Home > Classica, Musica, Primo piano, Spettacoli > GIUSEPPE DI SALVO: CHE “TRAVIATA” SURREALE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: LI’ ORMAI GIACE IL BELCANTO!

GIUSEPPE DI SALVO: CHE “TRAVIATA” SURREALE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: LI’ ORMAI GIACE IL BELCANTO!

Traviata: scena

“La Traviata” di Giuseppe Verdi andata in scena al Teatro Massimo di Palermo martedì 21 febbraio 2012 lascerà in noi incancellabili tracce mnestiche? No! E perché mai? Semplice: non c’era niente di eccezionale. La stessa datata scenografia (ha 20 anni e li dimostra!) con l’utilizzo degli specchi del geniale scenografo Josef Svoboda (1920-2002) è certo un mezzo espressivo (anche le voci usurate e quelle non corpose lo sono!), ma, purtroppo, tale mezzo narcisistico non canta e quindi non ci incanta. E non amplifica, riflettendo le immagini  – e talvolta anche scollegate immagini!- doti vocali perdute o inesistenti. Lo specchio, anche se alla fine riflette chi assiste allo spettacolo incollato nelle poltrone dei vari settori del teatro (e cioè i sentimenti più o meno “traviati” degli spettatori), lo specchio, dicevamo, non può dare forza espressiva al belcanto dei cantanti: esso semmai amplifica, con connotazioni psicoanalitiche, il noioso riflesso canoro di chi è “in erba” o di quanti vocalmente si sono inoltrati nell’inevitabile “viale del tramonto”. E a questo punto, diciamolo!, il modo migliore di onorare certe carriere è quello di dire: perché non pensare ora di smettere di cantare! E se la storia di Violetta (o Margherita) ha richiami storici realistici, le forme musicali e vocali codificate da Verdi nella sua partitura sono prettamente romantiche, tradizionali e, quindi, belcantistiche: non capire ciò significa non saper cogliere l’essenza musicale dell’opera verdiana.  Il dramma di Violetta si esprime con grande purezza lirica e con un decoro espressivo degni di Norma o di Maria Stuarda: altro che verismo!

   Talvolta, noi osserviamo, “cantano” meglio le parole di Alexandre Dumas figlio, parole codificate sin dall’inizio nel romanzo “La Dame aux camélias” (1848)  – e si legga, per fare un mirabile esempio,  la descrizione dei sentimenti iniziali del giardiniere che Dumas codifica nella scena del cimitero di Montmartre-  che molti cantanti che interpretano “La Traviata” di Verdi: questo, mi pare, sia successo martedì sera, 21 febbraio 2012, al Teatro Massimo di Palermo!

   Il belcanto tutto si perdeva in quelle finzioni sceniche riflesse dagli specchi: lì, sepolto fra finte margherite riflesse,  giace l’eccezionalità storica di chi ha saputo bene interpretare “l’immagine belcantistica” dei “suoi passati giorni”. Esito vocale ed interpretativo per me poco coinvolgente! Oh, quel giovane 25enne tenore rumeno! Mi chiedo: perché non dare il “Premio Simpatia” al nostro Teatro Massimo  -e ai suoi dirigenti-  che apre le porte con generosità a questi “nuovi talenti”?  Che raffinata  beneficenza riflessa dalla magia degli specchi! “Si farà”, commenta qualcuno, a proposito di chi si è precedentemente distinto in qualche ruolo comprimario.  Ma se “si farà” vuol dire che non “è ancora fatto”: altra generosità!

   Ora ci chiediamo:  come stanno davvero le cose con il “caso Temirkanov”? Nessuno ce lo dice con altrettanta generosità: sentiamo voci gelide e  burocratici comunicati ufficiali: motivi di salute.  Certamente chi si sottrae non vuole stare in brutta salute esecutiva e musicale: ne va di mezzo la dignità. Sappiamo solo che i professori dell’orchestra suonano in borghese (che meraviglia!) e rivendicano a viso caldo e aperto “COMPETENZA”.  E chiedono le dimissioni di Lorenzo Mariani, direttore artistico del teatro: e qui c’è stato il primo sentito applauso da parte del pubblico a scena ancora non aperta! Certo altri applausi seguiranno rivolti agli artisti. Non c’era il mio. Ma a chi interessa? E poi quando non ci sono applausi?

   Per finire: “La Traviata” ideale noi la conosciamo molto bene (Maria Callas lo era! e la Tebaldi, la Sutherland e la Caballé anche; e perfino la Gencer e poche altre ante e post Callas!); ma di Violette surreali non ne vogliamo proprio più conoscere. La vera  “Traviata” reale è quella ideale: e la stessa nostalgia diventa attualissimo luogo sublime dove si conserva il ricordo del belcanto; le “Traviate” surreali, invece, ci dicono una cosa sola: certi spettacoli si fanno per non chiudere le porte dei teatri. Ma è un bene per la musica e per queste grandi e irripetibili opere? E intanto a Palermo impazza il Carnevale delle primarie: chissà?!

Bagheria, 23 febbraio 2012

Giuseppe Di Salvo

  1. Gianfranco Scavuzzo da Facebook
    23 Febbraio 2012 a 19:37 | #1

    Dunque la Devia è ormai da pensionare? :-(

  2. Calzelunghe Pippi da Facebook
    23 Febbraio 2012 a 19:38 | #2

    Terribile Giuseppe quando stronca!

  3. PIPPO RINELLA
    24 Febbraio 2012 a 9:18 | #3

    Dirompente e competente Giuseppe. La metafora degli specchi che riflettono, amplificano ma che non possono dare forza espressiva al belcanto quando non c’è è più che appropriata ed esilarante. Gli specchi possono anche rompersi…
    Pippo

  4. Annarosa Yeye da Facebook
    25 Febbraio 2012 a 18:32 | #4

    Già mi erano giunte voci!!!!!! Mi confermi che non ho perso niente….anzi mi sono risparmiata bile : come sempre, ti adoro!

  5. Rosanna Rossi da Facebook
    26 Febbraio 2012 a 12:21 | #5

    Non mi è difficile credere a quanto scrivi. Peccato che non si riescano a troncare voci che cantano! Grazie.

  1. Nessun trackback ancora...
Codice di sicurezza: