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Archivio Giugno 2012

GIUSEPPE DI SALVO: VENERDI’ 18 FEBBRAIO 1977, ORE 11,00, PALAZZO DI GIUSTIZIA DI PALERMO: IL PRETORE SALMERI RIVELA IL SUO AMORE NEI CONFRONTI DEGLI OMOSESSUALI DEL FUORI!

30 Giugno 2012 5 commenti

Vincenzo Salmeri

XI CAPITOLO (VOLUME II) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

Certo avevo portato lacrime di rabbia a Bagheria quella lontana sera dell’8 gennaio 1977, quando venni spintonato e trascinato per terra alla Stazione Centrale di Palermo dalla guardia Salvatore D’Angelo. Ma da molte persone mi vennero inaspettati attestati di solidarietà, soprattutto da popolani: fu una vittoria morale nella città di Palermo. Ero stato trattato come un dissidente politico dell’America latina. Anche a Bagheria assessori provinciali, comunisti e non; preti, omosessuali e non; cittadini, amici e miei più prossimi parenti si schierarono in mia difesa.
    Quando il caso Di Salvo/D’Angelo si trasformerà nel caso Di Salvo/Salmeri in quasi tutte le edicole di Palermo e della provincia non si faceva altro che commentare: “Ci voleva un arrusu per dare una bella lezione di Nuova Morale al “moralista” pretore Vincenzo Salmeri!”.
   Come potevano amarlo gli edicolanti che erano costretti a coprire le immagini un po’ esplicite delle riviste pornografiche con inutile plastica agganciata con le mollette della biancheria?
   Il lettore si sarà da tempo chiesto: in quanti erano quel giovedì del  17 gennaio 1977 a lasciare rose rosse dietro la porta dell’ufficio del pretore Salmeri? Eravamo una cinquantina di persone fra omosessuali e militanti del Partito Radicale. E la fuga del pretore Salmeri codificò al cospetto della città e dell’opinione pubblica la nostra vittoria.
    Ma cosa avvenne all’interno dell’ufficio del pretore Salmeri il giorno dopo, e cioè venerdì 18 febbraio 1977, quando venni, infine, ricevuto? Raccontiamolo, dopo oltre 35 anni, con la diretta mia testimonianza, indipendentemente da quanto poteva ufficialmente scrivere il quotidiano “L’ORA” del 19 febbraio 1977.
   La mattina di giorno 18 febbraio 1977 io, insieme ai miei due amici indiziati di atti osceni e contrari alla pubblica decenza (ma in realtà per non averli commessi!), andammo, verso le ore 11,00,  nella seconda sezione penale del Palazzo di Giustizia di Palermo per comunicare agli impiegati di essere domiciliati elettivamente presso lo studio legale dell’avvocato Alessandro Bonsignore.
   Gl’ impiegati di quell’ufficio avevano seguito le nostre eroiche vicende politiche sulla stampa cittadina e non esitarono ad esternare la loro solidarietà nei nostri confronti: la cosa ci commosse perché ci rivelò quanto avevamo bene intuito, e cioè che all’interno del Palazzo di Giustizia la Vera Giustizia non si identificava nella persona del pretore Salmeri; e un impiegato addirittura non volle trattenersi e disse: “Al di là delle scelte sessuali dell’individuo, è giusto che ogni uomo civile viva liberamente il proprio orientamento sessuale purché non violi la libertà sessuale degli altri cittadini che la vivono in modo diverso dal vostro. Il Diritto, comunque, è con voi!”.
    Eravamo commossi, in quelle semplici parole c’era già la nostra sentenza assolutoria. La Vera Giustizia era tutta codificata in quelle semplici parole e la nostra giusta lotta venne accolta e sostenuta dalle menti civili che, intendendosi di Diritto, lavoravano o si recavano in quel Palazzo: magistrati, impiegati, cittadini.
   Quando siamo usciti da quell’ufficio, abbiamo incontrato l’avvocato Alessandro Bonsignore. Questi mi disse di aspettare perché avrebbe voluto farmi parlare col pretore Salmeri.  Dopo pochi minuti, l’avvocato Bonsignore mi chiamò e mi accompagnò nell’ufficio del pretore Vincenzo Salmeri. Io, come da copione concordato giorni prima con l’avvocato Bonsignore, avevo messo al collo una collana con un bel crocifisso di legno.
   Entrai nell’ufficio del pretore, notai che lì dentro regnava una gradevole pace religiosa; un gran bel crocifisso era appeso alla parete sinistra della sua scrivania e sembrava che gli illuminasse il volto nel guardarlo: mi parve una scena ambientata in un contesto teatrale mistico e lo stesso volto di Salmeri, da me pensato corrucciato e ombroso, invece si palesò rassicurante e accogliente.  Personalmente mi sentivo radiato di sacra energia. Parlammo a lungo e in modo civile della questione omosessuale, analizzando culturalmente i molteplici aspetti di un orientamento sessuale storicamente represso. E non mancarono gli inevitabili riferimenti  biblici. Il pretore citava il grande equivoco della condanna di Sodoma.
   Io risposi che la condanna di Sodoma era da inquadrare nelle non rispettate leggi dell’ospitalità e che essa non rappresentava altro che una censura nei confronti dei ladri di verità  e nei confronti delle persone corrotte che detengono il potere. E gli feci notare come lui stesso non fosse un Sodomita, vista l’accoglienza con cui mi riceveva nel nome della Giustizia e del Diritto. Notai che annuiva compiaciuto. E gli ribadii che i veri sodomiti sono quelle persone legate alla corruzione, alle stragi di stato e a quelle ignobili operazioni politiche mafiose: altro che atti osceni!
    Il pretore Salmeri passò poi a parlare di un altro luogo comune: il rapporto omosessuale non sarebbe produttivo, non genera figli, non contribuisce alla sopravvivenza della specie. Io gli risposi che quanto asseriva non era completamente esatto. La Prova? Molti omosessuali, la maggioranza degli omosessuali, sono sposati e hanno figli. E poi gli chiesi: forse ogni volta che gli eterosessuali fanno l’amore si agitano eroticamente per fare figli? O è vero il contrario?  E che basta un solo spermio delle migliaia di spermi presenti nel liquor spermaticus per fecondare l’ovulo di una donna. Tutti gli altri muoiono. E gli chiesi: forse lei non lega la sessualità al piacere? Gli ho  ricordato che quanto di creativamente grande c’è nella nostra cultura è anche opera di persone omosessuali: Socrate, Platone, sant’ Agostino, Cesare, Augusto, Michelangelo, Oscar Wilde, Lully, Pasolini, Penna, Peyrefitte e lo stesso papa Paolo VI, del quale tutti conosciamo qualche suo amante grazie alle rivelazione dello stesso Roger Peyrefitte. E, come si vede, la conservazione dell’arte e della specie è stata perfettamente garantita.
   Piuttosto, gli feci notare:  quante persone hanno estinto i roghi dell’Inquisizione? Al che il pretore Salmeri non mi apparve più illuminato dal crocifisso appeso alla sua parete e guardava quello più illuminante che avevo sul mio petto. Poi ebbe la forza di dire: “Ma allora noi normali siamo capaci di niente?”.
   Gli ricordai che ogni persona è un valore e una risorsa in sé e che il generare figli è solo un aspetto del sacro mistero dell’Eros e della sessualità. Ma i figli non sono solo forza per il lavoro, sono fonti per generare ed espandere la gioia, sì anche la gioia erotica. Oscena è ogni morale che tende ad impedire la realizzazione vitale di questa gioia legata all’eros.  E’ questo che si dovrebbe insegnare a scuola, ai figli che si generano. Del resto anche gli omosessuali sono generati e anche i preti ( e il mio pensiero andava a Vittorio Salmeri, prete fratello del pretore presente al mio cospetto, morto in un incidente: Vittorio Salmeri andava in vespa con un ragazzo; furono investiti da un auto; morì in ospedale; io avevo avuto queste notizie da amici gay di Villabate, ma il pretore non lo sapeva).
   Poi chiesi al pretore: mi dica, forse i preti, sposi di Dio, procreano?  Non hanno, sotto questo aspetto, qualcosa in comune con gli omosessuali puri di cuore? Non mi rispose!
   L’unica cosa oscena e immorale è nascondere la verità, l’identità autentica di ogni persona. Vincenzo Salmeri rimase attonito ed esternò nei miei confronti il suo amore caritatevole, quello che a lui veniva radiato da Dio.  E divenne quasi un militante del FUORI! quando asserì che le famiglie fanno male a buttare fuori di casa i figli solo perché  omosessuali. E, da buon cattolico, espresse tutto il suo sdegno nei confronti di quanti maltrattano o deridono o violentano il cosiddetto figlio “diverso”.
   A questo punto intervenne l’avvocato Bonsignore e, sfoderando tutto il suo orgoglio eterosessuale, disse:
   “Dottor Salmeri, lei conviene con me che è bello vedere una donna palpitante, con le cosce aperte, i capezzoli duri, gli occhi languidi, il viso arrossato, teneramente accovacciata fra le braccia del maschio che la fa sua più che può (e come può). Questa è legge divina, questa è anima, questa è arte!”. 
   Il pretore Salmeri, aprendo lentamente le braccia con la grazia propria del moralista, affermò: “Sono d’accordo con lei, avvocato, e ritengo che sua moglie sarà veramente orgogliosa di questa sua carica.”
   E l’avvocato Bonsignore: “Mi permetta, consigliere, di dirle che anche sua moglie è altrettanto felice di essere amata da lei.”
   Al che io, quasi indispettito e depistato da quel dialogo, esclamai:
   “Signori, sappiate che anche i miei amanti sono orgogliosi di me!”.
   Poi, con grande abilità, l’avvocato Bonsignore mi chiese: “Giuseppe, hai avuto mai rapporti sessuali con preti?”. Mi mostrai imbarazzato. Capii che il pretore Salmeri era molto interessato alla mia risposta. Forse anche lui cominciò a pensare a suo fratello Vittorio, il prete. Taceva. La mia reticenza durò alcuni secondi, ma sembrava un tempo molto più lungo.
   Risposi: “Sì, almeno con una trentina di sacerdoti”.  Il pretore Vincenzo Salmeri divenne curioso e mi chiese se con tutti quei sacerdoti avessi avuto parte attiva o passiva.
   Risposi in modo assai risoluto: “Veramente…  devo proprio dirlo? Li ho sempre sodomizzati, nel senso più ricorrente e non più biblico del termine!”.
   Il volto ridente di Cristo sanguinante sul crocifisso appeso alla parete si illuminò. Arrivò in me il calore di Dio. E si espanse in tutto il mio corpo oltraggiato. La catarsi purifica gli audaci: quel mio corpo trascinato alla stazione di Palermo la sera dell’8 gennaio 1977 doveva scrostare da tante menti pregiudizi e tanta omofobia.
   La vicenda giudiziaria si chiuse lì. La città guardava gli omosessuali con occhio ben diverso. Noi del FUORI! di Palermo gaudenti già pensavamo ad altro. Non vi potete perdere quanto scoprii poco tempo dopo. Al Dodicesimo Capitolo:  con esso chiuderemo i capitoli legati al pretore Vincenzo Salmeri. E non mancheranno mie ulteriori riflessioni che certamente faranno scalpore!

 

(CAPITOLO UNDICESIMO, LIBRO SECONDO, DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO INTITOLATA: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”)

E sempre Sacro Editore cercasi!

Bagheria, 30 giugno 2012
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: BALOTELLI, CASSANO, LA GLORIOSA NAZIONALE DI CALCIO ITALIANA, I GAY E LE PALLE

29 Giugno 2012 8 commenti

Mario Balotelli

Da cittadino italiano amante del calcio non posso non gioire per la vittoria della nostra Nazionale contro la Germania: i due gol di Mario Balotelli mi hanno fatto balzare, urlare, caracollare brevemente con la macchina per le strade di Bagheria  e agitavo  la sonora bandiera, cioè facevo emettere continui suoni dal  clacson.

   E poi: che dire di quel Balotelli in posa statuaria, dopo la seconda cannonata di piede contro la Germania? Certo avranno avuto gli incubi i razzisti imbecilli e “buuanti” nell’osservare il giusto orgoglio del Nostro! E sia. Ma il mio plauso deve andare anche a Cassano: è vero, questi non eccelle se parla di “froci”, ché anzi mette in evidenza la sua confusione mentale: tipica di chi, un tempo, forse, con i froci ci è pure stato, nel modo con cui ci possono stare molti uomini del Sud, nell’omertà machista più assoluta; ma all’interno del campo il linguaggio calcistico di Cassano fa parte di molti di noi: non possiamo coprire la bella evidenza. Diciamolo: le cosce di Cassano ci piacciono. E molta altra sua attività motoria pure.

   La nostra Nazionale, di fatto, giovedì sera ha giocato la sua “Grande Finale” contro una Germania piuttosto spenta. I calciatori italiani sono stati tutti bravi. E l’allenatore Cesare Prandelli ha già fatto vincere il calcio italiano con le sue umane e profonde affermazioni codificate nella prefazione al libro “Il Campione innamorato” di Alessandro Cecchi Paone: un libro che anche Cassano dovrebbe leggere, magari con la guida dello stesso Cecchi Paone.

   Lì Prandelli ha con determinazione affermato: “Anche l’omofobia è razzismo!”, lacerando così l’ipocrisia dei suoi tanti “ex”. Cesare Prandelli merita il nostro rispetto e un giusto posto fra i Grandi.

   Noi tifosi, froci e non,  amiamo i calciatori italiani indipendentemente dalle loro condizioni mentali, culturali, sessuali. Li valutiamo per come giocano! Ora ci chiediamo: quando Prandelli ha scritto quelle sue sentite parole contro l’omofobia ha forse pensato al coraggio del calciatore Justin Fashanu che per primo nel lontano 1990 ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità? E alla conseguente tragedia a quel calciatore di colore londinese legata?  Justin Fashanu venne trovato morto impiccato (suicidio?)  in un garage il 3 maggio del 1998. E noi, per parafrasare Jorge Luis Borges affermiamo: “E’ da lì che la storia del calcio ricomincia”, cioè da quelle vittorie legate alla rivelazione dell’Io profondo di chi frocio davvero lo è.

   Quando gli omosessuali calciatori, anche quelli presenti nella squadra italiana, diranno apertamente e orgogliosamente di essere gay e mostreranno il loro nudo corpo al mondo come ha fatto il nero Balotelli? Chi sono i veri “senza cervello”?

    La fine delle “cassanate” dipende anche dal coraggio che avranno i gay, calciatori e non, di gridare allo scoperto la loro naturale condizione: se non si è liberi di affermare apertamente la propria identità non si potrà mai essere veri campioni: tiratele fuori le palle!  Quelle che nella vita contano davvero. Per non rimanere esseri umani col volto anonimo e dimezzati. Detto ciò, il nostro tifo è amore per tutti voi, bravissimi Calciatori italiani!!

Bagheria, 29 giugno 2012

Giuseppe Di Salvo

MICHELE LIZZI: “INNO AL SOLE” DALL’OPERA “PANTEA”

27 Giugno 2012 5 commenti

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Questo “Inno al Sole” è tratto dal Secondo Atto dell’opera lirica Pantea di Michele Lizzi rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli nel maggio del 1959 e trasmessa dalla RAI (radio nazionale): coro e orchestra sono diretti dal maestro Ugo Ràpalo. Avere dimenticato il grande compositore agrigentino è una mera  vergogna dei teatri lirici italiani, e non solo!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: 18 FEBBRAIO 1977: VINCENZO SALMERI PARLA CON GIUSEPPE DI SALVO (DECIMA PUNTATA, VOLUME II DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

L'ORA DEL 19 FEBBRAIO 1977

Il pretore Vincenzo Salmeri, scherano  a servizio della repressiva morale dominante, mi incontrò venerdì 18 febbraio del 1977. Riportiamo la cronaca di questo storico incontro codificata dal quotidiano “L’ORA”  di sabato 19 febbraio 1977 in un artico su due colonne non firmato. Titolo: “SALMERI PARLA COL GIOVANE DENUNCIATO”. Occhiello: “Dopo la protesta del Fuori”.  Ecco il testo:

  

   Il pretore Vincenzo Salmeri e il giovane omosessuale Giuseppe Di Salvo, accusato dal magistrato moralista di atti osceni e contrari alla pubblica decenza, si sono incontrati ieri in  pretura, alla presenza dell’avvocato Alessandro Bonsignore. Si è trattato di un colloquio informale, però, in quanto lo stesso Salmeri ha tenuto a precisare che sui fatti alla base del provvedimento giudiziario sta ancora indagando e che, quindi, quando sarà necessario interrogherà ufficialmente il giovane omosessuale del “Fuori”.

   L’incontro tra il pretore Salmeri e Giuseppe Di Salvo avrebbe dovuto avvenire  l’altro ieri, ma la presenza a Palazzo di Giustizia di alcuni giovani del “Fuori” e del Partito Radicale, accorsi per solidarietà nei confronti del giovane omosessuale, hanno scoraggiato il magistrato, il quale, appena ha potuto, si è allontanato dal suo ufficio.

   L’altro ieri, così, subito dopo mezzogiorno, davanti alla porta chiusa del pretore Salmeri, è stato improvvisato un curioso happening da un gruppo di giovani (ma c’erano anche persone avanti negli anni) ognuno dei quali teneva in pugno una rosa rossa. “Peccato volevamo offrirle al dottor Salmeri in segno di amore”, hanno detto delusi i radicali quando, col passare dei minuti, appariva ormai chiaro che il pretore moralista era “fuggito”. Qualcuno dopo circa un’ora di inutile attesa ha avuto un’idea. Lasciamogli i nostri fiori dietro la porta” ha detto e poco dopo un bel mazzo di rose rosse ravvivava l’anonima porticina del dottor Salmeri a Palazzo di Giustizia.

   L’incontro di ieri, avvenuto su interessamento dell’avv. Bonsignore, difensore di Giuseppe Di Salvo, si è svolto in modo tranquillo. Tra le “parti”, anzi, ci sono stati divertiti scambi di battute.

   Il reato di cui è accusato Giuseppe Di Salvo scaturisce da un episodio accaduto l’8 gennaio scorso alla stazione ferroviaria, allorché un ferroviere, Michele Armetta, ingiuriò con frasi volgari ed offensive Giuseppe Di Salvo che si trovava in compagnia di due suoi amici.

   Il ferroviere era assieme a un agente della polizia ferroviaria, Salvatore D’ Angelo, il quale, invece di proteggere il giovane offeso e mortificato, dopo un vivace battibecco, a spintoni e trascinandolo di peso, lo condusse al comando di polizia. A chiedere che la questione fosse discussa al comando di polizia era stato lo stesso Giuseppe Di Salvo, il quale si era ritenuto vittima di una ingiustificata aggressione.

 

Diciamo subito che fra me e il pretore Salmeri non c’è stato nessun altro incontro. E che la vicenda giudiziaria non ha avuto più seguito: tutto è stato archiviato! Chiuso! Ma sui “divertiti scambi di battute”  di cui si parla nell’articolo de “L’ORA”, dopo più di 35 anni, ci ritorneremo. Perché mai?

   Perché il cittadino si renda conto che, in fondo in fondo, dietro a ogni scherano pretore a servizio della morale sessuale dominate si nasconde sempre un signorotto fascista e piccolo-borghese che solo Pier Paolo Pasolini ha saputo ben descrivere nel suo lacerante film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”: in questi strani signori c’è nella loro “cultura” e condizione mentale tutta l’ “anarchia del potere”: chi detiene il potere può fare tutto quello che vuole (ecco l’ anarchia dei detentori del potere!), per gli altri (per i moralisti clerico-fascisti gli “altri” sono i loro “sudditi”) cittadini, invece, ci sono rigide regole morali da osservare.

E si servono del codice penale per cercare di tenere al guinzaglio ogni cittadino in lotta per cercare la gioia e la libertà!

   Ma cosa realmente ci siamo detti col pretore Salmeri? Lo saprete: è già scritto nell’Undicesima Puntata.

 

 

(CAPITOLO DECIMO, LIBRO SECONDO, DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO INTITOLATA: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”)

 

E sempre Sacro Editore cercasi!

Bagheria, 26 giugno 2012

Giuseppe Di Salvo

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LA MUSICOLOGA ANGELA BELLIA A GIUSEPPE DI SALVO: “SONO LE TUE POESIE A EVOCARE IBICO…”

25 Giugno 2012 1 commento

Caro Giuseppe,  sono state le tue poesie a evocare Ibico per la ricerca di musica e di musicalità che, come i suoi versi, è intriso il tuo canto. Ti ringrazio per avermi dedicato questo meraviglioso Inno aurorale. Un abbraccio,  Angela.

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GIUSEPPE DI SALVO: IBICEO INNO AURORALE (27° FRAMMENTO DA ME RISANATO)

24 Giugno 2012 5 commenti

Ibico: "Ciò che si aggiunge" al grande greco, forse, mi accomuna

Ad Angela Bellia che musicali antiche icone miete

 

Delle Muse Pieridi

l’Inno di Eros-

dove la nuda parola bello rende

quel virile giovinetto

che a me-

con desiante forza-

lo sguardo suo soave tende

quando l’Aurora

figlia del mattino

levata viene

da nerboruti bianchi cavalli-

aulo radiante fra carnose labbra-

agli dei io-

nel lussuriante giardino immerso-

con animo vergine-

felice-

al Sole canterò…

 

Bagheria, 24 giugno 2012

Giuseppe Di Salvo

 

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GAY PRIDE A PALERMO: LEOLUCA ORLANDO IN MARCIA COI 40.000

Leoluca Orlando al Gay Pride di Palermo

Un Gay Pride è sempre un evento democratico e va salutato con gioia anche da parte di chi non vi partecipa, non vi può o non vi vuole partecipare. Sabato 23 giugno 2012 in circa 40.000 persone hanno sfilato per le vie di Palermo. Al Primo Gay Pride Nazionale di Palermo del 14 gennaio 1977 eravamo meno di 40 persone aderenti al FUORI! e al Partito Radicale.

    Ora, a salutare il movimento GLBT ci è andato anche il sindaco Leoluca Orlando con mezza sua Giunta. E pare voglia ospitare a Palermo il Pride Nazionale 2013.  Dopo 36 anni di lotte per la liberazione di tutti per la strada le cose cambiano. In meglio. Ma il nostro Parlamento cinicamente dorme. Il Governo Monti dorme. La strada GLBT deve dire come svegliare Monti perché per i diritti civili non ci siano altri “tra (Monti)”. Da una parte noi abbiamo il voto: e con Orlando al Corteo l’effetto si è visto! Ma può bastare? Io ieri non c’ero fra quei colori: il mio primo Gay Pride di 36 anni fa aveva il colore del sangue. Ma per noi tutti, dopo oltre 60 anni di democrazia, l’articolo 3 della Costituzione è solo una fredda fondamentale Legge! E mi chiedo ancora: queste democratiche  e coloratissime civili marce a Palermo, a Roma e altrove possono  bastare?

Giuseppe Di Salvo

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GAY PRIDE E STORICA LOTTA PERMANENTE: GIOVEDI’ 17/02/1977, GIUSEPPE DI SALVO ARMATO DI ROSE ROSSE FA SCAPPARE IL PRETORE VINCENZO SALMERI! (CAP. IX, VOL II)

22 Giugno 2012 4 commenti

L'ORA, giovedì 17 febbraio 1977

Come finirà l’incontro di Giuseppe Di Salvo col pretore Vincenzo Salmeri? Lo raccontiamo riportando la cronaca del quotidiano pomeridiano “L’ORA” di giovedì 17 febbraio 1977. Titolo: Arriva il FUORI “armato” di fiori e Salmeri va via”. Occhiello: “Stamane a palazzo di giustizia”.

Eccovi l’articolo non firmato:

 

   Il pretore Vincenzo Salmeri, notoriamente allergico al nudo e al porno, non gradisce, a quanto pare, neanche le rose che stamane in tribunale tenevano in mano un gruppo di giovani del partito radicale e del “Fuori” recatisi a Palazzo di Giustizia per solidarietà con Giuseppe Di Salvo, il giovane omosessuale di Bagheria, il quale accusato di atti osceni e contrari alla decenza si è presentato dal magistrato per essere sentito come imputato. Il pretore Salmeri, avendo intravisto la parata di rose, ha preferito lasciare il suo ufficio attraverso una porta che conduce alle altre stanze della Pretura. Fino alle 12,30, il magistrato non ha fatto ritorno nella sua stanza. Di Salvo era accompagnato dal suo difensore avvocato Bonsignore.

   Dopo i precedenti attestati di solidarietà a Giuseppe Di Salvo, questa mattina è giunto in redazione un telegramma firmato dagli “studenti democratici” del pensionato universitario “Santi Romano”. In un comunicato diffuso ieri, l’associazione radicale di Palermo esprime “profondo sdegno nei confronti di quanti hanno elaborato un falso rapporto, grazie al quale l’ormai famoso pretore Salmeri ha denunciato ingiustamente il nostro compagno del “Fuori” Giuseppe Di Salvo e due suoi amici”.

   Secondo i radicali,  “questa riprovevole denuncia, in realtà attesta come la legge ancor oggi colpisca sempre i deboli e i non potenti, visto che in questo caso il vero delitto alla morale pubblica e alla libertà sessuale è stato perpetrato sul nostro compagno dal ferroviere Michele Armetta e dal poliziotto Salvatore D’Angelo, il quale invece di tutelare i diritti costituzionali del cittadino, ha agito in maniera violenta nei confronti del nostro compagno”.

   Il comunicato dei radicali prosegue affermando che “se atto osceno vuol dire contestare la disinformazione del sistema e quanti ledono i diritti costituzionali del cittadino, noi radicali di Palermo ci denunciamo all’opinione pubblica per altrettanti ‘osceni ’ ”.

   Pertanto il Partito radicale chiede che sul “grave incidente dell’8 gennaio venga fatta giustizia, facendo a tutti presente che la guardia Salvatore D’Angelo non solo è stata trasferita dalla stazione, ma avrebbe voluto chiedere pure scusa al compagno Di Salvo a patto che questi non rendesse pubblica la notizia”.

 

Va a tuti ricordato che io le scuse del poliziotto le avrei accettate, ma in tribunale!

La notizia verrà riportata anche dal settimanale nazionale ABC del 13 marzo 1977 con un articolo di Sandro Polvere e col seguente titolo su tre colonne: “REGALA UNA ROSA AL PRETORE”.

Ne riportiamo qui ampi stralci:

 

   Quando Vincenzo  Salmeri, il pretore palermitano che si è guadagnato una solida fama di fustigatore dei costumi e di ispirato difensore della pubblica moralità, ha saputo che al di là della porta del suo ufficio lo attendeva un gruppo di militanti del “Fuori”, l’organizzazione che difende i  diritti omosessuali, armati di tutto punto di minacciosissime rose, per una simbolica manifestazione di protesta contro la sua più recente iniziativa nei confronti dello studente universitario Giuseppe Di Salvo, ha preferito allontanarsi da un’uscita secondaria, dileguandosi per diverse ore.

   Giuseppe Di Salvo, residente a Bagheria, 34.420 abitanti, un centro balneare sulla costa palermitana, trapiantato nel capoluogo isolano per seguire i corsi universitari, su iniziativa di Vincenzo Salmeri, è stato indiziato di reato per “atti osceni e contrari alla pubblica decenza”. Tutto è nato da un incidente provocato nella stazione delle “Fs” da Michele Armetta, 52 anni, ferroviere. Costui, rivolto a Giuseppe Di Salvo e ai suoi due amici, ha domandato: “Chi di voi tre ha il culo più bello?”. I tre per essere protetti contro l’evidente provocazione si sono rivolti ad un agente della “Polfer”, Salvatore D’Angelo, il quale per tutta risposta ha agguantato Giuseppe Di Salvo e lo ha portato a suon di spintoni presso il comando della polizia ferroviaria. Di qui l’iniziativa giudiziaria promossa da Salmeri. L’episodio sintomatico di un assurdo clima di repressione cui da sempre sono sottoposti gli omosessuali, specialmente in Sicilia, ha provocato molte proteste.

   Fra i primi a schierarsi in difesa di Giuseppe sono stati gli studenti ospiti del pensionato universitario “Santi Romano (…): hanno spedito un telegramma di protesta alle autorità. Il pretore delle crociate moralizzatrici ha potuto mettere sotto accusa lo studente, prendendo le mosse da un rapporto trasmessogli dalla “Polfer”. E’ inutile dire che ad ispirare questo documento, le cui affermazioni sono totalmente respinte dagli interessati, è stato lo stesso agente Salvatore D’Angelo, a cui lo stesso Di Salvo si era rivolto per essere protetto. (…)

   Il “Fuori”, del quale Giuseppe fa parte, come era prevedibile è sceso sul piede di guerra: armati di fiori, come si è detto,  un gruppo di militanti di questa organizzazione si è presentato in pretura. Una volta resisi conto che il dottor Salmeri, non gradendo l’incontro, si era dileguato, i protagonisti della singolare  manifestazione sono rimasti abbastanza delusi: “In fondo volevamo soltanto dargli un segno d’amore”, ha detto qualcuno. Hanno però avuto un’idea: ognuno ha lasciato per terra la sua rosa, davanti alla porta dell’ufficio del pretore. Quando i ragazzi del “Fuori” se ne sono andati, davanti alla stanza di Salmeri c’era un grande mucchio di fiori. Il simbolo della loro protesta.

MIE STORICHE RIFLESSIONI

Vi sembra questa un’azione di lotta politica di poco conto? In nessun libro che ricostruisce la storia del movimento gay italiano ne troverete traccia. E neanche in nessun libro di personali memorie. Tutti smemorati i nostri “storici” e i nostri scrittori di “Diari” e “Memorie”  (gay e non).

Perché mai? Quando gli scrittori (storici e non) omettono nella loro produzione eventi così importanti è perchè hanno serie frustrazioni e sono funzionali ai giochi del Palazzo! Eppure si tratta di un altro mio “Guinness dei primati gay”:  sono stato l’unico uomo politico, armato di rose, capace di fare scappare dal Palazzo di Giustizia di Palermo il pretore Vincenzo Salmeri, solerte scherano a servizio della morale sessuale medioevale!

   Quando Vincenzo Salmeri incontrerà Giuseppe Di Salvo, cioè me?  Rimandiamo alla Decima Puntata del Secondo Volume del mio libro inedito “Da profondo sud  un urlo gay”.

 

(CAPITOLO NONO, LIBRO SECONDO, DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO INTITOLATA: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”)

E sempre divino editore cercasi: pubblicherei il libro anche con le Sacre Edizioni Paoline!

ABC del 13 marzo 1977

 Bagheria, 22 giugno 2012

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “L’ELISIR D’AMORE” AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: TRIONFANO ORLANDO E I RAGGIRATI! ECCELLE PAOLO BORDOGNA. Desirée RANCATORE? STRIDE. POI E’ APOTEOSI!

19 Giugno 2012 3 commenti

Paolo Bordogna (basso-baritono)

Martedì 12 giugno 2012 abbiamo assistito, al Teatro Massimo di Palermo,  alla Prima de “L’elisir d’amore” (1832), melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti. L’opera, dopo ben 180 anni, conserva la sua freschezza compositiva e, nonostante le innovazioni registiche (questa di Damiano Michieletto, con accese scene sulla spiaggia, certo cattura e diverte, ma siamo ben lontani dal paesaggio contadino bergamasco e dal gusto del piccolo paese che alimentarono la creatività  nella geniale strumentazione dell’opera da parte di Donizetti; da lì il compositore ha attinto la sua frizzante misura ambientale, il suo timbro e, in definitiva, la catarsi musicale che appaga; e in pochissimi giorni!)  non certo coerenti col testo originale di Felice Romani e con la connotazione musicale di Donizetti, ai bravi cantanti  -e allo spettacolo tutto- è stato tributato un meritato successo. Perché mai? Cercheremo di spiegarlo.

   Il primo applauso a “scena chiusa” è stato rivolto al sindaco Leoluca Orlando, divenuto Presidente del Consiglio di Amministrazione del nostro prestigioso Teatro. Era il nuovo “Re”, eletto a furor di popolo  -e a sua volta plaudente- nel Palco Reale. Dopo dieci anni di assenza. E allora?

   Il messaggio è stato chiaro: Orlando è stato voluto anche da moltissimi lavoratori del teatro e ora costoro si aspettano che al più presto il sovrintendente Antonio Cognata (uomo dal risanamento economico),  il Direttore artistico (il regista Lorenzo Mariani che vanta numerosi premi  – Abbiati e non-  dati ad alcune sue scelte registiche) e l’intero Consiglio di Amministrazione se ne vadano! Dai comunicati letti sul proscenio, gli artisti stabili del teatro (e non solo) vogliono al più presto il desiato rinnovamento. Come non cogliere un po’ di imbarazzo? Io al loro posto mi sarei già dimesso: è il senso di dignità che fa grandi gli uomini che gestiscono nobilmente il potere!

Non ci stiamo allontanando dall’opera e dai cantanti…

   Rodolfo Celletti ci ha insegnato che i ruoli dell’opera comica nacquero dal seguente principio: il mondo si divide in raggiratori e raggirati e che l’esistenza umana ha come filo conduttore l’impostura. Ebbene, chi sono i raggiratori? Sono i padri o i tutori tiranni, i ricchi borghesi in cerca di patenti di nobiltà; gli zerbinotti, anziani o no, incapricciati di giovinette. E usano il loro potere per imbrogliare, gabbare.

   E i raggirati? Sono le loro figlie, i loro innamorati e quanti pensano di avere alle loro psicologiche dipendenze.

   Ma questi ultimi sono capaci di tutto pur di scardinare i pregiudizi di “genitori” arroganti e incomprensivi. E intorno agli uni e agli altri si agitano “taglieggiatori”, arrampicatori sociali, vagheggini vecchietti, “filosofi-registi”: una fauna umana che non può sfuggire all’occhio di chi osserva o all’orecchio di chi sa ascoltare. Sicché questo “Elisir d’amore” finisce per assumere un aspetto allegorico:  è la “metafora evidente e vivente”, drammatica e comica insieme, di questa fase di passaggio gestionale del nostro teatro che davvero sempre tende a rinnovare l’animo dei popoli, rivelandone la recondita vita. Siamo al Baudelaire de l’ Essence du rire: la comicità di Donizetti non è assoluta e grottesca come in Rossini, essa  -e ce l’ha insegnato Giorgio Corapi!-  appartiene alla categoria del significatif, è cioè una comicità rivolta prevalentemente al versante della società e del costume. Ci si è allontanati dalle atmosfere surreali rossiniane, le temperature sono piuttosto terrestri, hanno connotazioni romantiche, accarezzano le orecchie di chi ascolta. Da ciò deriva il successo perenne di questo magnetico “Elisir”.

   Non è forse Dulcamara il deus ex machina dell’intera opera? Ma, di grazia, non cercatolo né in Antonio Cognata, né in Lorenzo Mariani: entrambi, purtroppo, non sono “bassi comici”. Sono tutt’altro. Spetta ora alla sensibilità di ogni mio lettore catalogarli fra i raggiratori o fra i raggirati, tenendo conto che spesso nel corso della vita le parti, purtroppo, si invertono: ed il dramma, anzi il melodramma, è proprio tutto qui!

   Il Dulcamara di Donizetti è l’erede di Fontanarose dell’opera  “Le philtre” (1831) di Scribe-Auber.

Entrambi sono bassi buffi: Fontanarose è un buffo “cantabile”, mentre Dulcamara è un basso buffo “parlante”.

   La vocalità di Fontanarose spesso presenta aspetti melismatici (con volatine, trilli…), mentre quella di Dulcamara tende al canto spianato e sillabico: da ciò nasce la sua smagliante eccentricità. Dulcamara, pur essendo un “buffo parlante”, è un abilissimo raggiratore. E il quarantenne basso-baritono Paolo Bordogna sfodera ottime qualità attoriali e una voce perfettamente adeguata al personaggio che interpreta. Da bacio in fronte, il più in forma della serata! Bel timbro, volume consistente, emissioni  e fraseggio sempre perfetti. Ha pure distrutto, sul piano fisico, il cliché dei Dulcamara piuttosto corpulenti. Certo oggi non è il solo: basti ricordare anche il bel Ildebrando D’Arcangelo, per fare solo un esempio. E che scintillio di idee si colgono nel bel libretto di Felice Romani per questo personaggio! Vera poesia! Dulcamara ha in sé stesso il suo “magico li liquore”: e Paolo Bordogna ce l’ha riversato col suo canto compatto e magistrale! Avremmo voluto dare una comica pacca ai suoi vezzosi glutei all’insù!

   E Nemorino? Rivisitiamo sempre l’alta scuola critica di Rodolfo Celletti. Questi ci ha insegnato che, nel teatro musicale giocoso del secondo Settecento e del primo Ottocento, il tenore, in quanto amoroso, è da includere tra i raggiratori. Il movente è una giusta causa: deve sottrarre la fanciulla amata alla tirannia del padre o del tutore. Ma, nell’ “Elisir d’amore”, Nemorino è semplicemente una vittima: subisce i raggiri di Dulcamara che gli estorce soldi in cambio del “filtro” ed è schernito da tutti; veste, insomma, la parte dello “scemo del villaggio” (o della spiaggia, in questo caso). Ciò è dovuto all’ascendenza francese del personaggio: come non identificarlo con “Guillaume” del “Philtre” di Auber? E ricordiamo che  l’ “opéra-comique” annoverava fra i propri ruoli il “tenore-Trial”:  così chiamato dal cognome del cantante francese Antoine Trial (1737-1795) che per primo aveva dato vita a parti tendenti ad incarnare servi sciocchi, contadini ingenui e personaggi affini.

   Il Guillaume di Auber ha una linea di canto tipica dell’ “haute-contre” (ossia del tenore contraltino), cioè si muove su una tessitura espressiva virtuosistica. Nemorino è sulla rotta del “tenore-Trial”, almeno nella psicodinamica che caratterizza la trama. E in Donizetti diviene tenore lirico puro (e talvolta anche leggero): è aureolato da struggente malinconia ora elegiaca, ora ricca di vis comica. Del resto il tenore leggero non è l’erede del tenore contraltino? C’è nella vocalità di Nemorino un calore umano che penetra: è calore meridionale fatto proprio da tanti grandi tenori (Schipa, Tagliavini,  Di Stefano…); un calore timbrico e belcantista perfettamente raccolto da un grande stilista peruviano: Luis Alva. La sua “Furtiva lacrima” era semplicemente esemplare. Come se l‘è cavata il tenore spagnolo Celso Albelo?  Molto bene! Nei momenti più intimistici esternava una grazia da geniale tenore da camera: prova ne sia la sua toccante interpretazione di “Una furtiva lacrima”. Si è del tutto estraniato dal contesto (balneare in questo caso) narrativo ed ha esternato con eleganza la forza lirica della dignitosa persona umana che ama e soffre. 

   E, nonostante la stazza corporea, si è reso molto avvincente con le sue agili capacità attoriali sia nella divertente ed ironica “lallazione” sia nei momenti più seri o drammatici. E ci ha pure attratto con la sua glaba corporea nudità. E non ha importanza se manca di squillo, la voce è limpida e priva di fastidiosi rotacismi  tendenti a protrarsi.

   Belcore e Adina, infine, rientrano nei ruoli tradizionali dell’opera buffa italiana. Belcore (baritono) è un soldato vanaglorioso, spaccone e intraprendente. Nel “Philtre” di Auber ha nome Jolicoeur.  Auber, specialista in soggetti di ambientazione militaresca, scrisse la parte di Jolicoeur per voce di “basso cantante”, che è, all’incirca,  voce tipica di “basso baritonale”. Donizetti fece lo stesso non solo con Belcore, ma anche con altri due sergenti di cui si occuperà in seguito: Max della Betly e Sulpizio della Figlia del reggimento. Donizetti riversò nella figura di Belcore tutta la sua allegria legata alla vita militare.  La tradizione vanta grandi interpreti di Belcore:  Mariano Stabile, Giuseppe De Luca, Tito Gobbi, Rolando Panerai, Ettore Bastianini, Domenico Trimarchi,  il sempre verde Leo Nucci… e numerosi altri.

    La vocalità di Belcore si sposa bene coi ritmi militareschi  e col rullare dei tamburi presenti nell’opera. Ma sulla spiaggia di Michieletto essi perdono efficacia e mordente. Il bel baritono 39enne Mario Cassi è stato semplicemente dignitoso dal punto di visto vocale. E si è mostrato ottimo attore.

   Per finire, parliamo di Adina. La bella ragazza (soprano) è, in fondo in fondo , ingenua e affettuosa, ma piuttosto volubile, estrosa, dispotica. Porta alla disperazione i suoi spasimanti con uno stile linguistico-vocale ora gorgheggiante e trillante, ora venato di romantici abbandoni sentimentali. La Térézine del “Philtre” di Auber, ci ricorda sempre Celletti,  apparteneva, nell’ opéra-comique,  ai ruoli detti “à corset”: e ciò per il costume indossato in scena dalle interpreti. C’è da notare che gli aspetti lirici della vocalità di Adina umanizzano quegli altri virtuosistici. Grandi Adine hanno capito ciò (Margherita Carosio, Alda Noni, Rosanna Carteri, Renata Scotto, Margherita Rinaldi… : tutte grandi soprano di coloratura dall’incisivo fraseggio!).

   L’Adina di Desirée Rancatore? Una cosa va detta subito: la mirabile cantante  (e la città di Palermo deve essere orgogliosa di questa sua  nota soprano di coloratura!) è dotata di una grande “felicità di cantare”;  e il personaggio di Adina le si addice appieno. Dotata di un fraseggio sicuro e brillante e di una tecnica ben sorretta, alla fine del Primo Atto non abbiamo gradito quell’acuto piuttosto stridulo: se lo poteva risparmiare! Non era necessario: e una sua coeva, Anna Netrebko, lo sa.

   La sua generosità artistica ci è nota, ma non è necessario sconfinare nello “strafare”.  E ancora: l’Adina della Rancatore, a nostro avviso, dal  punto di vista attoriale, deve essere un’ Adina “à corset”; Desirée Rancatore non ha il  “phyisique  du rôle”  per una Adina da spiaggia.

   Detto ciò, vocalmente, nel Secondo Atto ci è apparsa smagliante, luminosa sia nella “Barcarola” sia nella suadente umiltà (che è umanità) con la quale tendeva a svelare il suo amore a Nemorino. E, quando ha intonato “Prendi; per me sei libero”, la Rancatore ci ha regalato un’interpretazione personale degna di altissima scuola. Tutto il rondò è stato un miracolo interpretativo: sia nel recitativo sia nell’aria cantabile sia nella cabaletta. E le agilità espressive emesse intonando “Il mio rigor dimentica” ne fanno davvero una fuoriclasse. Chapeau! E ha fatto bene a bissare l’intero duetto. Le è stato  tributato un meritato trionfo. La Giannetta (soprano) di Elena Borin era una buona avanguardia di un coro altrettanto apprezzabile, nonostante lo scenico fracasso. Dignitosa  e curata la direzione di Paolo Arrivabeni. E il finale trionfo dell’amore univa, sulla scena almeno, sia i raggiratori sia i raggirati. Applausi per tutti!

 

Bagheria, 19 giugno 2012

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: BARACK OBAMA AI GAY: “IO NON VI CONSIGLIEREI MAI DI AVERE PAZIENZA”!

18 Giugno 2012 3 commenti

Le dichiarazioni di un grande politico, Barack Obama, mettono meglio in evidenza il medioevo politico della nostra “Italietta” per quanto riguarda i diritti civili. Ma dai nostri esponenti politici come Rosy Bindi, Fioroni, Giovanardi, Casini, Mastella, Alfano  -e…  ben altri politici collusi col crimine politico organizzato, mafioso e non, clericale e non-   cosa vi volete, ci vogliamo aspettare? Occorre non votare più per questa partitocrazia appestata e incivile.

    Sono tutti da mandare a casa per un grande rinnovamento: valgono, tutti insieme, meno del 5%. Dipende solo da chi va a votare. Forza, occorre agire in modo spregiudicato all’interno delle cabine elettorali. Fino a quando non sentiremo parole  – con conseguenti fatti-  come quelle di Obama, riportate dalle varie agenzie sabato 16 febbraio 2012 e rivolte ai gay americani. Riportiamo il breve servizio dal sito di “Gaynews”:

Washington – E’ questo il messaggio lanciato da Barack Obama durante il ricevimento con cui è stato celebrato anche alla Casa Bianca il mese dell’orgoglio gay. “Io non vi consiglierei mai di avere pazienza, non e’ giusto come non era giusto dire alle donne di essere pazienti un secolo fa o agli afroamericani 50 anni fa – ha detto il presidente – dopo decenni di inazione e indifferenza, ora avete tutta la ragione il diritto di chiedere, a voce alta e con forza, l’eguaglianza”. Il presidente, che il mese scorso ha annunciato la storica apertura al riconoscimento dei matrimoni gay, ha riconosciuto “che c’e’ ancora molta strada da fare” per i diritti gay, ed ha promesso che “fino a quando avrò il privilegio di essere il vostro presidente, avrete non solo un amico alla Casa Bianca ma anche un sostenitore di un’America che a prescindere da come sei, da dove vieni o chi ami, permetta di sognare in grande e di farlo apertamente”.

Se occorrono ancora i Gay Pride? Certo! Se servono a suonare la carica, e non a rendere psudodemocratico il volto della nostra partitocrazia al potere.

Giuseppe Di Salvo

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