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Archivio Settembre 2013

GIUSEPPE DI SALVO: DEL COME IL 25 FEBBRAIO 2011, RECENSENDO LA SESTA SINFONIA DI CIAIKOVSKI, DENUNCIAVO L’OMOFOBIA DI PUTIN.

DOMENICA, 29 settemre 2013, ore 18,30, TUTTI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: RITORNA LA SESTA SINFONIA DEL GRANDE COMPOSITORE RUSSO DIRETTA DAL GIOVANE ISRAELIANO OMER MEIR WELLBER. DOPO LA NONA DI BEETHOVEN, LA SESTA DI CIAIKOVSKI RESTA UN CAPOLAVORO DI TUTTI I TEMPI! E’ UN DONO ESTREMO DI UN GENIO CHE ANCORA OGGI SCUOTE IL CUORE DELL’UMANITA’: HA LA FORZA MORALE DEL GESTO FINALE DI SOCRATE. A PUTIN RESTI LA CICUTA DEL POTERE!

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Eccovi ora la mia recensione della Patetica eseguita  due anni e otto mesi fa al Teatro Politeama di Palermo:

GIUSEPPE DI SALVO: JOHANNES WILDNER AL TEATRO POLITEAMA CON LA SESTA SINFONIA DI CIAIKOVSKI FA ESPLODERE LA RIVOLTA OMOEROTICA DEL COMPOSITORE RUSSO. MA L’ACCECATA CRITICA DEGLI OMOFOBI NON VE LO DICE!

27 Febbraio 2011

Grande e magico Johannes Wildner

Il grande direttore d’orchestra austriaco, il 55enne Johannes Wildner, venerdì 25 febbraio al Teatro Politeama di Palermo, dirigendo l’Orchestra Sinfonica Siciliana, con la Sesta Sinfonia di Ciaikovski (“Patetica”) fa esplodere con forza la rivolta omoerotica del compositore russo. Ma la critica partitocratica di questo regime non vede, non sente, non ne parla: quanta omertà omofobica, ipocrita e mafiosa! Si tratta di persone con fette di cetrioli davanti agli occhi. Non ve lo dice il musicologo Maurizio Biondi che vuole negare l’evidenza (che dirà mai ai suoi allievi dell’Università di Perugia?!), non ve lo dice, nelle note redatte nel libretto di sala, Riccardo Viagrande (che noiosa verve accademica c’è nel rivisitare i suoi luoghi comuni sulla morte di Ciaikovski!), né si sforza di uscire dal suo conformismo chi scrive e disinforma per “Il Giornale di Sicilia” (eppure la signora Patera ha assistito alla conferenza di Biondi, nella quale il sottoscritto ha contestato l’impostazione ipocrita data dal musicologo palermitano alla sua relazione!). Come mai? Semplice: vogliono rimanere con le fette di cetriolo davanti agli occhi. E non si accorgono che la società è più avanti rispetto alla loro voluta cecità. Ormai si sono assuefatti al senso del ridicolo! Ma ritorniamo alla direzione magistrale di Johannes Wildner, degno allievo di Vladimir Delman. Il direttore d’orchestra austriaco si è rivelato un fenomeno: la sua interpretazione della Sesta Sinfonia di Ciaikovski è stata luminosa; da raffinato musicologo sa che Ciaikovski con la sua “Patetica” ha voluto comunicare al mondo il trionfo del suo più che nobile desiderio e amore omoerotico. La dirige a memoria, ne rivela la forza rivoluzionaria, le finezze espressive e poetiche, con una gestualità magica che, alla fine, va oltre la corona con cui il grido solitario di un’anima (quella di Ciaikovski che la Sesta Sinfonia dedicò al suo amato nipote Bob Davydov), da lì a poco, è destinato a spegnersi per sempre: un Giurì zarista mafioso lo costringerà a bere l’arsenico perché avrebbe fatto richieste amorose ad un giovane, nipote di un omofobo aristocratico intenzionato a denunciare ciò allo zar di Russia con la conseguenza che Ciaikovski avrebbe rischiato di finire in Siberia con la perdita di qualsiasi diritto civile!!! Ancora oggi va detto che la Russia di Putin si nutre di quella lontana omofobia che contagia buona parte della critica di Casa (o Cosa) Nostra!

 

Alla fine si scatena l’applauso del pubblico con urla di “Bravo” che decreta il giusto trionfo del direttore Johannes Wildner e di tutti i professori dell’Orchestra Sinfonica Siciliana: possono i critici imbecilli pensare ancora che l’applauso viene rivolto alle sole abilità tecnico-compositive del musicista russo? O alle capacità del direttore d’orchestra? Gli è che la gente ha capito che in quelle note c’è il pensiero di un uomo in lotta contro la feroce omofobia radicata nella storia e nella geografia di ogni latitudine e di ogni tempo. Come non capire che la musica di Ciaikovski è lotta artistica contro ogni razzismo e contro ogni discriminazione?

Bagheria, 27 febbraio 2011

Giuseppe Di Salvo

 

Ciaikovski e suo nipote Vladimir Davydov, a cui la Sesta è omoeroticamnte dedicata, alla faccia ipocrita di Putin!

Ciaikovski e suo nipote Vladimir Davydov, a cui la Sesta è omoeroticamente dedicata, alla faccia ipocrita di Putin!

GIUSEPPE DI SALVO: BERLUSCONI PER EVITARE I SUOI GUAI GIUDIZIARI SFASCIA L’ITALIA: PD E NAPOLITANO QUANTO SONO DIVERSI DA LUI?

Silvio Berlusconi, per evitare i suoi guai giudiziari, come fa da oltre 20 anni, fa dimettere i suoi ministri del Governo delle Larghe Intese, e continua a sfasciare l’Italia. Il Silvio antitasse è un pericolo pubblico: ha votato tutto ai tartassatori degli Italiani: Monti e Letta; e ora fa finta di opporsi alle tasse, dopo che lui stesso ha bloccato, coi suoi Governi, l’economia italiana, contribuendo a portare alle stelle il debito pubblico e portando l’Italia al fallimento poltico ed economico. Ma ci chiediamo: quanto sono diversi da lui i partitocrati del PD e quanto è diverso da lui lo stesso onorevole presidente Giorgio Napolitano? E’ proprio lui che si deve dimettere dando l’esempio. Da anni non manda nessun messaggio alle Camere per discutere di amnistia, visto che le carceri scoppiano per la presenza di detenuti con reati meno gravi di Silvio che, per sè, invece, ha creato molte leggi ad personam. Chi ha provato sensibilità e pietà per i molti suicidi di detenuti e guardie carcerarie? Ora ne parla. Come non capire che Presidente della Repubblica Pd e Pdl giocano a danno degli Italiani e solo a loro favore? Vergogna! Tutti a casa. Gli Italiani non meritano questi pericolosi partitocrati. E’ ora di dare la parola e la credibilità a Forze Politiche davvero alternative. Cittadini, in piazza per cambiare! E questo Silvio sfasciacarrozze ha fatto morire in noi qualsiasi pietà; lui non ne ha mai avuta per noi lavoratori che teniamo l’Italia in piedi con onore. Via!!!

Giuseppe Di Salvo

Berlusconi, ossia l'uomo che fa crollare tutto! Anche se stesso!

Berlusconi, ossia l’uomo che fa crollare tutto! Anche se stesso!
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GIUSESPPE DI SALVO: IL SETTIMANALE DI BAGHERIA DA’ RILIEVO AL SUCCESSO DEL MIO BLOG CON GLI OLTRE UN MILIONE DI CONTATTI!

GIUSESPPE DI SALVO: IL SETTIMANALE DI BAGHERIA DA’ RILIEVO AL SUCCESSO DEL MIO BLOG CON GLI OLTRE UN MILIONE DI CONTATTI!

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, dà particolare rilievo al successo del BLOG a me intestato che ha raggiunto oltre UN MILIONE di contatti, pubblicando il mio articolo tendente a spiegarne le possibili motivazioni con conseguente festeggiamento del risultato raggiunto. Numero da incorniciare perchè serva da stimolo (ed ad alcuni probabilmente da incubo!). Grazie.

Giuseppe Di Salvo

OLTRE UN MILIONE DI CONTATTI: HAREM TELEMATICO DAVVERO SINGOLARE!

OLTRE UN MILIONE DI CONTATTI: HAREM TELEMATICO DAVVERO SINGOLARE!

GIUSEPPE DI SALVO: DARIO FO SCRIVE A GUIDO BARILLA: “Il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore”!

GIUSEPPE DI SALVO: DARIO FO SCRIVE A GUIDO BARILLA SOTTOLINEANDO L’IMPORTANZA DI TUTTE LE DIVERSE FAMIGLIE ITALIANE FONDATE SULL’AMORE. SIAMO LIETI, IN QUESTO CASO, DI RIPORTARE LE NOBILI PAROLE DI UN NOSTRO GRANDE INTELLETTUALE CORONATO DAL PREMIO NOBEL. GUIDO BARILLA SI E’ SCUSATO PER LE SUE NON FELICI PAROLE. NE PRENDIAMO ATTO. ALMENO QUESTE SCUSE SONO ARRIVATE PRESTO E NON DOPO DECENNI. ECCOVI ORA LA TOCCANTE LETTERA DI DARIO FO CHE EMANA NELLA NOSTRA ITALIETTA UN SOFFIO DI DIGNITA’ CHE CI RENDE ORGOGLIOSI.

Giuseppe Di Salvo

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Caro Guido Barilla,

Ricordo i primi spot televisivi di Barilla, a cui ho partecipato non solo come attore ma anche come autore dei testi e della sceneggiatura nonché del montaggio. Ebbero un enorme successo e, in quel tempo, ho avuto anche l’occasione di conoscere Pietro, vostro padre.

Una persona piena di creatività ed intelligenza, appassionato d’arte e di cultura.

In quegli spot abbiamo raccontato di prodotti che sono diventati simbolo dell’Italia e degli italiani tutti, nelle nostre case e nel mondo. La pasta soprattutto è sinonimo d’Italia, di casa e di famiglia. Per tutti.

Ecco: oggi il nostro Paese è fatto di tante famiglie unite solo dall’amore delle persone che ne fanno parte. Amore che non è in grado di discriminare, che non ha confini: e l’amore, in tutto il mondo, può nascere tra un uomo e una donna, due donne, due uomini.

Sull’amore si fonda una famiglia, quella che la vostra azienda racconta nella sua comunicazione. Sull’amore si fonda una casa. 

Alla domanda sul perché la sua azienda non faccia spot pubblicitari con famiglie gay, lei ha risposto: “Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Noi abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda”. Poi, in seguito alle polemiche che si sono scatenate, ha specificato: “Volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all’interno della famiglia”. E ancora: “Ho il massimo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna. Ho il massimo rispetto per i gay e per la libertà di espressione di chiunque. Ho anche detto e ribadisco che rispetto i matrimoni tra gay. Barilla nelle sue pubblicità rappresenta la famiglia perché questa accoglie chiunque e da sempre si identifica con la nostra marca”

Ecco, Guido. La sua azienda rappresenta l’Italia: nel nostro Paese e in tutto il mondo. Un’Italia che è fatta anche di coppie di fatto, di famiglie allargate, di famiglie con genitori omosessuali e transgender.

Ecco perché le chiedo di cogliere questa occasione e di ritornare allo spirito di quegli spot degli anni ’50 dove io stesso interpretavo uno spaccato della società in profondo mutamento. Ecco perché le chiedo di uscire dalla dimensione delle polemiche e farsi ambasciatore della libertà di espressione di tutti.

Mi appello a lei, caro Guido, perchè ha modo di ridare all’Italia di oggi la possibilità di rispecchiarsi nuovamente in uno dei suoi simboli e alla sua azienda di diventare ambasciatore di integrazione e voce del presente. E chiedo quindi che lo faccia con le prossime campagne pubblicitarie del gruppo Barilla, dove la famiglia potrà finalmente essere rappresentata nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi. 

Come ho già scritto: “Buttiamoci con la testa sotto il getto del lavandino e facciamo capire ai briganti che qui siamo ancora in molti in grado di dimostrare di far parte di un contesto di uomini e donne libere e pensanti”.

DARIO FO

 

Dario Fo, il volto bello di questa nostra Italia!

Dario Fo, il volto bello di questa nostra Italia!
Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: FILASTROCCA DELLA FROCINA (GAY DECASILLABI “BACIATI” ANTI BARILLA)

Nella cucina della frocina

Barilla crepa, l’omofobina.

Chi questa pasta non mangerà

gaïo eterno amore vivrà!

 

Pesci in  faccia a chi armonia non ha!

Lallarallero… Lallarallà!

 

Bagheria, 26 settembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Suoni per boicottare!

Suoni per boicottare!
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GIUSEPPE DI SALVO: IL LARGO TURCASSO DEL DIRETTORE STEFANO MONTANARI DA’ SLANCIO AL BARBIERE IN SCENA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Perché mai “Il barbiere di Siviglia”, diciassettesima opera di Gioacchino Rossini (1792-1868), ancora oggi, piace anche se essa viene interpretata da cantanti certo dotati di buona tecnica, ma privi di rilevanti sfumature espressive e di spessore vocale, sì da farci superare, a tratti, anche il fastidioso senso di noia, tedio presentatosi con continui attacchi alla nostra psiche in occasione della Prima andata in scena al Teatro Massimo di Palermo il 17 settembre 2013, e, quindi, dopo la meno noiosa ultima rappresentazione di tre anni fa, e cioè quella del 18 settembre 2010, quando nel ruolo di Don Basilio spiccava il brioso basso Simone Alaimo con l’aria “La calunnia è un venticello”, e rispetto alla stessa non eccellente rappresentazione dell’11 febbraio 2003, più di dieci anni fa, quando, invece, spiccava il grande baritono Leo Nucci che pure, allora, ci concesse un generosissimo bis della sua arcinota cavatina “Largo al factotum della città”?

La risposta è semplice: è sempre la gioiosa musica del pesarese che ci cattura; essa sgorga spontanea dallo spirito creativo di un genio, il quale attinge ispirazione, poiché  gliela rivela, da una divina fonte sonora assai cristallina; pare che Rossini abbia composto l’opera in soli tredici giorni, anche se essa è corroborata da una sinfonia pensata anni prima e proveniente dall’opera Aureliano in Palmira (1813) e già pure adeguata per un’altra sua opera seria più nota, Elisabetta, regina d’Inghilterra (1815), per non parlare di altri numerosissimi brani musicali presenti nel Barbiere tratti da almeno altre sue sette opere-  breve toccante ed opportuno temporale compreso che rispecchia la tempesta emotiva dei personaggi.

Insomma, è come  -ascoltandone una-   nei fatti, e senza che gli spettatori lo vogliano, (ri)visitare parte di una decina di altre opere  composte in precedenza da Rossini.  Perché mai? La musica prima composta, pur inserita in altri contesti scenici ben definiti, non avendo in quei contesti, però, vincolanti connotazioni logiche e significati musicali ad essi concatenati, si poteva benissimo adattare in altri vissuti contestuali del teatro musicale di Rossini (e in ispecie i brani musicali prettamente strumentali) e poteva pure “fondersi” con le nuove parole codificate nel ben curato  libretto scritto da Cesare Sterbini; coi contenuti, come è noto, ricavati dalla commedia Le Barbier de Seville di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais (1732-1799).

Questa riuscita miscellanea musicale ha fatto del Barbiere di Rossini un grande capolavoro, anche se alla storica Prima Assoluta del 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma venne sonoramente fischiata per le ovvie gelosie e rivalità dai seguaci di Giovanni Paisiello (1740-1816) che doveva morire giusto quattro mesi dopo rispetto alla Prima del Barbiere di Rossini: e c’è da dire che il Barbiere di Paisiello era più vecchio di oltre un trentennio; la creatura rossiniana si doveva affermare ovunque perché è una ben riuscita Commedia, ossia un capolavoro ben strutturato in tutte le sequenze del Teatro in musica. Le rivalità, da sempre, rappresentano i limiti di chi non riesce ad andare oltre la propria restrittiva ottica, la quale non permette di vedere come le grandi opere d’arte siano destinate a dilatare gli inutili confini posti dal limitato spazio mentale  percepito e vissuto nello statico tempo.

Gli appassionati di musica devono molto, per quanto riguarda l’analisi delle opere rossiniane, a due grandi intellettuali: Alberto Zedda e Philip Gossett ( e non si dovrebbe trascurare neanche il bel libro di Gaia Servadio su Rossini), ma faremmo loro un grave torto se oggi non riportassimo qui alcune intelligentissime riflessioni fatte sul Barbiere di Rossini da Ildebrando Pizzetti in un saggio del 1946 intitolato “L’immortalità del Barbiere di Siviglia”, quindi antecedente agli studi dei ricercatori sopra citati.

Scrive Ildebrando da Parma: “Il segreto della immortalità, dell’eterna giovinezza della musica del Barbiere di Siviglia rossiniano è dunque non tanto nella sua prodigiosa e meravigliosa ricchezza di invenzioni melodiche e, più ancora, ritmiche, quanto nel fortunato e quasi miracoloso incontro della potentissima inesauribile creatività del Rossini con un soggetto che, non solo per essere una commedia, l’attività e l’espansione e, quasi direi, l’esplosione di quella speciale potenza creativa doveva provocare e favorire e giustificare sino all’estremo limite del possibile, e incomparabilmente più e meglio di tutti gli altri soggetti, e specialmente di quelli drammatici, che Rossini aveva trattato precedentemente e avrebbe trattato in seguito”.

Che dotto stile espressivo degno di un grande compositore è quello espresso da Pizzetti!  Ed è alla luce di queste considerazioni che va letta la direzione del giovane Stefano Montanari: questi ha esternato una gestualità ritmica che era energia da lui ricavata dalla partitura di Rossini; e ci ha regalato anche una encomiabile destrezza quando   -posta nel turcasso (spalle/maglietta) la sua bacchetta-  si cimentava col “basso continuo”  (ottima la scelta timbrica del fortepiano!) con cui accompagnava i recitativi presenti nell’opera. Direzione non conformistica, sì! Ma non è l’abito che fa il monaco, in ispecie in una Commedia nella quale il gioco dei travestimenti interiori sembra davvero non finire mai. Stefano Montanari ha reso l’orchestra compatta ed è riuscito anche a contenere, se così si può dire, i suoni svettanti degli ottavini all’interno di una decenza sonora come pochi  sanno intuire e fare.

Inoltre è degno di rilievo quell’improvviso tocco di non previsto flamenco venuto fuori dalla chitarra quando Figaro (interpretato dal baritono Delibor Jenis: voce non potente, ma di dignitosa tecnica) la toglie d’impeto al chitarrista nella parte finale della canzone di Lindoro (Conte d’Almaviva interpretato dal tenore Lawrence Brownlee: e qui ha sfoderato una voce esile e di buona tecnica dal timbro quasi baritonale; voce piccolina, però, che gli faceva perdere vis espressiva in molte altre parti dell’opera)  -Se il mio nome saper voi bramate-  e batte con veemenza i tacchi per crearci quel tipico ritmo danzante spagnolo. Apprezzabile anche il gioco ritmico di quell’accennato Bolero finale sulle parole: “Di sì felice innesto”; qui la regia di Francesco Micheli (ripresa da Alberto Cavallotti) ha fatto danzare sia travesti sia “vestiti” in modo davvero innovativo e gradevole. Ma ci chiediamo: perché i militari della Forza restano rigidi e non vengono invitati a muoversi dai travestiti presenti sulla scena magari sbottonandone qualcuno? E’ qui che Figaro spegne la sua lanterna. E ciò perché splende tutta la passione di Lindoro e Rosina (interpretata dal mezzosoprano Silvia Tro Santafé: voce piccola e  ben curata dal punto di vista tecnico, non altrettanto nelle sfumature espressive) nel magnetico canto “Amore e fede eterna”. Gli immobili soldati della Forza non possono far diventare “vipere” gli arrapati e sguaiati travestiti? Più generosità, vi prego, con l’amore: visto che è caduta realisticamente ogni “inutile precauzione”.  E Don Bartolo, che certamente non ama le donne ed è vecchio non sposato ben amante del denaro, queste cose le sa. Come farebbe ad intonare, altrimenti, così bene l’aria del castrato Caffariello? E’ lui il vero travestito vestito dell’Opera! E, paradossalmente, resta anche il personaggio/antagonista più realistico e più moderno (ma non progressista!) dell’intera vicenda.  Gli altri cantanti erano tutti là con la loro rispettosa dignità. Ma nessuno svettava e di tanto in tanto si accendeva il campanello della noia.  Bravi i mimi. Molto buono il coro. Alla prossima: speriamo con più forza canora nei cantanti e con diversa qualità!

Bagheria, 25 settembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Il non conformista giovane direttore d'orchestra Stefano Montanari.

Il non conformista giovane direttore d’orchestra Stefano Montanari.

GIUSEPPE DI SALVO: I DEPUTATI DEL PDL MINACCIANO DI CONGELARSI! CHE SIA FATTO PRESTO!

GIUSEPPE DI SALVO: I DEPUTATI DEL PDL MINACCIANO DI CONGELARSI! CHE SIA FATTO PRESTO!

I deputati del Popolo delle libertà (ora di nuovo Forza Italia -che noia!-) minacciano di dimettersi in massa congelando le loro dimissioni nelle mani dei capigruppo Brunetta e Schifani. Ma dopo un ventennio che costoro hanno politicamente congelato l’Italia, perchè non s’infilano direttamente dentro un congelatore e si fanno ibernare? Ciò gioverebbe agli Italiani e agli stessi elettori di Destra. Già Berlusconi si è congelato da solo: infatti non va mai al Senato. E noi paghiamo! Via! Non ci servono le statue di ghiaccio fuori dai congelatori. E certo Brunetta e Schifani non sono volti che emanano calore! Coraggio!

Giuseppe Di Salvo

Del come ibernarsi e ibernare l'assenza di idee politiche.

Del come ibernarsi e ibernare l’assenza di idee politiche.
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GIUSEPPE DI SALVO: L’OMOFOBIA, ERNST ROEHM, E I PRIVILEGI DEI NOSTRI PARLAMENTARI, GAY E NON, NEGATI A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI ITALIANI

GIUSEPPE DI SALVO: L’OMOFOBIA, ERNST ROEHM, E I PRIVILEGI DEI NOSTRI PARLAMENTARI, GAY E NON, NEGATI A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI ITALIANI  

Qualcuno mi ha chiesto notizie su Ernst Röhm citato da Angelo Pezzana in un commento ad un mio post; è stato un abile militare che ha contribuito a portare con le sue SA (Squadre di Assalto) Hitler al potere. Era fra i pochi che  dava del tu al furer. Ernst Röhm voleva unificare tutte le forze armate in una sorta di esercito popolare a servizio della Germania nazista, e sotto il suo abile comando. Si creò quindi molti nemici all’interno dell’esercito e delle SS. Era a tutti nota l’omosessualità di Ernst Röhm; Hitler successivamente dovette fare una scelta e sacrificò il suo amico inviso alla destra; ma non si lottava per i diritti degli omosessuali; si lottava per la conquista del potere. La “Notte dei lunghi coltelli”, quindi, nella Germania di Hitler era lontana anni luce da una legge contro l’omofobia. I gay italiani, invece, oggi vivono in modo simbolico in una perenne assenza di leggi che li tutelino, in base alla Costituzione, dal “Lungo Giorno” della loro politica presa in giro (o per i fondelli)! E viviamo tutti come tanti fastidiosi Ernst Röhm disarmati e senza diritti, contrariamente ai tanti nuovi “Hitler”  (Froci o Etero o Trans) parlamentari che godono di tanti privilegi a tutti gli altri cittadini negati: quello dei diritti dei loro conviventi compresi.

Giuseppe Di Salvo

 

Ernst Rohm delle Squadre d'Assalto.

Ernst Rohm delle Squadre d’Assalto.
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GIUSEPPE DI SALVO FESTEGGIA IL SUO HAREM TELEMATICO CON OLTRE 1.000.000 (UN MILIONE!!!) DI CONTATTI!

GIUSEPPE DI SALVO FESTEGGIA IL SUO HAREM TELEMATICO CON OLTRE 1.000.000 (UN MILIONE!!!) DI CONTATTI!

Sì, anche i successi telematici da parte di chi crea qualcosa dal nulla fanno notizia e vanno festeggiati. Il 16 dicembre 2006  -circa sette anni fa  -il mio amico Salvatore Incandela, appassionato di tecnica e agile navigatore internauta-  creava questo BLOG a me intestato. Avevo conosciuto Salvatore pochi mesi prima, me lo aveva presentato sua cugina Enza Ventimiglia, amica da oltre un ventennio. Salvuccio, con me, si abituò a navigare in altro modo oltre la rete, affrontando non poche procelle amicali che certo hanno contribuito a modellare il suo carattere. Ma come fare per diffondere la conoscenza del BLOG? Salvuccio, sin dall’inizio, dedicò molte sue ore a fare “volantinaggio telematico” per diffonderne i contenuti e farli conoscere. E i contatti cominciarono ad arrivare a decine con commenti incoraggianti e di encomio. Un giorno, vigilia di Natale 2006, registrammo solo 6 visite: a cena dissi ai miei amici che, con quei pochi contatti, si doveva prendere in considerazione la nobile idea di chiudere il sito, tanto all’aperto io sarei stato in grado di raggiungere più di sei persone con un semplice battito di ciglia.

Ma le cose dovevano andare diversamente  (ricordo che il mio primo post fu una critica alla “ciliciata” Paola Binetti): col passare dei mesi e degli anni si registrò un crescendo di contatti incredibile e inaspettato; e succedeva quanto segue: chi mi leggeva faceva una specie di TAM TAM pubblicitario per far conoscere il sito. E’ chiaro che la città da cui ricevo più visite è Palermo, ma sono migliaia coloro che mi visitano dalle altre principali città italiane, europee e del Mondo. Per farla breve, oggi siamo arrivati a oltre 1.000.000 (un milione!!!) di contatti provenienti da tutti i continenti, con una media di circa mille visite ogni 24 ore.

UN TRIONFO! E si tenga conto che non è un BLOG di partito o di altra associazione politica, religiosa o culturale. C’è da dire, inoltre, che da circa due anni gli stessi articoli/post (poesie, recensioni, interventi politici…) vengono pubblicati anche sul mio BLOG presente su FACEBOOK: e quindi, a quel milione del mio BLOG/Tiscali, si devono aggiungere altre centinaia di migliaia di contatti. Non sono mancati, qui e là, gli apprezzamenti di intellettuali di rilievo: Eric Frattini (scrittore, storico conosciuto in tutto il mondo), Annamaria Bernardini de Pace (notissima avvocatessa, giornalista, scrittrice…), Marcello Mottadelli (direttore d’orchestra di alto spessore artistico e di toccante umiltà…), Dario Ponissi (apprezzato regista nell’area giapponese  (e non solo!) e critico musicale in perenne ricerca…), Angela Bellia (stimata musicologa e puntigliosa ricercatrice; docente universitaria con la passione dell’archeologia; dal nostro BLOG segnalata come personaggio dell’anno 2012 per i suoi studi sul grande compositore agrigentino Michele Lizzi); Carlo Puleo (stimato pittore, scrittore, poeta bagherese), Angelo Pezzana (scrittore, giornalista, fondatore del FUORI!…) e numerosissimi altri: a costoro va la mia gratitudine!

Ci si chiede: perché questo successo? Sarà interessante sentire l’opinione dei miei lettori. Qui io posso esprimere le mie riflessioni. Certo, piaceranno i miei contenuti e la franchezza linguistica con cui mi esprimo; piacciono le mie poesie che coinvolgono emotivamente quanti le leggono; piacciono le mie schiette recensioni musicali e non; sono stimolanti e ricchi di vis polemica i miei articoli sulla politica e sulla religione che, come è ovvio, non sempre tutti condividono… Ma sono sempre idee espresse con sincerità e piazzate sull’AGORA’ TELEMATICA.

A me non resta che ringraziare tutte le mie visitatrici e tutti i miei visitatori: internauti che qui approdano in cerca di idee e di ristoro. I miei post sono sempre “presenti” offerti con generosità a tutti i navigatori che vogliono sostare: sia che creino emozioni che attraggono sia che suscitino reazioni urticanti che a taluni fanno cambiare rotta. La mia è una schietta personalità sincera per natura (e la sincerità non può non creare anche lecite polemiche)  e, quindi, generatrice di attrazione e del suo sentimento contrario: sono un amabile leone che conosce il peso delle proprie zampate. Credo che il mio portamento riveli bene il mio carattere. Ma, per natura, non conosco infingimenti. Del resto, a cosa serve diffondere oppio o creare sdegno tessendo imposture?

L’AGORA’ è vita: e so  -perché molte persone che incontro me lo dicono- che la maggioranza dei miei lettori è costituita da persone che mi apprezzano (o no) rimanendo in silenzio su una metaforica zattera galleggiante sulle acque in bonaccia della rete. La stessa cosa succede a coloro che leggono i mie articoli sul “Settimanale di Bagheria” o altrove. E so pure che molti miei lettori hanno memorizzato alcune mie poesie diffuse anche con oltre 6.000 copie di libri. Non mi resta che ringraziare, ancora una volta, tutte e tutti UN MILIONE DI VOLTE!

Bagheria, 22 settembre, 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Da sinistra: Salvuccio Incandela e Giuseppe Di Salvo festeggiano gli oltre 1.000.000 di contatti!

Da sinistra: Salvuccio Incandela e Giuseppe Di Salvo festeggiano gli oltre 1.000.000 di contatti!
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GIUSEPPE DISALVO: ANTON KRASOVSKY, GIORNALISTA RUSSO GAY SMASCHERA IL FASCIMO OMOFOBO DI PUTIN!

GIUSEPPE DISALVO: ANTON KRASOVSKY, GIORNALISTA RUSSO GAY SMASCHERA IL FASCIMO OMOFOBO DI PUTIN!

Il giornalista russo Anton Krasovsky, nel mese di gennaio 2013, ha dichiarato pubblicamente, e dalla tv, la propria omosessualità. E’ stato licenziato grazie ad una fascista legge voluta da Putin, amico e difensore di Berlusconi; l’omofobo del KGB ha infatti dichiarato che se Berlusconi fosse stato gay non sarebbe stato processato. Chi non vuole ancora vedere la faccia del nazismo omofobo che soffia da Est? Ed ecco chi sono gli amici “comunisti” di Berlusconi.

ONORE AD ANTON KRASOVSKY!

Giuseppe Di Salvo

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Eccovi ora dal sito dell’Associazione Mario Mieli il resoconto di questa notizia:

Anton Krasovsky, conduttore televisivo russo, è stato licenziato in tronco dopo aver fatto coming out in diretta durante un programma.

 

Krasovsky ha detto: Sono gay e sono esattamente una persona come voi, mio amato pubblico. Sono come il presidente Putin, il Primo Ministro Medvedev e i deputati della nostra Duma.

 

Anton Krasovsky ha trentasette anni ed era caporedattore nel canale in cui lavorava. Il passato è d’obbligo perché appena terminata la trasmissione il conduttore è stato licenziato. Non solo, i video con il coming out in diretta sono stati tolti da YouTube e dal sito dell’emittente televisiva.

 

Dopo il licenziamento, Anton Krasovsky ha confidato: Ho guadagnato moltissimo con la televisione e so benissimo che perderò fino all’ultimo centesimo. Però so anche che non avevo altre alternative. Non potevo starmente con le braccia incrociate. Non ho fatto coming out per ottenere centinaia di “Mi piace” sulla mia pagina Facebook o per essere popolare su Twitter. L’ho fatto perché lo sapessero al Cremlino. E, da quanto ne so, l’hanno saputo e sono rimasti sorpresi.

 

Come è noto, in Russia vige una legge che vieta la “propaganda omosessuale” ai minori: non si può parlare di omosessualità, mostrare alcun segno del movimento omosessuale e via dicendo se ci sono dei minori nelle vicinanze perché potrebbero essere influenzati negativamente.

 

Affermare in tv di essere omosessuale è, quindi, una palese violazione della legge e Anton Krasovsky ha avuto molto coraggio nel fare coming out, momento già difficile di per sé nella vita delle persone omosessuali e, nello specifico, reso ancora più difficile dalla situazione socio-politica in cui è avvenuto.

Anton Krasovsky.

Anton Krasovsky.