani, prodotto dalla Panaria film di Francesco Alliata.

Si tratta della pietra miliare del cinema siciliano, poichè la Panaria film cui Francesco Alliata insieme ad un gruppo di giovani avventurosi compagni era il fondatore, fu la prima casa cinematografica mondiale, a girare riprese subacquee.

Dapprima brevi documentari (cacciatori sottomarini), girati con mezzi sperimentali, via via specializzatasi nel settore, la sicilianissima “Panaria film” e il suo fondatore e animatore principale, il principe di Villafranca e Valguarnera Francesco Alliata, furono al centro di ammirazione e di un interesse mondiale per le gesta pionieristiche e per gli straordinari risultati ottenuti nel campo della cinematografia subacquea, sforzi culminati appunto con il film “Vulcano”(1950), un colossal di casa nostra.

Presenterà il film, Biagio Napoli, scrittore e profondo conoscitore della storia del cinema siciliano.

Le proiezioni si terranno tutte nella terrazza adiacente il museo del manifesto cinematografico di villa Cattolica a Bagheria, alle ore 22,00.
Programma:

Sabato 18 giugno “L’imbroglio nel lenzuolo” di Alfonso Arau con Maria Grazia Cucinottta. Presenta Mimmo Aiello

Sabato 25 giugno “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek con Riccardo Scamarcio. Presenta Giuseppe Di Salvo

Sabato 2 luglio “Vulcano” di William Dieterle con Anna Magnani. Prodotto dalla Panaria film di Francesco Alliata.

L’invito è rivolto a tutti e l’ingresso è gratuito

Categorie:Cinema, Spettacoli Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “LUCIA DI LAMMERMOOR” AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: PURA PAZZIA TAGLIARE ALCUNE SCENE! DESIRÉE RANCATORE? CI RIPORTA A 60 ANNI FA!

16 Giugno 2011 2 commenti
Desirée Rancatore e Nicola Alaimo nella "Lucia" al Teatro Massimo di Palermo

Desirée Rancatore e Nicola Alaimo nella "Lucia" al Teatro Massimo di Palermo

Nell’allestimento di “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti (Bergamo 1797-1848) andata in scena domenica 12 giugno 2011 al Teatro Massimo di Palermo, il pubblico non ha potuto apprezzare nella Parte Seconda (Atto Secondo, Scena I e Scena II) quella che per comodità comunicativa noi definiamo “Scena della tempesta” o “Scena della torre”. La quale è, in definitiva, la vera Scena della Pazzia: essa (la pazzia) è resa manifesta dal livore di Enrico Asthon (baritono) e dai risentimenti di Edgardo di Ravenswood (tenore). Come mai questo antifilologico taglio? Spieghiamolo. Come vuole una pessima tradizione, tale scena viene quasi sempre tagliata perché verrebbe a smorzare la fluidità del dramma. Balle! A nostro avviso è proprio la castrazione della scena che spezza, nell’opera, la sua “Unità Drammatica”. Si tratta, infatti, di ben oltre dieci minuti di musica nel corso dei quali tutta l’orchestra e la vocalità del tenore e del baritono accentuano gli aspetti drammatici della partitura dal compositore bergamasco scritta genialmente in meno di due mesi (tra la fine di maggio e gli inizi di luglio del 1835; la Prima andò in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 26 settembre dello stesso anno, quando il compositore aveva già 38 anni). E se l’orchestra descrive una tempesta ambientale (come Verdi farà in seguito col suo Rigoletto), le due voci mettono in evidenza la “tempesta interiore” di Sir Edgardo e del suo antagonista Lord Enrico: nel folle e drammatico duetto intonato da tenore e baritono, che si svolge tutto in una non abbellita stanza all’interno di una torre in rovina (la Torre di Wolferag), la “pazzia interiore” dei due personaggi viene rappresentata vocalmente con cinica lucidità. Prova ne siano le seguenti parole di Edgardo pronunciate mentre fuori infuria la tempesta: “Orrida è questa notte,/ come il destino mio!/ Sì, tuona, o cielo,/ imperversate, o fulmini!/ Sconvolto sia l’ordin di natura,/ e pera il mondo.” Poi, rivolgendosi ad Enrico, così continua: “Qui del padre ancor respira/ l’ombra inulta,/ e par che frema!/ Morte ogn’aura a te qui spira!/ Il terren per te qui trema!/ Nel varcar la soglia orrenda/ ben dovresti palpitar,/ come un uomo che vivo scenda/ la sua tomba ad albergar.”

   Ma la follia di Enrico, fratello di Lucia, esplode tutta nella sua non dissimulata cattiveria. Tende a ferire nell’animo Edgardo che tanto ama Lucia. Dice: “Fu condotta al sacro rito,/ quindi al talamo Lucia.”  Edgardo non nasconde di essere stato ferito dalle parole di Enrico e  -fra sé-  commenta: “Ei più squarcia il cor ferito!/ Oh, tormento! Oh, gelosia!” 

   Questo duetto geniale trova il suo momento culminante nella stretta finale striata di livore e di rabbia; qui i due personaggi intonano: “Ah! o sole, più ratto/ a sorger t’appresta,/ ti cinga di sangue/ ghirlanda funesta,/ con quella rischiara/ l’orribile gara/ d’un odio mortale, d’un cieco furore.” Poi Edgardo a Enrico: “Giurai strapparti il core.” Ed Enrico a Edgardo: “ La spada pende su te.”

   E poi di nuovo insieme con tanto livore: “Ah! Farà di nostr’alme/ atroce governo/ gridando vendetta/ lo spirito d’Averno./ Del tuono che mugge,/ del nembo che rugge/ più l’ira è tremenda/ che m’arde nel core.” Le due voci si fondono, i due timbri sprigionano, sposandosi, gradevoli armonici che purificano l’inferno interiore dei due personaggi: qui Donizetti dà il meglio di sé; è davvero capolavoro e sana creatività che genera l’aristotelica catarsi nello spettatore. Con gli “a capo” i due non fanno altro che dilatare il tempo per arrivare ad una decisione finale che di fatto, come loro la prefigurano, non arriverà mai: infatti Edgardo, saputo della morte di Lucia, si ucciderà senza più aspettare Enrico per il duello; esso avrebbe dovuto svolgersi all’alba fra l’urne sepolcrali di Ravenswood in modo da porre fine così ai loro sentimenti di odio. Non è questa lucida pazzia? Ma il tutto, nell’edizione palermitana di domenica 12 giugno 2011, è stato tagliato. Noi non amiamo chi giustifica ciò dicendo che si tratta di pagine convenzionali con passi musicali tronfi di enfasi; per noi si tratta di scene con musiche di rara bellezza che non possono essere sottratte al pubblico ascoltatore. Anche queste insostituibili pagine concorrono a dare la giusta vitalità all’opera donizettiana e rientrano in ciò che possiamo definire arte immortale.  Perciò non possiamo fare a meno di consigliare all’ascoltatore l’edizione discografica del 1965, diretta dal grande Georges Prête, con Anna Moffo, Carlo Bergonzi, Mario Sereni… per la RCA Italiana. E’ una direzione di particolare interesse: viene rispettata in modo scrupoloso la partitura originale senza la volgarità dei tagli fatta da molti direttori  a cui, oggi  -dopo la giusta valorizzazione di quelle pagine musicali- si dovrebbe impedire di dirigere l’opera! Nessun taglio dunque, e si lasci valutare chi ascolta. Un’altra interessante edizione senza tagli è quella diretta da Jesùs López-Cobos per la  Philips Records, risale al 1976. In essa non si può non apprezzare la Lucia di Montserrat Caballé (che soavità nei suoi sublimi suoni filati!), l’Edgardo di José Carreras e lo stesso Enrico di Vicente Sardinero. E poi ci sarebbero da ascoltare le Lucie con la Sutherland (che finissimo alone lunare nella sua voce!), con la Scotto (che dirompenza creavano i suoi acuti nei concertati!) e… (udite, udite!) con la Divina, cioè  con Maria Callas: la grande Maria ripristinò il vero modo di cantare Lucia e dischiuse le porte sulle più attente acquisizioni filologiche relative all’estatico e sofferto vocalismo donizettiano. Si tratta, nel caso delle diverse interpretazioni della Callas, di punti fermi per la comprensione della vocalità romantica donizettiana   -e del bel canto-  che certo sposa il canto di agilità con le emissioni permeate di lirismo drammatico. Alla luce di ciò, che dire del soprano d’agilità palermitano Desirée Rancatore? Pur apprezzando la sua decente tecnica e le sue attente emissioni, la Rancatore, nell’interpretare Lucia di Lammermoor, ci riporta indietro di circa 60 anni: ella, infatti, esprime un canto che corrisponde al modulo del sopranino “lirico-leggero”  dell’era pre-Callas; si tratta di un superato canto affidato al sopranino di vistosa agilità, ma di povera forza drammatica e privo di smalto espressivo. Da apprezzare, invece, la mimica del corpo legata alla “pazzia”. Più da arte visiva  e non da bel canto. La “pazzia” mimata col corpo dalla Rancatore ci fa pensare alcune “pazze” dal volto mesto (reparto donne) all’interno della clinica del bel film in bianco e nero “Improvvisamente, l’estate scorsa” riprese dal regista Joseph L. Mankiewicz: e noi leggiamo questa mimica come felice resa corporea comune sia alle “pazze” provenienti da quartieri popolari e deprivati sia a quelle provenienti da ambienti più abbienti (aristocratici o borghesi): la pazzia si scatena ruggendo incurante del ceto sociale delle persone. Dal punto di vista vocale, abbiamo colto un certo rilievo nel suo dialogo (quello della Rancatore) vis-à-vis col flauto (“Il dolce suono…”) e nella successiva aria “Spargi d’amaro pianto”, pagina musicale in sé caratterizzata da un’affascinante plasticità. Certo, allora, Donizetti aveva concesso molto all’agilissima vocalità di Fanny Tacchinardi-Persiani, prima interprete dell’opera. Ma perché mai Desirée Rancatore deve continuare con  questo repertorio? Noi la percepiamo più adeguata in opere come “Les Contes d’Hoffmann” (Olympia) di Jacques Offenbach o “Lakmé” di Léo Delibes…, opere in cui il suo canto, anni addietro, abbiamo pure applaudito e apprezzato. Alla fine non le sono mancate ovazioni e applausi. Ma noi, con molta sincerità, ci dissociamo: non sempre si può avere unanimità di consensi.

   Che dire ora dell’Edgardo dell’albanese Giuseppe Gipali? Emissioni pulite, ma prive di forza: sembrava cantasse in sordina. Chi ha sentito dal vivo Alfredo Kraus (o lo stesso Pavarotti) sa quali sono i tenori da prendere a modello. Su tutti, diciamolo!, svettava il baritono palermitano Nicola Alaimo: visualizzava la cattiveria di Enrico con felici emissioni e corretta e dirompente forza drammatica. Perché gli si è sottratto il “duetto della torre” con Edgardo? Peccato: sarebbe stato, almeno lui!, da urlo. E il Raimondo del basso bulgaro Deyan Vatchkov? Dignitoso, anche se il suo timbro appare piuttosto rancido. Ma è stato credibile come interprete del precettore di Lucia. Gli altri comprimari? Penso che si possa trovare meglio. Buono il coro e curata la direzione del maestro Stefano Ranzani, a parte i tagli (complimenti all’arpista e al flautista). Essenziale la regia di Gilbert Deflo e scarne le coreografie curate da Luciano Cannito. Complessivamente un 6 e mezzo: e siamo  generosi!

Bagheria, 16/06/11

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: NEL BLOG IL RARO QUINTETTO PER ARPA, DUE VIOLINI, VIOLA E VIOLONCELLO DI CIAIKOVSKI

Il Quintetto per arpa, due violini, viola e violoncello è un “Adagio Molto”  in Mi bemolle maggiore composto da Peter Ciaikovski intorno al 1863-1864 all’età di circa 23/24 anni. E’ un pezzo di grazia nostalgica assai rara, non spesso proposto dai gruppi strumentali da camera. Qui è eseguito da un insieme di musicisti italiani molto bravi che fanno parte del “Polimnia Ensemble”. Per ora beatevi nell’ascoltare questo brano da camera che dura 3′ e 36”. In seguito, parleremo del clima psicologico, sociale e culturale della Russia in cui viveva il giovane Ciaikovski. (G.D.)

Categorie:Classica, Musica Tag: