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Archivio Giugno 2013

GIUSEPPE DI SALVO: PUTIN, IL TALEBANO DEL KGB, FIRMA LA LEGGE ANTIGAY E I GAY PRIDE ITALIOTI TUTTI TACCIONO! ANCHE BEPPE GRILLO TACE!

GIUSEPPE DI SALVO: PUTIN, IL TALEBANO DEL KGB, FIRMA LA LEGGE ANTIGAY E I GAY PRIDE ITALIOTI TUTTI TACCIONO!  ANCHE BEPPE GRILLO TACE!

Pochi giorni fa la Duma russa ha votato all’unanimità una legge antigay e oggi Vladimir Putin l’ha con gioia promulgata. Viene definita “Legge contro la propaganda gay”. Lì, deve esistere solo la propaganda del regime che è l’unica, in verità, che danneggia l’innocente pensiero dei minori e lo stesso concetto di democrazia.

Come tutti i peggiori e squallidi comportamenti politici fascisti (perché il “comunismo reale” è una forma orrenda di fascismo, lo si sappia!,  -con una classe politica che all’unanimità vota una legge dicendo che un omosessuale non può apertamente manifestare in “presenza di minori” poi!!!), anche quest’ultima legge deliberata dalla Duma e firmata da Putin molto squallida lo è, forse fra le leggi più atroci in assoluto perché per discriminare gli omosessuali essa ricorre ad un argomento davvero dannoso per il libero sviluppo democratico del pensiero umano nel corso della sua naturale evoluzione.  Loro lo sanno e lo sappiamo pure noi in Occidente. Nessun minore, infatti, diventa omosessuale se l’omosessualità da lui viene osservata nei comportamenti degli adulti gay in lotta o no. E lo sanno gli omosessuali che sono cresciuti osservando il dominio fascista dei modelli di vita legati alla propaganda della famiglia eterosessuale. Cosa diranno i minori di Mosca o di San Pietroburgo quando sapranno che i vari signori Putin hanno divorziato dalle loro mogli? Forse rimarranno scioccati e, divenuti grandi, non si sposeranno o si faranno preti della Chiesa ortodossa? Gli è che la Russia ha sempre avuto codici antigay e questi ultimi sono gli ulteriori codici talebani di una classe al potere che non ama la democrazia.

E allora? I VERI DEMOCRATICI D’OCCIDENTE NON DEVONO METTERE PIEDE SU QUELLA TERRA!

   VIVA L’AMERICA DI OBAMA! VIVA LA CORTE SUPREMA DEGLI USA! VIVA ISRAELE! VIVA L’EUROPA DEMOCRATICA! VIVA IL SUDAFRICA! VIVANO LE DEMOCRAZIE DI TUTTO IL MONDO LIBERALE.

Avete visto un solo carro in tutti questi Gay Pride o Pride italiani opporre una critica alla Russia di Putin? Non vi dice niente la radice fascistoide di stampo comunista degli organizzatori di questi Pride italiani che a migliaia sfilano, di fatto, per non far cambiare nulla neanche in Italia?

Ci consola sapere che i “Difensori dei diritti umani” definiscono le legge firmata da Putin come “discriminatoria”. Forse Berlusconi e il suo popolo di sedicenti “puttani e puttanieri” ha fatto un gesto, una telefonata, un segno di disapprovazione verso questo delirio legislativo che giunge dall’Est? Lo ha fatto il ministro degli esteri Emma Bonino? Matteo Renzi che ha sempre una bella parola su qualsiasi argomento? Il nostro presidente migliorista Giorgio Napolitano? Epifani? I genitori delle Famiglie Arcobaleno? Quelli che sfilano ai Pride e sono giustamente impietositi nel vedere che possono essere osservati anche dai minori palestinesi dal volto ridente?

Eccovi ora il contenuto illiberale e fascista della Legge promulgata da Vladimir Putin. Lo riportiamo ben sintetizzato dall’ Ansa:

 

Putin firma la legge contro la ‘propaganda gay’ 

Il presidente russo Vladimir Putin ha promulgato una legge controversa che punisce qualsiasi atto di ”propaganda” omosessuale in presenza di minori, già definita discriminatoria dai difensori dei diritti dell’uomo. In base alla legge, la ”propaganda di relazioni sessuali non tradizionali davanti a minori” è punibile con una multa che va dai 4mila ai 5mila rubli (100-125 euro).

    Chi occupa una carica pubblica rischia una multa dai 40 ai 50 rubli (1.000-1.250 euro) mentre chi ha un ruolo nella magistratura è punibile con una multa da 800mila a 1 milione di rubli (19mila-23.400 euro). Gli stranieri sono pure punibili con una multa fino a 100.000 rubli e possono essere rinchiusi 15 giorni o addirittura espulsi. L’omofobia è molto diffusa in Russia, dove l’omosessualità era considerata un reato fino al 1993 e come una malattia mentale fino al 1999.

Ci viene un ragionevole dubbio: forse questi tipi omofobi sono criptochecche e non vogliono che lo sappiono i minori? 

Giuseppe Di Salvo

Putin e Gheddafi: forse entrambi gay e non vogliono che lo sappiano i minori? Uno vive, l’altro non più: amici di Berlusconi!

GIUSEPPE DI SALVO: BAGHERIA 25 NOVEMBRE 1977: PRIMA SEZIONE ITALIANA DEL P.C.I. ESPRIME SOLIDARIETA’ A PIERO MONTANA E SOSTIENE LE LOTTE CIVILI DEL FUORI! DI PALERMO

CAPITOLO XX (Volume Secondo) della gloriosa “Storia del FUORI! di Palermo”

Ibam forte via Sacra, sicut meus est mos… no, non stavo recitando Orazio, ma andavo in giro per le vie di Bagheria nel mese di novembre del 1977 e pensavo alle ultime esperienze politiche vissute (partecipazione al XIX congresso del Partito Radicale svoltosi a Bologna all’inizio del mese di novembre, la clamorosa protesta di Angelo Pezzana a Mosca contro l’articolo 121 del codice sovietico…); il mese volgeva alla fine, sentii da una voce non estranea risuonare il mio nome: era forse un mio vecchio amante? Macché!? Era Angelo Gargano della segreteria del PCI di Bagheria in compagnia di Martorana, anche lui dirigente del PCI bagherese, e di un altro compagno comunista. Angelo Gargano mi disse che aveva una lettera da consegnarmi. Era una lettera d’amore? Mi trovai un po’ attonito e imbarazzato… Non avevo con me un agile specchietto, volevo mettere ordine ai miei capelli spettinati dal vento… Coi comunisti non si sa mai…

E invece? Angelo Gargano, quella sera di fine novembre 1977, fu il primo serio ambasciatore che portava la solidarietà di tutto il PCI bagherese agli omosessuali, non eravamo più i portatori del vizio “piccolo borghese”, ma –dopo due anni circa di nostre lotte- capirono che la nostra era lotta contro le discriminazioni e per l’affermazione della nostra altissima dignità quotidianamente calpestata dal pregiudizio sociale;  si presentò al mio cospetto per fare una seria dichiarazione d’amore a tutti gli arrusi a nome dell’intera sezione comunista di Bagheria! L’importante missiva politica di Angelo Gargano era, in verità, la risposta ad una lettera che Piero Montana  -militante bagherese del FUORI! di Palermo, per essere stato insultato da alcuni teppisti nelle vicinanze della sua abitazione, in via Dante- aveva inviato giorni prima sia ai segretari del PSI e del PCI sia al sindaco di Bagheria sia alle forze di polizia.

Il fatto di cronaca è riportato sul quotidiano L’ORA in un articolo non firmato (con un seguente sentito commento politico) del 10 novembre 1977. Ma noi vogliamo esprimere la nostra gratitudine al grande giornalista Matteo Collura perché  -sapevamo- era stato lui a seguire con intelligenza i nostri principali eventi e a redigere l’articolo citato. Il titolo: GIOVANE CHIEDE PROTEZIONE CONTRO TEPPISTI DI BAGHERIA.  Occhiello (o sopratitolo): Denunciate al questore squadracce violente.  Riportiamo l’articolo:

 

UN GIOVANE esponente del Partito Radicale e del FUORI (il movimento di liberazione sessuale) chiede alle autorità di polizia di essere protetto dal linciaggio fisico e morale cui lo sottopongono squadracce teppistiche a Bagheria, dove abita. Si tratta di Piero Montana, laurea in filosofia, il quale ha inviato una lettera-denuncia al dirigente del commissariato di P.S. di Bagheria e al questore di Palermo.

   Montana afferma di essere stato oggetto, “in questo ultimo mese, di provocazione, scherno, derisione, linciaggio fisico e morale da parte di squadre che sono solite frequentare la via Dante e il bar Dante”.

Piero Montana ha dovuto ricorrere due volte al commissariato. L’ultima volta la sera del 3 novembre, verso le 21,30. “Due agenti in servizio mi hanno accompagnato a casa, dopo che ho insistito per sporgere querela, ma ormai i teppisti avevano avuto tutto il tempo di dileguarsi”, dice Montana.

   “Da militante non violento”, scrive Piero Montana, “dinanzi a questi continui attentati alla mia persona, chiedo in  nome della democrazia e del pluralismo ideologico e partitico, in nome delle minoranze e del rispetto della Costituzione, in nome della legalità, che siano sollecitate delle indagini affinché  non solo il rispetto delle persone e della dignità umana, ma anche l’incolumità fisica di un libero cittadino e pensatore sia preservata prima che sia troppo tardi”.

———————-

Denunce di questo tipo sono di una gravità estrema e non possono finire archiviate in un ufficio di polizia. In un momento in cui si parla tanto di violenza e dei propositi di combatterla con le armi che l’ordinamento democratico ci consente, non si può permettere che un giovane considerato “diverso” la sera, ritirandosi a casa, corra il rischio di essere aggredito e, se gli va bene, umiliato con vigliacche frasi canzonatorie. Sono sintomi di una società disumanizzata e rimasta gretta. I teppisti di Bagheria, cui si riferisce la denuncia di Montana, vanno isolati oltre che con le eventuali azioni di polizia, con la riprovazione dell’intera comunità.   

 

Come non apprezzare le sullodate riflessioni di Matteo Collura e di tutto il quotidiano L’ORA?

Cosa c’era scritto, invece, nella lettera datata 25 novembre 1977 e consegnatami da Angelo Gargano del PCI? Riportiamo il contenuto:

 

Caro Montana,

abbiamo ricevuto la tua lettera in cui ci informi delle odiose provocazioni di cui sei fatto oggetto da parte di teppisti.

   Avevamo avuto già occasione di occuparci della questione in una riunione del nostro Direttivo, dopo le notizie comparse sulla stampa.

   Il nostro partito aveva già deciso di compiere un passo ufficiale presso le autorità, perché venisse espresso un chiaro ed inequivocabile orientamento per quanto riguarda la tutela della dignità e libertà di tutti i cittadini.

   Nel confermare questa nostra decisione, ti esprimo la nostra solidarietà e ribadiamo il nostro impegno nella battaglia per si diritti civili.

 

    p.la Segreteria

Angelo Gargano

Avevamo forse raggiunto il “gaio comunismo”? No! Ma quei comunisti che prima vedevano negli omosessuali il “vizio borghese” cominciavano a scrostarsi dalla mente alcuni pregiudizi e si sforzavano di rinnovare le loro idee sugli arrusi. E’ anche probabile che compagni come Angelo Gargano seguissero le idee innovative del settimanale GIORNI diretto da Davide Lajolo che certo diffondeva, a partire dai primi  dell’anno 1977,  una serie di inserti dal titolo “Il problema sesso” (firmati da Franco Gianola)  che venivano letti da tanti compagni appartenenti all’area comunista.

Uno di questi inserti, come si legge nel libro “Comunisti e Diversi” (1980) di Fabio Giovannini, “era interamente dedicato all’omosessualità. Sotto il titolo Diversi di tutto il mondo unitevi (la parola agli omosex), Gianola riportava, con lo stesso taglio che L’Unità userà due anni dopo, le confessioni di vari omosessuali per far emergere le condizioni di persecuzione in cui sono confinati. Il commento era esplicito, impietoso e senza mezzi termini”. (Op. cit. pagg. 85, 86).

Il più grande partito di sinistra, il PCI, almeno sulla carta, cominciava  ad affrontare la questione omosessuale e, a Bagheria, con un impegno politico concreto che coinvolse l’intera Segreteria cittadina.

Certo, ancora oggi, aspettiamo il giorno in cui possiamo camminare e pensare anche in latino: “Ibamus forte via Sacra, sicut nostrum est mos…”. E cioè: “Andavamo insieme per la via Sacra (quella della Liberazione e dei diritti davvero uguali per tutti), come è nostra (democratica) consuetudine…!”.

La via Sacra sarà quella che sancirà per sempre la caduta di qualsiasi pregiudizio a danno della comunità LGBTI. Con queste riflessioni chiudiamo l’anno politico 1977 del FUORI! di Palermo.

Noi pionieri gay di Bagheria e di Palermo in terra di Sicilia  -e non solo!-  avevamo inciso negli annali del tempo le nostre gloriose e coraggiose lotte: è questo il nostro grande orgoglio e conserviamo, sacro, il senso dell’onore che ancora oggi ci rende fieri e degni, più che degni: degni di una grande stirpe di uomini e donne siciliani che possono stare accanto, e lo diciamo senza retorica  -prima ancora che con falsa umiltà- alle persone più evolute che hanno dato splendore all’incantevole isola baciata dal sole e accarezzata dalle acque del Mediterraneo.

(CAPITOLO VENTESIMO, VOLUME SECONDO, DEL MIO  LIBRO INEDITO: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”). E SEMPRE AUDACE EDITORE CERCASI!

Bagheria,  28 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo 

 

Articolo de L’ORA del 10 novembre 1977 in difesa di Piero Montana (Dagli Archivi Storici di Giuseppe Di Salvo).

 

Lettera del PCI di Bagheria firmata da Angelo Gargano. (Dagli Archivi Storici di Giuseppe Di Salvo)
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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL MIO DIROMPENTE EDITORIALE SUL “PRIDE PALERMO 2013″

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole della Città dei Mostri, che rispecchia le tante mostruosità politiche odierne, pubblica il mio editoriale sul “Pride Palermo 2013″, manifestazione di sabato 22 giugno con grande adunanza al Foro Italico. Bene, sta andando a ruba e l’articolo viene commentato a voce alta anche in molti Bar cittadini. Da non perdere. Vi rinfrescherà l’adagiata memoria. Grazie. (G.D.)

 

Mio editoriale sul Pride Palermo 2013!
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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL CAPITOLO XIV (VOLUME II) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole della città degli storici mostri che guardano le odierne mostruosità altrui, pubblica il mio XIV Capitolo (Volume II) della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Affrettarsi o non lo trovate più: va a ruba! Il vero ha grande seguito! Grazie. (G.D.)

 

Capitolo XIV (Vol. II) della Storia del FUORI! di Palermo.
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GIUSEPPE DI SALVO: 16 NOVEMBRE 1977: ANGELO PEZZANA MANIFESTA A MOSCA CONTRO L’ART. 121 E PER SERGHIEJ PARADJANOV. I GAY DEL FUORI! DI PALERMO APPOGGIARONO QUELLA LOTTA!

ANGELO PEZZANA  DA GIORGIO NAPOLITANO VENGA NOMINATO SENATORE A VITA! INVII UN CONCRETO MESSAGGIO AL NOSTRO ALTO PARLAMENTO!!!

CAPITOLO XIX (Volume Secondo) della gloriosa “Storia del FUORI! di Palermo”

Il 14 novembre del 1977 Angelo Pezzana del FUORI! nazionale parte per Mosca. Da tempo ideava una manifestazione nel capoluogo russo per protestare contro l’articolo 121 del codice penale e far conoscere al mondo come il regista Sergej Paradžanov e tanti altri omosessuali venissero incarcerati per scontare pene disumane e severe. Nel 1974 il regista viene arrestato con varie accuse, tra cui furto di oggetti d’arte e omosessualità, ed è condannato a cinque anni da trascorrere in un campo di riabilitazione.  A seguito di una mobilitazione internazionale (capeggiata dal poeta surrealista francese Louis Aragon  -dopo la morte di sua moglie, nel 1970, Aragon ostentò le sue preferenze omosessuali; morì il 24 dicembre 1982, vegliato dal suo amico Jean Ristat), e grazie anche alla risonanza mediatica della protesta di Angelo Pezzana, Paradžanov venne liberato proprio nel 1977.  Morirà a Yerevan, in Armenia, cancro ai polmoni, il 20 luglio 1990.

Angelo Pezzana raccontò in modo preciso e toccante la sua coraggiosa impresa nel n° 17 della rivista FUORI! (inverno 1977/primavera 1988). Riferirà della sua voglia di lottare frammista ad esitazioni, ingenuità e paure; dell’asciugamano srotolato a Mosca dove aveva scritto: LIBERTA’ PER GLI OMOSESSUALI IN URSS!  SERGHIEJ PARADJANOV, ART. 121; di Sacharov che gli confesserà: “Non ho simpatia per gli omosessuali e poi sono sposato, ho moglie e figli” (che dissidenti opportunisti!); di Ripa di Meana che alla Biennale di Venezia del 25 novembre successivo cederà alle “ragioni organizzative” della stessa Biennale e non rispetterà gli impegni presi su una relazione da far fare a Pezzana; del come viene raggirato dai redattori de L’Espresso che gli fotocopiano documenti, inventandosi una intervista ad Angelo mai fatta…

Oggi è difficile trovare quel numero del FUORI!. Ma è probabile che si trovi ancora, in qualche libreria, il libro “Dentro & Furori” da Pezzana scritto circa 20 anni dopo, e cioè nel 1996,  dove si possono trovare ben riferiti i fatti di Mosca. Angelo dedica a quel coraggioso evento 12 pagine: dalla pagina 81 alla 92.  Noi qui riportiamo questo significativo passaggio:

 

“Serghej Paradjanov era una delle classiche spine nel fianco del potere comunista sovietico. Nato nel 1924 in Georgia da genitori armeni, aveva esordito nella cinematografia a metà degli anni Cinquanta raccontando con immagini visionarie di grande originalità artistica i miti e le leggende georgiane, armene e ucraine. Il potere brezneviano  -al pari di quelli che lo avevano preceduto-  mal digeriva quell’autore indipendente e amaro, difficilmente piegabile al piattume del realismo socialista. (…) Era, del resto, consuetudine del KGB utilizzare l’articolo 121 per eliminare i dissidenti. L’accusa di essere un omosessuale calava come una mannaia sulla testa di migliaia di cittadini, il cui destino si perdeva in qualche prigione sconosciuta dell’impero sovietico, senza che nessuna voce si alzasse mai in loro difesa, senza che nessuna protesta si facesse sentire”.

 

E chi si doveva fare sentire? Le arruse comuniste italiane erano ancora quasi tutte rattrappite e si sublimavano in noiose attività di partito; e il PCI di Berlinguer abbracciava il Compromesso Storico con Cossiga e Andreotti! L’articolo 121 verrà abrogato, se ricordo bene, solo nel 1993. E furono scarcerati oltre 200 omosessuali. Paradjanov, invece, come abbiamo già detto, venne liberato nello stesso 1977: cosa di cui va fiero Angelo Pezzana. Certo, la sua clamorosa azione di protesta servì a denunciare al mondo l’oppressione antigay in URSS. I comunisti, tranne pochissime eccezioni, tacevano allora e tacciono anche oggi sulle recenti leggi antigay votate dalla Duma di Putin. Avete sentito Silvio Berlusconi, lui che non ama i comunisti,  fare una telefonata di dissenso al suo amico Vladimir? E al recente “Pride Palermo 2013” non c’era neanche un Asino, a piedi in silenzio o su un chiassoso carro, che attaccasse l’omofobia della Russia di Putin. L’ha fatto l’assessore Giambrone o Orlando o Vendola? Come sono conformisti e funzionali al nostro regime partitocratico questi Pride!

Angelo Pezzana ha il merito di essere non solo il fondatore del FUORI! nazionale, ma per i suoi reali meriti liberali, per le sue coraggiose lotte sui diritti civili da Sanremo al freddo Est, lui sì!, dal presidente Giorgio Napolitano andrebbe nominato senatore a vita: sarebbe un atto concreto di riconoscimento politico nei confronti del popolo gay italiano e di chi ha lottato in modo nonviolento contro l’omofobia planetaria!

   La manifestazione di Angelo Pezzana venne appoggiata contemporaneamente in Italia dal gruppo parlamentare radicale con una conferenza stampa fatta a Roma da Marco Pannella ed Emma Bonino. Venne pure appoggiata per le strade italiane dai militanti del FUORI! in diverse città. Noi del FUORI! di Palermo stampammo un volantino e facemmo un volantinaggio sotto i portici in via Ruggero Settimo. La gente ormai ci conosceva, prendeva il volantino e leggeva. Molti cittadini palermitani cominciavano a capire il nostro linguaggio contro la repressione e cominciavano a dialogare con noi in modo civile. Era la giusta gratificazione sociale dopo circa due anni di intense lotte. Ma il nostro comunicato venne cestinato dai due principali quotidiani del capoluogo siciliano, anche se sia L’ORA sia Il Giornale di Sicilia riportarono nella pagina nazionale o in quella di politica estera l’azione di protesta inscenata a Mosca da Angelo Pezzana.

Ecco cosa diceva il comunicato del FUORI! di Palermo, lo riportiamo col nostro linguaggio di allora:

Il FUORI! di Palermo esprime pieno consenso e ritiene profonda e positiva l’azione di protesta fatta da Angelo Pezzana in URSS per solidarizzare con i numerosi omosessuali oppressi dal regime, grazie al famigerato articolo 121 del codice penale russo. La prova più clamorosa è data dal caso del regista Sergej Paradjanov, imprigionato tre anni fa per scontare una assurda pena di cinque anni di lavori forzati. Ma l’oppressione antiomosessuale presente in molti paesi marxisti-leninisti (Cuba, Cina Russia), è la componente essenziale anche dei paesi occidentali che si rifanno alla cultura giudaico-cristiana che ha permeato per più di duemila anni il nostro pensiero e che è stata totalmente assorbita dai sistemi capitalistici, dove, spesso, il carcere e il confino (proprio del regime fascista) viene sostituito con punizioni più gravi, quali il pestaggio, i ricatti, i furti, la derisione, il licenziamento dal posto di lavoro, nonché l’esasperazione e l’istigazione al suicidio. Il tutto, denunciato da noi più volte con metodi pacifisti e nonviolenti, viene considerato con leggerezza estrema dalle nostre forze dell’ordine e dal nostro Stato, incoraggiando, così, quei linciaggi di cui sopra abbiamo parlato e che sono all’ordine del giorno. E ciò è ancora più grave perché si realizza in un momento in cui tutti sentiamo il bisogno di rifiutare qualsiasi tipo di violenza.

   Questa condanna morale espressa contro di noi dalla mostruosa disgrazia in cui è caduto il fanatismo giudaico-cristiano, ha preteso nel corso della storia milioni di vittime innocenti e ancora oggi, sia pure sotto variazioni culturali diverse, incoraggia vere e proprie crociate antiomosessuali. L’esempio più clamoroso di questo fanatismo è recente. Esso proviene da Miami, in Florida, dove Anita Bryant, della chiesa Battista, ha promosso addirittura un referendum per abrogare i diritti degli omosessuali. Pertanto intendiamo allargare la nostra contestazione anche contro alcuni paesi americani ed europei (vedi la Spagna) e in ispecie contro i paesi dell’America del Sud, ove gli omosessuali vengono castrati, torturati e ammazzati dalla ferocia dei militari che, grazie all’appoggio della CIA e degli USA, si sono impadroniti del potere.

   Ma è anche ora di scoprire i nostri “goulag”.  Nei lager degli ospedali psichiatrici occidentali e del terzo mondo, compreso quello di Palermo, sono e vengono rinchiusi centinaia di omosessuali sottoposti alle identiche torture oggi vigenti nell’URSS, quali la “terapia d’avversione” e l’elettrochoc.

   Dunque, l’appoggio al dissenso sessuale espresso da Pezzana in URSS deve tener conto dei più elementari diritti civili anche e soprattutto nei paesi paleo e neocapitalisti.

FUORI! (movimento di liberazione sessuale) di Palermo.

Da noi, in Occidente, per fortuna, molto da allora è cambiato!

 

(CAPITOLO DICIANNOVESIMO, VOLUME SECONDO, DEL MIO  LIBRO INEDITO: “DAL PROFONDO SUD UN URLO GAY”). E SEMPRE AUDACE EDITORE CERCASI!

Bagheria, 26 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

16 NOVEMBRE 1977: ANGELO PEZZANA MANIFESTA A MOSCA…

 

…NOI APPOGGIAMO PEZZANA DA PALERMO!

GIUSEPPE DI SALVO: LA CORTE SUPREMA AMERICANA DICE SI’ AI MATRIMONI GAY! TRIONFA LA CIVILTA’ E L’EGUAGLIANZA!

GIUSEPPE DI SALVO: ESULTA, POPOLO GAY! LA CORTE SUPREMA USA BOCCIA IL “DEFENCE OF MARIAGE ACT” E DICE CHE IL MATRIMONIO E’ ANCHE FRA PERSONE DELLO STESSO SESSO!!! VITTORIA!!! VERGOGNA, PUTIN! VERGOGNA, PARTITOCRAZIA FASCISTA D’ITALIA!

Nozze gay, storica sentenza Usa: il matrimonio non è solo tra uomo e donna

WASHINGTON - Con cinque voti a favore e quattro contrari, la Corte Suprema Usa ha bocciato la legge nota come The Defense of Marriage Act (DOMA)  riconoscendo anche a coniugi dello stesso sesso i benefici federali di cui godono mogli e mariti americani. La legge è stata definita una “deprivazione di libertà eque”. Perché la Corte Suprema stabilisse l’incostituzionalità della norma – in quanto viola il quinto emendamento sulla difesa delle libertà individuali – è stato decisivo il voto del giudice Anthony Kennedy che ha fatto la differenza schierandosi con i quattro giudici scelti dai democratici. Nelle strade, fuori dalla Corte Suprema la sentenza è stata accolta da boato di grida e applausi della folla emozionata. Ovunque bandiere con i colori del movimento gay e striscioni che da giorni attendevano la decisione finale.

G.D.

USA: La Corte Suprema dà ragione ai gay!

GIUSEPPE DI SALVO: ALBORI NELLA POLIS (POESIA INEDITA)

Ogni alba a me

un primato dona

di luce nuova

e riveste i corpi

di pochi eletti

per leggere e rivelare

i varianti trilli

emessi da uccelli divini-

sui vicini tetti posano

per il volto fresco

del mio mattino

 

Il vocio umano

appena s’ode

e si sfilaccia

fra i primi romóri

della Polis

L’impegno è canto

rivelato dal Cielo

Le fulgenti amiche gote

del Sole

le mie  -rosee-  irradiano

e nel mondo tutto mi fondo

 

E’ il mio passo sfida perenne

Da molte menti scrosta

non buone abitudini

Il mio sorriso offro

e sicuro incedo… e fiero!

Bagheria, 26 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Il poeta Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: VOLA COLOMBA NON BIANCA VOLA! SE NE VA EMILIO COLOMBO, IPOCRITA OMOSESSUALE D’ALTRI TEMPI!

Muore Colombo, l’ex presidente del consiglio democristianao gay contrario ai Dico

Martedì 25 Giugno 2013. Dal sito Gay.it:

Muore l’ultimo padre costituente. Si disse contrario ai DiCo e per questo Eugenio Scalfari fece il suo outing. L’Espresso rivelò: consumava cocaina. Adinolfi: “subì da lui un approccio pesante”.

Emilio Colombo è morto. Fu presidente del Parlamento Europeo, presidente del Consiglio italiano e più volte ministro. Aveva 93 anni ed era l’ultimo costituente ancora in vita. Eugenio Scalfari disse di lui: “Ha rivelato al pubblico la sua omosessualità ed anche, sia pur per breve periodo, la sua condizione di consumatore di cocaina”.     Mario Adinolfi rivelò: da lui “subii un approccio molto pesante da cui sfuggii non senza fatica”. Possibile che nel movimento lgbt italiano sia del tutto assente una figura la cui omosessualità era così nota? In realtà le associazioni lo ricordano ma per la sua ferma opposizione ai DiCo quando il governo Prodi se ne fece promotore. E proprio per questo Scalfari lo prese ad esempio di ipocrisia accostandolo tra l’altro al “concubino Pierferdinando Casini”.

La scuola, del resto, fu la stessa per entrambi: la Democrazia Cristiana. Per quel partito nel 1948 fu eletto deputato. Nell’agosto del 1970 diventò presidente del Consiglio, incarico che conserverà fino al febbraio del 1972. Alle Iene Nichi Vendola rivelò: “Un presidente del Consiglio gay c’è già stato ma non vi dirò chi è nemmeno sotto tortura”. L’outing di Scalfari e Adinolfi sarebbe venuto da lì a poco. Con lui se ne va un uomo di un’altro secolo ma che ha avuto un comportamento attualissimo: tenere privati i vizi e rendere pubbliche le virtù.

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NOSTRO COMMENTO

Noi all’ipocrisia non ci inchiniamo, nemmeno post mortem. Nessun carnefice di se stesso che non ha saputo produrre anche il giusto orgoglio per gli altri è degno del nostro onorevole rispetto! Dio vede, anzi il suo modo di intendere Dio chissà come lo vede, e certamente, nell’aldilà, provvede!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: TRIONFA IN RETE IL MIO VERO PRIDE CONTRO IL CONFORMISMO DELLE PARATE FUNZIONALI AL FASCISMO PARTITOCRATICO! OLTRE 30.000 CONTATTI!!! E DA OGNI PARTE DEL MONDO!

 

Palermo, 14 gennaio 1977: Primo Gay Pride d’Italia a Palermo (Dagli Archivi Storici di Giuseppe Di Salvo).

Il Blog a me intestato, dal 13 giugno ad oggi 25 giugno 2013, ha avuto oltre 10.000 contatti. Essi raddoppiano o triplicano se si pensa che i miei articoli sulla Gloriosa Storia del FUORI! Palermo sono stati letti pure sulla mia postazione di FACEBOOK. Complessivamente siamo a ben oltre  30.000 contatti. Per non parlare di migliaia di Bagheresi che mi seguono anche sul “Settimanale di Bagheria” dove i miei capitoli storici sul FUORI! di Palermo vengono letti e ne ho riscontro andando in giro per la città: lo stesso Settimanale va a ruba e ogni edicola vende tutte le copie, certamente non solo per i miei articoli che, comunque, là sono.

E’ IL TRIONFO DEL VERO PRIDE ANTICONFORMISTA CHE SFILA NEL PENSIERO DI CHI SA PENSARE!

Gli articoli più cliccati e visitati? Quello sul Primo Gay Pride Siciliano e Italiano di tutti i tempi del FUORI! di Palermo del 14 gennaio 1977 da me guidato per le strade di Palermo contro la storica violenza omofobica delle istituzioni repressive e il mio commento sul Pride-Parata al Foro italico funzionale al neofascismo partitocratico. Un trionfo!!!

Come si vede la tacitata Dea Silvia (o Lirica) -o più semplicemente Giuseppe Di Salvo- da parte del Regime partitocratico colpisce impietosamente e sfonda ancora. E’ la mia autonomia da questo “fascio” che storicamente non mi è mai stata perdonata. Poverini! Che occhio imbarazzato osservo in molti eunuchi a servizio di questa miserrima impostura: sono nudi e gli si secca pure la gola. Mi guardano solo abbassando gli occhi. Io li guardo e mi divertono le loro finzioni.

IL VERO PRIDE CONTRO IL REGIME E’ SEMPRE QUA!

Grazie a quanti mi seguono. I miei articoli creano onde come pietre lanciate sull’acqua limpida. E so: esse lentamente si espandono. Grazie ancora.

 

Bagheria, 25 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Palermo, 14 gennaio 1977: Primo Gay Pride siciliano e italiano a Palermo organizzato dal FUORI! (Dagli archivi storici di Giuseppe Di Salvo)

GIUSEPPE DI SALVO: LE BELLE PARATE, GAY E NON, AL FORO ITALICO DI PALERMO DA SEMPRE FUNZIONALI AL FASCISMO DI BENITO MUSSOLINI E AL NEOFASCISMO PARTITOCRATICO!

Ho partecipato come osservatore al Palermo Pride 2013: nulla di nuovo nella Parata in sè; essa è sempre organizzata secondo uno schema di marcia e di spettacolo ben ordinato; all’interno di questo schema ogni persona che vi partecipa si muove liberamente: si veste come vuole, balla come vuole, beve come vuole, bacia come vuole… Il problema è uno: cosa ha in comune, in Italia, una Parata del genere, affollatissima, con decine di migliaia di persone che ormai da decenni proiettano speranze di uguaglianza, con altre più vecchie Parate fasciste (vi ricordate Mussolini al Foro Italico nell’agosto del 1937?!) all’interno delle quali c’erano pure migliaia di persone che volevano un’Italia migliore? Che intendo dire? Dagli anni Ottanta il Parlamento non vota alcuna legge a favore del popolo LGBTI. Molti arrusi hanno fatto carriera parlamentare. La Casta Partitocratica gode di tutti i privilegi, unioni di fatto comprese. Non è ora di chiedersi se queste Parate, di fatto, non siano funzionali al Neofascismo Partitocratico al Potere che in Italia, caso anomalo in Occidente, ancora mantiene lo stesso ordinamento giuridico del fascismo di Benito Mussolini nei confronti del popolo LGBTI? Quale politico rappresentativo del “fascio” delle larghe intese c’era per comunicare a quel gioioso popolo manifestante che in Parlamento c’è calendarizzato un qualsivoglia disegno di legge a favore del popolo Gay? A nessuno viene il dubbio che queste parate abbiano perso la carica dirompente e stiano diventando, pur sempre colorate, pericolosamente CONFORMISTE?

In un’altra parte della città c’era un imbarazzante Family Day organizzato da sedicenti cattolici politicamente miopi. Le famiglie tutte hanno ben altri problemi di tipo economico oggi. E, invece di lottare contro le politiche antifamiliari dei vari Governi delle Larghissime Intese, scendono in piazza per ribadire il valore della famiglia tradizionale che, in pratica, solo loro mettono in discussione: ma perchè non divorziate se vivete dentro a delle camere  a gas sociali con la benedizione di un ieratico Dio? All’ipocrisia non c’è mai fine! Occorre applicare l’articolo 3 della Costituzione e la famiglia è solo un concetto che si evolve più di alcune menti “tarate”: cosa dice la brutta documentazione letteraria della chiesa simoniaca è solo disordine legato all’omertà pedofila mafiosa di stampo clericale!

Degli aspetti sociologici conformistici delle Parate tornerò a parlarne. Per ora mi preme riportare un bellissimo slogan scritto su un drappo bianco e portato in mano, ben steso, da alcune ridenti ragazze; c’era scritto: “A FISSA CI PIACI, MA A MINKIA UN CI RISPIACI!”. Tutto l’evento in sè mi ha commosso e divertito. Ma, al di là di questo divertente e fresco aspetto goliardico,  il conformismo politico delle due manifestazioni, ne sono certo!, al neofascismo partitocratico al Potere non arrecherà alcun graffio, nevvero Vendola e sindaco Orlando? Le vere attrici presenti, invece, hanno parlato e sfilato col cuore!

Bagheria, 23 giugno 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Palermo Pride 2013
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