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Archivio Marzo 2014

GIUSEPPE DI SALVO: CANTO* (A MICHELE LIZZI, MUSICISTA D’AKRAGANTE)

GIUSEPPE DI SALVO: CANTO* (A MICHELE LIZZI, MUSICISTA D’AKRAGANTE)

C A N T O *

(A Michele Lizzi, musicista di Akragante)

Nella mia mente

c’è piccola piccola

l’eco del tuo canto:

-Mio dolcissimo amore,

poiché m’hai preso l’anima

come si coglie un fiore,

io t’ho rubato il cuore,

mio dolcissimo amore!

Non eri Narciso,

ma ogni corpo caro

rapito dalla morte

ci trasforma in rupe

e canta la memoria.

 

La tua voce raschiante

radiava brividi

sul calore del corpo:

toccavano l’anima.

Vibravi come corda

che genera rimpianti;

divenivi arco,

suonava un violoncello.

Melodie strazianti

mi spaccavano il cuore:

eri il canto di Pantea.

 

Limate labbra,

piccoli occhi da miope

protetti da lacrime

fendono e leggono

immagini segrete

e dita deliranti

le rivelano

sulla bianca tastiera.

Dagli schizzi sonori

dei tasti neri

veniva il soffio del sollievo.

 

Intuivo.

Capivi e mi rapivi.

Il mio sesso errante

era dialogo con altri,

volti mutati dall’oblio

per cui oggi

nessuna rupe canta.

Sanguinavi.

Ti curava il tempo

e il silenzio.

Ma il mio pulsare

per te solo era.

 

Bagheria, 9 marzo 2003

Giuseppe Di Salvo
*Pubblicata nel mio libro di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” (2004)

Copertina del mio libro di poesie "Da Bagheria Soffi Universali" (2004).

Copertina del mio libro di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” (2004).
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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, SOMMO COMPOSITORE AGRIGENTINO, DA ME RICORDATO SUL SETTIMANALE NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

G. DI SALVO: MICHELE LIZZI, SOMMO COMPOSITORE AGRIGENTINO, DA ME RICORDATO SUL SETTIMANALE NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

“Il Settimanale di Bagheria” in tutte le edicole cittadine sta andando a ruba. Affrettatevi a comprarlo. C’è anche la Terza Puntata del mio romanzo inedito “Due anni con Michele Lizzi”: ricordo parte del mio incantevole vissuto con un grande  compositore del quale la Siiclia e l’umanità tutta deve andare fiera. Il 31 marzo 2014, così, da Bagheria, Michele Lizzi sarà ricordato nel 42° anno della sua morte. Le sue tre opere e le sue composizioni strumentali e da camera sono capolavori assoluti e patrimonio culturale di cui il mondo musicale deve andare orgoglioso. Uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Dalla Sicilia con tanto onore!
Giuseppe Di Salvo
La Terza Parte del mio romanzo inedito su Michele Lizzi.

La Terza Parte del mio romanzo inedito su Michele Lizzi.
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GIUSEPPE DI SALVO: CORRETE IN EDICOLA E LEGGETE SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SULLA SFIDUCIA AL SINDACO LO MEO!

GIUSEPPE DI SALVO: CORRETE IN EDICOLA E LEGGETE SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SULLA SFIDUCIA AL SINDACO LO MEO!

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le prestigiose edicole di Bagheria, pubblica il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Vincenzo Lo Meo col titolo “La profanazione dei sepolcri e della democrazia”. Chi vuole capire  meglio il gioco delle parti all’interno del Palazzo non può fare a meno di leggere e studiare questo articolo.  Buona lettura in crescendo rossiniano. Grazie. (G. D.)
Il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Lo Meo.

Il mio articolo sulla sfiducia al sindaco Lo Meo.

GIUSEPPE DI SALVO: IL CARDINALE BAGNASCO, L’OMOFOBIA E L’ORIGINE DELLA LORO “MATERIA FOETIDA”

GIUSEPPE DI SALVO: IL CARDINALE BAGNASCO, L’OMOFOBIA E L’ORIGINE DELLA LORO “MATERIA FOETIDA”

La Chiesa cattolica, che nella storia ha appoggiato tutte le più terribili dittature, si dimostra sempre allergica ai grandi valori della democrazia codificati nelle Costituzioni liberali degli stati laici. Ha sottoscritto, per trarne privilegi economici, non democratici concordati sia con Hitler sia con Mussolini, per fare solo alcuni esempi. Dittatori tutti che hanno utilizzato l’etica come strumento di potere. Etica che ha spinto tanti gerarchi a vere e proprie atrocità a danno del genere umano tutto: sia di sesso maschile sia di sesso femminile sia di condizione legata all’orientamento sessuale.  Tutto ciò nasce da sedicenti sommi sacerdoti che si astengono da rapporti sessuali perchè praticano la presunta “castità”, vera mostruosità contro ogni genere legato al volto felice della natura. Il cardinale Bagnasco è erede impeccabile di quanti storicamente, anche con bolle papali dal linguaggio anticristiano, hanno definito l’omosessualità con orrende parole striate da indicibile turpiloquio a danno del genere umano tutto. Hanno bruciato ai roghi i sodomiti e li hanno definiti “materia fetida”. Oggi il loro linguaggio è più forbito, ma sempre ipocrita e violento. Loro hanno proiettato sui gay il loro alito davvero ricco di fetore antidemocratico. E allora? Noi non abbiamo nulla da apprendere da questi signori che non conoscono la felicità sessuale. La loro è la vera clericale dittatura contro ogni genere sessuale umano: tutti i gerarchi clericali antigay andrebbero processati in un tribunale simile a quello di Norimberga. Lo vuole la civiltà e la storia. Governino meglio la pedofilia al loro interno, e non si impiccino in questioni sessuali che non conoscono e che vanno tutelate da ogni forma di violenza che dall’etica della chiesa cattolica prende origine. Lo Stato laico deve, questa volta sì, rieducare contro le mostruosità prodotte dai dittatori, clericali e non, nel corso della storia. “Materia foetida”, “detestabilis”, “pessima”…, gerarca Bagnasco: è il vostro specchio e il vostro lessico; ma vi sapete  guardare bene intorno?! Conosce -il Bagnasco- l’aria pura dataci dal Divino? Sibaritici illiberali, siete da noi conosciuti e rinnegati con orgoglio! I vostri “Buona sera” non ci hanno mai convinti. Siete degni della notte: là dove dorme la luce e la ragione!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI VIVE NEL MIO ROMANZO INEDITO NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE!

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI VIVE NEL MIO ROMANZO INEDITO NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE!

DUE ANNI CON MICHELE LIZZI* (PARTE TERZA)

 13 NOVEMBRE 1970:  IL LUOGO DELL’ANIMA

“La Sagra del Signore della Nave” di Michele Lizzi è un’opera ricca di personaggi principali e secondari: se ne contano oltre trentasei che cantano e altre decine che si limitano a fare i mimi; a questi occorre aggiungere tutti i coristi e numerosi ballerini; in molte scene essa, anche se tutta l’azione teatrale si svolge in un unico atto di circa 50 minuti, ha una forza spettacolare degna del Grand Opera! Doveva andare in scena al Teatro Massimo di Palermo in Prima Mondiale nel mese di marzo del 1971. E si cercavano voci di ragazzi per far interpretare loro piccoli parti: venditori ambulanti che emettevano berci, ossia vere e proprie abbanniatine per cercare di vendere merce varia (biscotti anaciati, cocomero, uva marsigliana, triglie, merluzzi, caramelle…). E ciò nell’opera avviene all’inizio, a scena aperta, dopo il magnifico preludio a sipario chiuso con quel canto corale e solistico  -che viene dall’interno-  striato da strazianti suoni vocalici che catturano l’anima di chi ascolta.

Il maestro Lizzi e il Teatro Massimo mi avevano proposto di interpretare una di quelle piccole parti. Forse dovevo vendere caramelle. Ma poi la cosa sfumò… E non ricordo perché.

Avevo superato da tre mesi il mio diciassettesimo anno di età. La mia vita famigliare non era serena. Dovevo pure cercare di governare i miei conflitti sentimentali. Gli amori impossibili ci creano un alone romantico, il viso di chi vive quegli amori ha la dolce mistica del sofferente che affascina. E lì, nel nostro profondo, che si combattano invisibili guerre emotive non narrate nei libri di storia: fanno parte della letteratura (poesie, racconti, romanzi…). Il mio amico Franco? C’era con l’estate. In sua assenza cercavo contatti erotici con altri e altrove. La promiscuità è figlia del desiderio non appagato; le mani non sempre bastano; Onan richiama l’assenza; il vagare è bellezza agli arrusi regalata dai rapporti sesso-affettivi osteggiati dall’ipocrisia morale interiorizzata patologicamente dalla nostra repressiva società: all’alba degli anni Settanta poi! Vivere sentimenti segregati è mera pazzia! Ma è vivere e fingere: è recitar vivendo (oltre che cantando).

Franco ed io eravamo certamente personaggi esterni alla Sagra del Signore della Nave di Lizzi (quanto esterni, a pensarci?); infatti, non eravamo bestie come tanti personaggi borghesi della commedia pirandelliana musicata da Michele Lizzi. Eravamo solo dei capri espiatori. Come l’innocenza di Nico, il porco della Sagra meno bestia di tanti personaggi ipocriti che quell’opera animano. Il senso di quell’opera in musica… nella Sagra del maestro Lizzi si canta il desiderio di felicità da parte dei puri;  la purezza dell’anima è amore che lega; ha il volto del Cristo in croce che salva l’uomo da qualsivoglia naufragio. E’ fede nell’intelletto umano, religione e armonia che l’amore attrae. Il canto di felicità che sgorga da ogni anima pura ci rende lieve la vita: chi conosce il volto impresentabile della sofferenza non può mostrarlo agli altri. L’estetica serve per porgere al mondo le nostre guance migliori. Con la Sagra del Signore della Nave il male si mette semplicemente in ridicolo e vengono schernite e derise le maschere ipocrite: alta funzione del teatro pirandelliano e della musica graffiante di Michele Lizzi.

A diciassette anni non ero ricco, ma non mimancava niente. Vivevo come potevo. Amavo come potevo. E lo facevo con molti volti angelici a me  inviati da quel clemente Dio, lo sappiano tutti!, che sa davvero tessere umane ricompense! Le sue vie sono auree tracce dell’infinito. Non sono mai quelle indicate nel chiuso delle chiese. Le vie delle grandi anime, sì anche quelle!, si trovano sempre all’aperto. Mi era impossibile l’Amore a viso aperto. I nostri amanti si presentavano agli altri come amici. Tutti capivano, ma stavano al gioco delle parti: i ricami si facevano alle spalle.

Anche noi avevamo il primario bisogno di convivere con una persona finché, come si dice negli altari,  “morte non ci avrebbe separati” o, più laicamente, fino a quando l’amore fosse stato vivo. Ma era impossibile. Conoscevamo il volto della felicità, eppure ci sfuggiva sempre come un miraggio. La gioia, dunque, non è mai collettiva. Quanti arrusi sposavano, non amandole, donne da ingannare per tutta la vita?! Era libero chi rimaneva celibe. E se eri celibe dovevi per forza essere “uno di quelli”, non uno come loro, per fortuna!

Il maestro Lizzi era celibe ed era il volto della bontà a me rivelato da Dio. Era una grande anima. Con la sua musica lottava per la liberazione del desiderio amoroso. Una grandissima intelligenza. I suoi occhi, in silenzio, ti leggevano dentro. La realtà da lui osservata veniva percepita in funzione del suono. E anche le persone. Non c’è sua composizione che non sia suo personale vissuto codificato col linguaggio delle note; e non c’è sua melodia, strumentale e non, che non sia canto di libertà e di amore. Lui aveva convinzioni etiche ben precise e fede. Da ciò nasceva la sua estetica musicale espressa in pagine sempre ben cesellate, perfette, pure. Quando ascoltavo gli aspetti corali della Sagra piangevo. Prima che uscisse la processione, nella scena finale, venivo coinvolto come in un vortice sonoro nella danza orgiastica che mi scuoteva i sensi… No, non si possono produrre quelle sonorità accattivanti se non si è collegati con Dio.

A diciassette anni e tre mesi la mia fede in Dio non era affatto convinzione, ma abitudine: si credeva per imitazione. Ma nella perfetta polifonia vocale del maestro Lizzi percepivo gli Dei tutti e le armonie divine. Col maestro Lizzi la mia fede assente diveniva ricerca. Aveva il fascino della promiscuità che per noi era mera e sincera comunicazione. Il maestro Lizzi mi custodiva. Era il pedagogo a me inviato da dagli Dei per la retta e incantevole via. Io ero molto legato alla realtà. Ero ragazzo assai umano fra umani. Il maestro Lizzi era figlio degli Dei vagante sulla terra per porgere la sua arte sonora  agli animi umani in conflitto. Era raggio dello splendore divino. Ho amato il volto di tanti angeli con sonore tube che accendevano i sensi. Eccome! Michele Lizzi era ben altro desiderio, incarnazione angelica dell’amore incorporeo e dell’armonia che, nel tempo e nello spazio, mai si spegne. Le grandi anime vivono anche nel silenzio: un sacro luogo ove ogni musica suona e si ascolta sempre.

Il luogo dell’anima.

Giuseppe Di Salvo

 

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*Dal mio libro inedito: “MICHELE LIZZI, MUSICISTA CORONATO DI SILENZIO”.

La Parte Prima è stata pubblicata il 5 marzo 2012. La Seconda Parte il 29 marzo 2013 sia nel Blog a me intestato sia (successivamente) sul Settimanale di Bagheria.

Michele Lizzi è un compositore agrigentino. Sulla sua data di nascita non c’è certezza, pare sia nato il 15 settembre 1915. Se n’è andato il 31 marzo del 1972, stroncato da un cancro alle vene biliari. Dopo, Vincenzo Bellini (ma il termine “dopo” è solo una connotazione temporale), non ho dubbi!, è fra i più grandi musicisti siciliani, italiani e le sue belle composizioni appartengono all’umanità e al mondo. Perché mai è stato dimenticato dai teatri dove le sue opere sono state acclamate con successo di critica e di pubblico? Io qualche risposta ce l’ho. Risiede tutta nel fascismo musicologico  -e non solo!-  degli incolti antifascisti oggi al potere! Intanto, quest’anno, ricorre il 42° anniversario della sua morte. Lo ricorderemo noi anche con alcune pagine inedite legate al mio particolare vissuto col musicista agrigentino. Con verità dirompenti che non possono non fare scalpore!

Bagheria, 19 marzo 2014

Giuseppe Di Salvo

Catalogo Curci delle opere di Michele Lizzi

Catalogo Curci delle opere di Michele Lizzi
Categorie:letteratura, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: BAGHERIA, IL SINDACO LO MEO SFIDUCIATO, LA PROFANAZIONE DEI SEPOLCRI E DELLA DEMOCRAZIA

BAGHERIA, IL SINDACO LO MEO SFIDUCIATO, LA PROFANAZIONE DEI SEPOLCRI E DELLA DEMOCRAZIA

Il sindaco di Bagheria, Vincenzo Lo Meo, alfine!, venerdì 21 marzo 2014, è stato sfiduciato. Nell’Aula Consiliare, mi dicono,  c’è stata una grande partecipazione popolare e, a quanto pare, il pubblico presente ha in buona parte condotto l’andamento dell’Assemblea. Molte forze politiche avevano pure raccolto migliaia di firme tendenti a sfiduciare il sindaco in carica. Dopo circa tre anni, va detto, l’opinione pubblica si era pure stancata di questa non adeguata gestione amministrativa.

I cittadini tutti, fra l’altro, sono stati più volte tartassati: un esempio per tutti è dato dal raddoppio della tassa per il ritiro dei rifiuti; ma a questo raddoppio di tasse non sono seguiti servizi adeguati. La “questione cimitero” è stata certamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso dello sdegno. Con la nuova primavera i cittadini bagheresi hanno sentito il bisogno di nuovi odori naturali e  si aspettano ora originali fioriture.

Più di due anni fa io stesso sollevai pubblicamente la cattiva gestione del cimitero. Mia madre dovette aspettare quattro anni prima che avesse il prepagato loculo definitivo (mentre altre persone, andate nell’aldilà dopo mia madre, venivano con celerità sistemate); allora il sindaco Lo Meo cambiò gli uomini al cimitero; mia madre ebbe subito il loculo definitivo: le era dovuto, nessun favoritismo dunque. Ma di questa mia denuncia nessuno ne fece tesoro; non ci fu consigliere comunale allora che fece una semplice interrogazione per sollevare il problema. A Bagheria, quindi, il corso degli eventi, dei tristi eventi, cambia solo quando intervengono pesanti fattori esterni (qualche pentito che parla, l’antimafia di Stato che si mobilita…) e allora tutti a correre per evitare per la città quelli che taluni ritengono siano guai peggiori.  Tutti in città sanno come vengono gestite le cose della vita pubblica. E ci conviviamo. Le voci dissenzienti sono sempre poche. Gli stessi orrori cimiteriali venuti alla luce giorni addietro la dicono senza mezzi termini su chi davvero comanda a Bagheria.

Eppure Lo Medico dice di aver combattuto contro la mafia. C’è bisogno che ciò si dica? Qualcuno gli ha dimostrato il contrario? Ma i fatti dicono, invece, un’altra più chiara cosa: da decenni le nostre istituzioni democratiche hanno perso lo scettro del comando. Quindi va detto chiaro e tondo: a Bagheria la democrazia da decenni è morta. E, per fortuna, essa non ha bisogno di spettrali sepolture. E’ morta nella sua epifenomenica evidenza! Ecco perché Vincenzo Lo Meo si doveva dimettere senza bisogno di essere sfiduciato. Gliel’ho pure detto una sera. E’ un’affermazione paradossale la mia, ma a Bagheria, chi vuole combattere in modo incisivo contro la criminalità organizzata deve agire non vivendo all’interno delle istituzioni. Del resto i gesti nobili solo poche onorevoli persone li sanno fare! Il potere lega e incolla. La sete di denaro per taluni va oltre gli obiettivi delle stesse sette sataniche che profanano i cimiteri, luoghi sacri e inviolabili della memoria che nessun onorevole mafioso dovrebbe permettere di profanare. Ma dov’è più quella mafia antropologica che un tempo rivendicava pure il senso dell’ordine?

E ora? Molti ritengono il male minore andare alle urne al più presto. Viene ritenuta, il ritorno alle urne, una situazione politica migliore rispetto ad un commissariamento a tempo indeterminato. E sia! Io ho le mie riserve. Stamani, andando in giro per la città, molte persone mi hanno chiesto di candidarmi a sindaco di Bagheria. Mi sento onorato. Ma, personalmente, non ho voglia né di fare il sindaco, né di fare il consigliere comunale, tenuto conto anche della nuova legge elettorale siciliana che cambia continuamente come le stagioni: segno, questo, che nessun partito ha veramente a cuore le regole della democrazia; esse non hanno bisogno di cambiare con scadenza pluriennale. E poi come si fa a fare il sindaco senza portafogli?  Il futuro sindaco di Bagheria non solo deve avere un volto nuovo, ma deve presentare capacità nuove nella gestione della vita pubblica. Deve essere scollato dalla partitocrazia tradizionale. Come si muoverà il Movimento Cinque Stelle in città? Chi proporrà come primo cittadino con voce di rottura davvero trainante per la rinascita della nostra democrazia?  Occorre codificare obiettivi realizzabili e rispondenti ai bisogni di tutti: servizi, scuole, beni culturali, politiche per l’occupazione giovanile…  E occorre agire fuori dalle logiche clientelari e da qualsiasi manuale Cencelli per quanto riguarda la gestione dei servizi della città! C’è un volto che si sappia far riconoscere dai cittadini come persona reale capace di  guidare le redini di questa ingovernabile città? Se questo volto c’è  si presenti o si faccia avanti: amministrare bene la città, in definitiva, è la vera lotta alla mafia, senza bisogno di dirlo. Ma se la sovranità è davvero popolare, il neo sindaco deve stare fra i cittadini e i cittadini devono quotidianamente stare col sindaco. Vigilare è partecipazione attiva e protezione per chi sa governare. Io mi auguro che a Bagheria ritorni il regno delle belle anime vive. In attesa di questi mirabili eventi, devo dire, le mie mire istituzionali tendono altrove! Già ho fatto il consigliere comunale alla fine degli anni Ottanta in questa città. Mi sono dimesso dopo metà legislatura. Credo di aver dato tanto, rimettendoci anche di tasca. Ma anche il volontariato si fa a tempo determinato. Come ho potuto, credo di aver dato un rispettabile esempio di trasparenza e di onestà. Ne vado fiero. Ne vanno fieri pure coloro che allora mi hanno coraggiosamente votato.

Bagheria, 22 marzo 2014

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: 42° MARZO LIZZIANO: MICHELE LIZZI, SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS*

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*Questo articolo è stato scritto circa due anni addietro. Oggi lo riproponiamo insieme al brano musicale di cui si parla (Settembre in val d’Akragas). E ciò per ricordare il grande compositore agrigentino Michele Lizzi nel 42° anniversario della morte avvenuta il 31 marzo del 1972.

PER ASCOLTARE IL POEMA SINFONICO SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS, OCCORRE PRIMA TOGLIERE L’AUDIO AL SONORO DELLA PAGINA INIZIALE: BASTA SCENDERE CON LA BARRA DI SINISTRA E TOGLIERE L’AUDIO AL PRELUDIO DELLA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE. POI CLICCARE SULL’AVVIO DI “SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS” DEL POST.

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12 aprile 1972, a sera, Teatro Biondo di Palermo, via Roma, gli “Amici della Musica” ricordavano Michele Lizzi (Agrigento, settembre 1915?- Messina, 31 marzo 1972), il compositore agrigentino era scomparso dodici giorni prima. Si presentò al proscenio un signore (era emozionato) e parlò a braccio a nome degli Amici della Musica. Disse:
“Gentili signori e signore,
permettetemi che, prima che inizi la seconda parte di questo concerto,  io ricordi a voi brevemente Michele Lizzi, lo scom…  il compositore che è scomparso alcuni giorni or sono.
   Quando alcuni mesi or sono decidemmo di inserire una sua composizione in un nostro concerto, egli ci aveva detto che avrebbe preparato un’opera di prima esecuzione (“Notturno e danza dei fauni”, n.d.r.); solo che la morte lo ha stroncato prima che l’opera fosse compiuta.
   Abbiamo ritenuto allora di ricordarlo a voi ed a noi con “Settembre in Val d’ Akragas”, un’opera che era già conosciuta e valida del suo repertorio.
   Michele Lizzi era un uomo schivo ed umile, ma la sua validità si accrescerà col tempo.
   Con questi sentimenti, noi, a nome degli Amici della Musica, intendiamo ricordarlo e tributargli un doveroso omaggio.”
Quel pomeriggio dirigeva Ferruccio Scaglia e in programma c’era il Terzo Concerto di Paganini e il Concerto op. 3, n. 8 di Vivaldi (prima parte); i solisti erano i violinisti Henryk Szeryng (1918-1988) e Salvatore Cicero (1940-1882). La seconda parte del concerto comprendeva “Ma mère l’Oye” di Maurice Ravel e, come ricordavamo sopra,  “Settembre in val d’Akragas” di Michele Lizzi.
Nel Programma di Sala si poteva fra l’altro leggere: “Michele Lizzi è morto il 31 marzo 1972 e l’inclusione, in questo concerto, di uno dei suoi lavori più validi viene oggi ad acquistare il significato di un ricordo doveroso per il musicista scomparso”.
Ecco cosa scriveva Renato Chiesa sul “Giornale di Sicilia del 13 aprile 1972: “Per due ragioni degno di interesse il concerto degli Amici della Musica al Biondo, con Ferruccio Scaglia e Henryk Szering: la proposta del III Concerto di Paganini e il ricordo di Michele Lizzi, recentemente scomparso”.
La “RASSEGNA MUSICALE CURCI” del 2 agosto 1972, a proposito del sullodato Concerto, così scriveva: “Per commemorare la recente scomparsa di Michele Lizzi è stata eseguita a Palermo la Sua composizione Settembre in Val d’Akragas (Premio città di Trieste). Il nobile poema sinfonico è stato diretto da Ottavio Ziino [(sic!), in verità aveva diretto Ferruccio Scaglia, n.d.r.] con commovente impegno e il pubblico silenzioso e attento ha seguito le descrittive pagine dedicate al mitico lembo della prestigiosa Sicilia e alla fine ha reso omaggio all’arte del compianto musicista agrigentino”.
Da allora? Su Michele Lizzi a Palermo e altrove (ma mai a Bagheria!)  è sceso un colpevole oblio. Quel signore sopra citato che aveva parlato per gli “Amici della Musica”  lo aveva detto: “LA SUA VALIDITA’ SI ACCRESCERA’ COL TEMPO”! 
Allora, io ero  presente al Concerto e registrai  quella esecuzione di Settembre in Val d’Akragas. E’ prezioso reperto archeologico musicale: vive nei miei Archivi Storici. Ma ci si chiede: per non essere dimenticati, i grandi compositori siciliani come Michele Lizzi, in Sicilia e altrove, devono essere riesumati dai cosiddetti “Amici della Musica”  o  dagli “Amici degli Amici”? O da chi, come noi, ama gli uomini geniali?
Occorre rompere questa quarantennale irriverente omertà musicale che corona di sciacallesco silenzio le composizioni del maestro Michele Lizzi (sì, lui geniale lo era!), e con qualsiasi mezzo!
Infine, mi chiedo: quando ritorneranno a governare i Gattopardi degni di questo nome in Sicilia? La musicologa Angela Bellia è l’unica voce all’interno delle nostre musicali istituzioni degna del nostro plauso: gli onorevoli Gattopardi, se mai ci sono e ritorneranno nelle stanze del Potere, tendano la loro nuda e decisa mano a questa donna: rappresenta con onore la forza del raffinato intelletto proprio delle siciliane  tanto care a Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957); e contribuisce, con le sue iniziative e con i suoi studi, a tenere acceso il lume sulle musiche e sull’Arte di uno dei nostri uomini migliori!

Ma il “Notturno e danza dei fauni” che fine fece? Che bellezza! Ci ritorneremo: dopo il nostro “Marzo Lizziano” non c’è, nel Nostro Blog, anche un Lizziano Aprile? Contro l’oblio le nostre lotte di rimembranza continuano: e sempre continueranno!

Bagheria, 14 aprile 2012
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: ANGELA BELLIA, RITA CAPODICASA, GIGLIOLA RIZZUTO, SIAN EDWARDS, EUN SUN KIM: NOBILI DONNE PER LA MUSICA CHE LIBERA!

GIUSEPPE DI SALVO: ANGELA BELLIA, RITA CAPODICASA, GIGLIOLA RIZZUTO, SIAN EDWARDS, EUN SUN KIM: NOBILI DONNE PER LA MUSICA CHE LIBERA!

L’8 marzo viene festeggiata la donna. E le donne festeggiano gli uomini. Vengono sollevate a simbolo le gialle palline di mimosa. Con la seguente primavera fioriscono anche le pasoliniane acacie (Vedi, Dilio, sulle acacie piove): altre diverse gialle palline che cantano il miracolo della Natura non certo matrigna. Mimose e acacie hanno il volto e la rotondità del sole. E via con i solari eventi con protagoniste tante donne. Il mio rapporto felice  con le donne va oltre i segni dell’8 marzo. Il vero amore per le donne non è mai legato ad una data fissa, istituzionalizzata. Come tutti i rapporti, del resto.  Essi sono rivelazioni. A quante donne in gamba ho dedicato sentite ed estemporanee poesie? L’amore per le donne è come l’ispirazione poetica: c’è o non c’è; e se si celebra ciò che non c’è siamo all’aria fritta e alla vana retorica.

Il rispetto va dunque al di là del genere. Va alle persone e al merito, indipendentemente dal sesso anatomico e dall’orientamento sessuale. Il Blog a me intestato, per fare un esempio, ha proclamato donna dell’anno 2012 la musicologa Angela Bellia per i suoi profondi studi su Michele Lizzi, grande compositore agrigentino riportato così alla ribalta nazionale, anche se i nostri teatri continuano a tacitare le sue musiche. Angela Bellia è un’attenta musicologa che ha ben compreso la grande lezione musicale innovativa (e tradizionale insieme) del compositore agrigentino, suo conterraneo. Ed ogni evento genera altri stimoli culturali. Le iniziative che contano scrostano pregiudizi e generano, col tempo, altri eventi collegati.

E avviene che il Teatro Pirandello di Agrigento (dopo decenni di letargo e indifferenza nei confronti del compositore di Pantea  -capolavoro del teatro dell’opera del ‘900), in occasione del 150° anniversario del Liceo R. Politi di Agrigento (il maestro Lizzi ci insegnò dal 1939 al 1955: durante il fascismo e dopo) ospita, fra l’altro, l’Andante della Sonata in La per pianoforte del compositore di Settembre in Val d’Akragas. Ad eseguire l’Andante, il 14 febbraio 2014, è stata un’altra donna, la pianista Rita Capodicasa. Io non sono potuto andare ad Agrigento, anche se invitato dalla pianista. Ma quella esecuzione circola in rete. Emozionante. I tocchi melodici sono da brivido. Ho registrato l’evento come un segno di ulteriore attenzione della Città dei Templi nei confronti di un grande compositore siciliano che proprio da quella Valle ha attinto linfa vitale e sonora riversata poi nelle sue mirabili composizioni: tutti capolavori! E lo diciamo senza tanto girarci intorno. Alla professoressa Capodicasa va la nostra gratitudine: ha fatto di tutto per farci cogliere quel “melos greco” presente nell’Andante; il brano è permeato da richiami sonori legati ad  Ildebrando Pizzetti, la cui poetica musicale era tanto conosciuta e amata da Michele Lizzi.

Molte partiture e spartiti del maestro Lizzi hanno uno stile ellenizzante; e la sua grandezza è tutta racchiusa nella perfezione formale delle sue composizioni che, quando le si ascoltano, toccano il cuore. La Sonata in La di Michele Lizzi fu dedicata alla pianista palermitana Gigliola Rizzuto. Chi se ne ricorda? Michele Lizzi la conobbe nel 1953, quando portò i suoi alunni ad assistere ad un suo concerto pianistico. Da allora questa bellissima Sonata non suonò più. Speriamo che, quanto prima, questa toccante Sonata in La qualche pianista la esegua tutta. Il Teatro Pirandello si desti! E i suoi dirigenti pure. Quando capiranno appieno che Michele Lizzi è musicalmente un Grande Bene Culturale al pari degli atavici Templi? Io farei dirigere quel Teatro ad Angela Bellia. Da New York, dove oggi lavora e risiede.

Sette e Otto marzo 2014. Al Teatro Politeama di Palermo a dirigere l’Orchestra Sinfonica Siciliana c’era una direttrice: Sian Edwards. Ella ci ha portato come novità il compositore Samuel Coleridge-Taylor (Londra 1875- Croydon 1912) con la sua Ballata in La minore, op. 33. E’ bello essere aperti al nuovo. La signora Edwards ha diretto con veemenza sia la Ballata citata sia la Simple Symphony op. 4 per archi  di Benjamin Britten (Lowenstoft 1913- Aldeburgh 1976): noi siamo ammaliati dal Terzo Movimento (Sentimental Saraband) di questa composizione giovanile dell’autore di Billy Budd; ci troviamo la sua vocazione lirica e i suoi richiami d’amore nei confronti della musica di Ciaikovski; i pizzicati del Secondo Movimento ci ricordano quelli della Quarta Sinfonia del compositore russo; per la Sinfonia Semplice, Britten ha certamente preso a modello la “Serenata per archi in C, op. 48 di Ciaikovski. Ma noi, a differenza della Edwards, avremmo voluto la Sarabanda Sentimentale eseguita con tempi più dilatati e con sonorità meno intense ed elegiache. La direttrice inglese ha concluso con la Quinta Sinfonia di Ciaikovski: e la sera del 7 marzo 2014 la sua interpretazione è stata accolta da una meritata ovazione.

Un altro evento musicale degno di nota è stato il concerto dell’ 8 marzo 2014 al Teatro Massimo di Palermo. Direttrice? Eun Sun Kim. Ancora una donna. Due donne in due teatri diversi: non era mai successo a Palermo avere due direttrici nello stesso giorno! Merito di questa direttrice coreana? Ci ha fatto ascoltare “Tapis”,  un significativo breve brano musicale del compositore Isang Yun (Tongyong 1917- Berlino 1995). E’ un compositore coreano naturalizzato tedesco. La sua musica fonde tecniche musicali apprese a Darmstadt con quelle di tradizione asiatica. Da Tapis venivano fuori (sprigionate dagli archi) sonorità graffianti; sembravano immagini sonore create da svettanti felini in cerca di libertà. Non a caso Isang Yun (Yun Yi Sang), durante la guerra, ha dovuto affrontare un periodo di galera per attività antigovernative.

Eun Sun Kim ha diretto anche “Ah, perfido!” di Ludwig van Beethoven (1770-1827). Soprano? Elza van den Heever.  Il soprano sudafricano è vocalmente interessante. Ma la sua interpretazione di “Ah, perfido!” non ci ha convinti. Perché mai? Molte sue emissioni si percepivano sbuffate, il brano è belcantistico e da lei non è stato bene interiorizzato. Seguiva un’altra Sinfonia legata al Fato. La Quinta di Beethoven. Ma io non l’ho ascoltata. Quel ta ta ta ta  mi spingeva a cercare note di libertà altrove.

Perché ho citato queste due direttrici d’orchestra? La prima, la signora Edwards, ha portato al Politeama musiche di Samuel Coleridge-Taylor; la seconda, invece, musiche di Isang Yun; entrambe le donne hanno pensato di eseguire anche musiche di compositori legati alle proprie terre.  Mi auguro solo che qualche direttrice italiana, un giorno, faccia conoscere all’estero le musiche di Michele Lizzi, per riprendere il tema musicale da cui siamo partiti per questo mio discorso musicale. Anche le musiche di Michele Lizzi sono canti di segregazione e di libertà. L’autore de L’amore di Galatea ha combattuto col mito gli ostacoli legati alla realizzazione dell’amore; e lo ha fatto anche con l’impeto veristico e religioso dell’ultima sua opera tratta dalla novella La Sagra del Signore della nave di Luigi Pirandello. Quanta ipocrisia toglie dalle menti la sua incisiva musica! Gigliola Rizzuto certamente l’aveva capito. Già negli anni Cinquanta! Anche per questo il maestro Lizzi le dedicò la Sonata in La. Che alleanza d’amorosi  ed estetici sensi! Lunga vita a queste donne! Restano incise nella memoria!

Bagheria, 16 marzo 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Mimose.

Mimose
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GIUSEPPE DI SALVO: LA LEGGE SCROFELLA CORONA LA FAMIGLIA PARTITOCRATICA DI FATTO CAVALIERE/RENZI. ANGELINO ALFANO ALZA IL VELO!

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La famiglia partitocratica di fatto, alfine!, si è sposata con la legge elettorale Scrofella: parliamo della coppia di partitocrati Cavaliere/Renzi. Angelino Alfano tiene il velo senza asta. Ma ben presto, lo sento!, finirà questa luna di miele: milioni di Italiani, ormai, capiscono l’impostura dei falsi oppositori da sempre in amore filiale contro le tartassate famiglie non mafiose italiane: etero e non!

Giuseppe Di Salvo

Partitocrati in amore... per il potere!

Partitocrati in amore… per il potere!
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GIUSEPPE DI SALVO: SIAN EDWARDS ED EUN SUN KIM, DUE DIRETTRICI DONNE SU DUE PODI PER L’8 MARZO A PALERMO

GIUSEPPE DI SALVO: SIAN EDWARDS ED EUN SUN KIM, DUE DIRETTRICI DONNE SU DUE PODI PER L’8 MARZO A PALERMO

Forse non era mai successo che due donne direttrici d’orchestra dirigessero nello stesso giorno e sui podi dei due principali teatri palermitani (Teatro Politeama e Teatro Massimo) due orchestre diverse. Si tratta della direttrice inglese Sian Edwards (Teatro Politeama Garibaldi, 7 e 8 marzo 2014) con una prima palermitana, la Ballata in la minore op. 33 del compositore inglese Samuel Coleridge-Taylor (1875-1912) e di quella coreana Eun Sun Kim (Teatro Massimo, 8 marzo 2014) con un’altra prima esecuzione cittadina, Tapis, del compositore coreano Isang Yun (1917-1995):  delle composizioni parleremo in seguito. E anche delle abilità professionali delle due direttrici che hanno proposto due sinfonie sul fato: l’inglese la Quinta di Ciaikovski, la coreana la Quinta di Beethoven; la prima completava il suo programma con la Simple Simphony di Britten, la seconda con “Ah, perfido!” di Beethoven col soprano Elza van den Heever. Sull’una e sull’altra direttrice non tessiamo l’elogio della perfezione, ma che più donne prendano posto sui podi palermitani è cosa che ci fa molto piacere: è come vedere la veemenza delle donne alla grancassa o suonare il fagotto e non più l’arpa o prevalentemente quella. Ci auguriamo solo che non si aspetti la retorica della festa della donna, ma che più donne interpretino grandi partiture con le loro bacchette o con nude mani. Sul merito esecutivo la nostra valutazione, ovviamente, andrà oltre il fatto legato al genere o all’orientamento sessuale: anche di queste donne valuteremo, ed è qui la festa, le loro capacità artistiche. Senza riverenza e senza alcun pregiudizio. In ciò, in definitiva, c’è il mio vero omaggio di genere.

Giuseppe Di Salvo

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