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Archivio Gennaio 2015

GIUSEPPE DI SALVO: VIVA IL PARTITOCRATE CATTOCOMUNISTA SERGIO MATTARELLA, PRESIDENTE VOLUTO ANCHE DAI FINTI OPPOSITORI!!!

MATTARELLA E I NAZARENI!MATTARELLA E I NAZARENI!

VIVA IL PARTITOCRATE CATTOCOMUNISTA SERGIO MATTARELLA, PRESIDENTE VOLUTO ANCHE DAI FINTI OPPOSITORI!!!

La storia di Sergio Mattarella è una storia di nobili democristiani: democristiani che si alleavano coi comunisti in molte giunte siciliane, comune di Palermo compreso; ma erano altrettanto nobili i democristiani cosiddetti limiani che si alleavano pure col PCI per formare altre giunte di stampo consociativo, la provincia di Palermo ne fu altrettanto esemplare esempio. Era il trionfo dei clan politici consociati. Sergio Mattarella si accinge ad essere “nominato”, con la farsa del voto a Camere congiunte, neo Presidente della nostra Repubblica. E’ la sintesi della storica partitocrazia consociata nella spartizione di ogni angolo di Potere. Certo, da ministro si è dimesso in occasione dei privilegi televisivi dalla sua amica partitocrazia concessi a Berlusconi. Questi ora è irritato e non si rende conto che si tratta di un animale politico a lui diversamente simile. Sergio Mattarella oggi rappresenta il canto della Democrazia Cristiana e del Compromesso Storico cattocomunista. Con l’ulteriore benedizione delle lacrime di Rosy Bindi. In questa elezione di Mattarella risultano strategicamente insignificanti sia Berlusconi sia i pentastellati sia il petto glabro di Salvini della Lega Nord. E’ mai possibile che costoro non si sono saputi unire per essere alternativi a quanti vogliono Sergio Mattarella? Di fatto, dietro questa loro apparente confusione strategica e tattica, costoro si rivelano alleati della partitocrazia consociata che noi ben conosciamo. Sergio Mattarella è tutti loro, nessuno escluso, indipendentemente dal consenso che il Nostro siciliano può avere dagli Italiani a cui di questa elezione non interessa quasi niente. Auguri al nuovo partitocrate presidente Sergio Mattarella e a chi l’ha votato e a chi ha fatto finta di, rispecchiandovisi, non volerlo o volere inutilmente altri. Viva, viva l’Italia!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: IL SETTIMANALE DI BAGHERIA PUBBLICA LA MIA RECENSIONE DI GISELA! DI HENZE. E SI RIEVOCA LA SUA OMOSESSUALITA’

IL SETTIMANALE DI BAGHERIA PUBBLICA LA MIA RECENSIONE DI GISELA! DI HENZE. E SI RIEVOCA LA SUA OMOSESSUALITA’!

La mia non allineata recensione di Gisela! di Hans Werner HenzeLa mia non allineata recensione di Gisela! di Hans Werner Henze

Il “Settimanale di Bagheria”, già in tutte le calde edicole di Bagheria, pubblica la mia non allineata recensione dell’Opera “Gisela!” andata in scena al Teatro Massimo di Palermo mercoledì 21 gennaio 2015. Pubblica anche, nello stesso numero, il mio articolo sull’omosessualità di Henze tacitata dagli ipocriti critici di regime. Giusto per rievocare alcuni inediti aspetti della Giornata della Memoria. Una precisazione; nella recensione, alla fine, forse per problemi di impaginazione, sono saltate quattro parole e una sillaba, riportiamole qui in grassetto: pecca-”ti di omissione da espiare!”.  E, per lo stesso motivo, alla fine della prima colonna sono saltate sei parole. Eccole: di “libertà, di raggiunto amore, di gioia”.

Il resto c’è tutto. Visto l’evento musicale che ha scosso la città e tanti melomani conformisti, e imbarazzato la critica di sinistra e di destra e di centro e di ogni emisfero mentale!, non dovete perdere questi due articoli. Sono apistrada per la critica del futuro che va oltre la cecità e la miopia. Fate presto. I miei articoli di critica musicale vanno sempre a ruba e arricchiscono, come mi è stato detto, le emeroteche pubbliche e private. Partecipate a questo elegante latrocinio che vi rigenerea la mente. Grazie.

Giuseppe Di Salvo

 

IL MIO ARTICOLO SULLA OMOSESSUALITA' DA SEMPRE DICHIARATA DI HENZE, COLLEGATO ALLA RECENSIONE DI GISELA!.IL MIO ARTICOLO SULLA OMOSESSUALITA’ DA SEMPRE DICHIARATA DI HENZE, COLLEGATO ALLA RECENSIONE DI GISELA!.

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GIUSEPPE DI SALVO: HANS WERNER HENZE VIVE E RICORDA AGLI IPOCRITI LA VERA GIORNATA DELLA MEMORIA!!!

HANS WERNER HENZEHANS WERNER HENZE

GIUSEPPE DI SALVO: HANS WERNER HENZE VIVE E RICORDA AGLI IPOCRITI LA VERA GIORNATA DELLA MEMORIA!!!

DELL’OMOEROTISMO DEL MUSICISTA HANS WERNER HENZE DI CUI LA CRITICA OMOFOBICA (DI QUESTA CRITICA FANNO PARTE MOLTE CRIPTOCHECCHE!) MUSICALE UFFICIALE NON PARLA. GIUSTO PER TENERE VIVA LA MEMORIA!

Se un teatro rappresenta un’opera di Puccini, i critici si sbizzarriscono a parlare delle sue amanti: devono sbandierare un’ovvia eterosessualità del compositore di Torre del Lago che rende più eccitante le sue opere. La stessa cosa si potrebbe dire di Verdi; con Bellini le cose non sono così evidenti e i soliti critici o biografi ci raccontano di romantiche relazioni etero che lasciano il tempo che trovano. Ci fermiamo qui. Non continuiamo perché  chi ha un pizzico di cervello non mette tanto a capire che l’orientamento sessuale di ogni artista si riflette sulla sua arte.

Ebbene, finalmente il Teatro Massimo di Palermo rappresenta un’opera di Henze, Gisela!, che sconvolge parte del pubblico, ma affascina la maggioranza della critica, ben altro pubblico, me compreso. Ma nessun critico fa cenno all’omosessualità, fra l’altro dal compositore italo-tedesco dichiarata da oltre mezzo secolo, di Henze. Come mai? La risposta è semplice: questi critici musicali hanno un alto tasso di ipocrisia che neppure gli psicoanalisti possono  scrostare dai loro borghesi cervelli. E si tratta di menti sia di destra sia di sinistra.  E se qualcuno legge il Libretto di Sala del Teatro Massimo, non vi trova  traccia dell’omoerotismo di Henze che certamente ha contribuito a renderlo grande. E dire che, quando a Palermo ogni estate sfila il Gay Pride, il sindaco Orlando e gli amministratori del Teatro Massimo irradiano il monumento di luci arcobaleno: QUANTA SINISTRA IPOCRISIA!

Faccio una proposta: al prossimo Pride si illuminino davanti al Teatro Massimo i volti di tanti compositori gay: Hans Werner Henze, Benjamin Britten, Peter Tchaikovski, Poulenc, Satie,  De Falla, Szymanowsky, Chopin, Copland, Bernstein, Corigliano (mai rappresentato a Palermo), Samuel Barber, Tippet, Cage, Lizzi, Schubert, Saint-Saëns, Lulli, Corelli, Handel… e numerosissimi altri! Basta fare una attenta ricerca e resterete sorpresi dei numerosissimi compositori gay, la cui omosessualità i critici ipocriti hanno sempre evitato di affrontare. Poverini! Che critica e musicologia sessualmente frustrata. Da psicanalizzare!

Hans Werner Henze al riguardo aveva idee molto più chiare. Nel 1953 lascia la Germania, dove ancora vigevano norme naziste contro gli omosessuali, e viene a vivere nel napoletano per bearsi delle libertà ai gay derivate dal Codice Napoleonico.

Lo ha detto lui stesso tante volte. E io ve l’ho ricordato ogni volta che di Henze ho parlato. E ora ve lo cito. La citazione è tratta dal libro su Henze curato da Enzo Restagno e pubblicato nel 1986 da EDT/MUSICA TORINO. Ecco cosa si legge:

“Credo che  sia semplicemente impossibile spiegare la mia musica se non si tiene conto di questo elemento. I moventi emotivi sono importanti per un’opera d’arte. Se oggi per me sono politici e non più condizionati da concetti  inespressi di segno omosessuale è perché  penso che nella liberazione delle minoranze  represse si debba far rientrare la minoranza degli omosessuali. Il mio comportamento musicale è determinato dal trauma che la società esistente ha procurato e procura, con la sua tolleranza repressiva, agli esseri umani della mia categoria. Ad esempio, il fatto che nel mio lavoro evitassi la dodecafonia rigorosa o anche la musica seriale, in cui tutti i parametri erano predeterminati, si spiega con il mio disinteresse in questi metodi per il solo motivo che mi si presentavano così puri, con la mia sensazione di non poter dire nulla all’interno di queste regole. La musica mi interessa per produrre stati d’animo e atmosfere. Non intendo lavorare con modelli musicali preconfezionati. All’emarginazione sociale si deve reagire, o con la provocazione, o facendosi assimilare. Tutte e due le cose provocano una certa devastazione in un individuo. Fu una delle ragioni per cui vent’anni fa lasciai questo Paese [la Repubblica Federale Tedesca, N. d. A.].  Emarginazione sociale, insicurezza, pericolo della deformazione furono all’origine del mio impegno politico (…). Tutto questo fu di una importanza pazzesca per me fino a quando mi resi conto che la mia voglia di affermazione non era altro che la compensazione dell’assenza di possibilità di gioia negli altri ambiti della vita, compensazione di questa bizzarra esistenza fra borghesia e periferie”. (Op. cit. pp. 84, 85).

  Il 27 gennaio di ogni anno viene ricordato il “Giorno della Memoria”. Ebbene, le parole di Henze sono un ulteriore attacco estetico-politico contro i conformisti di ogni risma, soprattutto contro le pose dei borghesucci di sinistra o sedicenti progressisti, i più pericolosi. Dovrebbero tacere per sempre. Calpestare le penne. Sono i diretti eredi dei nazisti che perseguitano i gay.  La loro ipocrisia non serve né a loro né all’umanità. Lo sanno e sono dannati. Non sarebbe meglio allora pisciare colori arcobaleno sui mascheroni di questi finti e intontiti critici e musicologi, criptochecche musicologhe comprese,  progressisti? Siete irrilevanti e inutili!

Bagheria, 26 gennaio 2015, è sera, vale a dire l’Alba della vera Memoria!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Memoria, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: CONSTANTIN TRINKS DIRIGE IN MODO IMPECCABILE “GISELA!” DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E LA FA TRIONFARE!

GISELA! DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO.GISELA! DI HENZE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO.

GISELA! DI HANS WERNER HENZE, MERCOLEDI’ 21 GENNAIO 2105, TRIONFA  AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO NONOSTANTE NELL’ARIA SERPEGGIASSERO SDEGNO E PERPLESSITA’

Principio numero uno: “Gisela!” di Hans Werner Henze è un gioiello musicale con orchestrazione caratterizzata anche da mirabili connotazioni cameristiche con richiami bachiani; di notevole impatto sonoro è la grazia ritmico-espressiva proveniente dalle percussioni usate con intelligenza e maestria; delicato l’intervento del Coro che intona sonetti con semplice eleganza polifonica che cattura l’orecchio e l’anima di chi ascolta: prevale l’intonazione a cappella, ma non mancano, in partitura, soavi interventi strumentali che ne arricchiscono la timbrica e la cromatura; Gisela! (soprano) e Gennarino (tenore) si muovono all’interno di una tessitura vocale decisamente belcantistica per quanto riguarda il fraseggio: prova ne sia la canzone “Aggio saputo che la morte vene”,  tratta dai “Five Neapolitan Songs”  di Henze (1956), inserita in Gisela!, questa volta però affidata alla voce tenorile. E proprio nell’interpretare questa canzone, da noi conosciuta nella mirabile versione del baritono Dietrich Fischer-Dieskau, ha dato il meglio di sé -dal punto di vista vocale-  il bravo tenore Roberto De Biasio, sfoderando un timbro brunito quasi baritonale e delle emissioni aggraziate d’incanto.

Principio numero due: il libretto di Gisela!  -scritto a tre mani dallo stesso compositore, da Michael Kerstan e da Christian Lehnert-  è un mirabile testo letterario che permette ai registi di creare scene fantasmagoriche capaci di catturare lo spettatore e coinvolgerlo in una vicenda sonora che ci rivela davvero quanto i sogni,  rielaborati artisticamente,  diventino mera e coinvolgente realtà. Il testo è ricco di teatro nel teatro e va oltre lo stesso metateatro. E, diciamolo, la regista palermitana Emma Dante ha saputo rendere visivi i tanti segreti codificati nell’ultima partitura teatrale di Henze.

Principio numero tre: Gisela! non è un’opera tedesca (anche se prevalentemente è scritta in tedesco!), non è un’opera italiana (nonostante le continue scissioni logiche e psicologiche di Pulcinella-Gennarino); essa è semplicemente una composizione  “italo-tedesca” all’interno della quale il clima psicologico ed ambientale delle due nazioni si alterna o capovolge; in pratica c’è la vita di Henze: la sua Germania che nel 1953 lascia come reazione alle leggi naziste contro l’omosessualità, leggi che verranno abrogate solo nel1969,  e l’Italia dove nel napoletano si trasferisce per godere delle libertà a noi date dal Codice Napoleonico privo di articoli contro l’omosessualità e gli omosessuali; è quindi un’opera che emette un internazionale canto di libertà, di raggiunto amore, di gioia.

Principio numero quattro: il Vesuvio simboleggia la natura, la forza di ogni natura, il trionfo dell’amore che tende a fondere nel calore dell’abbraccio sessuale i corpi degli amanti; ma, al contempo, le sue eruzioni rappresentano una minaccia per chi, andando contro natura dal punto di vista urbanistico ed ambientale,  costruendo case a dismisura nelle sue vicinanze,  ha deturpato l’armonia dell’ambiente.

Principio numero cinque: Gisela! è nata per giovani musicisti professionisti. Simboleggiano la vita e il futuro. Tutti questi principi tracciano un’insolita armonia scandita da ritmi che solo il genio di Henze, forte anche della tradizione musicale   -non solo occidentale!- poteva creare.

Il Teatro Massimo di Palermo rappresenta Henze con un ritardo pluridecennale. Ora ha il merito di questa coraggiosa Prima italiana.  Alla fine del Primo Atto, forse, sono stato il solo (o fra i pochissimi) ad applaudire. C’era tanto silenzio. Dopo il Secondo Atto non ero più il solo a gridare a tutti gli artisti: “Bravo, bravi!”.  Il pubblico viveva certamente sentimenti di sdegno. Ma non si muoveva. Alla fine ha pure applaudito. Lo sdegno è spesso mancanza di comprensione che lascia attoniti. Poi il conformismo ha espresso parole di encomio per Emma Dante e per tutto l’impianto scenografico e registico. Ma io vi posso assicurare che l’Opera è  un sonoro e agevole gioiello orchestrale, corale, belcantistico, sì, BELCANTISTICO! Con cantanti, in questa rappresentazione, davvero bravi: dignitosa la Gisela di Vanessa Goikoetxea e buono l’Hanspeter del baritono Lucio Gallo; ma di grande rilievo vocale è stato, come già detto, il tenore Roberto De Biasio che ha dato notevole spessore scenico e vocale al suo Gennarino. Bravi gli altri cantanti comprimari, i mimi, gli attori…  Tutto è stato curato con amore e calore lavico.  Mirabile e soave il Coro animato da Piero Monti. Da bacio in fronte la direzione d’orchestra di Constantin Trinks: a mio avviso, il solo (o fra i pochissimi) ad aver colto il grande valore musicale della partitura!

Ora c’è da abbattere un altro conformismo: chi ama la musica deve andare al Teatro Massimo per vedere ed ascoltare questo gioiello musicale ben cesellato, ultimo grido di Henze del 2010!

E il Teatro Massimo ha fatto bene a comprare spazi pubblicitari sui giornali prima della Prima: su Henze aveva gravi peccati di omissione da espiare!

Bagheria 24 gennaio 2014

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano, Religione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “GISELA!” DI HANS WERNER HENZE TRIONFA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. TACITATI I BENPENSANTI DA TANTI SONORI APPLAUSI A TUTTI GLI ARTISTI!

Sono stato al Teatro Massimo a vedere e ascoltare Gisela!, opera di Hans Werner Henze, che ha inaugurato in maniera egregia la Stagione Lirica 2015 del Sommo Teatro palermitano. Sono ancora eccitato: ho visto un’opera eccezionale, un gioiello ben diretto da Constantin Trinks: ogni reparto orchestrale è stato da encomio, ma la zona delle percussioni si è imposta per grazia ed eleganza assolute. Il Coro, dalle toccanti connotazioni liturgiche, è stato ben curato da Pietro Monti. La regia di Emma Dante ha rivelato ai nostri occhi la grazia sonora presente nella partitura del musicista italo-tedesco. Rappresentazione semplicemente superba. Il Teatro Massimo, dopo circa cinquant’anni, lo doveva a Henze. Nel 1966 c’era in cartellone “Il Giovane Lord”. Ma il 7 febbraio 1966 l’opera di Henze, non sappiamo perchè, venne sostituita da una Bohème con Ilva Ligabue ed Elena Nunziata che si alternavano nel ruolo di Mimì.  Certo, non posso negare che in sala stasera serpeggiava un po’ di sdegno. Ma io, essendo altro pubblico, vi posso assicurare che Gisela! è un capolavoro. Alzate i tacchi, scrostatevi un po’ di conformismo musicale e andate a riempire il Teatro Massimo. Magistrale il Gennaro Esposito interpretato dal tenore Roberto De Biasio. Non aggiungo altro, se non che pecca chi non andrà e farà davvero rivoltare il Vesuvio. Fra poche ore la mia dirompente recensione per cucire le menti dei benpensanti, proprio per farli pensare meglio.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: “PER ME LA MUSICA E’ SEMPRE STATA QUALCOSA DI SOVVERSIVO”. PAROLE DI HANS WERNER HENZE. SCUOTONO IL MASSIMO!

“PER ME LA MUSICA E’ SEMPRE STATA QUALCOSA DI SOVVERSIVO”. PAROLE DI HANS WERNER HENZE. SCUOTONO IL MASSIMO!

In una intervista rilasciata a Enzo Restagno negli anni Ottanta Hans Werner Henze diceva: “Per me la musica è stata sempre qualcosa di proibito, di antiufficiale e di sovversivo, qulacosa che appartiene a quelli che non  stanno in regola con la vita ufficiale”.  Sono certo che mercoledì 21 gennaio 2014  l’opera Gisela di Henze scuoterà il conformismo di tanti benpensanti. Evviva! Che Prima nel Regno delle Due Sicilie e nel Mediterraneo tanto caro ad Henze! Il Massimo musicalmente, e non solo!, tutto vibra e, con coraggio, trema.

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: STAMANI HO COMPRATO CHARLIE HEBDO PERCHE’ CON LA MENTE E COL CORPO DIFENDO LE OCCIDENTALI LIBERTA’!

L'edizione straordinaria di Charlie Hebdo!L’edizione straordinaria di Charlie Hebdo!

STAMANI HO COMPRATO CHARLIE HEBDO PERCHE’ CON LA MENTE E COL CORPO DIFENDO LE OCCIDENTALI LIBERTA’!

Stamani mi sono alzato, come è mia consuetudine, molto presto. Dovevo andare in edicola, prima di intraprendere il mio abitudinario percorso per la scuola dove insegno.  Non volevo perdere il numero de “Il Fatto quotidiano” con allegato l’ormai celeberrimo “Charlie Hebdo”; in prima pagina si legge: “Tout est pardonné” (Tutto è perdonato) con l’immagine (non bella, diciamolo!) di Maometto che sembra un cuoco perfettamente frustrato. Noi da una settimana seguiamo questa brutta terroristica messa in scena da parte dei neonazisti dell’Isis. E in questo attacco spietato contro i redattori di Charlie Hebdo non abbiamo colto, fin dal primo momento, un semplice attacco alla libertà di espressione. Mi ricorda, questa ingenua motivazione, quello che dicevano alcuni immondi stupratori quando violentavano qualche donna che andava in giro con una gonna alla moda un po’ troppo sgambata: così la donna violentata finiva per essere la vera provocatrice colpevole; un po’ come certe donne arabe che, se non portano il velo che le nasconde all’occhio dei mostruosi talebani, viene violentata in mondo non sessuale, ma con ben altro martirio corporeo o forse con tutte e due le cruenti violenze. Dov’è, infatti, la logica quando c’è qualcuno che afferma di uccidere il prossimo in base al disturbo provocatogli da alcune vignette? Noi abbiamo le leggi e si può agire attraverso le vie legali, ammesso che ci sia qualcosa di illegale. Chi è sicuro della propria religione non uccide. Una volta un imbecille per provocarmi ha detto che mia madre era una puttana. Voleva, quella sera, che una brillante cena dove ero stato invitato, con la mia imprevedible incosulta reazione, andasse sottosopra. Ci restò male quando io, con studiata calma,  gli dissi che conoscevo mia madre e che ero sicuro della sua devozione a mio padre (fra l’altro ingiusta devozione, secondo me!) e che quindi sulla sua fedeltà non avevo il minimo dubbio. Mangiai con più appetito e lui non è riuscito neanche ad impallidire per lo sdegno suscitato negli altri. E la cena gli andò storta. Faccio questo esempio perchè questi neonazisti dell’Isis agiscono a livello planetario non per motivi religiosi, ma per mere finalità politiche legate alla presa del potere: sì, ai capi neonazisti dell’Isis, della religione non importa un bel nulla, sono organizzati per seminare terrore, imporre stili di vita non conformi a quelli occidentali. In pratica, usano in modo folle la religione al solo fine di annientare le nostre libertà e di calpestare, loro sì, le nostre Sacre Costituzioni, veri libri laici, quindi anche religiosi, dei nostri tempi liberali e, quindi, moderni. Le Costituzioni, del resto, se solo questi mostri sapessero leggere capirebbero anche!, garantiscono sia le libertà religiose sia quelle politiche all’interno di una dialettica democratica che non prevede la violenza e che lega le persone, anzi i cittadini, meglio di qualsiasi altra atavica e anacronistica religione.

   Noi non ci riflettiamo in questi loro inutili specchietti per le allodole. Da tempo abbiamo capito che l’Isis è un mostro neonazista con tendenze panarabiche da annientare, sì, lo voglio ripetere DA ANNIENTARE!  E prima che sia troppo tardi. Lo sappia ogni Stato democratico sovrano! Sappiamo che molti neonazisti di Hamas sono passati all’Isis: forse i razzi da loro lanciati contro Israele hanno fatto guadagnare qualche centimetro quadrato di territorio fisico o mentale? O ormai è chiaro a tutti che agiscono solo perchè vogliono distruggere l’unico Stato davvero demcoratico presente in Medio Oriente? E anche se Israele non è una democrazia perfetta  (quale stato democratico al mondo invero lo è?), va detto che è sempre una democrazia e ogni azione militare, sia che venga ritenuta giusta o sbagliata, ognuno sa da dove parte e perchè essa si muove. Basta con questi mostri esaltati che usano i bambini come armi esplosive senza che nessuna persona di sinistra -o sedicente pacifista con bella faccia e ipocrita coscienza- non si vuole accorgere di questa loro violenza indecente del tutto evidente!

E allora diciamolo chiaro e tondo: NOI CHE CONOSCIAMO IL NAZISMO QUOTIDIANO, L’OMOFOBIA QUOTIDIANA, LA VIOLENZA QUOTIDIANA DELLE IDEE FASCISTE E ILLIBERALI SAPPIAMO UNA COSA SEMPLICE: questo neonazista Califfato Islamico, e altre immonde ornganizzazioni terroristiche, vuole distruggere le nostre democratiche libertà! Ecco perchè sono uscito oggi un po’ prima del solito. Ecco perchè ho comprato Il Fatto con Charlie Hebdo. Per dire che, sia con la mente sia col mio candido corpo -sì, più candido di quello di Maometto!- sono qui a vigilare sulle nostre raggiunte libertà. E so che, anche chi non la pensa come me, queste libertà non vuole affatto perdere. I frustrati devono andare in qualche clinica psichiatrica nella speranza di raggiungere il loro perduto equilibrio e non devono impinguare le neonaziste fila dell’Isis manipolate da menti lucide legate alla follia del Potere!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: ONORE ALLA POLIZIA FRANCESE E VIVA, VIVA LA LAICA FRANCIA! CALIFFATO? NEONAZISMO DA ANNIENTARE!

ONORE ALLA POLIZIA FRANCESE E VIVA, VIVA LA LAICA FRANCIA! CALIFFATO? NEONAZISMO DA ANNIENTARE!

Questi neonazisti tanto amati dall’Isis (Califfato neonazista da abbattere senza pietà) che a Parigi e dintorni hanno seminato morte, uccidendo complessivamente in questi giorni circa 20 persone e ferendone altre, finalmente sono stati neutralizzati: la polizia francese li ha dovuti ammazzare perchè certo non si sono presentati a mani alzate, ché anzi! Va espressa alla polizia francese tutta la nostra solidarietà e ammirazione senza alcun condizionamento. E già prevediamo: molti imbecilli di sinistra elaboreranno teorie cervellotiche, diranno che sarebbe stato meglio se questi neonazisti fossero stati presi vivi. Magari qualcuno, collocato fra le annebbiate stelle, dirà che con questi mostri assassini bisognava aprire pure il dialogo. E ho gl’inguini pieni nel sentire chiamare col termine “terroriristi” questi neonazisti da tutte le emittenti televisive. Certo seminano il terrore, ma da un’ottica politica del tutto neonazista: sono ben addestrati, organizzati, pieni di soldi, seminano terrore e morte in molte aree geografiche del pianeta, uccidendo donne, oppositori, giornalisti, adultere, omosessuali; e si ispirano ad un documento cartaceo, rottame archeologico, chiamato Corano, ad Allah (un Dio che noi non amiamo!), a Maometto (una immagine storica fuori scena non degna delle  libertà laiche e democratiche codificate nelle costituzioni dei paesi civili d’Occidente). Questa presunta vita che viene dal loro Dio non ci interessa. E questi neonazisti sono l’evidente dimostrazione che la loro religione ha il volto sadico della violenza estrema e della morte. E dunque siamo con gli Ebrei in ogni parte de mondo. Con Israele. Con quanti, scrittori o vignettisti, criticano le Sure, in ispecie quando i versetti spingono alla violenza e all’assassinio. Questi neonazisti devono capire una cosa semplice: noi democratici occidentali affronteremo questi mostri a viso aperto e con ogni mezzo. E i capi di governo non fascisti si preparino a tanti nuovi altri sbarchi nelle diverse Normandie per distruggere ogni  nazista orma di questi musulmani fondamentalisti! Viva, viva la Francia! Gratitudine ai poliziotti francesi! Sappiamo che il prezzo della libertà è alto. Ma questi mostri vanno annientati e ben venga ogni utile mezzo utile alla loro distruzione in Europa e altrove! Nessuna religione, oggi come oggi, può pretendere di avere la persona umana a sua immagine. Chi pensa ciò è diretto erede delle SS hitleriane e del nazismo panarabico rinnovato con mezzi assai spietati. E che capricci del destino: questi mostri sono stati annientanti proprio  “A las cinco de la tarde! Eran las cinco en punto de la tarde!, come se lo spirito repubblicano dei poliziotti si fosse ispirato ai versi di Garcia Lorca!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “THE IMITATION GAME” DI MORTEN TYLDUM RENDE POPOLARE LA VITA DI ALAN TURING, MATEMATICO GAY CHE HA CREATO LA MACCHINA PER DISTRUGGERE LE FOBIE DEI DIVERSI NAZISTI, VERI ENIGMI DANNATI PER LA MANCATA VISIONE GIOIOSA DEL SESSO

ALAN TURINGALAN TURING

“THE IMITATION GAME”  DI MORTEN TYLDUM RENDE POPOLARE LA VITA DI ALAN TURING, MATEMATICO GAY CHE HA CREATO LA MACCHINA PER DISTRUGGERE LE FOBIE DEI DIVERSI NAZISTI, VERI ENIGMI DANNATI PER LA MANCATA VISIONE GIOIOSA DEL SESSO

Fare un film sul matematico inglese Alan Turing (1912-1954) -va detto!-  non è certo impresa facile. E averlo realizzato nel 2014 da parte del 47enne regista norvegese Morten Tyldum, il quale si è ispirato alla documentatissima biografia di Andrew Hodges, “Alan Turing, storia di un enigma” (1983), circa 800 pagine di alto spessore culturale (e qui va ricordato che Andrew Hodges è egli  stesso matematico e gay militante), è cosa davvero encomiabile visti gli ottimi risultati espressivi contenuti nel suo film: Tyldum ha agito con estrema accuratezza e sensibilità nella scelta delle sequenze da narrare con la forza delle immagini in movimento. In Italia il libro di Hodges arrivò solo all’alba degli anni Novanta con ristampe nei primi due decenni del Duemila! Nel frattempo un altro libro su Turing, scritto da David Leavitt nel 2006 col titolo “L’uomo che sapeva troppo”, contribuiva a far conoscere la storia del matematico inglese ad un pubblico leggermente più vasto, pubblico formato prevalentemente da intellettuali che si spingevano un po’ oltre gli aspetti della conoscenza matematica e della logica.

Oggi possiamo dire che, grazie all’eccellente film di Morten Tyldum, “The Imitation Game”, la vita di Alan Turing viene conosciuta da un pubblico molto più numeroso che accorre nelle varie sale cinematografiche del mondo occidentale. E’ quindi un film che coinvolge: e ciò perché narra una storia profondamente e semplicemente umana! Il film di Tyldum sta agendo  come il principe di Biancaneve: col suo bacio sta facendo cadere la mela dell’oblio caduto su Turing; l’abile regista lo sta liberando dalla morte civile in cui il genio inglese, grazie al veleno (im)morale di chi detiene il potere, per decenni, è stato costretto a giacere.  E, anche se siamo in ritardo di circa 60 anni, la storia di Alan Turing non può non diventare giusto patrimonio popolare. E non solo perché Turing riuscì a decodificare i codici della macchina crittografica tedesca, l’Enigma, decodificazione grazie alla quale le Forze Alleate riuscirono a liberarci dal nazismo di Hitler, ma anche perché l’abile regista norvegese muove la sua macchina da presa per diffondere i rivoluzionari sentimenti omofili di Turing vissuti in modo esemplare, nel corso della sua tarda adolescenza, quando si innamorò di Christopher Marcom: ciò avvenne nel 1927, Alan aveva appena 15 anni e Chris 16; il giovane Marcom morirà a Londra il 13 febbraio 1930, appena 19enne. Questo amore Alan non lo dimenticherà mai.

Dirà: “Naturalmente io adoravo la terra su cui Chris camminava, e questo, devo confessare, era qualcosa che non mi sforzavo molto di nascondere”. Questo casto amore nel film viene raccontato con la grazia espressiva legata a un linguaggio che non si vuole criptato.  E lo stesso processo che Alan subì  il 31 marzo 1952 a causa della sua omosessualità, di fatto, nel film, oggi finisce per “processare” l’omofobia della cultura dominante nell’Inghilterra di allora. Anche l’Inghilterra di Sir Winston Leonard Spencer Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874 – Londra, 24 gennaio 1965) era omofoba e razzista al pari del traditore degli omosessuali chiamato Hitler che, grazie a Turing, le forze alleate, però, riuscirono, come già detto, a sconfiggere.

Alan incontrò per la prima volta, camminando per le vie di Manchester, Arnold Murray l’11 dicembre 1951. Citiamo Andrew Hodges: “Camminando per Oxoford Street, e poi fermandosi e fingendo di guardare i manifesti del cinema Regal, il suo sguardo riuscì a raggiungere quello di un giovane. Era un diciannovenne di nome Arnold Murray. (…) Alan gli chiese dove andasse, e Arnold rispose che non stava andando in nessun posto in particolare. Così Alan lo invitò a mangiare con lui nel ristorante di fronte. Coi suoi occhi azzurri e i capelli biondi già un po’ radi, magro, in ansiosa attesa delle cose buone della vita e molto più ricettivo di tante persone con un’educazione migliore della sua, Arnold toccò subito molte corde in Alan, e soprattutto il suo debole per le pecorelle smarrite”. (Op. cit. pp. 583-584, edito da Bollati Boringhieri).  I due si rividero spesso e giacquero più volte felici insieme. Arnold parlò di questa sua relazione con un suo conoscente di nome  Harry, un disoccupato ventenne da poco congedato dal Servizio nazionale di marina. Ebbene, proprio Harry ideò e attuò un furto in casa di Alan, pensando che il Nostro mai lo avrebbe denunciato alla polizia. Gli omosessuali erano ricattabili proprio per quelle ingiuste leggi che punivano i loro espliciti atti. Ma Alan lo denunciò e Harry rivelò alla polizia i rapporti omoerotici fra Arnold e Alan. Turing poteva negare. Ma, pur sapendo che le leggi lo avrebbero punito, parlò con naturalezza della sua relazione con Arnold. Sfidò le leggi ingiuste. E lo fece in piena coscienza. Sbaglia chi crede che Alan non fosse politicizzato, era un antifascista convinto, liberale ateo, ma non militava in nessun partito.

Oggi sia l’Inghilterra sia la Germania si sono liberate da quelle folli leggi omofobiche. L’Inghilterra le ha abrogate solo nel 1967. Da tempo entrambi gli stati hanno codificato norme positive per la comunità gay. Ma il grande genio di Turing, al pari di quello di Oscar Wilde, nell’Inghilterra ipocrita e puritana venne impietosamente perseguitato. Nel film di Morten Tyldum ad interpretare la parte di Alan Turing è l’attore britannico Benedict Cumberbatich e, stando a quanto abbiamo letto sulla vita di Turing, si è rivelata un’interpretazione davvero emozionante e magistrale: Alan Turing vive la sua omosessualità con estrema naturalezza e già questo suo modo di viverla era una sfida contro quelle leggi davvero raccapriccianti.  Possiamo senz’altro dire che Turing è stato un eroe della liberazione gay; e non ha importanza se nel film sono assenti le scene di sesso omoerotico esplicito; è stato un preciso calcolo logico ometterle; si è dato, invece, il giusto spazio all’aritmetica delle parole, visto che la matematica (e la logica) non può mai essere una scienza a servizio dei nazisti o degli omofobi; del resto, anche le scene di sesso etero sono assenti; la forza dei diversi legami emotivi nel film c’è tutta e ne è sapiente “regista femminile” (più che abile attrice!) la trentenne Keira Knightley: come si inserisce bene nel toccante clima affettivo di Turing! Magnetici tutti gli altri attori! Sprigionano, in ispecie i diretti collaboratori di Turing, una forza amicale davvero encomiabile. Matthew Goode e Allen Leech (spia sovietica nel film!) emanano erotismo con la sola forza del ragionamento custode di ogni sana virilità, anche di quella gay. Il sesso è legato alla scienza e alla diversa logica in cui si muove la macchina umana che emana emozioni, all’interno della quale c’è anche la chimica che determina le più che umane attrazioni. Anche questo Turing sapeva: “scienza” per lui significava pensare con la propria testa, dubitare degli assiomi. Sapeva pure che qualsiasi espressione sessuale era legittima figlia di questa nostra bella natura; il resto apparteneva alla follia del pensiero religioso davvero dalla natura deviato. E i codici non napoleonici avevano pensato razzisticamente al resto. E ancora: Turing sapeva troppo! La cura ormonale (estrogeni) impostagli dal Tribunale in alternativa al carcere, di fatto, fu un atto di tortura. Fate fare una cura di estrogeni agli eterosessuali, magistrati puritani compresi, per poi poter notare i loro obbrobriosi e crescenti seni e fatevi dire come si trovano guardandosi deformati allo specchio. Con quella tortura Turing venne deturpato nella sua immagine e nel suo pensiero. Erano folli sentenze prive di logica al pari dei metodi usati dai nazisti nei campi di sterminio. Il nazismo tedescoTuring lo sconfisse. Quello dei codici della sua Inghilterra, invece,  lo uccise. Poco importa, a questo punto, sapere se fu lui a mordere la mela col cianuro o venne costretto a farlo. Se ora l’Inghilterra lo ha riabilitato e gli ha innalzato statue è segno che si vuole lavare le sue omofobiche colpe. Ma ci sarebbe da fare un elenco dei condannati per il reato di atti omosessuali: tutte le vie inglesi andrebbero aggiornate, dal punto di vista toponomastico, coi nomi di quegli oltre 50.000  omosessuali ingiustamente incarcerati. Ma sono di più. Turing ci direbbe che è un calcolo matematico per difetto. E la mancanza di immagini di sesso, nel film di Tyldum, va letta come un linguistico sfregio fatto contro le malati menti di chi proprio col sesso non sa comunicare la scardinante potenza della gioia! Vero atto creativo e procreativo. Omofobi, vile razza dannata, tiéhh!!!

Bagheria, 7 gennaio 2015

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: BEFANA, VOLI E BASTONI (POESIA INEDITA)

BEFANA, VOLI E BASTONI (POESIA INEDITA)

La Befana ha scarpe sane
e-
a chi le vuole-
porge col volto di Venere
le sue tisane
Sempre su scopa vola
e si ristora
e -nella notte- al mondo indica
la Penetrante Aurora-
gioia del Cosmo
senza fissi punti orienta
Di brandire dice
l’aureo bastone
ché mai rinasce
chi usa  -nero-
lo spento carbone
La Befana nel tempo vive
e non conta età
e gli avvizziti occhi
son propri di chi-
nelle cangianti ore-
la magica verga non usa
o non ha
La Befana vola e ride-
e il suo asse lancia
a chi la noia del mondo
con forza deride!
Ah   Ah  Ah   Ah  !!!

Bagheria, 6 gennaio 2015

Giuseppe Di Salvo

 

Befana che orienta!Befana che orienta!

 

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