Archivio

Archivio Novembre 2012

GIUSEPPE DI SALVO: L’ESILIO OMOEROTICO DI LORD BYRON E’ ESILIO POLITICO NE “I DUE FOSCARI” DI GIUSEPPE VERDI. IL TRIONFO DI LEO NUCCI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Lord Byron

Non ho alcun dubbio: le migliori produzioni artistiche nell’anno del Signore 2012, al Teatro Massimo di Palermo, sono state due opere legate, in origine, alla penna di Lord Byron, cioè al grande poeta inglese George Gordon Noel Byron (Londra, 22 gennaio 1788-  Missolungi, Grecia, 19 aprile 1824). Di quali opere si tratta? Semplice: il Poema drammatico “Manfred” (1849), musicato da Robert  Schumann e “I due Foscari”, sesta opera lirica di Giuseppe Verdi. Volute dal regista Lorenzo Mariani? Certamente. Si tratta di scelte culturali con idee portanti? O sono nobili eventi artistici messi in Cartellone per mera opportunità o per caso. Che importa? Eventi di notevole interesse, comunque, lo sono.

   Ma è alla tragedia in versi “The two Foscari” di Lord Byron che ora noi cerchiamo di rivolgere le nostre non conformistiche riflessioni. Lord Byron scrisse “The two Foscari” nel 1821 a Venezia; in Italia il poeta inglese, da tempo, già viveva “esiliato” per forzata e necessaria scelta; morirà tre anni dopo in Grecia all’età di 36 anni. Aveva lasciato Londra nel 1816, a soli 28 anni. E si era stabilito a Venezia nel 1817. Può questo suo “esilio” non rispecchiarsi sentimentalmente ed emotivamente, in seguito, nel personaggio di Jacopo Foscari da lui creato (1821), personaggio condannato all’esilio dal Consiglio dei Dieci, anche se in altra epoca storica? Non c’è qui da decodificare la criptata trasposizione storica all’interno della quale Lord Byron ha certo  codificato la sua vita “maledetta” di uomo “reietto”?

   Qualcuno si starà chiedendo: perché mai il poeta e uomo politico Lord Byron dovette nel 1816 lasciare la sua Inghilterra per sempre? La risposta è assai semplice e mai nessuno ve l’ha rivelata: Lord Byron era omosessuale e  -in quel periodo storico-  contro gli omosessuali in Gran Bretagna c’era la gogna (il condannato veniva esposto per ore al lancio di fango, di immondizie varie, di escrementi, di animali morti, di sassi…) e  -dopo ripetuti lanci di acqua bollente per lavarlo e purificarlo da tutte quelle schifezze-  il boia  – se ancora il malcapitato fosse sopravvissuto- veniva impiccato: erano codici atroci giuridicamente ereditati da una distorta interpretazione del dettato biblico (vedi Levitico) contro i quali, allora, non c’era niente da fare. Capirete il terrore serpeggiante nell’animo di chi viveva quello che veniva chiamato il “nameless crime”, ossia il “crimine senza nome”.  Da rabbrividire!

   Prima di lasciare per sempre Londra, Lord Byron si era pure fidanzato con Anna Isabella Milbanke, fanciulla  molto goody goody, amante  della matematica e delle scienze esatte. E nel gennaio 1815 Anna e George si sposarono: a Lord Byron interessava mettere a tacere i pettegolezzi relativi alla sua omosessualità. Il 10 dicembre 1815 nacque una bambina e fu chiamata Ada-Augusta. Ma quel matrimonio, nato da una perfetta impostura, era destinato a fallire. Infatti, durò appena 11 mesi. E quelle nozze celebrate per cercare di smorzare le pericolose “voci”, in verità, finirono per amplificarle.  Che fare? All’imminente pericolo della gogna e dell’impiccagione, a Byron non restava che  lasciare la sua Inghilterra per sempre!

   Ora, il lettore mi scuserà se mi fermo qui. Chi vuole, potrà approfondire l’argomento leggendo il recente e bellissimo libro di Franco Buffoni intitolato “Il servo di Byron” (Fazi Editore). A noi interessa ribadire una cosa semplice: chi non conosce la vita e l’ “esilio” omoerotico di Byron non potrà comprendere né i veri sentimenti di Manfred né quelli dell’esiliato “politico” Jacopo Foscari: in entrambi i casi, sempre di esilio politico si tratta! Nella narrazione storicamente “trasposta” la causa omoerotica è semplicemente criptata: in pratica, il lettore deve saper andare oltre l’apparenza poetica e letteraria (Lord Byron poteva esplicitamente rischiare?). Come non ricordare che anche Ciaikovski compose una straziante composizione ispirata al testo di Lord Byron, la Sinfonia Manfred (1885)? Non è la musica il miglior linguaggio criptato per esprimere sentimenti omoerotici là dove la società con violenza li censura? Ma si dirà: e Giuseppe Verdi che c’entra? C’entra, eccome! Va ricordato che Verdi era animato da principi liberali e risorgimentali. E, come ci ricorda il musicologo Julian Budden (1924-2007): “Lord Byron fu un tipico outsider sia nelle opere sia nella vita privata. Il fallimento del suo matrimonio e le voci di una relazione con la sorellastra contribuirono a indurre l’alta società inglese a un vero e proprio ostracismo nei suoi confronti, spingendolo nel 1816 all’esilio. Le sue composizioni letterarie pullulano di reietti della società e di viandanti solitari (Manfred, Child Herold, Lara e Conrad, il corsaro trasformato dal mondo alla scuola del disinganno); caratteristiche dalle quali nasce il loro fascino per l’epoca romantica. Un’esistenza nomade fra la Svizzera e l’Italia fu seguita da tre anni di vita disordinata a Venezia, dopo i quali si stabilisce per un po’ a Ravenna come cavalier servente  della contessa Teresa Guiccioli. Fu qui che scrisse tre drammi in versi: Marino Faliero, Sardanapalus e The two Foscari, il cui intento, secondo quanto egli stesso dichiarò al suo editore John Murry, era quello di delineare un nuovo modello per il dramma inglese: basta con le imitazioni di Shakespeare zeppe di azione e mal costruite (poiché ritengo che egli sia il peggiore dei modelli, pur essendo il più straordinario degli scrittori), a favore di una struttura metrica regolare secondo lo stile della tragedia greca, con qualcosa della disciplina di Corneille e Racine e della severa semplicità di Alfieri”.

   Come vedete, anche Julian Budden nasconde ipocritamente la verità. E’ ora che la musicologia si svegli e la smetta di raccontare sonore e stonate balle, al di là dei reali rapporti incestuosi che Byron poté avere con la sorellastra citata. Ripetiamolo: Lord Byron andava con donne, ma si innamorava solo di maschi. E allora? Giuseppe Verdi non poteva non conoscere le reali vicende sentimentali di Lord Byron. Ne venne addirittura attratto. E, in qualche modo, vennero personalizzate dal suo spirito assai sensibile: era davvero un dirompente uomo liberale. Del resto chi conosce Verdi non sa forse che il compositore, con la sua musica, mise l’umanità innanzi a personaggi “reali”  -sì, storicamente veri!-  che ci comunicano in modo assai straziante le loro travagliate diversità? Violetta, Azucena, Rigoletto, la stessa Aida  -solo per citare i personaggi più popolari-  non rappresentano forse il libero canto di donne, madri, padri, schiave, figli…, tutti perseguitati dai codici, dalla morale dominante e dalla storia? La rivoluzione romantica di Verdi è tutta qua. Il compositore dà voce a personaggi schiacciati dall’implacabile corso della storia.

“I DUE FOSCARI” AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

 Ma ora parliamo de “I due Foscari” di Giuseppe Verdi e della rappresentazione dell’opera vista e ascoltata al Teatro Massimo di Palermo domenica 25 novembre 2012.  Ricordiamolo: questa sesta opera verdiana venne rappresentata in Prima Mondiale al Teatro argentina di Roma il 3 novembre 1844. Lord Byron era morto 20 anni prima, nel 1824: Verdi aveva appena 11 anni. Ma nel 1844 Giuseppe Verdi aveva 31 anni e non poteva non sapere dello stile di vita del poeta inglese. Ché anzi, ne fu attratto e valorizzò la sua produzione poetica. E, nell’estate del 1843, il compositore si appassionò alla tragedia “The two Foscari”. Vi si narra una vicenda realmente accaduta nella Venezia della metà del 1.400. E da un’opera poeticamente statica, ma ricercata nel linguaggio, ne ricavò, grazie al librettista Francesco Maria Piave, un’opera lirica degna di interesse sia per aver dato forza morale al personaggio di Jacopo Foscari (scrive per lui una bella aria di forza dopo il nostalgico lirismo iniziale per la sua Venezia  -come non pensare alla Londra di Byron?-) sia per codificare in musica il senso di ribellione contro l’ingiustizia espresso fin dal suo ingresso dalla moglie Lucrezia (come non pensare alla madre di Lord Byron che ben conosceva l’orientamento sessuale del figlio George?)  sia per denunciare la follia della “giustizia ingiusta” rappresentata dal coro del Consiglio dei Dieci, cioè dal cinico potere che opprime: argomento, questo, che Giuseppe Verdi trovava interessante e ricco di spunti creativi. E cosa incarna, alfine, l’ottuagenario Francesco Foscari? Semplice: i sentimenti di un padre fortemente combattuto  fra la Legge e l’affetto per il proprio figlio; non dirà, fin dalla sua comparsa, in piena solitudine, nel Primo Atto, con molto strazio: “Prence e padre qui sono sventurato!”? E nel Secondo Atto: “Sarò doge nel volto/ e padre in core”?  Ed ecco al nostro cospetto un’opera nettamente politica. Verdi tolse volutamente dalle scene ogni accenno all’amore erotico dei personaggi. Gli “amplessi” sono solo connotazioni linguistiche legate agli affetti parentali che non si vogliono perdere.  E volle mettere bene in evidenza come la follia del (e per il) Potere coincide con la distruzione di ogni sentimento umano. Predilige ritmi espressivi morbidi (vedi la “Barcarola”),  innovazione musicale utilizzata con abilità nel corso del suo dramma musicale per far vivere un personaggio urbanistico agli intimi sentimenti di Jacopo legato: Venezia stessa, per Byron simbolo di libertà. Infatti, nella Venezia di allora, dove visse “esiliato” Lord Byron, non c’erano leggi contro la sodomia. Come non cogliere questi richiami  di libertà (“omoerotici”) nel Secondo Atto quando si sente  -nel corso del duetto Jacopo-Lucrezia- il coro esterno cantare: “Tutta è calma la laguna;/ voga, voga, gondolier.”?

    E quando Jacopo si chiede: “Quale suono?”, come non pensare ai gondolieri aitanti portati a letto da Byron? Sì, quei gondolieri sempre disponibili per la parte attiva con turisti di ambo i sessi! Altro gioiello? Tutta la scena visionaria della prigione nel Secondo Atto.  E quelle intense linee di canto espresse nel Preludio dalla viola e dal violoncello non sono assai suggestive? E del come la vocalità baritonale del padre Francesco Foscari giganteschi con orgoglio nel finale dell’opera? Padre certo sconfitto nella realtà del tempo passato. Ma che affresco rivoluzionario ci appare oggi il Grande Foscari al nostro cospetto! Con Giuseppe Verdi si afferma il riscatto degli oppressi e il volto assai attuale della Vera Giustizia: è mera modernità da urlo!

   Ma Verdi certamente apprezzò in Lord Byron anche il “carbonaro”, intimo amico di Pietro Gamba (1800-1827). E diciamolo: anche se Lord Byron divenne amante della ventenne contessa Teresa Gamba, sorella di Pietro, in verità, egli amò   -non corrisposto sessualmente- proprio il giovane fratello Pietro. E sublimò la sua passione negli abbracci e nel cameratismo. Verdi capì e al suo Jacopo farà cantare (con la mente rivolta ai gondolieri): “Là si ride, qui si muore./ Maledetto chi mi toglie ai miei cari, al suol natio”.  Le tinte dell’opera sono piuttosto tetre: le cromature musicali oscure invocano il silenzio. Sin dall’inizio ciò si avverte con quel soave clarinetto che introduce il tema di Jacopo in piano per poi lasciare spazio al tema di Lucrezia espresso da fiati e violini; ma tutto deve esplodere nel concitato finale.

DEI TRE CANTANTI PRINCIPALI

   Contano le voci nell’interpretare questa grande opera verdiana? Certo che contano! Che dire allora dei tre cantanti principali ascoltati giorno 25 novembre 2012 al Teatro Massimo di Palermo?

Parliamone in ordine di apparizione: Jacopo Foscari era il tenore sardo Piero Pretti; Lucrezia Contarini il soprano venezuelano Lucrezia García; Francesco Foscari il 70enne baritono Leo Nucci. Che dire? Dal punto di vista attoriale si sono immersi nel dramma con notevole cura registica e si tratta di bravi cantanti e abbiamo notato che, finalmente!, al Teatro Massimo di Palermo, sono ritornate le voci, ci sentivamo, come da tempo non succedeva, veramente all’interno di un Teatro d’Opera. E ora esprimiamo su ogni cantante la nostra schietta valutazione.

   Il tenore sardo Piero Pretti si è messo subito in evidenza con la sua bella morbida voce sia col recitativo “Ah sì, ch’io senta ancora…” sia con la cavatina del Primo Atto (“Dal più remoto esilio”); ma successivamente  -e lo abbiamo colto anche nella cabaletta, in ispecie quando si spostava verso il registro acuto-  la voce sembrava “non girasse” e si percepivano suoni dal timbro un po’ affetto da ramata raucedine; in pratica, mancava di squillo. Nel Secondo Atto, scena della prigione di Stato, ha sfoderato invece un corposo e gradevole canto spianato degno del migliore Carlo Bergonzi. Che grazia! Certo non siamo ai livelli di José Carreras o allo squillo di Mirto Picchi. Ma il giovane Foscari perseguitato, in scena coi piedi nudi, meritava il nostro linguistico amplesso verdiano. E giustamente è stato applaudito anche a scena aperta. Un tenore lirico del genere non lo sentivamo da tempo. Complimenti! Speriamo, per lui, si determini  -nel prosieguo della sua carriera-  un canto più raffinato e un crescente successo futuro.

   Che dire del soprano venezuelano Lucrezia García? La sua vocalità è quella di un soprano drammatico pieno: voce corposa e timbro luminoso in ispecie nel registro medio-alto; annaspa un po’ nel registro basso, dove il timbro perde lucentezza, spessore e colore; il registro acuto ci appare talvolta un po’ acerbo con la conseguenza che non riesce a sfoderare accattivanti giochi dinamici ed espressivi (pensiamo ai suoni filati, ai pianissimi…); ma va detto che è un’interprete assai attenta anche se non le è congeniale il canto di agilità: è una Lucrezia Contarini  di assoluta dignità e ne è uscita a testa alta; una seria e coinvolta professionista. E, diciamolo!, è soprattutto una cantante! C’è da dire che la sua vocalità dirompente (Verdi ha creato una vera forza della natura!) la impone sulla vocalità del timido e frustrato tenore e sullo stesso rinunciatario Francesco Foscari (baritono): Verdi ha scritto vocalmente il ruolo per la Barbieri Nini, grande soprano drammatico di agilità. Per noi il punto di riferimento storico resta la superba Leyla Gencer, ma sono da apprezzare anche la dimenticata Maria Vitale e la stessa Katia Ricciarelli. Comunque, applaudita anche la García e a lei va dato il nostro verdiano amplesso.

   E Leo Nucci? Ha dato il meglio di sé nel Terzo Atto, quando ha intonato l’aria  “Questa dunque è l’iniqua mercede”: in queste due quartine con incisivi versi decasillabi si esprime tutto il dramma personale di padre e di Doge; è il canto del cigno dell’ottuagenario Foscari! Leo Nucci è stato impeccabile dal punto di vista attoriale. Certo i suoi 70 anni pesano. Infatti, qualche discontinuità vocale abbiamo colto nel Primo e nel Secondo Atto. Ma come non apprezzare il suo intelligente modellare e controllare l’emissione per rendere la voce adeguata a quella del baritono Grand Seigneur? E certo non possiamo fare a meno di pensare a nobili modelli come Renato Bruson, ma anche ad altri baritoni verdiani come Pasquale Amato, Riccardo Stracciari e numerosi altri.  Leo Nucci è stato giustamente salutato da un boato di applausi a scena aperta.

  Non alto il profilo vocale di Luiz-Ottavio Faria (basso) nel ruolo di Loredano. Gli altri comprimari? Forse sarebbe stato meglio il silenzio.

  Il Coro? Il maestro Andrea Faiudutti l’ha reso impeccabile. Stefano Ranzani ha concertato con intelligenza, dando le giuste intensità sonore ad ogni strumento e rispettando le voci dei cantanti. Ben curate musicalmente le scene d’insieme. La regia di Joseph Franconi Lee? Intelligente ed essenziale. Un trionfo nel buio! Ma chi poteva avere il coraggio di battere… questo contenuto sotto i raggi del Sole?

Bagheria, 29 novembre 2012

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: CON “I DUE FOSCARI” AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO SI RITORNA A CANTARE! LEO NUCCI? UN MIRACOLO!

Leo Nucci, Terzo Atto storico!

DOPO AVERE ASCOLTATO “I DUE FOSCARI”, possiamo dirvi semplicemente che al Teatro Massimo di Palermo si ritorna a cantare. Ne “I due Foscari” c’è stato un miracolo interpretativo di Leo Nucci, in ispecie nel Terzo Atto! Grande! Come s’imponeva nel vuoto la solitudine del Doge Francesco! Di una eleganza canora assai tenera e toccante Jacopo Foscari interpretato dal tenore sardo Piero Pretti. Una commovente rivelazione! Che interessante voce ha il soprano venezuelano Lucrezia Garcia nel ruolo di Lucrezia Contarini: rotonda, corposa, ma certo da affinare. Finalmente al Teatro Massimo si riprova a cantare. E quanti meritati applausi. Che pubblico felice e festante. Un Gran Gala Canoro! Ma per la recensione dell’opera ci ritorneremo dopo. E…  ci sarà scalpore!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Lirica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: I DUE FOSCARI DI GIUSEPPE VERDI PER LA PRIMA VOLTA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO! NON SI PUO’ MANCARE AL DI LA’ DELLA RETORICA DEL BICENTENARIO E DEL “VANGELO” DI SABINO LENOCI.

I due Foscari al Teatro Massimo di Palermo

“I due Foscari” di Giuseppe Verdi al Teatro Massimo di Palermo, domenica 25 novembre 2012, ore 20,30, rappresentano una Prima Assoluta all’interno del nostro Tempio della Lirica. E salutiamo ciò come un buon evento culturale, al di là dell’imminente retorica celebrativa legata al bicentenario del compositore (Le Roncole, Parma, 10 ottobre 1813- Milano 27 gennaio 1901).

   A Palermo, dalle notizie in nostro possesso, l’ultima rappresentazione de “I due Foscari” sembra risalire al 1880; e se ne contano  -pare-  una decina di edizioni nella prima metà dell’Ottocento (naturalmente tutte dopo il 1844, anno di nascita dell’opera) al Teatro Carolino, divenuto Teatro Bellini dopo l’unità d’Italia (1861).  Come mai questa grave omissione che, in qualche modo, con i moti che preparavano l’Unità d’Italia e col nostro Romanticismo Risorgimentale, “I due Foscari”, ha certamente a che fare? Il mistero forse sta tutto nella salsa, e cioè alla sua fonte di ispirazione, vale a dire all’attrattiva che un grande poeta come Lord Byron suscitava nel sensibile animo del grande Giuseppe Verdi. Ma ne riparleremo successivamente. Per ora ci basta affermare che “I due Foscari” sono un raro gioiello dell’opera lirica italiana sia per quanto riguarda il contenuto del testo sia dal punto di vista musicale. E lo diciamo indipendentemente dall’esito interpretativo cui andremo incontro in occasione di questa “Prima”. Certo, la presenza di Leo Nucci è una prima garanzia, e anche la direzione di Stefano Ranzani; e  -dacché il coro è curato dal maestro Andrea Faiudutti, visto l’importante ruolo ch’esso assume nell’opera-  dovremmo ben sperare in una decente esecuzione.

   E dire che raramente nei nostri Cartelloni manca Verdi. Mancano i grandi compositori siciliani, questo sì!  Gli è che, spesso, i direttori artistici, non avendo idee culturali portanti con le quali programmare un Cartellone, ricorrono ad eventi già creati e realizzati altrove o si affidano ad annunci retorici e propagandistici: in pratica, vanno dietro alla logica del mercato e non a quella della cultura. La prova? Cercheremo di esprimerla. La Prima Mondiale de “I due Foscari” ebbe luogo al Teatro Argentina di Roma il 3 novembre del 1844. Ebbene, nel 1944 si poteva rappresentare al Teatro Massimo di Palermo per ricordare il centenario della nascita dell’opera verdiana mai data nel nostro Tempio. Certo ogni scelta storicamente si può giustificare; infatti, nel Cartellone che seguì la programmazione italo-americana, nel 1944, c’erano ben due opere verdiane: Rigoletto e Il Trovatore, e c’era Gino Bechi, baritono di tutto rispetto.

   E ancora: Giuseppe Verdi nasce il 10 ottobre 1813. Ebben? Il bicentenario della nascita si anticipa: si darà Nabucco il 22 marzo 2013, Aida il 12 aprile 2013 e Rigoletto il 3 maggio 2013. E sapete perché? Perché il 19 ottobre c’è, invece, Siegfried di Wagner e si doveva trovare posto e data per l’ingombrante Tetralogia. Oddio! Ma ricorre, anche quest’anno, il bicentenario della nascita di Richard Wagner:  Lipsia 22 maggio 1813.  Che importa? A maggio ci sarà il Rigoletto. Conta l’anno di nascita in comune ai due compositori. Pazienza per le date sballate: motivi legati agli impegni dei cantanti forse? Di questa prosopopea wagneriana se ne accorge anche Sabino Lenoci, direttore responsabile de “l’opera” (vedere numero di novembre) che definisce il  nostro Teatro Massimo “uno dei più bei teatri del mondo”: come dargli torto? Ma una volta al Teatro Massimo venivano anche i più grandi cantanti del mondo. Sono quelli ascoltati ultimamente dal giornalista citato? Certo ognuno ascolta col suo orecchio. Ma quanto a valutazione critica sul piano del canto della Dessì in Madama Butterfly siamo lontani dal convenire col nostro; e la stessa cosa possiamo dire del direttore Marcello Mottadelli che noi, invece, abbiamo trovato impeccabile nella curata concertazione dell’opera di Puccini. E poi: perché “squadra che vince non si deve toccare”?  Dipende da ciò che s’intende per “squadra”. Noi intendiamo la “squadra politica” a Palermo vincente. Ha vinto, piaccia o no, Leoluca Orlando che  -di conseguenza-  diventa Presidente del Consiglio di Amministrazione e contribuisce a designare il nuovo sovrintendente. E poi da dove ha attinto l’informazione secondo la quale a protestare e ad ammutinarsi sia  “il solito sparuto numero di sindacalisti in disaccordo col Sovrintendente”? A me risulta che sono i due terzi delle maestranze. Bisogna fare delle scelte? Cominciamo col ridurre i 180.000 euro annui che il sovrintendente percepisce (e ciò valga per tutti!): governa forse gli USA? Come non capire che il risanamento non c’entra nulla, ma c’entrano i legami col potere politico? E come spiega Sabino Lenoci gli abbonati in crescita, se i sindacati dicono il contrario coi lori ripetuti interventi in corso… d’opera? Sente tutti costui, ma non i comunicati dei sindacati! E dello smantellamento del Corpo di Ballo? E del Coro che perde unità? E del Concerto del grande Temirkanov annullato per “motivi di salute” e del quale non si sa più nulla? E dei cantanti cambiati all’ultimo momento? E delle dodici rappresentazioni di ogni opera che si facevano quando il Direttore Artistico era Giambrone? E dei Recital con grandi cantanti che non si programmano più? Gli è che ognuno cura le “cose” a cui è più legato. E non occorre la presenza di Sabino Lenoci in Teatro quale garanzia di qualità: i presenti  -e ricordo che anch’io sono pubblico e so pure ascoltare ma non a senso unico!-  siamo all’altezza di valutare ciò che vediamo e percepiamo col nostro puro orecchio. E abbiamo modelli di riferimento. Io mi auguro che il Bravo Cognata si dimetta con onore e poi, visto il suo grande amore per il Teatro, crei un Governo Ombra che valuti le scelte dei futuri amministratori.  Anche perché non sono in pochi a pensare che non si vuole rinunciare perché attratti dalla piacevole idea del potere e dall’ “idea di  (tutto) quel” non puzzolente “metallo”.

   Infine, c’è da stare tranquilli per il bicentenario della morte dei due compositori sopra citati. Wagner, infatti, nasce circa cinque mesi prima rispetto a Verdi e morirà anche circa 17 anni prima del compositore italiano: noi, comunque, non ci saremo e non staremo più attenti al pasticcio delle date. Oggi possiamo notare che di Verdi ci attrae il tempo legato a vicende assai umane narrante in musica e incise in un tempo più simile al nostro; in Wagner, e in ispecie nella Tetralogia, il tempo diventa metafisico e si protrae anche al di là della nostra umana percezione. Ma sono tempi artistici privi di origine. Ecco perché non siamo interessati alla retorica dei “bicentenari”, ci interessa il tempo estetico e non quello delle nostre convenienze e convinzioni.

   Ma ora, indipendentemente dai giochi propagandistici dei Cartelloni e dei grattacapi che incombono sulle scelte dei direttori artistici  (e anche di amici e clientele), per  “I due Foscari” non occorre mancare! Sapremo valutare e tenere conto delle altrui oneste opinioni, quella di Sabino Lenoci compresa che non è il Vangelo!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE? E’ LA SINDROME DI STOCCOLMA IL VERO NEMICO DA BATTERE!

Violenza, donne, uomini e Sindrome di Stoccolma

Oggi è la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne”: che evento! Da noi coincide con le Primarie del PD: che evento! Quante le violenze contro le donne denunciate in Occidente? E quante in Oriente? E nel mondo Arabo? Mi chiedo, alla luce dell’antropologia: nelle società maschiliste non si dovrebbe organizzare in ogni casa  -quindi in ogni famiglia- un convegno sulla “Sindrome di Stoccolma”? Da esportare naturalmente nel mondo Panarabico. Gioverebbe molto agli adulti bulli, cioè a tutti i fasciti che di violenza interiorizzata hanno spesso goduto! Altrimenti, a che servono queste giornate? E’ come fare la coda per votare alle Primarie del PD. Per rimanere in coda nella vita e nei diritti civili!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PRIMARIE, RENZI E DINTORNI. NO AL SONNO DELLA RAGIONE! GENERA POLITICHE PER IL VATICANO!

Da una postazione di sinistra ci si chiede: come votare alla Primarie del Partito Democratico domenica 25 novembre? Non posso negare una personale simpatia nei confronti di Matteo Renzi e la sua telefonata a favore di chi esprime il suo amore per Israele mi spinge ad abbracciarlo nel significato più francese del termine. Ma neanche con lui potrei convolare a giuste nozze. E allora? Prendiamo queste Primarie per il gioco che essi rappresentano. Ed io ho altro con cui giocare: qualcosa di più intimo e di passionale. No, non mi va di fare code. Le Vere Azioni Primarie sono le scelte legislative che i nostri politici sedicenti democratici sapranno fare una volta giunti in Parlamento. Ormai solo dopo li valuteremo. E’ tardi! Non vado a votare per coloro che hanno saputo imbarcare Mastella e Binetti, Bindi ed escrescenze cattocomuniste varie che dei diritti civili dei cittadini se ne fottono. No. Preferisco il comodo e traballante mio letto, perchè tutto mi è caro e non solo il sonno. Mai quello della Ragione. Chi vivrà vedrà.

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: “IL VATICANO ALLEATO DI HAMAS”. PUO’ MAI ALLEARSI CON LE LIBERTA’? RIFLESSIONI DI GIULIO MEOTTI

Vaticano e Hamas: sposi, finchè morte non li separi!

DEL COME IL VATICANO SI SCHIERA CON HAMAS E CON IL PENSIERO FONDAMENTALISTA ARABO DISTRUTTORE DI OGNI SACRA E LAICA E PIU’ CHE UMANA LIBERTA’. LO SAPEVAMO: E’ NEL LORO NON LIMPIDO DNA! I RAPPRESENTANTI DEL VATICANO ALL’ONU VOTANO SEMPRE, CON I DITTATORI ARABI, RISOLUZIONI  CONTRO OGNI UMANA LIBERTA’. 

Riportiamo alcune incisive riflessioni di Giulio Meotti che devono fare riflettere. Sono tratte dal sito Informazione Corretta. (G.D.)

Il Vaticano alleato con Hamas

Commento di Giulio Meotti

 

Il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente della sezione Cultura del Vaticano, commentando la guerra tra Israele e Hamas, ha lanciato pesanti accuse al popolo ebraico: ” Penso al ‘massacro degli innocenti’, a Gaza muoioni i bambini, le loro madri, questo è un dolore perenne, universale”

 

 

Cardinale Gianfranco Ravasi

Questo alto rappresentante della Chiesa cattolica ha equiparato l’azione israeliana a Gaza contro i gruppi terroristi con la storia nel Nuovo Testamento dell’uccisione da parte di Erode dei bambini ebrei nel tentativo di uccidere Gesù.

Ravasi ha quindi definito gli israeliani uccisori di bambini, una accusa vergognosa colma di antisemitismo, perchè in modo subdolo accusa lo Stato ebraico della morte di un nuovo Gesù, questa volta simbolo del popolo palestinese.

Questa reiterata diffamazione contro Israele l’ha pronunciata durante la presentazione del nuovo libro di Benedetto XVI sulla vita di Gesù. La storia di Erode che uccide tutti i bambini innocenti perchè voleva uccidere Gesù era sempre citata da chi organizzava i Pogroms.

William Shomali, Generale vicario del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ha dichiarato alla radio vaticana che ” ciò che succede a Gaza oggi una orrenda manifestazione di violenza. E’ difficile dire chi l’ha iniziata “. Difficile ?

 

William Shomali

Alcune settimane fa, in una intervista al settimanale cattolico ”Famiglia Cristiana, Shomali ha affermato che“l’odio verso i cristiani è già contenuto nello stesso Talmud”, e che” il Talmud, il libro sacro degli ultra-ortodossi, venerato persino più della stessa Bibbia, descrive Gesù in termini negativi, usa parole ancora peggiori su Maria e,in generale, su tutti i cristiani. Nelle scuole in Israele non si insegna l’amore per il prossimo, ma la sua distruzione”.

In una intervista con l’Agenzia Stampa vaticana, Michel Sabbah, Patriarca Emerito di Gerusalemme, ha dichiarato che nella Striscia di Gaza per molti anni “si è vissuto sotto il peso di un embargo assurdo, che disumanizza la vita di un milione e mezzo di persone”. 

 

Michel Sabbah

Sabbah ha poi firmato un appello, insieme a centinaia di leader cristiani, per chiedere l’aiuto della comunità internazionale per il riconoscimento dello stato palestinese quale membro delle Nazioni Unite. Fra i vari firmatari, l’Arcivescono Greco Ortodosso Atallah Hanna, un antisemita dichiarato che ha benedetto gli attacchi suicidi contro i civili israeliani.

Fino ad oggi, il Papa non ha mai condannato il lancio dei razzi contro le città nel sud d’Israele, anche prima di questa guerra. Le autorità cattoliche, lo stesso Papa, hanno condannato la violenza esplosa a Gaza soltanto dopo che Israele ha iniziato a bombardare le installazioni missilistiche dei gruppi terroristi. Prima, mai una sola parola.

Durante la guerra del 2009, le autorità vaticane definivano Gaza “un campo di concentramento”. Dopo questo paragone con il nazismo, ecco che la Chiesa cattolica ne riprende un altro, quello degli “uccisori di Cristo”.

Giulio Meotti è l’autore di ” Non smetteremo di danzare ” (Lindau Ed.) pubblicato in inglese con il titolo ” A New Shoah”, scrive per Yediot Aharonot, Wall Street Journal, Arutz Sheva, FrontPage Mag,The Jerusalem Post, Il Foglio. E’ in preparazione il suo nuovo libro su Israele e Vaticano.

GIUSEPPE DI SALVO: CON LA TREGUA UN VERITIERO ARTICOLO DI DIMITRI BUFFA CONTRO I NAZISTI DI HAMAS DA MEMORIZZARE!

AI MIEI CARI 25 LETTORI NON PUO’ MANCARE QUESTO VERITIERO ARTICOLO DI DIMITRI BUFFA SUL CONFLITTO ISRAELIANO/PALESTINESE: DA MEMORIZZARE PER IL FUTURO. E’ UN INTELLIGENTE SCUDO INTELLETTUALE E NON UNA POSA DI SINISTRATE E TARATE ALBE DORATE! E’ LA VERA TREGUA!

La verità manipolata nella guerra a Gaza

di Dimitri Buffa

22 novembre 2012 

A Gaza la prima strage, per citare Pannella, è quella delle verità. Non a caso Fiamma Nirenstein oggi organizza una maratona oratoria e sit-in davanti a Montecitorio per ristabilire un minimo di imparzialità sugli eventi. Perché la vera guerra iniziata nelle scorse settimane a Gaza è quella contro le menzogne mediatiche, le realtà gonfiate di sensazionalismo, le foto taroccate. Come quella dei primi giorni della Associated Press in cui si faceva vedere un bambino vittima dei raid israeliani e che poi si è scoperto essere stato ucciso da un Qassam partito dalla Striscia ma finito per sbaglio sulla casa dove il malcapitato si trovava in quel momento. L’opinione pubblica mondiale è anti israeliana, e questo viene cinicamente calcolato dai terroristi di Hamas che, periodicamente, si trovano a dovere fronteggiare una mini guerra da loro stessi cercata e sollecitata con mesi di bombardamenti di Qassam, ai fianchi dell’odiata “entità sionista”. I giornali di sinistra in Italia e in Europa però sembrano accorgersi solo dei “poveri bambini palestinesi” uccisi nel raid aereo, sempre con il beneficio di inventario visto che sono apparse foto degli ospedali da campo della Siria spacciati per quelli dei palestinesi. Così gli effetti collaterali di tanto odio e di tanta disonestà intellettuale non hanno tardato a farsi sentire: legittimati dai titoli dei giornali tipo “Gaza, strage di bambini”, molti siti anti semiti come “Storm Front” (ma che dire di quello di “sinistra” “Informare per resistere”?) hanno iniziato la propria guerra parallela. Si moltiplicano i commenti ostili di fascisti e ultra-comunisti, che si assomigliano talmente tanto da fare pensare a un nuovo patto Ribbentrop-Molotov delle rispettive strategie di comunicazione. Eppure non sarebbe difficile ristabilire la correttezza delle informazioni. Ad esempio, lo stesso canale YouTube delle Forze di Difesa Israeliane, da giorni, carica video esplicativi su quello che sta facendo l’esercito per evitare vittime civili. Dai volantini in arabo che dicono alle persone di evacuare la zona oggetto di operazioni militari, alla rinuncia a colpire alcuni obbiettivi che si trovano in prossimità di scuole o abitazioni civili. Ma il problema è che tutto ciò non basta. Il fatto è che i terroristi mettono i bambini ovunque, ne hanno in sovrabbondanza a Gaza, e soprattutto a protezione delle bocche di fuoco. La gente non vuole sentire parlare di “scudi umani”, sembra propaganda, ma già durante l’operazione Piombo Fuso sono stati accertati episodi sconvolgenti, come quello di un’intera famiglia costretta dai terroristi di Hamas a custodire un arsenale dentro la propria abitazione. Quella volta i soldati riuscirono a sequestrare e a neutralizzare il tutto senza ammazzare nessuno. Ma in queste condizioni, con ogni casa di palestinese trasformata in trappola, che ci siano vittime civili è semplicemente una scelta premeditata dai terroristi, per sbatterle in faccia al mondo con il marchio “ucciso dagli israeliani”.

Scriveva giorni fa su Facebook, sfogandosi, un soldato israeliano: «Nelle ultime 24 ore si sono abbattuti sul Sud di Israele centosette razzi. Centosette razzi sparati con l’intenzione di uccidere, ferire, mutilare. Centosette razzi puntati contro la popolazione civile di uno Stato sovrano. E dal momento che finora non ci siamo lanciati in un’operazione su larga scala per affrontare i responsabili di queste aggressioni violente, pongo una domanda banale: quale altro paese al mondo tollererebbe tutto questo? Quale altra nazione sovrana al mondo permetterebbe una così palese violazione dei suoi confini e della sua sicurezza senza reagire con la massima determinazione? Alcuni colpi mirati su qualche obiettivo terroristico sono solo un inizio di reazione, ma non sono la risposta necessaria di fronte a questi attacchi».

Il motivo della reazione così misurata da parte di Israele è in parte legato al fatto che da Israele si pretendono standard di comportamento che non si pretendono da nessun altro Paese al mondo.  Il mondo chiede continuamente a Israele di “esercitare autocontrollo” di fronte ad aggressioni totalmente ingiustificate contro la sua popolazione, e allora io pongo un’altra domanda: “Sulla base di quali precedenti?” Attacchi molto più piccoli di questi hanno provocato reazioni molto più dure da parte di altre nazioni. Tra il 1936 e il 1939 gli inglesi affrontarono un’insurrezione araba bruciando interi villaggi e uccidendo tremila palestinesi. Nel 1970 re Hussein di Giordania reagì a tumulti palestinesi massacrando non meno di 2.500 palestinesi in soli dieci giorni. Nel 1989, a Panama, quattro marines americani disarmati sbagliarono strada e incapparono in un posto di blocco al quale non si fermarono: uno fu ucciso, un secondo ferito. Il presidente Bush (padre) definì l’incidente “una gravissima violenza” e invase Panama con ventimila soldati.

Dall’inizio del 2009 sono stati sparati dalla striscia di Gaza su Israele circa 2.262 razzi, soprattutto contro centri abitati da civili. Stando al sito ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane, nei tre anni seguiti all’ultima operazione anti-terrorismo nella striscia di Gaza undici persone sono state uccise e 127 ferite da lanci di razzi e mortai palestinesi. Ma, meglio di ogni altro argomento, parla un video su YouTube preso da Memri da Al Aqsa Tv del 29 febbraio 2008, cioè prima dell’operazione Piombo Fuso. In esso uno dei capi miliziani di Hamas, Fathi Hanmad, recitava slogan in cui i bambini e le donne e i vecchi venivano arruolati nella guerriglia, magari proprio come scudi umani, contro le prevedibili rappresaglie di chi veniva attaccato dai terroristi. Come ai tempi di Hitler, che dichiarava di volere estirpare il “cancro ebraico”. Basta leggerle e o vederle queste dichiarazioni di intenti per capire. Ma la gente preferisce distogliere gli occhi e puntare il ditino e i giornali si sentono più sicuri di vendere quando scrivono “Gaza, strage di bambini”.

A FUTURA MEMORIA! (G.D.)

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: L’INTER SI ARRESTA DOPO LA GRANDE VITTORIA CONTRO LA JUVE. SOLO 2 A 2 CONTRO IL CAGLIARI A MILANO. POCA COSA! E GIACOMELLI NEGA UN RIGORE ALL’INTER!

Marco Sau, l'attaccante sardo con la sua doppietta arresta l'Inter.

Non sempre il Tridente giova all’Inter, in ispecie quando la difesa traballa di fronte ai contropiedi delle squadre avversarie. L’Inter la deve smettere di credere di averla vinta dopo aver segnato il primo gol. Tanto è vero che non appena si adagia ne prende due. E oggi ha finito per mettere sulla ribalta la doppietta di  Marco Sau, attaccante sardo. Poi ci sono i rigori: quello dato generosamente alla squadra avversaria (vedi quello concesso la scorsa settimana all’Atalanta) e quello negato all’Inter a Milano contro il Cagliari a fine partita dall’arbitro Giacomelli. Inter giustamente in silenzio stampa. Ma la sensazione che il tifoso interista ha, dopo la grande vittoria contro la Juventus, è  che l’Inter si sia un po’ stancata e annoiata, anche se a tratti gioca e diverte, ma senza compatezza e continuità; appare motivata a folate che nel vuoto si spengono. Stramaccioni deve rivedere qualcosa nella sua tattica e nella gestione dei calciatori. Un solo punto, dopo la vittoria contro la Juve  -e in due partite!- è poca cosa. Poteva accorciare le distanze dalla Juve capolista contro cui si trova, almeno per ora, a competere per lo scudetto. Ma, pareggiando 2 a 2 contro il Cagliari, resta frustrata e ci toglie un po’ di entusiasmo. Stramaccioni, occorre una scossa!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Calcio, Serie A, Sport Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: VOLTO “CARITATEVOLE” DEGLI SPOSI DI DIO DEL VATICANO: 2 MILIONI DI DOLLARI CONTRO I MATRIMONI GAY NEGLI USA!

Volto Caritatevole

Gli storici nemici dei gay sono i sibaritici gerarchi del Vaticano, papa in testa. Avrebbero speso negli USA circa 2 milioni di dollari per contrastare i matrimoni gay. Come vedete, gli “sposi di Dio”, gay e non, votati all’astinenza e non (ma poi chissà?!!), hanno una concezione molto contorta della carità. Ma gli Americani, finalmente!, hanno saputo prendere a pedate questi ipocriti impostori. E i Referendum sono stati vinti ovunque col democratico voto degli Americani che mirano alla felicità di tutti i cittadini. Poveretti, questi infelici prelati: come gusterebbero meglio la vita se solo divorziassero dal loro astratto Dio che non riescono proprio ad abbracciare. Non sono forse semplicemente cattivi perchè privi di autentici amplessi? Ma Iddio a loro non li concede: li conosce bene questi aliti aridi! (G.D.)

***********************************************************************************

E ora si legga questo importante articolo tratto dal sito “GAY.tv”:

Mentre i risultati del referendum effettuato negli Usa in Maine, Maryland, Washington e Minnesota sui matrimoni gay si sono rivelati una vittoria storica nell’ambito della lotta per l’uguaglianza dei diritti LGBT, per la Chiesa si è trattato di un tonfo anche in termini economici.

A lanciare la bomba è un reportage dell’Huffington Post a firma di Sara Gates, citando un rapporto dell’Human Rights Campaign: durante la campagna elettorale il Vaticano avrebbe stanziato 2 milioni di dollari per contrastare la vittoria del “no (nei referendum, è con il “sì” che viene abolito qualcosa). Molti dei contributi, provenienti dalle diocesi dei quattro Paesi, derivavano probabilmente dai parrocchiani che non erano a conoscenza della maniera in cui il denaro sarebbe stato utilizzato, come ha detto la HRC in un comunicato stampa.

2 milioni di dollari rappresentano una somma significativa dei contributi utilizzati per finanziare le campagne anti matrimonio gay in Maryland, Maine, Minnesota e Washington. Tuttavia, se si sommano i contributi alla National Organization for Marriage e dei Cavalieri di Colombo (gruppo affiliato alla Chiesa Cattolica) e la Chiesa stessa, i tre gruppi erano responsabili di 11,3 milioni di dollari, vale a dire il 65 per cento delle iniziative mirate a contrastare il matrimonio egualitario nei quattro Stati.

Nonostante i contributi sostanziali, gli elettori hanno scelto di legalizzare il matrimonio gay nel Maine, Maryland e Washington, mentre gli elettori del Minnesota hanno cancellato l’emendamento 1, che avrebbe definito il matrimonio come esclusiva unione tra un uomo e una donna.

La Chiesa e il NOM possono continuare a versare denaro per la discriminazione delle persone LGBT, ma ciò che scrivono è in cima alla lista dell’agenda anti-uguaglianza“, ha tuonato il presidente Chad Griffin in un comunicato. “La gerarchia cattolica dovrebbe essere incentrata ad azioni mirate a migliorare la vita delle persone, non a spendere risorse preziose al fine di diffondere menzogne nocive nei confronti di un’intera comunità”.

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: FIAMMA NIRENSTEIN SUL CONFLITTO ISRAELIANO-PALESTINESE!

Fiamma Nirenstein

“Gli israeliani costretti a una guerra di sopravvivenza”

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri

Stamani ci raggiunge, appena tornati da Israele con una delegazione dell’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia – Israele, la notizia dell’uccisione volontaria di tre civili innocenti nella loro casa di Kiryat Malachi, causata del lancio di 250 missili in 24 ore indiscriminatamente su una popolazione di un milione e mezzo di civili del Sud. Dico “volontaria” perché è evidente che il bombardamento è indirizzato alla popolazione civile, come sempre peraltro da quando nell’agosto 2005 Israele ha sgomberato Gaza, oggi interamente nelle mani dei palestinesi di Hamas. Da allora dalla Striscia, con qualche intervallo, piove su Israele un insopportabile quantità di missili in parte di lunga gittata (Fajr) di probabile fabbricazione iraniana, in parte Grad, Katyusha e razzi vari.

L’Associazione ha visitato la popolazione e portato la sua solidarietà in un kibbutz, Kfar Asa, duramente colpito nei giorni scorsi. Abbiamo visto i bambini rinchiusi da giorni nelle stanze blindate, le case bombardate, i negozi chiusi, la gente pronta a raggiungere in quindici secondi i rifugi costruiti in ogni casa. Abbiamo ascoltato episodi di morti e di feriti. La mia impressione è che gli israeliani abbiano vissuto e vivano nelle ultime settimane una condizione inaccettabile per qualunque Paese, incluso il nostro, in cui si colpisce gratuitamente e con studiata crudeltà la popolazione civile. Penso anche che l’esercito israeliano abbia cercato di contenere al massimo il numero dei palestinesi uccisi nell’ambito dell’operazione in corso, Israele non ha mai cercato altro che di fermare il lancio di missili colpendo i responsabili e i nidi di armi, e che l’esposizione volontaria che Hamas fa dei propri civili rende molto difficile un’operazione mirata con perfezione, della qual cosa certamente ci dobbiamo dispiacere sperando che anche Gaza un giorno pensi al proprio sviluppo e alla propria gente piuttosto che alla distruzione di Israele. Dall’altra parte, è chiaro che l’enorme investimento israeliano nella vita degli abitanti con un sistema di protezione capillare, un rifugio per ogni casa e il continuo investimento per proteggere le scuole e i luoghi di lavoro, rendono più difficile colpire i civili. Per questo i numero di morti è contenuto nonostante i lanci ormai continui e senza tregua. Speriamo che quanto prima il fuoco di guerra si spenga, ma è evidente che al di là della logica pena umana per ogni morto e ferito, occorre che l’organizzazione terrorista Hamas cessi dalla sua insistita determinazione a distruggere lo Stato d’Israele. Molte famiglie simili  alle nostre stanotte stanno di nuovo per affrontare una notte di incubo nei rifugi sotto un attacco che cerca i civili per ucciderli, e a loro va la nostra solidarietà mentre speriamo nella pace. 

Fiamma Nirenstein, dal suo sito: 15 novembre 2012

ALTRE IMPORTANTI IONFORMAZIONI SUL SITO DI FIAMMA NIRENSTEIN E VISITARE ANCHE IL SITO “INFORMAZIONE CORRETTA”

Fuori dal sinistro coro, condivido quanto afferma Fiamma Nirenstein.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag: