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Archivio Ottobre 2013

GIUSEPPE DI SALVO: PIOTR BORKOWSKI INCANTA PALERMO CON LA DIREZIONE DELLA QUARTA SINFONIA DI CIAIKOVSKI AL TEATRO POLITEAMA E CI CATTURA COI DECISI PIZZICATI DEGLI ARCHI

PIOTR BORKOWSKI INCANTA PALERMO CON LA DIREZIONE DELLA QUARTA SINFONIA DI CIAIKOVSKI AL TEATRO POLITEAMA E CI CATTURA COI DECISI PIZZICATI DEGLI ARCHI E CON LE NOTE DEL FAGOTTO

Visse un tempo un noto filosofo tanto amato a sinistra che, nel 1962, scrisse su Piotr Ciaikovski delle affermazioni che non gli venivano certamente dall’etnomusicologia, ma dal suo modo di leggere le connotazioni melodiche, cioè dal suo essere musicologo. Ebbene, questo filosofo, da tempo, ha smesso di filosofare, mentre le musiche di Ciaikovski ancora oggi vengono eseguite in tutto il mondo e proprio con le sue melodie, spesso ricavate, variandole abilmente, da canti ucraini (o di altre regioni russe) è entrato nei cuori di milioni di persone in (e di) questo Mondo. Chi è mai costui?  Si tratta di Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno (Francoforte sul Meno, 11 settembre 1903 – Visp, 6 agosto 1969). Cosa scriveva Adorno su Ciaikovski? Citiamolo:

“…il momento nazionale  è rappresentato da temi tratti, realmente o apparentemente, dalla musica popolare. Su questi, sotto l’imposizione dell’ideologia determinante, è posto pesantemente l’accento: ciò che non è tema nel senso di una specifica melodia caratterizzata in senso nazionale, decade a puro momento di transizione oppure, nei peggiori prodotti di questa tendenza, a riempitivo roboante e chiassoso”. (Si veda il libro di Casini-Delogu su Ciaikovski a pagina 499, ed. Rusconi).

Ognuno lascia nobili tracce di se stesso. A nostro avviso, i richiami alle melodie popolari russe di Ciaikovski presenti nelle sue Alte Partiture testimoniano, invece, il suo forte legame con la terra natia: un legame davvero intimo e radicato che rendeva la sua musica russa come lui ebbe a sostenere più volte e a ragione. Certo, le sue, non erano mere citazioni di temi popolari, ma rielaborazioni di quei temi filtrati secondo il suo psicologico vissuto: non sta forse qui la creatività dei compositori? Il suo genio doveva rielaborare quei temi della tradizione, doveva renderli accessibili al “divino”, sottraendoli così al contesto sociale conformistico, le cui norme etiche, secondo Ciaikovski, erano esteticamente da scardinare. Poteva Adorno capire ciò?

Ciaikovski era russo sia per quanto riguarda i  legami con la terra in cui è nato sia per le sue personali condizioni vitali e psicologiche non conformi alla società di allora: con la sua musica tendeva però a renderle esteticamente “logiche” più di quanto non potesse comprendere la “logica” (se così vogliamo dire!) del filosofo Adorno vissuto in ben altro contesto sociale.

Alle elucubrazioni mentali di Adorno (e la buona educazione non ce le fa definire in altro meno aulico modo!), occorre semplicemente contrapporre le vibranti oscillazioni dei pizzicati degli archi che caratterizzano lo “Scherzo: pizzicato ostinato”, Terzo Movimento, della Quarta Sinfonia. Un “pizzicato davvero ostinato” e ostentato che vale più di qualche sonora pernacchia di alto valore filosofico. Si tratta di una specie di “onanismo sonoro” assai vibrante con conseguente appagamento mentale (ecco lo stato di ebrezza in cui non si pensa niente se non felici ghirigori!!!) espresso nel “Trio” col pronto intervento dell’oboe e dei legni: che godimento marziale! Forse gli stessi militari (magari avranno guadagnato qualche rublo in più!), dopo il veemente pizzicato degli archi, non marciano pure meglio? E allora? Se qualcosa di roboante c’è  in tutto questo, esso (il roboante!) va ricercato solo nelle tronfie parole di Adorno e dei suoi occhialuti seguaci dai vetri arrotondati sulle orbite: e tanto basti a futura memoria!

Del resto, sappiamo!, la Quarta Sinfonia è il canto dell’impossibilità di sfuggire al nobile e naturale richiamo del sesso: nel caso di Ciaikovski è richiamo alle sue tendenze omosessuali dalla società e dalle leggi degli Zar condannate, ma da Ciaikovski praticate alla faccia di Adorno.

E se i richiami melodici popolari di Ciaikovski piacciono, è perché nel rielaborarli con maestria, il compositore russo ha proiettato la sua psicologia in lotta perenne per cercare di affermare, insieme al suo amore per la terra russa, la ricerca della gioia da condividere con gli uomini (sì, quelli di sesso maschile!) che “apertamente” amava! E le rielaborate melodie popolari di Ciaikovski non rappresentano altro che il sublime canto delle sue indicibili e censurate maschie attrazioni! Altrettanto virile legame con la madre terra.

Significherà pure qualcosa se 60.000 (sessantamila!) persone seguiranno e onoreranno  Ciaikovski nella cattedrale di Kazan nel lontano 1893 quando, da vero socratico, ha deciso di lasciare questo mondo. La scelta di quella Cattedrale da parte di quelle autorità che lo hanno spinto al “suicidio” allora era un onore riservato soltanto ai nobili. E Ciaikovski nobile, aristocratico  -in senso nietzschiano- certamente lo era. Ciaikovski, là dove non arrivò Adorno, fu davvero l’ultimo grande filosofo socratico del nostro tempo. Come non capire che il Finale (Allegro con fuoco), Quarto Tempo della Quarta Sinfonia, è un’esplosione di gioia paragonabile socialmente solo a quei Movimenti di Liberazione, i cui militanti, a migliaia, oggi lottano per la conquista della Gioia e della Liberazione da ogni forma di oppressione? Questo è stato capito da un grande ricercatore che su Ciaikovski ha ben studiato gli aspetti più reconditi della sua estetica: parliamo di David Brown che, fra l’altro, ha ben messo in evidenza alcune caratteristiche espressive della Quarta: esse richiamano la fierezza della Carmen di Bizet, del suo desiderio di libertà, del Fato che si rivelava alla zingara ricorrendo alla veggenza delle carte gitane.

Detto ciò, si comprende come dirigere Ciaikovski, in ispecie le tre ultime Sinfonie, quelle denominate “Trilogia del destino”, sia opera davvero delicata e difficile. Eppure i bravi direttori esistono. A Palermo, da ultimo, si è particolarmente distinto il direttore polacco Piotr Borkowski: questi, con la prestigiosa Orchestra Sinfonica Siciliana, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, venerdì 25 ottobre 2013, ha diretto in modo esemplare la Quarta Sinfonia di Ciaikovski ben mettendo in evidenza le espressioni ritmiche e melodiche da noi sopra descritte; ha curato  ogni reparto orchestrale: i pizzicati degli archi, l’ottavino, l’oboe, i fagotti, gli ottoni, le percussioni; e tutta l’orchestra ci ha saputo comunicare sia i pacati momenti di riflessione sia gli aspetti giocosi che aiutano a vivere sia i momenti finali in cui, ad orchestra spiegata, esplodeva la gioia. E la gente ha capito e fortemente applaudito con urla di “bravo” rivolti sia al direttore Borkowski sia a tutta l’Orchestra: tanto che loro stessi non credevano al trionfo dai non molti presenti tributato!

E’ QUESTA LA VERA ETNOMUSICOLOGIA NON DEMAGOGICA NON TANTO AMATA DA CERTI MUSICOLOGI DI SINISTRA! Noi la conosciamo perché ce la rivela la delicata nota tenuta dal fagotto a chiusura del Secondo Movimento, a termine di un canto melodico che genera quiete, pace. Chiudiamo con le citazioni di due grandi estimatori delle musiche di Ciaikovski: Stravinskij e Šostakovic.  L’autore di Pulcinella così scriveva nel 1921:

“Ciaikovski possedeva il dono della melodia, centro di gravità in ogni sua composizione sinfonica, in ogni sua opera o balletto. Mi è del tutto indifferente che la qualità di codesta sua melodia sia a volte diseguale: egli era un creatore di melodia, talento raro e prezioso, e tanto basta. (…) E si tratta di una qualità assente nei tedeschi. (…) La musica di Ciaikovski, che non a tutti sembra specificamente russa, è spesso più profondamente russa di quella musica che da tanto tempo s’è guadagnata la facile etichetta di folklore moscovita. Questa musica è altrettanto russa di un verso di Puškin o di una canzone di Glinka. Ciaikovski non coltivò specificamente nella sua arte l’anima del contadino russo, però attinse alle vere sorgenti popolari del nostro popolo”.

Adorno leggeva e capiva queste riflessioni di Stravinskij? E ora citiamo Šostakovic:

“Sino ad oggi la scuola di composizione di Rimskij-Korsakov è stata sempre ritenuta la prima in Russia. Ritengo che sia giunto il tempo per ristabilire l’equilibrio, nel senso di riconoscere il credito che dobbiamo all’insegnamento di Ciaikovski e di apprezzare nel suo giusto valore la sua tecnica compositiva. Nella elaborazione della idea musicale e nella orchestrazione egli non conosce eguali. Mi inchino di fronte ai prodigi della sua scrittura strumentale, consapevole, come sono, che Ciaikovski non è mai venuto meno  al principio di pensare a priori la musica  in funzione dell’orchestra e in rapporto con essa. E tutte le volte che mi è capitato di incontrare dei problemi, nel corso della mia attività creativa, invariabilmente ne ho trovato la soluzione rifacendomi a Ciaikovski. (…) Nella sua musica, come nel testo cechoviano, vi è sempre stato un grande slancio vitale. Nel lirismo dell’uno come dell’altro, nella loro passione emozionale, intensamente spiccata nei confronti della terra patria, si coglie il palpito della vita reale che si fa arte”. (Per altre informazioni si legga il libro di Luigi Bellingardi su Ciaikovski edito da Mursia, da pagina 200 alla fine).

ALTRO CHE ETNOMUSICOLOGIA! E’ TUTTA LA MUSICOLOGIA ACCADEMICA CHE OGGI ANDREBBE RINNOVATA! ALMENO ADORNO, PER QUELLO CHE VALEVA, ERA ADORNO. Molti musicologi di oggi sono solo “adornati”.

Bagheria, 27 ottobre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

 

 

Piotr Ciaikovski.

Piotr Ciaikovski.

GIUSEPPE DI SALVO: C’E’ UNA SOLA STORIA CHE CI SPINGE A NON LASCIARE COL PENSIERO QUESTO MONDO ED E’ LA GRANDE MUSICA.

Dopo aver ascoltato e, soprattutto visto,  l’Opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta “Sette storie per lasciare il mondo” al Teatro Massimo di Palermo, giovedì 24 ottobre 2013, mi è stato chiesto cosa ne pensassi. Ed è stato chiesto a chi non sa mentire: incuriosito e coinvolto per i primi quindici minuti, dopo aver apprezzato il “sogno” non legato alle percezioni visive, ma ad alcune folate degli interventi corali, l’unica riflessione che mi veniva, a proposito di quel collage multimediale, era un nobile richiamo a una quartina di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), emblema della nostra perenne (Ri)nascita culturale. La Quartina si aggira anch’essa nel mondo del Sonno e della Notte e rende sveglio il nostro pensiero in modo permanente. Eccola:

Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso,

mentre che ’l danno e la vergogna dura;

non veder, non sentir m’è gran ventura;

però non mi destar, deh, parla basso.

La poesia resta, nel significato antico del termine, l’unica Musa che sintetizza la grande arte e crea aurei ponti fra la Veglia, la Fantasticheria e il Sogno. E spezza qualsiasi legame con la noia e con le note che ci sospendono a lungo nella veglia. Diciamo ciò perchè vogliamo rimanere sempre desti e destri. Oggi l’Arte ancora e sempre lo è?

Giuseppe Di Salvo

Giuseppe Di Salvo al "Massimo"!

Giuseppe Di Salvo al “Massimo”!

GIUSEPPE DI SALVO: ORCHESTRA SINFONICA SICILIANA, SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE DEL CONCERTO DIRETTO DA ALDO CECCATO

STAGIONE CONCERTISTICA 2013/2014

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“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica in bella evidenza la mia recensione del Concerto Inaugurale della Stagione 2013/2014 eseguito dalla prestigiosa Orchestra Sinfonica Siciliana al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, venerdì 18 ottobre 2013  -con musiche di Rossini, Mozart, Dvorak-  diretto da Aldo Ceccato. E’ da non perdere questa Nuova Sonora Novella! Grazie. (G.D.)

La mia recensione sul "Settimanale di Bagheria".

La mia recensione sul “Settimanale di Bagheria”.
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GIUSEPPE DI SALVO: ALDO CECCATO INAUGURA LA 55ESIMA STAGIONE CONCERTISTICA DEL’OSS AL TEATRO POLITEAMA DI PALERMO E COME IL POETA CI DICE CHE “OGNI FARDELLO E’ AMORE”!

C’è una “Canzone” piuttosto prosaica nella raccolta di poesie di Allen Ginsberg (1926-1997) intitolata “Jukebox all’idrogeno”; una “Canzone”, però, i cui versi vogliono “pesare” con parole alate in cerca di connotazioni poetiche. La prima strofa dice:

“Il peso del mondo

è amore.

Sotto il fardello

della solitudine,

sotto il fardello

della insoddisfazione

il peso,

il peso che trasportiamo

è amore”.

E’ una “Canzone” che richiama altri versi, sempre di Ginsberg: “La Prima Nota della Creazione:/ l’unica che ci potrebbe essere se ci fosse/ sia pure soltanto/ l’idea che potrebbe/ non essere nulla”.

E’ con questi sentimenti poetici che noi ci siamo recati all’inaugurazione della 55esima Stagione Concertistica 2013/2014 dell’Orchestra Sinfonica Siciliana al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo venerdì 18 ottobre 2013.

Il Teatro era insolitamente illuminato e visibilmente pieno: sembrava ostentare un fasto e una sfida elegante alla politica dei tagli che espone la prestigiosa Orchestra, se non proprio alla Chiusura, alle certe difficoltà economiche. Sicché i sullodati versi di Ginsberg finiscono per rivelarsi come sentita gratitudine alla generosità di quegli artisti, numerosi artisti!, come il direttore Aldo Ceccato e la pianista Galina Chistiakova, che offrono le loro prestazioni gratis, contribuendo, così, a questa inconsueta forma di onorevole Resistenza Culturale.

E avviene che anche le interessanti mostre allestite all’interno del Teatro, sia quella fotografica sia quella pittorica, finiscono per assumere sembianze vitali contro quella politica di morte che tende a soffocare ogni manifestazione dello spirito, ché l’Arte tutta, Musica compresa, è azione vitale che va ad investire sull’intelletto creativo di tutti: ed è la creatività che contribuisce ad aiutare i popoli nei momenti di difficoltà e di crisi economica; gli è che gli Italiani tutti non si meritano questa non onorevole Partitocrazia che tende a spegnere i suoi Lumi. E il Teatro Politeama col suo adeguato fasto inaugurativo della Nuova Stagione Concertistica proprio i tanti Lumi esistenti tende a ravvivare con le sue iniziative musicali. Si tratta di una sfida assai elegante!

Sul palcoscenico svettavano persino le cellule delle verdi piante: si andava oltre l’idea dell’opportuno abbellimento; le felci piangenti sembravano sorriderci mostrandoci i loro verdi denti striati di gioia e di speranza; gli anthurium ci baciavano coi loro rossi cuori vividi e i loro spadici longilinei ci volevano dire che nessuna infiorescenza potrà mai essere soffocata. Sì, ogni anthurium espandeva amore e amicizia, scelta davvero azzeccata! Nella Grecia antica, i fiori di anthurium erano associati alle frecce di Cupido, dio dell’Amore: non siamo noi innamorati della cultura, della musica che è legame dello spirito al pari della religione? Ecco perché ribadiamo, con Ginsberg, che “Il peso del mondo è amore!”.

  Amore che si espande subito quando l’Orchestra, diretta in modo ben serrato da Aldo Ceccato, intona le note dell’ouverture “La Gazza ladra” di Gioacchino Rossini. Noi andiamo dietro coi ricordi. Col pensiero rivisitiamo la nostra adolescenza e leghiamo quelle note alle nostre prime esperienze di ascolto musicale: come in un film muto rivediamo le grandi immagini delle nostre umili origini; c’è tutta l’ignoranza popolana che nella mia famiglia significava sempre spinta ad una più nobile ed elevata ricerca, all’esserci col giusto orgoglio formativo che, nel tempo, si è accresciuto al pari delle intensità sonore con cui si dipanano gli stessi  “crescendi” rossiniani che certo mirano ad appagare i nostri animi: Aldo Ceccato lo capisce e sembra volere arrestare lo scorrere del tempo. Ché anzi, lo contiene. Anche il Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 K. 488 di Mozart viene eseguito con grazia assai contenuta; e l’Adagio viene eseguito dalla pianista russa con delicate pennellate sulla tastiera che si sposano con la delizia. E che sapienza interpretativa sfodera Aldo Ceccato quando, nella Seconda Parte della serata, dirige la Sinfonia n. 4 di Antonín Dvo?ák! Ci regala il suo colto linguaggio sonoro, una ricerca che è ricchezza intellettuale accumulata nel corso di decenni che certo nel suo corpo “pesano”.

Ma sono tutte “note”, suoni che ci rivelano quanta generosità vitale c’è in ogni creazione, anche nella reinterpretazione di pagine musicali memorizzate nel tempo e che il pensiero continuamente rinnova.

Sicché finiva per acquisire valore estetico anche la degustazione del gelato finale. Era la giusta accoglienza alla faccia dei partitocrati necrofili: come si vede, la vera Cultura è sfida perenne. Essa vive e ravviva. Io ho leccato con gusto quel gelato. Riscaldava, come gli anthurium, i nostri vigili cuori.

Bagheria, 20 ottobre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

 

Il direttore Aldo Ceccato.

Il direttore Aldo Ceccato.
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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE DEL CONCERTO DIRETTO DA WILL HUMBURG CON MERITATO SUCCESSO AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica la mia recensione del concerto diretto da Will Humburg al Teatro Massimo di Palermo il 12 ottobre 2013. Parlo in modo dettagliato della Quindicesima Sinfonia di Sostakovic diretta in modo assai raffinato dal direttore d’orchestra tedesco. E metto in evidenza tutti gli aspetti derisori dal compositore russo ribaditi nei confronti di Stalin, il dittatore russo e rosso che lasciò questo mondo nel 1953, proprio nell’anno in cui nascevo io. Chi non conosce i moventi  e le dinamiche psicologiche che spingono i compositori a creare grandi capolavori è meglio che si metta da parte e non ascolti la musica; al contrario, lo faccia e approfondisca: io ci sono e batto i miei colpi dissacratori. Grazie.

Giuseppe Di Salvo

Il direttore tedesco Will Humburg.

Il direttore tedesco Will Humburg.
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GIUSEPPE DI SALVO: LO STABAT MATER DI FRANCIS POULENC SVETTA SUL CARTELLONE DELLA STAGIONE SINFONICA 2014 DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO!

Cinquanta anni fa se ne andava il grande compositore Francis Poulenc (Parigi, 7 gennaio 1899 – Parigi, 30 gennaio 1963). E il Teatro Massimo di Palermo inserisce nel Cartellone della Stagione Concertistica 2014 lo Stabat Mater del compositore francese: un gioiello di musica sacra che raramente si ascolta in città. Ed è certamente fra le composizioni che qualificano la stagione del Teatro palermitano. Non è una ricorrenza chiassosa o roboante, ma certamente opportuna: ci dispiace solo che si sia stato ignorato, quest’anno, Benjamin Britten. Ma questo evento svetta e ci rallegriamo anche per la scelta del soprano palermitano Laura Giordano nel ruolo di solista previsto per questo Stabat dalle connotazioni timbriche davvero laceranti. Francis Poulenc, compositore dallo spirito brillante e mondano, si avvicinò alla sfera sacra dell’arte dopo la morte di un suo caro amico nel 1936. In quell’anno si recò in pellegrinaggio al Santuario di Rocamadour dove riscoprì le sue radici cristiane e scrisse le “Litanies a la Vierge Noir”. La perdita dell’amico, Christian Berard, apprezzato scenografo  e omosessuale dichiarato  -come del resto lo stesso Poulenc- con cui aveva condiviso l’esperienza della rinnovata fede, lo portarono a scrivere in seguito (ma già siamo nel 1950/51!) questo grande affresco musicale di carattere sacro. La dedica recita: A’ la mémoire de Christian Bérard pour confier son ame à Notre-Dame de Rocamadour”. Aspettiamo con grande curiosità questa esecuzione, confidando nel nostro impeccabile Coro e nella nostra Orchestra animata da professionisti di alto livello: in ispecie quando sono messi a contatto con bravi e colti maestri del Coro e direttori d’orchestra. Si assalti dunque il botteghino del Teatro Massimo! Questo Stabat, come del resto molte altre iniziative presenti in cartellone, non si possono perdere!

Giuseppe Di Salvo

Pagina dello Stabat Mater di Poulenc.

Pagina dello Stabat Mater di Poulenc.
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GIUSEPPE DI SALVO: CONCERTO (Al compositore Lou Harrison: 14 maggio 1917 – 2 febbraio 2003)

GIUSEPPE DI SALVO: CONCERTO (Al compositore Lou Harrison: 14 maggio 1917 – 2 febbraio 2003)

Le ansie sulle percussioni

mani battono.

Danzano

e mutano il ritmo

in liberazione

e ricchezza di timbri.

Il pianoforte è scosso

da suoni in volo.

Gli archi sfiorano corde

e  coi singhiozzi

canta la grazia.

 

Lou Harrison fra i leggii ride

e ammalia attoniti maestri.

E c’è chi  -fiero-  il sistro scuote

e strumenti d’Oriente.

Il mio ascolto è urlo

con lacrime,

segni in fuga dallo spartito.

Ignoti uccelli aggiungono

inni di maggio.

Ursula Oppens

-rapita dalla tastiera-

la spazzola picchia

e vie nuove apre alle dita.

Di passione il viso splende.

Arrivi Harrison su altre orchestre

con la magia dei tempi senza fine.

Legni in picchiata esplodono

fra pause che espandono il delirio.

 

Bagheria 16/05/04

Giuseppe Di Salvo

 

*Dieci anni fa se ne andava il grande compositore statunitense Lou Harrison: lo voglio ricordare, visto che è stato dimenticato nelle Sale da Concerto, con una mia poesia già pubblicata nel 2004 nel libro “Fiorivano Girasoli alla Finistra” (Antologia del Premio di Poesia “Giacomo Giardina”- III Edizione). Le sue musiche cercatele in Internet o compratele: vi faranno ringiovanire!

 

Il compositore americano Lou Harrison: bello e giovane!

Il compositore americano Lou Harrison: bello e giovane!
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GIUSEPPE DI SALVO: TEATRO POLITEAMA GARIBALDI DI PALERMO, INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE CONCERTISTICA 2013/2014 DELL’ORCHESTRA SINFONICA SICILIANA CON MUSICHE DI ROSSINI, MOZART, DVORAK: NON SI PUO’ MANCARE!

Tutto pronto al  Politeama Garibaldi per l’inaugurazione della Stagione concertistica 2013/2014. Essa  è firmata da Ennio Nicotra. Venerdì 18  ottobre alle ore 21.15, l’Orchestra Sinfonica Siciliana, diretta da Aldo Ceccato, eseguirà un concerto con musiche di Rossini,  Mozart e Dvo?ák. Il direttore milanese ha sposato la causa dell’OSS e dirigerà senza ritirare alcun compenso; la stessa cosa farà Galina  Chistiakova, interprete mozartiana. I Palermitani non possono non ringraziare sia la generosità del maestro Ceccato sia quella della pianista Chistikova. Con questi tagli alla cultura non se ne può più! E solo se la cultura farà sentire il suo peso in questo Paese potrà contribuire a risolvere i problemi della politica che si presenta davvero deficitaria e da non finanziare neanche con un euro in più: Basta!!!

Il nuovo corso della Sinfonica,  annunciato lo scorso mese dal Sovrintendente Francesco Guttadauro, prende così  forma con una serata accompagnata da alcuni eventi collaterali offerti dagli  sponsor: ci sarà una

degustazione di  caffè nel foyer (a partire dalle 20.15) e una di gelato artigianale alla fine  del concerto; è stata allestita anche un’esposizione di fotografie dell’Orchestra Sinfonica Siciliana  realizzate dagli alunni della Scuola Stabile di Fotografia; un allestimento di piante e  composizioni floreali potrà essere osservata all’interno della sala; inoltre, è sempre possibile  visitare la mostra “Musicisti e notturni” di Gianni Maimeri, Sala degli  Specchi. Infine, il pubblico in sala potrà ammirare   -prima del concerto-   il sipario storico di Gustavo  Mancinelli, che resterà calato fino all’inizio del Concerto.

 

Il programma musicale prevede, in  apertura, l’esecuzione de La gazza ladra di Rossini: un’ouverture quasi  completamente uscita dai cartelloni, nonostante  rimanga una delle pagine rossiniane più trascinanti. Seguirà  Mozart con il Concerto n. 23 in la maggiore per pianoforte e orchestra K.  488 che la ventiseienne pianista russa interpreterà secondo il suo stile: uno dei più famosi e importanti della produzione del  Salisburghese.

 

La seconda parte della serata al  è dedicata ad Antonín Dvo?ák di cui si ascolterà la Sinfonia n. 4 in  fa maggiore op. 36: la Sinfonia venne composta tra il mese di gennaio e il marzo del 1874,  anche se la pubblicazione fu postuma, nel 1912. La Quarta è uno dei lavori sinfonici giovanili al quale il compositore sembrò essere maggiormente  legato com’è dimostrato dalla decisione di rivederla alla fine del 1887 o  all’inizio del 1888, ben 14 anni dopo la sua composizione. Ci dispiace che sia saltato il previsto Concerto per pianoforte e orchestra, l’unico composto da Antonín Dvo?ák in modo assai originale non essendo il copositore pianista: ma la non perfetta salute di alcuni artisti, purtroppo, sconvolge i Cartelloni dei Teatri, anche quando si tratta di inaugurazione. Il Concerto si repliccherà sabato 19 ottobre  alle ore 17.30.

E NEI MOMENTI DI CRISI SI PRENDANO DI ASSALTO I LUOGHI DELLA CULTURA. E SI VIGILI SUI LUOGHI DELLA CATTIVA POLITICA!

Bagheria, 18 ottobre 2013

Giuseppe Di Salvo

Teatro Politeama Garibaldi.

Teatro Politeama Garibaldi.

GIUSEPPE DI SALVO: WILL HUMBURG DIRIGE CON RAFFINATEZZA L’INNOCENZA TRAGICA (E TIMBRICA!) DI DMITRIJ ŠOSTAKOVIC AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. PIACE E TRIONFA!

Non sembri un calcolo ozioso: diciamo solo che le tavolozze orchestrali di tutti i compositori vanno rispettate, altrimenti, in modo arbitrario, si alterano le cromature sonore codificate  nelle loro partiture; e ora parliamo della Quindicesima Sinfonia in La maggiore, op. 141 di Dmitrij Šostakovic (1906- 1975) diretta in modo assai curato e  raffinato dal 56enne direttore d’orchestra tedesco Will Humburg al Teatro Massimo di Palermo, sabato 12 ottobre 2013. Certo una non gradita deficienza strumentale l’abbiamo colta nella grande famiglia degli archi. Ma qui ci fermiamo. Abbiamo altro di interessante da dire.

Composta nel corso dell’estate 1971, la Quindicesima Sinfonia di Dmitrij Šostakovic venne eseguita in Prima Assoluta al Conservatorio di Mosca l’8 gennaio 1972 diretta dal figlio Maxim; essa comunque presenta un organico orchestrale piuttosto contenuto rispetto ad altre sue composizioni; ci troviamo innanzi ad una partitura assai delicata con sonorità limpide e trasparenti: un ruolo assai significativo è ben evidenziato nell’uso che Šostakovi? fa delle percussioni, dei legni, degli ottoni; il Primo Movimento ha le innocenti caratteristiche di una specie di “Sinfonia dei Giocattoli” che ci ricorda la spensieratezza espressiva di Leopold Mozart (1719-1787), spensieratezza codificata nella sua “Kindersinfonie”; e l’innocenza espressiva ci viene offerta, soprattutto, dalla freschezza dei timbri degli strumenti usati nel Primo Movimento: triangolo, timpani, xilofono, grancassa (ma i veementi colpi inferti alla grancassa denotano una “innocenza” che non esito a definire “coscienza tragica”!), tamburo, castagnette, woodblock, piatti, frustra…, legni, ottoni, archi…:  ci sentiamo davvero di entrare in un “Toyshop” ben assortito di “giocattoli” sonori.

Ma sono timbri che certo servivano al compositore per connotare musicalmente le sue convinzioni ideologiche contro un regime dittatoriale, quello di Stalin,  contro cui per tutta la vita ha dovuto tenacemente lottare. Ebbene, il direttore tedesco Will Humburg ha diretto con estrema delicatezza l’Allegretto (Primo Movimento) e ci ha fatto cogliere l’innocenza ritmica e timbrica di Dmitrij Šostakovic. Occorre, inoltre, ricordare che tutta la Quindicesima Sinfonia è striata da brevi motivi e citazioni musicali piuttosto enigmatici. Rossini, Wagner, cenni della sua Sinfonia Leningrad… e altre musicali citazioni che ci stanno a fare?  Destano certo curiosità. E ci chiediamo cosa esse significhino. Lo stesso Šostakovic ha parlato di richiami all’infanzia: ricordi di giochi felici sotto un cielo sereno; ma noi sappiamo che il compositore non deve essere mai preso alla lettera. Infatti, in altri contesti, egli rivela che la sua Quindicesima Sinfonia è legata a tematiche espresse da Anton Pavlovic Cechov (1860-1904).

Noi sappiamo benissimo che il compositore non ebbe rapporti tranquilli con Stalin. Venne più volte scomunicato e disconfermato nelle sue convinzioni estetiche: nel 1930 venne censurato per la sua dirompente e irriverente opera “Il Naso”; nel 1934 per Lady Macbeth: l’opera cadde in disgrazia presso il regime stalinista ed è oggi considerata uno dei maggiori esempi di censura politica sull’arte; e con le scomuniche di Stalin a danno di Šostakovic si potrebbe continuare. Ma il compositore continuava giustamente a percorrere il suo percorso estetico e se ne fregava delle accuse di “formalismo”, formalismo estraneo, secondo la cultura di regime, all’arte sovietica. Non si piegò mai con la sua musica a celebrare il regime; e quando sembrava farlo, in realtà era fatto ad arte per deriderlo e beffarsene.

Anche in questa Quindicesima Sinfonia non mancano aspetti caustici e caricaturali, ossia veri e propri sberleffi contro Stalin. Ma questi aspetti sono inseriti in contesti musicali di altissimo valore estetico: il pensiero di rivolta di Šostakovic è sempre sorretto da luminose sorgenti sonore caratterizzate linguisticamente da profonde riflessioni e da colte meditazioni difficili da contrastare da parte di chi non potrà mai sposare la sapienza musicale con la rozzezza del potere.

Ma ritorniamo all’Allegretto del Primo Movimento: perché le trombe ripetono più volte il tema del Guglielmo Tell di Rossini? Per capire i significati reconditi della citazione musicale non si può non ricordare brevemente chi era questo eroe. Tell, padre di famiglia e cacciatore abile nell’uso della balestra, il 18 novembre del 1307 si recò nel capoluogo regionale Altdorf, in Svizzera. Mentre passava sulla pubblica piazza, Tell ignorò il cappello imperiale fatto fissare in cima ad un’asta, alcuni mesi prima, dal balivo Gessler (l’amministratore locale degli Asburgo). Il cappello, simbolo dell’autorità imperiale, doveva assolutamente essere riverito da chiunque passasse. Chi non s’inchinava rischiava la confisca dei beni o addirittura la morte. Siccome Tell non riverì il cappello si ritrovò nei guai. Il giorno dopo in piazza, davanti a tutti, dovette giustificare il suo agire. E avvenne che in cambio della vita, il balivo Gessler gli impose la prova della mela, la quale, posta sulla testa del figlioletto Gualtierino, avrebbe dovuto essere centrata dalla freccia della sua balestra. La prova riuscì a Tell, ma, nel caso qualcosa fosse andato storto, Guglielmo aveva nascosto una seconda freccia sotto la giacca, pronta per il tiranno. Questo costò a Tell la libertà. Successivamente riuscì a liberarsi. Come non vedere in Tell lo stesso Šostakovic in perenne sfida contro Stalin? Chi vede nella citazione rossiniana un mero aspetto musicale non ha capito niente dell’estetica e del pensiero di Šostakovic.

Le pernacchie anti-regime di Šostakovic hanno certo l’aspetto della nobile burla: sono attacchi spensierati e scanzonati al regime espressi con la sola forza dei timbri strumentali presenti nella sua orchestra; chi ascolta si trova innanzi ad una gioiosa girandola sonora che emette immagini acustiche davvero pirotecniche, è sarcasmo sonoro assai ricercato e raffinato; altro che sberleffo timbrico: sono vere e proprie pedate sonore a tutti i dittatori. E certo oggi noi non possiamo escludere da queste Pedate lo stesso Putin. E la grazia direttoriale di Will Humburg noi la notiamo tutta nel fatto che egli sa fare arrivare, quasi per magia, ai dittatori di tutti i tempi quelle civili sonore pernacchie di ribellione. E il tutto avviene all’interno di un’orchestra usata come una compagine da camera. Qual è, infatti, il reale sviluppo tematico di fondo? Noi cogliamo in quelle sonorità solo una pungente ironia (ah, magico svettare melodico espresso dal flauto!) coronata da un cristallino lirismo che ci affascina e coinvolge.

Il Secondo Movimento (Adagio) ci porta ad un senso di staticità che spinge i nostri animi al più intimo appagamento. Si apre con un maestoso, solenne, intimistico corale affidato ai corni, alle trombe, ai tromboni, alla tuba, cui fa seguito un nuovo motivo seriale (oh, dolci richiami alla Seconda Scuola Viennese!) intonato con grazia dal violoncello: qui il lirismo del violoncello non fa altro che alternarsi in modo ripetuto e ostinato con la vitale e rassicurante sensualità degli ottoni, vitalità poi ripresa dalle note acute del breve assolo del violino; segue, preceduto dalle vibrazioni degli archi, un crescendo orgasmico  in cui  -finalmente!-  come un unico corpo che si abbraccia, tutta l’orchestra si esprime in un linguistico insieme sonoro d’incanto. E’ una tonitruante marcia di gioia! E si diffonde un pathos che graffia i nostri animi; la pace arriva col pieno pulsare del “blocco di legno”; e ancora ritornano, con qualche variazione, i richiami nostalgici del violoncello e del corale iniziale espresso dagli ottoni, ma questa volta sono preceduti da un tintinnare magico della celesta… Poi ogni cosa si spegne come alla fine di un atto amoroso e veniamo trascinati al Terzo Movimento senza alcuna soluzione di continuità.

Come interpretare questo Secondo Movimento? Forse la grazia sonora di qualche ottone non è richiamo a Lady Macbeth? E a qualche tipo di incontro sessuale non particolarmente gradito a Stalin e alla Pravda? Grande Šostakovic! E magistrale la lettura di Will Humburg! Qui muore solo chi non sa godere, cioè chi non sa appagare i suoi desideri, quelli sessuali compresi!

Il Terzo Movimento (Allegretto) si richiama alla spiritosa e giocosa inventiva strumentale del movimento iniziale: fiati e strumenti a percussione si rincorrono felici come chi gioca e rotola liberamente sulla fresca erba di un prato fiorito. Che meraviglia timbrica in quei colpi di frusta, nel rullare dei timpani, nell’eclatante suono dello xilofono, nella corposità sonora quasi ovattata e intensa del woodblock, nelle irridenti boccacce della raganella: è un grande evviva tributato alle percussioni che prendono di mira ogni tiranno. E il tutto assume un carattere burlesco, umoristico e, oseremo dire, profondamente umano. E dire che non è uno “Scherzo”! Come non cogliere i riferimenti alla Quarta Sinfonia invisa al comunista tiranno?

Il Quarto Movimento (Adagio- Allegretto- Adagio- Allegretto) ha ben altre citazioni: Wagner. Serpeggia il tema del Destino e qualche cenno del Tristano e Isotta: quindi il tema dell’Amore che racchiude sempre il Sommo Bene. Ma come non apprezzare quel danzante lirismo sprigionato dagli archi di derivazione mahleriana? Qui si resta affascinati dal gioco delle reminiscenze, dei ricordi: e ciò non per rimpiangere le gioie perdute, ma per proiettarci in un’oasi di gioie future. Le battute conclusive del Movimento tendono a rinnovare l’energia nelle cellule di chi ascolta: tutte le principali percussioni ci regalano un magico carillon che ci vuole dire: la lotta contro i tiranni imperitura continui! E vorremmo oggi essere ascoltati da Putin!

Nella Seconda Parte del Concerto sono esplose le sonorità selvagge e primitive del rito primaverile delle musiche di Igor Stravinsky (1882-1971), cioè de “Le Sacre du printemps”: altre emozioni. E Will Humburg e tutta l’Orchestra del Teatro Massimo trionfava. Meritate le ovazioni e le urla di “Bravo” rivolti sia al direttore sia ad ogni singolo strumentista. Concerto da ricordare!

Bagheria, 15 settembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

  

 

Il 56enne direttore tedesco Will Humburg trionfa al Teatro Massimo di Palermo!

Il 56enne direttore tedesco Will Humburg trionfa al Teatro Massimo di Palermo!

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE-SAGGIO DELLA “PATETICA” DI CIAIKOVSKI NELLA LETTURA DEL GIOVANE DIRETTORE ISRAELIANO OMER MEIR WELLBER.

Non giriamoci intorno: chi vuole conoscere bene Ciaikovski deve leggere i miei dirompenti articoli; qualsiasi musicologo o critico musicale vi porterebbe sulla via dell’anomalia. Loro sì, quasi tutti anomali o pusillanimi che s’incollano al pianoforte per evidenziare solo innovazioni sonore e caratteristiche espressive di una psicologia, come dicono loro, “turbata”. In realtà, gli unici ad essere turbati dalla dirompente omosessualità vissuta da Ciaikovski, nella Russia omofoba zarista di Alessandro III, sono quegli studiosi (quasi tutti) che fanno di tutto per imbrogliare le carte. E allora? Non vi resta che leggervi il mio saggio pubblicato da “Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, che sta letteralmente andando a ruba. In esso, alla fine, parlo anche della lettura innovativa fatta della Sesta Sinfonia, Patetica, dal giovane direttore ebreo Omer Meir Wellber al Teatro Massimo di Palermo domenica 29 settembre 2013. Articolo da non perdere e da portare con sè ogni volta che in una sala di concerti la Patetica di Ciaikovski viene eseguita. E sapete perchè? Non c’è libretto di sala che non vi imbrogli raccontandovi frottole, neanche corrette “minchiate”: già, se facessero ciò, coloro che scrivono sarebbero in tema! In edicola, dunque, presto: per conservare il VERO! Grazie.

Giuseppe Di Salvo

Mio articolo sulla Patetica di Ciaikovski.

Mio articolo sulla Patetica di Ciaikovski.
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