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Archivio Aprile 2015

GIUSEPPE DI SALVO: POTATURE (POESIA INEDITA)

POTATURE

V’è celeste arte nel potare
l’umano albero
con braccia di noia
da sfrondare
nelle non convenzionali
emotive stagioni-
rami a cui manca
il nobile pulsare del tempo
Sempre pronte siano
le taglienti forbici
per recidere amici
o amori frustrati
S’aprono così fioriture
che il nostro spirito
rigenerano
Il piede tracce lascia
nel fango
che le tempie modella
di chi da noi
finalmente è passato
Simulino pure con altri
altra felicità altrove
ché stancano
le malcelate pose
Dalle mie labbra
s’irradia sempre
l’iridescente fiore-
luci emesse col sorriso
Al pari di una Dea
ricevo sempre i volti
con negli occhi
il perenne dono
della Gioia
Mai in me ristagna
l’aridità-
non agile rende essa
la danzante Grazia
E lieto tutto
sempre mi sciolgo
sulla groppa del tempo

Bagheria, 27 aprile 2015

Giuseppe Di Salvo

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, BOZZETTO DI SCENA DI GUTTUSO PER LA SUA SAGRA E LA VICTOIRE EST A NOUS!

MICHELE LIZZI, BOZZETTO DI SCENA DI GUTTUSO PER LA SUA SAGRA E LA VICTOIRE EST A NOUS!

BOZZETTO DI SCENA DI GUTTUSO PER LA SAGRA DI LIZZI STAMPATO NEL LIBRETTO DI SALA PER LE TOREADOR/CAVALLERIA RUSTICANABOZZETTO DI SCENA DI GUTTUSO PER LA SAGRA DI LIZZI STAMPATO NEL LIBRETTO DI SALA PER LE TOREADOR/CAVALLERIA RUSTICANA

MICHELE LIZZI, BOZZETTO DI GUTTUSO E IL TRIONFO DEL VERO CODIFICATO NEL LIBRETTO DI SALA DE LE TORÉADOR/CAVALLERIA RUSTICANA

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Domenica notte, già 19 aprile 2014, intorno all’una e trenta, adagiando il mio agile corpo sul letto, inforcati i mie occhiali rossi e avviato il lettore col CD dove c’è incisa la mia storica registrazione pirata, 12 marzo ’71, della Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi, ho sfogliato il Libretto di Sala de Le Toréador/Cavalleria Rusticana, opera poche ore prima da me vista al Teatro Massimo di Palermo e sapete cosa noto, sorpreso, con immenso piacere? A pagina 60 del libretto trovo stampato in bianco e nero il bozzetto di scena che Renato Guttuso creò per la Sagra di Lizzi. Ve lo riproponiamo sopra con la precisa didascalia: “Il bozzetto di Renato Guttuso realizzato per la scena de La Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi  al Teatro Massimo nel 1971. La stessa scena fu utilizzata per  Cavalleria Rusticana nel 1974 al Politeama Garibaldi”.

E a pagina 97 del sullodato libretto curato da Angela Fodale si legge: “Nel marzo 1974 al Politeama con la direzione di Mann Wolf-Ferrari e Silvano Carroli nei panni di Alfio viene utilizzata la scena che Renato Guttuso aveva creato tre anni prima per La Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi…”.

E’ proprio vero, e ne prendiamo atto!, “La Victoire est toujors à nous”! Il mio generoso impegno ha fatto trionfare la precisione, la correttezza e la civiltà. Sì, come voleva l’illuminato compositore francese André Ernest Modeste Grétry nella sua non conosciuta opera La caravane du Caire (1783), “La Victoire est à nous”!

E la memoria del maestro Michele Lizzi, così, è più che onorata!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: SOMMI PONTEFICI, ASTINENZA SESSUALE E GENDER DEI GERARCHI SIBARITICI, OSSIA DEL FASCISMO DI TUTTI I TEMPI!

SOMMI PONTEFICI, ASTINENZA SESSUALE E GENDER DEI GERARCHI SIBARITICI, OSSIA DEL FASCISMO DI TUTTI I TEMPI!

Quando una persona vede papa Francesco o un cardinale o un prelato qualsiasi vestito in pompa magna come può non pensare alla teoria del cosiddetto “gender”? Il loro modo di vestire segue un’impostazione teologica e culturale che può piacere o no, ma non rientra nel concetto di natura sia l’astinenza sessuale sia l’abito mentale (oltre alla fibra) che questa astinenza esprime. In inglese la locuzione “gender bender” vuol dire “piegatore/trice del genere”, cioè “una persona che è invertita” o diversamente orientata rispetto al proprio sesso anatomico. Perchè non dire con molta franchezza che l’astinenza sessuale  (più che essere una scelta) è un’inversione rispetto all’orientamento sessuale, al di là della connotazione anatomica del sesso? Ebbene, se un modo di vivere del genere (quindi il “gender”!) lo fanno i gerarchi della chiesa cattolica tutto va bene, madama la marchesa. Se i transgender di ogni parte del mondo vogliono esprimere altro rispetto al fascismo culturale dei gerarchi della chiesa cattolica, allora la teoria del gender viene vista come minaccia al loro dominio. Questi sibaritici impostori noi li conosciamo da millenni: hanno bruciato eretici, dissidenti politici, diversi sessuali…   Ora quale lezione vogliono dare al mondo? In fondo, anche Hitler era un transgender con la svastica incisa sulla testa. I transgender della chiesa cattolica non sopportano ciò che è altro dal loro modo di vestire e di sentire, cioè non amano ciò che è fonte di verità desiderante. Loro hanno innalzato da secoli il Totem dell’Ipocrisia, feticcio che non vogliono si abbatta. Cristo conosceva il gender degli Scribi e Farisei ipocriti. Col suo modo di andare in groppa ad un asino entrò nella città di Gerusalemme sempre tuondando contro il gender dei sepolcri imbiancati. Vivano gli asini, dunque, e non facciamoli estinguere: anche questo è gender, cioè amore per il diverso multiculturale prossimo!

Giuseppe Di Salvo

ALTRI GENDER!ALTRI GENDER!

Categorie:politica, Primo piano, Religione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: IN ONORE DI MICHELE LIZZI LA NOSTRA SAGRA PRIMAVERA LIZZIANA TRIONFA IN RETE: OLTRE 100.000 CONTATTI! VERA ARTE RINNOVA SEMPRE I POPOLI!

IL MAESTRO MICHELE LIZZI RINGRAZIA DAL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, FONTE ANGELA BELLIA.IL MAESTRO MICHELE LIZZI RINGRAZIA DAL TEATRO MASSIMO DI PALERMO, FONTE ANGELA BELLIA. IN ONORE DI MICHELE LIZZI. 

IN ONORE DI MICHELE LIZZI LA NOSTRA SAGRA PRIMAVERA LIZZIANA TRIONFA IN RETE: OLTRE 100.000 CONTATTI! VERA ARTE RINNOVA SEMPRE I POPOLI!

La Sagra di Lizzi è un’opera all’insegna della religiosità che entra a far parte di una nuova letteratura della Sacra Rappresentazione moderna” (Domenico Danzuso, grande critico teatrale, “La Sicilia”, Catania 16 marzo 1971).

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“Michele Lizzi, compiendo il tentativo di superare il dissidio pirandelliano in una superiore idealizzazione in certo qual senso pacificatrice, rimane fedele a se stesso e alla sua inclinazione a spiritualizzare, interiorizzare e trasfigurare i temi contrastanti (Angela Bellia, musicologa di fama internazionale, Saggio sulla Sagra di Lizzi, ed. METAURO, Pesaro, 2007).

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La Nostra Sacra Primavera Lizziana, per onorare la memoria del grande compositore agrigentino Michele Lizzi, musicista del quale (come si vuole) il 5 settembre 2015 ricorre anche il 100° anniversario della nascita, quest’anno è iniziata il 15 marzo 2015: in questa data ho cominciato a pubblicare su Facebook il primo di una serie di oltre dodici miei articoli sia di carattere scientifico sia intimistici sia di interesse sociale e politico. E di costume amministrativo. Una dozzina di questi articoli li ho pure postati sul Blog Tiscali a me intestato. Alcuni sono stati ripresi con successo anche da “Il Settimanale di Bagheria” e da altri siti telematici.

   Su Facebook si sono registrati diversi interessanti commenti sia da parte di semplici lettori amici sia da parte di alcuni esperti. E tanto silenzio. Con quale risultato qualitativo? Lo si evince dai commenti espressi. E quello quantitativo? Ve lo comunico. Oltre 30.000 contatti hanno avuto i citati articoli sul Blog Tiscali a me intestato; su Facebook, visto che il mio sito è aperto anche ai “non amici”, pur non avendo dati precisi, posso stimare, per difetto, che i contatti siano stati oltre 100.000. E oltre 10.000 persone avranno letto i mie articoli sui diversi numeri de “Il Settimanale di Bagheria” o in altri siti.  Con un risultato che va oltre, sempre per difetto, i 150.000 contatti a livello internazionale: si tratta di un trionfo di cui andare fieri!!! Una vera Sagra evocativa del grande musicista Michele Lizzi, una Sacra vocazione che implica solo i costi della mia ricerca e del mio amore per questo grande compositore che ci ha onorati con la sua svettante arte musicale.

   Con quali certi effetti? Citiamone alcuni. Dopo questa Nostra Primavera Lizziana iniziata il 15 marzo 2015 abbiamo notato:

  1. Una mera coincidenza: il Teatro Massimo di Palermo ha rinnovato il suo Sito.
  2. Dal sito rinnovato è stato tolto dall’evidenza (Home Page) il Bozzetto di Scena che Renato Guttuso aveva creato per la Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi (1971) e successivamente (1974) utilizzato per Cavalleria Rusticana.
  3. Forse in autunno, o verso la fine dell’estate, verranno presentate al pubblico alcune liriche per canto e pianoforte composte dall’autore di Settembre in Val d’Akragas (brillante iniziativa comunicata dalla pianista agrigentina Rita Capodicasa).
  4. Pare che anche il Conservatorio Vincenzo Bellini stia ideando qualche iniziativa per ricordare il centenario della nascita di Michele Lizzi che al Conservatorio insegnò per diversi lustri.
  5. Il teatro Massimo sa e ha programmato per l’evento la Sagra del Silenzio!Noi sappiamo leggere le pause del silenzio, anche di quello più onorevole. Ai Dirigenti del Teatro Massimo di Palermo, tutte persone degne di onore e di rispetto, io dedico queste decine di migliaia di contatti e di lettori, tutti osservatori diversamente abili e dotati musicalmente perché certamente se ne rallegrino.A me non resta che ringraziare tutti coloro  -uomini e donne, esperti e cultori- che mi hanno seguito in questa vicenda più che umana: Michele Lizzi, con la sola Sagra, al pari di Giuseppe Verdi, ma certo con meno fama e risonanza, ha contribuito a liberare l’Italia dal dominio repressivo della morale bigotta di derivazione clericale e austro-ungarica, rinnovando in noi l’essenza dei valori romantici che sono valori di libertà che coinvolgono l’Io profondo di tutti, ha dato cioè una sonora pedata alla gretta mentalità fascista tipica di quella piccola-borghesia ben descritta da Pirandello e tanto odiata, senza mezzi termini, da Pier Paolo Pasolini. E l’ha fatto con una magistrale sapienza musicale dal punto di vista espressivo davvero impeccabile. La sua è stata arte religiosa cesellata con la pazienza e l’umiltà del santo! Ecco come l’Arte rinnova davvero i popoli!Noi amiamo vedere il teatro Massimo illuminato. Si deve ai grandi monumenti. Ma amiamo di più illuminare i monumenti umani: Michele Lizzi lo è! L’Arte, per fortuna, non serve solo a rinnovare i popoli; essa serve anche a mettere in evidenza, ma sempre dietro le quinte, i frustrati mascheroni degli imbecilli e degli ipocriti. Da sempre!OLTRE 150.000 CONTATTI TRANSNAZIONALI? Abbiamo riempito per 15 volte uno spazio più spazioso di qualsiasi non strutturato teatro. Con immenso orgoglio e gratitudine!Bagheria, 18 aprile 2015Giuseppe Di Salvo
Categorie:Classica, Memoria, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DISALVO: MICHELE LIZZI E LE DONNACCE DA TRIVIO NELLA SUA SAGRA. SIAMO OLTRE KURT WEILL!

MICHELE LIZZI E LE DONNACCE DA TRIVIO NELLA SUA SAGRA. SIAMO OLTRE KURT WEILL!

UNA DONNACCIA DA TRIVIO IRROMPE SULLA SCENA DELLA SAGRA DI MICHELE LIZZI, FONTE ANGELA BELLIA.UNA DONNACCIA DA TRIVIO IRROMPE SULLA SCENA DELLA SAGRA DI MICHELE LIZZI, FONTE ANGELA BELLIA.

Nella “Sagra del Signore della Nave” di Michele Lizzi, andata in scena in prima assoluta il 12 marzo 1971 al Teatro Massimo di Palermo con grande successo di pubblico e di critica, anche le donnacce da trivio irrompono sulla scena. Sono personaggi veri al pari dei miracolati e urtano linguisticamente contro l’ipocrisia dei neofascisti piccolo-borghesi! La donnaccia entra in scena insieme a due operai aitanti e dice: “Ah, mi sento allargare/ il cuore dalla gioia!”. 

  E poi, avvinghiando per il collo uno di loro afferma: “Caro! E tu suona,/ suona che canto!/ Suona che canto!”. E lo fa con un vocalizzo dirompente che costringe gli operai a portare la donnaccia fuori dall’azione scenica che si svolge davanti alla chiesetta di San Nicola. Michele Lizzi è andato oltre Kurt Weill.

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI CON LA “SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” CREA UN’OPERA POLITICO-SOCIALE DOVE IL PORCO NICOLA GODE DI UN AFFETTO UMANO CHE NON MERITANO ALCUNI PERSONAGGI NEOFASCISTI PIU’ BESTIE DEL PORCO SCANNATO

ALTRE SCENE DELLA SAGRA, FONTE ANGELA BELLIA.ALTRE SCENE DELLA SAGRA, FONTE ANGELA BELLIA.

SCENA DELLA SAGRA DI MICHELE LIZZI, FONTE ANGELA BELLIA.

MICHELE LIZZI CON LA “SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” CREA UN’OPERA  POLITICO-SOCIALE DOVE IL PORCO NICOLA GODE DI UN AFFETTO UMANO CHE NON MERITANO ALCUNI PERSONAGGI NEOFASCISTI PIU’ BESTIE DEL PORCO SCANNATO

Abbiamo parlato molto, in occasione dell’imminente centenario della nascita del grande compositore agrigentino Michele Lizzi, centenario che si vuole avvenga il 5 settembre 2015, degli importanti valori musicali della sua opera Sagra del Signore della Nave; essa va oltre gli aspetti sociali portati in scena dal tedesco Kurt Weill perché graffia lo svantaggio intellettuale ed ipocrita della mentalità piccolo-borghese descritta nelle commedie pirandelliane, opere a cui l’agrigentino Michele Lizzi attinge; la Sagra, inoltre, dal punto di vista musicale, offre slanci sonori innovativi per quanto riguarda la cultura musicale del suo tempo: Lizzi, infatti, sintetizza connotazioni neo-classiche con la sapiente polifonia corale di derivazione gregoriana e, in questa sua ultima opera, è capace di adeguare i vari strumenti sia alle varie situazioni intimistiche di carattere religioso sia a quelle più caricaturali legate ai tanti personaggi che animano il suo Atto Unico con continui capovolgimenti di azioni sceniche sempre fra esse contrastanti, sì da andare anche oltre lo stesso neo-classicismo stravinskiano, anche se molte sferzate degli archi lo possono in qualche modo collegare all’autore della Sagra della Primavera.

   Nella Sagra di Lizzi si percepiscono sonorità stridenti ora legate alle voci dei berci, ora proprie di tanti altri personaggi: norcino, servetta, prostitute, ladri, bari, ubriaconi, operai… con chitarra e fisarmonica sulla scena, con rullio di tamburi dal tocco religioso; col trombone che non fa altro che parodiare un insolito e frenetico trescone, danza tendente ad evidenziare la follia orgiastica in cui si è abbandonata la gente davanti alla chiesetta di San Nicola; ebbene, innanzi a tutto questo gozzovigliare che libera i sensi, Lizzi con maestria inserisce elementi di bellezza melodica e polifonica che producono in chi ascolta la catarsi che appaga ogni travagliata anima: aria del Vecchio Miracolato, Vexilla Regis, Coro processionale dei devoti, Padre Nostro che sei nei cieli… per citare i momenti più importanti ed elevati; entrambi gli aspetti rappresentano una lodevole sintesi linguistico-espressiva della poetica musicale, nonché dell’orchestrazione, del grande agrigentino.

   E nell’unica aria  -“Ero bambino”- intonata dal Vecchio Miracolato (baritono) possiamo cogliere la bellezza evocativa del Crocefisso  (che salvò la ciurma dal naufragio)  con un drammatico declamato melodico che affonda le sue radici sia in Ildebrando Pizzetti sia in alcune opere dello stesso Giuseppe Verdi; è un’aria che non rispetta le forme chiuse, ma potrebbe essere benissimo estrapolata dal contesto, togliendo, alla fine, l’intervento corale delle donne devote. Certo, nell’opera, l’aria del Vecchio Miracolato finisce per cozzare contro l’aspetto pagano della vicenda legata anche alla scanna dei maiali: c’è qui, fra l’altro, un’abile intervento degli archi che cinge di religiosità appagante l’intervento di tutti i miracolati.

   Va notato che il porco del Signor Lavaccara si chiama Nicola; proprio come la chiesa della Valle in cui (e dentro la quale) si svolge tutta l’azione scenica. Nel nome del porco c’è quindi un’ intrinseca connotazione religiosa che affonda le sue radici nel mito e nell’antichità (e qui si dovrebbero visitare i riti delle divinità ctonie legati ai culti degli dei sotterranei e alle feste di Atene, ma anche akragantine, che nel VI secolo a. C., in autunno, si celebravano in onore alla Dea Demetra Tesmofora: in quelle feste c’è riscontro del sacrificio dei maiali, di cui si è appropriata in seguito la mitologia cattolica; su tutto ciò la bravissima musicologa Angela Bellia potrebbe inscenare un’assai opportuna lezione, visto che la sua sapienza musicale si nutre di attenta ricerca archeologica!). E nell’opera l’affetto per il porco Nicò viene cantato con strazio dalla famiglia Lavaccara, compreso il figlio Totò: “Noi gli parlavamo… Il ragazzo lo chiamava Nicò! E lui veniva… E gli mangiava il pane nella mano”.

   La vicenda del maiale Nicola finisce per mettere in evidenza la ben più nutrita bestiale ipocrisia che si annida nella mente di certi personaggi piccolo-borghesi, i quali vivono un conformistico fastidio contro ogni palese “diversità” sociale e morale: non è questa una mostruosità animalesca più porca del porco dal norcino scannato? Come non capire, allora, che la Sagra di Lizzi è un mirato attacco rivoluzionario contro questa gretta e fascista mentalità?

   Verso la fine di questo grande Atto Unico, il Giovane Pedagogo, unica voce tenorile fra i personaggi principali insieme a quella del Tavoleggiante, dice: “Guardi adesso che vengono/ il notaio e l’avvocato/ con le signore”.

Al che il Signor Lavaccara, indicando l’avvocato, replica: “Mi creda, quello lì/ è più animale/ della bestia che adesso mangerà”.

   Il Giovane Pedagogo, dando ragione al Signor Lavaccara, aggiunge: “Non lo dica!/ Un porco è tale e basta;/ mentre quello lì/ -non voglio contradirla-/ sarà magari un porco,/ ma anche un avvocato;/ e quell’altro/ è porco ed è notaio:/ e questo che viene,/ porco e farmacista./ Vede bene che c’è una differenza!”.

   Ebbene, tutta quella gente   -compresi i bigotti religiosi, altra forma mitica, quindi irrazionale, di diversità-  è invisa alla borghesia ipocrita; ma è gente che sa prostrarsi davanti alla processione finale che mostra il volto di Cristo in croce, quasi a purificarsi dall’orgia vitale in cui era caduta. E’ l’ipocrisia piccolo-borghese che le due contrapposte folle mirano ad abbattere: l’una col volto dell’orgia, l’altra col volto di Cristo. L’attacco linguistico-musicale di Michele Lizzi è quindi contro le pose ipocrite della morale neofascista: e viene fatto sia col nobile linguaggio stridente che coinvolge la discussione sul porco sia con la sapienza sonora cesellata sulla nudità del Cristo sanguinante. E il delicato e pacificante accordo finale esprime questa raggiunta pace interiore del compositore, il quale le bestie umane ben conosceva.

   La Prima della sua Sagra, quel lontano 12 marzo 1971 al Teatro Massimo di Palermo, da un palco vicino al proscenio l’abbiamo ascoltata insieme: era ridente e divertito nel corso di tutto il dialogo incentrato attorno al porco Nicò; sarebbe il caso di dire che “ognuno conosce i suoi porci!”. Solo oggi io sono in grado di decodificare quel lontano sorriso del maestro Lizzi: si trattava della sua estetica rivalsa contro gli ipocriti di ogni risma! Fu questa la grande tragedia umana cantata da Lizzi. La sua Sagra non è un poema d’amore, ma il canto davvero alto della giustizia sociale tendente a comprendere ogni “diversità”. Fu la sua Grande Rivoluzione! E i neofascisti di ogni partito politico di oggi ancora non gliela perdonano! Peggio per loro!

Bagheria, 13 aprile 2015

Giuseppe Di Salvo

  

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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, LA SAGRA, LA RELIGIOSITA’ MITICA DEL VECCHIO MIRACOLATO!

MICHELE LIZZI, LA SAGRA, LA RELIGIOSITA’ MITICA DEL VECCHIO MIRACOLATO!

IL VECCHIO MIRACOLATO, DALLA SAGRA DI MIICHELE LIZZI, FONTE ANGELA BELLIA,IL VECCHIO MIRACOLATO, DALLA SAGRA DI MIICHELE LIZZI, FONTE ANGELA BELLIA,

IL VECCHIO MIRACOLATO nella Sagra del Signore della Nave di Michele Lizzi, il 12 marzo 1971 al Teatro Massimo di Palermo, venne interpretato con maestria dal grande baritono Domenico Trimarchi (vedere in alto foto-documento, fonte Angela Bellia). Domenico Trimarchi era una figura tonitruante e il personaggio che interpretava era davvero tragico: qui sbaglia chi pensa che il maestro Lizzi avesse rotto completamente col mito, anche la narrazione della Sagra è perfettamente mitica (mito del resto è narrazione) con un linguaggio d’attacco. Il Vecchio Miracolato davanti alla chiesetta di San Nicola (Valle dei Templi di Agrigento)  -bozzetto di scena di Renato Guttuso- intona:

*****

Ero bambino

quando vidi portare il Crocefisso

in questa chiesa.

Lo portava una ciurma forestiera.

Correvvano, gridavano, piangevano.

Ed era il Crocefisso

tenuto in alto

da tante braccia

e tante mani.

Si seppe poi

che era un antico crocefisso.

Lo avevano inchiodato

ad una nave sotto il boccaporto.

La nave levantina fu dal mare

spaccata in due, come melagrana.

Il Cristo si schiodò

da solo, da se stesso.

Tra la ciurma perduta

rimase a galleggiare per salvarla.

Tutti vi si aggrapparono

e tutti si salvarono

navigando su quella santa Croce

con le sue braccia aperte

e gli occhi, così, fissi nel cielo.

*****

E’ un’aria con melodia quasi declamata che non rispetta la tradizionale forma chiusa, perchè alla fine interviene il coro delle donne dicendo: “Benedetto il Signore delle grazie…”. Ma può essere benissimo estrapolata e cantanta come pezzo in un concerto. Dà l’idea di quel dramma, di chi vive il mito con fede religiosa all’interno di una vicenda pagana orgiastica che contrasta in continuazione con gli aspetti religiosi. Un’idea in più per chi sta organizzando qualche Concerto con musiche del maestro Michele Lizzi in occasione del suo 100° anniversario della nascita.

Bagheria, 12 aprile 2015.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE “DUE ANNI CON MICHELE LIZZI”, QUARTA PARTE DI UN MIO DIROMPENTE ROMANZO INEDITO!

SUL SETTIMANALE “DUE ANNI CON MICHELE LIZZI”, QUARTA PARTE DI UN MIO DIROMPENTE ROMANZO INEDITO!

LA QUARTA PARTE DEL MIO ROMANZO INEDITO "DUE ANNI CON MICHELE LIZZI" SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA.LA QUARTA PARTE DEL MIO ROMANZO INEDITO “DUE ANNI CON MICHELE LIZZI” SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA.

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le animate edicole di Bagheria, pubblica la Quarta Parte del mio romanzo inedito “Due anni con Michele Lizzi”. Le altre tre parti sono state pubblicate dal Settimanale negli anni precedenti. E tutte e quattro le parti si possono trovare nel Blog Tiscali a me intestato. Questo mio racconto assume quest’anno una connotazione speciale visto che ricorre il centesimo anniversario della nascista del grande compositore agrigentino dai nostri teatri lirici colpevolmente dimenticato. A Bagheria Michele Lizzi, grazie al sottoscritto, è molto conosciuto. Ad Agrigento a tenere viva la memoria del compositore ci hanno pensato Gaspare Agnello e le pianiste Rita Capodicasa e Mariarita Pellitteri. Nel mondo accademico si è mossa con molta intelligenza la musicologa Angela Bellia, studiosa ormai di fama internazionale e donna assai stimata per le sue ricerche di alta professionalità. Solo i teatri lirici e le sale da concerto restano sordi a questi richiami per onorare le importanti opere  di un grande compositore siciliano. Ma noi continuiamo imperterriti a tenere viva la memoria di questo genio che ha rinnovato i contenuti dell’Opera italiana, proiettando la Storia della Musica verso la Libertà e l’innovazione che tanta ruggine toglie dal conformismo racchiuso in molte stupide menti. In edicola, dunque: e conservate, di grazia!, il tutto nei vostri archivi a futura memoria! Prima o poi le ragioni di chi ha conosciuto la produzione artistica del genio agrigentino prevarranno sulla grettezza delle mezze calzette!

Bagheria, 11 aprile 2015

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI E LA SUA SAGRA NEL RICORDO DELLA “RASSEGNA MUSICALE CURCI” (1971)

MICHELE LIZZI E LA SUA SAGRA NEL RICORDO DELLA “RASSEGNA MUSICALE CURCI” (1971)

Articolo sulla Sagra di Lizzi nella rivista "Rassegna Musicale Curci del 1971.Articolo sulla Sagra di Lizzi nella rivista “Rassegna Musicale Curci” del 1971.

La rivista “Rassegna Musicale Curci” del 1971, a proposito dell’opera “Sagra del Signore della Nave” di Michele Lizzi andata in scena al Teatro Massimo di Palermo, bozzetto di scena di Reanto Guttuso, il 12 marzo 1971, così scriveva:

“In prima rappresentazione assoluta si è svolta, nel favoloso scenario del Teatro Massimo di Palermo, l’esecuzione di questa interessante opera contemporanea. Interessante per l’originale e libero linguaggio musicale del musicista siciliano non nuovo ai componimenti lirico-teatrali. Pur legato al colore ambientale, Lizzi non trascura di pennellare con artistica perizia le varie situazioni caricaturali e drammatiche dell’opera sottolineando con pregevole ritmica e con varie intensità sonore i movimenti delle masse sceniche, tanto da giungere nel finale al nobile contrasto fra l’orgia e l’esaltazione religiosa.

   L’opera è stata accolta con nutriti applausi dal pubblico e il maestro Lizzi con tutti gli artefici dello spettacolo sono stati più volte chiamati al proscenio“.

Poi l’articolo della rivista Curci riporta parte della recensione del musicologo  Renato Chiesa pubblicata dal “Giornale di Sicilia” il 13 marzo 1971.

Bagheria, 8 marzo 2015

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: SULLA PASQUETTA PIOVE (POESIA INEDITA)

Vedi, piove!

Le acacie occhi hanno

e gemono.

Perle tessono

per il ristoro

del mio labbro-

umidi baci a me inviati

dall’incanto

del sorriso divino.

Vedi, sangò,

il tuo cane non sfiaterà oggi

nel cuore del Corso.

Tu al mio orecchio

potrai sempre portare

il pulsare dei tuoi inguini

che ti rallegrano i giorni-

modesto tuo dono

avvampa la mia fantasia.

Vorrei!

Mi attrae la tua danza

che evapora.

Sai andare oltre la finzione!

Ma, vedi, sull’assenza piove!

 

Bagheria, 6 aprile 2015

Giuseppe Di Salvo

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