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Archivio Settembre 2012

GIUSEPPE DI SALVO: L’INTER VINCE A MILANO 2-1 CONTRO LA FIORENTINA. E CI CONVINCE!

Cassano-Milito penetrano la rete!

L’ Inter questa sera a Milano contro la Fiorentina ha vinto 2-1 e ci ha pure convinti. Milito apre le marcature. Cassano raddoppia: è il nostro cannoniere! Ci dispiace per l’assenza di Sneijder infortunato, ma dacché l’olandese si è felicemente sposato sul campo rende molto meno. So che è una coincidenza. Ma la sua assenza, almeno per ora, è  coronata dalle vittorie dell’Inter. Una squadra che certo si rivela discreta e verso il “buono” calcistico tende. Stramaccioni? Stasera merita 8, ma lo vogliamo più spregiudicato e irriverente nei confronti dei cosiddetti “intoccabili”. Il tifoso gode. E tende ad acciuffare la Vecchia Signora.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: DECINE DI LAVORATORI DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO OCCUPANO L’UFFICO DELLA SOPRINTENDENZA

Lavoratori del Teatro Massimo. Foto da "Il Corriere del Mezzogiorno"

Alcuni lavoratori del Teatro Massimo di Palermo, musicisti e non, hanno “occupato” la sede della Soprintendenza. I lavoratori del teatro, i quali hanno raccolto oltre 250 firme, chiedono le dimissioni dell’attuale amministrazione guidata da Antonio Cognata. Nei mesi precedenti, prima di ogni spettacolo, gli stessi loavoratori chiedevano le dimissioni di Lorenzo Mariani, il direttore artistico. I lavoratori del Teatro, contro il risanamento economico vantato da Cognata, dichiarano: “Il risanamento sbandierato dai vertici del teatro è stato fatto dai lavoratori, con il taglio di 150 dipendenti in sette anni, l’azzeramento degli straordinari, l’annientamento del Corpo di Ballo, rimasto con sei ballerini su trenta previsti in organico. La sartoria, il laboratorio di sceneggiatura, macchinisti, attrezzisti e addetti alle luci sono stati ridotti al lumicino. Alla luce di tutto questo, abbiamo chiesto ai vertici del di lasciare libero il campo e di andare a casa”.

NOSTRO COMMENTO

Molte persone che detengono il potere non vogliono capire che la loro “stagione” è passata. Ha vinto Orlando alle ultime elezioni comunali, plebiscitato, piaccia o no; perché la “vecchia” classe dirigente del Teatro non ne prende atto, visto che Leoluca è stato votato anche dalla stragrande maggioranza dei lavoratori stabili del teatro stesso, musicisti e non? Cognata ha risanato il deficit del Teatro, ma con quale politica economica e culturale condivisa dai lavoratori? Il sovrintendente viene nominato dal sindaco vincente? Perchè Cognata onorevolmente non ne prende atto? Gli è che, al di là del contesto in rivolta, la Signora Arroganza è sempre un non artistico contenitore e si sposa bene con l’Amica Ignoranza! Le due Signore, insieme, amano i privilegi e i palchi aurei del potere.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” LA MIA RECENSIONE DI BUTTERFLY E L’INTERVENTO DI MARCELLO MOTTADELLI

"Il Settimanale di Bagheria" n° 509

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica la mia recensione dell’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Massimo di Palermo martedì 18 settembre 2012.  Sottotitolo: “Il maestro Marcello Mottadelli l’interprete ideale”.

   Il mio articolo è seguito dal breve intervento del maestro Mottadelli sulla mia recensione, intervento espresso all’interno dei commenti di “Facebook”. Marcello Mottadelli, fra l’altro scrive: “Caro Dott. Di Salvo ed amici, sono davvero senza parole di fronte ad un’analisi così attenta, profonda e sconfinatamente competente dell’opera in scena nel vostro meraviglioso tempio sacro della lirica. (…) Il Dott.  Di Salvo ha centrato in pieno quello che ho voluto fare: non dare punti di riferimento all’ascoltatore sul ritmo e sul suono; creando una dimensione di non tempo e non luogo nella sortita di Butterfly e nel cosro a bocca chiusa“. Non si può perdere questa Grande Novella! A futura memoria, ché la memoria conserva all’interno della storia il passato sempre utile per il futuro.

Commento di Marcello Mottadelli

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CONTRO IL CHIEVO L’INTER VINCE 2-0. MEGLIO CINICI CHE PERDENTI!

Alvaro Pereira

Inter cinica, Inter provinciale? Comunque Inter stasera vincente contro il Chievo che pure non ha demeritato. L’Inter, quando gioca fuori casa, è certo micidiale: 2-0 contro il Chievo con due bei gol non è cosa da poco; bravo Pereira, bravo Cassano. Come si vede, quest’ultimo  -quando gioca al posto di Sneijder- produce più gioco e anche gol. Sneijder stasera si è infortunato, ci dispiace per lui. Ma occorre rilevare che Cassano produce di più e fa gol. Non siamo certo al grande gioco, ma meglio questa Inter vincente che quella umiliata, confusa e perdente. E noi tifosi, così, certamente esultiamo! Stramaccioni? Diamoglielo un bel 7, stasera!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO, TIFOSO INTERISTA PER ORA SFIGATO: COME MAI SNEIJDER TELEFONA COI PIEDI?

Wesley Sneijder

Domenica 23 settembre 2012, a San Siro l’Inter ha perso in maniera clamorosa con il Siena, subendo due splendidi gol. Inutile parlare dei tiri in porta da parte degli Interisti: qualsiasi Pegolo è bravo se si trova innanzi a quelle delicate telefonate fatte coi piedi da parte di chi prova noia pure a volere fare rete; e mi riferisco soprattutto a Sneijder, calciatore che amiamo, ma sempre più appare propenso a sbagliare qualsiasi semplice passaggio: è questo gioco da campioni? Ora, a Milano, se il Milan non ride certamente l’Inter piange; e solo questa Inter poteva portare a -1 il Siena, togliendolo dal freddo polare. Ci sarebbe da dire: “Chi dice calcio dice Siena e chi dice panforti dice (dis)sapori!”. Ma come mai questa Inter è appannata e nella stessa valutazione dei tifosi viene giudicata “scarsa” senza appello? Alessando Vocalelli su “La Repubblica” di oggi scrive fra l’altro: “ La verità è che l’Inter, per come è stata allestita, non può sopportare e sostenere Cassano e Sneijder, che non aiutano mai la squadra, sono lì a cercare il numero individuale, costringono la squadra ad allungarsi e finiscono per costringere i compagni a difendersi in inferiorità numerica. Nel calcio moderno, nel calcio attuale, non esiste più la possibilità di far valere semplicementele qualità tecniche”. Come dargli torto? E allora? Noi proviamo simpatia per Stramaccioni, ma il nostro simpatico allenatore deve fare coraggiose scelte: metta Cassano, visto che ci appare più convinto nel gioco interista; Sneijder, da tempo, sembra un uomo a servizio delle squadre avversarie; e sono convinto che se non salta l’olandese, prima o poi, salta proprio Stramaccioni. Tiri fuori gli attributi calcistici chi li deve tirare. Noi tifosi staremo a guardare questi volti perdenti, quindi, almeno per ora, sfigati!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL MIO ARTICO SU BUTTERFLY, MARIA FARNETI, MARCELLO MOTTADELLI

"Il Settimanale di Bagheria" n° 508

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica il mio articolo sulla Prima Madama Butterfly al Teatro Massimo di Palermo: il soprano Maria Farneti. Nello stesso articolo anticipavo la magia della direzione dell’opera andata in scena martedì 18 settembre 2012 con la direzione di Marcello Mottadelli. E così è stato! Nello stesso numero anche il mio articolo sul “Buon anno scolastico 2012/2013″. Da non perdere queste mie Buone Novelle! (G.D.)

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MARCELLO MOTTADELLI COMMENTA SU FACEBOOK LA RECENSIONE DI BUTTERFLY DI GIUSEPPE DI SALVO

21 Settembre 2012 1 commento

Marcello Mottadelli

Caro Dott. Di Salvo ed amici,
sono davvero senza parole di fronte ad un’analisi così attenta, profonda e sconfinatamente competente dell’opera in scena nel vostro meraviglioso tempio sacro della lirica. Questa mattina abbiamo fatto una riduzione dell’opera per i bambini delle scuole… straordinaria esperienza per quello che sarà il pubblico del futuro! si avvertiva in sala una meravigliosa e positiva energia… davvero incredibile!
E’ la prima volta che dirigo l’opera senza bacchetta e non sapevo onestamente se potesse funzionare o meno… Butterfly è diversa… ho capito che dovevo cambiare l’approccio con questa partitura che richiede una maturazione come uomo molto avanzata. Infatti i dubbi di cogliere tutte le minime sfumature in essa racchiuse ci sono sempre stati… così come il fatto di non trattarla come una grossa sinfonia corale ma nemmeno di frammentarla troppo.
Mi sono sentito di “toccare” la musica, di muovere l’aria come una farfalla che con i suoi movimenti IMPREVEDIBILI si libera nell’aria… infatti il Dott. Di Salvo ha centrato in pieno quello che ho voluto fare: non dare punti di riferimento all’ascoltatore sul ritmo e sul suono; creando una dimensione di non tempo e non luogo nella sortita di Butterfly e nel coro a bocca chiusa. Nel primo momento non ci sono riuscito pienamente per diversi motivi…

Comunque qui a Palermo, in questa produzione, sto imparando molto anche per merito della straordinaria orchestra del Massimo. Hanno avuto per tutto il tempo delle prove una concreta professionalità ed umiltà verso il lavoro.
Una sera, dopo una prova in teatro che non ha avuto un esito prettamente positivo (anzi!!), un trombettista mi disse: “Maestro…. perchè si sente così? È musica… divertiamoci noi che abbiamo la fortuna di farla…!”

Vi ringrazio ancora per il vostro affetto…
Vostro,

Marcello Mottadelli

GIUSEPPE DI SALVO: MARCELLO MOTTADELLI INTERPRETE IDEALE DI MADAMA BUTTERFLY AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. TRIONFANO LE SUE NUDE MANI!

Marcello Mottadelli

Ciò che sto per dire non vale solo per Madama Butterfly di Giacomo Puccini, ma per tutte le opere, anche se sto qui prendendo spunto da Cio-Cio-San, personaggio interpretato da Daniela Dessì martedì 18 settembre 2012 al Teatro Massimo di Palermo, direttore d’orchestra   -davvero impeccabile, ma più avanti ci ritorneremo!-  il giovane e bel maestro Marcello Mottadelli dai gesti attoriali che ci fanno pensare ad un impasto materico umano in movimento che racchiude tratti di grandi attori come James Stewart giovane (1908-1997) e il prestante Matthew Staton Bomer dei nostri giorni, anche se un po’ più nutrito.

   Ogni opera ha dunque dei valori espressivi “ideali” che sono poi quelli creati dai vari compositori e ben codificati nelle loro partiture; a questi valori “ideali”, che coincidono con la creatività dei vari compositori, seguono ben altri valori “reali”: e sono quelli interpretativi affidati ai cantanti protagonisti e ai direttori d’orchestra che, di fatto, “ricreano” (o rovinano) le partiture che di volta in volta eseguono. Ma ritorniamo a Madama Butterfly. Diceva la grande Renata Tebaldi: “Di solito si canta Butterfly a fine carriera perché rovina la voce, però è un atteggiamento anche sbagliato, in quanto per Butterfly ci vuole la voce. Come i tenori che cantano Otello in fine carriera. E con che voce lo cantano? (…) La Butterfly propone grandi difficoltà vocali, ma nell’interpretarla non ho riscontrato  eccessivi problemi. Io canto naturalmente Butterfly all’italiana perché Puccini resta italiano anche quando compone quest’opera giapponese. E noi dobbiamo cantare quella musica, e non un’altra. Cioè, cantarla com’è scritta…”.

   Forse la Tebaldi, nonostante le sue incisive parole, si avvicinava alla Butterfly ideale? Sul piano vocale le era molto prossima; ma sul suo modo di viverla in scena certamente no. Gli è che una brava cantante “ideale” deve essere “attrice-cantante” (cioè deve avere grandi capacità attoriali mentre sfodera vocalmente il suo “recitar cantando”, ossia un’adeguata condizione vocale- e la Camerata dei Bardi di cinquecentesca memoria oggi deve essere rivisitata e rivalutata appieno!).

   Sulla scia dell’ “attore-cantante” che già l’opera francese aveva creato con Lulli (1632-1687), come ci ricorda Rodolfo Celletti, Rosina Storchio (1872-1945), la prima interprete di Butterfly alla Scala il 17 febbraio 1904,  “era, appunto, un’attrice-cantante”.  Inoltre, Celletti sulla Storchio aggiunge: “La sua voce  -soave e candida nel timbro, delicatissima e preziosa nella smaltatura- (…), poiché i tempi così esigevano, aveva cominciato con eroine di tutt’altro stampo,  a volte di un peso vocale decisamente superiore ai suoi mezzi  – come Santuzza-  a volte di tessitura più accessibile, ma sempre appartenenti, sotto il profilo psicologico, a quelle schiere di giovane donne spregiudicate e vissute che, a cavallo tra l’Ottocento e Novecento, avevano dato all’opera verista un che di anticonformista e di peccaminoso: Nedda dei Pagliacci, la Manon di Puccini e infine, nel 1990, la Zazà di Leoncavallo.  Ma, per quanto generosamente e appassionatamente la Storchio s’appropriasse il canto nevrotico e sensualeggiante delle eroine dell’opera a sfondo verista, la fibra vocale e, a volte, anche il temperamento, denotavano il soprano casto, liliale, nato per interpretare le parti di ingenua.  E’ chiaro che a una simile cantante la figura di Cio-Cio-San, una autentica ingenua, doveva adattarsi pressoché alla perfezione”.

   Ecco, dunque, il primo esempio di Butterfly “ideale”. E poi?  Ricordiamo il soprano Salomea Krusceniski  (1872-1952): ella incarnava il nascente fascino slavo e, presa dal demone dell’opera verista, affrontò con successo la difficile prova della riabilitazione di Cio-Cio-San a Brescia nel maggio 1904. In seguito la sua Cio-Cio-San “ideale” venne apprezzata anche a Genova (novembre 1904), Bologna (1905), Torino (1906), e poi, fino al 1916, a Buenos Aires, Madrid, Lisbona e in altre parti del mondo. Trionfava ovunque. Come mai? Semplice: la Krusceniski era una donna affascinante, ma soprattutto era una intellettuale. Ricorda ancora Celletti: “Non aveva una voce torrenziale di vero soprano drammatico, ma, contrapposta a una Storchio, vantava vibrazioni più intense e timbro più pieno (…).  Una delle sue grandi attrattive era la recitazione, ma intesa in senso diverso da quello delle attrici- cantanti di ceppo italiano. La Krusceniski mirava a una scrupolosa ricostruzione storico-ambientale”.

   Altra Butterfly “ideale”, la terza? Fu Angelica Pandolfini (1871-1959) che nel dicembre del 1904 eseguì l’opera ad Alessandria d’Egitto. Ancora Celletti: “La Pandolfini aveva una splendida voce di soprano lirico, duttile, vellutata, squillante, e una tecnica d’emissione eccellente”. E fu proprio la Pandolfini che, nell’ottobre del 1905, ripresentò  Cio-Cio-San a Milano, ma al teatro Dal Verme, con grande successo. La sua fu una Butterfly piuttosto stilizzata, ma molto convincente per lo studio degli atteggiamenti scenici e per la sicurezza dell’espressione vocale. Ma chi fu, in assoluto, la più grande Butterfly di quegli anni, insieme a Rosina Storchio? Fu Maria Farneti, che eseguì per la prima volta l’opera al San Carlo di Napoli nel gennaio 1906. E, come ho ricordato precedentemente, la interpretò anche al Teatro Massimo di Palermo il 28 aprile 1906. Ancora Celletti su Maria Farneti: “La sua Cio-Cio-San fu esemplare per la ricchezza e la facilità dei suoni anche nei tratti più scabrosi, per lo slancio del fraseggio e per la suggestione del timbro che univa, alla dolcezza di Rosina Storchio, uno squillo pieno e argenteo”.

   Dopo più di centosei anni, con Daniela Dessì, possiamo dire oggi di essere stati innanzi ad una Cio-Cio-San vocalmente “ideale”? E il mio attento lettore, dopo averla ascoltata, non potrà non catalogarla fra le Butterfly piuttosto “reali”. Ne segue che  per taluno è preferibile non portare sulla scena un canto privo delle caratteristiche dei soprani “ideali” sopra descritte, mentre per talaltro, se proprio questo canto viene eseguito, non gli resta che tenersi lontano dal disquisire su un modo di cantare non certo adeguato e piuttosto vicino all’usura. Si fa l’elogio dell’imperfezione quando ci si trova innanzi a modelli perfetti.

    Dignitosi sia il Pinkerton di Roberto Aronica (superato il tanto umano  timor panicus che gli creava psicologicamente difficoltà nell’entrare in scena  -ma anche Franco Corelli non ne era immune- non  abbiamo colto particolari raffinatezze  espressive nel suo canto) sia lo Sharpless del baritono Roberto Mastromarino sia la Suzuki di Giovanna Lanza e gli altri comprimari. Ma mi chiedo: perché mai nel lussurioso duetto “Viene la sera…”, che riempie di splendore melodico tutto il Primo Atto, nessun regista rende visivo l’amore carnale magari con l’abbassamento delle bianche  -ma non caste!-  braghe  da parte del tenore, in ispecie quando pronuncia le parole “ora sei tutta mia” o “l’amore non uccide,/ ma dà vita, e sorride/ per gioie celestiali/ come ora fa nei tuoi occhi ovali” o ancora “Io t’ho ghermita…/ Ti serro palpitante./ Sei mia”.  Come non notare prima quel violino che libera carezze corporee e, alla fine dell’Atto, le percussioni e gli ottoni che sembrano evidenziare l’avvenuto orgasmo col seguente sorriso di Imene nella prima lacerante  notte d’amore?  “Ahhh… quanto cielo! E quanto mare!”. Non era Butterfly felice di ciò proprio quando, fin dal suo incedere, cantava quella seducente melodia, forse fra le pagine più belle dell’opera, “Amiche, io son venuta al richiamo d’amore”? Forse “Dolore”, figlio di Cio-Cio-San, è stato concepito dallo Spirito Santo, visto che la “rinnegata e felice” si è convertita ai valori del cattolicesimo occidentale, sì da privarla della sua identità culturale? O è nato dalla notte d’amore passata con Pinkerton? La tragedia di Butterfly, come in Medea, è tutta qui: nella consapevolezza di aver perduto per sempre  il suo iniziale “richiamo d’amore”. E quella notte, e molti altri temi, come tanti flashback (o analessi) visivi, nel corso dell’opera, si ripresentano come magici e nostalgici leitmotive. Struggenti ricordi!

   Chi ci ha trasmesso e fatto rivivere, l’altra sera, i valori musicali “ideali” di Madama Butterfly (e lo avevamo intuito e anche scritto giorni prima!)? Il giovane e bravo maestro concertatore, Marcello Mottadelli, il quale ha saputo portare a livelli regali (cioè altamente professionali!) sia l’Orchestra sia  (coadiuvato dal bravo maestro Andrea Faidutti) il Coro del Teatro Massimo di Palermo.  E ciò ha finito per arricchire anche la tenuta espressiva e melodica di tutti i cantanti. Marcello Mottadelli è stato davvero abile nel tirare fuori dalla partitura sia le connotazioni orientaleggianti sia quelle simboliste ed impressionistiche sia gli aspetti Liberty e floreali sia l’intera gamma di citazioni ambientali o onomatopeiche. L’acme si è raggiunto quando il Coro fuori scena ha intonato la famosa attesa (che per Butterfly era anche speranza) con la celeberrima espressione melodica “a bocca chiusa”: abbiamo percepito un canto elegiaco che andava oltre ogni ristretta percezione dello spazio e del tempo; si laceravano anche i luoghi e, con essi, le famose unità aristoteliche; era un’attesa che ci proiettava oltre gli stessi ristretti spazi in cui si svolgono le azioni nell’opera; ma lo avevamo avvertito prima, nel corso della lettura della lettera, quando il tema del “coro a bocca chiusa” già si liberava come una “prolessi” musicale (o flash-forward), anticipandoci i tristi eventi finali. Quel Coro rappresenta il puro canto dell’anima mentre si medita per giungere anche ad eventuali estreme scelte finali. Le luci dai lampadari  liberty del teatro si accendevano delicatamente e accompagnavano la “lunga attesa”, si udiva il pizzicato degli archi e qualche isolato strumento sorreggeva la delicata melodia intonata dal Coro.  E in ciò c’è stato certamente anche il tocco magico del regista Andrea Cigni… Non a caso a questa espressione collettiva, quindi davvero “corale”, è stato tributato l’applauso più convinto e più lungo della serata. Meritatamente. La stessa impostazione tradizionale dell’orchestra è stata rivoluzionata: i corni posti a sinistra dei contrabbassi, per fare un esempio, sposavano trasformazioni timbriche nell’impasto sonoro  con gli archi (in genere sono piazzati nella parte opposta); noi ce lo spieghiamo perché anch’essi spesso si abbandonano a toccanti leitmotive (sottolineare la delusione delle parole “un bel dì vedremo” musicalmente tocca proprio a loro) e poi… quelle nude mani del maestro direttore! Infatti, Marcello Mottadelli questa volta non aveva bacchetta. Certo, ci sono nobili precedenti: il grande Dimitri Mitropoulos ieri; oggi il russo Yuri Temirkanov… Fermiamoci. I due direttori dalle nude mani citati (ma ce ne sono altri) hanno la caratteristica della staticità sul podio; Marcello Mottadelli ha invece movimenti che sembrano prolungargli le parti del corpo creando immagini espressionistiche; ma da tutte quelle nude mani noi abbiamo visto passare il magnetico transfer espressivo: i maestri sembrano ricordare agli orchestrali come deve essere riprodotto il suono  (o un suono): di fatto sono grandi maestri che “riscrivono” le partiture che dirigono. E così magneticamente si rivive l’opera!

Bagheria, 20 settembre 2012

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PRIMA BUTTERFLY A PALERMO? 1906 AL TEATRO MASSIMO ERA MARIA FARNETI. ORA? LA NOVITA’ TUTTA NELLA BACCHETTA DI MARCELLO MOTTADELLI!

Maria Farneti, prima Butterfly al Teatro Massimo di Palermo

Madama Butterfly di Giacomo Puccini venne rappresentata per la prima volta al Teatro Massimo di Palermo il 28 aprile del 1906: con ben otto repliche. Nel ruolo di Cio-Cio-San c’era un grande e bel soprano lirico, Maria Farneti (Forlì, 8/12/1877- San Varano, 17/10/1955), appena 29enne. Aveva il tocco della grande attrice e, nel ruolo di Butterfly, era assai credibile perché in scena, ben truccata, dava proprio l’idea della 15enne in piena età mirante ai “dolci e ai confetti”. I dirigenti di allora scritturavano cantanti vocalmente dotate, vere e proprie cantanti-attrici che amavano e credevano nel “recitar cantando”. Provenivano da scuole di canto di alto spessore professionale ed artistico. Sarebbe ora di cercare di ripristinare questo stile andato perduto.

   I critici di allora dicevano che, in Madama Butterfly, Maria Farneti dava “alla sua voce l’espressione più dolce” e mirava a rendere evidenti e “con mirabile squisitezza di espressione” gli stati d’animo del personaggio, il quale lo “assurgeva ad una drammaticità commoventissima”. Basta ascoltare la sua incisione di “Un bel dì vedremo”, datata 1931, per rendersene conto.

   Va ricordato anche che nella replica dell’11 maggio, sempre 1906, al Teatro Massimo di Palermo, ad ascoltare Maria Farneti, era presente nel Palco Reale Vittorio Emanuele III e la regina Elena.

   Madama Butterfly, quindi, arrivò a Palermo due anni, due mesi e 11 giorni dopo l’assai contestata prima assoluta alla Scala di Milano del 17 febbraio 1904, subito ritirata; per poi Puccini, dopo averla riveduta e diviso il lungo secondo atto in due, farla trionfare il 28 maggio 1904, con Salomea Krušeniskij, al Teatro Grande di Brescia, direttore era Arturo Toscanini.

   Occorre ricordare che i Palermitani, nel 1906, avevano già avuto familiarità con ambiti artistici striati di simbolismo e con sonorità legate al Giappone. Infatti, l’opera “Iris” (1898) di Pietro Mascagni era già stata rappresentata a Palermo nel 1901, nel 1902 e nel 1905 (nel 1902 “Iris” aveva addirittura inaugurato la Stagione operistica del  sommo Teatro Palermitano): con ben 26 repliche sparse nel triennio.

   Ma ritorniamo a Madama Butterfly a Palermo. Dal 1906 a quella programmata per martedì 18 settembre 2012 si contano 30 edizioni di questa interessantissima opera di Giacomo Puccini: 20 volte al Teatro Massimo, 7 volte al Teatro Politeama, 2 volte al Teatro del Parco di Villa Castelnuovo. In media la si è rappresentata a Palermo, dal 1906, ogni cinque anni e tre mesi. Ma mai Butterfly ha inaugurato una stagione operistica del famoso Teatro palermitano. Come mai? Semplice: Puccini è tanto amato dal pubblico e le sue melodie sono sulle labbra di tutti i melomani; la stessa cosa non si può dire della critica che su Puccini si è da sempre spaccata. Ed è probabile che, grazie a questa non conformità di opinioni accademiche, i dirigenti del teatro palermitano non abbiano mai ritenuto opportuno, nel corso degli anni, aprire una stagione con un’opera tanto cara al sentimentalismo “piccolo-borghese”, come spesso ingiustamente si dice. Secondo noi, Giulio Confalonieri ha superato una volta e per sempre queste ingiuste critiche al maestro di Lucca. Ma a Madama Butterfly hanno dato tanto spazio all’interno delle varie stagioni operistiche in corso: addirittura quella andata in scena nel 2002, interprete Daniela Dessì, ha avuto ben 16 repliche, un primato difficile da eguagliare. E, nell’insieme, dal 1906, se abbiamo fatto bene il conto, ci sono state in città ben 173 recite. I critici possono pensare come vogliono, ma l’anima popolare non li segue: cantano Puccini, riempiono i teatri, applaudono i loro cantanti preferiti e solo in pochissimi si curano di quella critica incapace di leggere nel profondo dei loro sentimenti.

   Chi ricorda, nel 1940, il Pinkerton del bravissimo Mario Filippeschi? Come non ricordare, nel ruolo di Cio-Cio-San, la presenza della celeberrima Magda Olivero nel 1953? E quella della grande Antonietta Stella nel 1960 e nel 1964, anno in cui Pinkerton era quel bel giovane chiamato Luciano Pavarotti?  L’8 febbraio del 1964 Roberto Pagano, nel Giornale di Sicilia, così scriveva: “Una Butterfly senza Budda, protagonista efficacissima Antonietta Stella. Con intelligente sintesi fatta di elementi esotici e di bel canto, il soprano continua a rivelarci aspetti sempre nuovi di questo ruolo che rimane certo fra i suoi preferiti. (…) Luciano Pavarotti ha confermato le sue belle doti vocali, dandoci un Pinkerton più che adeguato”.

   Beati coloro che hanno potuto ascoltare, nel 1966, la Butterfly di Janette Pilou; e come non riportare la suggestiva impressione interpretativa di Renata Scotto nel 1970 riferitami da un’amica che è rimasta completamente ammaliata dal suo canto? Del resto, basta ascoltare la sua interpretazione di “Spira sul mar e sulla terra…” diretta da Sir John Barbirolli (1966) per rendersene conto: in questa sublime melodia, che coincide con l’incedere di Cio- Cio- San sulla scena, la Scotto, a mio avviso, supera la stessa Callas; ma poi… sarà tutto un altro discorso!

   E la raffinatezza espressiva di Elena Mauti Nunziata nel 1974 da me ascoltata e tanto apprezzata nel suo angelico incedere nel Primo Atto? Non basterebbe solo questo dirompente atto così erotico e sensuale per convincere i dirigenti e i critici  ad inaugurare qualche anno -finalmente!- la stagione operistica proprio con Madama Butterfly per togliere dalla storia del nostro teatro una così imperdonabile omissione? E le capacità sceniche della colta Raina Kabaivanska nel 1994 al Teatro Politeama chi se le rammenta?

   Perché allora riproporla oggi a soli tre anni precise dall’ultima rappresentazione? Noi seguiamo altre logiche che non coincidono con quelle registiche e organizzative del direttore artistico Lorenzo Mariani, di cui abbiamo pure apprezzato nel 2009 la prua della nave che squarciava i pensieri e l’abitazione non corporea di Cio-Cio-San. Ma poiché qualche anno addietro, al Teatro di Verdura, nonostante quei micidiali microfoni tendenti a distorcere il suono, abbiamo apprezzato molto la direzione orchestrale di Turandot da parte del 41enne Marcello Mottadelli, dal maestro torinese ora ci aspettiamo una lettura di Butterfly degna di nota, colta, capace di evidenziare le novità sonore ed espressive che, di fatto, hanno contribuito a rinnovare il nostro teatro dell’opera. E anche perché, in definitiva, noi crediamo che il vero regista musicale di un’opera lirica sia il direttore d’orchestra. L’altro, quello che cura gli aspetti visivi è pure importante; ma se si chiudono gli occhi, è l’interpretazione musicale che deve convincere il nostro orecchio. E forse in ciò, ci auguriamo!, risiede la novità di questa ulteriore messa in scena di Butterfly, in cartellone non in apertura di stagione: il pubblico non va accontentato; va, come si legge davanti al Teatro, completamente rinnovato. Largo ai giovani con idee davvero innovative!

Giuseppe Di Salvo

  

GIUSEPPE DI SALVO: ELOGIO DELLA LIBERTA’ DI ESPRESSISONE CONTRO IL FONDAMENTALISMO CHE UCCIDE!

Amore di Allah

Il grande Allah deve bruciare, neutralizzandole, le cellule cerebrali fondamentaliste dei cosiddetti “fratelli musulmani”; “fratelli” di chi? di quale Dio? I veri Musulmani devono generare vita, nonviolenza, pace: e, io credo, siano la stragande maggioranza del popolo arabo, solo che fossero deocraticamente informati e messi nella condizione di potersi esprimere liberamente: può una persona umana essere ammazzata per un’opinione non conforme sul Corano, libro religioso, ma soprattutto antropologico, che pure, in quanto cultura, rispettiamo? Le vite umane -in questi giorni uccise dal disordine pilotato dai fondamentalisti- sono le uniche pagine sacre degne di rispetto; e sono orgoglioso di essere cittadino Occidentale, filoamericano, amante di Israele; in definitiva cittadino libero che rivendica il diritto di criticare anche i reperti cartacei storici ritenuti sacri. Alziamo la testa: cosa c’è in quel delicato film di tanto oltraggioso? Io ho intravisto solo la divina bellezza dell’amore di Allah, cioè la libertà di espressisone: un’idea espressiva diversa da quella dei fondamentalisti di ogni risma perchè deve causare tanto danno? Se l’idea non è buona cade da sola. Come non capire che la vita si evolve in ogni parte del mondo e i libri sacri di tanto tempo fa non possono più interpretarla, indipendentemente se si crede o no? I fondamentalisti islamici, a quanto pare, si evolvono solo nell’uso micidiale delle armi, e sanno attaccare e uccidere persone inermi e innocenti: questo è solo terrorismo, nessun Dio c’entra proprio niente; è solo fanatismo criminale allo stato puro che produce oggi tanti estemporanei filmati più nocivi di quello che si vuole contestare. E i criminali devono essere presi, processati, messi nella condizione di non nuocere all’umanità. Ma smettiamola! A chi fa male vedere un figlio di Dio cantare col corpo l’amore? Chi è arido censuri se stesso e non la libertà di espressione non lesiva di alcuno. Chi vuole un Dio asessuato se lo tenga così. Ma lasciate pensare un Dio diverso a chi pratica le libere pulsioni dal suo creatore dategli in dotazione, fosse anche per la sola procreazione della specie, e non solo!

Giuseppe Di Salvo