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Archivio Novembre 2013

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE DUE MIEI ARTICOLI: SUL FLOP DELLA TRAVIATA AL TEATRO MASSIMO E SUL PENTITISMO CHE APPAGA

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica due miei articoli: la recensione del clamoroso flop della Traviata in scena al Teatro Massimo di Palermo con citazioni di alcuni miei fedeli lettori; e le mie religiose riflessioni sul pentitismo metafisico dei “pentiti” di mafia che ora collaborano con la Giustizia: i veri Collaboratori di Giustizia, alfine, riconsciamolo!, sono coloro che non commetono crimini. Comunque, un Settimanale da non perdere. Vola dalle edicole. In fretta o rischiate di non trovarlo più! Di corsa, a gonne levate! Grazie.

Giuseppe Di Salvo

Della mia recensione e dei flop canori di vario tipo!

Della mia recensione e dei flop canori di vario tipo!

GIUSEPPE DI SALVO: SE COL PENTIMENTO LA NOSTRA TERRA TREMA CHE PENTIMENTO E’? RIFLESSIONI METAFISCHE SU UNA INTRAMONTABILE FISICITA’.

Mio Dio,

mi pento e mi dolgo

con tutto il cuore…

E’ quanto si legge, fra l’altro, nell’ “Atto di dolore” di cattolica fattura. Ma potrà mai essere un felice Atto Giudiziario? Il termine “pentirsi” ha a che fare, dal punto di vista etimologico, col termine latino “paenitere” che vuol dire “non essere soddisfatto di qualcosa”. Forse i “pentiti” di Mafia non sono soddisfatti della loro vita? O vanno alla ricerca di nuovi sensi da dare alla vita? Quella di tutti. E lo stesso rito di iniziazione con la nota puntura con sangue da far grondare sull’immagine di una santa avvia la persona mafiosa a una vita più soddisfacente e onorevole? E, dopo tanti delitti commessi o confessati, l’atto del pentimento di un uomo di Cosa Nostra tocca le intime corde del personale rimorso o si tratta di una mossa strategica (quella che si ritiene finale) per cercare di togliersi dalla furente ruota assassina che, a turno, potrebbe finire per colpire chi ha prima inferto, a danno di altri, i suoi colpi mortali? Non sono queste le domande di rito che oggi, visti gli ultimi eventi, si pongono i cittadini bagheresi e non solo?

E’ proprio sensato l’evangelico detto: -Chi di spada colpisce di spada, variamo noi, prima o dopo perisce. E, come si vede, la vita  -quella propria- è molto cara e apprezzata anche dagli uomini d’onore insoddisfatti del loro non retto tenore di vita. Ecco perchè, col tempo, molti sopravvissuti di Cosa Nostra finiscono per coniugare, anche se non conoscono il latino o sono analfabeti di ritorno, il non felice verbo “paenitere”. Sono vere tante cose. Anche la forza del rimorso che rode e corrode. E fa mancare l’aria -a chiunque- il triste pensiero che i figli e i più intimi affetti e la stessa propria vita, nell’imminenza, possono venire meno. Non è per tutti da rivalutare e da proporre sempre con più forza la Legge dell’Onestà? E della lotta non violenta di tutti i cittadini per raggiungere la soddisfazione e la felicità?

Null’altro. In ogni casa si va (o si vada) alla ricerca della mai raggiungibile perfezione: essa, per chi crede, ha il volto di Dio; per chi non crede, il volto dell’amore e della disponibilità amicale che lega al pari di qualsiasi rapporto che affonda le radici nel sacro.

Giuseppe Di Salvo

 

La Legge Giusta ci rende liberi!

La Legge Giusta ci rende liberi!

GIUSEPPE DI SALVO: DEL COME UNA SANA “TRAVIATA” NECROFILA, AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, CI FACCIA SENTIRE LE INSANE VOCI DELL’OLTRETOMBA. SI APPLAUDE DESIREE RANCATORE!

Della “Traviata” andata in scena al Teatro Massimo di Palermo giovedì 21 novembre 2013? E del come da un’importante costruzione narrativa in flashback attuata nel romanzo “La Dame aux camélias” di Alexandre Dumas fils si possa arrivare ad una regia striata da aspetti necrofili (sono lì, al cimitero, che  -di fatto-  si dipanano i luoghi e i tempi dell’azione ripresa dal regista ricorrendo all’analessi) con voci maschili non adeguate che sembravano uscire proprio dall’oltretomba.

La Violetta Valery di Desirée Rancatore? Era l’unico personaggio vocalmente in salute, anche se non è la mia Traviata ideale: si tratta di una Traviata reale non perfetta ma degna di rispetto. E mi dispiace che tutti, direttore d’orchestra compreso, ricorrano ancora ad anacronistici e irrispettosi tagli di parti importanti della partitura di Verdi. Questo non è rispetto interpretativo, è mutilare, castrare la forza espressiva di un’opera. Si onori la logica e la filologia!

La voce della Rancatore non risentiva, quindi, della tisi scenica. Ma in quanto a polka e valzer, tanto cari alla Duplessis, non ci siamo proprio. Abbiamo colto, invece, tante “inadeguatezze vocali” nelle voci di quei personaggi principali maschili che nella finzione scenica tisi non ne hanno.

Un flop clamoroso ha dunque chiuso le manifestazioni verdiane. Sarebbe stato meglio che si fossero tralasciati questi pomposi e infelici eventi legati al bicentenario del maestro di Le Roncole.

E’ segno dei tempi: quelli di una borghesia politica al potere  -e siamo all’Italietta di oggi!- che si avvia al completo fallimento delle “Cose Pubbliche” (e fra le Cose Pubbliche c’è la Cultura) e, nel Potere Centrale, al fallimento dell’intero Stato. Siamo, ed era inevitabile!, al coerente necrofilo canto politico e gestionale del nostro tempo. Dei valori dell’opera ne parleremo ancora nelle prossime ore.

Bagheria, 22 novembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Desirée Rancatore.

Desirée Rancatore.

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE DELL’INCONTRO MUSICALE DEDICATO A GIUSEPPE VERDI ALLA SCUOLA BAGNERA

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica la mia recensione dell’Incontro musicale tenuto nel Salone Anna Morreale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera il 7 novembre 2013 per ricordare il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi: articolo da non perdere per la portata innovativa e singolare dell’evento svoltosi in una scuola bagherese. UN VERO PRIMATO!!! Occorre affrettarsi, le copie vanno a ruba. Rischiate di non trovarne più! Buona lettura: chi vuole può usare l’articolo come guida. Occorre iniziare o no? Grazie. (G.D.)

UNA RECENSIONE CHE VI ATTENDE!

UNA RECENSIONE CHE VI ATTENDE!
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GIUSEPPE DI SALVO: L’IMPOSTURA POLITICA DA SILVIO BERLUSCONI SI SCINDE: MA E’ ALTRA RUINA PER L’ITALIA!

Il Pdl alfine si scinde, ma con quale innovazione politica di rilievo? Nessuna. Alla (ri)nascente impostura politica  -(ri)nomata all’antica FI- di Silvio Berlusconi (forza che appare oltretutto davvero decadente e malsana, e non solo per i malori ai comizi dell’intramontabile!) interessa una cosa semplice: l’immunità penale del suo leader. Infatti, chi è il nemico di Berlusconi? La Magistratura. E non la sua politica che ha ridotto l’Italia in questa Italietta neofascista e arretrata socialmente e civilmente, del tutto fallita economicamente, nonostante i Brunetta e gli esperti economici della partitocrazia di destra e sinistra di Casa e Cosa Nostra.

Non c’è tassa montiana o pre-montiana, infatti, che non abbia avuto il sigillo politico di Berlusconi e dei suoi nominati eletti grazie al Porcellum.  E non c’è politica sulla responsabilità civile dei giudici (certo che la nostra politica giudiziaria è da riformare!) in atto che non sia stata mantenuta, come un’amante da tenere a bada, così com’è proprio da Silvio Berlusconi e dai suoi nominati grazie al Porcellum voluto in egual misura da quasi tutti i segretari politici d’Italia, anche se qualcuno da anni dice di non amarlo, usandolo però sfacciatamente: a proposito, quanto tempo occorre alla Corte per dichiarare questa Legge Elettorale anticostituzionale, forse una dozzina di anni? E chi l’ha firmata re Vittorio Emanuele IV o Giorgio Napolitano, re delle Larghe Intese ora anche esse in via di scissione e in pre-scissione permanente?

Certo, a Berlusconi non bastano più le leggi ad personam: per decenni è stata questa la sua politica giudiziaria. Non altra. Quindi, quando attacca i magistrati, di fatto, se la prende con se stesso per aver fallito politicamente. E se n’è fregato delle carceri sovraffollate. E ha sfornato leggi liberticide, come la Bossi-Fini e via abortendo, insensibile al fatto che centinaia di carcerati si sono pure suicidati.

E di chi è la colpa dell’arretratezza italiana nelle politiche dei Diritti Civili? Forse del suo amico, ora scisso, Angelino Alfano o dei Magistrati? Berlusconi oggi appare piuttosto provato, ma a ridurre gli Italiani in questo stato di malessere politico e morale è stato proprio lui coadiuvato dai suoi “compagni comunisti” che -col sole- attacca, ma con le tenebre con loro si consocia con stile ipocrita a tutti palese: cosa sono le Larghe Intese se non politiche anche a sua immagine?

Ecco perché quest’avvenuta scissione da noi è vissuta come ulteriore Gioco delle Parti con gli stessi sfacciati (in quanto smascherati!) e consumati attori: e che Angelino Alfano sia di Agrigento è un puro caso; ché chi ama Pirandello, io so, è in grado di fare ben altro con la propria sincera maschera. Quali le idee politiche innovative di Alfano? Si scindono, si appoggiano da destra e, in modo sinistro, invece, si amano: a danno degli Italiani!

Alfano ci dice che entro dodici mesi si deve riformare il Porcellum. Ma ne ha di coraggio! Si può mai riformare da sé colui che ha contribuito a causare il danno politico italiano? E gli Italiani? Molti di loro un po’ di critica devono pure farla per aver votato questi egregi signori. Nevvero? Ché con coraggio occorre dire che non è solo Silvio Berlusconi la causa della nostra ruina! L’impostura avvolge e coinvolge, purtroppo, tanti altri in questo Bel Paese. Anche là dove le campane oggi vogliono rintocchi con altri suoni.

Giuseppe Di Salvo

 

L'impostura e la scissione!

L’impostura e la scissione!
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GIUSEPPE DI SALVO: NEL BICENTENARIO DELLA NASCITA DI GIUSEPPE VERDI UN INDIMENTICABILE “INCONTRO” ALLA SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA

Giovedì 7 novembre 2013, nel salone Anna Morreale della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera, dalle ore 15,00 alle ore 17,20 (l’iniziativa ha sforato di circa 20 minuti rispetto all’orario previsto: più avanti vedremo il perché) ha avuto luogo l’ “Incontro” dedicato a Giuseppe Verdi per ricordare il compositore emiliano nel Bicentenario della sua nascita (Le Roncole 1813- Milano1901). L’incontro aveva per titolo “RILEVANTI DIVERSITA’ NEI MOMENTI MAGICI DELLE SUE OPERE”. Era anche un obiettivo culturale da attuare. E’ la prima volta che un’iniziativa del genere si svolge nel nostro territorio e nelle nostre scuole cittadine e ha suscitato molta curiosità ed interesse. La Scuola, dunque, si è posta come “Agenzia Educativa” aperta a tutti. Hanno partecipato circa sessanta persone fra alunni, genitori, cittadini, insegnanti, dirigente: un buon numero per un “seminario musicale” non consueto. Chi arrivava veniva accolto con le note del “Va pensiero, sull’ali dorate” dal Nabucco: Orchestra e  Coro diretti dal maestro Gabriele Bellini. (CD Fabbri Editore 1994; registrazione 1990).

La Dirigente, professoressa Rosalba Bono, ha  salutato e ringraziato le persone intervenute e ha ben messo in evidenza l’importanza educativa, culturale e musicale dell’iniziativa. Ha detto: “La Scuola Primaria Giuseppe Bagnera forma gli alunni e si apre al territorio; la nostra Offerta Formativa, grazie all’impegno e alla volontà dei nostri docenti, va oltre l’azione didattica curricolare; l’Incontro di questo pomeriggio, animato dall’insegnante Giuseppe Di Salvo, ne è ulteriore testimonianza”. Applausi.

Il sottoscritto ha aggiunto: “Si tratta di un Incontro dedicato all’ascolto di musiche di Giuseppe Verdi per onorarne la memoria nel Bicentenario della nascita. Non ci sarà una presentazione cronologica di eventi sonori, ma si vuole coinvolgere l’attenzione di chi ascolta: questi deve cercare di cogliere i messaggi contenuti nei brani scelti per ricostruire, a sua volta, il senso logico. Personalmente, sarò volutamente frammentario perché voi possiate  collegare i brani musicali ascoltati con le vostre emozioni”.

E allora? Via con l’ascolto e la visione degli aspetti spettacolari della Seconda Scena dell’Atto Secondo di Aida (1871): la “Gloria all’Egitto, ad Iside”, la Marcia Trionfale e “Vieni, o guerriero e vindice”. Era il DVD (DeAgostini) con la registrazione dal vivo fatta alla Scala di Milano il 7 dicembre del 2006: direttore Riccardo Chailly; primi ballerini: Luciana Savignano e Roberto Bolle. Gli aspetti spettacolari sono stati legati, come per contrasto, alla forza espressiva del dramma d’amore contenuto nel testo musicato; dramma d’amore che coinvolge Aida, Radames, Amneris.

Al “Vieni, o guerriero e vindice” anche nel Salone della Scuola sono stati lanciati petali di rose e di altri fiori stagionali insieme a verdi foglie e colorati “pot pourri” profumati nel tentativo riuscito di far “vivere” i presenti nel contesto armonico e trionfante della musica ascoltata e del vittorioso rientro in Patria di Radames. Si sono accese le luci e, fra gli applausi, agli alunni presenti sono state regalate delle “pelotas con cascabel”, piccole biglie con sonagli: è stato raccomandato loro, però, di metterle subito da parte. Scena davvero accattivante! Applausi.

Verdi, secondo me, avrebbe dovuto intitolare quest’opera Amneris: è lei la vera “diversa” dell’opera; una principessa vinta che però muove tutto: il suo amato Radames (amore non corrisposto perché, come si sa, egli ama ricambiato Aida) verrà condannato a morte (sepolto vivo) perché “Traditor!”, come decreteranno i Sacerdoti che lo processeranno; Amneris ben conosce i meccanismi del potere, esprimerà tutto il suo disappunto contro i giudici di Radames, definendoli “Bianche larve”, “Empia razza!”. Vive un grande dramma intimistico che alla fine la rende “umana”, vera; finisce per perdere ogni privilegio legato alla casta di appartenenza: e qui ella percepisce tutta la tragedia in corso e ce la rivela con veemenza inaudita. Per meglio evidenziare la forza drammatica di Amneris, i cui sentimenti amorosi finiranno per scontrarsi con la cinica freddezza dei Sacerdoti, ho fatto ascoltare e vedere dal Quarto Atto di Aida  (con precisione da “Ohimè!… morir mi sento”) l’interpretazione della grande Fiorenza Cossotto in scena all’Arena di Verona nel lontano 9 agosto 1966 (registrazione RAI in bianco e nero ora diffusa anche in DVD) diretta dall’indimenticabile Franco Capuana (1894-1969). Ho fatto cogliere come nella “Gloria all’Egitto” la musica fosse coronata da seducente armonia, mentre nel tragico dialogo fra Amneris e i Sacerdoti si poteva percepire lo stridore svettante degli archi davvero lancinante. Alla fine, le persone hanno apprezzato e applaudito. La professoressa Sara D’Alessandro è intervenuta per dire di aver colto quegli aspetti drammatici presenti nella partitura come non le era capitato di cogliere prima.

Ed eccoci alla Traviata (1853). Altra “diversa” creatura. Ho parlato di Alphonsine Rose Plessis (1824-1847), divenuta poi Marie Duplessis, donna realmente vissuta e morta a soli 23 anni colpita dalla tisi. Ho mostrato il ritratto della bella donna e ho pure ricordato che la sua tomba al cimitero di Montmartre è molto visitata. Alexandre Dumas fils (1824-1895) per il suo romanzo “La Dame aux camélias” (1848: da cui trarrà l’omonimo dramma nel 1852) si è ispirato (anche perché sua amante: nel settembre 1844 la conosce a Parigi e con lei intratterrà una relazione fino all’agosto del 1845) proprio a Marie Duplessis.

Giuseppe Verdi, per la sua Traviata (Violetta Valery) ha preso spunto proprio dal dramma di Dumas che, forse, aveva visto a Parigi. Violetta vive nell’opera verdiana una specie di “redenzione religiosa” dovuta al suo forte legame per Alfredo Germont: è la forza dell’amore che la “redime”, un amore nobile che diventa espansivo e tende a “cancellare” il suo essere stata “Cortigiana” (per non usare altri termini più forti preferiti dallo stesso Verdi per evidenziare meglio il “passaggio” esistenziale di Violetta); gli è che la doppia morale maschilista, all’epoca di Napoleone III (Secondo Impero) avrebbe dovuto fare vergognare i Cortigiani ipocriti non redenti. Ecco perché Marie Duplessis sopravvive ancora oggi sia col nome di Margherita sia con quello più popolare di Violetta. Per capire a fondo questo (melo)dramma non si può fare a meno di leggere il racconto di Dumas. Ho fatto ascoltare il Preludio dell’Atto Primo a bassissimo volume e, contemporaneamente, la figlia della Dirigente, Marilena Antoci, leggeva passi tratti da La Dame aux camélias. Riportiamoli. Ecco cosa diceva Armando Duval su Margherita Gautier:

“Si ha sempre associato la campagna all’amore e, a ragione; nulla circonda la donna che si ama meglio che il cielo sereno, i sentieri, i fiori, le ebbrezze, la risplendente solitudine dei campi o dei boschi. (…) Se siete stato innamorato, avrete dovuto provare questo bisogno di isolare dal mondo l’essere col quale vorreste vivere per sempre. (…) Il mio amore non era un amore comune: ero innamorato quanto può esserlo creatura umana, ma di Margherita Gautier, una cortigiana; vale a dire che, a Parigi, a ogni passo, potevo incontrare un uomo che era stato l’amante di questa donna o che poteva diventarlo all’indomani. Mentre in campagna (…), in mezzo alla natura tutta rivestita della bellezza primaverile, e lontano dal rumore della città, potevo nascondere il mio amore e amarla senza vergogna e senza timore. La cortigiana a poco a poco spariva (…): il passato non esisteva più e l’avvenire mi si presentava senza nubi. Il sole si rifletteva sulla mia amante come sulla più casta fidanzata”.

E Margherita Gautier, alla fine del romanzo di Dumas fils, così si esprime, memore delle sue letture di Manon:

“Abbiamo passato sei mesi assieme. Ho avuto per tanto amore quanto può capirne il cuore di una donna. (…) Ma è il caso soltanto la causa di questo abbandono, ne sono certa, poiché se voi foste a Parigi non abbandonereste il mio capezzale e la mia camera”.

Ciò viene colto già nel cupo preludio di Giuseppe Verdi; il compositore in quelle note sembra anticipare, come in una prolessi musicale (o flash-forward), la fine della sua Violetta.

Ne è seguita la visione e l’ascolto in DVD di tutto il Primo Atto della Traviata (registrazione effettuata all’Arena di Verona nel 2011; interpreti il soprano albanese Ermonela Jaho e il tenore sardo Franceso Demuro; regia di Hugo De Ana, direttore Julian Kovatchev). Tutti hanno colto la metamorfosi di Violetta a partire da “E’ Strano!… E’ Strano!…” e le prime innovazioni apportate da Verdi: si teneva l’impostazione romantica del recitativo, dell’aria e della cabaletta, ma il tutto veniva proiettato in una situazione di nascente verismo e gli stessi “pertichini” espressi fuori scena dal tenore erano proiezioni di un dialogo rievocativo tendente a superare, in prospettiva, anche le tradizionali “forme chiuse”. Così anche la “diversa” Traviata, con queste considerazioni, finiva per ammaliare le persone intervenute all’Incontro.

La Prima Parte del pomeriggio dedicato a Verdi si chiudeva con l’ascolto dell’aria “Cortigiani, vil razza dannata” intonata da Rigoletto (1951). Ho messo in evidenza come la “maledizione” cadesse su questo padre immaturo, difforme e quindi, anche lui!, “diverso”. Sì, Rigoletto: egli derideva i Cortigiani, ma questi ultimi si vendicano e finiscono per colpire il padre di Gilda con la stessa arma derisoria: gli rubano la figlia, la fanno sedurre dal Duca di Mantova e gli si mettono innanzi mascherati di corna come a fare rispecchiare nei loro volti, quelli di Cortigiani “cornuti”,  l’immagine altrettanto cornificata del padre ferito. (DVD “Virgin”, registrazione del giugno 2008 a Dresda; baritono Željko Lucic; regia di Nikolaus Lehnhoff). La voce baritonale era tanto cara a Verdi; e la utilizza, in questo caso, per delineare un padre che non riesce ad accettare la beffa e finisce per distruggere anche la figlia amata che non vuole sia mostrata al mondo.

Nella Seconda Parte dell’ Incontro c’è stato un evento imprevisto. Erano, fra i presenti, alcuni cantanti del “Coro Sant’ Ignazio di Loyola di Bagheria”: perché non far loro intonare “Va, pensiero, sull’ali dorate”? Fatto. Così Nunzia Picone, il marito Agostino Bova, Agnese Sciortino, Angelo Prestifilippo (e a questi quattro si sono aggiunti Antonella Gargano e altre persone presenti nel salone) ci hanno regalato una loro sentita interpretazione del “Va’, pensiero” del tutto estemporanea. Coinvolgente e toccante. Applausi.

Poi la riflessione è caduta sull’accento tonico che va a cadere sulla sillaba “mì” di “simile” e ho dovuto parlare del ritmo anapestico (cioè degli accenti tonici che cadono, nei decasillabi di Temistocle Solera, sulla Terza, Sesta, e Nona sillaba di ogni verso).  Ammaliati. E non ho potuto fare a meno di leggere alcuni passi sull’interpretazione tratti dal libro di Riccardo Muti “Verdi, l’italiano” (edito da Rizzoli):    “…quando Verdi chiede di eseguire esattamente quello che è scritto non intende che l’interprete, con i suoni, faccia una specie di fotocopia della partitura, perché questo è impossibile. La valutazione della lunghezza di una nota è sempre un fatto aleatorio, nessuno è in grado di battere quattro quarti sempre nello stesso modo. E una nota, nelle mani di un direttore, non può che avere una durata, un peso, un colore, un timbro diversi da quella di un altro. Le parole di verdi significano allora: -Cercate di capire quello che io intendo dire e che è dietro le note, ma leggendolo attraverso le note, non cambiandole a capriccio, creando. E’ un po’ come dicevano i Sufi con la massima: -Se vedi lo zero non vedi nulla, ma se guardi attraverso lo zero vedi l’infinito; tradotto in musica: se vedi una nota non vedi nulla, ma se guardi attraverso la nota vedi l’infinito”. (Op. cit. pp. 34, 35).

E così abbiamo colto alcune differenze interpretative del famoso coro “Va’, pensiero” del Nabucco (1836 Parigi; 1842 Milano): abbiamo rilevato come, nella interpretazione data da Gabriele Bellini, il pizzicato degli archi coincidesse con la fine delle emissioni vocali del Coro quando esso pronuncia la sillaba  “tu” della parola “virtù”; invece nella direzione di Gianandrea Gavazzeni (Scala di Milano, 7 dicembre 1966) abbiamo colto un vero e proprio evento innovativo: direzione molto dilatata (5 minuti e 51 secondi!); alla fine, gli archi suonano le note (non le pizzicano) producendo e diffondendo armonia che si spegne mentre ancora il Coro tiene il “tu” di “virtù”, pianissimo, per altri secondi (e sembrano interminabili secondi!). Riflessione e stupore generale. Ma ho detto che ci sono altre interpretazioni. Basta fare ricerca.

L’Incontro si è chiuso con l’ascolto dell’ Autunno da “Le Quattro Stagioni”, balletto quasi sempre omesso nelle rappresentazioni dell’Opera “I Vespri Siciliani” del 1855 (direzione James Levine, registrazione del 1974). Così eravamo andati oltre le due ore programmate. Ma la gente voleva ascoltare ancora. E lo abbiamo fatto. Abbiamo pure danzato la ricercata  tarantella verdiana di origine siciliana presente nella stagione autunnale (io ho danzato sia con la signora Cristina Aiello sia con la collega Rosetta Arato…). Ma poi abbiamo dovuto chiudere ricordando che l’Incontro è stato un Presente agli intervenuti sia da parte mia sia dalla parte della Dirigente. Abbiamo ringraziato il signor Gaetano Sardina per l’assistenza tecnica. E, fra applausi di gratitudine, abbiamo chiuso il pomeriggio musicale. A Bagheria se ne parla ancora per le strade, a Scuola e in molte case. Nella rete l’iniziativa ha avuto un’eco notevole. Il segno messaggero ha lasciato il suo tracciato. Con certezza, canta la memoria. E finisce anche per  contare!

 

Bagheria, 12 novembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

Marie Duplessis, la donna realmente vissuta che farà nascere la Traviata di Giuseppe Verdi.

Marie Duplessis, la donna realmente vissuta che farà nascere la Traviata di Giuseppe Verdi.

GIUSEPPE DI SALVO: A DALIDA, PERENNE MIO HAIKU

                                                      A DALIDA, PERENNE MIO HAIKU

Canto d’incanto

su auree criniere eri:

spirti fendevi!

 

Bagheria, 11 novembre 2013

Giuseppe Di Salvo

 

 

 

Dalida a Montmartre.

Dalida a Montmartre.
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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE DELLE “SETTE STORIE PER LASCIARE IL MONDO” DI MARCO BETTA

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le prestigiose edicole cittadine, pubblica la mia recensione dell’opera di Marco Betta “Sette storie per lasciare il mondo” andata in scena al Teatro Massimo di Palermo il 24 ottobre 2013. Era una critica attesa da chi ha visto l’opera e, alla fine, tendeva alla Risurrezione nell’accezione proustiana. Ché dai sogni e dalla noia occorre sempre ridestarsi con più veemenza ed energia. Da non perdere. Per chi è su questo Meraviglioso Mondo… E con ben altra musica! Grazie. (G.D.)

La mia sacra recensione che dissacra.

La mia sacra recensione che dissacra.
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GIUSEPPE DI SALVO: BERLUSCONI E IL RELATIVISMO DELLA FIAMMA “ANTIEBRAICA” NELLA LOGICA DELLA NIRENSTEIN!

I figli di Berlusconi come gli Ebrei perseguitati da Hitler? Ma come gli può uscire questa frase dalla bocca?  Se fosse uscita dalle labbra di qualche altro esponente politico di rilievo come avrebbe risposto Fiamma Nirenstein? Non solo Berlusconi è amico di Israele (ma che figuraccia col voto ai palestinesi all’ONU espresso dal Governo Monti appoggiato da Berlusconi! Con conseguente caduta: altro che tasse!): lo sono anch’io. Ma la mia prima vera amica è l’Italia; e i tartassati dalle politiche economiche appoggiate o promosse da Berlusconi sono gli Italiani e non i suoi figli. Non è solo amor di Patria, ma certamente della Costituzione italiana dalle politiche del centrodestra da sempre calpestata (dai diritti civili sacrificati sull’altare dell’ipocrisia alle politiche istituzionali…); quindi, quando Berlusconi parla di Hitler, forse resta accecato da qualche non democratico riflesso, nevvero Fiamma?

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: TOCCANTE POMERIGGIO DEDICATO A GIUSEPPE VERDI ALLA SCUOLA GIUSEPPE BAGNERA!

Alla Scuola Primaria Giuseppe Bagnera si è svolta con successo l’interessante iniziativa musicale dedicata a Giuseppe Verdi. Hanno partecipato circa sessanta persone fra genitori, alunni, insegnanti, dirigente. Successivamente ne parleremo in modo dettagliato. La gente presente è rimasta ammaliata nel sentire musiche da Aida, Traviata, Rigoletto, Nabucco, I Vespri Siciliani. Un modo insolito di ricordare Giuseppe Verdi nel bicentenario della sua nascita. Si è improvvisato un magnetico Coro. Si sono toccati i sentimenti più intimi. Grazie agli intervenuti. A presto la recensione del magico pomeriggio.

Giuseppe Di Salvo