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Archivio Gennaio 2014

GIUSEPPE DI SALVO: FEUERSNOT AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO? TRIONFA GABRIELE FERRO, EMMA DANTE E IL MIO RICORDO DI AMELIA IMBARRATO!

FEUERSNOT AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO? TRIONFA GABRIELE FERRO, EMMA DANTE E IL MIO RICORDO DI AMELIA IMBARRATO!

Nel parlare di Feuersnot di Richard Strauss il mio pensiero non può fare a meno di visitare la memoria di una grande appassionata di musica tedesca: mi riferisco alla mite Amelia Imbarrato, mezzosoprano palermitano (1956-2011), amante dei lieder tedeschi, che ci ha lasciati improvvisamente all’età di 55 anni nell’estate del 2011. Io non la conoscevo personalmente, me la ebbe ad indicare il mio amico Salvatore Di Salvo mentre stava per sedersi in platea, una sera, al Teatro Massimo di Palermo in occasione di una rappresentazione operistica. Salvatore l’ascoltava, un tempo, alla radio e ne apprezzava la cultura e lo spessore intellettuale: era anche competente critico musicale. Oggi, se solo ella fosse ancora con noi, sarebbe stata  molto felice nell’ascoltare e vedere, per la prima volta, questa seconda opera di Strauss al Teatro Massimo.

Perché mai? Prima di andarsene, Amelia Imbarrato ci diede una grande lezione su Feuersnot di Strauss. E lo fece nell’unico modo con cui sapeva farlo: recensendo l’incisione dell’opera di Strauss diretta nel 1984 da Heinz Fricke. Da allora, per me, Amelia Imbarrato divenne una persona da seguire. Ci ha insegnato, per esempio, che in Feuersnot “Il personaggio che sa fare magie non si chiama Till ma Kunrad. Anzi Richard. Richard Strauss, al suo secondo tentativo operistico, riconoscendo consapevolmente il culto wagneriano, trova alcune delle caratteristiche del suo teatro e scrive una commedia straordinariamente originale, piacevole, affascinate”.

   Amelia Imbarrato ci dice anche: “E’ stabilito con precisione lo spazio  -il centro di monaco, fra Sendlinger Tor e Marienplaz-  ma non  il tempo, o meglio l’epoca: un tempo fantastico, di fiaba, in cui si può credere a sortilegi, a tratti terribilmente attuale, preciso solo nel giorno dell’anno: il solstizio d’estate, nella sua connotazione fantastica e pagana più che nella ricorrenza di San Giovanni”.

   Nell’opera, dunque, si racconta la storia di un mago. Un mago innamorato.  Secondo la Imbarrato, Feuersnot “è pura commedia, se non già cabaret; l’amante nel paniere additato al pubblico ludibrio (…) non è un’idea nuova, ma attenzione: qui l’amante non è né vecchio né grasso, né avrebbe motivo di  non essere gradito, se solo non sembrasse troppo audace alla bella Diemut, figlia del borgomastro… è solo un dispetto… e quasi per dispetto Kunrad, con un incantesimo, fa spegnere tutti i fuochi della città  -è questo che dà il titolo all’opera, la mancanza di fuoco, impropriamente tradotto I fuochi di San Giovanni”. Fuochi legati alla notte del 24 giugno.

   Il librettista Ernst von Wolzogen (1855- 1934), uomo di vasta cultura, riempì di citazioni il suo libretto. La stessa cosa fece Strauss con la  musica. E, ancora, Amelia Imbarrato ci rivela: “Il risultato è un vero mosaico, che rende quasi impossibile seguire tutte queste intenzioni durante l’opera. L’azione scorre però piacevolmente, si segue volentieri; abbiamo lasciato Kunrad nel paniere; per sua bocca, Strauss aggredisce i suoi concittadini di Monaco per la scarsa comprensione, lo scarso rispetto che hanno avuto per lui. Lo sfogo è sincero e umano. Il linguaggio originale e interessantissimo. E alla fine… Kunrad è un mago buono che oltre tutto fa il suo interesse: riaccenderà i fuochi e concluderà la notte di San Giovanni nella camera di  Diemut”.

Con Feuersnot, Strauss sperimentò l’atto unico di lunga durata, una forma teatralmente felice: ci ritornerà con Salome, Elektra, Daphne, Capriccio, anche se per altre opere ritornerà ai tre atti. Con arguzia valuterà, di volta in volta, le esigenze drammatiche da esprimere con forza compatta.

Feuersnot è un Singspiel?  Ancora Amelia Imbarrato  chiarisce le idee: “Non riconosciamo del Singspiel né i numeri musicali alternati ai dialoghi, né la cifra popolare, presente qui solo in modo molto superficiale. Singgedicht, piuttosto: giova ricordare che Strauss arriva all’opera dopo l’esperienza del poema sinfonico, da lui  -e solo da lui-  chiamato Tondichtung, poema sonoro, mentre Sing-gedicht sarebbe letteralmente poesia cantata. (…) Interpretiamo questa definizione (…) come una sorta di poema sinfonico cantato e scenico- della scena la musica e l’azione non possono fare a meno. Leggendo la partitura ci accorgiamo  inoltre che le voci sono disegnate secondo i personaggi, ma sono sempre inserite nell’insieme sonoro come strumenti: lo dimostra anche e sopra tutto la trattazione dei cori, specialmente quello di voci bianche, spinto quasi al limite delle possibilità, con un risultato sonoro straordinario e la presenza dei bambini, che unisce innocenza e fantasia, ingenuità e mistero”.

Che altissima lezione su Feuersnot ci ha dato la palermitana Amelia Imbarrato! Davvero a futura memoria!

LA RAPPRESENTAZIONE DI FEUERSNOT AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO  DI SABATO 18 GENNAIO 2014

Se consideriamo che la Prima Assoluta di Feuersnot ebbe luogo alla Hofoper di Dresda il 21 novembre del 1901 (Strauss era alla sua seconda opera: la prima è Guntram del 1894), c’è da notare che a Palermo l’opera è arrivata dopo oltre 113 anni: davvero tanti! Ma è merito del Teatro Massimo averla finalmente rappresentata anche se tardivamente. In questo, anche la Dirigenza Carapezza si è mossa come la gestione Cognata-Mariani cacciata: grande spazio alla regia della palermitana Emma Dante e direzione orchestrale affidata ad un altro palermitano, Gabriele Ferro.

La lettura di Emma Dante è stata innovativa e intelligente: fare del mago Kunrad un musicista è trovata davvero coerente; un musicista che non perde i poteri del mago rientra nella giusta visione allegorica del poema cantato; la legna raccattata dai bambini aveva la forma degli strumenti musicali: a che serve, infatti, il calore innovativo della musica se i bigotti monacensi di allora non la capivano? Gli è che gli strumenti che producono innovazioni sonore non sono da ardere, da bruciare semmai  è sempre il freddo conformismo che in quegli strumenti si rispecchia; e l’amore e l’erotismo sono fuochi che non si possono occultare al di là di qualsiasi umano orientamento.

La folla, come ci ha insegnato Pirandello, è sempre mutevole e ha il pensiero cangiante che sa adeguare alle varie circostante: in Feuersnot prima inorridisce per la presunta volgarità del bacio dato da Kunrad a Diemut; ma alla fine se la prende con la figlia del Podestà perché deve offrire la sua verginità al mago innamorato purché in città ritornino a scoppiettare i fuochi. Così anche le scene di Carmine Maringola e i costumi di Vanessa Sonnino e tutto l’apparato registico si è mosso in modo encomiabile. Le luci? Forse alla fine si dovevano accendere anche quelle di tutto il Teatro per l’occasione imbellito di gradevoli fiori e spartiti volanti come cenere cacciata dal vento: forse i volti in amore non emanano luce? E l’intermezzo finale, capolavoro strumentale e corale, di questo poema cantato non sprigiona erotismo senza fine?

Anche la direzione di Gabriele Ferro ci è sembrata, tutto sommato, attenta e ben curata; lo abbiamo colto soprattutto alla fine, quando era difficile gestire le masse corali; e il merito va anche ai due direttori dei Cori: Piero Monti e Salvatore Punturo per quanto riguarda le voci bianche, anche se la forza espressiva di queste ultime, alla fine, è venuta meno; l’erotismo che esplode nell’intermezzo finale rivela una sacra verità:  esso si identifica con l’innocenza e con la fantasia sonora dei fanciulli, è comunicazione soave, è purezza allo stato naturale, va al di là di ogni repressiva etica che è la vera negazione dell’amore e dell’umano calore che con esso i corpi esprimono. Il vero amore rende sonori i nostri corpi. E’ questo il senso dell’intervento finale del coro dei ragazzi: “CHE ALLEGRIA A SAN GIOVANNI!”. E lo sciroppo piace davvero a tutte!

E le voci? Dignitose tutte le voci legate ai personaggi non protagonisti. Ma che dire del Kunrad di Dietrich  Henschel?  Cesare Orselli, nel suo libro su Richard Strauss, ci ricorda: “ Kunrad richiede un baritono di alta classe e che arrivi facilmente agli acuti”. Noi nel canto del  signor Henschel, invece, abbiamo sentito un baritono privo di spessore vocale e talvolta pure sfocato e sfiatato nella zona bassa della sua tessitura; quanto agli acuti, essi erano perfettamente inesistenti. Certo si è calato nel personaggio, ma sia il duetto (da Mittsommernacht  -Notte d’estate-) sia il monologo finale (Oh weh, Herr Schweiker) non hanno avuto la forza espressiva che meritavano con la conseguenza che il poema cantato perdeva incisività comunicativa e nessuna bella regia  la poteva vocalmente  sostituire. Eravamo lontani dai modelli che conosciamo: Marcel Cordes  (incisione del 1958 e del 1965) e Bernd Weikl (1984). Non eccelle vocalmente neanche il soprano Nicola Beller Carbone: anche lei non ha emissioni corpose e rotonde e negli acuti il canto talvolta viene recepito stridulo e forzato: siamo lontani anni luce da Maud Cunitz (1958) e ci sono distanze stratosferiche col grande soprano norvegese Ingrid Bjoner (1965). Ora, se il successo non si rivela con il canto la bella regia non basta a fare di un’opera un capolavoro. Quella di Palermo è stata una rappresentazione dal successo dimezzato; e io ricordo sempre che nel Teatro dell’Opera la prima regia deve essere legata alle voci adeguate dei cantanti. Siamo all’Opera e non al Cinema. Sui cantanti si deve investire di più: altrimenti qual è, artisticamente e vocalmente,  la differenza fra la gestione Cognata e quest’ultima legata all’amico commissario Fabio Carapezza Guttuso? Noi andiamo all’Opera. E vogliamo voci tonitruanti là dove esse occorrono. I bravi attori ci interessano al cinema, anche  -e forse soprattutto-  in quello muto!  Amelia Imbarrato e il nostro allenato orecchio ce lo hanno insegnato.

Giuseppe Di Salvo

 

Feuersnot, Libretto di Sala.

Feuersnot, Libretto di Sala.

GIUSEPPE DI SALVO: O MAGGIORITARIO UNINOMINALE DI TIPO ANGLOSASSONE O BEPPE GRILLO CON LE SUE STELLE!!!

GIUSEPPE DI SALVO: O MAGGIORITARIO UNINOMINALE DI TIPO ANGLOSASSONE O BEPPE GRILLO CON LE SUE STELLE!!!

Matteo Renzi innovatore? Poveri illusi questi elettori del Partito Democratico. Avevamo il sistema elettorale proporzionale con le preferenze che garantiva ampia rappresentanza a tutte le forze politiche presenti nel Paese; si sa come è andato a finire il sistema con le preferenze: nei lidi di tangentopoli che ci portò alla fine di Craxi e della Prima Repubblica. Successivamente si votò  un referendum promosso dai Radicali che abrogò quel siistema elettorale con l’auspicio che il Parlamento votasse un sistema elettorale maggioritario di tipo anglosassone; e, invece, si sfornò il Mattarellum. La partitocrazia per conservarsi si inventa i sistemi elettorali ad essa più convenienti: da questa logica nacque il Pocellum chiaramente anticostituzionale. Le liste corte di Renzi/Berlusconi in che cosa, sostanzialmente, differiscono dal Porcellum? Saranno sempre i boss partitocratici a nominare chi deve essere eletto. Per carita, ciò avveniva anche col sistema elettorale proporzionale, ma con le preferenze potevano capitare sorprese non gradite alle segreterie dei partiti. Di fatto, con qualsiasi sistema da noi vigente, erano le segreterie di partito a “nominare” chi doveva essere eletto: gli stessi Radicali sfornavano una serie di capilista ben attanagliati; e solo Cicciolina potè scardinare le decisioni “libertarie” di Pannella, per fare un esempio del come le cose potevano sfuggire di mano anche a chi voleva apparire meno “investitore” degli altri partitocrati. Ebbene, col sistema uninominale avremmo due o, al massimo, tre candidati di diverso orientamento politico: e il popolo potrebbe così esprimere la sua sovranità al momento del voto. E siccome la partitocrazia coi mass media ad essa asservita manda avanti Renzi che la propaganda di regime presenta come innovatore (ma è chiaro che si tratta di una ulteriore impostura costruita a tavolino), finirà che il popolo italiano subirà una nuova beffa. Che fare per mandare a gambe all’aria i giochi osceni della partitocrazia? Occorre, almeno per un decennio, continuare a votare per Beppe Grillo, leader indiscusso del Movimento Cinque Stelle. Alle Europee, alle elezioni condominiali, a quelle parrocchiali, sempre: la croce su quelle stelle per liberarci dell’arroganza e prepotenza partitocratica che finanzia continuamente le banche e impoverisce i cittadini. Lo temono il Movimento Cinque stelle! Allora votiamolo. E ora possiamo dire anche: VOTIAMOLI!!! Per il  bene della democrazia, naturalmente. E per il  nostro, soprattutto!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: DAL FURTO (CHE NON MI ACCORA) ALLA SPERANZA CHE SI RINNOVA!

GIUSEPPE DI SALVO: DAL FURTO (CHE NON MI ACCORA) ALLA SPERANZA CHE SI RINNOVA!. 

Da giorni, precisamente da sabato 18 gennaio 2014, non mi si sente sui miei Blog. Come mai? Semplice: mentre sabato ero al Teatro Massimo di Palermo a vedere e ad ascoltare la Prima palermitana di Feuersnot di Richard Strauss (ho pronta la recensione e, furti permettendo, la pubblicherò al più presto), i ladri sono entrati a casa mia e mi hanno rubato il computer e degli oggetti d’oro legati ai ricordi affettivi di mia madre e di mio padre e di alcuni cari amici. Non molto oro (io non ne ho mai comprato e non amo ingioiellarmi, essendo la mia carne e il mio pensiero gli unici gioielli di valore). Ho vissuto, per citare Rodolfo dalla Bohème di Giacomo Puccini, quanto si dice nei versi di Giacosa-Illica: “Talor dal mio forziere/ ruban tutti i gioielli/ due ladri: gli occhi belli./ V’entrar con voi pur ora…”. (Ho tanti veri amici e di questi volgari ladri me ne fotto proprio!!!). “Ma il furto non mi accora,/ poiché va preso stanza/ la dolce speranza!”. Questi ladri che mi sono entrati dal terrazzo (ormai usano i tetti come i gatti) certamente non hanno gli occhi belli. E non si sono arricchiti. Nè mi sono impoverito io: ché anzi! Il fastidio subito si supera. Il loro essere ladri è una professione priva di speranze. E, fatte le dovute eccezioni -alludo ai pochi ladri che si redimono davvero!- come i criminali di lombroso si riconoscono dai tratti somatici. Al di là dei sospetti, sappiamo quanto segue: camminano in modo dinoccolato, guardano verso il basso, usano pose da bravi e sono schiavi senza guida e senza padroni. E non c’è amnistia che possa redimerli! Sono criminali che rubano pensionati e vecchietti indifesi. Sono gelidi come le SS. Chi se la prende contro la gente indifesa ormai è partecipe, poichè la causa, di una nuova forma di Shoah sociale e le forze dell’ordine democratico (io ho presentato denuncia contro ignoti presso i Carabinieri di Bagheria) -magistratura compresa!- devono agire con fermezza quando con prove si trovano innanzi a questi esseri privi di pietà. Si può provare pietà per questa masnada di esseri disumani? L’assenza di sensibilità è nazismo allo stato puro, anche se si tratta di un fenomeno non organizzato politicamente: forse è anche più grave. Sono persone, associate informalmente, prive di calore. E l’idea di perdono è incompatibile per chi non conosce rendenzione e umana pietà: la pietà o la si ha o nessuno gliela può dare. Inutile coltivare illusioni. E allora? Mi sono semplicemente aggiornato sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista umano. Ci si mobiliti contro questa nuova forma di nazismo sociale caratterizzato da attacchi alle persone più deboli. Tolleranza zero! Per rinascere socialmente e ritornare ad essere davvero degni del concetto di umanità!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: OGGI CON FEUERSNOT DI RICHARD STRAUSS IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO INAUGURA LA STAGIONE LIRICA 2014? DA NON PERDERE!

FEUERSNOT DI RICHARD STRAUSS AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, SABATO 18 GENNAIO, ORE 20,30, INAUGURA LA STAGIONE LIRICA 2014? DA NON PERDERE! REGIA DI EMMA DANTE. DIRIGE GABRIELE FERRO.

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UN GIOIELLO DEL TEATRO MUSICALE ALL’ALBA DEL NOVECENTO. DOPO PIU’ DI UN SECOLO ARRIVA ANCHE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. DA NON PERDERE! E’ LA STORIA ALLEGORICA DI RICHARD STRAUSS CONTRO LA BIGOTTA BORGHESIA DI MONACO DI QUEI TEMPI. E, DAL PUNTO DI VISTA MUSICALE, L’ASPETTO DI MAGGIORE INTERESSE E’ QUELLO CORALE LEGATO ANCHE AL DIFFICILE COMPITO INTERPRETATIVO DELLE VOCI BIANCHE! L’INTERMEZZO FINALE E’ UNA PAGINA DI GRANDE SPESSORE MELODICO E STRUMENTALE.

Baritono e soprano principali o hanno consistenza vocale e voci squillanti negli acuti (esempi impeccabili ne siano Marcel Cordes e Ingrid Bjoner, ma anche Maud Cunitz -voci wagneriane, per intenderci!) o rovinano l’interpretazione di questa seconda opera di Strauss: o, meglio, di questi versi in musica! Regia e direzione d’orchestra? Due nomi palermitani (Dante-Ferro): speriamo che prevalga la competenza e non il campanilismo!

Giuseppe Di Salvo

 

Giuseppe Di Salvo non è privo di fuoco!

Giuseppe Di Salvo non è privo di fuoco!

GIUSEPPE DI SALVO: I MELISMI DI ERINA (a Nunzia Picone, collega e amica)

I MELISMI DI ERINA

Fuochi tessi

di vulcani

in amore

e diviene l’aria

gioco di passioni

nel tempo in frantumi

E le finzioni

nello spazio

di colpo arresti

Col canto sfidi

le emissioni del delirio

I tuoi melismi

mai sono…

a bocca chiusa!

 

Bagheria 15 gennaio 2014

Giuseppe Di Salvo

 

 

 

Da sinistra: Nunzia Picone (Erina), Giuseppe Di Salvo e Gina Toia.

Da sinistra: Nunzia Picone (Erina), Giuseppe Di Salvo e Gina Toia.
Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, GASPARE AGNELLO E IL FASCISMO DEGLI ANTIFASCISTI!

DA AGRIGENTO IL SIGNOR GASPARE AGNELLO MI COMUNICA QUANTO SEGUE:

Io sono stato allievo di Michele Lizzi per quattro anni al Magistrale R. Politi e ho capito, già allora, che avevo a che fare con un genio. Lizzi mi ha rimandato per ben due volte di sola musica perchè non tolleravo le sue continue lezioni di morale mentre mi affascinavano le sue lezioni di storia della musica. Quando parlava di musica TRASUMANAVA. Ho pubblicato, a mie spese, un opuscolo su Lizzi e non sono riuscito a presentarlo ad Agrigento anche perchè il Preside del liceo “R. Politi”, dove Lizzi ha insegnato dal 1939 al 1945 e di cui è stato Vice Preside, lo disconosce e mi ha negato di presentare agli alunni il mio opuscolo su Lizzi che volevo regalare. Spero per il 31 marzo di mettere su qualche manifestazione, ma è molto difficile. Ci proverò. Se qualcuno vuole il mio opuscolo me lo chieda e lo avrà gratis oppure se lo può scaricare dal mio sito http://www.gaspareagnello.it. Comunque Lizzi è uno dei grandi musicisti del 900, un musicista colto e raffinato che non fece scadere la sua arte in cambio di facili successi. La sua musica sarà certamente difficile ma è musica che parla al cuore all’intelligenza.

Gaspare Agnello

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MIA NOTA

Il signor Gaspare Agnello ha ragione nel sostenere che Michele Lizzi è stato un grande compositore siciliano. Lo è, anche se l’autore di Pantea (capolavoro assoluto del teatro musicale del Novecento) non è più fra noi. Michele Lizzi, dopo Bellini  -e qui il “dopo” ha solo valore come connotazione temporale- è, a mio avviso, il più grande compositore siciliano, purtroppo, dai nostri teatri lirici dimenticato. Ad Agrigento, ma anche altrove, la musicologa Angela Bellia, coi suoi lodevoli studi sul compositore della città dei templi, ha tributato al maestro, e continua a farlo, i giusti meriti. E anche il signor Agnello, negli anni, ha fatto molto per tenerne viva la memoria. Io, che di Michele Lizzi sono stato amico negli ultimi suoi due anni di vita, l’ho pure ricordato in tutti i luoghi dove ho potuto farlo: a Bagheria e, attraverso la rete, l’ho fatto conoscere a una buona parte del mondo. So che Agrigento ha intestato al compositore vie e ville e c’è pure qualche istituto musicale che porta il suo nome. Che dire del dirigente della Scuola Politi? Mi limito a dire che il signor Agnello ha ragione. Ma la scuola non è del dirigente; è dei genitori e degli studenti. Sanno costoro suonare la carica e riconoscere la grandezza del genio musicale Michele Lizzi? Si organizzi un comitato. E come mai il Teatro Pirandello tace? E’ mai uscita qualche nota del maestro Lizzi da quel Teatro? Al tempo del Fascio, sì! Non oso dire che i neofascisti di oggi sono più fascisti delle camicie nere di Mussolini. Ma tanto imbarazzo per riesumare le musiche del maestro Lizzi la dice davvero lunga a proposito dell’odierno neofascismo!

Giuseppe Di Salvo

Michele Lizzi con Ildebrando Pizzetti: due grandi compositori del Novecento!

Michele Lizzi con Ildebrando Pizzetti: due grandi compositori del Novecento!
Categorie:Classica, Memoria, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SALVATORE DI BLASI, IL CORO “LAUDATE DOMINUM” E ALESSANDRO DI GEORGE FRIDERIC HANDEL

SALVATORE DI BLASI, IL CORO “LAUDATE DOMINUM” E ALESSANDRO DI GEORGE FRIDERIC HANDEL

Il 34enne maestro Salvatore Di Blasi, intorno all’anno 2.000, diede vita al Coro Polifonico “Laudate Dominum” con l’esplicito obiettivo di divulgare sia la musica sacra sia quella lirica e, ancora oggi, ne è animatore e impegnato direttore; questo Coro, già da dieci anni, in occasione della Santa Epifania, offre ai Bagheresi uno spazio di riflessione musicale: l’ultimo  -il Decimo Concerto-  è stato eseguito all’interno della Chiesa Maria Santissima Immacolata (Anime Sante) di Bagheria lunedì 6 gennaio 2014 intorno alle ore 20,00 (in ritardo per il protrarsi della Santa Messa).

Va detto: noi apparteniamo a quegli amatori di musica che colgono il sacro nell’arte sonora soprattutto al di fuori delle chiese (ma sappiamo pure percepire, quando capita, il sacro che olezza al loro interno: in ispecie nei momenti di silenzio); la sacralità della musica, del resto, è intrinseca nei segni tracciati nel pentagramma dai grandi compositori e la individuiamo sia nei teatri sia a casa sia per le strade quando essa diviene intimistico canto da offrire all’aria e al Sole: ma all’aria soprattutto, senza la quale non avrebbe risonanza sonora.

E nutriamo il giusto rispetto per coloro che s’inebriano coi canti liturgici all’interno delle tante chiese emananti odorose strie d’incenso: e amiamo molto anche i “Corali” di luterana memoria.

Che vogliamo dire? La notizia di questi concerti legati all’Epifania ed eseguiti dal Coro Laudate Dominum, negli anni, non ci era mai sfuggita. Anzi! Conosciamo altri Cori operanti in città: si tratta di importanti risorse musicali da valorizzare e da fare conoscere ai cittadini e, diciamolo!, li abbiamo considerati sempre come rilevanti associazioni musicali in “formazione permanente”.

Salvatore Di Blasi, forse, avrà intuito la mia positiva visione di queste realtà corali presenti nel nostro territorio e mi ha voluto conoscere: le vie del Signore sono davvero infinite. E mi ha espresso il suo desiderio: avrebbe voluto che io partecipassi a questo suo Decimo Concerto corale.

Io non so dare impegni certi nel corso di questi periodi di festose vacanze: spesso sono lontano da Bagheria sia col corpo sia con la mente o, comunque, impegnato altrove. E va pure detto che non amo queste manifestazioni, per così dire, di circostanza. Devo essere sincero: spesso mi annoiano pure.

Eppure, questa volta, qualcosa diceva al mio Io che dovevo fare di tutto per andare ad ascoltare questo Coro diretto dal bel tenore palestrato: l’occhio vuole la sua parte e non c’è armonia che non emani da fonti corporee al di là dell’idea in sé che resta nei meandri delle nostre menti (e nell’iperuranio di Platone). L’armonia si percepisce sana se i corpi sonori che la espandono sono ben curati e accuratamente accordati. Non sono il tipo che si chiude, ché anzi! Addirittura ho pure fatto la meritata propaganda all’iniziativa dai miei Blog in Internet. E sapete perché?

Quando ho incontrato Salvatore Di Blasi, ho colto in lui un impeto euforico che ostentava sicurezza; ma confesso: il mio pensiero si muoveva anche verso non dichiarati sentimenti che andavano in direzione emotiva opposta. E mi faceva sovvenire un personaggio storico classico visitato musicalmente nel 1726 dal tocco barocco di George Frideric Handel (1685-1759), mi riferisco ad Alessandro Magno; ebbene, in quest’opera, il ruolo di Alessandro è affidato ad un contralto (oggi anche a dei controtenori) e  -nell’aria iniziale- coi melismi tipici di quel modo di intendere il canto, il Macedone così si esprime: “La fortuna aiuta i forti,/ Giove assiste i figli suoi”.

   Credo sia una citazione musicale che tende a valorizzare gli sforzi creativi di questo giovane compositore bagherese: compone, trascrive, canta, dirige… sa farsi la propaganda. E la gente ha risposto al suo abile richiamo riempiendo la chiesa in occasione di questo Decimo Concerto.

Vanno apprezzate le sue qualità musicali; la sua “Preghiera a Maria Santissima” (indipendentemente da come e per chi la trascrive: io preferisco la versione per soprano e pianoforte non elettronico) ha una linea melodica toccante ed è degna della migliore tradizione del canto sacro italiano. E, fra le altre musiche eseguite il 6 gennaio scorso, abbiamo apprezzato la dignitosa interpretazione della “Ninna Nanna a Gesù Bambino” di Antonio Cericola e il brano di Gabriel Fauré: “Maria Mater gratie”.  Il Coro da lui diretto è un’interessante realtà certo ancora da perfezionare, ma è degno di rispetto e di attenzione; e lo abbiamo apprezzato quando ad amplificare il suono vocale erano le casse toraciche dei singoli cantanti; quando, invece, si inserivano altre “tecniche” di amplificazione il suono si percepiva distorto e i brani musicali dal maestro trascritti perdevano vis espressiva a danno del canto e dell’armonia.

Forse, in chiesa, si dovrebbero valorizzare altri naturali punti di emissione acustica, pulpiti compresi. E ancora: non ho pregiudizi nei confronti degli strumenti che accompagnano il canto: la tromba con connotazioni baroccheggianti spesso sa eccitare pure il mio orecchio…; ma in chiesa io lascerei nuda… ogni voce umana. La lascerei, come si dice, proprio “ a cappella”. Sarà perché, personalmente, nelle nude emissioni vocali percepisco la bellezza sonora del sacro e i giochi agogici all’interno delle espressive indicazioni dinamiche che ogni Coro dovrebbe curare meglio. Forse il sacro ammette distorsioni dei suoni? E’ come peccare! Perché è anche vero che tanta gente cominciava a lasciare la chiesa prima ancora che il Concerto finisse: come assistere ad una specie di “Sinfonia degli addii” orchestrata in silenzio dai movimenti del pubblico che lentamente lasciava la chiesa. Il tutto detto con affetto e col pregio  -se esso lo è-  di comunicare le mie impressioni sincere. Ma si può, in questo caso, mentire in chiesa o fuori? Se si è amici della musica, no!

Bagheria, 12 gennaio 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Salvatore Di Blasi.

Salvatore Di Blasi.

GIUSEPPE DI SALVO: OGGI CI SARO’, E CON VIVO INTERESSE, ALL’EVENTO “IL BAGHERESE DELL’ANNO 2013″ (E FORSE DI TUTTI I TEMPI)!

GIUSEPPE DI SALVO: OGGI CI SARO’, E CON VIVO INTERESSE, ALL’EVENTO “IL BAGHERESE DELL’ANNO 2013″ (E FORSE DI TUTTI I TEMPI)!

 

Sabato 11 gennaio 2014 la conclusione del concorso “Vota il bagherese dell’anno”. La nomina dei vincitori avverrà all’auditorium dell’ITC “Luigi Sturzo” di Bagheria.

Arriva al traguardo il concorso “Vota il bagherese dell’anno” organizzato dal Settimanale di Bagheria e dall’associazione culturale “La Scintilla“. Sabato 11 gennaio, alle ore 11, nell’auditorium dell’Itc “Luigi Sturzo”, si svolgerà la cerimonia di premiazione dei primi tre classificati in ciascuna delle sette categorie in cui è stato suddiviso il concorso.

Di seguito pubblichiamo i nomi dei primi sei classificati, indicati in ordine alfabetico e senza nessun ordine di precedenza, da cui verranno fuori i tre che avranno riportato il maggior numero di voti. L’intento è chiaramente quello di non svelare in anticipo l’ordine di classifica e di non far venir meno la suspense fino allo svolgimento della cerimonia di premiazione.

“Si è scelta per la cerimonia la data dell’11 gennaio” -si legge in una nota redazionale del Settimanale- “d’accordo con il professor Gioacchino Genuardi, dirigente dell’Itc, perchè proprio l’11 gennaio di tre anni fa veniva a mancare un grande uomo, un illustre bagherese ancora molto compianto e rimpianto, il preside Salvatore Provenzani. Di lui, delle sue doti ineffabili, delle preclare virtù che lo contraddistinsero, si parlerà sabato con la riverenza, il rispetto e la stima che si devono al primo classificato in assoluto. A ciascuno dei primi tre classificati verrà consegnata una pergamena e una litografia del maestro Carlo Puleo”.  Questi mi ha detto che le sue litografie sono sentiti omaggi  -e il suo riconoscimento!- ai Bagheresi premiati.

 

 

CULTURA:

Fabio Atanasio, Di Salvo Giuseppe, Lo Piparo Franco, Restivo Angelo, Ferdinando Scianna, Tornatore Giuseppe.

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SPORT:

Di Liberto Enzo, Incerti Anna, Lo Piparo Antonino, Scardina Riccardo, Tommaso Ticali, Vaghetto Edoardo.

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SPETTACOLO:

Di Salvo Giuseppe, Gambino Enzo, Martorana Francesco Maria, Puleo Gioacchino, Scianna Francesco, Tornatore Giuseppe.

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POLITICA:

Di Salvo Giuseppe, Di Stefano Gino, La Rocca Claudia, Maggiore Laura, Puleo Angelo, Siragusa Salvatore.

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IMPRENDITORIA:

Altavilla Salvatore, Angileri Domenico, Balistreri Michelangelo, Castronovo Michelangelo, Navarra Giuseppe, Sardina Salvatore eleuterio.

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SCUOLA:

Casa Vittoria, Di Salvo Giuseppe, La Mantia Gaetano, Padovano Maurizio, Perricone Luigina, Ventimiglia Vincenza.

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SANITA’:

Chiello Antonio, D’Amato Michele, Di Bernardo Cristoforo, Dioguardi Pietro, Sorci Rosellina, Zingone Antonio.

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Il sottoscritto ringrazia in anticipo i tantissimi  Bagheresi che mi hanno fatto arrivare in finale in ben quattro settori: CULTURA, SPETTACOLO, POLITICA, SCUOLA. A tutti tanti baci. Analizzeremo in seguito i dati di tanto sociale scalpore. Meglio di così? E  “Il Settimanale” meritatamente va!

 

Giuseppe Di Salvo

 

IL LOGO!

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GIUSEPPE DI SALVO: E’ GAY THOMAS HITZLSPERGER, EX CALCIATORE DELLA LAZIO E DELLA NAZIONALE TEDESCA

Il calciatore tedesco della Nazionale fa coming out. EVVIVA! Ma per acuni allenatori miopi italiani nelle squadre di calcio non ci sono omosessuali. Forse se li fanno semplicemente! E non devono esserci per gli altri. Or tutto è chiaro!

Il bel calciatore tedesco, Thomas Hitzlsperger, 31 anni, ex della Nazionale di calcio tedesca e capitano della Nazionale Under 19 ha fatto coming out. E’ stato anche centrocampista della Lazio.

il calciatore, intervistato dal tedesco Zeit, ha spiegato: “Rendo nota questa cosa perchè voglio spingere ad un dibattito sull’omosessualità degli sportivi professionisti”.

Hitzlsperger, che ha lasciato il calcio giocato solo pochi mesi fa, ha voluto raccontare il suo percorso:

“La consapevolezza di essere gay rappresenta un processo lungo e complicato. Solo negli ultimi anni mi sono reso conto che avrei preferito vivere con un uomo piuttosto che con una donna. Ma quello che dico è che lo sport professionistico è fatto di lotta, passione e voglia di vincere, sono cose che non hanno a che fare con lo sbagliato stereotipo che riguarda i gay. Nei paese in cui ho giocato, Inghilterra, Germania o Italia l’omosessualità non è visto come un problema”.

Lo scorso anno, fu il giocatore del Leeds United, Robbie Rogers dichiarare la sua omosessualità.

A noi non resta da dire quanto segue: MEGLIO TARDI CHE MAI! Devono farlo, per il raggiungimento della felicità, quanti sono ancora in campo e fanno rotolare le palle! Speriamo!

Giuseppe Di Salvo

 

Thomas Hitzlsperger: che bel maschiaccio gay con la palla e ora anche con le palle!

Thomas Hitzlsperger: che bel maschiaccio gay con la palla e ora anche con le palle!
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GIUSEPPE DI SALVO: PHILOMENA DI MARTIN SIXSMITH: UN RACCONTO REALISTICO CAPOLAVORO CHE VA OLTRE L’ELEGANZA DEL FILM DEL REGISTA INGLESE STEPHEN FREARS.

PHILOMENA DI MARTIN SIXSMITH: UN RACCONTO REALISTICO CAPOLAVORO CHE VA OLTRE L’ELEGANZA DEL FILM DEL REGISTA INGLESE STEPHEN  FREARS. 

Da giorni abbiamo finito di leggere anche il libro “Philomena” del giornalista inglese Martin Sixsmith (PIEMME Voci, edizione), libro da cui è stato tratto l’elegante film del regista Stephen Frears. Diciamo subito che il libro ci ha procurato un entusiasmo che ci ha spinti oltre l’eleganza narrativa del film. Che vogliamo dire? Semplice: il libro si spinge verso sentieri narrativi più consistenti, non c’è solo la denuncia dell’ingiusta vendita da parte delle suore dei figli delle ragazze madri irlandesi; il racconto realistico di Sixsmith, per oltre 250 pagine, parla anche dell’omosessualità di Michael Anthony Hesse (Lee prima di essere venduto ai genitori adottivi americani). Nel film non si possono capire i tormenti del brillante avvocato a servizio delle vittorie repubblicane; repubblicani di Reagan e di Bush che contro il diffondersi dell’Aids, per diversi lustri, non fecero niente per cercare di attenuare l’espandersi  del contagio e non stanziarono un dollaro per finanziare la ricerca.

L’omosessualità di Anthony è coscienza non politicizzata in senso liberale; tutti sanno, all’interno del partito conservatore, dell’omosessualità del loro abile avvocato, ma tutti sono ipocriti e si chiudono nel loro squallore politico in assoluto silenzio. Eppure Michael si strugge; ama più volte, ma non riesce a vivere i suoi amori in modo sereno: anzi, al culmine della felicità tende a distruggerli. Sensi di colpa? Certo! Rapporto non sereno per quanto riguarda la sua identità? Sì, ma soprattutto questa sua instabilità emotiva è dovuta al fatto che le visioni di sua madre gli si presentano in modo frequente; ama l’ignota madre; si reca nel convento irlandese dov’è nato e la cerca: lo farà più volte. Ma le suore sono abili solo nel ricevere offerte consistenti di denaro e nel mentire. E’ perennemente irrequieto e sfoga la sua instabilità emotiva all’interno di locali gay con caratteristiche sadomasochistiche, abbigliandosi con seducenti giubbotti di cuoio.

Ora, se nel film di Stephen Frears si coglie l’eleganza narrativa e il dolore viene percepito attraverso le immagini di Philomena, le eloquenti inquadrature del regista dei diversi personaggi, e tramite la percezione dell’intonazione delle parole, nel libro di Sixsmith, invece, c’è l’esplosione radiosa del pensiero umano codificato coi segni dell’alfabeto, pensiero di un abilissimo ricercatore che cattura la sensibilità del lettore e la sua emotività più recondita; il racconto, infatti, rivela qualche altra verità: non tutte le informazioni arrivano alla  mente attraverso gli organi sensoriali, il vero intellettuale sa costruire capolavori  soprattutto grazie a ciò che riesce a cogliere col pensiero al di là della realtà sensibile; il racconto realistico di Martin Sixsmith è un capolavoro assoluto perché la ricerca coinvolge la realtà intellegibile, verso la quale non si può arrivare se non con la volitiva forza del pensiero. Ecco perché, nel libro, ci sono tanti capricci del destino. Capricci che dicono al lettore che ogni personaggio vive una vita che è conseguenza dei propri stili comportamentali e del proprio impegno. E, nella ricerca del figlio verso la madre e viceversa, c’è qualcosa di sacro: una sacralità cui i personaggi principali sono spinti indipendentemente dalla loro volontà; una sacralità che non vuole essere mai depistata da altri impegni affettivi o di lavoro. La stessa scoperta del giornalista di Michael è legata al caso e ad alcune immagini osservate dopo che egli ha fotografato a destra e a manca il convento. La verità era destinata a venire fuori! A costo di vedere in faccia la morte che lega: è questa la tragedia e la forza del libro. Sa di sangue versato che, alla fine, lava e appaga. No, non si può capire bene il film se non si legge il libro: circa 470 pagine che denunciano diverse ingiustizie, anche i conflitti esistenziali di chi, come Anthony, quelle ingiustizie ha subito; esse hanno finito per scuotere il suo vissuto: ora brillante, ora frustrato da eventi emotivi che cercavano soluzioni: alla fine, tutte trovate. A carissimo prezzo. E pagate con la catarsi trovata all’interno di una tragica morte. Morte ad Anthony presentatasi il 15 agosto del 1995: da quell’anno  -guarda caso!-  si scoprivano farmaci che non avrebbero più permesso, almeno in Occidente, di morire di Aids! Altro segnale del destino! Miei cari, questo bel libro vi aspetta! Vi porta oltre i sentieri della realtà!

 

Bagheria, 7 gennaio 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Suor Hildegarde e Michael nell'abbazia di Sean Ross.

Suor Hildegarde e Michael nell’abbazia di Sean Ross.
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