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Archivio Ottobre 2014

GIUSEPPE DI SALVO: MIKHAIL AGREST TRIONFA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO DIRIGENDO ŠVANDA DUDÁK DI JAROMÍR WEINBERGER!

Mikhail AgrestMikhail Agrest

MIKHAIL AGREST COGLIE L‘ECLETTICO LINGUAGGIO MUSICALE CHE RINNOVA LA TRADIZIONE IN ŠVANDA DUDÁK DI JAROMÍR WEINBERGER, CE LO TRASMETTE CON ACCATTIVANTE FERVORE E TRIONFA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

E’ andata in scena, domenica 19 ottobre 2014, al Teatro Massimo di Palermo la Prima italiana di Švanda Dudák, prima opera di Jaromír Weinberger (Praga, 8 gennaio 1896-  morto suicida  a St. Petersburg, Florida, 8 agosto 1967 all’età di 71 anni inoltrati) che lo rese famoso in tutto il mondo negli anni fra le due guerre. Il libretto venne redatto da Miloš Kareš (Praga, 12/ 11/ 1891 – Praga, 2/ 2/ 1944). Švanda Dudák è una Volksoper (opera popolare), cioè un’opera che attinge liberamente al patrimonio musicale folkloristico utilizzando temi popolari rielaborati, come in questo caso, con maestria e cura. E va pure qui ricordato che la parola ceca “švanda” significa semplicemente “divertimento”. L’opera ebbe la sua meritata fortuna perché alla prima rappresentazione praghese non c’erano solo limitati critici prevenuti; c’era anche Max Brod, il letterato che si era occupato della produzione scritta di Franz Kafka: questi trovò l’opera un lavoro magnifico e si adoperò, come aveva intuito, perché divenisse un successo mondiale. Sicché Švanda Dudák venne subito tradotta in almeno 17 lingue creando sempre entusiasmo nel pubblico.

Con questa opera Weinberger dimostrò di sapersi servire con grande abilità della tradizione musicale boema (e lo si avverte subito fin dall’Ouverture quando il compositore dispiega immagini sonore davvero lussureggianti), ravvivandola con sapienti influssi armonici certamente appresi dal suo maestro Max Reger (1873-1916); nell’opera si colgono anche “intenti sonori” vagamente pucciniani (intenti che si possono cogliere nelle veementi sonorità che ci presentano la Regina Cuordighiaccio: come non andare con la mente alle simili sonorità di Turandot?), ma soprattutto vengono riecheggiati ritmi e valzer legati all’operetta viennese; e la stessa figura del diavolo beffardo ci fa pensare agli “Stivaletti” di Ciaikovski o a “La notte di Natale” di Rimskij-Korsakov; e certo vengono onorate citazioni sia di Smetana sia di Dvorák. Questo eclettismo stilistico di Weinberger trova momenti sonori di altissimo livello grazie alla sua dotta capacità di orchestrare in modo colto e gradevole, limpido e brillante;  e il compositore finisce per creare un rinnovato linguaggio musicale, innovativo e tradizionale insieme, che ha assicurato all’opera un successo duraturo e strameritato. E ancora: noi crediamo che il mirabile stile espressivo che caratterizza Švanda Dudák  stia tutto nell’accurata e ben riuscita miscellanea musicale che tende a sintetizzare diversi stili musicali in uno che li comprende tutti. Si tratta di una miscellanea sonora che si eleva in modo magistrale a prezioso linguaggio musicale che, come dicevamo, affonda le sue creative radici nella nobiltà espressiva della tradizione che, con l’introduzione dei temi boemi popolari, il musicista praghese intende, riuscendoci in modo egregio, fare evolvere e rinnovare.

Diciamolo: la mano di Weinberger sembra essere mossa, nel comporre, dal soffio creativo di un altro grande compositore sconosciuto a molte persone che frequentano i teatri d’opera; si tratta del già citato Max Reger, stimato e apprezzato maestro di Weinberger.  Švanda Dudák   è dunque un capolavoro anche perché è un’opera con quadri scenici allegorici che ci fanno viaggiare in diversi mondi fiabeschi; e tutti i personaggi di questi quadri rappresentano le diverse proiezioni psicologiche di un compositore geniale che sa ironizzare (e talvolta ridicolizzare) i diversi aspetti, anche quelli più insopportabili, della vita reale: sociale, estetica, politica, relazionale… .

E ora ci si chiede: come mai in Italia  -e più precisamente in un teatro italiano- Švanda Dudák  è arrivata solo dopo 87 anni e mezzo, visto che la Prima Mondiale andò in scena a Praga il 27 aprile del 1927? La negligenza è solo dei teatri italiani o forse e soprattutto delle nostre Accademie (Facoltà universitarie, Conservatori di musica e Scuole Musicali) che non sanno vedere cosa c’è d’importante fra la tradizione e la dirompente innovazione avanguardistica legata a Berg, Webern, Schönberg e via elencando? E’ mai possibile che non si sanno valorizzare altri nobili percorsi innovativi? Eppure, al pari dei compositori della Seconda Scuola di Vienna  -per le sue origini ebraiche- la musica di Weinberger venne censurata dal regime nazista di Hitler perché, come quella dodecafonica, venne ritenuta musica diversamente degenerata. Vorrei sbagliarmi, ma ho qualche ragionevole dubbio: molti professori che animano le nostre Accademie musicali  non hanno forse una mentalità opposta ma speculare a quella di Hitler e Stalin nel valutare molti compositori non compatibili coi loro gusti e interessi estetici?  E, per fortuna, non essendo capi di stato può capitare che gli sfugge il controllo, grazie alle numerose agenzie-aziende che propongono ai teatri lavori culturali realizzati in altre parti del mondo. La musica, del resto e quasi sempre, viene resa immortale dal pubblico che l’ascolta. Infatti, il 22 aprile del 1927, le persone che uscivano dal Teatro Nazionale di Praga canticchiavano o fischiettavano ammaliati la Polka di Švanda Dudák, mentre i critici “tarati” preparavano la stroncatura di un capolavoro che non potevano o  non volevano comprendere.   L’attualità musicale non è mai data da quello che pensano i critici; spesso sono proprio loro a mostrarsi al cospetto della storia davvero limitati, chiusi e, quindi, grotteschi. Se io fossi un direttore d’orchestra, aprirei l’opera non con la raffinata Ouverture, ma con la Devil’s Polka, cioè con la Polka del Diavolo. Perché mai? Diciamolo con le parole di Liana Püschel tratte dal Libretto di Sala del Teatro Massimo di Palermo: “Il Diavolo è capace solo  di interpretare una versione dissonante, politonale della polka di Švanda: con questa trovata Weinberger non solo ironizza sulla sua propria musica, ma anche sullo stile dei suoi colleghi d’avanguardia. La successiva canzone di Švanda, in cui evoca con nostalgia la sua patria e il suo amore, sottolinea la contrapposizione tra la musica onesta, diatonica, di stampo popolare propria dei personaggi positivi e la musica cacofonica e disordinata del demonio: in questa contrapposizione si riassume la posizione di Weinberger”. Che sublime allegoria contro i critici tronfi!

E allora? Meglio tardi che mai. E si dia il giusto merito ai dirigenti del Teatro Massimo di Palermo per avere avuto il coraggio di rappresentare questo capolavoro di Weinberger, riprendendo l’allestimento della Semperoper di Dresda con la mirabile regia di Axel Köhler, con le innovative scene di Arne Walther e i fiabeschi costumi di Henrike Bromber. Intelligenti le idee coreografiche espresse da Gaetano Posterino e dignitoso il corpo di ballo e i mimi. Tutti sotto le appropriate luci di Fabio Antoci. L’insieme registico è stato calorosamente applaudito dal pubblico. Su tutti e tutto spiccava però la lodevole direzione del maestro Mikhail Agrest che ha saputo cogliere il miracoloso linguaggio eclettico di Weinberger e ce l’ha trasmesso con partecipazione emotiva e convinzione encomiabili. E il pubblico  -poco importa se non era particolarmente numeroso, peggio sempre per chi non c’è!- ha compreso e ha con forza applaudito e urlato “Bravo, Bravo” nei confronti del direttore  di San Pietroburgo. Mikhail Agrest, nel decodificare questa partitura, ci rivelava i continui miracoli sonori presenti sia nell’Ouverture sia nell’Entr’acte sia nella gioiosa e seducente Polka di Švanda sia in quella cacofonica del Diavolo; ma è stato da bacio in fronte e sulle guance quando ha diretto con maestria la celeberrima Fuga con cui Švanda prende congedo da quei caricaturali meandri infernali, là dove “un giorno corrisponde a vent’anni di vita sulla terra”.

In questa dotta Fuga (secondo me uno dei momenti più belli dell’Opera) si coglie la percezione del tempo e, contemporaneamente, la frantumazione della nostra idea di tempo. La Fuga si apre con un tema assai delicato, volteggia nello spazio con una grazia intrinseca che ci porta alle miracolose sonorità bachiane e regeriane; occorre immergersi in questa Fuga assai dotta per comprendere il messaggio musicale di Weinberger espresso in quest’opera ricca di aspetti derisori; la Fuga ricorda ai diversi “diavoli” della presunta “modernità musicale” dove affondano le radici della musica che conta; il rispetto della tradizione che si evolve sempre ed è capace di convertire, con la grazia dei ritmi danzanti che si rincorrono e liberano nello spazio, anche i “diavoli” del suono che si vogliono riscattare. Questa Fuga, con l’incantevole  intervento del Coro, rappresenta la prova più elevata di un  magistero estetico che ancora oggi crea nell’animo di chi ascolta meraviglia ed entusiasmo: è una Fuga che onora la musica di tutti i tempi e dice ai musicisti “indemoniati” che possono perdere lo stridore delle loro corna e possono essere mutati in lieti angeli che concepiscono i linguaggi sonori del futuro.

Lo stesso calore dell’amore viene diffuso con sonorità alate: Švanda con la sua cornamusa porta la felicità alla Regina Cuordighiaccio. Ella, infatti, gli dice: “Su, allor facciamo in fretta:/ che l’imen sia celebrato!”. E il Coro ammaliato replica: “Sarà il primo re/ a governare/ con la melodia./ Contenti noi se sua maestà/ dovrà regnare/ con l’armonia”. Lo Stregone rappresenta la negazione di qualsiasi erotismo: “Mio potere è il negare, mio scopo solo il male!”.  Il ghiaccio denota l’assenza erotica che gela i cuori e le pulsioni che scuotono. Švanda stesso deve fare le sue esperienze extraconiugali e il suo viaggio sonoro non è altro che un accattivante percorso emotivo tendente a fargli scoprire dove alberga il suo vero amore: nel cuore di Dorotka che gli sa perdonare l’assenza. Alla fine viene premiata la sua costanza: “Nel nostro cortile/ odo cantare quel gallo”. Qui il canto viene espresso da “tutti”: segno che il dotato “gallo fisso” è un amabile bene per tutti. E Babinsky? Qui è un personaggio positivo. Il malvivente della realtà viene trasformato in un generoso ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri, raggirato Diavolo compreso. E, nei diversi quadri dell’Opera, per amore di Dorotka, è capace di sbrogliare ogni ingarbugliata situazione in cui si è cacciato  Švanda per riportaglielo alla moglie con immutato amore.

Babinsky ama non corrisposto Dorotka e non ne fa mistero. Glielo rivela proprio quando Švanda dal Diavolo viene trascinato nell’inferno: “Ma ora è forse l’istante/ di dirti in modo deciso/ di esserti fervido amante”. E, alla fine, si consola: “Da sempre esco io vincitore,/ ma mai ho fortuna in amore”. Credo che nell’animo dei tre personaggi principali ci sia la sintesi erotico-emotiva di tutti noi. O meglio: c’è racchiusa la sintesi emotiva dei puri di cuore. Il ghiaccio e le tenebre sono proiezioni delle anime frustrate; i loro “gelidi cortili interiori” non sanno apprezzare l’avvincente canto del gallo.

Tutti i personaggi sono da elogiare dal punto di vista attoriale: sia quelli principali sia i comprimari. Vocalmente si è distinto lo Stregone di Roberto Abbondanza. Dignitoso lo  Švanda del baritono Pavol Kubá?, anche se mancava di spessore vocale. Sì come la Dorotka del soprano Marjorie Owens. Il tenore L’udovít Ludha, nel ruolo di Babinsky, non era vocalmente adeguato: voce piccolina, a tratti stridula, priva di grazia e di squillo: lo si è notato fin dalla Ballata iniziale. Senza demerito, sempre vocalmente parlando, sia il Diavolo di Michael Eder sia la Regina di Anna Maria Chiuri. Complimenti al Coro diretto da Piero Monti; lodevole la geniale trovata di farlo cantare, alla fine, dalla Platea nella parte opposta al palcoscenico: si è creato un effetto acustico d’incanto! Chissà che brividi se ci fossero stati cantanti vocalmente più dotati nei tre ruoli principali! Ma la partitura è stata consegnata nelle mani di Mikhail Agrest e le sonore pedate contro il “geniale nichilismo avanguardistico” pensate da Weinberger le abbiamo colte tutte: chapeau!

Bagheria, 27 ottobre 2014

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I PENTITI DI MAFIA, I GIORNALISTI AVVENTATI E LA “MENTALITA’ MAFIOSA”: AL BAR CARMELO SCHIZZI DA OGNI PARTE!

I pentiti di mafia parlano. Alcuni di loro erano mafiosi che uccidevano. O erano a conoscenza di decine di omicidi.  Altri, apprendiamo dagli orngani di  stampa, collaboravano coi servizi segreti, ancora prima di pentirsi, e prendevano valigie con decine di migliaia di euro. E c’è da dire che anche a molti killer la morte fa paura. Fatti. Non sono prete, né magistrato. Da me nessuno, quindi, per motivi di coscienza è mai venuto a confessarmi omicidi. La coscienza? Io ho delle riserve sulla “sana” coscienza di chi  ha ucciso: uno o tanti poco importa. La vita è sacra indipendentemente dalle unità delle persone ammazzate. I magistrati fanno il loro lavoro quando ascoltano le rivelazioni dei pentiti. Noi abbiamo pure letto il libro “Malerba” scritto da Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli. “Malerba” è il nomignolo di quest’ultimo. Ha ucciso nell’agrigentino. Lo confessa in un racconto davvero encomiabile e raccapricciante insieme. E’ letteratura-verità che ci spinge a riflettere. Non pensa Grassonelli, con questo libro, di evitare l’ergastolo, pena che sta da diversi lustri giustamente scontando. Io posso dire, e lo sapete da anni, che sono contro l’ergastolo. Vorrei che le pene avessero, anche se pluridecennali, un termine per la speranza di ogni detenuto di poter tornare in libertà, anche a ottanta anni. Quindi, per Grassonelli, a mio avviso e  me lo auguro!, si potrebbe aprire un barlume di speranza di libertà a tarda età. Cosa volete che possa fare alla società un ultraottantenne dopo aver scontato diverse decine di anni di pesante galera? Domenica 19 ottobre 2014, a Bagheria, nello spiazzale del Bar Carmelo, un giornalista non ben identificatosi mi chiedeva, avendo saputo che io sono lo zio di Sergio Flamia (Flamia ha sposato la figlia di mio fratello), cosa insegniamo agli alunni in riferimento al fenomeno mafioso. Teneva in mano la rivista “S”, oscillandola e mostrandomi la foto di Sergio Flamia, e mi chiedeva cosa possono pensare gli alunni che osservano o leggono quegli eventi sulla rivista citata. Che bel giornalista non proprio prefessionale ho incontrato: era un simpatico ragazzo da “aggiornare” piacevolmente in altro modo! Ma cosa vuole che leggano i miei alunni di circa 6 anni se non la fiaba “Biancaneve e i sette i nani”, e semplicemente illustrata con le immagini visto che ancora non sanno leggere? Perché avventarsi in modo scomposto su una pedagogia che non conoscono? Non mi sono sottratto perché non ho nulla da temere e amo chi fa questo mestiere. Ma non tutti lo fanno con alta professionalità. Certo, alla Scuola Primaria, abbiamo alunni più grandi in Quarta o in Quinta. E tutti sanno delle iniziative degli insegnanti di tutte le scuole per onorare la memoria dei vari magistrati o preti o sindacalisti ammazzati dalle mafie. Io stesso l’ho fatto tante volte, anche nel corso di attività didattiche che allargano l’Offerta Formativa. Comunque a questo bel giornalista dal fare irrequieto ho detto: “Noi insegniamo agli alunni a leggere, a scrivere, a far di conto e a rispettare le regole”. Lui che regole ha rispettato quando d’impeto, senza presentarsi e senza avermi mai dato un appuntamento e senza chiedere se poteva, si è presa la licenza di intervistarmi? Mi sa che qualcosa nella sua scuola giornalistica non funziona! Vedete come si manifestano da ogni parte le mentalità davvero mafiose? Lo dovrebbero aggiornare. Le confessioni di “Malerba”, un libro che hanno fatto bene a premiare e che vi consiglio di leggere, stilisticamente mi attraggono molto di più del citato anonimo giornalista che, vi confesso, nelle camere intime non sarebbe da scartare!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: LA DIRIGENTE VITTORIA CASA CONTRO LE SCUOLE-PARCHEGGIO IPOTIZZATE DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

LA DIRIGENTE VITTORIA CASA CONTRO LE SCUOLE-PARCHEGGIO IPOTIZZATE DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

ANCHE LA DIRIGENTE VITTORIA CASA, DEL SECONDO CIRCOLO DIDATTICO DI BAGHERIA, CRITICA LE NON ADEGUATE POSIZIONI POLITICHE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE: GLI SPAZI DELLE SCUOLE NON POSSONO ESSERE PARCHEGGI!

Questo il Comunicato della Dirigente del II Circolo, Vittoria Casa, tratto dal sito “Bagherianews”.

Riportiamolo:

Siamo sempre stati fermamente convinti che la scuola sia un presìdio istituzionale fondamentale per il territorio: è in questo luogo che si formano, pur tra mille difficoltà e problemi di ogni genere, coscienze, menti, cuori.

La scuola che noi pensiamo e agiamo ogni giorno è una scuola aperta, un ponte con il territorio, un luogo di aggregazione dove tutti possono trovare il proprio spazio e la propria dimensione.

Sono anni che lavoriamo in questa direzione e sono anni che proviamo a realizzare quello che in tutte le città del mondo è di una normalità disarmante: dare un parco gioco pubblico ai nostri bambini.

Anno dopo anno, passo dopo passo abbiamo aggiunto un piccolo tassello a questo progetto.

Grazie alla nostra progettazione interna abbiamo dotato la scuola di un sistema di videosorveglianza, grazie ad interventi manutentivi effettuati dal nostro personale abbiamo rimosso situazioni di criticità ai cancelli ed ora grazie al finanziamento nazionale “Scuole belle” stiamo rendendo sicuri e fruibili gli spazi esterni per potere finalmene restituire ai bambini della nostra città uno spazio pubblico a loro misura.

Ma mentre noi lavoriamo in questa direzione (intenzione resa pubblica più volte e conosciuta anche dall’amministrazione comunale) con grande stupore e disappunto apprendiamo da un comunicato dell’ufficio stampa del Comune che il parco della nostra scuola, dopo l’infelice decisione di riaprire il Corso Umberto al traffico veicolare, potrebbe essere utilizzato assieme all’atrio della direzione didattica G.Bagnera come parcheggio.

La sola ipotesi ancorchè progettuale di pensare ad un parcheggio in luogo di uno spazio vivo per l’infanzia è a nostro parere di una gravità inaudita, sintomo di una visione decadente dello sviluppo della città che di tutto necessita fuorchè di un ulteriore deserto.

Una città che elude la priorità del benessere dei bambini ( fuori da ogni retorica demagogica) non corrisponde alla visione che ci appartiene sia come educatori sia come cittadini

Ci siamo sempre opposti ad ipotesi di tal genere e continueremo a farlo con fermezza e determinazione specie ora che stiamo facendo quel salto qualitativo concreto che porterà a breve alla fruizione pubblica del parco.

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto cui si oppone”

I.CALVINO –Le città invisibili

Vittoria Casa, Dirigente scolastico

D.D. G. Cirincione

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GIUSEPPE DI SALVO: UNA GRANDE LEZIONE AGLI AMMINISTRATORI COMUNALI DALLA DIRIGENTE ROSALBA BONO

Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria.Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria.

LA DIRIGENTE ROSALBA BONO DEL PRIMO CIRCOLO DIDATTICO DI BAGHERIA SCRIVE UNA SERIA E PUNTUALE LETTERA ALLA STAMPA CITTADINA PER DENUNCIARE LE INADEMPIEZZE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER QUANTO RIGUARDA IL REGOLARE FUNZIONAMENTO DEL SERVIZIO E DEGLI SPAZI SCOLASTICI.  LA DIRIGENTE VA OLTRE: TENDE A PRECISARE CHE LE COMPETENZE NELL’UTILIZZARE GLI SPAZI DELLE STRUTTURE SCOLASTICHE SPETTANO AGLI OO. CC. E AI DIRIGENTI.

   RIPORTIAMO LA LETTERA APERTA della Dirigente Rosalba Bono già pubblicata dal sito “Bagherianews”.

Eccovi la lettera:

In riferimento all’annunciata ordinanza del Sindaco di Bagheria inerente alla riapertura del Corso Umberto al traffico veicolare e all’ affermazione dell’assessore alle Attività produttive, Alessandro Tomasello, circa l’eventuale destinazione degli spazi della Scuola “G. Bagnera” a parcheggio pubblico, appare opportuno, onde fugare congetture non realizzabili, fare chiarezza sulle competenze del Comune nel disporre dei locali scolastici e degli spazi esterni, facenti parte del medesimo complesso scolastico.

Risulta evidente che con la L. 11 gennaio 1996, n. 23 è stato disposto che i Comuni provvedano alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici destinati a sede di scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado, al loro adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene e a tutte le esigenze della Scuola. 

Al contrario i Comuni non possono vantare diritti sulla gestione delle Istituzioni scolastiche, di pertinenza esclusiva del dirigente scolastico e degli OO.CC., né sull’utilizzo degli spazi interni ed esterni all’edificio che, anche se temporaneo, non dovrà in alcun modo recare pregiudizio al funzionamento dei locali stessi, né al perseguimento dei fini istituzionali. 

I locali scolastici sono infatti destinati a scopi rientranti in ambiti di interesse per l’espletamento di attività aventi fini di promozione culturale, sociale e civile dei cittadini. Anche fuori dall’orario scolastico i medesimi edifici possono essere utilizzati (previo consenso del dirigente competente) soltanto per attività che realizzino la funzione di scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile (art.12 L. 04/08/1977, n°517).

L’assenso o il non-assenso motivato del Dirigente Scolastico competente è vincolante per il Comune.

Appare eccessivo, a parere della scrivente, che ad oggi siano rimaste inevase da parte dell’Amministrazione comunale, del Sindaco e degli Assessori competenti tutte le richieste di interventi di manutenzione urgenti ed inderogabili, che la scuola ha puntualmente avanzato in base ai bisogni emergenti, per assicurare agli alunni un tempo scuola decoroso (si pensi ai servizi igienici, insufficienti e obsoleti, che gli stessi sono costretti a usare e alle continue infiltrazioni di acqua piovana dai tetti della scuola perché le grondaie non vengono liberate dalle foglie secche, all’impossibilità di utilizzo da parte delle scolaresche degli spazi verdi ricoperti da indecorose sterpaglie) e che invece con faciloneria e leggerezza l’Assessore alle Attività produttive dichiari di voler togliere quel poco di decoro che resta alla Scuola, trasformando lo spazio esterno in sterile e indecoroso parcheggio.

E’ così che verrebbe a realizzarsi la riqualificazione del patrimonio esistente, l’adeguamento alle norme vigenti in materia di agibilità, sicurezza e igiene, l’adeguamento delle strutture edilizie alle esigenze della scuola, la piena utilizzazione della struttura scolastica da parte della collettività per i fini culturali cui essa è destinata?

Per fortuna l’ultima parola spetta agli OO.CC. della Scuola e al Dirigente scolastico.

Il Dirigente scolastico

Prof.ssa Rosalba Bono

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GIUSEPPE DI SALVO: E’ DIO UN PRESENTE (POESIA INEDITA)

Giuseppe Di Salvo, anni Ottanta.Giuseppe Di Salvo, anni

Ottanta.

Non a tutti è dato

parlare con Dio-

viaggio esoterico

nell’Incorporeo

e nel Silenzio

che ogni fibra

rigenera

Non Gli serve

la mia orante voce

Ma la Sua mi cinge

anche nel sonno-

momenti altri

in cui in altro si veglia

nel cosmo che eleva

Egli percepisce

nel mondo sensibile

le non espresse

mie orazioni

E la Grazia vivo

che sempre assolve

Io Gli offro solo

cinabro sudore

e gratitudine

 

Bagheria, 15 ottobre 2014

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: ANCHE IL NOSTRO VOTO AI CINQUE STELLE A BAGHERIA E’ STATO SPERIMENTALE COME LA RIAPERTURA AL TRAFFICO. VIVANO I DUBBI!

ANCHE IL NOSTRO VOTO AI CINQUE STELLE  A BAGHERIA E’ STATO SPERIMENTALE COME LA RIAPERTURA AL TRAFFICO. VIVANO I DUBBI!

Ho serie riserve verso la scelta della Giunta Cinque di aprire, anche se parzialmente, Corso Umberto al traffico. Speriamo solo  che i commercianti incrementeranno le vendite. Se non sarà così -per restare all’interno di questa logica-  vorrà forse dire che si deve aprire mattina e sera, sabato e domenica, ventiquattro ore su ventiquattro?  E per quanto riguarda la sicurezza, prima della chiusura, forse in Corso Umberto e dintorni non c’erano furti o rapine? Io non ho statistiche. Ma non ci vuole niente a capire che i furti avvengono ovunque, anche dove il traffico non è chiuso. E moltissimi cittadini bagheresi ne sanno qualcosa. E il traffico nei paraggi delle scuole? Forse era più agile e sicuro prima della chiusura del Corso? Per coerenza, si dovrebbe chiudere anche durante quei pomeriggi in cui nelle scuole interessate ci sono riunioni coi genitori, visto che difficilmente le persone lasciano nei garage le macchine e alle balie i loro figli. E che ingorghi nel corso delle votazioni comunali! La gente non riusciva a votare. Si ritorna verso un vecchio modo partitocratico e diversamente clientelare di gestire la cosa pubblica.  Incuranti del parere di migliaia di cittadini che hanno lottato e sottoscritto petizioni per avere il traffico chiuso da mani a sera a notte. I referendum consultivi, notiamo, sono validi solo quando a qualche gruppo conviene. Si dice che la scelta è sperimentale. E non si tiene conto dei pregressi dati esistenti. Mi spiego: forse bisogna chiudere il traffico là dove è aperto, visto che molte piccole aziende hanno chiuso i battenti in altre parti della città? Valuteremo le conseguenze di tale scelta, senza pregiudizi. Ora esprimiamo solo ragionevoli dubbi. E cerchiamo di capire. Va pure ricordato che anche il nostro voto dato ai Cinque Stelle è stato sperimentale. Lo possiamo sempre spostare. Nulla è immobile per chi vota, al pari delle continue variazioni che avvengono sulla nostra viabilità. Vedremo come scorreranno le ruote. Noi abbiamo solide quelle di scorta: i nostri piedi deambulano, sappiamo osservare, leggere: e il passo è più che sicuro! Personalmente vorrò notare il tremolìo su una strada non asfaltata. Mi piace benedire la rinascita di molti desiosi commercianti. Per comprare anche al di là di ogni lastricata vibrazione.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: DOMENICA 12 OTTOBRE ALL’AUSER PER “SOGNARE” CON LUDOVICA, PERSONAGGIO INQUIETANTE COME LE ZOLLE DI BAGHERIA!

DOMENICA 12 OTTOBRE ALL’AUSER PER “SOGNARE” CON LUDOVICA, PERSONAGGIO INQUIETANTE COME LE ZOLLE DI BAGHERIA!

Domenica 12 ottobre alle 17:30, nei locali dell’Auser di Via Tolomeo, 7  -a Bagheria-,  si potrà assistere alla presentazione del libro “Il Sogno di Ludovica”, di Grazia Martorana, Youcanprint edizioni.

Un romanzo che ha per protagonista una donna che vive in modo dirompente le sue pulsioni di vita in un intimistico rapporto personale con Dio, un Dio non racchiuso in nessuno chiesa. Un Dio che l’aiuta a realizzare i suoi sogni in un intreccio di amori, ipocrisie, mostruosità umane, morte. Ludovica trionfa al pari di Rossella O’Hara in Via col vento.

L’evento avrà inizio con la presentazione del Presidente Auser Nunzio Martorana e con un intervento canoro di Joline Terranova accompagnata dal maestro Ninni Arcuri.

La manifestazione, presentata da Nico Bellone, continuerà con gli interventi dell’autrice e dei relatori Giusy Chiello, Maria Concetta Balistreri e Giuseppe Di Salvo.

Dopo l’intervento del Presidente del Consiglio Comunale, Claudia Clemente, verranno letti alcuni brani del romanzo a cura di Adriana Lo Cascio, Giusy Chiello, Grazia Martorana.

Si succederanno, infine l’interpretazione ballata delle letture a cura di Giacomo Palazzotto ed un intervento canoro conclusivo di Joline Terranova accompagnata dal maestro Ninni Arcuri.

La serata, si concluderà, poi, con un rinfresco. Peccato che non si sia stata scelta la Sala degli specchi di Villa Palagonia con quei Mostri che, in fondo, emanano gli intelligenti nostri riflessi.

Giuseppe Di Salvo

 

IL SOGNO DI LUDOVICAIL SOGNO DI LUDOVICA

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GIUSEPPE DI SALVO: AUTUNNO? (POESIA INEDITA)

E’ un arbitrio l’Autunno

Le cadenti foglie

son parole in cerca

di ascolto

Suoni tessono ricami

con vividi colori

e mutano

L’Autunno

è perenne passaggio

trionfo che-

come il sangue-

è bello nel rosso

e poi a perire tende

Me lo rivela

al ballo una foglia

per caso

posatasi sul mio petto

Da sempre raccatto foglie

che mi arricchiscono

con il loro canto ultimo-

cigni per l’eterno volo

 

Bagheria, 5 ottobre 2014

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: GABRIELE FERRO, IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E LE NUOVE MUSICHE

GABRIELE FERRO DIRIGE STRAVINSKY ALL’INTERNO DEI NOVE GIORNI DAL TEATRO MASSIMO DEDICATI ALLE “NUOVE MUSICHE”

Per l’ascoltatore di musica che si reca al teatro, storicamente,  la Musica Nuova è quella che da lui viene percepita per la prima volta: sia che il compositore si chiami Vincenzo Bellini sia che si appelli Michele Lizzi sia che porti il nome di Federico Incardona. Tant’è vero che si parla di Nuove Musiche. Al plurale.

   La Musica Nuova è anche quella che già si conosce, ma viene risvegliata grazie alle intelligenti riproposte di partiture affidate ad abili interpreti (esecutori, direttori…) che ci fanno cogliere aspetti  non evidenziati prima: pensate al rinnovamento interpretativo dato al canto da Maria Callas per limitarci ad un ormai popolare esempio.

La Musica Nuova, aggiungiamo ancora, è quella che resta nelle menti degli ascoltatori che se la rappresentano  e sono capaci anche di esprimere, a loro modo (cantando, fischiando…), qualche breve linea melodica: e qui pensiamo alla melodia espressa dal corno nel Finale dell’ “Uccello di fuoco” di Igor Stravinskij.

La Nuova Musica, quindi, non può essere incasellata in base a un ordine cronologico o a un nuovo “ordine” di tecnica compositiva (dodecafonia, atonalità, elettronica…). E’ certo compito dei teatri che vogliono rigenerarsi aprirsi alle “Nuove Musiche”: agiscono come luoghi in cui l’arte musicale si apre a nuove poetiche senza dimenticare la nobile tradizione.

La Musica Nuova è comunque quella che piace a chi ascolta e lo appaga, al di là di ogni onanismo mentale. E pecca di presunzione frammista ad arroganza chi pensa che la Musica Nuova si deve amare per forza, altrimenti si è ignoranti o conservatori.

La Musica Nuova rispetta le diverse intelligenze cognitive ed emotive e diventa subito vecchia se non lascia tracce mnestiche, segni degni di senso, rimembranze sentimentali in chi l’ascolta. E’ Musica Nuova, in definitiva, quella che ognuno di noi riesce a far vivere anche nel silenzio: e siamo alla vera Rivoluzione Musicale Permanente, ché ciò che non permane non è per niente rivoluzionario e si perde nel nulla che è pure il contrario del silenzio.

Le Accademie che vogliono imporre agli altri certe nuove musiche non fanno altro che esternare il pensiero del peggiore totalitarismo: vanno chiuse! L’estetica ha senso se crea e genera “tradizioni”. Le musiche che non piacciono escono fuori da ogni memoria collettiva, sperimentale, settaria. Si creano reliquie che non rigenerano.  Veri reperti in (de)composizione! Vale per chi è a Sinistra e per chi è a Destra.

Il 19 settembre 2014, il Teatro Massimo ospiterà per la prima volta in città l’opera “Švanda Dudák” del compositore Jaromir Weinberger (1896-1967): per i Palermitani si tratta certamente di Musica Nuova, cioè mai ascoltata prima; eppure, sono sicuro!, lascerà estasiati tantissimi ascoltatori. E inciderà gradevoli tracce mnestiche. E magari qualcuno canticchierà alcune note della Polka.

Il 3 ottobre 2014, sempre al Teatro Massimo, abbiamo ascoltato “Aprés Josquin”, un brano musicale di circa 12 minuti di Giorgio Battistelli diretto da Gabriele Ferro.  In questa breve composizione si colgono connotazioni timbriche di rilievo e un impasto sonoro che sembra uscire da inquietanti e dinamiche acque marine. Battistelli parla di “apertura di senso”, il suo senso che è certo controsenso per coloro che non conserveranno della composizione alcuna traccia di memoria.

Eppure saranno in molti a conservare il senso melodico della Serenata “Mentre l’erbetta pasce l’agnella” da Pulcinella di Igor Stravinsky (composizione ascoltata nel corso dello stesso Concerto): Musica Nuova che ci rinnova! Anche se si tratta, in pratica, di una semplice trascrizione di musiche di Pergolesi e classici dintorni. Il tenore Antonio Corianò, nell’eseguire la Serenata, ha sfoderato gradevoli suoni filati che rinnovavano davvero lo stile interpretativo. Dignitosi sia il mezzosoprano Julie Mellor sia il basso Tomislav Lu?i?. Tutti e tre delicati nei momenti d’insieme. Degna di stima la quasi compatta direzione del 77enne Gabriele Ferro, ora anche Direttore Musicale del Teatro Massimo di Palermo. Le Musiche Nuove, per finire, sono linguaggi estetici assai relativi: servono solo se rinnovano le nostre vite!

Bagheria, 4 ottobre 2014

Giuseppe Di Salvo

 

GABRIELE FERROGABRIELE FERRO

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE LA MIA RECENSIONE DE LA “FILLE DU REGIMENT” DI DONIZETTI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le prestigiose edicole della città dei mostri che sempre si rinnovano -sia pure mantenendo stabii pose- pubblica la mia superba recensione de “La Fille du régiment” di Gaetando Donizetti andata in scena al Teatro Massimo di Palermo il 17 settembre 2014.  L’unica che vi dice come sono andate realmente le cose al di là del canto. Correte in direzione delle edicole: il Settimanale va a ruba anche perchè trovate altro tipo di canto legato ai pentiti di mafia. E riflettete sulla grande lezione di recitazione parodistica data da un eccezionale Filippo Luna nel ruolo di una assai vispa Duchesse. Grazie.

Giuseppe Di Salvo

LA MIA RECENSIONE DE "LA FILLE DU REGIMENT".LA MIA RECENSIONE DE “LA FILLE DU REGIMENT”.