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Archivio Giugno 2015

GIUSEPPE DI SALVO: BENEDETTO MONTENEGRO, IN UNA SEDUTA DEL FUORI! DI PALERMO NEL LUGLIO 1978

LAMBDA, DISEGNO DI B. M. DA VILLABATELAMBDA, “LAMBDA”, DISEGNO DI BENEDETTO MONTENEGRO DA VILLABATE

CAPITOLO OTTAVO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

SEDUTA DI UN GIOVEDI’ DI LUGLIO 1978 DEDICATA ALL’ARTE DEL COMPAGNO BENEDETTO MONTENEGRO DI VILLABATE

Il primo giovedì del mese di luglio 1978 ci si riunisce nella sede di Vicolo Castelnuovo, n° 17, per valutare le nostre azioni politiche e per parlare anche dell’arte figurativa del compagno Benedetto Montenegro di Villabate. La nostra valutazione è globale, si fanno considerazioni politiche sull’utilità del FUORI! dacché, autunno 1976, si è aperta la sede di Palermo. Si valuta e si fa autocoscienza su un percorso di lotte che ci hanno coinvolti sia nel 1976 sia nel 1977 sia nel 1978: dopo circa due anni. Io venivo da Torino, avevo partecipato, fine giugno ’77, al Sesto Congresso Nazionale del FUORI! e, un mese prima, all’incontro nazionale del Primo Convegno del Movimento Gay. Dei due eventi ho parlato nei rispettivi capitoli precedenti e certo avevo relazionato le mie valutazioni ai compagni di Palermo.

   Il primo a parlare è Salvatore Scardina:

   -Io sono venuto a Palermo circa 18 anni fa, nel 1960. Oggi devo constatare che, rispetto a 18 anni addietro, molte cose sono cambiate. 18 anni fa eravamo bersaglio continuo della polizia; bersaglio continuo della famiglia che non voleva, non poteva capire; bersaglio continuo dei ragazzi che addirittura ci perseguitavano; bersaglio continuo di tutta la società. Di quegli anni ricordo retate continue a nostro danno fatte dalla polizia; ricatti dei ragazzi di vita (chiamiamoli così…), linciaggi popolari coronati da espressioni verbali sadiche; c’erano ammazzamenti morali e assassinii fisici veri e propri. Fra questi morti io ricordo la Jolanda, un omosessuale ammazzato a pugnalate al cimitero; Gianguzzu, Tanino e tanti altri: tutti ammazzati. La stampa parlava, come sappiamo, di ammazzamenti negli squallidi ambienti degli omosessuali: si sapeva chi era il morto, ma mai il nome degli assassini. D’altra parte è noto a noi gay (addirittura ce lo comunicava a viso aperto la stessa polizia) quale fosse il pensiero di quasi tutti gli esponenti delle forze dell’ordine: un omosessuale morto, in quell’ambiente schifoso, era, in vita, un problema in meno.

   Oggi, invece, le cose sono cambiate. Certo non c’è stata la piena rivoluzione sessuale, ma una certa evoluzione. E questa evoluzione l’ho avvertita di più in questi ultimi tre anni nel corso dei quali ci siamo organizzati e siamo usciti fuori a lottare contro tutte le istituzioni repressive. Va detto, senza mezzi termini: questa evoluzione si è registrata da quando abbiamo aperto la sede del FUORI! qui a Palermo. Non più retate della polizia; addirittura oggi i poliziotti, esplicando semplicemente il loro dovere, ci fanno da scorta quando scendiamo in piazza a manifestare. Certo, non manca qualche sorrisetto ironico. Noi sappiamo che la “novità” suscita sempre delle provocazioni. Lasciamoli ridere dunque.

Non più ricatti continui come una volta, ciò non significa che questi ricatti sono del tutto scomparsi.

   In tante famiglie oggi, e quindi anche nella società, il problema viene affrontato, discusso: ad alimentare questa volontà di sapere la presenza del FUORI! ha indubbiamente contribuito. Il FUORI! di Palermo, per dirla con Giuseppe Di Salvo, ha portato letteralmente fuori la nostra NUOVA FAVOLA. Si pone ora il problema della nostra crescita numerica e questo aspetto deve essere affrontato. Quello che adesso mi interessa dire è che a me il FUORI! è servito molto. Durante i nostri dibattiti culturali del giovedì ho approfondito molte cose che conoscevo solo in superficie. Adesso conosco meglio i meccanismi della macchina repressiva al potere legata, ossia quel “mondo vecchio di favole” di cui parla sempre il nostro animatore Giuseppe Di Salvo. Contro questa macchina repressiva prima avevo sempre lottato da solo: FUORI!, quindi, io ci sono sempre stato. Ma in gruppo, inutile negarlo, si incide meglio e ci si sente più protetti. Un’organizzazione come la nostra è importante che ci sia. Essa è garanzia per i diritti civili di ognuno di noi. Il FUORI! coì com’è è già qualcosa, approfondiremo in seguito come crescere. Non siamo in molti, ma è già molto avere questo punto di riferimento.

***

Poi prende la parole Lucio. Questi afferma:

-Devo ammettere che una crescita civile indubbiamente c’è stata. I casi di violenza fisica sono diminuiti. A Caltanissetta, anni addietro, non era così. Era un grosso guaio. Le lotte del FUORI! hanno avuto eco anche lì, grazie alla stampa che ha parlato delle nostre lotte. Ma qui oggi si pone il problema dell’utilità del FUORI! e si riflette su che cosa fare per la sua crescita. Vedete, io ho degli amici seminaristi, questi culturalmente sono veramente FUORI!, ma non verrebbero mai qui, né dichiarerebbero apertamente la loro omosessualità: vivono nei luoghi protettivi dell’ipocrisia. Ma dove possono (e come possono) agiscono in difesa degli omosessuali e, in fondo, di se stessi. E’ già qualcosa. Noi non potremo mai essere l’unica “chiesa” gay! Ci sono le omosessualità. Non tutti i gay si identificano con le posizioni del Partito Radicale. Del resto, io vengo a queste riunioni, ma ho paura di venire in piazza a manifestare con voi. Però ammiro quanti hanno il coraggio di farlo. Per molti di noi la sessualità fa parte della sfera privata. Fra noi c’è chi ragiona in centimetri: quanto l’hai lungo o corto? Devo ammettere che quelli più bersagliati sono ancora gli omosessuali réfoulés.  L’altro giorno ho assistito io stesso ad un atto di violenza antigay a Piazza Borsa. E di tanti altri incidenti non siamo informati. Noi non possiamo fare niente perché ancora molti omosessuali tacciono, hanno paura, non denunciano le violenze subite.

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   Al che interviene Annamaria e dice che sarebbe necessario raccogliere in un Libro Bianco questi atti di violenza antigay e fare un Convegno su “Omosessualità e violenza”. E viene ricordata l’utilità dell’azione politica del FUORI!: lo stesso compagno Salvatore Trentacosti (Calimero!) e altri si sono avvicinati a questa sede perché hanno trovato i nostri volantini politici per strada con tanto di indirizzo. Chissà cosa si aspettavano?! Ma hanno trovato un punto di riferimento.

***

   Interviene anche Cangemi e dice che lui pensa a un FUORI! a-partitico; trova le nostre analisi e il nostro impegno da lodare, ma quando sente la parola “compagno” non gli va giù. E aggiunge che il potere repressivo è capace di assorbire ogni azione di liberazione, creando frustrazioni e stanchezza nelle persone: ciò rallenta la crescita di ogni movimento.

***

   E’ la volta di Benedetto Montenegro, un giovane artista di Villabate. Questi afferma:

-A differenza di Salvatore, io devo dire che, grazie al FUORI!, mi sono liberato di certi pregiudizi e di personali inibizioni. La mia vita sessuale, prima di frequentare voi, era molto squallida. Battevo, come tanti di noi, in clandestinità. Mi guardavo bene dalla famiglia, dai compagni di scuola, da questa mostruosa società. Perché mostruosa? Perché tutto ciò che opprime è mostruoso. Ecco perché è importante la presenza del FUORI!. A me ha dato forza e coraggio. Come sapete, da poco, ho affrontato pure la famiglia. Uno dei miei fratelli mi ha portato dallo psicologo. Per fortuna, quello psicologo, anche se io non condividevo la sua impostazione teorica, tantomeno la sua “comprensione”, non era uno psiconazista. E mio fratello si è convinto che non c’è nulla da fare! Scene di caccia ne ho vissute pure io. Ma adesso molto è cambiato. Vi posso assicurare che anche all’Università i professori parlano positivamente del FUORI! A diffamare il FUORI! spesso sono le arruse ammucciate che battono e che qui non si fanno vedere: paradossalmente hanno più paura di stare fra noi e preferiscono agire ancora in piena clandestinità; costoro, nel credere di non essere riconosciuti, si sentono più sicuri: la repressione crea anche questi comportamenti mostruosi. Grazie alle lotte del FUORI!, la società si è certo evoluta. Molti gay hanno preso coscienza della loro identità. Ma sono in tanti ancora a battere e cercare avventure al cinema o al Roney o andando a ballare al Nuovo Zeus: pagano i ragazzi che abbordano, ma non verrebbero mai al FUORI! a dare il loro contributo. Noi ci siamo. Prima c’era il nulla. Lo sanno. Devono solo scegliere.

   Poi Benedetto Montenegro ci mostra un suo disegno intitolato LAMBDA. E’ molto bello. Lo commenta. Io lo pubblicherò su “Il Foglio d’Arte” di luglio-agosto 1978 col le parole esplicative che sotto riporto.

 MIE RIFLESSIONI SUL DISEGNO “LAMBDA”  DI BENEDETTO MONTENEGRO PROVENIENTE DA VILLABATE:

  Solo pochissime parole per commentare la copertina di Benedetto Montenegro. Cominciamo dall’alto: un triangolo con dentro la “L” greca. Il triangolo dovrebbe essere rosa: era questo il marchio con cui Hitler bollava gli omosessuali nei suoi campi di sterminio. La “L” greca è il simbolo della liberazione. A destra c’è una rosa con dentro due angeli in amore: anche gli angeli hanno la loro sessualità!! Dietro la rosa un magico sole, stelle, luce e dei volti riflessivi seminascosti. Il disegno è surreale. Fuori la finestra tutto sembra avere la leggerezza delle piume. C’è un profondo desiderio di libertà, c’è la gioia del gay che si è liberato, c’è il tormento dell’omosessuale capitalista che, per opportuna ipocrisia, non vuole venire fuori, non vuole portare alla luce la sua vera identità, soffocato com’è dal denaro che lo porta a mercificare il desiderio. Il mare, i corvi danno il senso dello spazio e dell’infinito. Guardando dentro la stanza tutto appare più chiaro: c’è il trionfo dell’amore, c’è una “velata” di sole, un letto, ma non manca la maschera e nemmeno una lama di dolore. Gli uccelli in amore hanno lunghissime ali: quelle ali sono anche lunghissime trecce. Gli uccelli, le bandiere, il letto, l’intelaiatura di fondo costituiscono una specie di “apeiron” (inteso come sostanza che racchiude i simboli presenti nel disegno) a tale splendore.

   A Benedetto ho chiesto cosa spinge la sua coscienza a realizzare tali quadretti. E lui così mi ha risposto: “NON C’E’ PIU’ TEMPO PER PIANGERE. DOBBIAMO SPOGLIARCI DI QUALSIASI SOFFERENZA. LASCIAMO IL DOLORE, L’ANSIA AI LADRI DEL POTERE, AI MORALISTI DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLA NOSTRA CULTURA MONOSESSUALE. NOI CERCHIAMO DI UTILIZZARE IL TEMPO PER VIVERE E PER AMARE”.

   Ecco, noi del FUORI! di Palermo avevamo un’altissima concezione della politica: la vivevamo come azione e arte! Era mera concezione estetica del Potere!

(Ottavo Capitolo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!)

Bagheria, 27 giugno 2015

Giuseppe Di Salvo

  

Categorie:FUORI!, politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: NEL MESE DEI PRIDE ARRIVA IL SI’ DELLA CORTE SUPREMA USA AI MATRIMONI GAY IN OGNI STATO: VITTORIA DELLA CIVILTA’!!!

NEL MESE DEI PRIDE ARRIVA IL SI’ DELLA CORTE SUPREMA USA AI MATRIMONI GAY IN OGNI STATO: VITTORIA DELLA CIVILTA’!!!

“Le persone omosessuali – si legge nella sentenza – non devono essere condannate a vivere in solitudine, escluse da una delle più antiche istituzioni della civiltà”. Soddisfazione di Barack Obama.

“No union is more profound than marriage, for it embodies the highest ideals of love, fidelity, devotion, sacrifice, and family…They ask for equal dignity in the eyes of the law. The Constitution grants them that right (Nessuna unione è più profonda del matrimonio, per incarnare gli alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Loro chiedono uguale dignità agli occhi della legge. E la costituzione garantisce loro questo diritto,)”, ecco come conclude la sua sentenza il giudice Anthony Kennedy della Corte Suprema che ha stabilito che il matrimonio gay è un diritto sancito dalla Costituzione.

Adesso le nozze tra persone dello stesso sesso sono riconosciute come valide su tutto il territorio statunitense. Prima d’ora la questione era gestita singolarmente da ogni Stato. In 36 li avevano già legalizzati.

“Oggi è un grande passo nella marcia nella verso l’uguaglianza. Le coppie gay e lesbiche hanno ora il diritto di sposarsi, come tutti gli altri”, è questo il commento di Obama sulla storica sentenza della Corte.

“La soddisfazione del presidente Usa – come scrive il New York Times –  è in linea con un’amministrazione che ha gradualmente abbracciato la causa dei matrimoni gay e la decisione della Corte è venuta sullo sfondo del rapido cambiamento che si è verificato anche nell’opinione pubblica, i sondaggi parlano chiaro: la maggior parte degli americani approva il matrimonio tra persone dello stesso sesso”.

Noi che lottiamo da decenni non possiamo che rallegrarci. Ma che tristezza vivere in questa Italietta di Renzi: nessuno esponente del PD venga a sfialre ai Pride: la comunità LGBTI italiana non vuole marciare con gli impostori che chiedono la fiducia su tutto, sulle tasse per tutti in primis; dov’è la Legge contro l’omofobia e quella del matrimonio per i gay italiani? Le parate gay non siano sfilate funzionali al Regime, ma devono servire per stimolare interventi legislativi a nostro favore. Basta con manifestazioni che tollerano apparenze!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Politica Estera, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: CAPITOLO SETTIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

IL FOGLIO D'ARTE, LUGLIO 1978IL FOGLIO D’ARTE, LUGLIO 1978

CAPITOLO SETTIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

A TORINO GIUSEPPE DI SALVO, DA PALERMO, PARTECIPA AL SESTO CONGRESSO NAZIONALE DEL FUORI!

Era il mese di giugno del 1978, a Torino si svolgeva il Sesto Congresso Nazionale del FUORI!. Da giovedì 22 a domenica 25. Contemporaneamente si svolgeva la Prima Settimana del Film Omosessuale, ma essa cominciava il 19 giugno e si protraeva fino al 25. Io vi partecipai. Va detto che questa linea politico-culturale del FUORI!, decenni dopo, sarà adottata da tutti gli altri gay che organizzeranno i vari affollatissimi Pride. Il FUORI! ha creato ottimi modelli organizzativi. Chi è venuto dopo, Arcigay compresa, ha saputo fare solo ottime imitazioni, tanto scalpore e, ancora oggi, non ha ottenuto ancora nessuna legge a favore dei gay.  E’ probabile che il FUORI! sia stata un’ organizzazione di liberazione con tendenze davvero aristocratiche, ma a chi si è organizzato dopo e manifesta ancora oggi va ricordato che ha creato ottimi modelli: questo primato, a noi che militavamo nel FUORI!, non ce lo potrà mai togliere nessuno.

   Naturalmente intervenni al dibattito politico di quel Sesto Congresso. Successivamente raccontai questa mia esperienza su “Il Foglio d’Arte” del luglio 1978. Titolo: “CONGRESSO FUORI!, A TORINO DUE STRANI MOMENTI”. E ora riportiamo l’articolo:

   Si è svolto a Torino, l’ultima settimana di giugno, il 6° congresso del FUORI!. Il sottoscritto era tra i congressisti e, com’era in tutti gay (pochini) che partecipavano al dibattito politico della mattina, anche la mia coscienza era piuttosto infelice, per usare un luogo comune del linguaggio filosofico. Questo travaglio interiore veniva dato dalla seguente riflessione: trovavo che al congresso si intrecciavano due curiosi momenti: un MOMENTO TOTALE DI VUOTO e un MOMENTO TOTALE DI PIENO.

   Analizziamo questi due MOMENTI uno alla volta.

IL MOMENTO TOTALE DI VUOTO era caratterizzato da una totale assenza dei congressisti dalla platea del cinema Artisti e dal dibattito politico.

   I presenti non erano mai più di una settantina. C’è da dire, però, che durante questo MOMENTO TOTALE DI VUOTO ci sono state alcune idee di una pienezza assai profonda. Enzo Cucco, infatti, ha parlato delle norme del codice militare, norme discriminanti nei nostri confronti. Enzo Francone ha denunciato il linguaggio della stampa ora elogiando ora criticando questa o quella testata che parla o sparla dell’omosessualità.

   Laura Fossetti ha sottolineato nel suo intervento l’esigenza di allargare l’informazione, visto che i più sulla questione gay sono ancora paurosamente disinformati. Da qui i luoghi comuni di “anormale”, di “contronatura”, di una pretesa “questione ormonale” e d’altre cianfrusaglie varie espresse verbalmente. Angelo Pezzana ha detto che bisogna allargare il movimento degli omosessuali, ricorrendo anche ad iniziative che apparentemente possono sembrare curiose, come le discoteche gay, ma che in realtà possono allargare la presa di coscienza.

   Pezzana ha anche aggiunto che come il problema aborto coinvolgeva tutte le donne, così pure l’omosessualità ci deve porre innanzi il problema dell’interclassismo sessuale e omoerotico. Politicamente, se vogliamo una reale liberazione di tutti, dobbiamo tenere conto di questo interclassismo.

   Noi del FUORI! di Palermo ne avevamo già parlato qualche anno addietro a proposito del caso Plebe, quando il filosofo civettuolo voleva passare nel Partito Radicale. Allora noi sostenevamo pure di accettare Paolo VI qualora questi lo avesse desiderato. Dobbiamo constatare che gli omosessuali impegnati siamo ancora pochi. Pertanto, se non cerchiamo di allargare le nostre fila, rischiamo di fare soltanto un discorso comprensibile solo ad una élite colta, col rischio di cadere in quel tipo di tolleranza formale in cui ci vuole tenere il potere. Perché tolleranza formale? Perché quella reale è privilegio delle élite colte.

   Pezzana ha inoltre parlato di una futura costituzione d’una “Lega in difesa dei diritti sessuali della persona”. Questa Lega dovrebbe formarsi ufficialmente a settembre, quando il Partito Radicale aprirà i lavori di un convegno su “Femminismo e sessualità”.

   Da segnalare inoltre l’intervento del filosofo Gianni Vattimo. Questi ha messo in evidenza come il discorso di Angelo Pezzana fosse stato una vera e propria “alternativa tattico-strategica” per cercare di raggiungere una più vasta area di omosessuali. Gli omosessuali della “Nuova Sinistra” con le loro iniziative extraparlamentari fanno esplodere sulle piazze ciò che si è addormentato dentro le università. Non a caso a proposito del movimento ’77 Maria Antonietta Macciocchi nel suo libro “Dopo Marx aprile” scrive: “QUANDO LA CULTURA SI ADDORMENTA SULLE CATTEDRE ESSA ESPLODE NELLE PIAZZE”.

   Questa è l’esplosione che caratterizza le iniziative gay a livello extraparlamentare e questo lavoro è stato abilmente svolto dai collettivi frocialisti bolognesi. Angelo Pezzana e il FUORI! agiscono in seno alle istituzioni, si muovono all’interno di esse. Quella del FUORI! è un’azione “riformista”, ma propone, in quanto a concretezza e possibilità di garanzie costituzionali, l’unico atto rivoluzionario possibile.

   “Omosessualità e diritti civili” era il tema del 6° Congresso del FUORI!. E la politica dei “Diritti Civili” è l’unica oggi che riesce a incrinare il Compromesso Storico e l’accordo DC-PCI.

   Questo si è detto durante il MOMENTO TOTALE DI VUOTO.

   Analizziamo adesso il MOMENTO TOTALE DI PIENO.

   IL MOMENTO TOTALE DI PIENO si realizzava a tarda sera., quando venivano proiettati i films omosessuali o quando c’erano le rappresentazioni teatrali. Cito qui il prezioso lavoro di Alfredo Cohen “Mezzafemmina e za’ Camilla” che ha ottenuto un vivissimo successo.

   Durante questo MOMENTO la sala era strapiena; gli omosessuali si moltiplicavano paurosamente. Dalle poche decine della mattina, a sera, invece, si potevano contare a migliaia. A questi bisognava fare arrivare la voce impegnata.

   Devo constatare che alcuni di loro non sapevano addirittura dell’esistenza del FUORI! che ormai opera da ben sette anni. Questa disinformazione, questo assenteismo costituivano gli unici elementi di vuoto nel MOMENTO TOTALE DI PIENO. Ma è proprio a questi omosessuali spoliticizzati che succedono ancora le cose più impensabili, come pestaggio poliziesco, ricatti da parte di ragazzetti meridionali che non avendo di che vivere scelgono di mercificare il corpo a spese di omosessuali più o meno velati. Questi omosessuali (i più) ancora oggi soffrono e tacciono. Tacciono per la paura di essere svelati; tacciono perché ancora non hanno preso coscienza del loro stato di oppressione.

   E la coscienza è consapevolezza dei propri bisogni, della propria identità, della propria libertà. Ciò deve poter arrivare anche ai gay “spoliticizzati”, tenendo presente un indelebile insegnamento di Pier Paolo Pasolini, cioè che “LE PERSONE PIU’ ADORABILI SONO QUELLE CHE NON SANNO DI AVERE DIRITTI”.

   Come si può vedere, per quanto convergenti possono sembrare il MOMENTO TOTALE DI VUOTO  e il MOMENTO TOTALE DI PIENO, in realtà fra essi c’è un rapporto dialettico, di sintesi e di integrazione reciproca.

   Questo discorso ho pronunciato alle circa settanta persone che stavano ad ascoltare a Torino; questo stesso discorso scrivo per gli amici de “Il Foglio d’Arte”, consapevole di aver parlato (e di scrivere ora) in un MOMENTO TOTALE DI VUOTO (dal punto di vista numerico), cosciente, però, di creare le basi e una futura possibilità di un MOMENTO QUALITATIVAMENTE PIU’ PIENO di quello attuale.

Di questo Sesto Congresso del FUORI! ne parlerà anche Giovanni Mariotti su “L’Espresso” del 2 luglio 1978. Riportiamo qui alcune riflessioni di Mariotti, esse ci aiutano a capire meglio il clima culturale di quel tempo:

   (…) Omosessuali rivoluzionari? Lo stesso Angelo Pezzana, leader del FUORI!, consente che la definizione non corrisponde più alla realtà. Non si tratta di fare la rivoluzione ma di lottare contro le discriminazioni e difendere i diritti civili degli omosessuali. (…) Se al congresso del FUORI! non c’era quasi nessuno, il pubblico che di sera interveniva (nello stesso cinema in cui si svolgeva il congresso) a spettacoli e a film omosessuali era numerosissimo (tanto che non tutti trovavano posto). Era un pubblico esclusivamente gay?  Non credo. Era un pubblico curioso di vedere un’omosessualità finalmente mostrata, esibita; forse un pubblico che cercava in quegli spettacoli il fantasma di una parte repressa della propria sessualità. In fondo, nonostante tutto, già oggi l’omosessualità non è più così isolata e separata come talvolta gli omosessuali sembrano credere.

   Sono, queste ultime, riflessioni di un sedicente etero: io vi ho trovato una specie di “coincidenza degli opposti” con le mie riflessioni. Segno dei tempi, di altri tempi!

(Settimo Capitolo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!)

Bagheria, 26 giugno 2015

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: CAPITOLO SESTO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

Convegno Bologna, maggio 1978Convegno Bologna, maggio 1978

CAPITOLO SESTO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

DAL PRIMO CONVEGNO DEL MOVIMENTO GAY DI BOLOGNA (26 MAGGIO 1978) AL VI CONGRESSO DEL FUORI! NAZIONALE, TORINO 25 GIUGNO 1978: IL SOTTOSCRITTO, PER IL FUORI! DI PALERMO, PARTECIPA AI DUE EVENTI E COMPRENDE UNA COSA SEMPLICE: TUTTI I PARTITI, IN ISPECIE QUELLI DI SINISTRA, SONO INTERESSATI AI VOTI DEI FROCI!

Il 26, 27, 28 maggio 1978 si svolge a Bologna, Palazzo di Re Enzo, il Primo convegno Nazionale del Movimento Gay. Io, quale portavoce del FUORI! di Palermo, vi partecipo. Eravamo alcune centinaia di omosessuali provenienti da ogni parte d’Italia. Ascolto il serrato dibattito. Intervengo. Viene approvato dai partecipanti, all’unanimità, su proposta fatta dal Collettivo Frocialista Bolognese, un Documento politico in ben 9 punti. Alcuni sono sempre attuali. Altri appaiono datati e d’altri tempi, di 37 anni fa. Eccoli:

1) Il movimento gay non è composto solo dai collettivi esistenti, ma anche dai singoli compagni e compagne che tuttora non sono organizzati in strutture di alcun tipo.

2) Il movimento gay è autonomo da qualsiasi partito organizzato.

3) Il movimento gay è antifascista, antimaschista, anticapitalista e contro tutte le forme di stalinismo presenti nella sinistra.

4) Il movimento gay lotta contro le norme sessuali borghesi che impongono a tutti l’eterosessualità riproduttiva, funzionale al Sistema capitalistico.

5) Il movimento gay considera questa lotta parte integrante della lotta più generale del proletariato contro lo sfruttamento borghese.

6) Il Movimento gay considera il Movimento delle Donne alleato naturale e principale nella lotta contro l’espressione maschista. Auspica il superamento delle incomprensioni che finora ci hanno impedito la costruzione di più ricchi momenti di lotta comune.

7) Il movimento gay si riconosce soltanto in parte nel MOVIMENTO DEL ’77 che a parole si autodefinisce movimento di tutti, comunque emarginati dalla società capitalista, ma che nei fatti ripropone all’interno delle sue strutture i meccanismi discriminati del potere.

8) Il movimento gay si impegna affinché “LAMBDA” diventi l’espressione fedele dell’intero movimento omosessuale. Nello stesso tempo chiede anche ai giornali della “nuova sinistra” (senza delega nei loro confronti) di rispecchiare meglio tutte le contraddizioni che attraversano il proletariato.

9) Il movimento gay chiama tutte le omosessuali e gli omosessuali alla lotta per la rivendicazione del proprio corpo, della propria sessualità e felicità.

   In quella stessa assemblea si approva anche un interessante ORDINE DEL GIORNO sui Referendum promossi dal Partito Radicale.  Si legge:

“IL MOVIMENTO GAY, riunito a Bologna il 26, 27, 28 maggio 1978, durante il Primo Convegno Nazionale, cosciente della gravità dell’attuale attacco agli spazi democratici e cosciente del profilarsi di un ulteriore inasprimento autoritario da parte delle istituzioni dello Stato borghese, chiama tutti i compagni alla mobilitazione per i referendum contro la Legge Reale e contro il finanziamento pubblico dei partiti politici. Il movimento gay invita tutti i compagni proletari a votare SI all’abrogazione di queste leggi nel referendum dell’11 giugno”.

    Il Referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti si vincerà, quello per l’abrogazione della Legge Reale no. Ma oggi, per chi sa leggere bene questi nove punti, si evince una cosa semplice: i voti dei gay facevano gola a tutti i partiti di sinistra e non si potevano lasciare alla sola azienda partitica dei radicali di Pannella. Del resto, nel giornale LAMBDA, anno 3°, n° 13 (giugno 1978) si possono leggere alcune riflessioni rivelatorie dei compagni del Collettivo Frocialista Bolognese, sez. TREVES:  “Il Congresso del Partito Radicale ai primi di novembre 1977, qui a Bologna, ci chiarisce tante cose: il nostro distacco politico dai radicali è enorme; noi siamo, con tutte le sfumature possibili, marxisti; loro un piccolo partito borghese sempre più avventurista, dilaniato da lotte di potere come la D.C. e pesantemente infiltrato da fascisti (vedi tutta la vicenda delle dimissioni di Caputo da segretario regionale del P.R.) (…) La prima risposta da dare, ai tanti froci non militanti che ci chiedono cosa vuol dire oggi fare un Convegno nazionale omosessuale, è il fatto che esistono, in diverse città ed anche in provincia, dei Collettivi omosessuali che non si riconoscono nell’organizzazione nazionale F.U.O.R.I. e non hanno nessun rapporto tra di loro Collettivi autonomi. Questi Collettivi esistono, piaccia o non piaccia a Pezzana, e a quelle frocie aristocratiche che predicano la disintegrazione degli omosessuali professando la propria liberazione individuale come la sola possibile…”. 

   La caccia dei partiti di sinistra del voto gay si comincia a fare spietata. E si usano i gay non radicali per spaccare e sbaragliare quelli che militano nel FUORI! Ci riusciranno a danno di tutti i gay che ancora oggi non vantano di aver conquistato in Italia alcun diritto: la parte del leone la farà il PCI che si cingerà di alcuni fiori (cioè frocie) da mettere al partitico occhiello.

   La serata del 28 maggio 1978 sarà animata da Alfredo Cohen che si esibirà al Teatro La Ribalta nella sua pièce “Mezza femmina e Za’ Camilla” con grande successo di pubblico gay e non.

   Lunedì 29 maggio 1978 su “Il Messaggero”, articolo di Tito Saracino,  si poteva leggere: “Veniamo qui a farci vedere, a lisciarci fra di noi, poi torniamo a casa e ritorniamo nel ghetto”: la frase, lanciata come una stilettata alle decine di diversi che al convegno sulla repressione del settembre scorso partecipavano al “confronto sull’omosessualità”, costituì in pratica la molla per l’incontro conclusosi ieri a Bologna. Con una sfilata per le vie del centro, quasi a ricordare antiche feste della matricola, è terminata, in verità senza tanti sussulti, la “Tre giorni di Bologna gaya”, il primo convegno-incontro nazionale degli omosessuali. Dopo tre giorni di discussione sono scesi in piazza i circa duecento partecipanti al meeting. Hanno fatto festa per le vie del centro…”. 

   Mi ricordo bene del come, in silenzio, la gente guardava quella sfilata. Io baciavo un bel ragazzo: al di là delle posizioni politiche delle varie frocialiste, era un nuovo modo di vivere la sessualità non etero; i gay sfilavano e si baciavano alla luce del giorno. E questo era davvero innovativo e rivoluzionario! Prima delle leggi doveva cambiare il costume. Almeno quello! Un mese dopo, fine giugno 1978, parteciperò al Sesto Congresso Nazionale del FUORI! Altro scalpore. Ma di questo ne parlerò nel Capitolo successivo.

(Sesto Capitolo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi).

Bagheria, 25 giugno 2015

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: IL BLOCCO DEI CONTRATTI E’ INCOSTITUZIONALE, MA NON VALE PER IL PASSATO. CHE GRANDI SALOMONI!!!

LO AVEVO PREVISTO E LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE E’, ALFINE, ARRIVATA: IL BLOCCO DEI CONTRATTI E’ ILLEGITTIMO!

La Corte Costituzionale salva i conti dello Stato. Per la Consulta, infatti, “è illegittimo il blocco dei contratti e degli stipendi della Pubblica amministrazione, ma non per il passato”. Gli effetti della decisione saranno efficaci solo dalla data di pubblicazione della sentenza. I giudici hanno quindi, in qualche modo, accolto la memoria dell’Avvocatura dello Stato secondo cui “l’onere” della “contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi”, con “effetto strutturale di circa 13 miliardi” annui dal 2016. Una bomba che avrebbe rischiato di far esplodere i conti pubblici. Che dire?

La Corte dichiara incostituzionale il blocco dei contratti, ma non per il passato: è come affermare che l’assassinio è un reato, ma non per chi ha ucciso prima di ieri, visto che le carceri sono affollate e non ci sono soldi per mantenere altri detenuti.

Va ricordato che ogni membro della Corte non ha ammazzato mai nessuno, se non salomonicamente il Diritto! Del resto, grazie a questa partitocrazia, ogni componente della Corte guadagna quasi quanto un dipendente pubblico percepisce in un anno: può mai essere questa giustizia?

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: L’OMOFOBIA IPOCRITA DEI MARCIATORI DAL GENDER DAVVERO DEVIATO! OTTIMO MUSEO AMBULANTE DEI LINCIATORI ESTINTI!

L’OMOFOBIA IPOCRITA DEI MARCIATORI DAL GENDER DAVVERO DEVIATO! OTTIMO MUSEO AMBULANTE DEI LINCIATORI ESTINTI!

A Roma, sabato 20 giugno 2015, c’è stata la solita manifestazione degli omofobi del Family Day. Hanno manifestato contro l’insano gender dei preti pedofili? No! Hanno manifestato contro chi tartatssa tutte le famiglie? No! Hanno manifestato contro il Concordato che agli Italiani tutti costa quanto una manovra finanziaria  e sono, quindi, tutti soldi tolti alla pluralità delle famiglie italiane? No! Hanno manifestato contro la castità innaturale degli sposi di Dio, altro tipo di gender che manca di comunicazione relazionale e sesso-affettiva? No! Hanno manifestato evangelicamente per l’inclusione? No! Hanno manifestato contro i privilegiati del NCD di Alfano che al pari di tutti gli altri deputati godono dei diritti che vogliono negare al resto degli Italiani? No! Con tanti loro esponenti inquisiti o condannati dalla magistratura per veri attentati politici e amministrativi ed economici contro tutte le famiglie? No! Allora abbiamo capito di che gente si tratta e occorre organizzare proprio un Family Gay inclusivo di tutte le famiglie aventi un gender sessuale che transita al di là del sesso anatomico, perché questa è la vera essenza della natura: dal mito dell’androgino di Platone allo stesso scelto celibato di Gesù. Abbiamo capito pure chi sono questi eredi diretti di chi prima osava linciare i gay per le strade: un bel museo omofobico vivente altrimenti estinto. La comunità LGBTI paga le tasse come tutti gli altri cittadini e pretende leggi che garantiscano l’uguaglianza come vuole la nostra Sacra Costituzione. Vogliamo il matrimonio come tutti gli altri cittadini e poco ci importa se la Chiesa cattolica dei privilegi non condivide ciò: la funzione laica non ce la può togliere nessuno; e poi ci sono altre Chiese più inclusive a cui rivolgersi: la Chiesa Valdese, le sinagoghe ebraiche. Basta con questi ipocriti e deviati paladini delle discriminazioni antievangeliche. Siamo circa tre milioni in Italia: ci faremo valere contro ogni forma di bigottismo: questo, sì, va annientato senza pietà. Nel rispetto di chi crede senza tentare di fotterci!

Giuseppe Di Salvo 

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GIUSEPPE DI SALVO: IL MOVIMENTO CINQUE STELLE, IL BLOCCO DEI CONTRATTI E I NEOFASCISTI PARTITOCRATI DA ESILIARE!

Sono i deputati del Movimento Cinque Stelle che chiedono al Governo tartassatore in carica (leggasi Renzi) come mai ancora si persiste col blocco anticostituzionale dei Contratti del pubblico impiego che dura ormai da oltre un lustro con la perdita annua per ogni lavoratore di ben oltre 4.000 euro. E il Governo cosa risponde? Esprime solo atteggiamenti neofascisti e gioca invano con le parole. C’è ancora qualche imbecille che vota per questo centrosinistra che ci tartassa? E dire che questi esponenti del Governo Renzi (neofascisti partitocrati e privilegiati della peggiore specie!) non hanno il coraggio di dire che il blocco dei contratti l’hanno prolungato fino al 1918! Sono esseri pericolosi lontani dai lavoratori, sono gli avanzi politici (o degni eredi) dei signorotti della Repubblica di Salò. Quando questo Regime cadrà i loro esponenti di spicco, come è successo per i Savoia, devono essere esiliati: hanno attentato continuamente alla nostra repubblicana Costituzione!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: IL BLOG TISCALI A ME INTESTATO HA SUPERATO I 2.000.000 (DUEMILIONI) DI VISITATORI: DA OGNI PARTE DEL GLOBO!!!

GIUSEPPE DI SALVO: IL BLOG TISCALI A ME INTESTATO HA SUPERATO I 2.000.000 (DUEMILIONI) DI VISITATORI: DA OGNI PARTE DEL GLOBO!!!

Grande giubilo! Il Blog Tiscali a me intestato ha superato ieri i 2.000.000 (duemilioni) di visitatori. Contatti provenienti da ogni parte del mondo. Soprattutto dall’Italia e dalla provincia di Palermo. Ma molti navigatori da me approdano da ogni continente. Se aggiungiamo i visitatori del mio Blog  presente nella piattaforma Facebook, possiamo ben pensare che si va oltre i 4.000.000 di visitatori complessivi, considerando anche  che da un paio di anni la mia attività si è prevalentemente spostata su Facebook dove abbondano commenti, condivisioni dei miei post, e certo anche critiche. Il tutto all’insegna della civiltà. Io metto la mia ricerca sempre seria e il mio stile: ora ironico, ora sarcastico, ora.. dite voi. Piacciono molto le mie poesie e le mie recensioni musicali; i miei sinceri interventi politici talvolta divertono, talaltra spaccano. E meno male che sia così! A me non resta che ringraziare chi approda nei miei sacri lidi. In Facebook conquisto sempre nuovi amici: non molti, ma buoni! Quando qualcuno se ne va, succede anche questo!, mi rallegro di quella scelta. Del resto, anch’io, talvolta, sono costretto a cancellare qualcuno: è nelle cose della rete. Ai generatori di invidia offro bianco bicarbonato. Io vi ringrazio. Ora parlate voi!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: PALERMO PRIDE 2015 RICORDERA’ NINO GENNARO! SONO FIERO DI ESSERCI!

GIUSEPPE DI SALVO: PALERMO PRIDE 2015 RICORDERA’ NINO GENNARO! SONO FIERO DI ESSERCI!

Il Palermo Pride 2015 dedica tre giornate al ricordo di Nino Gennaro nel ventennale della sua scomparsa: il 20 giugno con un incontro pubblico, il 22 giugno con una performance ed il 25 con l’inaugurazione di una mostra. Saranno il Teatro Massimo ed il Teatro Biondo ad ospitare questi tre eventi, per significare che le più importanti e rappresentative Istituzioni culturali della nostra città si fanno carico della trasmissione della memoria di questo straordinario Artista. Nell’anno in cui il Pride ha scelto come tema “Spazi Pubblici/Spazi di Rivolta” non potevamo avere un testimonial migliore di Nino Gennaro che ha dedicato la sua vita alla trasformazione degli spazi pubblici in luoghi di rivoluzione culturale …e civile. Vi aspettiamo il 20, il 22 e il 25 giugno e non dimentichiamolo mai: O si è Felici, o si è Complici!

20 Giugno, ore 16.00: Teatro Massimo (Sala ONU)

“La Casa E’ Come Il Pane”: Incontro Pubblico per ricordare Nino Gennaro, l’Artista, il Militante, il Poeta, il Teatrante.

Parteciperanno:

Maria Di Carlo (Compagna di Nino Gennaro)

Roberto Alajmo (Direttore Teatro Biondo)

Letizia Battaglia (Fotografa)

Silvio Benedetto (Artista)

Giuseppe Cutino (Regista)

Giuseppe Di Salvo (fra i fondatori del FUORI! di Palermo)

Alida Giardina (Attrice)

Pietro Milazzo (Attivista, Sindacalista CGIL)

Dino Paternostro (Segretario Camera del Lavoro Corleone)

Lina Prosa (Scrittrice)

Nino Rocca (Comitato Lotta per la Casa 12 Luglio)

Umberto Santino (Pres. Centro di Documentazione Peppino Impastato)

Pippo Zimmardi (Insegnante, Filmaker)

Massimo Verdastro (Regista e Attore)

Coordina: Massimo Milani (Professione: Madrina)

GIUSEPPE DI SALVO: ROBERTO ABBADO TRIONFA CON IL REQUIEM DI GIUSEPPE VERDI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. BRAVISSIME LA AGRESTA E LA SEMENCHUK. MA IL NOSTRO RICORDO VA ALLA DI GIACOMO E ALLA GANASSI SULLE SCALE DEL TEATRO, MAGGIO 2010, E DENTRO, APRILE 2012.

Da sinistra: il soprano Maria Agresta e il mezzosoprano Ekaterina Semenchuk.Da sinistra: il soprano Maria Agresta e il mezzosoprano Ekaterina Semenchuk.

ROBERTO ABBADO TRIONFA CON IL REQUIEM DI GIUSEPPE VERDI  AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO. BRAVISSIME LA AGRESTA E LA SEMENCHUK. MA IL NOSTRO RICORDO VA ALLA  DI GIACOMO E ALLA GANASSI SULLE SCALE DEL TEATRO, MAGGIO 2010, E DENTRO, APRILE 2012.

Con questo Requiem verdiano diretto con sapienza espressiva da Roberto Abbado al Teatro Massimo di Palermo giovedì 4 giugno 2015 possiamo tornare a parlare con certezza di voci soliste che cantano. Non si tratta di voci eccezionali, ma di interpreti d’eccezione senz’altro! Il tenore Giorgio Berrugi manca di squillo, ma tende ad interpretare il senso delle parole che canta; il basso Riccardo Zanellato presenta emissioni infelici e non sempre fluide, ma non gli si possono negare tocchi interpretativi al limite della grazia che lo assolve da ogni altro aspetto vocale caratterizzato dal timbro sgraziato. Delle due voci femminili (Maria Agresta ed Ekaterina Semenchuk), le migliori della serata,  parleremo dopo.

   Ora ci chiediamo: perché ancora oggi la Messa di Requiem di Giuseppe Verdi, eseguita al di fuori delle chiese e, quindi, nei nostri prestigiosi teatri d’opera (ma potremmo porci la stessa domanda per altri Requiem, quello di Mozart e Brahms compresi), attrae e piace? Un Requiem, va detto, pur eseguito per ricordare chi non è più (e in questo caso il riferimento, nell’intenzione di Verdi, era onorare la memoria del credente Alessandro Manzoni), esprime i conflitti sentimentali di chi ancora ha l’anima che pulsa all’interno di un corpo la cui mente tende a scrutare filosoficamente (e per taluni anche teologicamente) i misteri di ciò che ci dovrebbe aspettare  dopo l’aldiquà. Qualsiasi Requiem è quindi intimistico dialogo con se stessi, col non raggiunto “eterno riposo” o quiete interiore su questa terra. Chi crede davvero al “giorno del giudizio” se non è capace di ritrovare se stesso in questo unico Paradiso Terrestre da cui non ci vogliamo congedare?

   Il testo latino del Requiem ha la struttura poetica e umana del dramma: e ciò indipendentemente dagli slanci  -a tratti rigorosamente melodrammatici- della musica verdiana. Verdi? Il diversamente credente. Il laico. L’operista risorgimentale certamente ostile al potere temporale della Chiesa.  La grande coscienza religiosa di Giuseppe Verdi (sì, anche quella di un laico che pensa e dubita è coscienza altamente religiosa; gli stessi legami con la spiritualità non sono monopolio della chiesa cattolica e non possono essere gestiti dallo stato vaticano!) è la coscienza del genio che si vuole inoltrare con l’arte nei misteriosi aspetti della vita per noi creati dalla storia e dalla cultura.

   Notava acutamente Ildebrando Pizzetti: “La Messa da Requiem di Verdi esprime, sì, il timore dell’uomo di fronte al mistero della Morte e dell’Eterno: ma timore, appunto, non paura; ha pagine che potremmo dire tremende ma non mai terribili; ha accenti di tristezza e di angoscia, e magari gridi di dolore, ma mai urli di spavento o di raccapriccio”.

   Possiamo allora dire che con ogni Requiem è il “timore della Morte” che si rappresenta sia per chi l’ha culturalmente interiorizzato sia per chi  questo timore non ha?  E che la stessa misericordia è arte che tende a perdonare senza che essa entri nel “peccato” per cambiarlo? Non c’è e non ci sarà Giorno del Giudizio! Ci sono, invece, i giorni della Coscienza, tanti giorni!, che ci spingono alla catarsi e alla pace interiore. Il resto è condizionamento degli stregoni che vogliono frustrare i nostri vitali desideri. In altre parole, il Requiem di Verdi è puro teatro (nel senso etimologico di rappresentazione: del resto cosa non si rappresenta?) e le tante voci che cantano hanno una sola protagonista: la sensibilità linguistica del compositore.

   Nel suo Requiem Verdi ha espresso il massimo della sua concentrazione artistica e ha partorito un capolavoro all’interno del quale, come nota Julian Budden, “il compositore riversò tutte le sue risorse puramente musicali sviluppate con la creazione di ventisei opere”; Verdi creò un capolavoro “meta-teatrale” perché non condizionato da schemi espressivi “volgarmente” teatrali. E la musica meta-teatrale attrae anche chi non ama i tempi e i luoghi e le azioni che si sviluppano nelle scene delle opere teatrali. Un Requiem ha la sua forza espressiva in luoghi che la mente umana immagina siano “non fisici”, e ha il magnetismo dell’atemporalità.  Quando il soprano intona con veemenza, spesso rasentando il grido, nell’ultimo tempo, “Libera me” sembra cadere in una gestualità tragica e anche le sue emissioni ci ricordano azioni operistiche, ma in verità si tratta di gesti inconsulti del compositore smarrito negli invisibili luoghi della mente. La spettacolarità del Requiem ci viene rivelata dalla dotta orchestrazione e dal sapiente richiamo ai grandi polifonisti del Cinquecento: Giovanni Pierluigi da Palestrina, Tomás Luis de Victoria, Luca Marenzio, Gregorio Allegri…; un Rinascimento corale radiato dalla sapienza espressiva del Canto Gregoriano. I melismi degli antichi cantori -nel Requiem verdiano- diventano espressioni belcantistiche affidate ai quattro solisti: nei suoni filati, nei pianissimi, nei legati troviamo l’altro aspetto della spettacolarità della partitura: si tratta di soavi carezze del suono che in terra ci danno la pace.  Ecco perché quando si rappresenta il Requiem, anche col caldo, si assiste ad un vero e proprio pellegrinaggio: tutti andiamo per cercare di oggettivare il Sacro, la Vita Eterna che, in definitiva, è dentro noi stessi!

   Qualche giornale ha parlato, ore prima,  di evento legato ai nomi dei quattro cantanti. C’è del vero qui: quando mai nel corso della stagione operistica si sono preannunciati eccellenti cantanti? Gli è che al Teatro Massimo, in questo periodo storico, si canta bene ogni tre anni o a scadenza dilatata.  Eppure i migliori interpreti del Requiem, dacché il Teatro Massimo ha riaperto i battenti, sono stati quelli del 6 maggio 2010: c’era una smagliante Julianna Di Giacomo, una raffinatissima Sonia Ganassi,  un etereo Mirco Palazzi, un suadente Robert Nagy; un Requiem diretto dallo stesso Roberto Abbado sulla sacra scalinata del Teatro in segno di protesta contro l’allora ministro Bondi. Chi si ricorda? Ci è stato bissato pure il “Lacrimosa”: un insolito evento! La Di Giacomo e la Ganassi lo ricantarono, questa volta dentro, il 6 aprile 2012 e vennero diretti con successo da George Pehlivanian. Cambiarono gli interpreti maschili. E le due donne, soprano e mezzosoprano, come sempre, svettarono. Ma niente bis!

   Che dire del soprano Maria Agresta? Si è certamente distinta nel fraseggio, nei suoni filati e nei pianissimi che con onore richiamavano la Caballé: tutti segni, però, che caratterizzano la grande interprete. Ma quando la vocalità verdiana diviene tonitruante, il soprano perde forza espressiva e la bellezza del suo timbro finisce pure per perdere smalto.  Julianna di Giacomo non perdeva mai la spettacolare rotondità del suono emesso a voce piena.

   La tessitura del mezzosoprano presente nel Requiem di Verdi è simile a quella del contralto Ulrica, la maga di Un Ballo in Maschera.  E certamente Ekaterina Semenchuk è apparsa sicura di sé sia nel “Liber scriptus” sia nel “Recordare” sia nel “Lacrimosa” ; sul piano interpretativo la più in trans (o in trance, nel senso latino di transire)! Come abbiamo apprezzato il suo “Nil inultum remanebit” cantato sempre più piano, diventato quasi “silenzio”! Già, lo stesso silenzio invocato da Ulrica per portare tristi verità alla luce; anche nel Requiem il Giudice divino deve rendere palese ogni cosa nascosta. Quoi? Noi siamo gli indovini della nostra Coscienza e severi giudici di noi stessi. Dipende da noi vivere nell’Inferno (infelicità) o nel Paradiso, cioè nella Gioia. Maga e Dio: che coincidenza dei quasi opposti! Questo siamo noi: mera dualità sacra ed eretica.

   Ben curato il Coro in ogni reparto e magnetico nei momenti a cappella della partitura! Complimenti ai Coristi e al maestro Piero Monti. Un bacio in fronte a Roberto Abbado, a tutti gli orchestrali e alle tube che diffondevano il suono dall’alto dei palchi collocati sul proscenio. Altro che sepolcri della terra! Solo i vivi hanno labbra per soffiare e suonare così bene! Trionfo!

Bagheria, 6 giugno 2015

Giuseppe Di Salvo