Archivio

Archivio Aprile 2012

GIUSEPPE DI SALVO: 6 MAGGIO 2012 SI VOTA A PALERMO: ORLANDO E FERRANDELLI LITIGANO. MA IN QUANTI VOGLIONO PRENDERCI PER I FONDELLI?

30 Aprile 2012 4 commenti

Orlando e Ferrandelli

6 MAGGIO 2012 SI VOTA A PALERMO: LEOLUCA ORLANDO E FABRIZIO FERRANDELLI LITIGANO. CI METTONO LA FACCIA. MA IN QUANTI VOGLIONO PRENDERCI PER I FONDELLI?

Il governo Monti ha rotto l’anima agli Italiani che da sempre pagano le tasse: hanno dovuto subire un vero e proprio salasso di tassazione mai conosciuto prima. Il governo Monti  -diciamolo!-  non è un governo tecnico, è un vero e proprio governo politico appoggiato da un’ampia maggioranza parlamentare di Centro, di Destra e di Sinistra. E’ un governo delle tasse non eletto dai cittadini, ma fortemente voluto da una persona assai per bene, cioè dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Negli altri paesi si vota: in Spagna, in Francia e altrove. E col voto ogni cittadino sceglie da chi farsi tassare o no. Milioni di Italiani hanno gli stipendi più bassi d’Europa, pensioni che, di fatto, tengono in stato di povertà milioni di cittadini anziani e non. E la partitocrazia tutta, Lega che strilla compresa (e con la sola eccezione dei Radicali, ma anche loro si sono dovuti infiltrare in un ingranaggio elettorale orrendo voluto dall’imperante partitocrazia che contestano!), deve quotidianamente contrastare lo sdegno dell’opinione pubblica, sdegno politico legato ai continui scandali legati all’ignobile finanziamento pubblico dei partiti. In pratica, in Italia, siamo al trionfo della più squallida e spudorata demagogia: unico laboratorio politico efficiente nelle mani dei partiti che detengono il potere.

   Tutto, quindi, ci è molto chiaro. All’interno di questo quadro politico demagogico nazionale, si sviluppano eventi politici dagli effetti psichedelici davvero divertenti (per non dire tragici) e interessanti. Esempio? Le imminenti elezioni amministrative del 6 maggio. Il sintomo più eclatante è dato dai giochi di potere che si stanno svolgendo nella città di Palermo: “città del sole”, come vuole che sia Fabrizio Ferrandelli, o città dai “colpi di sole” come oggi appare a molti cittadini chiamati a votare?

   L’ultimo sindaco, Diego Cammarata, si è da mesi dimesso. Dov’è? Desaparecido! Chi è mai in città oggi il candidato di Centrodestra? Si chiama Massimo Costa (il ciuffo bello del Centrodestra): è appoggiato dal Pdl (partito di Berlusconi!), dall’Udc (partito di Casini!), e dal Grande Sud (partito di Miccichè!); Massimo Costa sarebbe fra i primi tre papabili, insieme a Leoluca Orlando e Fabrizio Ferrandelli,  nei sondaggi, mirante ad occupare la poltrona di sindaco a Palermo. Con quale programma per la città? Non lo sappiamo. Ma, se noi votassimo a Palermo, il bel Massimo Costa certamente non lo voteremmo. Perché mai? Non sarebbe da masochisti votare un esponente di una coalizione di Centrodestra che a livello nazionale appoggia il governo Monti che ci tartassa e che ha ridotto la città di Palermo in macerie e cenere di immondizia?

   L’altro candidato papabile è il bel 32enne Fabrizio Ferrandelli. Ci piace. Piace. Ha l’aria naïf e assai sbarazzina del giovane politico emergente che attrae. Ha pure vinto le primarie e lealtà vorrebbe che tutto il Centrosinistra lo appoggiasse senza riserve. Noi lo abbiamo apprezzato quando ha contrastato con veemenza quello squallido cenone di Capodanno organizzato circa due anni fa dai dirigenti del Teatro Massimo; e, allora, con lui, c’era tutta l’Italia dei Valori, Leoluca Orlando compreso. Fabrizio Ferrandelli un programma politico per la città certamente ce l’ha. Se sarà sindaco di Palermo, valuteremo cosa saprà davvero fare. Ma da chi è appoggiato? Da persone e partiti certo assai onorevoli e per bene: Pd, Sel, liste civiche di base. Ma Pd e Sel, a livello nazionale, non sostengono il governo del signor Monti, cioè quel governo tanto caro alle banche, sì!, quello stesso che ci tartassa?!; e il bello è che, con abile doppiezza, i maggiori esponenti del Pd  -D’Alema in testa-  vanno in giro per l’Italia e vanno dicendo che occorre un governo che miri politicamente alla “Crescita”. I cittadini che pensano cosa dovrebbero dire a Ferrandelli? A che gioco giochiamo? Così stando le cose l’unica “Crescita” che un cittadino può fare è quella di incrementare il numero di coloro che non vanno a votare! O di votarvi contro! Magari per il Grillo urlante come un papa stizzito e schizzato.

   Fabrizio Ferrandelli va comunque apprezzato per come ha saputo reagire allo schiaffo datogli dalla Patty, alias Gaetano D’Amico. Certo ha contribuito a scardinare un fastidioso luogo comune, e cioè quello che voleva i gay vittime di schiaffi subiti all’interno di buie sale cinematografiche dove un tempo si batteva; oggi, invece, sono gli etero a prendere sberle all’aperto da parte di gay che non controllano la propria emotività forse anche perché intuiscono un chiaro rifiuto personale e politico. Ciò può certo dispiacere, ma rappresenta un inquietante sintomo di una patologia politica asociale che tende ad usare, solo ai fini elettorali, il voto dei gay. Nel vino c’è sempre un fondo di verità. 

   E Leoluca Orlando? Stando ai brogli elettorali  del 2007 dall’ex sindaco della primavera anni Novanta di Palermo denunciati, lui  -sì, proprio lui!-  sarebbe dovuto essere oggi il sindaco uscente. Ma, ahimè, i tempi della nostra Giustizia sono davvero lunghi! O quei brogli sono stati politicamente giudicati irrilevanti?

   Nessuna legge gli vieta di candidarsi ancora una volta in città. E la presunta lealtà alle primarie, che non sono regolate da nessuna legge e che, di fatto, finiscono per essere un importante ma assai relativo voto di opinione, va a farsi benedire. Orlando il sindaco lo sa fare, come lui dice. Eccome! A noi ci ricorda la migliore tradizione democristiana: limiana e mattarelliana insieme!

   Si dice: Orlando non disdegna la dichiarazione di voto a suo favore di Francesco Musotto, capogruppo dell’ Mpa all’Assemblea regionale, o di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Ebben? Forse a costoro l’antimafia ha tolto il diritto di voto? Se dicessero di votare Ferrandelli si sarebbero per caso redenti o pentiti? E da che cosa? Forse il figlio di don Vito espierebbe le colpe politiche del padre che, come si dice, avrebbe fatto passare i soldi delle tangenti dalle banche vaticane? Ma quanti soldi danno al Vaticano e agli oratori questi partiti italiani, tutti cattocomunisti!, che appoggiano Monti e, a Palermo, lo stesso Ferrandelli? E Massimo Ciancimino, figlio del fu don Vito, ha in Parlamento referenti politici che votano la fiducia a Monti e al nobile governo delle banche che ci tartassa? Perché Monti non interviene per modificare una legge elettorale antidemocratica che sta bene a tutti i partitocrati che, di fatto, hanno reso nullo il valore dei parlamentari e si va subito a votare? Quanto ci costano questi “onorevoli” investiti dalle segreterie dei partiti?

   Gli è che ci si trova innanzi ad una grande lotta partitocratica per la gestione del Potere: a Palermo, a Roma e in ogni altro piccolo comune italiano. Nel volto di Leoluca Orlando noi cogliamo connotazioni politiche shakespeariane, ma  -paradossalmente-  (e diciamo subito che sono amabili coloro che voteranno per Ferrandelli) chi vota per lui finisce per esprimere l’unico voto di opposizione e di governo insieme, in questa competizione elettorale amministrativa. E perché mai? Perché nel contesto politico di oggi, Leoluca Orlando appare come il meno demagogo, il più competente, il più dirompente! Ci mette la faccia. Certo meno bella rispetto a quella di Ferrandelli (il quale, in un eventuale ballottaggio e nell’eventualità che arrivi terzo, ha dichiarato che voterebbe per Orlando). Ma forse gli altri candidati ci mettono il fondoschiena? O pensano di prenderci per il culo?

Bagheria, 30 aprile 2012

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL MIO ARTICOLO SU “IL PIFFERO MAGICO” DI MICHELE LIZZI

Michele Lizzi: Il piffero magico

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica il mio articolo sulla Giornata di Studio dedicata ad Agrigento al Maestro Michele Lizzi col titolo “Michele lizzi e la sua produzione pianistica: trionfa il suo Piffero magico al museo archeologico di Agrigento”. C’ è un’ottima impaginazione e i versi del maestro Lizzi sono messi in bella evidenza: si tratta di un piccolo gioiello letterario dai toni lirici assai toccanti. Da non perdere! Grazie. (G.D.)

Categorie:Classica, Musica, poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: CESARE PRANDELLI AI CALCIATORI GAY: LIBERATEVI! A PRANDELLI IL NOSTRO “PRESENTAT’ARM!!!”

25 Aprile 2012 1 commento

Cesare Prandelli agli sportivi gay: liberatevi!

L’attuale tecnico della Nazionale di calcio italiana, Cesare Prandelli, scrive la prefazione del libro di Cecchi Paone intitolato “Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport”, ben presto nelle librerie di tutta Italia. E fin qui niente di nuovo; ma occorre dire, in questo caso, che una prefazione non vale l’altra. E perché mai? Perché Cesare Prandelli, a differenza di alcune maschere ipocrite come Moggi o Lippi o altri allenatori del calcio italiano, nello scrivere di sport, dimostra anche di saper pensare. Ecco cosa dice: “Dai primi calci al pallone in parrocchia a oggi  non riesco a quantificare le persone che ho incontrato, e mai mi sono posto il problema di come vivessero la loro sessualità. Sono sicuro che in molti la pensano come me; ciò nonostante, nel mondo dello sport ancora resiste il tabù nei confronti dell’omosessualità”.
    Sostiene ancora Prandelli, nell’anticipazione diffusa da Cecchi Paone, che “ognuno deve vivere liberamente sé stesso, i propri desideri e i propri sentimenti. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l’individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà”.
  Un invito che nel libro non viene solo dal C.T. della Nazionale italiana, Cesare Prandelli, ma anche dal presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Dino Meneghin, che firma la postfazione al volume.
   Nel giorno della Liberazione, noi valutiamo le affermazioni di Cesare Prandelli come degne di un uomo che sa agire con la forza del pensiero non solo quando si tratta di allenare i calciatori con le palle, ma anche quando nei suoi uomini in campo intende vedere uomini felici, gay e non, che pensino con la testa e tirino fuori le palle per autodeterminare la propria identità sessuale: nel mondo ipocrita del calcio, le affermazioni di Prandelli sono davvero rivoluzionarie. Di fronte a queste affermazioni di Prandelli, dell’eterosessuale Prandelli!, i calciatori gay che ancora oggi si nascondono hanno il coraggio di guardarsi allo specchio per vedere nelle loro tristi immagini i carnefici di se stessi? E facciamo queste affermazioni perché conosciamo il dolore degli amori perduti: chi scrive ha amato un uomo che il suo essere gay nascondeva nel mondo del calcio con tanto di matrimonio ipocrita utile per la sua eterna vecchiaia. E come visualizzo bene il volto della moglie “stravolto” da una insana felicità! Conosciamo bene le loro studiate pose! Notiamo, inoltre, che molti calciatori gay repressi guadagnano tanti soldi, ma non investono un euro per la loro liberazione: sanno solo pagarsi costose marchette e, di fatto, finanziano le immorali sostanze dopanti a servizio della loro respressione: esseri squallidi per i quali non riesco ad avere pietà!
   Nota Cecchi Paone: “In queste parole c’é la straordinaria umanità di Prandelli, che ho incontrato a settembre. L’ho trovato un uomo di incredibile semplicità”.
“La normalità rivoluzionaria di Prandelli”, come la definisce Cecchi Paone, irrompe dopo decenni di ipocrisia. Cecchi Paone spiega che “tutti quelli prima di lui sapevano che nel mondo del calcio ci sono gay e bisessuali, lo sapevano ma hanno ritenuto di negarlo e ancora più crudelmente di nascondersi”.  Prandelli, in pratica, afferma un concetto assai semplice: lo sport deve essere il luogo onorevole di tutte le libertà e lancia un socratico messaggio: siate voi stessi e sarete campioni!
 Gli scandali di cui vergognarsi sono ben altri: la corruzione delle partite vendute, i calciatori costretti a denudarsi in campo, il doping… E quanto denunciato, con i suoi coraggiosi libri, dal compianto Carlo Petrini.
   Mister Prandelli certamente sa che i gay vanno allo stadio, tifano, esultano, al pari degli  etero, per le loro squadre del cuore; nessuno sport è solo etero: lo sport, al pari dell’arte, coinvolge la sensibilità di tutti. Di Cesare Prandelli ce ne ricorderemo; oggi, intanto, merita il nostro onore e il nostro deciso  -gay e virile insieme-  presentat’arm!!!

Bagheria, 25 aprile 2012
Giuseppe Di Salvo

Categorie:Calcio, Primo piano, Sport Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI E “IL PIFFERO MAGICO” INTERPRETATO DA MARIARITA PELLITERI TRIONFANO AD AGRIGENTO!

24 Aprile 2012 5 commenti

Di Salvo-Lizzi: "Scherzo", Palermo, 15 gennaio 1972: ultima composizione (a quattro mani) di Michele Lizzi!

La “Giornata di studio per ricordare il musicista Michele Lizzi (1915?-1972)”, organizzata con intelligenza dalla musicologa Angela Bellia presso il Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo” di Agrigento venerdì 20 aprile scorso, ha suscitato molto interesse. Ad Agrigento se ne parlava nei bar e ne erano a conoscenza anche i cittadini da me intervistati in via Atenea il giorno dopo. Al Museo c’è stata una folta partecipazione di pubblico, di amici del Maestro scomparso 40 anni addietro, di studiosi e di critici musicali. La musicologa Angela Bellia, visibilmente commossa, nel presentare la “Giornata”, non ha avuto dubbi nel riferire che si stava per ricordare un Grande Maestro e ha anche ringraziato il sottoscritto per le inedite musiche del Maestro immesse in rete e per aver tenuto viva la memoria di Michele Lizzi in questi 40 anni di silenzio in cui lo hanno tenuto le istituzioni musicali. Hanno destato interesse le testimonianze degli amici di Michele Lizzi e alcune persone novantenni accorse all’Auditorium che ben si ricordavano della grande umanità dell’autore di Pantea, la sua prima opera teatrale dedicata alla città di Agrigento, alla sua famiglia e agli Agrigentini. Commovente la testimonianza del barbiere personale del maestro. Si è  pure presentato il libro di Gaspare Agnello intitolato “Michele Lizzi, musicista del ’900″: Gaspare Agnello fu alunno del maestro Lizzi presso l’Istituto Magistrale “R. Politi” di Agrigento dal 1949 al 1953: il libro assomiglia a un “Libretto di Sala”, ci sono circa trenta pagine nelle quali l’autore sintetizza il percorso artistico di Michele Lizzi con un linguaggio sentito e semplice e con citazioni utili al lettore. Le relazioni dei professori universitari hanno trattato materie affini, utili a capire la poetica musicale di Michele Lizzi, ma il momento più delicato del pomeriggio musicale si ha avuto quando la pianista Mariarita Pellitteri ha suonato al pianoforte “Il piffero magico”, composizione pianistica con versi assai toccanti che hanno ammaliato tutti gli ascoltatori.

   Personalmente, sono stato ad Agrigento sabato 21 aprile 2012 e mi sono pure incontrato con la professoressa Bellia, dopo aver visto la mostra dedicata al maestro Lizzi presso l’Auditorium Michele Lizzi. Ho consegnato ad Angela Bellia due spartiti inediti per pianoforte scritti a 4 mani da me e dal maestro Lizzi: si tratta di un “Preludio (Pensieri d’amore)” datato Palermo, 14 dicembre 1971 e di uno “Scherzo” datato sempre Palermo 15 gennaio 1972: è questo il suo ultimo brano musicale scritto prima di ricoverarsi in una clinica di Messina per non uscirne più vivo.

Dal sito “Agrigentoweb.it” riportiamo quanto è stato affermato a proposito della magistrale esecuzione pianistica (a memoria e rispettando accuratamente tutte le indicazioni dinamiche dello spartito, come mi ha riferito Angela Bellia) de “Il Piffero Magico” da parte della pianista Mariarita Pellitteri:

“La giornata di studi dedicata al musicista Michele Lizzi (1915?-1972), che si è tenuta al Museo Archeologico Regionale di Agrigento il 20 aprile, si è conclusa con l’esecuzione del brano “Il piffero magico” eseguito da Mariarita Pellitteri. La pianista ha emozionato il folto pubblico per la sua raffinatissima ed elegante interpretazione della pagina pianistica del compositore siciliano”.

  Questa è l’introduzione in versi che Lizzi scrisse sul frontespizio dello spartito:

“Nelle notti serene,

un pastore solitario

anima di dolci melodie

un piffero magico.

Ed ecco fiorire-

all’improvviso-

uno splendente giardino

dalle frutta d’oro.

Ma, con le luci dell’alba,

l’arcana visione

si dissolve

in un vapore di sogno.”

Angela Bellia, infine, visibilmente appagata per l’ottimo esito della manifestazione, così si è espressa sulla pianista: “Con la sua sensibilità e con la sua straordinaria tecnica pianistica, Mariarita Pellitteri è entrata negli aspetti più intimistici della composizione e ha saputo cogliere  in pieno il senso di solitudine che il musicista ebbe ad esprimere in questo brano; e, con l’abile uso delle sfumature sonore, ha colto, comunicandola a presenti!, la struggente malinconia codificata nel brano per  pianoforte dal grande compositore.”

Bagheria, 24 aprile 2012

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano, Società Tag:

ANGELA BELLIA A GIUSEPPE DI SALVO: “APRI SQUARCI PER CAPIRE IL PENSIERO COMPOSITIVO DI MICHELE LIZZI”

La musicologa Angela Bellia

La musicologa Angela Bellia, lette le mie riflessioni sul “Notturno e danza dei Fauni”, Poema Sinfonico del maestro Michele Lizzi non ancora eseguito, sabato 21 aprile 2012, su FaceBook così scrive:

“Caro Giuseppe,

con questo testo apri uno squarcio per capire il pensiero compositivo di Michele Lizzi. Ammiro tantissimo il tuo impegno civile: la musica deve e può esprimere un principio generatore, altrimenti è artificio. La tua colta lettura delle composizioni del maestro rileva la difficoltà avvertita dagli intellettuali in quel periodo particolare della storia italiana, forse non ancora del tutto superata. Ti ringrazio per questo faro che hai acceso su questa composizione. Tutto adesso mi è più chiaro. Ti abbraccio”,

 Angela Bellia, Assegnista di ricerca presso Università di Bologna.

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, IL “NOTTURNO E DANZA DEI FAUNI” (1972), L’ERÓMENOS: MITO INFINITO!

20 Aprile 2012 4 commenti

Pan e Daphnis

Il suo ultimo Poema Sinfonico è lotta di liberazione del cosciente IO profondo. 

“Notturno e danza dei fauni” (partitura completata nei primi giorni del mese di gennaio 1972; ci lavorava da mesi, sin dalla primavera 1971, cesellando con cura ogni nota, ogni indicazione dinamica…) è il titolo dell’ultimo Poema Sinfonico (e anche la sua ultima creatura musicale)  composto da Michele Lizzi.

   Questo sensuale ed interessantissimo poema musicale doveva essere eseguito il 12 aprile 1972 al Teatro Biondo di Palermo in prima assoluta; al maestro Lizzi venne chiesto un brano musicale da inserire nel Cartellone della Stagione Sinfonica 1972 degli “Amici della Musica” di Palermo. Ma finì per essere sostituito dal poema sinfonico “Settembre in Val d’Akragas” (1968) per l’improvvisa morte del maestro. Si vede che la casa editrice Curci, corrette le bozze da parte del maestro, non fece in tempo a stamparlo per il concerto in programma per il 12 aprile di quell’anno.

   Ma il “Notturno e danza dei fauni” figura nel prestigioso Catalogo Curci. E non è stato mai eseguito. Sarà esecuzione postuma. Come ho appena accennato, è una composizione orchestrale, l’ultima, creata nel corso del tempo in cui maturava la nostra (con)vivente amicizia: cominciò a idearla e a lavorarci fin dall’aprile del 1971. E diceva che l’avrebbe dedicata a me.  Me la suonava al pianoforte e apportava, di tanto in tanto, qualche correzione nel suo manoscritto musicale: quelle note mi rapivano e ammaliavano. Ma, ahimè, oggi sono solo passionali suoni lontani. Perché nessuna Orchestra Sinfonica palermitana (o di qualche altra città) non ha mai inserito questo delicato poema sinfonico dal linguaggio musicale dirompente nelle stagioni concertistiche? Eppure basta chiederlo alla Casa Editrice Curci: è là!

   Ma perché Michele Lizzi compose il “Notturno e danza dei fauni”? E perché intendeva dedicare  a me l’ultimo suo poema in musica?

   Chiediamo aiuto al “Dizionario Enciclopedico Universale” edito dalla casa editrice Sansoni per cercare di capire come agivano certi personaggi all’interno del mito. Nella religione dei Romani “Fàuno” è un dio agreste benevolo agli uomini e al bestiame. In seguito,  Fàuno fu considerato re e civilizzatore del Lazio, figlio di Pico e di Canente, ninfa famosa per essere abile nel canto; Fàuno alla morte venne adorato come dio dei campi, dei boschi e delle greggi (quindi Luperco: “scacciatore dei lupi”).

   Va ricordato che il padre del maestro Lizzi, Virgilio Lizzi, era di Terracina che si trova proprio nel Lazio meridionale vicino a Latina. Quindi questo “Notturno e danza dei fauni” è prima di tutto un poema “genealogico”, nel senso che Lizzi, nel comporlo, pensava anche alle sue origini, alla mitica terra dei suoi avi. Ma ritorniamo a Fàuno.  C’è da aggiungere che questa creatura mitologica venne identificata col dio greco PAN: i discepoli di Fàuno erano chiamati “fauni”, geni delle selve affini ai satiri greci.  Scrive Robert Graves nel suo libro “I miti greci”,  pag. 173”: “Fàuno, il Pan latino, era figlio di Pico (Picchio) che Circe trasformò in picchio (uccello, n.d.r.) per aver disprezzato le sue profferte amorose (Ovidio, Metamorfosi  XIV 6)”.  A Fàuno erano sacri i Lupercali, feste in onore di Pane Liceo (cioè Fàuno Luperco) che si celebravano, fino al V secolo dopo Cristo, il 15 febbraio.

   La festività si svolgeva a metà febbraio perché questo mese era il culmine del periodo invernale nel quale i lupi, affamati, si avvicinavano agli ovili minacciando le greggi. Era quindi situata quasi alla fine dell’anno, considerando che i Romani festeggiavano il nuovo anno il 1° marzo. Il Lupercale era anche la Grotta Sacra intestata al dio Pane sul Palatino, dove, secondo la leggenda, Romolo e Remo sarebbero stati allevati dalla lupa. I sacerdoti di Fàuno Luperco erano chiamati “Luperci”. Nel corso dei Lupercali immolavano capri e un cane avanti al Lupercale, percorrevano la città dando percosse alle donne con strisce di pelle per conferire loro la fecondità. 

   Col dio Pan siamo, invece, nell’Arcadia e   -secondo la mitologia greca-  l’Arcadia del Peloponneso era un possedimento di Pan.

 <<La poesia bucolica “alessandrina” ha supposto un amore del dio Pan per il pastore Daphnis: evidentemente! Daphnis è una creazione letteraria dell’epoca, il modello del pastore di una campagna mitica; Pan, dio delle montagne dove pascola le sue greggi, è il suo protettore obbligato>>. (Da “L’omosessualità nella mitologia greca” di Bernard Sergent, pag. 232; Editori Laterza).  Pan/Fàuno era dunque erastés (l’attivo sessualmente), mentre Daphnis (o chi per lui!) era l’erómenos (il “desiderato sessualmente”, in forma passiva). Ma certo i ruoli attivo/passivo erano spesso (o almeno potevano essere) celatamente intercambiabili;  del resto, fra Ettore e Achille   -ve lo immaginate?-  ( o ve lo siete mai chiesto?), per fare un solo esempio, chi, nei loro amplessi, faceva la parte attiva, se così   -ancora oggi-  vogliamo dire? E affermiamo ciò perché noi crediamo che l’erómenos non sempre, nel rapporto fra due uomini, era un ragazzo in pieno processo formativo, ché anzi! Se i mitici  fauni danzanti nella notte del maestro Michele Lizzi fossero connotati dal termine greco erómenos che ci sarebbe di strano? Non si tratterebbe sempre di “desiderati sessualmente”  -e con veemente impeto passionale-  anche se Fàuno/Pan finisse per assumere un comportamento erotico passivo?

   Michele Lizzi non mi parlò mai (e come poteva se io, a 18 anni, allora, in base alla mia ignoranza, non ero in grado di capirlo?!) dell’etiologia della sua composizione, dei significati mitologici in essa racchiusi. Qualche riferimento verbale al “Fàuno” di Claude Debussy certo lo faceva. E come mi rievocava Gabriele D’Annunzio (altro scrittore tanto amato da Michele Lizzi al pari di Luigi Pirandello; e come mi fece appassionare alla “Novelle della Pescara”!) col suo “Martirio di San Sebastiano” da Debussy musicato! Io credo che un “Notturno” sia intimistica espressione poetica striata di nostalgiche rimembranze o di legami erotici assai presenti (e fortemente desiderati!), da cui non ci si vuole psicologicamente staccare: un notturno è inquietante veglia sonora! Il “notturno dei fauni” era dunque il suo vivo notturno, il notturno di un erómenos: in esso Michele Lizzi si identificava. E la “danza dei fauni” è proiezione psicodinamica dei suoi stessi pensieri, di desideri che  possono essere espressi musicalmente con un linguaggio criptato non accessibile agli altri (cioè a tutti, per opportuna prudenza storica);  e però lasciato ai posteri per essere decodificato e interpretato dall’intelligenza di chi ascolta in un dato momento storico: è alta comunicazione morale che si inserisce nello spazio geografico per misurare il livello di evoluzione culturale e mentale  in cui è pervenuta una data società. E’ anche sublimazione.

   Basti ricordare che i parenti greci  dei “fauni” erano i “satiri”, esseri assai lascivi. E la lascivia è liberazione degli istinti sessuali, della passione amorosa che certo al sesso è, nella vita, sempre collegata. Ecco perché mi diceva che mi avrebbe dedicato la partitura. Se il titolo fosse stato, come lui pensava, “Notturno e amplesso dei fauni”, ricorrendo, ancora una volta, al dirompente linguaggio acquisito con la  sua ultima opera lirica “Sagra del Signore della nave”?

   Ma, se ci fermiamo semplicemente alla “danza”, rileviamo che essa nel suo poema è tutta striata di sensualità viva e aggraziata!  Michele Lizzi nei suoi poemi privilegiava la cura formale con un’orchestrazione assai raffinata ed elegante nelle indicazioni dinamiche ed espressive: c’era in lui, dal punto di vista orchestrale e stilistico, la grazia cromatica di Debussy, la sapienza strumentale di Ravel, l’alta scuola contrappuntistica di Ildebrando da Parma (oh, come suonavano bene i nomignoli del vate D’Annunzio per Ildebrando Pizzetti!). Ma la rivoluzione di Michele Lizzi consiste in questo: egli, con la sua orchestra e con le sue note, cattura le nostre anime; e, per capire ciò, bisogna possedere un solo strumento: l’aureo linguaggio amoroso dell’infinito!

   Sul maestro Lizzi possiamo senz’altro ripetere oggi le stesse parole che Franz List scrisse su Chopin: “Il suo genio si rivela nel sentimento che lo fa cantare; si misura dalla sua nobiltà, si attesta definitivamente in una unione così adeguata del sentimento e della forma che egli prende, in modo che non si possa immaginare l’uno senza l’altra, l’uno essendo come il rivestimento naturale, l’irradiazione spontanea dell’altra”. (Da “Vita di Chopin”, pag. 35; Passigli Editori).

  Ma quante cose si possono dire in musica in modo assai CRIPTATO!!!  E’ il linguaggio ideale per chi vuole esprimere tutto se stesso senza destare scandalo con la nudità della parola: può mai la musica essere oscena? E il linguaggio musicale è narrazione, talvolta anche Sacro Mito; si sostituisce alla parola, la quale è servita ad altri per costruire e tessere il “mito”.

Del resto, ricordiamolo!,  eravamo in Sicilia, e nell’anno del Signore  1972! Ecco svelato il senso del “Mito” all’interno del quale si rifugiava la poetica musicale di Michele Lizzi: nella perfezione formale delle pagine musicali di Michele Lizzi c’è codificata tutta la sua passione amorosa che nella vita poteva confidare solo a pochissimi amici intimi. Senza che i suoi significanti espressi a parole destassero scandalo. Come non capire che il “mito” per il maestro Lizzi rappresentava nella società piccolo borghese in cui lui è vissuto, e fino  all’alba degli anni Settanta!, quello che Freud chiamava genialmente “meccanismo di difesa”? Come un uomo (e anche l’uomo Michele Lizzi, quindi) poteva dire allora che amava un altro uomo: e che fossi io, il giovane Giuseppe Di Salvo o altri, poco importa!?! Un artista (o un’altra persona umana dalla morale sessuale etero-repressiva perseguitata) era geniale perché era ben “CONSCIO” di ciò che provava, ma a differenza dei comuni “etero” mortali doveva esprimersi ricorrendo alla potenza del mito. Per capirlo, ancora oggi, occorrono e servono certamente  gli “etero-convegni”!  Nella speranza che anche le accademie si sappiano muovere nella direzione della liberazione dai condizionamenti repressivi e perché ogni persona possa vivere con gioia. E non tacciano  o impapocchino sulle tendenze sessuali di molti musicisti, come si continua a fare con Ciaikovski, Chopin, Wagner e… numerosi altri.  Ben vengano, a questo punto, le “omo-adunanze” e, se permettete, anche le musicali  mie “omo-rilevanze”!!!

Bagheria, 20 aprile 2012

Giuseppe Di Salvo

SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA: CHOPIN TRIONFA! E TRIONFANO ANCHE LE “VARIAZIONI” AL SUO AMICO TYTUS WOYCIECHOWSKI DEDICATE!

19 Aprile 2012 1 commento

Vita di Chopin attraverso le lettere: da non perdere!

Trionfa la grazia sonora di Chopin alla Scuola Primaria Giuseppe Bagnera! E trionfano anche le  Variazioni per pianoforte e orchestra su “Là ci darem la mano” dal Don Giovannni di Mozart (1827)! Chopin le dedicò al suo intimissimo amico Tytus Woyciechowski. Ma nessuno ve lo ha mai detto! Circa settanta persone (alunni, genitori, insegnanti, Dirigente, ospiti…) si sono entusiasmate nel corso del Settimo Incontro del Progetto extracurricolare L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA animato dal nostro Giuseppe Di Salvo con la collaborazione della collega Nunzia Picone e l’assistenza tecnica del signor Gaetano Sardina.  Gente ammaliata per aver ascoltato uno Chopin quasi sconosciuto. Salvuccio Incandela ha regalato CD musicali contenenti le musiche di Michele Lizzi con l’ormai amato IMPROMPTU per pianoforte a 4 mani registrato nel 1971 da Giuseppe Di Salvo e da Michele Lizzi. A presto il dettagliato articolo del nostro Giuseppe Di Salvo.

La Redazione del Blog

Categorie:Classica, didattica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, IL 20 APRILE 2012, DOPO BAGHERIA, VIENE RICORDATO ANCHE NELLA SUA AGRIGENTO!!!

18 Aprile 2012 3 commenti

Michele Lizzi

20 aprile 2012, ore 16,30, Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo”, una GIORNATA DI STUDIO PER RICORDARE IL MUSICISTA MICHELE LIZZI è stata organizzata dalla musicologa Angela Bellia. Evento  molto importante non solo perché il 31 marzo 2012 ricorreva il 40° anniversario della morte del grande compositore agrigentino, ma anche perché dai “luoghi” musicali istituzionali italiani (RAI, Teatri, Conservatori, Orchestre Sinfoniche Siciliane e non, “Amici della Musica” e non …) Michele Lizzi è stato colpevolmente dimenticato. Se ne ricordano, e se ne sono sempre ricordati, per fortuna!, i veri Amici della Grande Musica e di Michele Lizzi.

   Da Bagheria il sottoscritto l’ho ha fatto sempre: sia negli anni Settanta sia negli anni Ottanta (chi si ricorda le mie trasmissioni a “Radiostereonda” di Enzo Speciale?) sia negli anni Novanta (inserendolo in recitals di mie poesie) sia nel Duemila: la prova più recente è data dagli articoli apparsi negli ultimi numeri del “Settimanale di Bagheria”; per non parlare del “Marzo Lizziano 2012” nel mio Blog e nella Scuola Primaria Giuseppe Bagnera con musiche inedite del maestro Lizzi immesse in rete e  con registrazioni tratte dai miei Archivi Storici e fatte ascoltare dal vivo.

    Il sottoscritto, quindi,  -in questi quaranta anni-  ha cercato di tenere viva la memoria di un grande uomo e di un grande compositore dalle istituzioni musicali volutamente dimenticato.

Bagheria 18 aprile 2012

Giuseppe Di Salvo

 

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI E GLI “AMICI DELLA MUSICA”: DAL 12 APRILE 1972 UN QUARANTENNALE OBLIO SUL COMPOSITORE AGRIGENTINO!

16 Aprile 2012 3 commenti

Michele Lizzi, ricordato da Renato Chiesa

12 aprile 1972, a sera, Teatro Biondo di Palermo, via Roma, gli “Amici della Musica” ricordavano Michele Lizzi (Agrigento, settembre 1915?- Messina, 31 marzo 1972), il compositore agrigentino era scomparso dodici giorni prima. Si presentò al proscenio un signore (era emozionato) e parlò a braccio a nome degli Amici della Musica. Disse:
   “Gentili signori e signore,
permettetemi che, prima che inizi la seconda parte di questo concerto,  io ricordi a voi brevemente Michele Lizzi, lo scom…  il compositore che è scomparso alcuni giorni or sono.
   Quando alcuni mesi or sono decidemmo di inserire una sua composizione in un nostro concerto, egli ci aveva detto che avrebbe preparato un’opera di prima esecuzione (“Notturno e danza dei fauni”, n.d.r.); solo che la morte lo ha stroncato prima che l’opera fosse compiuta.
   Abbiamo ritenuto allora di ricordarlo a voi ed a noi con “Settembre in Val d’ Akragas”, un’opera che era già conosciuta e valida del suo repertorio.
   Michele Lizzi era un uomo schivo ed umile, ma la sua validità si accrescerà col tempo.
   Con questi sentimenti, noi, a nome degli Amici della Musica, intendiamo ricordarlo e tributargli un doveroso omaggio.”
   Quel pomeriggio dirigeva Ferruccio Scaglia e in programma c’era il Terzo Concerto di Paganini e il Concerto op. 3, n. 8 di Vivaldi (prima parte); i solisti erano i violinisti Henryk Szeryng (1918-1988) e Salvatore Cicero (1940-1882). La seconda parte del concerto comprendeva “Ma mère l’Oye” di Maurice Ravel e, come ricordavamo sopra,  “Settembre in val d’Akragas” di Michele Lizzi.
   Nel Programma di Sala si poteva fra l’altro leggere: “Michele Lizzi è morto il 31 marzo 1972 e l’inclusione, in questo concerto, di uno dei suoi lavori più validi viene oggi ad acquistare il significato di un ricordo doveroso per il musicista scomparso”.
   Ecco cosa scriveva Renato Chiesa sul “Giornale di Sicilia del 13 aprile 1972: “Per due ragioni degno di interesse il concerto degli Amici della Musica al Biondo, con Ferruccio Scaglia e Henryk Szering: la proposta del III Concerto di Paganini e il ricordo di Michele Lizzi, recentemente scomparso”.
   La “RASSEGNA MUSICALE CURCI” del 2 agosto 1972, a proposito del sullodato Concerto, così scriveva: “Per commemorare la recente scomparsa di Michele Lizzi è stata eseguita a Palermo la Sua composizione Settembre in Val d’Akragas (Premio città di Trieste). Il nobile poema sinfonico è stato diretto da Ottavio Ziino [(sic!), in verità aveva diretto Ferruccio Scaglia, n.d.r.] con commovente impegno e il pubblico silenzioso e attento ha seguito le descrittive pagine dedicate al mitico lembo della prestigiosa Sicilia e alla fine ha reso omaggio all’arte del compianto musicista agrigentino”.
   Da allora? Su Michele Lizzi a Palermo e altrove (ma mai a Bagheria!)  è sceso un colpevole oblio. Quel signore sopra citato che aveva parlato per gli “Amici della Musica”  lo aveva detto: “LA SUA VALIDITA’ SI ACCRESCERA’ COL TEMPO”! 
   Allora, io ero  presente al Concerto e registrai  quella esecuzione di Settembre in Val d’Akragas. E’ prezioso reperto archeologico musicale: vive nei miei Archivi Storici. Ma ci si chiede: per non essere dimenticati, i grandi compositori siciliani come Michele Lizzi, in Sicilia e altrove, devono essere riesumati dai cosiddetti “Amici della Musica”  o  dagli “Amici degli Amici”? O da chi, come noi, ama gli uomini geniali?
    Occorre rompere questa quarantennale irriverente omertà musicale che corona di sciacallesco silenzio le composizioni del maestro Michele Lizzi (sì, lui geniale lo era!), e con qualsiasi mezzo!
   Infine, mi chiedo: quando ritorneranno a governare i Gattopardi degni di questo nome in Sicilia? La musicologa Angela Bellia è l’unica voce all’interno delle nostre musicali istituzioni degna del nostro plauso: gli onorevoli Gattopardi, se mai ci sono e ritorneranno nelle stanze del Potere, tendano la loro nuda e decisa mano a questa donna: rappresenta con onore la forza del raffinato intelletto proprio delle siciliane  tanto care a Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957); e contribuisce, con le sue iniziative e con i suoi studi, a tenere acceso il lume sulle musiche e sull’Arte di uno dei nostri uomini migliori!

Ma il “Notturno e danza dei fauni” che fine fece? Che bellezza! Ci ritorneremo: dopo il nostro “Marzo Lizziano” non c’è, nel Nostro Blog, anche un Lizziano Aprile? Contro l’oblio le nostre lotte di rimembranza continuano: e sempre continueranno!

Bagheria, 14 aprile 2012
Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO IN UN DIPINTO DI TIZIANA LA MANTIA A PALAZZO BUTERA

15 Aprile 2012 2 commenti

Giuseppe Di Salvo visto dalla pittrice Tiziana La Mantia

DIECI GIORNI D’ARTE A BAGHERIA: GIUSEPPE DI SALVO IN UN INTERESSANTE E PROFONDO DIPINTO DI TIZIANA LA MANTIA 

Riportiamo parte di un articolo di Giuseppe Fumia dal sito “Il Settimanale di Bagheria”:

   “..E ancora altro evento nell’evento “Bagheria, ieri , oggi e domani” ispirati dalle magnificenze degli affreschi della scuola Borremans che raffigurano le fatiche di Ercole, 9 artisti hanno deciso di rendere omaggio agli eroi bagheresi che con le loro fatiche culturali hanno reso Baaria famosa nel mondo.
Ieri, oggi e domani di Bagheria, raccontati tramite 11 dipinti di personaggi illustri che verranno installati nei riquadri bianchi all’interno della sala che un tempo ospitavano i busti dei Reali del 700, rappresentati da sei coppie di artisti: Silvestre Cuffaro realizzato da Silvestre Ferruzzu (Nipote), Ignazio Buttitta per mano di Lia Biondolillo, Pittala’ e Giuseppe Bagnera realizzato da Roberto Prestigiacomo, Renato Guttuso dipinto da Pina Castronovo, Giacomo Giardina illustrato da Toto’ Calo’, Giuseppe Ducato dipinto da Tommaso Provenzano, Giuseppe Branciforte realizzato da Giuseppe Spinelli, Baldassarre Scaduto illustrato da Mariella Ramondo.

 Ed a rappresentare il domani dell’arte bagherese saranno le due coppie: Elisa Martorana realizzata da Andrea Mineo e Giuseppe Di Salvo dipinto da Tiziana La Mantia.
Devo un doveroso ringraziamento all’assessore Cirafici che in silenzio e dedizione ha lavorato, senza risorse economiche per questo grande evento di qualita’ – ha detto il sindaco Vincenzo Lo Meo – anche da parte mia un grazie a tutti i giovani talenti bagheresi e non che hanno dato un grande contributo all’iniziativa“.
Giuseppe Fumia

Categorie:Primo piano, Società Tag: