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Archivio Aprile 2014

GIUSEPPE DI SALVO: KAROL, DAVANTI A DIO!

KAROL, DAVANTI A DIO!

“Perdono è una parola pronunciata da un uomo

 al quale è stato fatto del male.”

           (Karol Wojtyla)

“E’ morto. Or gli perdono! O Scarpia,

  avanti a Dio!”

 (Urlo di Tosca di Giacomo Puccini)

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Ogni sua parola

-per me-

era ferita

al sereno svolgersi

della vita.

Scintilla vagante,

richiamo di pire

con fascine di finocchio-

io-

per lui-

che parole attingeva

alle teologiche fonti

del turpiloquio-

non potevo accedere

alla sorgente del Diritto,

ordine del visibile,

schizzi d’armonia

per le cose stridenti

sulla Terra.

 

La prova continua-

con cangiante croce

e lancinanti derisioni-

altera il sé,

il corpo rode e lo distrugge.

Ho avuto carezze

da pellegrini vagabondi

e cristiani sfuggiti

al dente del serpente

dal verde volto

e biforcuta lingua

sibilante veleno

nel nome del Signore.

 

Chi è il nunzio di morte

dopo l’amara agonia?

Sui roghi-

dalle cui ceneri io qui provengo-

non ho udito sue parole di perdono.

Uccide ogni giorno la Pietà

o la sua assenza.

Oggi il mondo è necropoli,

non suona l’oboe da caccia

col timbro dell’etica.

Vestirò di rosso,

leverò il pugno

per l’ultimo suo viaggio.

Ecco il sangue versato!

Morte è il conformismo,

giubilo mediatico,

a reti unificate.

Noi ci rivedremo, Karol,

al cospetto di Dio!

Bagheria, 1/4/ 2005

Giuseppe Di Salvo

*Poesia già pubblicata nell’ Undicesima Antologia dell’A.L.A.PA.F. (Novembre 2005).

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA IL MIO NON ACCADEMICO ARTICOLO SULLO STABAT MATER DI FRANCIS POULENC!

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA IL MIO NON ACCADEMICO ARTICOLO SULLO STABAT MATER DI FRANCIS POULENC!

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le prestigiose edicole di Bagheria, pubblica il mio non accademico articolo sullo Stabat Mater di Francis Poulenc recentemente eseguito in modo encomiabile dall’Orchestra e dal Coro del Teatro Massimo di Palermo. Chi vuole davvero avvicinarsi a Dio, nel giorno della Liberazione, non deve perdere questo articolo. Chi vi ha mai parlato di Stabat Mater Gay? Nessuno! Segno questo che le Accademie Musicali sono ipocrite e vanno chiuse! Si apprende di più all’aperto! O leggendomi! Grazie, alzate i tacchi: rischiate di non trovare più alcuna copia. Già sta andando a ruba. (G. D.)

Il mio non accademico articolo sullo Stabat Mater Gay di Poulenc!

Il mio non accademico articolo sullo Stabat Mater Gay di Poulenc!
Categorie:Musica, recensione, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI SARA’ RICORDATO DAL COMUNE DI AGRIGENTO CON UN CONCERTO IL 29 APRILE 2014

MARTEDI’ 29 APRILE 2014 ALLE ORE 18:00 IL COMUNE DI AGRIGENTO -FINALMENTE!- SI DESTA E RICORDA IL GRANDE COMPOSITORE MICHELE LIZZI NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA MORTE. CI SAREBBE DA DIRE: MEGLIO TARDI CHE MAI!

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La manifestazione si terrà presso il complesso monumentale di Santo Spirito con un concerto pianistico di Maria Rita Pellitteri e Rita Capodicasa che, tra l’altro, suoneranno alcuni brani del grande compositore agrigentino. Già un notevole lavoro è stato fatto due anni fa dalla musicologa agrigentina Angela Bellia, la quale ha saputo coinvolgere, nel 40° anniversario della morte dell’autore di Pantea, studiosi universitari ed istituzioni musicali di grande prestigio come il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Sono spinte intelligenti per riesumare le composizioni di alto valore musicale di un grande artista dai teatri, siciliani e non, dimenticato.

Nell’occasione sarà presentata la breve monografia di Gaspare Agnello “Lizzi- Musicista del 900”.

Lizzi è nato ad Agrigento nel 1915 e dalla Valle dei Templi attinse l’ispirazione per tante sue composizioni musicali. Dopo Bellini, a mio parere, il più grande compositore siciliano di tutti i tempi! Mentre i teatri lirici siciliani, colpevolmente!, dormono. EVENTO DA NON PERDERE!!!

Giuseppe Di Salvo 

La locandina della manifestazione in memoria del maestro Michele Lizzi!

La locandina della manifestazione in memoria del maestro Michele Lizzi!
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GIUSEPPE DI SALVO: ALEXANDER VEDERNIKOV AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, VENERDI’ 18 APRILE 2014, TRIONFA CON LO STABAT MATER GAY DI FRANCIS POULENC. PARADISIACO IL TIMBRO DI LAURA GIORDANO!

ALEXANDER VEDERNIKOV AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, VENERDI’ 18 APRILE 2014, TRIONFA CON LO STABAT MATER GAY DI FRANCIS POULENC. PARADISIACO IL TIMBRO DI LAURA GIORDANO!

Due compositori apertamente omosessuali hanno musicato lo Stabat Mater attribuito ai versi di Jacopone da Todi: Karol Szymanowski (1882-1937) e Francis Poulenc (1899-1963): quello del compositore polacco venne creato nell’autunno del 1925 e completato nel marzo del 1926; Szymanowski lo dedicò ad Izabella Krystallowa; si tratta di una partitura da cui emerge una toccante preghiera per tutte le anime i cui corpi sono stati agli affetti umani strappati; vi cogliamo una religiosità ricca di intimistico candore frammista a un paganesimo striato di realismo popolare; ci affascina per i suoi richiami sonori piuttosto arcaizzanti e per l’orchestrazione molto raffinata.

Lo Stabat Mater di Francis Poulenc, invece, è stato composto a Noizay, in Francia, nel corso del 1950 (ma l’orchestrazione venne ultimata il 22 aprile 1951); è dedicato alla memoria di un grande pittore e scenografo francese apertamente gay: si tratta di Christian Bérard (Parigi, 20 agosto 1902- 11 febbraio 1949). Poulenc chiamava affettuosamente Bérard “Bebè” per il suo aspetto paffutello che lo faceva assomigliare ad un eterno robusto fanciullo. Christian Bérard morì a causa di un infarto all’età di 47 anni presso il Théâtre Marigy nel corso dell’allestimento dell’opera teatrale Fourberies de Scapin.  Bérard e il suo amante Boris Kochno (1904-1990), che ha diretto i Balletti Russi ed è stato co-fondatore del Ballet des Champs-Elysées, hanno dato vita a una delle più note coppie omosessuali dichiarati francesi negli anni Trenta e Quaranta. E va ricordato che Boris Kokhno (o Kochno) fu anche amico di Karol Szymanowski, questi diede a Boris in dono una traduzione in russo del capitolo Il Simposio di Efebos, romanzo gay andato perduto del compositore polacco.

Lo Stabat di Poulenc è il primo Stabat Mater di un compositore apertamente omosessuale dedicato ad un amico altrettanto noto per le sue tendenze gay; si tratta di un doloroso canto religioso legato alla perdita delle persone care: agli amici veri ci si affeziona con legami che fanno pensare a quelli delle madri per i figli; e fra amici gay, talvolta, è davvero straziante il distacco, in ispecie in un contesto sociale in cui si sono condivisi ingiuste discriminazioni e tentativi estetici di rivolta (visto che ancora erano impossibili le azioni legate alle lotte di liberazione di carattere associativo e politico tipico dei gay di oggi): Francis Poulenc esterna il suo dolore materno nei confronti degli amici gay (ed erano tanti!) dall’etica morale cattolica ingiustamente crocifissi al pari di quel Cristo morto sulla Croce. Lo Stabat Mater di Poulenc ci offre il volto di una Madonna sotto il cui manto c’è posto per l’anima di tutti. E la scelta della voce solista sopranile è mirata: non ha un ruolo staccato dal coro o una vocalità ornamentale, Poulenc le “assegnerà dei momenti lirici nei quali la melodia sembra creare una relazione diretta e intimistica col paradiso”. (Stefania Franceschini nel suo recente libro “Francis Poulenc, una biografia”, pag. 250; Zecchini editore, aprile 2014).

Personalmente, oggi, affiderei questo ruolo ad un grande controtenore per amplificare meglio il religioso messaggio innovativo dato allo Stabat da Poulenc: per la morte dei gay, da sempre perseguitati dalla morale dominante, non c’era mai stato prima il doloroso canto esplicito di nessuna Madonna. Dopo Francis Poulenc, questo, almeno musicalmente, non si può dire più! Già il celeberrimo Libro Bianco di Jean Cocteau (amico di Poulenc), libro del 1927, rappresentava un esempio eclatante di letteratura impegnata.  La musica di Francis Poulenc si muoveva anche nella direzione estetica della liberazione di ogni desiderio sessuale non ancora condiviso dalla maggioranza della società. Ma la sfida era stata lanciata e solo recentemente, nel 2013, la Francia di François Gérard Georges Nicolas Hollande ha legalizzato i matrimoni gay.

Jean Cocteau così concludeva il suo Libro Bianco: “Un vizio della società fa della mia rettitudine un vizio. Mi ritiro. In Francia, questo vizio non conduce in galera grazie alle abitudini di Cambacérès e alla longevità del Codice Napoleonico. Ma non accetto d’essere tollerato. Ciò offende il mio amore per l’amore e la libertà”. E, nel suo Quaderno intimo del 1936 affermava: “La forza del vizio consiste nel fatto che non sopporta la mediocrità. La debolezza della virtù consiste nel fatto che la sopporta, e a meraviglia, e se ne fa uno scopo per sistemarsi. Matrimonio”.   Che lungimiranza!

Va ricordato che tutta la vita affettiva di Francis Poulenc fu caratterizzata da forti relazioni amorose gay e, certamente, aveva ben compreso l’ingiustizia e la gravità della persecuzione morale. A metà degli anni Venti, il compositore si innamorò del pittore Richard Chanlaire: fu il primo grande amore di Poulenc e gli dedicò il suo Concert Champêtre e la sua Aubade. Ecco come in una lettera del 10 maggio 1929 Francis Poulenc si rivolgeva a Richard Chanlaire:

“Richard, ecco il più bel regalo che io possa farti. Accettalo con tutto il mio cuore poiché si tratta del meglio di me stesso (Il Concert Champêtre). Sono le mie lacrime, le mie gioie, il mio stesso sangue, la mia vera carne che ho messo in questo Concerto. Te lo offro oggi perché tu sei l’essere al mondo a cui tengo di più. Tu hai cambiato la mia vita, tu sei il sole dei miei 30 anni, una ragione di vivere e di lavorare. Durante i lunghi mesi di solitudine ti ho chiamato senza conoscerti. Grazie di essere venuto infine. Possa questo Concerto ricordarti le dolci serate di St-Leu, la geniale e così buona Wanda (si riferisce alla clavicembalista Wanda Landowska, le cui tendenze lesbiche ormai sono a tutti note, ndr), le prove d’orchestra presso Pleyl, in una parola la vera sorgente della nostra ammirevole tenerezza…”.

Maggiori informazioni sugli amori maschili di Poulenc si trovano anche nel recente e già citato libro su Poulenc scritto da Stefania Franceschini. A partire dai primi anni Trenta, il secondo amante di Poulenc fu Raymond Destouches, un guidatore di taxi a cui Poulenc rimase ufficialmente legato fino al 1950. A Raymond Poulenc dedicò il Concerto per pianoforte e orchestra del 1949. Durante l’occupazione nazista della Francia, Poulenc “era terribilmente preoccupato per il suo fidanzato Raymond che era stato arrestato dai tedeschi e mandato in un campo di lavori forzati; venuto poi a sapere che era salvo, la sua rabbia e il suo malessere per la sua pesante situazione che lo circondava non poterono non influenzare la sua opera: oltre che ai sentimenti che già di per se stesse queste composizioni (il riferimento è alle poesie di Paul Eluard e in ispecie alla canzone Liberté, ndr) lasciavano intendere”. (Stefania Franceschini, pag. 108, opera citata).

Nel 1950 Poulenc incontrò Lucien Roubert (1908-1955), un rappresentante di commercio morto prematuramente di pleurite nel 1955. Fra i due ci fu una relazione intensa. Certo, ci saranno stati altri rapporti occasionali con altri uomini, ma l’ultimo suo grande amore fu Louis Gautier, incontrato nel 1957: questi resterà legato al compositore fino al giorno della sua morte.

Sebbene quando compose lo Stabat Mater Poulenc avesse conosciuto solo i due primi grandi amori e si accingeva a convivere con il terzo, i suoi sentimenti di affetto verso gli amici gay (coi quali condivideva la lotta estetica contro i pregiudizi sociali) non potevano non suscitare atteggiamenti di protezione: in ciò risiede la grande religiosità di Francis Poulenc e a loro lui si offre come Madonna Nera col suo candido manto di protezione. E, nei confronti della morte che portava via tanti suoi intimi amici, non poteva non sollevare il suo canto di dolore quasi materno.  Il suo Stabat Mater è il canto di un autentico cristiano che desidera  una cosa semplice per i suoi amici: quando i loro corpi si saranno decomposti, e le loro carni non subiranno più il dolore delle persecuzioni che formano e trasformano, il volto del Signore darà alle loro anime la gloria del Paradiso.

Poulenc, questo suo nobile canto, lo fa esprimere sia al Coro sia al Soprano nel movimento finale: Quando corpus. Citiamo a proposito ancora Stefania Franceschini: “L’orchestra sembra raggiungere, finalmente, una situazione di quiete estatica, grazie all’esecuzione di accordi amabili, illuminati dall’atmosfera paradisiaca prodotta dagli interventi della solista, costruiti sul tema del primo movimento. Un accompagnamento di melodie cromatiche discendente del coro conduce all’Amen finale a cappella che, con convinzione, conclude l’opera, iniziata nella cupezza tipica di orazione funebre e conclusa, invece, nella beatitudine della luce eterna”. (Op. cit. pag. 251).

Il soprano Laura Giordano, col suo timbro luminoso, ha affrontato con dignità la sua nobile parte e ha saputo tenere i legami fra mondo sensibile che si lascia e la gloria del Paradiso a cui ogni anima ambisce. Ottima la prova del Coro del Teatro Massimo, raffinatissima nelle connotazioni a cappella presenti nella partitura; da urlo l’interpretazione corale dell’ Inflammatus et accensus. Perfetta l’orchestra, ben curata in ogni reparto. Complimenti sia al direttore del Coro Piero Monti sia al direttore d’orchestra Alexander Vedernikov: insieme ci hanno regalato un venerdì santo (il 18 aprile 2014) con sonorità religiose davvero appaganti. Ovazione e urla di “bravi” da parte del folto pubblico presente. Almeno gli aspetti musicali, davvero innovativi, dai presenti sono stati colti! E non è poco per un capolavoro assoluto di un compositore che si esegue raramente. Segno che il nuovo, nel richiamare il rispetto della tradizione, attrae e piace. E pure trionfa!

 

Bagheria, 19 aprile 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Christian Bérard, amico gay di Francis Poulenc, a cui il compositore dedicò lo Stabat Mater!

Christian Bérard, amico gay di Francis Poulenc, a cui il compositore dedicò lo Stabat Mater!

GIUSEPPED DI SALVO: NEW STABAT MATER

STABAT MATER, DISEGNO DI DAVIDE ALUNNO DI QUINTA.

STABAT MATER, DISEGNO DI DAVIDE, ALUNNO DI QUINTA.
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Vacilla-*

trafitta dal dolore-

la Madre corrucciata

e lacrime versa

sui luoghi inzaccherati

da oscure macchie

di sangue.

Trucidato il Figlio-

spenta

la bianca voce d’Alto.

Geme la Femmina:

brucia dentro

il ferro conficcato.

Nel silenzio s’alza

di donne un coro

e detti acuti

da Lei echeggiano,

memore di Colui-

l’Unico-

strappato alla passione

e al ristoro

del Suo abbraccio.

Singhiozzi e croce

a noi ciò rivelano:

ogni parto è bagno

e l’onda spande

del Divino.

 

II

Chi non si strugge

nel vederLa

in quel supplizio?

Gli amori generano

tormenti

ed è peccato

non opporsi

alle fonti sadiche

del dolore-

anche se  -schioccando-

s’agitano roghi o verghe

e  -come belve

assai furenti-

divorano  -dilaniando-

la nostra dura carne.

Ecco l’essenza

del Cristo

nell’abbandono:

veste fibre di donna

se la Madre stanca-

al Cielo-

Pura-

l’anima vi rende

 

III

O Mère, Sainte Mère,

fonte di affetti,

conosco il vento dispettoso

che i Figli porta via:

restano-

vaganti nel mio sangue

come granuli amari-

i chiodi infetti

del legno infradiciato-

cenere  nel tempo.

Si vive con ferite

che ricamano apparenze.

E si resiste.

Ci regge il piede la Terra

coi creati ingozzati

per la Salvezza.

Il silenzio abbraccia

con parole che inchiodano.

E le croci dragano,

sfiorando col sorriso

le insidie del cammino:

non s’apre

il petto delle Madri,

cui si celano

le fitte dei segreti.

 

IV

Ti ero accanto, Mother.

Il labbro torcevi.

Rughe fendevano

il volto assente del Padre.

Il suolo vibrava

e divorava corpi e croci.

Venne il sollievo

col sorriso di un ladro:

porgeva  -acuminata

e di sangue unta-

la corona regale  per me.

Il lutto genera pensieri

che dimorano nel gelo

e il  vocio promiscuo

si accordava dentro.

Un angelo tesseva arcate

su una viola triste.

Di un eunuco  -grave-

si levò il lamento.

 

V

Süße Frau,

vergine è ogni fonte

che dall’inguine genera.

Muore chi vive nell’onta.

Si cresce con le piaghe.

Ferito dalle offese-

oggi inebriato sono

da figli che baciano.

Spenti i ruggiti delle pire-

al Tuo  fianco sarò

nel festoso Giorno del Giudizio.

 

VI

Me ne andrò,

mani immacolate

sul mio corpo

adageranno palme

per la vittoria.

E l’anima errante

sposerà il Paradiso.

 

*Letta  da Giuseppe Di Salvo in occasione del XII Concorso Internazionale di Poesia ALAPAF, il 04/12/2005 nell’Auditorium della Chiesa San Pietro di Bagheria davanti a circa cinquecento persone ammaliate e commosse con un’ovazione finale che davvero ha fatto onore alla poesia e al poeta.

Bagheria, 09/10/05

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: BAGHERIA VERSO IL VOTO DEL 25 MAGGIO: DANIELE VELLA, PATRIZIO CINQUE E… LE STRADE PIENE DI IMMONDIZIA!

GIUSEPPE DI SALVO: BAGHERIA VERSO IL VOTO DEL 25 MAGGIO: DANIELE VELLA, PATRIZIO CINQUE E… LE STRADE PIENE DI IMMONDIZIA!

Carrozzoni e gioielli bagheresi!

Carrozzoni e gioielli bagheresi!
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Daniele Vella ha vinto le primarie del Pd. E’, quindi, il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni del 25 maggio. Questi i voti definitivi:

Daniele Vella 1212

Emanuele Tornatore 941

Antonio Restivo 178

Lo spoglio è avvenuto nella sede del Pd, in via Consolare. A noi -certo non interessati a questo schieramento partitocratico tradizionale- non resta che fare i complimenti a Daniele. Speriamo solo che quando il 25 maggio andremo a votare  non ci sia la stessa immondizia che i Bagheresi hanno visto oggi (domenica 13 aprile 2014) in tutte le strade della città. Ci vuole una discontinuità amministrativa per cambiare il volto di questo nostro centro abitato. Il Coinres va visto con occhi non legati col clientelismo partitocratico. Io mi auguro ci sia una rivoluzione netta e che si vada verso un voto scollegato dai vecchi partitocrati. La speranza è tutta nel Movimento 5 Stelle. L’unica forza politica in grado di evidenziare questa rottura anche per il bene dei vari Vella. Si mettano in campo gli uomini e le donne migliori. Un neosindaco di origine partitocratica perderebbe qualsiasi popolarità dopo poche decine di giorni. Quello alternativo si deve certo ben corazzare. E i cittadini tutti devono vigilare se vogliono cambiare davvero. Col voto siamo sovrani. Con la partecipazione contribuiremo a far governare bene chi vince. Vedremo.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: MATTEO RENZI CI BLOCCA IL CONTRATTO FINO AL 2020? NOI VOTEREMO MOVIMENTO 5 STELLE FINO AL 2025! DIFFONDETE!

IL GOVERNO RENZI PIU’ SPIETATO DI BERLUSCONI NEL PROLUNGARE FINO AL 2020 IL BLOCCO DEI CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO. DI FATTO, SONO STATI SCIOLTI I SINDACATI. PEGGIO DEL FASCISMO! 
Tra le pieghe del Def presentato dal governo Renzi, apprendiamo dalla stampa di regime, c’è la proroga del blocco dei contratti per gli statali fino al 2020. Con conseguente erosione del potere d’acquisto dei nostri stipendi!
Il Documento di programmazione economico-finanziaria stima una crescita della spesa per le retribuzioni dei dipendenti pubblici pari a qualcosa come 3 milioni  a partire dal 2018, per uno 0,3% in più all’anno da quella data in poi.
Stiamo parlando del  valore dell’indennità di vacanza contrattuale che dovrebbe scattare per il triennio 2018-2020. Indennità che, lo ricordiamo, è disciplinata dalla legge quando i salari non vengono rinnovati nemmeno per adeguarli all’inflazione.  Come nota Italia Oggi, se carta canta, e non ci saranno altre modifiche, in 10 anni il settore pubblico non avrà visto il becco di un quattrino in più di aumenti. Il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici era stato introdotto nel 2009 dal ministro dell’Economia dell’ultimo governo Berlusconi, Giulio Tremonti, per tagliare la spesa pubblica: ogni punto percentuale di incremento della massa salariale porta nelle casse statali circa un miliardo all’anno. Alla perdita del potere di acquisto si aggiungano le tante tasse raddoppiate a danno dei cittadini dai Comuni e il prelievo che i vari governi fanno dai nostri risparmi. Altro che pizzo!

COME OGNI LETTORE POTRA’ CAPIRE IL PUBBLICO IMPIEGO E’ ECONOMICAMENTE BELLO E FOTTUTO. E ALLORA? VISTO CHE, DI FATTO, DA DESTRA E SINISTRA I SINDACATI SONO STATI SCIOLTI, NON CI RESTA CHE FARE IL SEGUENTE TAM TAM: FINO AL 2025 OCCORRE VOTARE PER IL MOVIMENTO 5 STELLE SIA ALLE ELEZIONI EUROPEE SIA ALLE AMMINISTRATIVE SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO (E, SE OCCORRE, IN QUALSIASI CONDOMINIO O QUARTIERE)!! GRIDIAMOGLIELO IN FACCIA SOPRATTUTTO AI CANDIDATI E ALLE GERARCHIE DEL PD. RENZI VA TROMBATO. NOI NON VOGLIAMO 80 EURO, VOGLIAMO CHE SI RINNOVINO I CONTRATTI E CHE ESSI SI ADEGUINO ALLA SVALUTAZIONE REALE, ANCHE PERCHE’ I NOSTRI STIPENDI SONO FRA I PIU’ BASSI D’EUROPA! E INOLTRE VOGLIAMO, COME CI DICE L’EUROPA  -QUESTA VOLTA SI’!- IL REDDITO DI CITTADINANZA CHE DA’ DIGNITA’ A CHI ANCORA NON LAVORA.  BASTA CON QUESTA PARTITOCRAZIA RICCA DI LADRI CHE FA AFFARI CON LE BANCHE, CON LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA! SI RIPRISTINI LA SOVRANITA’ POPOLARE COME VUOLE LA NOSTRA IMPECCABILE COSTITUZIONE!        

Giuseppe Di Salvo                           

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA POESIA “VENTI VERSI PER MICHELE LIZZI”

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA POESIA “VENTI VERSI PER MICHELE LIZZI”

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più prestigiose edicole di Bagheria, pubblica la mia poesia “Venti versi per Michele Lizzi”. Si vuole onorare la memoria del grande compositore agrigentino da 42 anni scomparso. Da non perdere questo mio testo: i versi presentano inarcature (o enjambement) musicali legate al suono delle parole che nessuno potrà mai spegnere. Grazie. (G.D.)
La mia poesia sul Settimanale di Bagheria.

La mia poesia sul Settimanale di Bagheria.
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GIUSEPPE DI SALVO: NEL TEMPO SIAMO (A MICHELE LIZZI, OLTRE IL SILENZIO!)

GIUSEPPE DI SALVO: NEL TEMPO SIAMO (A MICHELE LIZZI, OLTRE IL SILENZIO!)

Come un manto d’erba

ravvivato

da verde linfa perenne

la mia mente assorbe-

ricavandone forza-

non visti colori-

lontani tepori di primavera

 

Sei tu armonia

espansa nell’aria

e il mio passo deciso

sempre agile vuoi

nei meandri di forme lisce-

grazie incorporee

 

Nel sogno-

or son quattro decenni-

grato mi appari

e sotto braccio

il tuo-

con grazia-

mi prende

 

L’occhio non vede

la strada infinita

che s’apre per noi

Musica v’è…

nell’intimo passo

 

Dal botro di Teano-

magnetica lingua sonora-

ridenti nel tempo emergiamo

E anche fra i suoi rami-

per noi-

lo spazio apre corone

Fiorisce persino il silenzio-

nei miei versi è parola-

che canto diviene

Siamo!

 

Bagheria, 21 marzo 2012

Giuseppe Di Salvo 
Michele Lizzi e Giuseppe Di Salvo  (Catania, 4 novembre 1971).

Michele Lizzi e Giuseppe Di Salvo (Catania, 4 novembre 1971).
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GIUSEPPE DI SALVO: VENTI VERSI PER MICHELE LIZZI (Agrigento, 5 settembre 1915?- Messina, 31 marzo 1972)

GIUSEPPE DI SALVO: VENTI VERSI PER MICHELE LIZZI (Agrigento, 5 settembre 1915?- Messina, 31 marzo 1972)

Spezzato venne
il tuo lento cammino

Nel guardarmi 

gli occhi roteavi allegri

Per le calde mie tempie

la tua morte è quiete che manca

Il corpo traevi

col passo stanco

e ti lacerò Amore

sin sulle soglie dell’avello

Singhiozzai evocative melodie

da “Settembre in Val d’Akragas”

e mi ferirono in crescente strazio

le “Cinque musiche per Teano”

Che si cela  nel nostro

“Notturno e danza dei Fauni”?

Un  velo obnubila il lutto

e assai lento s’invola

La  carezzante grazia

sarà mai corrosa dal tempo?

 

Bagheria  30/03/08

Giuseppe Di Salvo

Michele Lizzi, grande musicista agrigentino del Novecento.

Michele Lizzi, grande musicista agrigentino del Novecento.
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