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Archivio Maggio 2012

GIUSEPPE DI SALVO: MAURIZIO TURCO PREOCCUPATO PER L’ARRESTO IN VATICANO DI PAOLO GABRIELE. CASO POLITICO!

27 Maggio 2012 5 commenti

Paolo Gabriele, servitù vaticana

Il deputato radicale Maurizio Turco chiede alle autorità italiane di vigilare sull’arresto di Paolo Gabriele, uomo rinchiuso nella Città del Vaticano per gli intrighi di potere legati alla Santa Sede. Si tratta di un caso politico. Il Governo italiano deve intervenire. Con urgenza!

Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale, dal sito Radicali Italiani:

“Ho appena inviato un fax al Direttore Centrale per i servizi agli italiani all’estero del Ministero degli Affari Esteri, Francesco-Saverio Nisio e all’Ambasciatore della Repubblica Italiana presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco con il quale li informo che da mercoledì c’è un cittadino italiano, Paolo Gabriele, detenuto in uno stato estero e li invito ad andare a trovarlo, come di prassi si fa quando un italiano è arrestato all’estero.

L’ho fatto per precauzione, qualora non glielo avesse comunicato il Vaticano, i suoi legali, i suoi famigliari e non avessero letto i giornali.

Inoltre, Padre Lombardi ha da poco scritto “Confermo che la persona arrestata mercoledì sera per possesso illecito di documenti riservati, rinvenuti nella sua abitazione in territorio vaticano, è il Sig. Paolo Gabriele, che rimane tuttora in stato di detenzione.

Confermo? E quando mai si è parlato di un arresto il mercoledì sera, solo ieri si è avuta per la prima volta qualche notizia! “Rinvenuti nella sua abitazione in territorio vaticano”? Ma non era stato arrestato nella casa dove vive con moglie e figli dove erano stati anche rinvenuti i documenti? O forse la casa è in territorio italiano e quindi se l’arresto fosse avvenuto in via borgo angelico senza una richiesta di rogatoria internazionale si sarebbe trattato di rapimento? E la “sua abitazione in territorio vaticano” è proprio e solo sua?

Paolo Gabriele è stato educato, formato e preparato ad ingurgitare l’amaro calice. È una sua scelta e la rispetto con ammirazione, per questo non ho cercato i suoi famigliari o i suoi avvocati di cui, per inciso, pubblicamente nessuno fa il nome.

Però il caso di Paolo Gabriele è un fatto politico che va ben oltre il fatto privato e riguarda i rapporti tra due Stati.”

Si tratta di un intervento politico opportuno e molto intelligente.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE” PUBBLICA LA MIA POESIA DEDICATA AL DIRETTORE LUCIO MARCHESE

Lucio Marchese, Gattopardo della Scuola!

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica la mia poesia dedicata al direttore Lucio Marchese recentemente scomparso. Da non perdere! (G.D.)

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: A LUCIO MARCHESE* (10/02/1943-19/05/2012). Dirigente della Scuola Giuseppe Bagnera di Bagheria dal 1976 al 2010

Lucio Marchese accoglie plaudente il saluto di Giuseppe Di Salvo: palestra Scuola Bagnera, bagheria 16 giugno 2010.

Si è spento alle ore 13,00 di sabato 19 maggio 2012,  all’età di 69 anni, il dirigente Lucio Marchese. Era andato in pensione due anni fa.  Allora gli dedicai una poesia, toccante e amicale insieme: la ripropongo. Sapevamo del suo “calvario”. E nei miei versi c’era intrinseco il senso dell’ “addio”. I funerali? Lunedì 21 maggio, ore 14,45, chiesa Madonna dei Rimedi, Piazza Indipendenza, Palermo. Un abbraccio ai familiari.

La parola-

grazia sonora-

s’espande nel silenzio

con aurei cerchi

in cerca di ricordi

Erriamo-

rincorrendo lo Spirito

che si vuole in festa

Pathos v’è in ogni gioia

L’armonia stride

nella Primaria Fucina

che forza dà ai fonemi in volo

Costruiamo gote

con colori mutevoli-

rara musica nel senso

 

Gli atomi nello spazio

in cerca sono dell’Eterno

L’amore è forma

che s’incurva

e braccia apre di speranze

L’Umil Scuola ci fa Grandi

e cinge l’alloro-

dal Settantasei-

di Lucio il capo amico-

Marchese gentiluomo

socratico sapiente

Forse  -altrove-  dorme l’Ignoranza?

 

Terra e fuoco di Sicilia

nel sangue-

col suo incedere ridente

sempre oscillano

invisibili sonagli-

pirandelliano dono

nella pazzia di una corda

non borghese

La dotta saggezza nasce

al suono di proverbi

raccolti in colti campi

Crepa l’ipocrisia

nelle crepe che crea

ravvivando nei vivi

forti fendenti

Comprende l’officiante-

come padre artigiano

da Collodi inedito creato-

l’incerto passo dell’orante

Il futuro nel presente vele muove

col candore dell’Assenza

Silente incede l’abbraccio

di remoti tempi,

Maestro Lucio,

le menti tutte schiudono

non viste rimembranze

 

Al Bagnera le dolci aure

mitigano il dirompente scirocco

Dall’agitato bavoso mare

festosa giunge l’eco d’un canto:

serietà amicale nella Tua presenza

 

Bagheria, 13/05/2010

Giuseppe Di Salvo

 *NOTE

Conobbi il direttore Lucio Marchese (ora Dirigente) nel lontano 1977, quando  -ancora supplente-cominciai la mia professione di insegnante elementare. Lucio Marchese era arrivato al Bagnera un anno prima, nel 1976.

   Il nostro approccio umano è legato alla cronaca, alla pedagogia, alla legge, alla storia: molte volte le nostre opposte idee crearono fra noi due e il Collegio della Scuola vivaci conflitti. Era una dialettica viva, animata, talvolta anche graffiante, ma sempre “civile” e certamente mirava alla crescita di tutti. Ho lavorato circa 33 anni con la sua Dirigenza. Molti colleghi di un tempo ora sono in pensione e  -purtroppo- alcuni non sono più. E’ la giostra della vita. Con questa mia poesia canto, sì canto  -ed è tutto dire!- la lealtà di un uomo semplice, umile; un nobile siciliano, specchio della nostra terra; una persona col vero senso dell’onore capace di spegnere subito ogni rancore; una psicologia che non si sposa con le tortuosità delle limitate menti di molte non serene anime della nostra bigotta borghesia.

  Con questa mia poesia, voglio tributare tutto il mio amicale affetto a Lucio Marchese. Nella speranza d’interpretare anche lo stato d’animo dei miei colleghi e del personale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:didattica, poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MARIA CALLAS ALLA SCUOLA BAGNERA DI BAGHERIA CHIUDE IL PROGETTO D’ASCOLTO MUSICALE: GRANDE INTERESSE E APOTEOSI FINALE!

14 Maggio 2012 7 commenti

Barraco Daniele: Primo Premio nel disegno. Scene da "Pierino e il lupo".

Giovedì 3 maggio 2012 si è svolto alla Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria, salone Anna Morreale, l’Ottavo Incontro (e anche l’ultimo) relativo al progetto extracurricolare “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Titolo dell’ incontro: “MARIA CALLAS: il soprano drammatico di agilità, ossia il ripristino di un canto andato perduto”. Hanno partecipato circa 70 persone fra alunni, genitori, insegnanti, ospiti, segretario, Dirigente…; e ci ha onorato della sua presenza anche l’assessore alla Pubblica Istruzione, dottor Nicola Tarantino, e la moglie, professoressa Giuseppina Caruso. Quando Maria Callas (1923-1977) ha intonato la danza gitana, la scuola tutta danzava e le persone presenti si sono alzate battendo con le mani il ritmo sulle lallazioni canore delle gitane. Volavano fiori. Un trionfo! Obiettivi raggiunti. Contenuti apprezzati. Apoteosi tributata agli animatori: Giuseppe Di Salvo, Nunzia Picone, Gina Toia; grande ovazione per il signor Gaetano Sardina che ha curato gli aspetti tecnici.  E un desiderio espresso: speriamo che si ripeta!

PRIMA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Le persone sono state accolte con le note del festoso brindisi “Libiamo ne’ lieti calici” intonato da Alfredo Germont (Francesco Albanese) su invito di Violetta Valéry (Maria Callas) e ripreso poi da tutto il coro, edizione Cetra del 1953; Orchestra Sinfonica della RAI diretta da Gabriele Santini.

   Prima di cominciare a parlare delle caratteristiche della Callas, grande soprano drammatico di agilità, le persone sono state invitate ad osservare la piccola mostra allestita nel corridoio dove potevano osservare alcuni disegni degli alunni della Scuola Bagnera coinvolti nel progetto d’ascolto musicale: fra i disegni in mostra c’erano i tre premiati; tutti i disegni rappresentavano iconicamente un felice momento dell’ascolto musicale che più aveva segnato la fantasia dei fanciulli. C’erano inoltre due pannelli con gli articoli sui nostri incontri da me pubblicati sul “Settimanale di Bagheria”.

    Rientrate nel salone, a tutte le persone presenti ho fatto riascoltare il “Brindisi” (durata? 4:07) e, a seguire, il recitativo “E’ strano!… è strano!…” (1:30); poi l’aria: “Ah, fors’è lui che l’anima” (2:50); infine il recitativo: “Follie!… follie… delirio vano è questo!…” fino alla celeberrima cabaletta: “Sempre libera degg’io” (5:02).  Perché ho scelto “La Traviata” di Verdi e proprio l’edizione edita dalla Cetra? Semplice: Maria Callas sapeva bene che per affermarsi alla Scala di Milano doveva superare con le sue doti vocali Renata Tebaldi, grande cantante non certo abile nel canto di agilità. Già nel 1953 (la registrazione fatta ascoltare ne è prezioso documento) Maria Callas era matura per affrontare la parte di Violetta ad altissimi livelli: lo dimostra proprio il virtuosismo che mette in mostra con la cabaletta, un virtuosismo insolito con note di agilità emesse con piena forza, cosa assai insolita per quell’epoca. E con una pregnanza drammatica che cancellava i sopranini di agilità che si ascoltavano in precedenza. E ho fatto notare come nella cabaletta la cantante mettesse in pratica il suo canto di coloratura appreso in Grecia grazie alla sua grande maestra Elvira De Hidalgo (1892-1980).

   Inoltre, nei recitativi la Callas sapeva mettere in evidenza gli stati d’animo del personaggio che interpretava, cogliendone in pieno il senso ritmico e musicale tracciato nella partitura; nei momenti lirici, invece, la sua voce diventava accattivante e sublime. Ecco perché, con la presenza della Callas, si deve parlare di un canto “pre-Callas” e di un canto “post-Callas”. Ho poi spiegato il termine “cabaletta” dicendo che esso deriva dal latino “copula”, ripreso dal provenzale “cobla”, cioè “strofa”; la “cabaletta” è dunque una breve aria d’opera dal ritmo semplice, vivace, talvolta variata; spesso viene collocata al termine di una scena o di un concertato; anche la melodia che il compositore vi esprime è semplice, di facile presa sul pubblico; il termine “cabaletta” richiama soprattutto il melodramma italiano dell’Ottocento, in particolare le opere verdiane (“Di quella pira” dal Trovatore, la sullodata “Sempre libera” in Traviata e… si potrebbe continuare).

   Ma come definire il “soprano drammatico di agilità”?  Prima ho parlato delle diverse voci femminili: soprano, mezzosoprano, contralto. E della loro importanza nella scelta fatta dai grandi compositori per le loro opere. Occorre dire che Maria Callas aveva una tessitura vocale molto estesa, il che vuol dire che poteva affrontare sia ruoli sopranili molto acuti sia ruoli mezzosopranili più vicini al registro medio; ed emetteva bene anche le note basse del contralto; in pratica: in un’unica voce ce n’erano tre di voci femminili. Il timbro della Callas era bronzeo e certo la sua voce non poteva essere omogenea. Ed era molto potente e voluminosa. Chi la capì? Certo le sue insegnati in Grecia: sia la Maria Trivella sia Elvira De Hidalgo. Ma in Italia anche il direttore d’orchestra Tullio Serafin (1878-1968), lo stesso Toscanini e numerosi altri.

   Diciamolo: il soprano drammatico d’agilità  rappresentava un tipo di vocalità femminile ottocentesca che sembrava estinta. Perché mai? Era quel soprano in grado di sostenere con consapevolezza tecnica e stilistica il repertorio belcantistico. La Callas affrontò ruoli assai difficili come quelli di Abigaille nel Nabucco e Lady Machbeth di Verdi, Norma di Bellini; restituì spessore drammatico a ruoli allora affrontati da voci esili: Amina ne La Sonnambula e Elvira ne I Puritani di Bellini e Lucia di Lammermoor di Donizetti. Poi riportò alla ribalta opere del tutto dimenticate per la mancanza di voci idonee e adeguate per eseguirle: Medea di Cherubini, Armida di Rossini, Anna Bolena e Poliuto di Donizetti, Il Pirata di Bellini…  E a tutte queste opere diede la corretta interpretazione. Nella tradizione classico-romantica, neanche la voce più scura e potente, poteva esimersi dall’agilità; e seguitava a chiamarsi soprano senz’altro, ma con una agilità voluminosa e di forza: questa fu la Callas! E a tutto ciò aggiungeva l’anima, si inoltrava nello spirito del personaggio che interpretava, lo faceva rivivere, ne era magnetica reincarnazione: con i suoi personaggi entrava in trance. E tutto ciò, grazie anche alle sue capacità attoriali di grande tragédienne, ce lo comunicava.

   Il giornalista tedesco Jürgen Kesting scrive: “Maria Callas era una cantante Assoluta nel vero senso della parola: una cantante adatta al genere drammatico, lirico e a quello infiorettato”. Richiami storici per comprendere la voce della Callas?  Giuditta Pasta (1797-1865) e Maria Malibran (1808-1836). Rodolfo Celletti, scrittore e grande esperto di vocalità, nel suo libro “La grana della voce” scrive: “L’importanza della Callas nella storia dell’opera  -che è qualcosa di più della storia della vocalità-  è stata la riscoperta di continenti scomparsi, da certo repertorio rossiniano al protoromanticismo e al primo Verdi. Grazie alla Callas si è constatato che il ripristino di regole tecniche andate perdute nell’ultimo trentennio dell’Ottocento e nel primo cinquantennio del nostro secolo (il Novecento, n.d.r.) consentiva di accostare parti ritenute ormai inaccessibili. Così, tra i primi degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, abbiamo avuto una fioritura di voci femminili assolutamente eccezionale”. (Op. cit. pag. 83; editore Baldini e Castoldi).

   E ancora: “La Callas fu quella geniale attrice-cantante che sappiamo, quell’interprete a tutto campo, quella restauratrice di una tecnica virtuosistica che ha consentito ad altre vocaliste di gran rango la Rossini-renaissance, il ritorno al Barocco, il Donizetti rivisitato, il Verdi riscoperto e tante altre diavolerie”. (Op. cit. pag. 248). E a pagina 258 aggiunge: “Se non ci fosse stata la Callas, la Sutherland non sarebbe stata la Sutherland, né la Horne sarebbe stata la Horne. Il maggior merito della Callas fu d’aver promosso, con la propria bravura e il proprio talento, la riscoperta di due secoli e più di teatro d’opera dimenticati”.

   Poi ho fatto ascoltare alcuni brani dalla Carmen di Georges Bizet (1838-1875). E li ho dedicati al segretario della Scuola, signor Antonio Messina, presente fin dall’inizio a questo nostro pomeriggio musicale. Ho detto che Maria Callas amava molto Carmen, fin da fanciulla. Cantava spesso l’ “Habanera” e, una volta, la cantò anche nel transatlantico italiano Saturnia quando nel marzo 1937 attraversò l’oceano nella linea New York-Patrasso, incantando i passeggeri e ammaliando col lancio di un garofano rosso il capitano. Già allora, con l’aria di Carmen, Maria Callas esprimeva un inno e, insieme, una sfida all’amore e alla vita. Maria Callas non portò mai Carmen sulle scene, nonostante l’amasse molto. Perché mai? Le sue grosse caviglie non glielo consentivano, anche quando fece la cura dimagrante che la rese simile fisicamente alla grande attrice britannica Audrey Hepburn, (1929-1993), sì all’attrice di “Quelle due”, film del 1961.

   La Callas incise la Carmen  per la EMI solo nel 1964 col tenore Nicolai Gedda, oggi 87enne, e con l’Orchestre du Théâtre National de l’Opéra de Paris diretta da Georges Prêtre, oggi 88enne. Da questa edizione ho fatto ascoltare la celeberrima Habanera a partire dal recitativo: “Quand je vous aimerai?”. E quando la Callas cominciava ad intonare “L’amour est un oiseau rebelle”, per celia, ho lanciato dei rossi gerani al segretario della scuola con un gesto delicato e ammaliante per tutti. Durata? 4:45.

Poi ho fatto ascoltare la Séguedille  (“Près des ramparts de Séville”); durata 4:31; e, infine, la Chanson bohème  (“Les tringles des sistres tintaient…”); durata: 4:27.

   Mentre la Callas cantava, il sottoscritto, Nunzia Picone e Gina Toia lanciavamo fiori colorati e profumati sul pubblico e, al “Tralalalalala…” della sensuale e ritmata danza gitana, tutti i presenti si alzavano, battevano le mani in un coinvolgimento emotivo e creativo coinvolgente: un momento di verifica ritmica davvero perfetta. La Scuola Bagnera tutta oscillava con quelle note brunite emesse dalla Callas. Davvero spettacolare!

SECONDA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

A questo punto, la dirigente Rosalba Bono ha dato il benvenuto a tutti e in modo particolare all’assessore alla Pubblica Istruzione, dottor Nicola Tarantino. La Dirigente ha ben messo in evidenza la riuscita del Progetto e del come le persone partecipanti siano state coinvolte. E ha ringraziato gli ideatori del Progetto, gli alunni, i genitori e gli ospiti che lo hanno seguito con vivo interesse. E’ poi intervenuto l’assessore Nicola Tarantino, anche lui prima coinvolto nel ritmo della danza gitana, e ha detto di aver vissuto in prima persona un’esperienza di ascolto musicale di cui già aveva sentito parlare; ha anche detto che nelle casse del Comune non ci sono soldi; e, non potendo prendere impegni precisi, si è solo augurato di poter raccogliere, in prospettiva, in una pubblicazione gli interventi culturali relativi agli otto incontri di ascolto musicale, sempre disponibilità economiche  del Comune permettendo. La gente ha capito e ha applaudito.

Verifiche e valutazione positiva di un percorso formativo di ascolto musicale

Poi il sottoscritto ha comunicato l’esito delle prove d’ingresso somministrate nel corso del Primo Incontro. Alla domanda: “Il Canto degli Italiani” è stato musicato da Giuseppe Verdi, Goffredo Mameli o Michele Novaro?”. La risposta su Goffredo Mameli ha avuto percentuali altissime: insegnanti (66%), genitori (59%), (57%). A questo punto ho detto: -Il Canto degli Italiani è stato musicato da Goffredo Mameli, se è vero alzate la mano.

   Ma nessuna mano si è alzata. Obiettivi del Progetto raggiunti. Tutti hanno appreso che il nostro famoso “Inno”, scritto da Goffredo Mameli, venne musicato invece da Michele Novaro. E ho successivamente comunicato le percentuali di risposte più o meno esatte relative agli altri sette quesisti. Voglio riportare qui  le sole percentuali delle risposte positive date al quesito n. 6: “Maria Callas è stata una grande attrice televisiva, un soprano drammatico di agilità o un sopranino leggero”? Gli insegnanti hanno risposto in modo corretto al 100%, i genitori all’82%, gli alunni al 64%. In pratica, il progetto ha ben formato chi l’ha frequentato sia dal punto di vista cognitivo sia da quello umano ed emotivo. Meglio di così?

TERZA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Spente le luci del Salone, sul telo bianco c’era illuminata l’immagine di Maria Callas. Si percepiva appena l’ouverture della Norma di Bellini. Marilena Antoci leggeva un passo di una poesia di Pier Paolo Pasolini alla Callas dedicata sotto una fioca luce di una piccola torcia; il passo poetico è tratto da “Timor di me?”, poesia pubblicata nella raccolta “Trasumanar e organizzar”.

   Ecco i versi letti: “Tu sorridi al Padre-/ quella persona di cui io non ho alcuna informazione,/ che ho frequentato in un sogno che evidentemente non ricordo-/ strano, è da quel mostro di autorità/ che proviene anche la dolcezza/ se non altro come rassegnazione breve vittoria;/ accidenti, come l’ho ignorato; così ignorato da non saperne niente./ Cosa fare?/ Tu doni, spargi doni, hai bisogno di donare,/ ma il tuo dono te l’ha dato Lui, come tutto;/ ed è un Nulla il dono di Nessuno;/ io fingo di ricevere;/ ti ringrazio, sinceramente grato./ Ma il debole sorriso sfuggente/ non è di timidezza;/ è lo sgomento, più terribile, ben più terribile/ di aver un corpo separato, nei regni dell’essere-/ se è una colpa/ se non è che un incidente: ma al posto dell’Altro/ per me c’è un vuoto nel cosmo/ un vuoto nel cosmo/ e da là tu canti.”

   Lettura d’incanto. Perfetta. Da urlo. Applausi. Qual è il senso della poesia? Maria Callas, fin da piccola, aveva un ottimo rapporto affettivo con suo padre e non con la madre. Pasolini, invece, era molto legato a sua madre. Pasolini e la Callas divennero amici quando si incontrarono per girare il film Medea.

  Infine, ho fatto vedere e ascoltare la Callas in Norma di Vincenzo Bellini, Recital registrato all’Opéra de Paris, Palais Garnier, nel dicembre 1958, evento successivo alla “Norma-scandalo”, quando la Callas colta da malore a Roma, il 2 gennaio 1958, aveva interrotto una recita di Norma dopo il primo atto in presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (1887- 1978) nel Palco Reale. Il DVD registrato a Parigi ci presenta una Callas in piena forma. E quando intonava la cabaletta “Ah! Bello a me ritorna”, io Nunzia Picone e Gina Toia lanciavamo petali colorati e profumati in aria che cadevano sulle teste del pubblico presente. Una vera apoteosi!

Valutazione del Progetto

Alla fine, ho dato la parola per valutare il progetto a chi voleva intervenire. E’ intervenuta Giusy Caruso che ha valutato il progetto di altissimo livello e ha ricordato la sua amicizia con me e del come io l’avessi iniziata alla musica classica. Rita Bellifemine ha ringraziato la dirigente Rosalba Bono per l’apertura attuata alle persone del territorio e alle insegnanti ospiti non più in servizio, sottolineando come si sia trovata bene negli incontri a cui ha partecipato. Cristina Aiello ha espresso il suo entusiasmo con la speranza che iniziative del genere si possano ripetere. La signora Anna ha comunicato la sua gioia per aver partecipato a tutti gli incontri. Il signor Luigi ha apprezzato la nostra competenza e la nostra professionalità. Un’alunna di quarta ha detto che ama tutta la musica e che si è sentita sempre coinvolta. Altre persone erano commosse.

    Poi ho fatto distribuire a ogni persona presente dei cartellini rossi e altri verdi. Prima ho fatto fare un meritato applauso al tecnico, signor Gaetano Sardina e poi ho detto: “Ora i tre insegnati progettisti usciranno e voi, in piena libertà, alzerete il cartellino verde se il  nostro percorso formativo lo valutate positivamente, rosso se avete riscontrato qualche aspetto non adeguato”.

   La Dirigente ci ha comunicato che tutti i cartellini alzati erano verdi. Come segno di gratitudine, i genitori hanno organizzato un delicato brindisi finale. Meglio di così non poteva andare!

Maria Callas e Pier Paolo Pasolini lavorano per il film Medea.

Bagheria, 14 maggio 2012

Giuseppe Di Salvo

SULLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE: GIUSEPPE DI SALVO RINGRAZIA I SUOI AMICI DI FACEBOOK

Giuseppe Di Salvo: aprile 2012

Grazie a Salvuccio Incandela, a Giuseppe Galati, alla mite Chiara Audia e al veemente Franco Lo Vecchio: sempre opportuni i vostri interventi! Conosciamo Beppe Grillo e lo conosce anche una grande cantante, Mina! La quale scrive cose sensate sul Blog di Beppe Grillo; e il Movimento Cinque Stelle è conosciuto da centinaia di miglia di elettori che lo votano: tutti volti giovani, nella maggioranza dei casi, i candidati grillini e, in maggioranza, i voti a Grillo provengono da sinistra. Su Grillo non può venire meno la nostra attenzione, né lo possiamo liquidare come fa Napolitano, dicendo che il solo boom che conosce è quello degli anni Sessanta; no, signor compagno Presidente: il suo boom personale è economicamente permanente; quanti messaggi ha mandato alle Camere perchè si affrettino a modificare questa pessima Legge Elettorale firmata proprio da chi risiede nell’Alto Colle? Ecco come si stravolge la Costituzione, anche con gli ironici comizi fatti da grandi (per età) presidenti; e sulle condizioni delle carceri italiane quanti messaggi ha inviato alle Camere? Eppure qualche anno fa, quando ancora non era Presidente, marciava con i Radicali. A noi viene il lecito sospetto che proprio il successo di Beppe Grillo sia stato vissuto (e di fatto lo è) come una disconferma politica di Napolitano che si è inventato il Governo delle tasse Monti. E poi? Come avremmo fatto i complimenti a Napolitano se il nostro Presidente fosse stato eletto dal popolo!?! Gli è che, come Costituzione vuole, è stato eletto dal voto partitocratico. Credo che se ne ricordino anche i Radicali che dicono a Grillo simpaticamente di essere un “copiante”. Sarà! Ma Grillo non è certo un “copiante” delle idee di Pannella quando contribuisce a far eleggere oltre 250 consiglieri nelle istutuzioni locali. Questo non l’ha mai fatto Pannella. E a chi vince, anche se non ci piace, i complimenti civilmente vanno fatti. Grillo è omofobo? Lo sappiamo: ma quanti omofobi abbiamo a sinistra? Quali leggi hanno prodotto per i gay? Eppure la Sinsitra è stata al Governo con persone peggiori di Grillo per quanto riguarda l’omofobia. E lo stesso imbroglio chiamato DICO era un mostro politico che la comicità di Grillo non potrà mai produrre. E allora? Meglio guardare in faccia un omofobo chiaro e non una Sinistra cattocomunista ipocrita e illiberale che si è alimetata del voto gay non realizzando nulla per i cittadini omosessuali che l’hanno per decenni inutilmente votata.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: LE AMMINISTRATIVE BOCCIANO MONTI, NAPOLITANO E IL FASCIO PARTITOCRATICO DI DESTRA E SINISTRA

Le elezioni amministrative decretano quanto segue: significative astensioni, grande affermazione a Palermo di Leoluca Orlando, trionfo delle Liste Cinque Stelle di Beppe Grillo dicono a Monti, al presidente della repubblica Napolitano e al fascio partitocratico di Destra e di Sinistra, al cardinale Bagnasco di andarsene a casa. Gli Italiani sono stanchi di questa casta clericale e partitocratica, ricca di sibaritici politici assai privilegiati; e il risultato elettorale dice un’altra cosa assai importante: occorre togliere i soldi pubblici a tutti i mezzi d’ informazione che leccano le pelose pile alla Casta verso la quale sono del tutto asserviti. Hanno vinto gli Italiani in rivolta contro questa scellerata partitocrazia, vista  -in buona parte-  come una prosapia di ladri che genera solo malgoverno. Pdl? Ecco il taglio politico operato dagli Italiani. L’Italia non vuole Monti, né chi lo appoggia in Parlamento. Gl’Italiani vogliono che si vada a votare perché l’Italia venga del tutto rifondata. Con un altro chiaro obiettivo: tagliare i privilegi economici che si danno al Vaticano. Ogni cittadino si finanzi da sè la religione che vuole. Basta togliere i soldi che si danno al Vaticano  -occorre rompere ed abrogare qualsiasi Concordato e Trattato anche in modo unilaterale, per affermare il vero senso  -laico e religioso insieme- del nostro Stato. La partitocrazia è al collasso: tutti i leader dei partiti sconfitti, tutti, se avessero un po’ di dignità si dovrebbero dimettere e andarsene per sempre a casa. E l’unico “comunista” italiano, cioè Berlusconi, amico di Putin, quando si ritirerà in un eremo per una meritata clausura? magari col suo amico D’Alema, insieme ex sostenitori del sanguinario Gheddafi? Ma chi dei politici italiani ha un briciolo di dignità pari a quella espressa ieri sera dallo sconfitto Nicolas Sarkozy che ha comunicato alla sua Francia e al mondo che si ritirerà a fare il mestiere che faceva prima di essere presidente della Repubblica francese? Grazie, Italiani. Onore ai Grillini, complimenti ad Orlando. La rivolta politica degli Italiani è davvero avvenuta! Nelle urne! L’unico vero antistato è dato dalla mafiosità partitocratica. Occorre gridarglielo in faccia senza alcuna pietà!

Giuseppe Di Salvo

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MARIA CALLAS E’ CARMEN ALLA SCUOLA PRIMARIA G. BAGNERA: VOLANO FIORI E SI DANZA. CARTELLINI VERDI PER IL GENIALE PROGETO DI ASCOLTO MUSICALE. APOTEOSI FINALE!

Nunzia Picone, Giuseppe Di Salvo, Gina Toia in un momento del pomeriggio musicale.

Giovedì 3 maggio 2012 si è svolto alla Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria l’Ottavo Incontro (e anche l’ultimo) relativo al progetto extracurricolare “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA”. Titolo di questo ultimo incontro: “MARIA CALLAS: il soprano drammatico di agilità, ossia il ripristino di un canto andato perduto”. Hanno partecipato oltre 70 persone fra alunni, genitori, insegnanti, ospiti, segretario, Dirigente…; e ci ha onorato della sua presenza anche l’assessore alla Pubblica Istruzione, dottor Nicola Tarantino con la moglie, professoressa Giuseppina Caruso. Quando Maria Callas ha intonato la danza gitana, la scuola tutta danzava e le persone presenti si sono alzate battendo con le mani il ritmo sulle lallazioni canore delle gitane. Volavano fiori. Un trionfo! Alla fine tutte le persone, fiere, alzavano cartellini verdi per approvare la genialità di un progetto di ascolto musicale ben curato dal punto di vista didattico. Un laboratorio educativo originale e di altissimo livello. Obiettivi raggiunti. Contenuti apprezzati. Metodologia incisiva. Apoteosi per agli animatori: Giuseppe Di Salvo, Nunzia Picone, Gina Toia; grande ovazione per il signor Gaetano Sardina che ha curato gli aspetti tecnici.  E un desiderio espresso: speriamo che si ripeta!

I genitori, alla fine, hanno organizzato un bel momento conviviale con brindisi finale. Grandi eventi da ricordare a futura memoria!

A presto il dettagliato articolo del nostro Giuseppe Di Salvo.

La Redazione del Blog

GIUSEPPE DI SALVO: CHOPIN TRIONFA ALLA SCUOLA G. BAGNERA DI BAGHERIA CON “LA’ CI DAREM LA MANO”: VARIAZIONI AMOROSE A TYTUS WOYCIECHOWSKY DEDICATE

Chopin trionfa alla Scuola Bagnera di Bagheria

Giovedì 19 aprile 2012 si è svolto il Settimo Incontro del Progetto extracurricolare “L’ARTE DI ASCOLTARE LA MUSICA” nel salone Anna Morreale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria. Progetto animato dal sottoscritto con la collaborazione delle insegnanti Nunzia Picone e Gina Toia (assente per esigenze personali a questo incontro); e con l’assistenza tecnica del signor Gaetano Sardina. Questo Settimo Incontro aveva il seguente titolo: “IL PIANOFORTE: la magia della narrazione pianistica nelle composizioni di Chopin”.

   Un pomeriggio musicale ricco di grazia sonora a cui hanno partecipato circa 70 persone fra alunni, genitori, ospiti, Dirigente…

PRIMA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

Le persone sono state accolte con le musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 1756-Vienna, 1791) e precisamente col duetto “Là ci darem la mano”, nell’interpretazione del grande baritono (basso) svedese Ingvar Wixell (1931-2011) e del soprano Mirella Freni diretti da Sir Colin Davis [(dall’opera “Don Giovanni” (1787)]. Durata? Più di tre minuti. Don Giovanni è seduttore. Vuole conquistare anche  Zerlina, la quale, pur provando pietà per il suo Masetto, s’innamora sinceramente  del promiscuo Don Giovanni. Il duetto musicalmente emana una grazia melodica che conquista e si chiude con i seguenti versi: “Andiam, andiam, mio bene,/ a ristorar le pene/ d’un innocente amor”.

   Lo stesso duetto è stato poi fatto vedere in DVD nell’interpretazione di Samuel Ramey (Don Giovanni) e Kathleen Battle (Zerlina); Wiener Philharmoniker diretta da Herbert Von Karajan; opera registrata a Salisburgo nel luglio 1984. Durata? 3:22. Le persone presenti hanno visto e ascoltato con attenzione. Si chiedevano: perché mai Mozart? Non si doveva parlare di Chopin? A questo punto ho rivelato che in maniera errata viene diffusa la seguente informazione: Chopin ha composto solo brani musicali per pianoforte. Falso! Chopin scrisse molte importanti pagine pianistiche per pianoforte, ma la sua fama cominciò a diffondersi con i suoi brani per pianoforte e orchestra. E di questo non ve ne parla neanche il bravo Corrado Augias. Perché mai? Cercheremo di spiegarlo. Intanto occorre dire che le composizioni per pianoforte e orchestra di Chopin sono sei: risalgono tutte al periodo fra il 1827 e il 1830, quando Chopin aveva 17-20 anni.

   Frédéric Chopin (1810-1849) scrisse la sua prima composizione per pianoforte e orchestra nel 1827, all’età di 17 anni. Si tratta delle “Variazioni per pianoforte e orchestra, op. 2,  in si bemolle maggiore su Là ci darem la mano”, il cui tema musicale è tratto proprio dal duetto dell’opera Don Giovanni di Mozart prima fatto ascoltare. Si tratta di un vero e proprio capolavoro, di un Inno all’Amore non promiscuo e quindi fedele! L’ho fatto ascoltare nell’interpretazione del grande pianista cileno Claudio Arrau (1903-1991) con la London Philharmonic Orchestra diretta dall’israeliano Eliahu Inbal. Interpretazione magica. Durata? 19:18. Diceva Robert Schumann: “Il genio di Chopin sbircia qui in ogni battuta!” Si tratta di un gioiello musicale cesellato con grande sentimento e accattivante maestria.

   Come non capire che dall’ironia amorosa di Don Giovanni  (che cambia continuamente le sue prede d’amore, tutte al femminile) Chopin passa, con quella melodia, a cantare i suoi sentimenti amorosi forti e sinceri, tutti al maschile?  Chopin si serve di quel tema sincero per farne tante variazioni musicali che sono un Inno Miracoloso dedicato all’Amore “per sempre” provato per il suo amico Tytus (Titus)  Woyciechowsky a cui la partitura è dedicata. Le sullodate variazioni, scritte quando aveva solo 17 anni, contribuirono in maniera determinante, forse più degli stessi suoi due Concerti, a far conoscere il nome del giovane Chopin compositore sia in patria sia nei principali centri musicali europei.

Le persone hanno avuto dei ramoscelli di ulivo e una coppia di fidanzati, zia e zio di una alunna della nostra scuola, ha avuto una corona intrecciata di rami di ulivo e di alloro; non appena si è ascoltata l’ampia cadenza del pianoforte  -che conduce all’esposizione del tema“Là ci darem la mano”-, tutti i presenti si son messi ad oscillare i rametti, e poi abbiamo fatto una passeggiata intorno al salone e al corridoio della scuola: si volevano simbolicamente salutare i futuri sposi che faranno figli, futuri alunni, speriamo!, della nostra Scuola. E, contemporaneamente, si ricordava Chopin che a soli 20 anni lasciava per sempre la Polonia. E mentre si ascoltava questa prima parte del Concerto di Chopin, io leggevo passi di alcune lettere che Chopin da Parigi inviava a Tytus, e talvolta gli si rivolgeva col seguente duro vocativo: “Carissimo, orribile ipocrita!”. Ecco cosa gli scriveva, fra le altre interessantissime cose, nella lettera datata Parigi 12 dicembre 1831: “Parigi è tutto ciò che vuoi, puoi divertirti, annoiarti, ridere, piangere, fare tutto ciò che ti piace, e nessuno si accorge di te, perché qui ci sono migliaia di persone che fanno le stesse cose e ognuno a proprio modo”. (Dal libro “Vita di Chopin attraverso le lettere” a cura di Valeria Rossella, pag. 116; Lindau Editore, Torino).

   I rami di ulivo e la corona sono stati regalati da mio fratello Vincenzo Di Salvo, il quale ha con abilità creato anche l’originale corona regalata ai fidanzati. Entusiasmo. La GRAZIA musicale si espandeva. Olezzava.

Poi ho fatto ascoltare (e col DVD si vedeva anche un bel filmato del “Palazzo di Lancut” in Polonia) dal Piano Concerto n. 1 in E minor (mi minore), op. 11, il Primo Movimento, l’Allegro Maestoso. Al pianoforte il bravissimo pianista polacco Marek Drewnowski con la Polish National Radio Symphony Orchestra of Katowice diretta da Antoni Wit. Durata del brano? 18:45. E ho messo in evidenza come già in questo movimento ci fosse racchiusa tutta la GRAZIA cantabile del giovane Chopin. E’ una composizione composta a soli 20 anni: perfetta! L’11 ottobre 1830 al Teatro Nazionale di Varsavia ebbe un’accoglienza trionfale.

   C’è un altro Chopin molto poco conosciuto, ed è quello dei diciannove “Canti polacchi”.  Fu il maestro Julian Fontana a curare la raccolta dopo la morte di Chopin e i primi sedici vennero pubblicati nel 1859 (dieci anni dopo la morte del compositore polacco) dall’editore Schlesinger. Solo dopo cento anni dalla morte di Chopin, cioè nel 1949, l’edizione nazionale polacca delle opere di Chopin (realizzata dal Polskie Wydawnictwo Muzycne di Cracovia) pubblica tutte le diciannove canzoni. Scrive Franca Cella: “Proprio in queste uniche pagine che egli scrive per la voce manifesta una volontà di scrittura più lineare e scarna, fedele ai lineari andamenti della melodia popolare polacca”. 

   E per  far capire come le melodie popolari vengono fatte proprie da molti compositori nelle loro composizioni, ho chiamato una mia alunna (Puccio Giulia) e l’ho invitata a cantare un breve brano siciliano (“San Giusippuzzu”) a me tramandato da mia nonna oralmente. Giulia, un po’ emozionata, ma sicura di sé, intonata e dotata di una splendida voce bianca, ha cantato in modo sentito e ha trasmesso belle emozioni: ha ricevuto una meritata ovazione. E ho poi detto: ”Se un musicista inserisse questo disegno melodico in una sua composizione, non farebbe altro che immortalare le melodie popolari”.

    Ma quale canzone di Chopin fare ascoltare della raccolta op. 74? Ho scelto la n. 13 del 1845  (dumka, che vuol dire pensiero, meditazione) intitolata Nie ma czego trzeba ( che vuol dire Ciò che mi manca o L’assenza o Vorrei ciò che non ho) scritta dal poeta romantico polacco Józef  Bohdan Zaleski (1802-1886).

   Al che ho fatto distribuire ai presenti alcune  copie della citata poesia da me tradotta per farne comprendere il testo. Riportiamola: “Un opaco velo celeste/ obnubila l’anima mia:/ vedranno i miei occhi/ l’assente al mio desiderio?/ Cinto sono dall’oscurità./ Solo vago,/ risuona sulle mie labbra-/ malinconico-/ per poi lì il suono morire-/ quieto canto mesto, e dolce./ Amare, sì, amare:/ non giace con me/ l’uomo da amare!/ Tutto fermo qui oggi m’appare,/ non lascia segni la vita:/ quel sole è forse il mio?/ mi appartiene questo cielo?/ Nel gelo pulsa il mio cuore./ Se non m’irradia amore,/ per chi lieto devo io cantare?/ Lontana è l’incorporea mia dimora./ Nel silenzio la si può certo sognare./ Scruto il cielo: un vento sibilante/ il corpo tutto mi gela. Lo ignoro./ Più forte palpita il mio cuore!/ Con la dolce canzone-/ sì, insieme!-/ il volo prendiamo/ per più caldi luoghi/ da questa Assenza lontani!”

   La poesia è stata letta con maestria da Marilena Antoci, apprezzata e applaudita. Poi ho fatto ascoltare il canto nell’interpretazione del grande soprano turco Leyla Gencer (1928-2008) e con Nikita Magaloff (1912-1992) al pianoforte. Grazia. Incanto. Sfumature belcantistiche davvero elegiache e divine. Durata? 5:30.  E fine della Prima Parte del Pomeriggio Musicale dedicato a Chopin.

SECONDA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE

E’ stata data la parola alla dirigente Rosalba Bono che ha salutato tutte le persone intervenute e, in modo particolare, la coppia di fidanzati per l’importante valore simbolico  [quello dell’amore sincero e (pro)creativo] attribuito alla loro presenza. Poi ha comunicato i nomi dei  primi tre alunni vincitori dei premi in DVD e CD contenenti musiche di Sergej Prokofiev (Pierino e il lupo) offerti dai tre insegnati animatori del progetto: una Commissione di insegnanti   -formata dalle colleghe Gabriella Provino, Franca Vaccaro e la stessa Dirigente-  ha valutato i disegni migliori presentati dagli alunni in riferimento a quanto precedentemente ascoltato nel corso degli incontri. Ecco i tre alunni premiati: Barraco Daniele della III A (Primo Premio); Inzerillo Elena della III A (Secondo Premio); Vecce Federica della IV B  (Terzo Premio).  Agli altri sei alunni partecipanti la Dirigente ha regalato delle bellissime penne. E ogni nucleo familiare e ogni insegnante, e la stessa Scuola, ha ricevuto in dono un CD con incise musiche di Michele Lizzi comprendente anche l’IMPROMPTU eseguito a 4 mani dal sottoscritto e dal maestro Lizzi nel 1971 e fatto ascoltare nell’incontro precedente.  I CD sono stati regalati dal mio amico Salvuccio Incandela.

TERZA PARTE DEL POMERIGGIO MUSICALE: IL TRIONFO DEL PIANOFORTE!

Per concludere? Ho dovuto parlare del pianoforte. Il sottoscritto ha ricordato che il pianoforte è, tra gli strumenti, il prediletto nell’Ottocento. Creato nel 1700  dall’italiano Bartolomeo Cristofori, è uno strumento a percussione: un martelletto picchia una corda che si mette a vibrare, generando il suono che ben presto si dilegua. Scrivono Corrado Augias e Giuseppe Modugno: “Quando il pianista rilascia il tasto,  dopo la percussione accade che sulla corda si adagi un pezzo di legno rivestito di feltro, detto smorzatore, che interrompe la vibrazione della corda.  Il suono dura quindi finché  il tasto viene premuto dal pianista. Verso il 1770 alcuni costruttori aggiungono al pianoforte (o meglio al fortepiano, come è chiamato all’epoca, che ha i martelletti ricoperti di pelle e non di feltro come oggi) uno strano marchingegno che, azionato agli inizi dal ginocchio tramite una leva posta sotto la tastiera e in seguito dal piede destro, solleva simultaneamente tutti gli smorzatori e quindi lascia tutte le corde libere di vibrare. Pertanto, se il pianista tiene premuto il pedale, il pianista può, subito dopo la percussione del tasto, sollevare il dito dalla tastiera e permettere al suono di non morire subito, ma di svanire lentamente, creando una sorta di atmosfera risonante e magica.” (Da “Raccontare Chopin”, pag.  68; Corvino Meda Editore).

   Ho quindi fatto ascoltare la celeberrima Polacca op. 53 in la bem. magg. chiamata “Eroica”, polacca scritta nel 1842, nell’interpretazione di Nikita Magaloff. Durata? 6:30. E’ forse ispirata a qualche episodio glorioso della storia della sua patria lontana. Fatto sta che è un capolavoro, una composizione geniale, la Polacca più perfetta di tutto il ciclo.

   Il pianista Giovanni Moncada, presente al nostro incontro, ha sottolineato come, con questa Polacca, Chopin esprimesse tutto il suo amor patrio, trasmettendolo agli ascoltatori; ha poi ben messo in evidenza la magia esecutiva di Nikita Magaloff, affermando che è uno dei suoi pianisti preferiti;  e  non ha avuto nulla da aggiungere alle riflessioni sul pianoforte fatte dal sottoscritto.

   E poi? Ho fatto ascoltare lo “Studio” in mi maggiore op. 10, n. 3 (terminato forse il 25 agosto 1832): si tratta di una sublime melodia lenta, sembra un incantevole notturno. L’interpretazione era quella del grande pianista russo Youri Egorov (1954-1988) perseguitato dal KGB e morto di AIDS a soli trentatré anni: un genio della tastiera! Si è creata un’atmosfera d’incanto. Questa composizione è stata intitolata “Tristezza”, ma ha la divina bellezza dei sentimenti umani non sempre felici: puro suono che però i conflitti umani appacifica e purifica! Durata? 4:10.

   Il Pomeriggio Musicale si è concluso con la visione del DVD “Raccontare Chopin” di Augias-Modugno già citato. Ho fatto vedere e ascoltare gli ultimi ventuno minuti della narrazione presente nel DVD: e il tutto si concludeva con l’esecuzione bissata della Polacca “Eroica”, questa volta interpretata dal pianista Giuseppe Modugno. Era grazia sonora che, appagandoci, la sensibilità delle persone presenti  -in modo soave-  accarezzava.

Bagheria, 05 maggio 2012

Giuseppe Di Salvo