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Archivio Febbraio 2012

GIUSEPPE DI SALVO: SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA DI BAGHERIA. TRIONFANO I CARMINA BURANA DI CARL ORFF. ALLA FINE VOLANO BEN RITMATI E COLORATI PETALI DI ROSE

29 Febbraio 2012 8 commenti

Petali al ritmo di "Ave formosissima"

Giovedì 23 febbraio 2012, nel salone Anna Morreale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria, dalle ore 15,00 alle ore 17,30, c’è stato il Quarto Incontro relativo al Progetto extracurricolare “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Titolo dell’incontro? “LA DIROMPENZA DEL RITMO: i Carmina Burana  di Carl Orff”. Va ricordato che il Progetto è curato dal sottoscritto e animato anche dalle colleghe Nunzia Picone e Gina Toia che diffondono ottimismo. La prestigiosa collaborazione tecnica del signor Gaetano Sardina amplifica l’entusiasmo che si viene a creare ad ogni incontro. Di questo Progetto, ormai, se ne parla anche in città: dirompente effetto pedagogico-musicale che si diffonde, destando curiosità, nell’aria di Bagheria.

   Il gelo invernale di febbraio ci toglie la presenza di alcuni alunni e dei loro genitori, di qualche collega per le meno musicali sindromi influenzali. Eppure la partecipazione è sempre nutrita e calorosa: circa 45 persone fra alunni, genitori, insegnanti, ospiti…  tutti accolti con le note di “O Fortuna,/ velut luna/ statu variabilis…”, Carmina Burana n. 17 che apre e chiude la composizione musicale di Carl Orff (1895-1982).

 

PRIMA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Ho dato delle informazioni sui “Carmina Burana” (letteralmente “Canti di Beuren”): una raccolta di oltre 200 canti medioevali composti sia in latino sia in tedesco e databili fra il XII secolo e i primi trent’anni del secolo XIII. Questi canti, scritti in un buffo latino mescolato con la lingua “volgare”, hanno contenuti diversi. La musica, scritta con una notazione molto approssimativa, trae ispirazione sia dalle melodie dei trovatori sia dal canto gregoriano. Sono stati pubblicati per la prima volta nel 1.847 e sono generalmente ascoltati nell’orchestrazione di Carl Orff che ne ha musicati solo 24 (e qualche canto solo in parte). Sono canti goliardici: i goliardi sono i precursori degli intellettuali bohémiens dei secoli XIX e XX. Orbene, con le parole CARMINA BURANA si definisce l’antologia dei canti medioevali di cui abbiamo sopra parlato, antologia contenuta nel codice latino 4.660 della Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera, noto anche come CODEX BURANUS. Così chiamato perché fino al 1803 è stato conservato nella biblioteca dell’abbazia di BENEDIKT BEUREN.

   I 24 Carmina di Carl Orff sono così organizzati: c’è un canto iniziale chiamato “FORTUNA IMPERATRICE DEL MONDO”: esso chiude anche la composizione. La Prima Parte è denominata PRIMO VERE (incontro uomo-natura con la primavera che risveglia). Ecco alcuni versi: “Il lieto volto di Primavera/ si mostra al mondo (…)./ L’usignolo affascina/ col suo dolce canto./ Ridono i fiori/ di diversi colori./ Gli uccelli saltano/ per le amene selve”.

   La Seconda Parte ha per titolo “IN TABERNA” (e si parla dei piaceri conviviali e di quelli legati all’ebrezza data dal vino); la Terza Parte s’intitola “COUR D’AMOURS” (sì, qui a cantare è proprio l’amore !).

   La prima esecuzione dei Carmina Burana di Carl Orff avvenne l’8 giugno del 1937 a Francoforte. Grande successo. Carl Orff disse: “Tutto ciò che ho scritto prima può essere distrutto. La raccolta delle mie opere comincia con i Carmina Burana”.

   Ora, non potendo fare ascoltare la traduzione dei 24 Carmina Burana musicati da Carl Orff, mi sono limitato a presentare la mia traduzione di “O Fortuna” ( il canto n. 17 che è anche il Canto più popolare) e OLIM LACUS COLUERAM, ossia il Canto n. 130 che rappresenta L’ELEGIA DEL CIGNO ARROSTITO. Ma prima ho parlato del “metodo Orff” che, purtroppo, non può essere realizzato in moltissime nostre scuole: mancano i soldi per poter comprare gli strumenti a percussione.

    Nel 1924, insieme alla moglie Dorothée Günter, Carl Orff fondò a Monaco la “Günterschule”, un mirabile corso di educazione musicale basato sui principi di Jacques-Dalcroze: un metodo che prendeva le mosse dal ritmo per coinvolgere piccole formazioni strumentali con xilofoni, campanelli, bicchieri, tamburi e via elencando… Ciò tendeva a stimolare l’improvvisazione ritmica, e quindi musicale, dei bambini. Questa esperienza didattica venne codificata nel testo “Orff-Schulwerk” (1930), testo riedito nel 1954 con un titolo molto più esplicativo: “Musik für Kinder”: esso è in uso in molte scuole del nostro pianeta. Ma non in tutte le scuole del mondo. Nelle scuole italiane, primarie e non,  per attuare un buon metodo musicale, occorrono più ore da dedicare alla musica e più soldi per comprare strumenti musicali da fare suonare.

   Ma ritorniamo al nostro Progetto… Ho fatto distribuire la mia traduzione poetica  del canto “O Fortuna”. Perché mai? Non è forse questo Canto il più “canticchiato” dell’intera opera di Orff? Ma quanti conoscono il significato del testo? Ha letto la mia traduzione poetica del canto la figlia della dirigente Rosalba Bono, la giovane Marilena Antoci: abile, chiara; ha saputo mostrare, in poco tempo, una bella e delicata capacità espressiva con un ritmo delicato che rendeva aerei i versi. Applausi. Complimenti.

   Eccovi ora il testo da me tradotto:  “O Fortuna,/ mutevole come la luna,/ sempre cresci/ o decresci;/ il giuoco della vita detestabile/ che a me imponi/ mi snerva,/ ma talvolta la mia mente aguzza;/ e come ghiaccio dissolve/ ricchezza e povertà.   Tu, sorte possente e vana,/ cangiante ruota,/ stabilità infida,/ vana prosperità/ sempre fuggevole,/ oscura e velata/ sovrasti me pure;/ ed il dorso nudo/ a te io espongo/ e al capriccio/ dei colpi tuoi.   Sorte di salvezza e di forza,/ a me oggi contraria,/ tu sempre mi opprimi/ con tormenti e privazioni./ In quest’ora che fugge-/ senza esitare!-/ toccate voi/ le corde della cetra/ e, con me, tutti piangete,/ giacché la sorte/ il forte a sé  -purtroppo- prostra!”  

   Poi ho fatto ascoltare il Canto n. 130, ossia L’ELEGIA DEL CIGNO ARROSTITO nell’interpretazione dell’ “Alto” Jochen Kowalski. Durata del brano? 3: 09.  Alla fine, ho chiesto ai presenti di intervenire sul timbro della voce ascoltata. Silenzio. Solo Enzuccia Ventimiglia (amica e collega ospite) è intervenuta dicendo che la voce dell’ Alto Jochen Kowalski era “forte, dirompente, graffiante”.  Al che ho parlato brevemente dei controtenori e della tessitura acuta all’interno della quale Orff fa cantare dal tenore il  “cigno arrostito”. Ho parlato dei “falsettisti naturali” (i castrati di un tempo) e dei “falsettisti artificiali”, ossia dei controtenori che oggi nel mondo spopolano interpretando opere di Händel e di altri musicisti legati al barocco, e non solo.  E ho consigliato di leggere il libro di Alessandro Mormile intitolato proprio “Controtenori” (Zecchini Editore).

   Ho detto che ogni musicista si serve delle diverse voci umane (tenore, baritono, basso, controtenore…) per meglio potenziare le proprie esigenze espressive e comunicative; e sono pochi i tenori che  non ricorrono al falsetto quando si tratta di interpretare il “cigno arrostito”. Oggi il ruolo viene spesso interpretato da controtenori (costoro si spingono su tessiture analoghe a quelle del mezzosoprano femminile) per meglio comunicare il dolore del cigno carbonizzato.

   Come far comprendere meglio ciò? Ho chiamato quattro alunni: Daniele, Elena, Alessandra e Giulia. Hanno letto parte del breve racconto “Il lupo Gedeone”. I quattro alunni, nel leggere i passi del “discorso diretto”, alteravano le loro voci: ora schiarendole per imitare la gallina, ora rendendole “oscure” e gutturali per riferire le parole del lupo. E ho fatto notare che solo così si entra nel cuore del testo. Ciò che si legge si anima. Non avviene così nel film Mary Poppins (1964) diretto da Robert Stevenson? Allo stesso modo il compositore sceglie le voci: lo fa per un mero fatto espressivo, cioè per rendere più incisiva e coerente la comunicazione. Ho fatto distribuire la mia traduzione del Canto n. 130 (Elegia del cigno arrostito). Questa volta ha letto il testo Enza Ventimiglia: sicura di sé, tono delicato, notevole rispetto delle pause. Applausi. Congratulazioni.    Ho ricordato che Orff ha musicato solo la prima, la terza e la quinta strofa. E il brano OLIM LACUS COLUERAM è stato ascoltato ancora una volta con la conoscenza del testo. Ecco i versi da me tradotti: “Nel lago sguazzavo un tempo,/ e un bel portamento avevo/ quand’ero cigno./ Me misero, me misero!/ Ora tutto nero sono ed arrostito!   Bianco ero più della neve,/splendido più d’ogni altro pennuto;/ ora invece nero sono più di un corvo./ Me misero, me misero!/ Tutto nero, e bruciato!   Il fuoco mi cuoce senza sosta,/ il cuoco mi gira e rigira il corpo/ e il servo, poi, sulla tavola mi porta./ Me misero, me misero!/ Come sono nero adesso, e ben arrostito!   Come vorrei stare nell’acqua/ e vivere libero all’aria aperta,/ e non immerso in questa orrenda salsa./ Me misero, me misero!/ Nero nero or sono,/ e ben bruciato!   In un piatto or giaccio/ e non posso più volare/ e denti vedo che mi divorano!/ Me misero, me misero!/ Nero tutto, arrostito!”

SECONDA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Ho fatto ascoltare “IN TABERNA QUANDO SUMUS”, Original medieval songs, CD della “Brilliant Classics” (CB 196). Durata? 3:09.  E, mentre  ascoltavamo il brano, io, alcuni alunni, colleghe e mamme di alunni  ci siam presi per mano e abbiamo improvvisato una ben ritmata danza medioevale. Compiacente  e divertente animazione.  Successivamente, ho fatto ascoltare IN TABERNA QUANDO SUMUS nella versione corale di Orff (durata: 3:01). Ciò per far cogliere le dovute differenze.

   Infine, ho fatto ascoltare il breve brano “Dulcissime” [(0:34) “O dolcissimo, a te tutta mi offro”] cantato dal soprano Sumi Jo, direzione Zubin Mehta;  ho fatto riflettere i presenti sul capolavoro corale che è L’INNO A VENERE, facendo ascoltare l’ “AVE FORMOSISSIMA” (1:50) che ho tradotto e scritto in un cartellone (“Ave bellissima,/ gemma preziosa;/ ave delle vergini perla,/ gloriosa dea;/ ave, luce del mondo,/ ave, divina rosa:/ Blanziflor ed Elena,/ Venere generosa!”);  e, ancora una volta, il canto “O Fortuna” finale. E ho detto ai presenti di tenere bene in mente questi tre brani musicali.

 

TERZA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Ho fatto ascoltare il DVD con tutti i Carmina Burana musicati da Carl Orff diretti da Simon Rattle con la Berliner  Philharmoniker, col “Rundfunkchor Berlin” diretto da Simon Halsey e con Sally Matthews (soprano), Lawrence Brownlee (tenore che canta da falsettista!) e il baritono Christian Gerhaher (anche lui in certe zone acute usa il falsetto): è una registrazione del 2004 e dura circa un’ ora. Ho detto di fare attenzione anche al timbro delle voci bianche. E al “Dulcissime” intonato dal soprano Sally Matthews ho acceso le luci del salone Anna Morreale. E, quando tutto il coro si scioglieva nel canto “Ave formosissima”, io, Nunzia Picone e Gina Toia abbiamo lanciato in aria petali di rose e di garofani:  profumati petali assai carnosi e dai colori accesi che “ritmavano” il loro volteggiare nell’aria: tutte le persone presenti si sono alzate e hanno applaudito con tanto entusiasmo.  Baci. Colori. Ritmo. Volume dirompente. Gioia. Meraviglia.  Si chiudeva così il Quarto Incontro: semplice arte di ascoltare la musica!

Bagheria, 29 febbraio 2012

Giuseppe Di Salvo

OLTRE 500.000 VISITATORI PER IL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: LIBIAMO NEI LIETI CALICI!!!

25 Febbraio 2012 8 commenti

Il 16 dicembre 2006 nasceva il BLOG a Giuseppe Di Salvo intestato, grazie anche alla determinazione tecnica di Salvatore Incandela. Sono passati 5 anni, due mesi e nove giorni d’allora. Abbiamo avuto oltre mezzo milione di visitatori internauti: si tratta di una intelligente metropoli di lettori. Affezionati e silenti. Da ogni parte del mondo. E da ogni continente. E spesso con interventi critici davvero toccanti. Grazie!!! Occore un brindisi ideale, un brindisi telematico che renda umana anche la tecnologia di cui ci serviamo per comunicare. Venuti dal nulla, siamo orgogliosi per l’informazione politica, culturale, poetica, musicale, sportiva… non conformistica da noi diffusa. Grazie davvero a tutti con emozione e commozione inesprimibili.

Chiara Audia,

Antonio Belvedere,

Giuseppe Di Salvo,

Salvatore Di Salvo,

Nino Eucaliptus,

Salvuccio Incandela

Francesca Liga,

Pippo Rinella,

Enzuccia Ventimiglia

e… chi vuole si aggiunga!

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SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA: TRIONFANO I “CARMINA BURANA” DI CARL ORFF

Giovedì 23 febbraio 2012, presso la Scuola Primaria Giuseppe Bagnera, c’è stato il Quarto Incontro del Progetto  “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Questo Quarto Incontro musicale aveva per titolo: “LA DIROMPENZA DEL RITMO: i Carmina Burana di Carl Orff”.  Esito trionfale! A presto l’articolo di Giuseppe Di Salvo, animatore del Progetto insieme alle maestre Nunzia Picone e Gina Toia.

La Redazione del Blog

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GIUSEPPE DI SALVO: CHE “TRAVIATA” SURREALE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: LI’ ORMAI GIACE IL BELCANTO!

23 Febbraio 2012 5 commenti

Traviata: scena

“La Traviata” di Giuseppe Verdi andata in scena al Teatro Massimo di Palermo martedì 21 febbraio 2012 lascerà in noi incancellabili tracce mnestiche? No! E perché mai? Semplice: non c’era niente di eccezionale. La stessa datata scenografia (ha 20 anni e li dimostra!) con l’utilizzo degli specchi del geniale scenografo Josef Svoboda (1920-2002) è certo un mezzo espressivo (anche le voci usurate e quelle non corpose lo sono!), ma, purtroppo, tale mezzo narcisistico non canta e quindi non ci incanta. E non amplifica, riflettendo le immagini  – e talvolta anche scollegate immagini!- doti vocali perdute o inesistenti. Lo specchio, anche se alla fine riflette chi assiste allo spettacolo incollato nelle poltrone dei vari settori del teatro (e cioè i sentimenti più o meno “traviati” degli spettatori), lo specchio, dicevamo, non può dare forza espressiva al belcanto dei cantanti: esso semmai amplifica, con connotazioni psicoanalitiche, il noioso riflesso canoro di chi è “in erba” o di quanti vocalmente si sono inoltrati nell’inevitabile “viale del tramonto”. E a questo punto, diciamolo!, il modo migliore di onorare certe carriere è quello di dire: perché non pensare ora di smettere di cantare! E se la storia di Violetta (o Margherita) ha richiami storici realistici, le forme musicali e vocali codificate da Verdi nella sua partitura sono prettamente romantiche, tradizionali e, quindi, belcantistiche: non capire ciò significa non saper cogliere l’essenza musicale dell’opera verdiana.  Il dramma di Violetta si esprime con grande purezza lirica e con un decoro espressivo degni di Norma o di Maria Stuarda: altro che verismo!

   Talvolta, noi osserviamo, “cantano” meglio le parole di Alexandre Dumas figlio, parole codificate sin dall’inizio nel romanzo “La Dame aux camélias” (1848)  – e si legga, per fare un mirabile esempio,  la descrizione dei sentimenti iniziali del giardiniere che Dumas codifica nella scena del cimitero di Montmartre-  che molti cantanti che interpretano “La Traviata” di Verdi: questo, mi pare, sia successo martedì sera, 21 febbraio 2012, al Teatro Massimo di Palermo!

   Il belcanto tutto si perdeva in quelle finzioni sceniche riflesse dagli specchi: lì, sepolto fra finte margherite riflesse,  giace l’eccezionalità storica di chi ha saputo bene interpretare “l’immagine belcantistica” dei “suoi passati giorni”. Esito vocale ed interpretativo per me poco coinvolgente! Oh, quel giovane 25enne tenore rumeno! Mi chiedo: perché non dare il “Premio Simpatia” al nostro Teatro Massimo  -e ai suoi dirigenti-  che apre le porte con generosità a questi “nuovi talenti”?  Che raffinata  beneficenza riflessa dalla magia degli specchi! “Si farà”, commenta qualcuno, a proposito di chi si è precedentemente distinto in qualche ruolo comprimario.  Ma se “si farà” vuol dire che non “è ancora fatto”: altra generosità!

   Ora ci chiediamo:  come stanno davvero le cose con il “caso Temirkanov”? Nessuno ce lo dice con altrettanta generosità: sentiamo voci gelide e  burocratici comunicati ufficiali: motivi di salute.  Certamente chi si sottrae non vuole stare in brutta salute esecutiva e musicale: ne va di mezzo la dignità. Sappiamo solo che i professori dell’orchestra suonano in borghese (che meraviglia!) e rivendicano a viso caldo e aperto “COMPETENZA”.  E chiedono le dimissioni di Lorenzo Mariani, direttore artistico del teatro: e qui c’è stato il primo sentito applauso da parte del pubblico a scena ancora non aperta! Certo altri applausi seguiranno rivolti agli artisti. Non c’era il mio. Ma a chi interessa? E poi quando non ci sono applausi?

   Per finire: “La Traviata” ideale noi la conosciamo molto bene (Maria Callas lo era! e la Tebaldi, la Sutherland e la Caballé anche; e perfino la Gencer e poche altre ante e post Callas!); ma di Violette surreali non ne vogliamo proprio più conoscere. La vera  “Traviata” reale è quella ideale: e la stessa nostalgia diventa attualissimo luogo sublime dove si conserva il ricordo del belcanto; le “Traviate” surreali, invece, ci dicono una cosa sola: certi spettacoli si fanno per non chiudere le porte dei teatri. Ma è un bene per la musica e per queste grandi e irripetibili opere? E intanto a Palermo impazza il Carnevale delle primarie: chissà?!

Bagheria, 23 febbraio 2012

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: ELEGIA DEL CIGNO ARROSTITO* (Carmina Burana n. 130)

22 Febbraio 2012 3 commenti

Cigno Nero

Nel lago sguazzavo un tempo,

e un bel portamento avevo

quand’ero cigno.

   Me misero, me misero!

   Ora tutto nero sono ed arrostito!

 

Bianco ero più della neve,

splendido più d’ogni altro pennuto;

ora invece nero sono più di un corvo.

   Me misero, me misero!

   Tutto nero, e bruciato!

 

Il fuoco mi cuoce senza sosta,

il cuoco mi gira e rigira il corpo

e il servo, poi, sulla tavola mi porta.

   Me misero, me misero!

   Come sono nero adesso, e ben arrostito!

 

Come vorrei stare nell’acqua

e vivere libero all’aria aperta,

e non immerso in questa orrenda salsa.

   Me misero, me misero!

   Nero nero or sono, e ben bruciato!

 

In un piatto or giaccio

e non posso più volare

e denti vedo che mi divorano!

   Me misero, me misero!

   Nero tutto, arrostito!

 

Traduzione di Giuseppe Di Salvo

*I versi in grassetto sono stati musicati da Carl Orff

Categorie:Musica, poesia Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA: TRIONFANO “SENSEMAYÁ” E “EL SISTEMA” DI JOSE’ ABREU!

15 Febbraio 2012 6 commenti

L'ALTRA VOCE DELLA MUSICA

LA PRIMA VOLTA IN UNA SCUOLA DI BAGHERIA! E NON SOLO!

Giovedì 9 febbraio 2012, nel salone Anna Morreale, Scuola Primaria Giuseppe Bagnera, c’è stato il Terzo Incontro relativo al Progetto extracurricolare “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Il progetto è curato dal sottoscritto, con la partecipazione fattiva delle colleghe Nunzia Picone e Gina Toia (ma Gina stavolta era assente per i capricci del mese di febbraio); e c’è sempre la competenza tecnica di un operatore scolastico (in genere è il signor Gaetano Sardina,  pure lui a noi sottratto dal gelo di febbraio!): c’era comunque la destrezza del signor Francesco Cella. Nutrita la partecipazione: circa 60 persone (Dirigente Rosalba Bono, alunni, genitori, insegnanti, ospiti…).

   Questo Terzo Incontro aveva per titolo: “L’ALTRA VOCE DELL’AMERICA, ossia il trionfo dell’ uguaglianza in Venezuela (film-documentario di Helmut Failoni e Francesco Merini sul progetto musicale di José Antonio Abreu)”.

   Prima di cominciare, il sottoscritto ha portato i saluti del Direttore de “Il Settimanale di Bagheria”, Michele Manna, il quale ha messo a disposizione della Scuola Bagnera oltre 40 copie del “Settimanale” n° 470 dell’11 dicembre 2011, nel quale c’è pubblicata la mia recensione  del trionfale Concerto diretto al Teatro Massimo di Palermo nel mese di novembre 2011  da Diego Matheuz, ex violinista dell’Orquesta Sinfonica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar. E ho invitato i presenti a ritirare una copia del “Settimanale” prima di andare via.  Tante grazie a Michele Manna da parte della Scuola Giuseppe Bagnera.

   Si comincia. Si ascolta il Poemetto Sinfonico “Sensemayá (1938) del compositore messicano Silvestre Revueltas (1899-1940): a dirigere la “Simón Bolívar Youth Orchestra of Venezuela” è uno dei grandi figli de “El Sistema” fondato da José Abreu nel 1975, e cioè Gustavo Dudamel (il CD è intitolato “FIESTA” ed è stato prodotto dalla Deutsche Grammophon). La durata del brano di Revueltas è  6’: 38’’.

   Dopo l’ascolto del brano musicale “Sensemayá”, ho chiesto ai presenti cosa intendesse comunicare quella breve composizione musicale.  Ed ecco alcune risposte su cui riflettere:  “Sembrava il ritmo di un film di spionaggio” (Francesca); “Mi fa pensare alla trama di un film nel quale vi è un inseguimento” (Giovanni); “Racchiude emozioni e sentimenti provati dal musicista nel comporre il brano” [(Aiello): ma noi  riteniamo che quest’ultimo pensiero può essere applicato a tutti i brani musicali che si ascoltano]; “Quando il ritmo si fa incalzante, è come se stesse per succedere qualcosa…” (Anna); “Avevo l’impressione di essere in una giungla” (Parrino);  “Sembrava la colonna sonora di un film che finisce in tragedia” (Virginia);  “Prima del crescendo prevale un ritmo più lento e meno intenso” (Cristina); “Sembrava una marcia di soldati” (Giulia); “C’è un serpente che viene fuori dal nulla” (Daniele).

    In tutte queste affermazioni c’è del vero.  Di che si tratta dunque? Dal punto di vista musicale “Sensemayá” è una danza con connotazioni ritmiche arcaiche. Silvestre Revueltas ha tratto ispirazione  per la sua musica da una poesia del poeta  afro-cubano Nicolas Guillén  (Camagüey, 10 luglio 1902- L’Avana, 16 luglio 1989). La poesia di Guillén s’intitola proprio “Sensemayá (Canto para matar a una culebra), cioè “Canto per uccidere un serpente”.

   Il brano musicale ha radici quasi primitive. Gustavo Dudamel nota: “E’ una specie di Sagra della Primavera di carattere latino, ricca di danze mitologiche che risalgono al popolo Maya e a quello degli Azechi”. A questo punto non restava che leggere la poesia di Nicolas Cristobal Guillén Batista. E la si è letta in spagnolo. Lo ha fatto abilmente la signora Katiuska Aiello: donna venezuelana che da anni vive a Bagheria e da noi invitata per valorizzare gli aspetti culturali positivi della sua Caracas e del suo Venezuela. E poi l’ha per noi pure tradotta. Riportiamo ora la bella poesia:

 

“Mayombe-bombe-mayombé!/ (…)  La culebra tiene los ojos de vidrio;/ la culebra viene y se enreda en un palo;/ con sus ojos de vidrio, en un palo,/ con sus ojos de vidrio./ La culebra camina sin patas;/ la culebra se esconde en la yerba;/ caminando se esconde en la yerba,/ caminando sin patas.

   (…) Tú le das con el hacha, y se muere:/ dale ya!/No le des con el pie, que te muerde,/ no le des con el pie, que se va!

   Sensemayá, la culebra,/ sensemayá./ Sensemayá, con sus ojos,/ sensemayá./ Sensemayá, con su lengua,/ sensemayá./ Sensemayá, con su boca,/ sensemayá…

   La culebra muerta no puede comer;/ la culebra muerta no puede silbar;/ no puede caminar,/ no puede correr!/ La culebra muerta no puede mirar;/ la culebra muerta no puede beber; no puede respirar, no puede morder!

   Mayombe-bombe-mayombé!/ Sensemayá, la culebra…/ Mayombe-bombe-mayombé!/ Sensemayá no se mueve…/ Mayombe-bombe-mayombé!/ Sensemayá, la culebra…/ Mayombe-bombe-mayombé!/ Sensemayá, se murió!”.

 

   Spiegato il contenuto della poesia di Nicolas Guillén, si è fatto ascoltare di nuovo il brano musicale “Sensemayá” di Silvestre Revueltas: ma questa volta gli alunni presenti rendevano visiva l’immagine del serpente. Sei alunni oscillavano un lungo drappo verde (il corpo del serpente) e si muovevano liberamente al ritmo della musica; due alunni con dei colorati cuscini rappresentavano gli occhi del serpente, ma noi  abbiamo aggiunto altri due cuscini dietro (i colori: giallo, rosso, bianco, verde); un lungo oggetto cilindrico di cotone, un acceso  anti spifferi, si muoveva davanti come velenosa lingua biforcuta; tre alunne oscillavano collane di fiori di vari colori; due alunni  roteavano e allungavano oggetti spugnosi dai colori molto accesi…; un alunno più robusto mimava colpi d’ascia per far saltare la testa del serpente; il pubblico tutto oscillava o percuoteva piatti di plastica di colore  blu: c’era un effetto magico nell’aria!  Finita la musica, anche il serpente veniva decapitato: gli alunni che drammatizzavano la culebra rimanevano immobili con una divertente smorfia disegnata con la faccia. Il mistero del brano musicale era dunque svelato. Un trionfo esplodeva all’interno della Scuola Bagnera!

   Certo, “Sensemayá” ha anche il suo significato allegorico:  rappresenta la metafora della lotta contro l’imperialismo, contro il neo-colonialismo e contro tutti i regimi fascisti.  La culebra è un serpente intruso pericoloso, fautore di diseguaglianza e di razzismo: sicché il “serpente” deve morire, deve essere abbattuto dalla saggezza della gente. 

   Del resto nel 1953 il regime del dittatore Batista non impediva a Nicolas Guillén di rientrare a Cuba? Questi visse in esilio fino al 1958. Ma dopo la Rivoluzione di Fidel Castro (1959) e la caduta di Batista, Guillén venne nominato “Presidente dell’Unione nazionale degli scrittori di Cuba”.

   Ma noi oggi, francamente, una domanda ce la poniamo:  qual è stato il comportamento di Nicolas Guillén nei confronti dello scrittore e poeta cubano José Lezama Lima (1910-1976), autore di quel capolavoro letterario che è il romanzo “Paradiso” (1966)? Forse a “L’Avana” c’è una statua dedicata, in pieno centro, a Lezama Lima e al suo “Sommo Paradiso” di lievitante umanità? E che cosa ha mai detto il nostro Guillén  sui numerosi altri liberi intellettuali incarcerati  da Fidel o costretti a fuggire da Cuba come Reinaldo Arenas (1943-1990), autore di quel capolavoro che è il romanzo “Prima che sia notte” (fine anni Ottanta)?  E allora? “Sensemayá” oggi è sì un serpente pericoloso, ma ha la pelle colorata anche di rosso. E, come diceva Susan Sontang, il comunismo è stato un fascismo che ha avuto successo. O meglio: un fascismo che ci è stato presentato dal volto accettabile. Evidentemente, sappiamo,  non è così!

   Dallo stesso CD citato, ho fatto ascoltare la “Danza final” (Malambo), dal balletto “Estancia” del compositore argentino Alberto Ginastera (1916-1983): durata 3’: 23’’; e poi il “Mambo” tratto dall’opera “West Side Story” di Leonard Bernstein (1915-1984). Una Gran Fiesta diretta da Dudamel contro tutte le repressioni.

   Seconda Parte del pomeriggio musicale:  sempre Gustavo Dudamel dirigeva la “Los Angeles Philharmonic” (DVD- Deutsche Grammophon); ho fatto ascoltare il Terzo Movimento della Prima Sinfonia di Gustav Mahler (1860-1911); durata: circa 11’: 20’’.  E ho invitato gli ascoltatori a cercare di riconoscere il popolare tema musicale dai tratti un po’ goliardici “Fra Martino”, delicata melodia inserita da Mahler nella sua “titanica” partitura.

   Poi dal DVD “THE PROMISE OF MUSIC” (sempre Deutsche Grammophon) ho fatto ascoltare il brano musicale “HUAPANGO” (1941) del compositore messicano José Pablo Moncayo (1912-1958): altri 9 minuti di musica con la “Simón Bolívar Youth Orchestra of Venezuela” per far vivere agli ascoltatori la “Scena del cambio” da parte dei giovani musicisti.

   In che cosa consiste? Sia Dudamel sia Matheuz, prima di concedere i bis, insieme ai giovani dell’orchestra, a luci spente, indossano in maniera piuttosto repentina i giubbotti coi colori della bandiera venezuelana. Ed è sempre un trionfo di colori e di movimenti sul palcoscenico.  Io stesso avevo il giubbotto sotto il cappotto che ho subito smesso per mostrare, a mia volta, gli accesi colori venezuelani: giallo, blu, rosso e…  tante bianche  stelle! Un’ alunna mi ha chiesto come mai io vestissi lo stesso giubbotto dei giovani musicisti venezuelani. Le ho spiegato che il 29 novembre 2011 la  “ Orquesta Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar” era venuta per un Concerto al Teatro Massimo di Palermo.   Erano diretti da un altro grande figlio de “el Sistema” di Abreu, e cioè da Diego Matheuz. Alla fine, i musicisti lanciavano i loro giubbotti al pubblico. E un cornista ha lanciato  ben due giubbotti nel mio palco.

   Terza Parte del pomeriggio musicale: si è fatto vedere il film-documentario “L’ALTRA VOCE DELLA MUSICA” di Helmut Failoni e Francesco Merini, un DVD del 2006 (il Saggiatore). Un film su “El Sistema”, Progetto venezuelano di educazione musicale pubblica con accesso libero per bambini e ragazzi di ogni condizione e ceto sociale; un progetto che nasce nel lontano 1975 e che ha salvato numerose persone dalla droga e dal degrado sociale.  Così, fra l’altro, scrivono gli autori del documentario: “Il Sistema salva i ragazzi dalla strada, dalla droga, dalla violenza e dalla criminalità, offrendo loro un’alternativa, una possibilità di vita diversa, fatta di suoni e di sudore.” Toccanti i commenti di Claudio Abbado. Grandi emozioni e significativa Informazione dalla Scuola Primaria Giuseppe Bagnera.

 

Bagheria, 15 febbraio 2012

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: “CHI AMA” (POESIA INEDITA)

12 Febbraio 2012 4 commenti

Chi ama

trova il suo nido

di fuoco:

arde, avvampa

e nella fiamma raggela.

 

Bagheria, alba anni Settanta

Giuseppe Di Salvo

 

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SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA: SUCCESSO PER IL TERZO INCONTRO DEL PROGETTO “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”

Si è svolto con successo e partecipazione di pubblico (Dirigente, insegnanti, genitori, alunni, ospiti…), giovedì 9 febbraio 2012,  Scuola Primaria Giuseppe Bagnera”, il Terzo Incontro relativo al Progetto “L’ ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Questo terzo appuntamento aveva per titolo “L’ALTRA VOCE DELLA MUSICA, ossia il trionfo dell’uguaglianza in Venezuela (film-documentario di Helmut Failoni e Francesco Merini sul progetto di José Antonio Abreu”).  Fra poche ore l’intervento del nostro Giuseppe Di Salvo.

La Redazione del Blog

GIUSEPPE DI SALVO: WASHINGTON, IL SENATO DICE SI’ ALLE NOZZE GAY! PERCHE’ MONTI, IN ITALIA, NON MIRA A RISANARE ANCHE QUESTO “CONTO” DI CIVILTA’?

3 Febbraio 2012 3 commenti

Washington: gay e non applaudono la nobile decisione del Senato

I Senatori dello stato americano di Washington, con tre voti in più del previsto, hanno approvato  le nozze gay. Il testo quasi certamente sarà prossimamente approvato dalla Camera. I voti a favore delle nozze gay sono stati 28, e 21 contrari.  Il Senato dello stato di Washington, quindi, ha approvato  il testo che istituisce il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.  La governatrice Christine Gregoire, che ha già fatto sapere che non avanzerà alcuna obiezione, firmerà la legge. All’inizio dell’anno, infatti, la governatrice aveva dichiarato: “E’ tempo che lo stato di Washington raggiunga l’uguaglianza nel matrimonio. E’ la cosa giusta da fare. Le nostre famiglie gay e lesbiche affrontano le stesse sfide di quelle eterosessuali: far quadrare i conti, scegliere in che scuola mandare i figli, trovare qualcuno con cui invecchiare, trovarsi davanti a parenti ed amici e farsi delle promesse per la vita”. Dalla parte delle coppie gay si erano schierate anche molte grandi aziende tra cui  Microsoft  e Starbucks. 

   A favore della legge hanno votato anche quattro senatori repubblicani, mentre contro si sono espressi tre senatori democratici. Gli oppositori hanno già preannunciato che raccoglieranno delle firme (ne servono 120.577) per chiedere un referendum abrogativo nel caso in cui il testo diventasse legge.  Quello di Washington si aggiungerà agli altri stati degli Usa che già consentono alle coppie gay di sposarsi. Per la precisione si tratta del Connecticut, del District of Columbia, dell’Iowa, del Massachusetts, del New Hampshire, di New York e del Vermont. I prossimi stati ad avere in agenda la discussione sulle nozze sono il New Jersey, il Maryland e il Maine.

E noi diciamo ancora una volta : VIVA L’AMERICA! E che dice Monti? Questo “conto” di civiltà non lo vuole risanare?

Giuseppe Di Salvo

 

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