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Archivio Agosto 2012

GIUSEPPE DI SALVO: REQUIEM IN MEMORIA DI LIBERO GRASSI

Libero Grassi, 1991

Nell’ormai “storico” libro (diffidate sempre anche dai  “libri di storia”!) su Libero Grassi (1924-1991) scritto da Marcello Ravveduto (libro che consiglio di leggere) e pubblicato dalla Universale Economica Feltrinelli, a pagina 24 si legge: “Dal 1893 al 2011 la criminalità organizzata ha ucciso ottocentonove persone innocenti. In ordine cronologico Libero è la quattrocentonovantaquattresima vittima”.

   A tutte queste vittime, veri e propri esseri umani giustiziati sul campo di una guerra “civile” che ancora oggi continua, io dedico la Sinfonia n° 8 in C minor, Op. 65 del compositore russo Dmitri Shostakovich (1906-1975).  Perché mai? Semplice: l’Ottava di Shostakovich ha un parallelismo letterario con la “Poesia sul milite ignoto” di Osip Emil’evic Mandel’štam scritta nel 1937. Vi si colgono le immagini del macello della Grande Guerra; immagini che certo si mescolavano col Gran Macello del terrore di Stalin.

   Ma chi sono i “Militi Ignoti” di questa continua guerra civile dei nostri giorni? Sono tutti quei volti giovani morti per cause legate all’uso della droga e perfettamente anonimi al cospetto della gente; ci riferiamo a quei giovani, cioè,  caduti per l’insano uso delle sostanze stupefacenti; e, come sappiamo, il commercio della droga è  in mano alle organizzazioni mafiose: commercio che determina la loro grande ricchezza e il loro reale potere politico ed economico. Ma ritorniamo alla musica.

   L’Ottava di Dmitri Shostakovich ha richiami intertestuali non sempre riconoscibili a chi non ha l’orecchio bene allenato nell’ascolto della musica e della poesia. Il Primo Movimento e il Quinto della sua Ottava ha nobili sviluppi tematici legati al tema di Manfred dell’omonima Sinfonia di Cajkovskij. Manfred è un personaggio ultraromantico: egli innalza con forza la sua dissidente voce contro l’oppressione; e la musica si diffonde nel cosmo, viene percepita con toccanti sonorità radiate dall’alto. Così avviene anche con l’Ottava di Shostakovich.

    Libero Grassi, rifiutando di pagare il pizzo alla mafia, affermava il suo orgoglio di persona davvero libera; dissentiva dal potere violento e terroristico, quello mafioso: il che equivaleva ad affrontare con dignità la morte imminente. Che puntualmente avvenne il 29 agosto del 1991. Ucciso dalla mafia. Ma soprattutto  -diciamolo!-  dall’omertà mafiosa. Perché se davvero tutte le persone fossero contro la mafia, essa non ci sarebbe più. Ma c’è!  E allora? Forse il potere mafioso teme chi semplicemente bussa alla sua porta? Il “Proibizionismo”,  più del pizzo,  è l’insana politica che determina il grande potere delle mafie. Potere economico. Riciclaggio. Imprese che riciclano il denaro sporco. E fiumi di denaro che nelle sacre banche non puzza.

   E tanti, tanti caduti sul campo: Eroi e Ignoti. Nell’indifferenza generale che suona come un grande Inno all’Omertà Perenne. Intonato e sorretto anche da non pochi politici di Cosa e Casa Nostra. Ecco perché occorre sempre onorare i morti e i Nuovi Militi Ignoti (i tossicodipendenti sterminati con overdose) con sonorità che, alla fine, con onore sposano il silenzio.

Almeno per aprire altre e non conformistiche meditazioni nei giorni dei tragici ricordi!

Bagheria, 29 agosto 2012

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: L’INGUINE DI ANTONIO CASSANO, IL LINGUAGGIO “CHECCHING” DI STRAMACCIONI, L’INTER E TANTE RISATE GAY

Antonio Cassano nudo fino all'inguine!

Sì, Antonio Cassano è arrivato all’Inter col volto ridente. Non si è dunque spostato da Milano: si tratta di movimento statico. I tifosi interisti ne hanno visti tanti attaccanti estrosi, e hanno spesso apprezzato o no i comportamenti di non pochi “strani folletti”. All’interno della squadra di Moratti sono ottimisti: pensano che nell’Inter, squadra per la quale, fra l’altro, Cassano tifa, l’attaccante barese mirerà ad acquisire un controllo emotivo più maturo, quindi adeguato; Zanetti l’ha accolto con la singolare signorilità che gli riconosciamo; Andrea Stramaccioni con simpatia preceduta da comiche imitazioni linguistiche striate da affettuosi aspetti caricaturali; speriamo che il bel Milito lo metta sulla corretta via quando si parla di gay e che il cranio lucido di Cambiasso gli crei  un’elettrizzante e positiva visione androfila del mondo.  E’ ridente amicizia e accoglienza davvero gaia. Auguriamoci che il “folletto” di Bari porti il sorriso anche al simpatico Chivu e a tutti gli altri calciatori dell’Inter un po’ ombrosi e che non perda il guizzante brio che lo caratterizza.

   Ma i tifosi interisti si aspettano che il migliore linguaggio, quello calcistico, il Nostro, lo esibisca sul campo. Ricordiamolo: col suo infelice linguaggio verbale striato di omofobia Cassano si è già scusato. Ma non tutte le anime gay, purtroppo, sono prive di risentimenti nei suoi confronti: calciatori o tifosi che siano. Noi tifosi interisti, gay e non, lo valuteremo sul campo: in pantaloncini o in mutande poco importa. Certo le sue cosce ben tornite, e spesso esibite fino all’inguine, sono più belle di alcune sue scomposte e confuse parole sui gay. Ma anche ai tifosi gay interisti (e siamo in tanti!) interessa una cosa sola: che sia destro nel fare i goal contro le squadre avversarie. Noi confidiamo che ad imitarlo verbalmente ci pensi sempre il simpatico Stramaccioni con la sua calda voce alterata da “checching”; ad applaudirlo e a sostenerlo nel suo linguaggio motorio che anche per istinto meglio conosce, invece, ci penseranno i tifosi dell’Inter, gay e non. Come a disconfermarlo nelle sue prestazioni in campo poco felici. Quanto ai suoi movimenti erotici ostentati, non possiamo non essere felici per lui e per le persone  -si dichiarano sempre quelle di sesso femminile!-   che apprezzano ciò che, in lui, va oltre l’inguine che tutti conosciamo. E che valorizzano, perché crediamo che anche Cassano le abbia, le sue intime parole affettuose. Forse i suoi intimi giochi motori sono accompagnati da barzellette ricavate dai manuali letterari di qualche simpatico gendarme di casa nostra? Come si vede, di tutto certamente ridere si può. E ciò è un bene per la salute di chi imita, gioca e ride, nevvero Stramaccioni? Benvenuto nella tua Inter, Cassano!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: VOTARE CROCETTA? MEGLIO BEPPE GRILLO. LA SICILIA NON E’ UN CONVENTO. E CROCETTA NON E’ ELLENICO COME IL CASTO IMPERATORE GIULIANO!

Rosario Crocetta casta e suora

Rosario Crocetta, europarlamentare, ha fatto la sua promessa: “Dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia, le siciliane e i siciliani. Guidare la cosa pubblica è come entrare in un convento e non ho neanche più l’età per certe scorribande”. 

 Che dire? Io non credo che Crocetta ambisca a diventare santo. E’ un galileo e non un ellenico come il grande imperatore Giuliano. Da candidato all’Assemblea siciliana, con la sua bocca, Crocetta può dire ciò che vuole. Ma scegliere la castità, legando la scelta all’eventuale avvenuta elezione, non è una convinzione profonda. Anche perchè noi sosteniamo che si può praticare il sesso, omo o etero, ed essere onesti, bravi  e competenti amministratori. Personalmente, se devo essere sincero, mi sento di affermare che siamo al trionfo della demagogia. E invito a non votare per Rosario Crocetta: delle scelte sessuali delle persone (e qui alludo alla castità) in politica non ce ne frega proprio niente. Del resto, se qualcuno, al contrario, ci chiedesse  di essere votato, promettendo  – se eletto-  di praticare sesso con i suoi elettori, chi di noi lo voterebbe? Dov’è il logos? Siamo al “delirio demagogico di onnipotenza”. Su questi gay problematici striati di “galileismo colpevolizzante”, ma ambiziosi di potere, è meglio non confidare; occorre starsene lontani. Sono politicamente pericolosi più degli ipocriti moralisti alla Berlusconi. Non bisogna quindi votare Crocetta, lasciamolo  -per il suo personale bene-  alla sua vita politica non casta. Qualche trombatura elettorale farà pure bene alle sane pulsioni della sua libido. E sapete cosa occorre fare per non lasciarlo casto? Bisogna votargli contro. Magari per chi pratica sesso all’interno del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Meglio un comico di mestiere che una scenica finzione! E meglio ancora una vera Croce e non una “crocetta”!

Giuseppe Di Salvo

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MICHELE LIZZI: LA RIVISTA “Kalòs” PUBBLICA UN INCISIVO ARTICOLO DELLA MUSICOLOGA ANGELA BELLIA

Michele Lizzi, articolo di angela Bellia in "Kalòs"

La rivista trimestrale “Kalòs” (aprile-giugno 2012) pubblica un interessante ed incisivo articolo sulla poetica musicale del compositore agrigentino Michele Lizzi. Il lucido saggio è scritto dalla musicologa Angela Bellia ed è intitolato: “Michele Lizzi: rinnovatore del melodramma, evocatore dei miti greci”. Riportiamo il sommario dell’articolo: 

“A quarant’anni dalla morte riscopriamo la figura del compositore agrigentino, allievo di Pizzetti e amico e collaboratore di poeti e scrittori come Quasimodo e Sciascia. La sua concezione drammaturgica, fondata su un assoluto equilibrio fra musica e parola, recuperava la grande tradizione italiana e rifiutava il teatro musicale tardo romantico e verista. Le sue opere liriche furono realizzate a Palermo, Catania, Napoli e trasmesse alla Rai. Ma nonostante premi e riconoscimenti, esse attendono ancora una completa valorizzazione”.

Noi ci permettiamo di dire, invece, che il maestro Michele Lizzi è stato volutamente dimenticato dai teatri italiani e dai limiti culturali di chi i nostri teatri gestisce. La prosa saggistica di Angela Bellia è sentita e colta; la studiosa è dotata di una sensibilità musicale non comune che la porta a decodificare, attraverso l’impegno e lo studio appassionato, le partiture del maestro Lizzi come artisticamente meritano, partiture di grande impatto emotivo, in ispecie per quanto riguarda gli aspetti corali in esse codificate: nella sapiente polifonia corale, e non solo, c’è tutta la grande rivoluzione estetica del nostro compianto musicista agrigentino; e nel mito il musicista cerca situazioni nobili e parole graffianti che meglio aiutano ad affrontare la vita reale: il mito come strumento del pensiero per cercare di affrontare e superare gli ostacoli emotivi a noi presentati nel corso della vita. Il mito, dunque, come “logos”, “logica” e “forza psicologica” per cercare la gioia e la felicità nella vita. E il tutto codificato nella magia delle note, nel superamento di importanti ma datate “forme chiuse” che tolgono forza alla tensione del dramma; non c’è azione scenica, nelle opere di Michele Lizzi, che  -nelle sue sequenze espressive- termina col silenzio; si passa alle azioni sceniche successive sempre con temi musicali, oserei dire, “di collegamento”. E ciò perchè la vita presente nel dramma crea una tensione continua di cui la musica non si può disinteressare. Questa concezione estetica gli faceva affrontare gli ostacoli della realtà con piglio magico, armonico: e, posso testimoniarlo, la sua vita si sposava bene solo con l’armonia. Grande Anima era il maestro Lizzi. L’interessante saggio di Angela Bellia e il suo sensibile approccio umano alla figura del musicista dimenticato colgono la ricca umanità dell’uomo Lizzi; ella, infatti, chiede, cerca testimoni per avere dirette informazioni; sa che nelle partiture del Grande Agrigentino c’è la bellezza di un continuo Inno alla Vita che desidera una cosa sola: quello di essere valorizzato come merita ed esegutito per diffondere musicalmente la grandezza di un Bene davvero “NON COMUNE”!

Angela Bellia così, infatti, chiude il suo interessante saggio:  “I successivi passi dovranno certamente essere indirizzati verso l’esecuzione delle sue opere per far rivivere così le emozioni della sua arte e per riscoprire il significativo apporto che il compositore siciliano ha dato alla storia della musica del ’900″.  Insomma, la rivista “Kalòs” di aprile-giugno 2012 non si deve proprio perdere!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: PRIMAVERA SEI (VERSI AUGURALI PER IL 25° COMPLEANNO DI SALVUCCIO INCANDELA)

Salvatore Incandela: agosto 2012

Oggi Salvatore Incandela compie 25 anni. Riproponiamo una mia poesia da me partorita il 27 gennaio del 2007 e pubblicata in questo stesso nostro Blog il 20 febbraio 2007: da allora sono passati cinque anni, sei mesi e 12 giorni. Cosa è cambiato? Non sta solo a me dirlo. Io educo semplicemente alla libertà: la sola idea a cui mi mantengo sempre fedele. E questo è più di un ripetitivo pensiero augurale! Riecco la poesia:

 

 

Nel cielo insulare

-un Dio piscia

sul nostro inverno-

tu, Salvatore, primavera sei!

Olezza l’aperta corolla

della fresia

e  -in te- rovescia

vivi colori.

 

Digiti immagini

e frasi spezzate:

miele rappreso

le gole ferisce.

Porgi con grazia

svettanti presenti

che disarmano:

con fitte di gioia

cantano i cuori.

Il tuo spirito libero esulta,

vittoria per gli amici:

i pochi che contano!

 

Bagheria,  22/01/07                                                            

Giuseppe Di Salvo

 

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GIUSEPPE DI SALVO: ERMES (SOGNO D’AGOSTO)

Ermes, aitante dio greco

Giochi tu con l’acqua

                d’agosto

e le gocce

son taglienti schegge

di frantumato specchio:

lì  -fiero-

ti  rivedi integro

col virile onore del Siculo.

Proietti ricordi nell’aria

e il vento sul tuo viso

canta:

                 mute parole tesse.

Il desiderio è sposa

con veli neri agli occhi

striati di sangue mediterraneo:

l’anulare porge

al fuggevole arroventato anello.

Nudo Ermes in sogno appare

e dice:

“Vai, scalpita!

Solo ai soli son fedele in Vita!”.

 

Bagheria, 06/08/2012

Giuseppe Di Salvo     

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GIUSEPPE DI SALVO: NOSTRO OMAGGIO E ONORE AL GRANDE GORE VIDAL (1925-2012)

Gore Vidal nel 1948

Se n’è andato il 31 luglio 2012 il grande scrittore americano Gore Vidal. Noi gay gli dobbiamo molto. La sua indomita lotta contro ogni forma di ipocrisia è azione civile quotidiana alla quale bisogna inchinarsi. Come onorare la sua memoria a sangue caldo? Citando le belle riflessioni tratte dal suo capolavoro, “La statua di sale”, romanzo dichiaratamente omosessuale apprezzato da André Gide, Christopher Isherwood; e lo stesso Thomas Mann , nei suoi “Diari”, definì la storia di Jim  Willard “un’opera nobile, un importante documento umano, di eccellente e illuminante verità”.  Lo stile è aulico; il valore letterario è davvero alto! Noi citiamo ora quelle parti del romanzo che più ci hanno formato e commosso. Eccole:

Dopo avere scoperto che c’erano davvero molti uomini che amavano gli uomini, Jim passò attraverso varie fasi. La sua prima reazione fu di disgusto e di allarme. Esaminava tutti con attenzione. Era uno di loro? Dopo qualche tempo riusciva a identificare quelli palesi dal loro modo di fare teso, affettato, in particolare quando si muovevano, con il collo e le spalle rigide. (…)

   Ma nell’alta società, l’omosessuale portava una maschera stilizzata così da potersi muovere con grazia, e spesso in modo convincente, fra donne adoranti che ne venivano attratte perché era molto comprensivo senza domandare quasi nulla.  Ogni tanto poteva capitare che due omosessuali si incontrassero nel gran mondo. Quando accadeva, si riconoscevano con uno rapido sguardo e, come cospiratori divertiti, osservavano l’effetto che stava facendo. Era una forma di massoneria.

   Da tutte le parti del paese, gli omosessuali confluivano a New York. Qui, fra milioni di persone indifferenti, potevano passare inosservati agli occhi del nemico, riconoscendosi però a vicenda. Eppure per ognuno di quelli che vivevano apertamente con un uomo, ce n’erano dieci che si sposavano, avevano figli, conducevano una vita discreta e ordinaria. Questi deviavano solo occasionalmente verso i bar o i bagni turchi, in particolare alle cinque del pomeriggio, quell’ora cioè fra l’ufficio e la casa quando il bisogno di sollievo urge più che mai. Quegli uomini mascolini e piuttosto tesi erano molto affascianti agli occhi di Jim, il quale non amava invece l’altro genere che incontrava attraverso Shaw. Eppure imparava molto attraverso gli omosessuali dichiarati. Come i musicisti jazz o i tossicomani, parlavano in codice. Le parole “fata” e “mammoletta”  erano considerate di cattivo gusto. Preferivano dire che un uomo era “gay”, mentre chi era particolarmente effeminato era una “regina”. Quei giovani virili che si lasciavano sedurre pur proclamando la loro eterosessualità, erano noti invece come “marchette”, perché di solito volevano denaro. Il commercio era visto con grande sospetto; di fatto, era parte del credo omosessuale ritenere che ciò che un anno è commercio, sarà concorrenza l’anno seguente. Jim era considerato una marchetta dalla maggior parte degli amici di Shaw, e per di più inaccessibile.
 
“La statua di sale” è stato pubblicato il 10 gennaio 1948. Fu un best seller. E’ una pietra miliare della letteratura omosessuale. Ci aiuta a capire meglio come i gay si sono evoluti politicamente in Occidente. Ci sono i germi della futura nostra ribellione contro l’oppressione.
Gore Vidal va ricordato e ringraziato anche per il suo “Palinsesto”, in questo romanzo autobiografico ci rivela: “Un libro di memorie è il modo in cui si ricorda la propria vita; mentre un’autobiografia è storia, richiede ricerca, date e fatti da controllare e ricontrollare”.
In questo sue parole c’è anche la grandezza dello studioso e dello storico. E qui dovremmo riscoprire il suo “Giuliano”, storia romanzata dell’imperatore romano (331-363 d. C.):  in esso Vidal ci fa rivivere il dramma di un uomo educato alla fede cristiana che però matura in seguito una concezione religiosa ispirata all’antico politeismo pagano: una coraggiosa resistenza contro il monoteismo. Il tentativo di fermare l’avanzata del Cristianesimo da parte di Giuliano per ridare vita  all’ellenismo esercita su di noi un fascino davvero romantico. E laico.  Con onore e tanta gratitudine, non per congedarci da Gore Vidal, ma per ricordarlo ai giovani, gay e n on;  e per farlo rivivere come, con alta riconoscenza, merita!

Giuseppe Di Salvo

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