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Archivio Ottobre 2012

GIUSEPPE DI SALVO: RICORDO DEL GRANDE COMPOSITORE HANS WERNER HENZE (1926-2012), OMOSESSUALE ED ERETICO!

Hans Werner Henze

Hans Werner Henze è andato a morire a Dresda, nella sua Germania, lasciata per  venire a vivere in Italia nel lontano 1953 (allora aveva 27 anni, ed era anche bello, il giovane musicista tedesco). Mentre lui si stabiliva ad Ischia, io vivevo i miei primi mesi di vita. Quando si nasce non si sa che qualcosa ci accomuna a dei grandi geni: l’omosessualità, l’appartenere ad una minoranza ingiustamente perseguitata nel corso dei secoli (soprattutto dopo Cristo).  Ma la storia tesse, a nostra insaputa, circostanze e coincidenze: in esse ci si rispecchia, poi, per caso. Sì, Hans Werner Henze, uno dei più grandi compositori del Novecento, ci ha lasciati la mattina del  27 ottobre 2012. Aveva 86 anni. Era nato il 1° luglio del 1926 a Gütersloh, in Westphalia, nella Renania settentrionale. Henze, per condizione naturale, non sopportava nessun tipo di autoritarismo, nemmeno quello del padre, un insegnante elementare che negli anni Trenta abbracciò le sorti naziste. Nel 1944, a soli 18 anni, venne arruolato, come semplice carrista, nella Wehrmacht di Hitler. Ma riuscì a sfuggire alla guerra perché venne scelto come attore in un film di propaganda militare.

   Io cominciai a prendere contatto con le sue musiche solo negli anni Settanta: ero attratto dai suoi richiami ciaikovskiani presenti nel suo balletto “Undine” (1957/58). Possedevo (e conservo ancora) una Suite dal balletto n. 1  in disco 33 giri; l’Orchestra Sinfonica di Norimberga è diretta da Othmar F. Maga. La Suite è stata pubblicata dai Fratelli Fabbri Editori in una raccolta dedicata alla Musica Moderna. Decenni dopo, potei ascoltare per la prima volta il balletto in tre atti grazie all’incisione fatta dalla Deutsche Grammophon nel 1997, London Sinfonietta diretta Oliver Knussen. A Palermo, le musiche di Hans Werner Henze sono rarissimamente eseguite. Nel 1966 al Teatro Massimo di Palermo si doveva rappresentare “Il Giovane Lord”, uno dei capolavori operistici di Henze, ma l’opera venne sostituita con una rituale Bohème di Puccini. E non sappiamo perché.

I musicologi di allora non parlavano dell’omosessualità di Henze. Erano abili nel camuffare il pensiero estetico del musicista tedesco. Che miopia! Da bocciare. Se Henze fosse stato un dongiovanni etero avrebbero taciuto i suoi contatti erotici con le donne? Quanta ipocrisia. Anche la storia della musica, in buona parte, è tutta da riscrivere. Il balletto Undine è un gioiello musicale.

Nel maggio 1991, il mensile di cultura e seduzione gay, Babilonia, pubblicò un’intervista al compositore, era curata da Davide Daolmi: tutto mi fu assai chiaro. La conservo ancora. Voglio riprendere oggi, a distanza di 21 anni, alcune sue affermazioni di allora. Diceva: “Un artista deve creare una realtà diversa. Non dico una realtà ideale, ma una realtà vera, fino al punto che non sa più se la realtà sia l’opera o la vita che agisce nell’arte”.  A questo punto, Davide Daolmi chiese a Henze di parlare della sua omosessualità e del come essa agisse o contribuisse a determinare la sua produzione musicale.  E Hans Werner Henze così limpidamente rispose: “Sa, quando io cominciavo ad essere un uomo, un atto d’amore poteva significare il campo di concentramento e anche, dopo la guerra, la stessa legge ha continuato… è stata abolita solo quindici anni fa, credo”.

Oggi siamo in grado di poter precisare a cosa alludesse Henze allora. Richiamava il paragrafo 175, legge con cui Hitler mandava gli omosessuali nei lager con tanto di triangolo rosa. Il paragrafo 175 venne abrogato solo nel 1969, quindi 22 anni prima (e non 15) rispetto all’intervista di Henze rilasciata al mensile Babilonia. E c’è da dire che il paragrafo 175 fino al 1969, in Germania, veniva applicato nella stessa forma conferitagli dal nazismo.

Se il paragrafo 175 venne abrogato, lo si è dovuto non tanto alle lotte del movimento omosessuale, assai debole allora: erano vittime di un pregiudizio atroce e terroristico; quanto alla sensibilità del Governo SPD-CDU: e ciò perché le sanzioni penali contro gli omosessuali negli altri paesi europei  -in primo luogo in Germania Orientale-  nel 1968 erano già state cancellate. A ciò contribuirono anche alcuni autorevoli studiosi: il sessuologo H. Giese e il giurista J. Baumann.

Perché rievocare tutto ciò? Perché il trasferimento di Henze in Italia nel 1953 è dovuto, in buona parte, a quel nazista paragrafo 175 antigay.  Del resto Henze non ne fa mistero. A  Davide Daolmi confessa: “E poi si può dire che nella mia musica ci sono messaggi codificati…”. Cioè destinati a chi può comprenderli. E aggiunge: “Se pensa per esempio a I Bassaridi, a come la musica accompagna la seduzione di Penteo ad opera di Dioniso…”.

Ed è certo che quasi tutti i libretti delle opere di Henze fanno rifermento all’omosessualità. “Lo sdegno del mare” è tratto da Mishima: qui si coglie, come dice Daolmi, “la contrapposizione fra la vita di mare (una vita maschile) e la terra ferma dove c’è una donna da sposare, simboleggia credo, le scelte che l’uomo può fare”.  Ed Henze ammette: “Sì…  il marinaio avrebbe dovuto rimanere in mare”. Del resto quanti riferimenti a scrittori e poeti omosessuali: Trakl, Lorca, Genet, Auden, Kallman…

E poi Henze si scatena e confessa: “Io ho considerato il mio lavoro sempre anche come un modo per provare al mondo che noi siamo artisti, anche grandi artisti, e non abbiamo niente da invidiare agli altri. (…). Nel Terzo Reich, dove io sono purtroppo cresciuto, si diceva che noi siamo biologicamente inferiori,  e che ciò si sente anche nella musica… Questo si diceva anche di me…”.

Sì, come si vede, siamo alla musica “puzzolente”. Si è detto anche contro Ciaikovski (grande compositore gay russo spinto al suicidio), contro Mahler… (anche lui “diverso” per le sue connotazioni ebraiche).  Che vergogna! Noi vi consigliamo l’approccio alle musiche di Henze sia con il balletto Undine già sopra citato sia con La Cubana (che magistero nell’uso delle percussioni!) sia con la Nona Sinfonia (che canto di dolore viene fuori dai campi di sterminio nazisti!). Ma la sua produzione musicale è tutta da approfondire: è un continuo canto di libertà contro ogni forma di oppressione!

Nel 2007 Hans Werner Henze provò un grande dolore: morì Fausto Moroni, il compagno con cui convisse per circa 50 anni. Gli dedicò una composizione di alto spessore artistico, Elogium musicum amatissimi amici nunc remoti (2008, per coro e orchestra, Prima a Lipsia, direttore Riccardo Chailly); sì, un capolavoro senza eguali dedicato all’ amico amatissimo ormai lontano. Il testo poetico, scritto in latino, è di Franco Serpa; e la metafora dei due falchi è davvero lacerante: “Uno di loro è stato colpito da una sorte oltraggiosa/ (…). Rosso, freddo, senza vita è caduto nella sabbia scura./ L’altro volò via, lutto, nella notte senza di te”.

   Un “Elogium” musicale, la cui durata è di circa 25 minuti, qualche critico non ha esitato a definirlo come l’Opera Somma di Henze. Noi vogliamo salutare il grande compositore italo-tedesco riportando quanto lui stesso affermò a proposito del suo “Elogium”: “Queste elegie sono una sorta di necrologio colmo di ricordi, di testimonianze, di dolore, di perdita e di lamento. Un’amicizia durata quasi mezzo secolo è distrutta, morta, non tornerà più; ma nel ricordo continua a vivere, piena di affetto; ed è la sua unicità che oggi accompagna e guida i miei pensieri ed i miei sentimenti verso un mondo nuovo nel quale non è facile, e forse impossibile e indesiderabile, sentirsi a proprio agio”.

Chiudiamo questo nostro ricordo di Hans Werner Henze con altri versi di Serpa da Henze musicati:

Ai grilli parla Fausto,

Fausto, re degli alberi e dei fiori e delle selve,

con voce profonda

pronuncia una parola sola: Basta!

Subito v’è silenzio, pace perfetta.

 

Gran pace, Henze. Commossi, ti ringraziamo per averci onorato con la tua musica, col tuo pensiero: la tua Arte è Grazia che ti avvicina al tuo Fausto e al Dio compassionevole che lodiamo perché anche lui ci loda, com’è bene inciso nelle tue rivoluzionarie, anticonformistiche ed eretiche note!

Giuseppe Di Salvo

 

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GIUSEPPE DI SALVO: ROSARIO CROCETTA E BEPPE GRILLO? DUE POSSIBILI POLITICI SPOSI E ANTICASTA IDEALI!

29 Ottobre 2012 1 commento

Crocetta, casto anticasta?

Cos’è successo in Sicilia con queste ultime elezioni regionali? Semplice: i Siciliani si sono rivelati persone assai responsabili e mirabili. E anche geniali. Hanno nel loro DNA i formidabili geni dei tanti popoli che la Sicilia nel corso della storia hanno occupato: Greci, Arabi, Spagnoli, Normanni, Francesi, Tedeschi, Americani… Si tratta di una genialità che spesso i cromosomi presenti nelle persone avvicinano al confine della pazzia tanto elogiata dal filosofo Erasmo da Rotterdam.

   E allora? In queste elezioni i Siciliani hanno avuto la saggezza di dividersi in due grandi gruppi: gli Astenuti e i Votanti. I primi sono andati oltre il 52%. Dato storico. E hanno fatto perdere a tutti i partitocrati circa un milione di voti. Gli Astenuti hanno detto alle mafie partitocratiche una cosa semplice: “Andatevene a casa, non siete degni del nostro voto!”. Già questo evento è una clamorosa disconferma per tutti i partitocrati. Sicché nessun partito tradizionale si può permettere di cantare vittoria. Con quale sfrontatezza da ubriaco notturno vagante lo faccia Bersani è poi davvero surreale.

   E i Siciliani Votanti? Occorre distinguerli in tre gruppi: i votanti per i partiti perdenti; quelli per Crocetta Governatore; e gli elettori che hanno determinato il vero fatto nuovo in Sicilia: il BOOM!!! del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.  E, infatti, Crocetta vince col 30,50% dei voti espressi: complimenti. E’ il nuovo Governatore con forti caratteristiche antimafia, dopo due ex inquisiti invece per mafia e dintorni (uno dei quali non più spavaldo si trova in galera). Ma come? Non erano amici di Casini che ora sostiene Crocetta? Occorre ricordare che per Crocetta c’è stato circa un 5% di voto disgiunto. E ciò vuol dire che molti Siciliani al voto hanno voluto qualche certezza, qualche punto fermo. E, come si vede, alla gente non interessa se il Governatore sia gay o no, casto o no; proprio come avviene per gli eterosessuali. I Siciliani lo vogliono semplicemente capace, rassicurante, onesto.

   Il fatto nuovo, eclatante  -in parte previsto e atteso-  è il 15% dato al Movimento Cinque Stelle: primo partito (o Movimento) in Sicilia. Esso, se non ci fosse stato, avrebbe determinato una fascia di astenuti vicino a due elettori su tre. Quindi Grillo non è affatto l’antipolitica,  quella vera  – da decenni-   l’ha espressa la partitocrazia usurata con le volgari cordate clientelari simili a masnade arroganti con atteggiamenti spesso da bravi. Anche la Destra non è andata del tutto fuori scena. Ma può una tornata elettorale estinguerla? La democrazia sarebbe per tutti più povera, ché anche a Destra non tutti gli elettori sono da censurare. Ma è certo che ne esce ben bastonata.

   E la mia Bagheria? In città si è realizzato quanto io, andando in giro, percepivo: il Movimento Cinque Stelle ha preso 4.441 voti, circa il 23% dei voti validi espressi. Primo partito! Il sottoscritto ha certamente contribuito, qui a Bagheria,  a realizzare questo risultato e non ne ha fatto mistero. Ma al successo siciliano del Movimento di Grillo hanno  portato il loro contributo due fondamentali agorà: Internet e la Strada. E, implicitamente, quella parte di insana partitocrazia che non riesce a leggere più i bisogni della gente.

   Ora Grillo vada oltre quel suo ripetere che i suoi eletti non percepiranno più di 5.000 euro lordi al mese; e che non facciano più di due legislature; si può condividere o no. Il Movimento cerchi di realizzare, visto che porterà 15 eletti all’interno dell’Assemblea Siciliana, quei coerenti obiettivi politici che contribuiscano a creare sviluppo economico, miglioramenti nelle nostre infrastrutture, progressi nei diritti civili e sociali dei cittadini. Rosario Crocetta si deve alleare per “inciuciare” intese partitocratiche o raccogliere le implicite e nobili proposte emerse dal voto e dall’esemplare comportamento elettorale dei Siciliani? Crocetta vada oltre ogni presunta anacronistica “castità” e le 15 Stelle cerchino di attuare i loro propositi, evitando di essere, come si dice, acide e vezzose. Idee da sposare se ne trovano anche nell’Area Extravergine animata da uomini e donne aderenti al Movimento di Grillo. Vogliamo fatti e attenzione per i bisogni dei Siciliani. Sulle proposte concrete i nostri confetti certamente per tutti gli sposi anticasta (casti o no, gay o no) voleranno! E i politici italiani se vogliono intendere, intendano!

Giuseppe Di Salvo

 

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ELEZIONI REGIONALI 2012: HA VOTATO IL 47%! I SICILIANI DICONO AI PARTITOCRATI: ANDATEVENE A CASA!

Come leggere il 47,42% dei votanti alle “Elezioni regionali 2012 in Sicilia”? Nel semplice seguente modo. Chiuse le urne alle ore 22,00, saputa la percentuale dei votanti che è del 47% (in un referendum col quorum le elezioni sarebbero state nulle e tecnicamente avrebbero salvato la partitocrazia!), tutti i segretari dei partiti siciliani si dovrebbero dimettere, perchè, di fatto, li ha sfiduciati la gente. Ha vinto la democrazia. Chi ha scelto di non votare ha espresso un voto militante. Come non capirlo? La maggioranza dei Siciliani non vi vuole più! Non è neache necessario aspettare lo spoglio. E’ la percentuale più bassa che mente umana possa ricordare. Infatti, dallo spoglio per i patitocrati arroganti usciranno altre civili pedate e vedrete anche le stelle a cinque a cinque. A chi di voi è rimasta un po’ di “russura” in faccia? Con onore si dimetta. Dopo lo spoglio, nel nostro Paese, ci sarà un grande terremoto politico che travolgerà anche l’Italia dei Napolitano, dei Monti e di tutti quei capipartito della partitocrazia italiana che da decenni navigano nel lusso e se ne fottono delle esigenze economiche e civili della gente. Questa volta non “è cambiato tutto per non cambiare niente”. La rivolta nonviolenta i Siciliani, grande popolo, silenziosamente l’hanno fatta giocando con l’urna elettorale. La Gente di Sicilia è stata sempre sana. La sua classe politica dominante, purtroppo, no. Ha saputo solo spargere corruzione di massa. Ma i tempi cambiano. E se non c’è più il clientelare do ut des con cui la mafia partitocratica teneva imbrigliati gli elettori, loro sono i primi ora a cacciarvi a pedate. E ve le meritate tutte!

Giuseppe Di Salvo

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ELEZIONI REGIONALI 2012 IN SICILIA: ALLE 22,OO A BAGHERIA HA VOTATO IL 46% DEI VOTANTI. SI DIMETTANO TUTTI I SEGRETARI DELLA PARTITOCRAZIA. SFIDUCIATI!

Elezioni regionali 2012 in Siclia. Dato di Bagheria; percentuale di bagheresi votanti, secondo i dati riportati da “Bagherianews”
AGGIORNAMENTO delle ORE 22.00

Alla terza ed ultima rilevazione della affluenza alle urne per le elezioni Regionali 2012 delle ore 22:00 su 48.505 elettori aventi diritto, a Bagheria, hanno votato 11.270 uomini e 11.245 donne per un totale di 22.515 votanti pari ad una percentuale del 46,42%.
E’ la percentuale più bassa di tutti i tempi. SI DIMETTANO TUTTI I SEGRETARI DI PARTITO DELLA CITTA’: SIETE STATI SFIDUCIATI! VERGOGNA! SEGUANO TUTTI GLI ALTRI SEGRETARI DI PARTITO DELLA SICILIA! PARTA DA BAGHERIA LA CACCIATA DEI PARTITOCRATI!

 
Giuseppe Di Salvo
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ELEZIONE REGIONALI 2012 IN SICILIA: ALLE ORE 19,00 HA VOTATO SOLO IL 37,66%. PERCENTUALE BASSISSIMA. PRIMA PEDATA CONTRO LA PARTITOCRAZIA!

Elezioni regionali in Sicilia: alle ore 19,00 ha votato solo il 37,66% degli aventi diritti al voto. Difficilmente alle ore 22,00 verrà superato, anche se di poco, il 50%. Affluenza molto bassa, quindi. E’ la prima pedata data dagli elettori siciliani a tutta la partitocrazia! E con lo spoglio ne vedremo davvero delle belle. Vedremo anche come si presenteranno ai Siciliani e agli Italiani gli sfacciati politici partitocrati di fatto già trombati!
 
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: MARCELLO PANNI E LA RAPSODIA SATANICA DI PIETRO MASCAGNI AL TEATRO POLITEAMA DI PALERMO. 150 ARISTOCRATICI PRESENTI. MERITATO TRIPUDIO!

Rapsodia Satanica al Politeama: locandina.

Venerdì 12 ottobre 2012, Teatro Politeama: una rarità! Viene eseguita la Rapsodia Satanica di Pietro Mascagni con la proiezione del film muto omonimo di Nino Oxilia (1889-1917).  Il film è del 1915 ed è un capolavoro. La storia viene ricavata da un poema scritto dal poeta crepuscolare Fausto Maria Martini (1886-1931) nel 1915. Vi si rappresenta il volto decadente di una nobiltà psicologicamente turbata, quindi “non nobile”,  ma piccoloborghese e tutta striata di inflorescenze liberty. Si tratta di una vicenda faustiana  al femminile e tende ad andare oltre i generi: chi non farebbe un patto col diavolo per rimanere giovane?

   Riportiamo qui alcuni versi del Prologo del testo poetico di Fausto Maria Martini per capire il contenuto della vicenda narrata nel film di Oxilia e la struggente musica di Mascagni:

Ma una notte d’estate, quando odora

d’amore tutto il mondo, e come un cuore

immenso batte, poi ch’ebber baciata

i giovani la sua mano tremante, e

le sale del castello furon piene

di veli, di passato, di novembre,

ella, sostando appena per il ghigno

di Mefisto, umanato fuor del quadro

corroso, s’ebbe, mentre invidiava

il destino di Faust, la più tremenda

offerta: “Vuoi tu ritornare giovane?”.

Alba disse: “Non si combatte il tempo”.

E il demone: “T’inganni, se tu credi

che il tempo t’abbia inciso sulla fronte

il segno incancellabile: più aspra

è la mano, di più sicura forza,

d’Amore! Ascoltami, Alba d’Oltrevita!

S’io demone mi sono, di magie

signore, taumaturgo d’una chiesa

di fuoco, fuor dell’abside del male

sgorgato per offrirti l’inatteso

dono, ecco io, ti ridò vent’anni, aurora

rosata, e tu rinuncia, per la vita

all’amore! Un cupido, una clessidra;

tra i simboli ti scegli: quali abbatti?…”.

 

Si tratta di endecasillabi assai incisivi ricchi di enjambement, inarcature che chiedevano l’ausilio dell’arte visiva per meglio essere compresi nel silenzio espressivo del gesto. Linguaggio dal codice universale. E il regista Nino Oxilia ha superato se stesso. Le immagini ci catturano per la loro encomiabile forza espressiva. Nel film risplende eccelso il fascino comunicativo della bellissima Lyda Borelli (1887-1959), diva del teatro e del cinema muto. La colonna sonora di Pietro Mascagni, altro linguaggio connotato di segni sonori universali, esplica musicalmente i sentimenti della protagonista con melodie toccanti che emotivamente ci catturano e coinvolgono; ne viene fuori un grande dramma visivo e musicale di altissimo valore artistico e la forza comunicativa dell’orchestra rende semplicemente uditivo il messaggio poetico, cinematografico ricco di laceranti immagini mute e mimiche sequenze. Un capolavoro davvero “tridimensionale”: parola poetica, immagini cinetiche, musica. E’ il trionfo di un inanellamento estetico-espressivo!

    Che dire dell’Orchestra Sinfonia Siciliana? Si tratta di una grande orchestra, orgoglio siciliano. Ma un  plauso di gratitudine merita il direttore Marcello Panni che la nostra Orchestra Sinfonica Siciliana, nel curare, dirigere in modo coinvolgente e impeccabile la Rapsodia Satanica di Mascagni, ha reso perfetta. Un grande aristocratico evento! E sapete perché? Per questa Prima Esecuzione Assoluta a Palermo, al Teatro Politeama, venerdì 12 ottobre 2012, c’eravamo circa 150 persone. Onore agli “aristocratici” presenti! Abbiamo applaudito l’evento con la stessa forza espressa per l’entusiasmo da duemila persone. Che cesellati gioielli si perde  -quasi sempre!-  chi non c’è!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: IL SETTIMANALE PUBBLICA IL MIO ARTICOLO SU BEPPE GRILLO A BAGHERIA

Beppe Grillo: mio articolo

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica il mio articolo su Beppe Grillo a Bagheria col titolo: “Il mio voto a Beppe Grillo? E’ come un sì per portarlo all’altare!”. Un articolo che ha suscitato tanto scalpore, in ispecie in chi credeva che io fossi rimasto il piccolo pirandelliano “capretto nero”. Non si deve perdere questa Divergente Novella! Sono certo che il Movimento Cinque Stelle, dopo lo spoglio, farà sobbalzare gli Italiani dalla Sicilia. Sarà cambiamento? In qualche modo sì. E sapete chi sono stati i veri elettori di Beppe Grillo? Tutti i partitocrati che lo hanno censurato, informazione asservita compresa, e l’antipolitica di regime che, proprio per mancanza di politica, ha solo saputo tartassare  -vere vessazioni economiche- i poveri cittadini italiani, mirando a distruggere anche il ceto medio. Sembra una coincidenza degli opposti, ma vigileremo e staremo a vedere. E a cantare come ben sappiamo fare!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: ANDREA CAMILLERI, LA SACRA CROCE, PAURA PARTITOCRATICA DI BEPPE GRILLO E TANTI CONFORMISTI E CROC-CHE’!

Voto disgiunto, Camilleri e Croc-Ché!

Si può amare o no Andrea Camilleri come uomo di lettere. A noi produce un po’ di noia. Ripetitivo, creatore di un linguaggio non del tutto coerente con l’antropologia espressiva dei diversi Siciliani. Noi preferiamo l’oralità vernacola difficile da codificare, ma facile da sentire: sia negli ambienti più popolari sia in quelli piccoloborghesi ricchi di invenzioni fonetiche con vocali più o meno aperte che, in alcune parole ascoltate, talvolta, non possono che produrci l’orticaria percettiva. Ma la fonetica non è linguistica codificata, non lo è mai stata; essa semmai è legata ad emissioni sonore ora piacevoli ora fastidiose. Proprio come i suoni linguistici del genovese  Beppe Grillo. Possono piacere o no al pari dei “suoni” emessi da Camilleri. 

   Che suoni? Quelli codificati nella sua produzione scritta, in questo contesto, non mi interessano. Ma voglio analizzare alcune sue idee espresse oggi e pubblicate da La Repubblica, pagine di Palermo di mercoledì 24 ottobre 2012. E’ un suo diritto schierarsi in occasione del voto siciliano, ci mancherebbe altro! Siamo talmente libertari (ma non liberisti come i Radicali di Bonino e Pannella -invisibili nei sondaggi- che appoggiano l’antipopolare e cinico governo Monti col megafono del presidente Giorgio Napolitano che, in questo caso, fa giustamente rivoltare Pannella!) che nelle sue dichiarazioni non vediamo nessun attentato né a danno di Israele, né dell’Iran tanto caro a Beppe Grillo, ma non a noi! Sulla politica estera in queste elezioni, com’ è ovvio, i candidati non si esprimono, quindi qualche animo in ansia si tranquillizzi: la Sicilia non può deliberare nessuna dichiarazione di guerra contro gli stati esteri sia che parli Grillo sia che parli Crocetta, ma  -nella sua autonomia-  può solo codificare leggi regionali, purché non vadano in contrasto col nostro dettato democratico e costituzionale. Detto.

   Cosa dichiara dunque Andrea Camilleri nell’ intervista a La Repubblica curata da Tano Grillo? Citiamo alcuni passi delle risposte di Camilleri: “Candidati con fedine penali non immacolate ci sono ovunque. Quindi nessuno può venirci a dare lezioni… Almeno in questo siamo normali… La cosa incredibile è che a Roma il governo dei tecnici prova a varare una legge sulla corruzione senza prevedere l’incandidabilità dei condannati. E la Sicilia non c’entra”.  Ma di quale normalità sta parlando Camilleri? I Radicali in Sicilia non hanno presentato liste: e non possiamo parlare di fedine penali dei loro esponenti. I candidati del Movimento Cinque Stelle, stando al Garante Grillo, sono tutti penalmente candidi. Quindi il “tutti” di Camilleri è linguisticamente sballato.  Il suo linguaggio “politico” assomiglia a quello di Casini. E i “conti” contano e tornano. Infatti, più avanti parla del “suo” candidato: “Rosario Crocetta, lo conosco, lo stimo come persona e lo reputo un ottimo amministratore. A Gela è stato un sindaco impeccabile”. 

   Auguri e buon voto ad Andrea Camilleri.

   La matrice libertaria di chi scrive non concorda con le rigide posizioni di Beppe Grillo quando si tratta di selezionare i candidati. Fino a quando non c’è un tribunale che condanna una certa persona, togliendole anche i diritti civili, come Costituzione vuole, si deve ritenere innocente, quindi candidabile. Ma questa è una mia opinione. Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo può adottare criteri meno liberali e sarà valutato dalla gente che quel Movimento con quei candidati selezionati da Grillo-Garante vota. Ma visto il clima politico vigente e la sfiducia nei confronti della partitocrazia, come non vedere quantomeno strana l’alleanza Pd-Udc? E non tanto per l’ex presunto “innocente” Totò Cuffaro  -così creduto da Pier Ferdinando Casini prima che l’ex governatore siciliano venisse condannato-,  quanto per gli obiettivi davvero incompatibili sia per quanto riguarda le scelte economiche sia per quanto riguarda i diritti civili fra i due partiti alleati: come non ricordare le assemblee e i comizi degli esponenti Udc capaci di diffondere tanta insana omofobia? E diffonderla sapendo di rimanere impuniti.  E anche il  loro rifiuto di codificare i giusti diritti a favore dei gay non avvicina l’Italia verso i boia iraniani che impiccano gli omosessuali senza pietà? Non avere diritti è socialmente come essere ammazzati. Né più, né meno! In Italia allora occorre avere paura di Beppe Grillo  -che ancora non ci governa-  oppure di chi governa e serve solo l’illiberale città del Vaticano: sia politicamente sia economicamente?! Di tanto in tanto la demagogia clericale si fa sentire: basta tasse verso i certi più deboli! Ma che bravi! Perché allora non si affrettano a pagare l’Imu, a rinunciare all’8 per mille, a pagarsi l’acqua…  e a rinunciare ad ogni privilegio che al Vaticano proviene dal Concordato? Perché non ritornano a vivere lo spirito evangelico rinunciando ai privilegi di quel lontano accordo fascista? Ecco allora come si spiega l’immagine del clericalismo riflesso sul Pd di Crocetta e sull’Udc di Casini che in Sicilia hanno sancito la Santa Clericale Alleanza. Bravo dunque Camilleri:  come usa bene la sua ragione! Ma noi che amiamo la “Matelogica” diciamo subito che questo è, in definitiva,  il vero voto di pancia. Libero di esprimerlo nelle urne, per carità, ma lo si chiami linguisticamente (perché la linguistica e la semantica sono “logica”) per quel voto che è: MERO VOTO DI CONSERVAZIONE!

   Perché diciamo ciò? Semplice. Lo si capirà meglio se riportiamo l’intera risposta data da Camilleri a proposito del fenomeno politico Beppe Grillo. “E’ un fenomeno inevitabile quando la vera politica lascia il campo scoperto. Una vecchia storia iniziata con L’uomo qualunque di Giannini. Fuochi di paglia che presto si spengono. La Sicilia spesso ha votato di pancia, mi auguro che stavolta usi di più la ragione.” E, infine, Camilleri aggiunge che il suo Montalbano sarebbe combattuto, sempre nel  voto, tra Crocetta e la Marano, ma alla fine, sempre secondo Camilleri, Montalbano finirebbe per votare per il primo, cioè per Crocetta. Ecco dunque la “ragione” di Camilleri. Siamo al nitido canto del conformismo, pensiero utile al regime partitocratico. Auguri!. Se questi sono i nostri intellettuali… il noioso voto di pancia, piccoloborghese, propagandistico e funzionale alla partitocrazia dalla gente invisa, sappiamo finalmente dov’è. E’ il perfetto voto dei conformisti partitocrati che la partitocrazia fingono di criticare, ma in realtà con essa amano convivere: ebbene, la partitocrazia è tale anche quando si definisce di “sinistra”: siamo al gioco di Bande Magnetiche che si attraggono, la contrapposizione è solo demagogica finzione benedetta dalle presunte idee  di  questo tipo di “ragione” che partorisce idee politiche espresse da “chierici”  a servizio dei partiti clericali. Ma non è ragione, sono semplici umane budella gentili! Ben messe in posa. Poi sappiamo che nulla, anche in politica, dura in eterno. Nemmeno il PCI, nemmeno Berlusconi, tantomeno il Pdl o altri: come Giannini, tutto ciò che nasce è destinato a morire. Ma, a mio avviso, chi ben ragiona in Sicilia, oggi,  è colui che si ribella nelle urne e che domenica 28 ottobre 2012 voterà le liste del Movimento Cinque Stelle: se fosse reale (quindi razionale) anche Montalbano voterebbe per Beppe Grillo. Ma siccome è una finzione non può che produrre eruttini, aria piccola piccola: sì, da quelle profonde budella e da quelle impostate pose con rigonfi pancini.

   E l’acronimo Croc-ché? Chiedetelo, il significato, agli strateghi del cosiddetto “voto disgiunto”, (non a Camilleri, per carità!,  che questi giochi e cordate sembra non voler capire), cioè a quelli che sanno mangiare e pensare con passione alla loro pancia partitocratica… Chiedetelo a Crocetta e a Miccichè?  Gianfranco Micciché, infatti, come sostengono gli esponenti partitocrati del Pdl, non è sostenuto ufficialmente da Lombardo con l’obiettivo di sottrarre voti al Pdl stesso?  E Rosario Crocetta, invece, da chi è sponsorizzato? In quali liste sono gli uomini di Lombardo? Chiedetelo a Lumia e a Cracolici: chi ha tenuto in piedi il governo siciliano uscente?

   Certo non vi diranno che Beppe Grillo, ragionevolmente, sta sparigliando i giochi. Quanta non razionale flatulenza! Se questa è antimafia! Rendiamo grazie a Camilleri!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: IL MIO VOTO A BEPPE GRILLO? E’ COME UN SI’ PER PORTARLO ALL’ALTARE! LA SUA VIS COMICA E’ FORZA POLITICA CHE SEDUCE E ATTRAE!

23 Ottobre 2012 2 commenti

Beppe Grillo in Sicilia

Era piena di gente Piazza Madrice al richiamo di Beppe Grillo, domenica 21 ottobre 2012, a tarda sera, a Bagheria. Il Comizio del Movimento Cinque Stelle ebbe una durata di più di due ore. Dalle ore 20,00 in poi. Tantissimi giovani. Tante persone di media età. Un bel po’ di persone anziane: uomini e donne. 6.000 persone? Forse di più. Che importa sapere il numero esatto? Importa avere osservato che quasi tutti i volti erano ridenti, divertiti, felici. E plaudenti. Durante il discorso di Grillo, ho pure osservato non poche emozioni e commozioni. Le ho anche vissute.  Erano particolarmente eccitati i musicisti grillini. Le assordanti musiche erano come il giusto battesimo per l’attesa. E il Grillo disinibito, scatenato crea entusiasmo. Piace. E’ acclamato. Non esita a confessare di essere un uomo ricco, frutto del suo passato lavoro. Avvince e convince. Come non potrebbe? Il non sano clima politico siciliano gioca tutto a suo favore: è tutta gente, quella presente, “abusata” dall’insano potere di casa nostra, spesso meglio chiamato con due parole “cosa nostra”! Le persone sono ferite nel loro io profondo: si tratta di disoccupati, di famiglie “tartassate” sia dal governo centrale sia da quello periferico; ci sono “nuovi poveri” con forti discriminazioni economiche e, in definitiva, si tratta davvero di lesa libertà democratica. Come, dunque, non raccogliere consensi quando se la prende contro il presidente Mario Monti, l’uomo di governo strapagato che spietatamente ci tartassa?
   La rivolta della gente avviene perché non vuole essere seviziata economicamente; non si sopportano le “sevizie” economiche fatte a danno della povera gente, delle persone divenute “non idonee” per avversa fortuna: sono politiche con striature naziste? Le impietose manovre economiche deliberate da Monti (appoggiato da quasi tutti i partitocrati!) vengono percepite come ingiuste e lesive dei diritti democratici: non c’è libertà, infatti, se non c’è autonomia economica.
   E quando questi “esperti” economici del Palazzo sbagliano le norme che consentono ancora di non far pagare l’Imu alla chiesa cattolica  -e Grillo nel guardare la chiesa Madre ricorda a tutti come il Vaticano incassi in piena crisi economica tanti miliardi con l’8 per mille-  come volete che non si scateni il delirio delle urla frammisto ad applausi? E le folle per sentirlo aumentano. E i voti anche! Se poi vengono citati gli scandali del Lazio, della Lombardia, della Campania, della Calabria… e di tutta quella antropologia politica disumana e ignorante, pacchiana e ladra, sfacciatamente ladra…, le piazze esplodono in un consenso generale e il consenso diviene tripudio da stadio: gli si proiettano sentimenti di giusta richiesta di giustizia: lo si incorona re. E quando parla del ventennio berlusconiano, in verità ventennio consociativo, sorto con promesse politiche liberali, ma che non ha cambiato nulla sia nell’economia sia nei diritti civili del nostro Paese, la piazza acconsente e lo metterebbe su un trono ancora più elevato. Senza bisogno di passare per l’altare. Sacro è il pellegrinaggio che si nota per le strade quando in qualche città c’è un suo comizio. E avviene che in molti, moltissimi, lo voteranno, lo voteremo: dalla Sicilia, giorno 28 ottobre 2012, a urne chiuse, avremo certamente consistenti sorprese. Primo partito (non mi si dica che è un “non partito”, perché alle elezioni si presenta rispettando le stesse regole vigenti per qualsiasi altro partito)? Secondo? Che importa? Se lo votiamo è perché lo vogliamo vincente e perché qualche sacra pedata deve essere data a questa sfacciata partitocrazia che i Siciliani (e non solo!) ha politicamente affossato; sfacciataggine partitocratica tutta dedita alle cordate e ai privilegi da concedere alle masnade amiche. Basta! Basta! E voterò Grillo (ossia Movimento Cinque Stelle) nonostante trovi noioso il detto “uno vale uno”. Nell’urna sì. Nelle percentuali che si determinano votando? Certamente no. E poi Grillo è geniale, ed è la prova evidente che vale più di uno e  -fin d’ora lo possiamo dire-  vale socialmente più di quanto già si sa. Il successo elettorale di Grillo sarà tutto da comprendere. E lui stesso lo sa. Una volta analizzati i flussi elettorali si vedrà. E’ probabile che ci sarà una “valanga”. Ma teniamoci l’enfasi ed aspettiamo. E’ certo che le persone non ne possono più! La mafia? Da decenni ormai andiamo dicendo che ci sono più mafie, e non ne è immune, come sappiamo, la presunta verginità partitocratica. Il mercato della droga forse lo controlla lo Stato? Non produce tanti miliardi il proibizionismo? Tutti questi soldi da chi e come sono investiti? Forse dal pensionato con 500 euro al mese che pure, in tutta povertà e dignità, non riesce a fallire? O sono soldi che devono essere ripuliti utilizzando imprese nazionali e transnazionali? E le banche? E il riciclaggio? Ma volete che le persone siano le vergini ingenue dai candidi manti? Ed ecco che si finisce per votare Grillo. Il garante del Movimento Cinque stelle. Il quale, a differenze del toscano Matteo Renzi, non avrebbe l’invidia del pene. E così, in politica, anche Freud canta! Certo, come uomo, Renzi mi attrae di più. Ma eventuali nozze di diverso orientamento me le potrebbe garantire solo Beppe Grillo. E le caste prospettive sessuali di Crocetta potrebbero servirmi solo come importanti testimonianze al cospetto del vergine dio Sole che tanta energia nelle mie vene alimenta. E che maschiaccio nuotatore questo Grillo! Da medaglia olimpica. Da “Pitica” di Pindaro. Passa lo stretto di Messina col nudo corpo. E la sua impresa diviene epica. Può poi non denunciare lo sfascio delle nostre ferrovie, delle nostre infrastrutture: ma, Siciliani di Bagheria, ci rendiamo conto dove viviamo?!?!! Ci possiamo ancora assuefare a questa pazzia amministrativa nell’era telematica? La rivolta ormai ce la chiedono pure le cocenti pietre! Ecco perché voterò per Beppe Grillo. Anch’io, da questa postazione, sono uno, ma il mio senso di nonviolenta e civile rivolta vale qualcosa di più! E ogni umana denuncia contiene in sé anche tante implicite proposte.

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: IL CARTELLONE DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, CLASSIC VOICE, IL SOPRINTENDENTE RISANATORE E LA PAZZIA DEL POTERE

Rivolta Teatro Masssimo

A proposito del Cartellone di Opere e Balletti 2013 e dell’attuale gestione del Teatro Massimo di Palermo avrei qualcosa da dire. Chi governa il teatro? Vediamo un po’. Il Presidente  (o il sindaco presidente, ultimo eletto nel tempo). Questi contribuisce a nominare i soprintendenti con stipendi, come apprendiamo dai giornali cittadini, da 180.000 euro annui. Caspita! All’odor di quel metallo…!  Queste nomine ci fanno pensare alle investiture partitocratiche dei nostri parlamentari, chiaro riferimento alla politica italiana. Ma Alberto Mattioli, giornalista della rivista “Classic Voice”, nel suo “articolo-intervista” intitolato “La congiura dei pazzi”, fa finta di non accorgersene: abbiamo capito, si è onorevolmente schierato. Il sovrintendente, in pratica, esce dal cilindro dei “Soci fondatori” della Fondazione Teatro Massimo, e cioè Repubblica Italiana, Regione Siciliana, Città di Palermo… .

   La politica, quindi, -piaccia o no-  nei nostri teatri ci entra a gambe tese, eccome! E i dirigenti di turno sono proiezione della classe politica dominante (cioè vincente alle elezioni). A Palermo le ultime elezioni le ha vinte Leoluca Orlando col 70% dei voti. E ciò ha finito per creare l’attuale conflitto nella gestione del nostro Massimo Teatro con circa i due terzi delle maestranze ammutinate e… via conoscendo. Ne segue che i vari Cartelloni sono la degna proiezione artistica di chi regna e non tiene conto né di alcune idee estetiche portanti, né dei desiderata dei Siciliani di Palermo e dintorni… (cioè del pubblico).

   Chi si è mai chiesto se esistono compositori siciliani che con la loro arte musicale hanno onorato la nostra isola e che meritano il giusto spazio? Vincenzo Bellini, Michele Lizzi, Giuseppe Mulè…? Sono geniali compositori siciliani che incantano i teatri di terre non loro: la rarità, l’oblio e il silenzio! Eppure ci hanno onorati con le loro splendide opere, e anche in questo Nostro Teatro.

   Le “ricorrenze”? Talvolta ci viene il legittimo dubbio che si tratti di mera propaganda. La prova? Chi ha sentito al Teatro Massimo una “nota” di Chopin (sì, dico una nota musicale) nel 2010 in occasione del bicentenario della nascita del grande genio polacco? L’arte non deve servire a “rinnovare i popoli”? Mi sa che ne rivela solamente la vita: quella di chi i teatri gestisce!

   Quanto a Giuseppe Verdi? Se la sarebbero cavata meglio con “Un giorno di regno”, ossia “Il finto Stanislao” (1840): più adeguata alle “finzioni” gestionali di oggi. E Wagner? Che amore tutto tedesco del nostro direttore artistico! Perché non rappresentare allora un’opera dell’amico di re Ludwig a quasi tutti sconosciuta, e cioè “Das Liebesverbot oder Die Novizie von Palermo” (1836) con quel nobile richiamo alla nostra città? Altro che captare l’attenzione della critica di tutto il mondo e i golosi Premi Abbiati! Si potrebbero aggiungere, visto che Das Liebesverbot è tratta da Shakespeare, anche i premi delle Associazioni Psicanalitiche che si occupano dei conflitti mentali di chi regna e teme di perdere i privilegi del potere!

Giuseppe Di Salvo