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Archivio Settembre 2014

GIUSEPPE DI SALVO: “LA FILLE DU RÉGIMENT” DI DONIZETTI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. TRIONFA LA DUCHESSE DI FILIPPO LUNA!

“LA FILLE DU RÉGIMENT” DI DONIZETTI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO FRA RICHIAMI DA FIABA E NON COERENTE BELCANTISTICO CANTO REGALE. TRIONFA LA DUCHESSE DI FILIPPO LUNA!

Ho ascoltato e visto dal vivo “La fille du régiment” di Gaetano Donizetti per la prima volta al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo il 21 gennaio del 1989: da allora, rispetto all’ultima messa in scena della “Fille” al Teatro Massimo di Palermo del recente 17 settembre 2014, sono passati  25 anni e 8 mesi meno quattro giorni. Cosa ricordo di quella prima mia “Fille”? Il tenore Luca Canonici (Montevarchi, 22 settembre 1960) che interpretava Tonio: era un bel 28enne, prestante, vocalmente dotato e faceva sfoggio dei famosi acuti che emetteva con sicurezza luminosa e accattivante: fossero “do” o altre note svettanti. E vidi più recite quasi in preda ad un innamoramento di una sicura vocalità contraltina legata anche ad una agilità fisica davvero inconsueta. Vi posso dire che molti di noi avrebbero voluto fare parte di quel glorioso XXI reggimento: Canonici semplicemente incantava. Diversamente bello rispetto a Juan Diego Flórez, rivelatosi al mondo all’alba del Duemila, il grande Tonio dei nostri giorni capace di bissare i nove “do” di petto presenti nella cabaletta “Pour mon âme” facendoli diventare diciotto acuti emessi sempre con sicurezza e agilità; il grande tenore peruviano che a Palermo, purtroppo, da oltre un decennio non si vede più. Va detto che, di fronte a tenori contraltini di tale stazza, la stessa “Fille” finisce per diventare “Fils” che chiede di essere iniziato nel reggimento.

Dopo quella “Figlia” del 1989, altre volte Luca Canonici ritornò a Palermo, ma non era più quello da me ascoltato nell’opera di Donizetti: fu una bella voce che subito si perse nei meandri del bosco, ma quel Tonio di Luca Canonici, per chi ama i battenti dell’Opéra-comique, resta inciso nella memoria. Di quella stessa edizione ricordo anche la Marie del grande soprano americano Ruth Welting (1 maggio, 1948 – 16 dicembre, 1999): era vocalmente incisiva, aveva un bel timbro e una linea di canto del tutto coerente con le caratteristiche della vivandiera a tratti “bulletta”.  Altro non ricordo se non un pubblico che applaudiva forte, compatto e all’impiedi. Me compreso. Questi richiami storici vanno fatti perché rappresentano ottimi modelli interpretativi e ci servono, ancora oggi, come belle “pietre di paragone”.

Oggi, come allora, la “Fille” è stata riproposta con la regia di Filippo Crivelli. E si rifà alle scene e ai costumi di Franco Zeffirelli. I soldati vestono, e qui è la grandezza di Zeffirelli, secondo i vividi colori dell’ “imagerie d’Épinal” (Épinal è una piccola cittadina francese), immagini create dal disegnatore Jean-Charles Pellerin, (1756-1836): l’atmosfera ambientale così si tinge di aspetti fiabeschi che ammaliano. Ma di questo impianto scenico, e lo diciamo francamente, non amiamo i cannoni finti privi di spessore e di palle esplosive; e troviamo del tutto ridicolo il finto cavallo  su cui arriva la Duchesse de Crakentorp, Duchesse interpretata in modo magistrale en travesti da un eccezionale Filippo Luna, al quale  -finita l’opera- è stata tributata una meritata ovazione e io stesso non mi sono trattenuto dall’urlare con forza al suo cospetto “Bravo!”. Perché mai? Nelle parti recitate Filippo Luna ha mostrato di avere interiorizzato la parodia espressiva intrinseca nell’Opera e l’ha resa arte caricaturale con un impatto sul pubblico davvero a tinte assai gradevoli e forti! Complimenti! Ah, se il cavallo con cui arrivava la Duchesse fosse stato vero e avesse scacazzato sul proscenio! Anche i non evitabili odori avrebbero assunto fumanti accenti espressivi parodistici.

E i cantanti? Il Tonio di Celso Abelo, nella zona acuta, ci è parso stressato e per niente agile (alludiamo alla celeberrima cabaletta); ma poi è stato interprete dignitoso: difficilmente, però, ce ne ricorderemo dopo quello che ho detto all’inizio di questa mia recensione.

Vincenzo Taormina (sergente Sulpice) è un baritono brillante e vocalmente dignitoso; ma la sua vis attoriale faceva pensare  alle movenze di una sfrenata majorette e non a un sergente dal piglio brusco che deve parodiare la rigidità del primo padre tutore. Divertente. E la Marquise de Berkenfield di Francesca Franci? Dignitosa. E vocalmente adeguata. Gradevoli tutti gli altri comprimari.  La direzione d’orchestra di Benjamin Pionnier? Attenta, duttile e mirante ad assecondare i tempi espressivi (spesso assai personalizzati) dei vari cantanti; ma si è fatto apprezzare sia nella corretta dinamica data all’Ouverture, evidenziando l’intervento del corno il cui timbro ci conduce mentalmente sulle vette alpine, sia quando l’orchestra dava il suo sostegno armonico a quella grande preghiera “Sainte Madone” intonata dal coro: una pagina di alto valore intimistico, un vero preludio religioso alla comicità che permea molti aspetti di questa partitura donizettiana; come a comunicarci che i bei legami umani si possono instaurare sia rivolgendoci al sacro sia svolazzando sulla comicità che crea momenti mentali sereni che appagano. La melodia purifica e la risata intelligente affina i nostri animi. Complimenti al Coro e al maestro Piero Monti.

La Marie di Desirée Rancatore? Anche se qualche emissione non ci è parsa degna di tono, va detto che la cantante palermitana ha sfoderato un canto lineare certamente adeguato al personaggio interpretato. Ha reso Marie personaggio con allure un po’ mascolina e dinoccolata. E ha disegnato la romanza “Il faut partir!” con una linea di canto espressiva aggraziata e con un tocco belcantistico finale ben riuscito che però, a mio avviso, la portava fuori contesto. Marie è una vivandiera un po’ bulletta; il suo canto (spesso ricco di abbellimenti) si muove su una linea vicina a quella militaresca.  Solo nel Secondo Atto Marie cerca di perfezionare il suo canto, sforzandosi di farlo divenire belcanto. Nella versione francese dell’opera si cita come modello il maestro Fettuccini; in quella italiana Fettuccini diventa Caffariello (quello stesso presente nel “Barbiere” di Rossini). In questa edizione francese Filippo Crivelli pasticcia e lascia Caffariello. Sia l’uno sia l’altro sono solo quattro sillabe.  A noi interessa ricordare qui che la romanza “Il faut partir!” è musica pura. Desirée Rancatore lo sa. Ma perché chiudere la romanza con una ben personalizzata e riuscitissima  “messa di voce”? Cantava una vivandiera o la Regina Elisabetta o Anna Bolena, queste ultime due certamente ben votate agli aspetti regali del belcanto? Bravissima dunque la Rancatore, ma che c’entra?!!! Ha sfoderato una tecnica, per così dire, regale che non si addice a Marie, alla quale -nell’Opera- viene messo in bocca quanto segue: “À tout, je préfère/Le son du tambour” (Il tamburo per me/è il suono più bello). Per non parlare dei mimati “Rataplan! Rataplan!”.  Suoni percossi, dunque, come certe vocaliche agilità (picchettati…) e non suoni vocalici sapientemente filati. Una bella parodia belcantistica che nega se stessa!

Come mai nessuno si è  chiesto per quale motivo Maria Callas portò in concerto “Convien partir!” (versione italiana della romanza “Il faut partir!) solo nella primavera del 1964? Ascoltatela e vedete che grande lezione ci dà su come va cantata quella sublime romanza. E per capire come va interpretata basta seguire la linea melodica del corno inglese. La Callas capì una cosa semplice: nella romanza la melodia è intimistico canto puro; esso esprime un lacerante addio ad un padre collettivo, cioè il XXI reggimento; la cantante di origine greca si limita solo ad ispessire un po’ il suono e toglie ogni inutile prodezza belcantistica che non si addice al tocco nostalgico che si rappresenta nell’animo della vivandiera. Si ha belcanto solo quando si è coerenti con lo stile di vita del personaggio.  Si ricordano qui storicamente anche le seguenti lezioni di Dame Joan Sutherland e di Mirella Freni con delicati trilli simili a singhiozzi di pianto. La Stessa Patrizia Ciofi e Natalie Dessay si muovono con un fraseggio molto vicino a quello di Lily Pons: i loro melismi finali sembrano lineari abbracci vocalici che s’incurvano al nostro orecchio come ad esternare un abbraccio canoro che vuole inanellare tutti i componenti del reggimento.  La messa di voce della signora Rancatore (che graficamente possiamo esprimere come segue  <……>) mi ricorda, invece, le metamorfosi di Ovidio. E non il canto coerente di chi lava anche le mutande di tanti militari che rappresentano il suo nobile padre collettivo. Abile nella sua non coerenza contestuale è stata giustamente applaudita. Come tutti. Io conservo la voce recitante della Duchesse, vero canto melodico che non conosce recitativi di nessuna specie!

Bagheria, 25 settembre 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Il soprano palermitano Desirée Rancatore.Il soprano palermitano Desirée Rancatore.

GIUSEPPE DI SALVO: PALERMO-INTER (1-1), STADIO BARBERA,TANTA NOIA CALCISTICA E RAPPRESA UMIDITA’!

MATEO KOVACIC HA SEGNATO PER L'INTER!MATEO KOVACIC HA SEGNATO PER L’INTER!

PALERMO-INTER (1-1), STADIO BARBERA,TANTA NOIA CALCISTICA E RAPPRESA UMIDITA’!

Meno male che il Palermo è tornato in seria A. Ho potuto seguire, così, l’Inter dal vivo allo stadio Barbera del capoluogo siciliano. Trovare un  biglietto nell’Alta Tribuna coperta non mi è stato difficile. Per chi ama il calcio, ogni stadio è un luogo di forti emozioni. Il Barbera, domenica sera, non era particolarmente affollato. Forse colpa dei prezzi alti in piena crisi economica per le famiglie? Certamente gremita era la Curva Sud. La partita? E’ finita 1-1. L’Inter è apparsa stanca e demotivata (veniva vittoriosa da Kiev, partita  per la Coppa Uefa). Ha mostrato un calcio piuttosto raffazzonato. E, solo dopo tre minuti, su un eclatante errore del difensore interista Vidic, il Palermo va subito in rete con un bel gol angolare di Vazquez. Poi, in tutto il primo tempo, l’Inter fa un solo tiro in porta e pareggia al 42° con un bel gol di Kovacic nell’unica azione un po’ pasticciata, ma di qualche rilievo. Il Palermo appare più pimpante, ma è piuttosto inconcludente. E lo stesso Dybala, sebbene dotato di qualche agilità, è evasivo e leggero. Poi alcuni gol annullati. Forse qualcuno ingiustamente (a danno dell’Inter). Giusto pareggio, però, considerata qualche palla che ha toccato il legno della porta interista. Io devo imparare a conoscere questa Inter che pasticcia sia con Vidic sia con Dodò sia con Osvaldo: tutti nomi che potrebbero ispirarmi una fiaba sensuale. Bei fusti. Ma fuori da ogni coinvolgente dimensione. Capitan Zanetti si era fatto vedere prima nel campo e ho potuto constatare che è amato anche dai Palermitani. Poi chissà da dove ha vissuto la noia. Meno male che i tifosi palermitani, anche in Tribuna, sono capaci di rompere qualsiasi monotonia col loro linguaggio ricco di cromature espressive. “Piiigghiiiala!!!”, urlava qualcuno. Ma nessuno ha preso niente. L’Inter deve vincere fuori casa se vuole arrivare nei posti alti della classifica. Sette gol al Sassuolo non fanno una grande squadra. Deve proprio prendere una rapida svolta e aggiustare la rotta. All’uscita si incontrano tanti Bagheresi, Interisti e non. Quanta umidità! Ha vinto il sudore rappreso. Ma chi va allo stadio merita di più. Io vi dico solo che non ho urlato. Ma quante  emozioni si vivono in silenzio!

 

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: UOMINI DELLE PULIZIE E NON COMUNI FERRI DA STIRO

UOMINI DELLE PULIZIE E NON COMUNI FERRI DA STIRO

Oggi, dopo che l’uomo delle pulizie di turno mi ha aiutato a stirare ogni indumento che accarezza le mie forme corporee, e per più di due ore!, sono uscito col sole di casa; per strada ho incontrato un aitante uomo in moto che non vedevo da tempo e mi ha mostrato, comportamento da lui mai prima esibito, la forza della sua rossa e penetrante lingua. Sembrava un antico ferro da stiro! Speriamo sia libero per la prossima stirata. Poi in piazza ancora un altro a mostrare, ma ben coperto, altro taglio di carne. E’ proprio vero: quannu unu è mbriacu, tutti u puortanu a biviri! (Quando uno è ubriaco, tutti lo invitano a bere!); come a dire: chi vive intensamente comunica gioia e coinvolge le passioni altrui anche se sta fermo. E io ben fermo sto! Mi piace osservare l’aspetto. Loro si rodono nell’aspettare.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: A BAGHERIA OCCORRE UNA GRANDE MANIFESTAZIONE PERCHE’ I VERI MINACCIATI DALL’IMMONDIZIA SONO I CITTADINI!

15 Settembre 2014 1 commento

A BAGHERIA OCCORRE UNA GRANDE MANIFESTAZIONE PERCHE’ I VERI MINACCIATI DALL’IMMONDIZIA SONO I CITTADINI!

In via Orazio Costantino non ci sarà più l’asilo nido: come potevano i bambini da 0 a 3 anni vedere quei cumuli di immondizia rovescianti di fronte? Certo li vedono in ogni angolo della città, spesso fumanti e con un odore acre vomitevole nell’aria vissuto da tutti come una terapia d’avversione alla vita civile della città. Lunedì 15 settembre ci sarà una marcia perché le minacce agli amministratori non piacciono a nessuno. Se ricordo bene, altri sindaci, in passato,  sono stati minacciati, derisi, scherniti e altri hanno pure subito incivili atti intimidatori. Costoro, però, sapevano organizzare solo marce antimafia.  Quante stranezze! Biagio Sciortino e Vincenzo Lo Meo potrebbero riferire esperienze a cinque a cinque. Hanno malgovernato e i cittadini hanno bocciato il loro operato amministrativo. Qualche sindaco ha vissuto lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. Ma mai nessuno è stato condannato perché colluso con la criminalità organizzata. Qualche altro, fiutando pericoli e leggendo dichiarazioni di pentiti, si è pure messo da parte da solo. Alcuni hanno addirittura scritto libri per il loro canto vergine amministrativo: libri illeggibili e certo  fuori da ogni memoria collettiva. Tutti vergini amministratori dunque. E le infiltrazioni mafiose? Sciolti i Consigli, si sono sciolte pure le infiltrazioni. Ma chi si sarebbe infiltrato e per fare che cosa? Forse per leggere Liala? O per occuparsi di appalti i cui certificati antimafia vengono rilasciati dalle Superiori Prefetture? Almeno un tempo era così.  E i pentiti di cosa parlano? Forse del solo far west vissuto in città? O del traffico di droga che non va in ferie neanche a ferragosto? Sciolti o no, degli ultimi quattro sindaci nessuno parla più. Si parla, invece, del quinto che, guarda caso, si chiama anche Cinque! Le persone bagheresi che ambiscono alla carica di sindaco in città sono meno dell’1 per diecimila abitanti. Ma chi deve proteggere il 100% dei cittadini bagheresi? Paghiamo le tasse, anzi siamo tartassati per il dissesto prodotto da altri (ex sindaci e commissari?!-  forse questo dissesto non viene da lontano?) e non abbiamo servizi adeguati. Anzi, la loro disfunzione è l’unica vera minaccia permanente a nostro danno: la diossina che si libera dai roghi dei cumuli di immondizia non è una minaccia quotidiana alla nostra vita? Il disastro ambientale non è un perenne insulto alla nostra intelligenza e al nostro senso del decoro ambientale che ci priva di armonia? Abbiamo inceneritori all’aperto, sicurezza personale a rischio, viabilità invivibile…: di giorno e di notte! Se questo schifo ambientale dovesse protrarsi, apprezzerei tanto che, per la prima volta, un sindaco si dimettesse e consegnasse le chiavi del Municipio in Prefettura. Non basta non prendere lo stipendio a tempo determinato (personalmente sono convinto che chi lavora deve essere pagato: il volontariato è atto nobile, ma chi lavora va rimunerato; poi, chi vuole, può fare nobile beneficenza!), ma se non si riesce a cambiare lo status quo ante, al di là delle ingiuste minacce, il sindaco in carica deve saper utilizzare politicamente anche lo strumento delle dimissioni. Perché mai? I VERI MINACCIATI E VESSATI QUOTIDIANAMENTE SONO I CITTADINI TUTTI CHE NON HANNO I SERVIZI CHE STRAPAGANO. E I RESPONSABILI VANNO PROCESSATI DAI NOSTRI TRIBUNALI DI STATO. Il resto? E’ diventato psicopatico gioco shakespeariano legato ai folli meccanismi del potere!

Giuseppe Di Salvo

BAGHERIA CITTA' DEI MOSTRI... DETURPATI!BAGHERIA CITTA’ DEI MOSTRI… DETURPATI!

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GIUSEPPE DI SALVO: LA SPINTA RIVOLUZIONARIA DI GIACOMO LEOPARDI, I GAY E GLI EDUCASTRATORI TARATI E OBNUBILATI

LA SPINTA RIVOLUZIONARIA DI GIACOMO LEOPARDI, I GAY E GLI EDUCASTRATORI TARATI E OBNUBILATI

Per capire Giacomo Leopardi non occorre un film sul grande poeta: le letture degli altri sono tutte interessanti. Anche quelle di coloro che sono più vicine alla nostra sensibilità. Per meglio conoscere le tendenze non solitarie di Leopardi occorre, invece, leggere direttamente le opere del grande poeta e del grandissimo scrittore. Chè Leopardi fu soprattutto un gradissimo saggista e scrittore. Da dove cominciare dunque? Secondo me bisogna cominciare dallo “Zibaldone”.  L’orientamento culturale e sessuale di Leopardi si capisce meglio se si viene a conoscenza della sua grande cultura greca. Per capirlo basta leggere lo Zibaldone sia nel paragrafo 1840 sia nel 3911: Leopardi conosce il Convito e il Fedro di Platone, ne scrive con dotto e significativo linguaggio tipico degli intellettuali dell’Ottocento. Leopardi mostra lì tutto ill suo ottimismo. Citiamolo in parte: “Si può dire che tutta la poesia, la filosofia e la filologia erotica greca versasse principalmente sulla pederastia (in senso greco, naturalmente!- n. d. r.), essendo presso i greci troppo volgare e creduto troppo sensuale, basso, triviale, indegno della poesia ec. l’amor delle donne, appunto perchè naturale. V. il Fedro, il Convito di Platone gli amori di Luciano ec. Il vantato amor platonico (sì sublimemente espresso nel Fedro) non è che pederastia. Tutti i sentimenti nobili che l’amore ispirava ai greci, tutto il sentimentale loro in amore, sia nel fatto sia negli scritti, non appartiene ad altro che alla pederastia, e negli scritti di donne (come nella famosa ode o frammento di Saffo…) all’amor di donna verso donna. Basta conoscere un sol tantino la letteratura greca da Anacreonte ai romanzieri, per non dubitar di questo, come alcuni hanno fatto… E Virgilio il più circospetto non solo degli antichi poeti, ma di tutti i poeti, e forse scrittore; certo il più polito ed elegante di quanti mai scrissero; intendente, gelosissimo, e modello di finezza, e d’ogni squisitezza di coltura, in un tempo ec. ec.  ridusse ed applicò all’infame pederastia il sentimento, e ne fece il soggetto di una storietta sentimentale nel suo Niso ed Eurialo”.

   Questo è Leopardi. E chi vuole intendere intenda. Si veniva dai roghi e ancora non era stato coniato il termine “omosessuale”, vigeva quello clericale più improprio di “sodomia”: Leopardi sapeva come esprimere il suo amore e il suo ottimismo. Se venne moralmente ferito, lo si deve anche alla pseudo cultura dei romantici che erano imbevuti di bieco clericalismo. Altro che tempesta!

Giuseppe Di Salvo

Niso ed Eurialo cantati da Virgilio e lodati da Leopardi per far piacere agli eteroimbecilli!Niso ed Eurialo cantati da Virgilio e lodati da Leopardi per far piacere agli eteroimbecilli!

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GIUSEPPE DI SALVO: INIZIA LA SCUOLA: GLI SCOLARI, LE PIANTE, LE ERBACCE E IL POLITICO DECORO!

Le piante crescono anche nei luoghi dove tu non vuoi. Molte si curano. E il volto del sole rende per noi la loro presenza assai vitale. Altre crescono nelle canalette o negli angoli delle strade e, da brave massaie, le tiriamo con uno strappo perché inutile decoro. E nei cortili delle scuole? E’ vegetazione spontanea accarezzata dal vento e, col tempo, diviene erbaccia: e dove c’è flora c’è fauna che non sempre piace anche ai cultori di animali d’affezione. Ora si riaprono le… scuole. Il nostro Comune con Cinque ha deliberato che non va mostrato questo decoro. Gli annunci politici che piacciono ci sono. Ma le erbacce sono ancora lì. Capiamo i tempi tecnici. Ma il decoro per i bambini e per i fanciulli deve conoscere solo i tempi da favola: un cortile arido, in ispecie nelle scuole, non è un felice insegnamento; sono immagini che inquietano gli animi. E, in seguito, anche la sensibilità sovrana di chi nelle urne delle stesse scuole vota. Perché gli scolari devono entrare in queste scuole? Lo prevede la Legge. E la formazione. Ecco chi siamo. Quanta retorica nelle politiche per la Scuola! Chi passa da Via Libertà, qui a Bagheria, può guardare attraverso il cancello che  consente l’accesso all’interno della Superiore Scuola Bagnera. Non occorrono foto per questo inconsulto decoro. Basta la luce. La grafica -da sola- si traccia negli occhi!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: MEPHISTO (POESIA INEDITA)

“La gaia e tollerante benevolenza, frammista a ironia, del consigliere  -che ancora poco fa lo aveva così inorgoglito-  non era, in fondo, ancor più umiliante e mortificante di una severità, di una ostilità chiaramente dimostrate?”. (Klaus Mann, Mephisto)

Amo rossi i peperoni-

fiamme rapprese

pietre di lava

emesse

da crateri

in sincere eruzioni

Amo le razzature cromatiche

nei verdi peperoni-

erezioni per anime

che i volti fendono

ai nevrotici raggiratori

Il derma ipocrita

è giallognolo olivastro colore

e il pensiero svela

di chi-

col suo idiota muto ricattare-

non sa emettere suoni

per l’intimo assestamento

Amo cinabri-

e in piena estate-

l’energia dei peperoni

ben forniti… dentro

Perché mai?

Voi non conoscete Mephisto

Io con quello vero

mi concerto…

Gli ipocriti-

col rigido profilo-

non lo rappresentano!

 

Bagheria, 10 settembre 2014

Giuseppe Di Salvo

 

GEORGE GROSZ, PINTURAS: PARTICOLARE!GEORGE GROSZ, PINTURAS: PARTICOLARE!

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GIUSEPPE DI SALVO: SACRO CATAMITE (LIRICA DI ABU NUWAS CON POETICHE VARIAZIONI DI GIUSEPPE DI SALVO)

SACRO CATAMITE (LIRICA DI ABU NUWAS CON POETICHE VARIAZIONI DI GIUSEPPE DI SALVO)

Segui Abu Nuwas

nella sua temerarietà

e…  battilo nel battere

La via del piacere

spazzi ogni timore

di primeggiare

nel negare la santità

di Maometto

Ché la virilità

di un grande spirito-

alla Luce

del Giorno del Giudizio-

misurata verrà

da inaudite parole

inneggianti

la divina percezione

del tornito gluteo-

richiamo straziante

dell’amato Catamite…

 

Bagheria, 9 settembre 2014

Giuseppe Di Salvo

 

SACRO CATAMITE!SACRO CATAMITE!

IL GRANDE POETA IRANIANO ABU NUWASIL GRANDE POETA IRANIANO ABU NUWAS

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE I VERSI VITALI DEL POETA IRANIANO ABU NUWAS PER MEGLIO CAPIRE L’ISLAM LIBERALE

SUL SETTIMANALE I VERSI VITALI DEL POETA IRANIANO ABU NUWAS PER MEGLIO CAPIRE L’ISLAM LIBERALE

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più prestigiose edicole cittadine, sta letteralmente andando a ruba. Vi troverete, fra gli altri importanti articoli, la mia traduzione con variazioni poetiche della lirica  “Al bagno moresco” di Abu Nuwas, uno dei più grandi poeti iraniani gay di tutti i tempi: la consocenza di questo poeta vi aiuta meglio a capire l’Islam laico; e del come alcuni intellettuali hanno percepito prima di noi i risvolti fondamentalisti che molti fanatici ricavano dal Corano, esemplare reperto cartaceo archeologico: vi si trovano idee religiose scopiazzate da altri libri sacri, Bibbia compresa. Ma, diciamolo, il male non è il Corano: il fanatismo da estirpare è dato da chi vuole imporlo ipocritamente agli altri per soli fini di potere. L’Occidente deve essere orgoglioso della sua cultura laica e liberale. E non c’è ISIS che tenga. Io non ho armi, le ho solo usate al pentagono di tiro quando ero militare. Ma occorre vigilare sulle nostre raggiunte libertà e usare qualsiasi mezzo per gridare: -All’Armi! All’ Allarmi!  – armi culturali e d’altra forma poetica quando occorre!- per contribuire a distruggere qualsiasi fondamentalismo. Senza pietà! Intanto in edicola: memorizzare bei versi fa sempre bene all’anima e alla vita di tutti.

Giuseppe Di Salvo

LA MIA TRADUZIONE DE "AL BAGNO MORESCO" DI ABU NUWAS CON MIE VARIAZIONI POETICHELA MIA TRADUZIONE DE “AL BAGNO MORESCO” DI ABU NUWAS CON MIE VARIAZIONI POETICHE

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GIUSEPPE DI SALVO: DEL COME GLI ECONOMISTI DEL CAVOLO PARTITOCRATICO HANNO ROVINATO L’ITALIA E CONTINUANO A FARLO!

DEL COME GLI ECONOMISTI DEL CAVOLO PARTITOCRATICO HANNO ROVINATO L’ITALIA E CONTINUANO A FARLO!

Basta con questi economisti del cavolo, liberisti e non, che hanno contribuito a rovinare l’Italia: il blocco dei contratti del pubblico impiego, degli insegnanti, dei poliziotti, in questo quinquennio di governi tartassatori, ha fatto sì che il potere d’acquisto dei salari si è notevolmente assottigliato; e sono aumentate tutte le tasse comunali e regionali; e, dove i comuni hanno il dissesto finanziario, le tasse sono addirittura più che raddoppiate (vedi Bagheria); in pratica è come se i nostri stipendi si fossero dimezzati; questi economisti di palazzo (e costruitevi voi la facile rima!) lo vogliono capire che le difficoltà delle imprese derivano anche dal fatto che ognuno di noi è costretto a spendere meno? Non lo possono capire perché si tratta di economisti ben assoldati dal regime che si possono permettere tutti i privilegi che la classe partitocratica, a loro immagine, gli consente. Pochi ricchi non salvano le imprese. E se poi i vari enti pubblici ritardano di anni il pagamento dei loro debiti, è chiaro che tante altre piccole imprese sono costrette a chiudere. Questi economisti del cavolo lo vogliono capire che, in molte scuole, i Consigli di Circolo hanno deliberato di far pagare agli utenti un contributo volontario altrimenti non si possono comprare i prodotti per le pulizie degli ambienti scolastici? Se l’Italia indietreggia in ogni settore la colpa è di questi nostri governi partitocratici, di chi li appoggia, di chi li vota; di chi non dice a chi ci rappresenta che se ne deve andare a casa, mettendo in pensione con 400 euro mensili gli economisti di regime che ci hanno portato al fallimento. Tanto se si rivolgono ai sindacati complici, i cui esponenti amano tutti fare carriera partitocratica, trovano finalmente il pane per i loro denti da avvoltoi. BASTA CON QUESTI INCAPACI! L’economia è la legge della casa. E le nostre case, fatte le dovute eccezioni, sono amministrate bene. La conseguenza? I tartassatori partitocratici, grazie ai consigli di questi economisti del cavolo, ci rubano con leggi simili al pizzo anche i soldi dai nostri risparmi. Forse è anche questa trattativa Stato-Mafia? Ecco come con poche parole si spiega l’economia! Da Accademia dei Lincei! Quella pratica e vissuta.

Giuseppe Di Salvo

BRUNETTA E IL BLOCCO DEI CONTRATTI: CHE CULTURA ECONOMICA E'?BRUNETTA E IL BLOCCO DEI CONTRATTI: CHE CULTURA ECONOMICA E’?

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