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Archivio Luglio 2015

GIUSEPPE DI SALVO: CAPITOLO TREDICESIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO. I GAY SCUOTONO LA TV DI STATO!

ARTICOLI SULLA PRIMA TRASMISSIONE DEI GAY DEL FUORI DEL 1978ARTICOLI SULLA PRIMA TRASMISSIONE DEI GAY DEL FUORI DEL 1978

CAPITOLO TREDICESIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

RAI-TV: PER LA PRIMA VOLTA, 20/09/1978, I GAY DEL FUORI! ARRIVANO ALLA TELEVISIONE DI STATO CASTRATI DALLA VOLGARE CENSURA

Come mai, ci si chiede, dopo la clamorosa rivolta di Sanremo del 5 aprile 1972  -allorché i compagni del FUORI! di Torino, ma non erano i soli!, contestarono con esito trionfale lo psiconazista  congresso internazionale sulle presunte “devianze” sessuali organizzato del Centro Italiano di Sessuologia di tendenza cattolica e clerico-fascista-  e dopo oltre sei anni di lotte del Movimento di Liberazione Omosessuale, comprese le tante lotte da me narrate del FUORI! di Palermo, solo il 20 settembre del 1978 la tivù di Stato diede pochi minuti di visibilità ai gay politicizzati italiani? Eppure il FUORI!, almeno nella carta stampata e nelle emittenti private, era divenuto conosciuto da parte di milioni di Italiani! La risposta è semplice: i gay che mostravano al pubblico l’immagine felice di se stessi dovevano essere censurati dalla tivù di regime catto-comunista o, se  volete, del Compromesso Storico. Nonostante molti Italiani, grazie anche all’apertura sui gay da parte del Partito Radicale, cominciavano ad evolversi. Ma  -come ho spiegato nel capitolo precedente-  i mass-media, anche quelli in apparenza progressisti, rimanevano perfettamente omofobici e tarati.

   Ebbene, di quella prima breve trasmissione televisiva gestita dai gay del FUORI! ne parlarono in anticipo diversi quotidiani: potevano non preannunciare un tale nuovo evento? Noi qui riportiamo il breve articolo pubblicato da La Repubblica il 15 settembre 1978 con la firma abbreviata di a.m.m. Eccovelo:

    Roma- “Malato, diverso, frocio, lesbica, checca, finocchio, recchione, culattone: tanti modi diversi di dire ‘ti amo ’ ”. Il FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) intendeva concludere così la sua prima apparizione televisiva nel primo spazio (dieci minuti) conquistato nella serie delle trasmissioni dell’accesso: con la fatidica frase scritta a caratteri giganti su un cartellone artigianale. Il tutto (la registrazione della trasmissione) avveniva ieri 14 di settembre, per andare in onda il 20 dello stesso mese alle ore 18 e 50 sulla ReteDue Tv. E bisogna subito dire che ci sono voluti tre anni (tanti ne vanta la richiesta del FUORI! per poter usufruire del diritto all’accesso televisivo) per decidere di destinare all’organizzazione politica degli omosessuali italiani il tempo, il pubblico e lo spazio adatti.

   Ma tant’è, e proprio probabilmente chiamando in causa gli ignari bambini e le loro mamme, la televisione per mano, testa e bocca di uno dei suoi funzionari ha deciso di censurare il cartello-manifesto del FUORI!: i bimbi cresceranno e le mamme invecchieranno, come dice la nota canzone, senza subire l’oltraggio di un furto di linguaggio da parte della televisione di Stato ai loro danni.

   Il cartellone, dunque, non si vedrà: la trasmissione dell’accesso del FUORI! non si concluderà con la sua inquadratura. Tutto per il tempestivo intervento della Tv che, tra l’altro, con una decisione in questo senso, si è anche fatta carico di responsabilità che secondo la legge non sono le sue: competono, infatti, ai titolari delle varie trasmissioni dell’accesso, e in questo caso al FUORI!

   Nel corso della trasmissione, intitolata “Ragioni di una battaglia per la liberazione omosessuale” parleranno per conto del FUORI! romano Angelo Pezzana e Laura Di Nola. Annunceranno, tra l’altro, un appuntamento dell’Iga (International Gay Association) per il 30 di settembre all’ambasciata greca d’Italia (e contemporaneamente a quella del Canada, degli Usa, della Francia, Olanda, Inghilterra, Danimarca, Irlanda, Nuova Zelanda, e Svezia) allo scopo di protestare contro l’imminente entrata in vigore in quel Paese di una nuova legge contro gli omosessuali. (a.m.m.).

    La trasmissione censurata, come dalla stampa preannunciato, andò in onda il 20 settembre 1978 intorno alle ore 18:50.  Per comprendere meglio il clima politico e culturale da quella trasmissione riflesso nelle menti di chi l’aveva visto riportiamo due brevi articoli: uno firmato CIP pubblicato il 21 settembre 1978  su Paese Sera, soprattitolo “VISTO IERI”, titolo “Problemi di educazione sessuale?”; il secondo è firmato dallo scrittore Alberto Bevilacqua e venne pubblicato dal “Corriere della Sera”, sempre in data 21 settembre 1978: soprattitolo “Accesso”, titolo “Omosessuali senza cifre”.

   Cominciamo con quello firmato CIP:

    ACCESSO -  Poiché i problemi di sessualità e l’educazione sessuale sono praticamente banditi non soltanto dalla scuola, ma anche dalla televisione  -abbiamo visto che fine hanno fatto in questo senso le iniziative prese, anche le più caute-  non ci resta che aspettare gli omosessuali per sentirci rimbalzare il tema che, cacciato dalla porta, rientra dalla finestra.

   Di omosessuali ne avevamo già visti sul video l’altra sera, nel documentario di Isabella Rossellini da New York, una città (e un paese, gli Stati Uniti) dove la libera scelta del partner si è affermata da tempo anche sulla scorta di precise teorie psicologiche, ma non avevamo mai incontrato sul piccolo schermo un gruppo di persone che richiamandosi ad una organizzazione, il FUORI!, esponevano il loro punto di vista sulla questione dei rapporti sessuali.  La cosa in sé non ci turba, il tutto è stato fatto con il massimo della discrezione (e di censura, come si ricorderà) e segnaliamo la trasmissione soltanto per l novità del tema.

   Il programma in sé, a volerlo vedere da critici, era francamente modesto: hanno parlato soltanto in due, un certo Angelo e una certa Laura, e non si capisce perché mai, visto che in un quarto d’ora ci sarebbe stato spazio per tutti. Bastava un minimo di organizzazione e si sarebbero evitati i soliti sproloqui individuali. Per di più la regia aveva messo tutti a sedere su scranni bassissimi, con il risultato che la prima fila sembrava composta da nanetti handicappati, mentre la seconda  -per il consueto e bizzarro effetto ottico della TV-  formata da giganti. Angelo appariva come un capoccia autoritario che non solo parlava sempre lui, ma stava seduto su un seggiolotto particolare. C’era infine una certa aria di imbarazzo generale, tutti, come dire?, guardavano da un’altra parte. Hanno annunciato proteste contro la Grecia e l’URSS perché la prima intende e la seconda ha da tempo criminalizzato l’omosessualità.    CIP.

    Come si vede che ancora gli omosessuali organizzati non erano legati al PCI!

 Riportiamo ora l’articolo di Alberto Bevilacqua.

   Chi l’avrebbe detto che la Orsomando, annunciatrice per eccellenza della televisione etero (anche come mentalità non sessuale, come osservanza dei più tradizionali luoghi comuni) si sarebbe trovata, un giorno, a introdurre il problema omosessuale, a pronunciare la parola “omosessuale”, riuscendo con professionismo di vecchia data a darle lo stesso tono di Canzonissima, Portobello, le Previsioni del tempo. La Orsomando non ha avuto un’esitazione e, dalla sua tranquillità uso famiglie, il telespettatore deve essere stato tranquillizzato. Ciò è accaduto alle 19 di ieri, data fatidica per il gay di casa nostra, in Spazio libero: i programmi dell’accesso, dove si autopresentava il FUORI!, Movimento di liberazione omosessuale. C’era un piccolo gruppo di omosessuali e una lesbica, di nome Laura. Va subito detto che i due portavoce dei presenti (Laura e un giovane di cui non ho inteso il cognome, e forse non è stato detto) hanno sostenuto il loro discorso con grande civiltà, direi con uno stile umano che deve aver soffocato in parte le prevedibili ironie di una massa che, magari per una semplice distorsione goliardica, è ancora pronta alla derisione del “frocio” di triste memoria.

   Confesso ancora una volta la fiducia nel nostro uditorio popolare e ritengo, forse sbagliando, che ciò che è avvenuto ieri sera, ripeto anche per il modo con cui è avvenuto, farà riflettere molti e indurrà più al pensiero che non al volgare sarcasmo. Non è con la volgarità che si risolvono i problemi, che si assume la nozione del reale. Certo, esistono omosessuali volgari, violenti, corrotti nell’animo; ma nella stessa misura possiamo contare eterosessuali della stessa specie.

   Piuttosto avrei un appunto da fare ai civili interlocutori di ieri sera. Essi, anche a causa di poco tempo, si sono soffermati sui principi generali della condizione sessuale dell’uomo, e va bene; ma io avrei preferito ascoltare, magari in un elenco scarno, fatto di cifre, di dati, la triste odissea della loro emarginazione. Fra tanti bei concetti, si è alluso a violenze della società , della polizia, eccetera; ma perché non farle conoscere, queste violenze? Se il discorso era, ed è anche politico, perché non usare una metodologia di discorso politico, anche in questo caso?

   Non sono nemmeno troppo d’accordo sul presentare l’eterosessualità, così com’è vissuta oggi, nell’angolazione di mezzo per procreare. Il riferimento all’etica demografica fascista non c’entrava.

   Il Parlamento greco sta per varare un provvedimento a mettere fuori legge gli omosessuali; l’articolo 121 del Codice sovietico commina 15 anni di prigione all’omosessuale. Sento qualcuno già esclamare: e fanno bene. Respingete pure il mio parere, ma io dico; no, signori, fanno male. A meno che l’omosessuale non si renda colpevole di reati comuni. Ma allora siamo nel caso del delinquente, che è tale, vada o no a letto con un del suo medesimo sesso. E c’è anche da dire che, a forza di spingere un essere umano nell’ombra, nel buio anzi, questi finisce sempre un po’ per diventare, o essere trasformato, in demone.

Alberto Bevilacqua

Questi erano gli intellettuali italiani del tempo! Alberto Bevilacqua meno organico rispetto ai partiti, apparentemente illuminato, ma, come si può leggere, il suo intervento è intriso di luoghi comuni e, quindi, organico alla mentalità conformistica ed eterosessuale: erano le voci “volgari” allineate alla nostra Italietta del Compromesso Storico, lo specchio e il riflesso del pensiero piccolo borghese che non riusciva a svettare. Si vede che non avevano digerito la politica del coito di Pier Paolo Pasolini. Ma sapevano assumere pose. Cosa dovevano dire mai in meno di 15 minuti gli omosessuali del FUORI! se non evidenziare, in primis, gli imminenti impegni politici? Ed è della manifestazione internazionale contro il Governo greco di allora che stava per votare una legge contro l’omosessualità che parleremo nel Capitolo Quattordicesimo.

(Capitolo Tredicesimo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!).

 

Bagheria, 28 luglio 2015

Giuseppe Di Salvo

 

GIUSEPPE DI SALVO: CAPITOLO DODICESIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO. DEL COME IL MIO LINGUAGGIO PORNOLALICO SMASCHERAVA LE POSE DEGLI PSEUDOPROGRESSISTI

GIUSEPPE DI SALVO, BARI 1978, COL SUO DIVINO LINGUAGGIO D'ATTACCO!GIUSEPPE DI SALVO, BARI 1978, COL SUO DIVINO LINGUAGGIO D’ATTACCO!

CAPITOLO DODICESIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

DEL COME IL MIO DIVINO LINGUAGGIO D’ATTACCO, DEFINITO “PORNOLALICO”, SMASCHERAVA NEGLI ANNI SETTANTA LE POSE DEI DIRETTORI DI TESTATE PSEUDOPROGRESSISTE

 Il lettore, nel corso di questo mio glorioso racconto di esperienze, si è trovato a contatto col mio lessico, per così dire, aulico. Eppure, nel corso di quelle mie lontane lotte, sia in pubblico sia scrivendo e collaborando per “testate amiche”, mi esprimevo volutamente con connotazioni linguistiche d’attacco definite “pornolaliche” (per me era divina pornolalìa il linguaggio ricco di termini, metafore e “meta-volgarità” coi richiami altrimenti reali e nobili ai genitali e  a ciò che concerneva il sesso).

   Sono sempre stato un uomo d’azione con metodi nonviolenti. Ma quanta violenza subivo quotidianamente dalla società sia con espressioni linguistiche davvero volgari di derivazione clerico-fascista (quanti berci i gay dovevano sentire per strada a loro rivolti da persone di diversa età  -fanciulli, ragazzi, uomini, donne, anziani…-  tutti a gridare: “Frocio”, “arrusu”, “finocchio”, “aricchiuni”…!) sia con linciaggio morale sia con vera e propria violenza fisica. Senza che nessuno si muovesse per porre fine a queste mostruosità. Come reagire?  Contro questa violenza sociale non mi restava che attaccare ricorrendo a un deflagrante linguaggio ora tendente a riportare quello usato dalla società contro gli arrusi, ora valorizzando quello stesso linguaggio con frasi positive ricche di parole da tutti usate in privato o in pubblico in maniera negativa, e spesso si trattava di linguaggio intriso di parole legate ai genitali delle persone.

   Gli inerti ipocriti della linguistica di regime dicevano che con quel mio linguaggio non riuscivo a fare passare i mie “condivisibili” contenuti. Ma cosa facevano questi “perbenisti” del cavolo contro chi impunemente ora per ora ci insultava? Nulla! Erano proprio questi “perbenisti” ipocriti che da millenni tolleravano il razzismo sociale a danno dei gay.  Tranne rarissime eccezioni, quale linguaggio si era mai levato a sostegno e a difesa delle persone omosessuali? Quel mio linguaggio smascherava la “tolleranza formale” dei “perbenisti” sedicenti progressisti. Poveri ottusi! Si dovevano proprio svegliare: sia a sinistra sia  al centro sia a destra. Capitò pure che con quel mio linguaggio misi in difficoltà “amici” giornalisti che lavoravano in TV private, radio private, testate giornalistiche dalle parvenze “alternative”. Fu anche il caso de Il foglio d’arte, periodico di Caltanissetta, che pure aveva pubblicato, talvolta mutilandoli, diversi miei articoli sulle lotte del FUORI! di Palermo.

   Nell’estate 1978 Il foglio d’arte ebbe un blocco redazionale per la dirompenza dei miei articoli. Con conseguente rottura. Non si resero conto, poverini, che io ero ormai la più nota frocia del Regno delle Due Sicilie. Oggi devo dire che loro sono tutti scomparsi. Io, invece, dopo circa quattro decenni, sono ancora qui.  Scrissi allora alla Redazione de Il foglio d’arte una lunga lettera esplicativa della mia opportuna terminologia. Venni dai quei “progressisti” spietatamente censurato.  Ora riporto quella spettacolare lettera di quell’estate calda datata 1978. Buona lettura. E speriamo che essa desti eccitazione… alle vostre catene dendritiche.

   Cari amici de “Il foglio d’arte”,

mi è dispiaciuto molto il fatto che io non ho potuto presenziare al dibattito provocato da alcuni miei articoli con il loro linguaggio dirompente e rivoluzionario. E’ inutile citare Roland Barthes o Herbert Marcuse, Felix Guattari o la Macciocchi, per spiegare a voi quanto siano dirompenti i segni linguistici usati in modo nuovo rispetto ai significati che il potere da sempre ha dato a tali segni (significati repressivi, si capisce). Perché è inutile citare e spiegare? Semplice: perché Il foglio d’arte ha ormai fatto la sua scelta. Quale? Quella di non pubblicare frasi del tipo: “Aprite le vie del culo alla divina pressione del cazzo”, o ancora: “Padre Visser, fatti fottere da un cavallo e capirai cos’è il sommo bene”. Libero Il foglio d’arte di fare la sua scelta: la trovo più che legittima. D’altra parte non è una novità. I primi romanzi di Pasolini, per non citare quelli del Marchese De Sade o di Genet (altri tristi tempi!), nonché lo stesso Ernesto di Umberto Saba, incontrarono mille difficoltà nel campo dell’editoria. Eppure erano tutti capolavori, non solo per quell’aspettocontenutistico ricco e penetrante insieme, ma anche e soprattutto per la novità del linguaggio che questi romanzi contenevano in sé.

   Oggi tutti quei capolavori li troviamo non solo stampati, ma anche molto diffusi. Ma poi mi chiedo: di che cosa si dovrebbe scandalizzare la gente se parole come “cazzo” e “fottere” fanno parte del nostro vocabolario quotidiano sia parlato che scritto? Quale senso di pudore ci sarebbe da nascondere dunque se non quello sfacciato dell’ipocrisia? Orbene, nella sua legittima libertà Il foglio d’arte (scandalizzandosi di quel linguaggio pornolalico esistente, effettuale, e scegliendo di non pubblicare quei miei scritti contenenti tale linguaggio) si è adeguato, si è addirittura sottomesso a quei “valori” (se così li possiamo chiamare) ipocriti dei miserabili benpensanti. E’ stata dunque una scelta da sciocchi e non da veri aristocratici. Il vero aristocratico non si scandalizza, infatti, nel leggere tale linguaggio. E’ vero, c’è nel “Foglio d’arte”, come ha ricordato a me la stessa Ester Bartoccelli, libertà di trattare qualsiasi tipo di argomento, manca però la libertà di espressione. Perché? Perché dipendiamo sempre da un padrone. Si può dunque trattare qualsiasi argomento purché nella forma e nel linguaggio si resti ancorati, come stupidi ma preziosi pappagalli, ai segni linguistici e ai significati di questi segni dati dalla classe dominante.

   Ma se un giornale, dipendente finanziariamente dal sig.  Giordano, è libero di non scegliere un certo linguaggio (più di non scegliere si tratta di non stampare: in genere chi vuole che non si dica al pubblico una cosa è proprio quella che da privati si fa), io credo che questa stessa libertà non si può applicare arbitrariamente su altre questioni. Mi spiego. Nel numero 7 del giornale (luglio ’78) un mio servizio sull’omosessualità appare completamente mutilato, visto che non è stato pubblicato quell’articolo che parla delle norme antiomosessuali che avevo allegato. Senza questo articolo, fra l’altro citato a pagina quattro del suddetto numero, non si può capire infatti il senso della lettera a Sandro Pertini pubblicata a pagina cinque. Per non parlare delle omissioni delle bellissime poesie datemi dai compagni del FUORI! di Palermo.

   Un’altra cosa che intendo sottolinearvi è il fatto relativo all’omissione della mia firma a fine articolo. Perché? Io non ho mai espresso questo desiderio. Avrei voluto segnalare ciò a proposito del penultimo numero. Ma non l’ho fatto, avendo visto che per ogni articolo c’era alla fine un enigmatico punto invece della firma.

   Non so a chi vengano queste idee, ma mi sembra perlomeno corretto chiedere il parere dell’interessato prima di fare una cosa del genere.

   Pertanto, esigo che ogni mio articolo (se ve ne saranno altri) venga pubblicato firmato per diversi motivi.

   Prima di tutto perché sono narcisista; in secondo luogo perché non appartengo ai NUCLEI ARMATI CLANDESTINI; ancora, perché ho scelto di portare fuori senza più paura la mia frociaggine; e, infine, perché ritengo più qualificante il fatto che un articolo termini con tanto di firma del suo autore. In altre parole, desidero ritrovare il mio nome perduto (o, meglio, relegato in quella odiosa pagina del sommario che nessuno va a leggere).

   Un’ultima cosa. So che, come collaboratore, mi spettano sei numeri de Il foglio d’arte. Di fatto, dell’ultimo numero, non ne ho neppure una copia. Pertanto,  pregherei la redazione de Il foglio d’arte di spedirmi 10 copie del giornale in casa di Ester Bartoccelli a Palermo, essendo disposto a pagare le quattro copie che io richiedo in più.

   Se volete farmi cosa gradita, potete inviarmi le 10 copie a Bagheria, in via III Mortillaro, numero 18.

   Vogliate prendere queste mie considerazioni non con spirito polemico ma con serenità critica, essendo la mia intenzione quella di contribuire ad un salto qualitativo del “nostro” giornale che già, nell’ultimo numero, grazie anche all’impegno personale di Salvatore Salamone, vedo mutato in senso positivo sia nella sostanza che nell’impaginazione.

   Spero che questa mia missiva apra un dibattito sul giornale a proposito delle riflessioni critiche da me qui espresse per la crescita civile di ognuno di noi, convinto come sono che si matura affrontando pubblicamente gli argomenti scomodi e non tenendo il giornale fermo per più di quattro mesi. Ne aspetto la prova.

    Con le più vive cordialità,

Giuseppe Di Salvo

Bagheria, estate 1978

Il lettore avrà capito che avevo, altissimo, il senso del graffiante e lancinante divertimento: cos’altro potevo fare con chi non voleva o poteva sentire?

(Capitolo Dodicesimo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!)

Bagheria,26 luglio 2015

Giuseppe Di Salvo

 

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL CAPITOLO NONO (LIBRO TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

SUL SETTIMANALE IL CAPITOLO NONO (LIBRO TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

CAPITOLO NONO (LIBRO III) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMOCAPITOLO NONO (LIBRO III) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

Il Settimanale di Bagheria, già in tutte le prestigiose edicole cittadine, pubblica, dopo il grande successo di pubblico delle puntati precedenti e nell’attesa che il sindaco Patrizio Cinque incontri l’uomo giusto che lo farà cambiare  -altro articolo di grande impatto sull’opinione pubblica-, il Capitolo Nono, Libro Terzo, della Gloriosa storia del FUORI! di Palermo. Da non perdere! Perchè mai? Perchè, grazie anche ai nostri superbi e mirati attacchi culturali, abbiamo scosso e curato la “scienza” cara agli psiconazisti legati a tutti gli omofobici regimi. E abbiamo anticipato di decenni anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità che successivamente toglierà l’omosessualiità dalle malattie mentali. E lo scandalo sta nel fatto che questi psiconazisti non hanno mai subito uno spettacolare processo internazionale di Frocimberga. Andrebbero tutti trattati con elettroshock insulinici e terapie di avversione, facendo loro visualizzare vagine di belle scrofe!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: UNIONI GAY, STRASBURGO CONDANNA L’ITALIA PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI. MATTARELLA INVII URGENTE MESSAGGIO

UNIONI GAY, STRASBURGO CONDANNA L’ITALIA PER VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI. MATTARELLA INVII URGENTE MESSAGGIO

Nozze gay, Strasburgo condanna l’Italia: “Riconosca diritti coppie omosessuali”. Con questi miserabili politici, legati ai privilegi della partitocrazia, Matteo Salvini compreso, ancora in Italia i gay, che pur pagano le tasse, vengono discriminati perchè le unioni fra persone dello stesso sesso non sono ancora codificate da nessuna legge. Il presidente Sergio Mattarella faccia politica costituzionale: INVII UN URGENTE MESSAGGIO ALLE CAMERE PERCHE’ ESSE LEGIFERINO AL PIU’ PRESTO A PROPOSITO DI UNIONI GAY. Basta! E le associazioni gay organizzino un Pride permanente davanti ai Palazzi deputati a legiferare queste unioni: siamo milioni, la società è con la comunità LGBT. Si faccia scalpore. Il mondo occidentale insorgerà coi gay contro questi rattrappiti leghisti e Centristi del cavolo, ai quali non interessa niente di nessuna famiglia. E lo dimostratano le loro azioni politiche e penali e le loro politiche che hanno contribuito a tartassare tutte le famiglie italiane. Vergogna! Presidente della Repubblica, insorga e la smetta di avere questo passo felpato! La Costituzione è di tutti, anche del popolo LGBTI!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Omosessualità, politica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: DEL COME MATTEO RENZI SULLE UNIONI CIVILI PRENDE IN GIRO SCALFAROTTO, IL POPOLO LGBTI E GLI ITALIANI!

DEL COME MATTEO RENZI SULLE UNIONI CIVILI PRENDE IN GIRO SCALFAROTTO, IL POPOLO LGBTI E GLI ITALIANI!

RENZI E SCALFAROTTO, COPPIA PD DI FATTO!RENZI E SCALFAROTTO, COPPIA PD DI FATTO!

Dice Matteo Renzi del PD a Scalfarotto del PD: “Mangia, gioia, è solo questione di tempistica, prima vengono le riforme costituzionali, poi viene la riforma della Pubblica Amministrazione…”; insomma, Scalfarotto del PD, prima viene sempre qualche altra cosa per il PD e non le coppie di fatto! E il Matteo che tu contempli ti prende in giro usando la brutta parola burocratica “tempistica”. Avesse usato la più nobile parola “tempista”, l’eunuco avrebbe mostrato di avere le palle nel battere il laico tempo. Ma Scalfarotto ama le “C” che il toscano sa bene aspirare e si lascia abbindolare, anzi l’abbindolamento pare concordato nella “tempistica” opportuna.

E Scalfarotto del PD che fa? Interrompe il “digiuno di regime” e resta accecato dai sempre “Prima viene” di Matteo Renzi del PD che se lo deve portare a… mangiare! Magari una bella fiorentina (alludo alla bistecca, naturalmente!) di regime. Ma quando queste arruse funzionali al Palazzo capiranno che bisogna scatenare contro il PD una shakespeariana e permanente tempesta per annientare i concetti di tempo di questo partito filo clerical gender che da decenni prende in giro la comunità LGBTI? Ivan Scalfarotto, dimettiti! Già sarebbe un piccolo tuono. Lo Giudice, dimettiti, già sarebbe un lancinante lampo! Ormai l’unica fiducia che si può avere nel PD è quella di mettere SUBITO la fiducia sulla Legge relativa alle Unioni Civili. Il resto viene “dopo”. Basta con questi impostori del “Prima viene…”. Noi siamo pronti a scatenare una Tempesta di voti contro il PD ovunque si voti.

E sarà tempesta permanente!

Bagheria, 19 luglio 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: RENZI, LE TASSE E LA VERA RIVOLUZIONE: NON VOTARE PD!

Renzi, visto che crolla nei sondaggi, annuncia una rivoluzione a proposito di tasse sulla prima casa e altre tasse. Ma come? non era il Governo che aveva ridotto le tasse? Ora non vuole passare per il Governo delle tasse, ammettendo così di essere stato bugiardo prima. E’ in perfetto stato confusionale. Accontenta i Clerical gender nel rinviare ancora la Legge sulle unioni civili. E quel Scalfarotto… Che pena! Ma perché non si dimette lui con tutti i Lo Giudice!? Noi sì che faremo la Rivoluzione: il PD non avrà più il nostro voto sine die. E ci alzeremo all’Alba per votare, imperterriti, Movimento Cinque Stelle. Ormai sappiamo dove si annidano i neofascisti impostori. E i capi, mutatis mutandis, li vogliamo in esilio! Senza pietate!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SUL PRIDE BAGHERESE E L’VIII CAP. (LIBRO III) DELLA STORIA DEL FUORI!

SUL SETTIMANALE IL MIO ARTICOLO SUL PRIDE BAGHERESE E L’VIII CAP. (LIBRO III) DELLA STORIA DEL FUORI!

IL MIO ARTICOLO SUL PRIDE BAGHERESE E L'VIII CAPITOLO, LIBRO TERZO, DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.IL MIO ARTICOLO SUL PRIDE BAGHERESE E L’VIII CAPITOLO, LIBRO TERZO, DELLA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

Il Settimanale di Bagheria, già in tutte le fresche e ventilate edicole cittadine, pubblica il mio dirompente articolo sul PRIDE bagherese 2015. Vi troverete anche l’Ottavo Capitolo (Libro Terzo) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Sono articoli che, con questo caldo, creano ristoro a tutti gli umani gender, anche ai facenti parte del CLERICAL GENDER! Si possono leggere a mare su una imbarcazione o sulla spiaggia o sugli scogli o al bar o dove soffia, gradevole, il vento. Certamente gioveranno al vostro personale GENDER e ve lo renderanno sempre pronto e capace di creare visioni davvero divine. Articoli da non perdere, dunque. E buona lettura di genere!

L’eccitazione mentale sempre giova, vi rende audaci e fa deglutire anche i giovani prelati. Come oscillano i loro giovanili pomi di Adamo. E non è necessario che vedano Eva.

In edicola, per vedere il SACRO GENDER e tante stelle!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:FUORI!, politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: AL CLERICALE GENDER PREFERIAMO IL DIVINO GENDER CHE ORIENTA NEI PERCORSI DELLA NATURA, NEVVERO CARDINALE ROMEO?

AL CLERICALE GENDER PREFERIAMO IL DIVINO GENDER CHE ORIENTA NEI PERCORSI DELLA NATURA, NEVVERO CARDINALE ROMEO?

CLERICALE GENDER!!!CLERICAL GENDER!!!

IL CLERICALE GENDER CHE DISORIENTA I GENERI, OSSIA DEI GERARCHI SIBARITICI CHE DANNO ECONOMICO ARRECANO A TUTTE LE FAMIGLIE E AL MONDO!

La parola GENDER (che in inglese significa letteralmente “piegatrice/tore del genere”, con un gioco di parole sul gergale e denigratorio “bent”: “uno che pende”, “uno che è invertito”) indica la persona che “trasgredisce” (nel senso che è coerente con l’orientamento sessuale interiorizzato) il comportamento previsto dal ruolo del suo genere sessuale anatomico (ad esempio, attraverso il travestitismo o l’operazione dei trans). La castità imposta non è trasgressione verso le leggi naturali con indicibili risvolti che in tutto il mondo hanno creato forte imbarazzo alla Chiesa? Ma sapessero pregare!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: IL SINDACO PATRIZIO CINQUE AL PRIDE BAGHERESE: “SONO ETEROSESSUALE, MA LA FELICITA’ SIA PER TUTTI”. GIUSEPPE DI SALVO REPLICA CON L’IRONIA GENDER: “NON HAI TROVATO ANCORA L’UOMO GIUSTO CHE TI FARA’ CAMBIARE!”. E TRIONFA LA CIVILTA’ AL DI LA’ DEL GENERE!

IL DIBATTITO AL BITTA, PIAZZETTA LARDERIA, BAGHERIA.IL DIBATTITO AL BITTA, PIAZZETTA LARDERIA, BAGHERIA.

IL SINDACO PATRIZIO CINQUE AL PRIDE BAGHERESE: “SONO ETEROSESSUALE, MA  LA FELICITA’ SIA PER TUTTI”. GIUSEPPE DI SALVO REPLICA CON L’IRONIA GENDER: “NON HAI TROVATO ANCORA L’UOMO GIUSTO CHE TI FARA’ CAMBIARE!”. E TRIONFA LA CIVILTA’ AL DI LA’ DEL GENERE!

Venerdì 10 luglio 2015, Piazza Larderia resa viva e attirante dal locale “Bitta” di Giulio Castronovo, intorno alle ore 20:30, con un bel po’ di ritardo, si è svolto -all’interno del Pride nella città di Bagheria- un serrato e civile dibattito sulle tematiche LGBTI. E si è messo in evidenza il valore sociale del concetto di “Gender”, concetto e lessico al quale ricorrono oggi gli omofobi, clericali e non, per continuare a discriminare la comunità LGBTI italiana. Ha coordinato i lavori il bel giovane Antonino Aronica che, visibilmente emozionato, ha onorato con semplicità e ingenuità disarmante la migliore tradizione dei bagheresi gay da circa quattro decenni in lotta in questa stupenda città simboleggiata dai mostri di Villa Palagonia e non solo! 

   Dopo “il bellissimo evento di venerdì”, come lo definisce Aronica, Giulio Castronovo dichiarerà: “Siamo disponibili! Abbiamo aperto il Bitta anche per questo, per creare un luogo di confronto e crescita, un punto di ritrovo di persone, idee e ideali (di birre e mojito) in una splendida piazzetta che era abbandonata a se stessa”.

   Come si vede anche il “mojito”, fresco cocktail, sa di ristoro e di divino gender! E riaccende richiami di fasti gay,  prima di Castro, nella lontana e paradisiaca Cuba, “Paradiso” cantato con raffinatezza letteraria dal grandissimo poeta Lezama Lima.

   Va detto che la partecipazione di pubblico è stata di alta qualità e di spessore intellettuale elevato che ci rende orgogliosi sia come Bagheresi sia come comunità che va oltre i luoghi comuni e sa sposare il valore del vero bene sociale esperienziale che è solo quello “non comune”. Il concetto di “bene comune” non si identifica col progresso civile, è linguisticamente volgare, dannoso, urticante. Nella piazzetta hanno transitato -o sostato-  circa duecento persone e ci ha portato il sentito saluto anche Davide Grassi, figlio di Libero: poteva non rivedere con entusiasmo i suoi vecchi amici gay pionieri aderenti un tempo al FUORI! di Palermo che nel Regno delle Due Sicilie hanno segnato davvero la Storia di liberazione (omo)sessuale, e cioè me stesso, Salvatore Scardina, Antonio Belvedere, Peppuccio Treviso e tanti altri presenti con orgoglio all’evento?

   Appassionati tutti gli interventi degli amici dell’Arcigay di Palermo: Daniela Tomasino, Alessandro Graziano… (hanno messo in evidenza i giusti meriti socialmente inclusivi delle politiche legate al concetto di gender); di Simona Di Dio di Amnesty International, la quale ha sottolineato anche come in molti Paesi del mondo per i gay ci sia ancora la pena di morte: basta analizzare i tanti stati africani di religione musulmana, e non solo! Certo si potevano citare anche i tagliagole dell’ISIS che i gay  lanciano dai piani alti col silenzio della Chiesa Cattolica che vede, fra l’altro, tanti cristiani stuprati, violentati, ammazzati da questi mostri bendati di nero. Dove sono quei poveri frustrati catecumenali del Family Day con fobie legate scioccamente al gender e non alla necrofilia neonazista dell’ISIS? Sanno organizzare un esercito che contrasti la necrofilia degli aderenti ai terroristi del nascente neonazista Califfato? Degno di rilievo l’intervento di Emanuele Tornatore che, da bravo esponente del PD, si è schierato per i matrimoni omosessuali.

   A Bagheria non abbiamo avuto, in questi ultimi 40 anni, sindaci omofobi, ché anzi! E tralasciamo di fare ricami sul loro orientamento sessuale. Antonio Gargano, Giuseppe Lo Bue, Giovanni Valentino, Pino Fricano, Biagio Sciortino, Vincenzo Lo Meo sono stati tutti amici sindaci più o meno liberali. Una cosa è certa: erano lontani dalla retorica della famiglia da usare a scopi antigay. Erano amici di tutte le famiglie e con loro è stato un Pride amicale di libertà permanente. Con molti loro assessori abbiamo organizzato pure dibattiti e iniziative culturali con grande partecipazione di pubblico. Con una Assessora del sindaco Valentino (Anna Varisco) stavamo per organizzare una settimana di iniziative contro l’omofobia, poi interrotta per l’avvenuto scioglimento dell’Amministrazione per presunte infiltrazioni mafiose. Certo, qualche consigliere omofobo nelle file del centrodestra si è pure affacciato alla ribalta. Ma non ha contato mai più del due di denari: estinto!

   Patrizio Cinque è degno di questa tradizione sindacale. Era presente in Piazza Larderia. Ha ricordato la vicenda della coppia -con partner straniero-  codificata in un registro simbolico poi svanito. Ha detto che è giusto lottare per la felicità di tutti. E ha pure sentito il bisogno di esternare la sua eterosessualità. Come a dare più importanza all’evento. La vera notizia sarebbe stata l’affermazione contraria. E, visto che si è parlato del concetto di gender, con sentita ironia, io gli ho ricordato che  l’uomo giusto lo farà cambiare. La gente presente ha condiviso e applaudito e aspetta il nuovo evento. Consiglio all’Amministrazione: occorre organizzare la proiezione estiva del film “Victor Victoria” (1982)  diretto da Blake Edwards.

   Agli amici dell’Arcigay ho ricordato che, dopo la chiusura del FUORI! (1981), i gay italiani non hanno avuto nessuna legge a loro favore e che, nonostante l’organizzazione nata dalla rottura (leggasi scissione) del FUORI! di Palermo orchestrata, a partite dal 1980, dall’allora PCI per recuperare i voti perduti nel 1979 a favore dei Radicali, si sono viste solo affermare carriere di arrusi funzionali al regime partitocratico di sinistra. E c’è stata la fine delle lotte di liberazione intese come bene non comune legato al nobile valore dell’esperienza.

   Infine, ricordiamo a chi sa intendere che noi amiamo tutte le famiglie e che noi stessi siamo produzione felice di tanti parti. Parto deriva dal greco TOKETÒS e vuol dire “produrre figli”. Cosa che non sanno fare, per scelta, gli sposi di Dio, ipocrisia permettendo; ma costoro conoscono bene il concetto di TÒKOS che vuol dire, invece, “parto del denaro”: una stessa radice etimologica per gli storici guardiani del “surplus”! Ecco il gender deviato da cui tutti i cittadini si devono guardare. Noi andiamo a testa alta. E siamo in perfetta comunione col bene valoriale dove si sente sempre il sostegno del canto divino!

Bagheria, 13 luglio 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA SI RACCONTA LA STORIA DEL GLORIOSO FUORI! DI PALERMO CHE SEMPRE INVIDIE GENERA!!!

SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA SI RACCONTA LA STORIA DEL GLORIOSO FUORI! DI PALERMO CHE SEMPRE INVIDIE GENERA!!!

LA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA!LA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO SUL SETTIMANALE DI BAGHERIA!

Va ricordato a tutti i cittadini bagheresi di non perdere, in queste settimane, la narrazione a puntate della gloriosa storia del FUORI! di Palermo raccontata dal sottoscritto. E’ per tutti i generi, al di là del sesso anatomico. Essa la troverete, visto che è tempo di Pride, a puntate pubblicata da “Il Settimanale di Bagheria”. E’ una storia che le persone intelligenti apprezzano e che le mezze calzette invidiano. Ma noi del FUORI! di Palermo eravamo i diretti eredi del Battaglione Tebano e degli Spartani di Leonida. Eravamo meno di Trecento. Nessun Serse è riusciuto a fare obliare le nostre gesta apertamente gay. Con una differenza: nessuno di noi, nonostante lottasse contro una società omofoba e ostile, è caduto sul campo. Sono caduti ben altri gender: per l’omofobia e per l’invidia!

Giuseppe Di Salvo

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