Archivio

Archivio Ottobre 2015

GIUSEPPE DI SALVO: OPUS DEI E CARLO DEODATO NON DEVONO ONTOLOGICAMENTE ESSERE CACCIATI DAL DEMOCRATICO CONSIGLIO DI STATO?

OPUS DEI E CARLO DEODATO NON DEVONO ONTOLOGICAMENTE ESSERE CACCIATI DAL DEMOCRATICO CONSIGLIO DI STATO?
La sentenza contro le trascrizioni nei Registri Comunali dei matrimoni omosessuali contratti all’estero è una sentenza antidemocratica e scandalosa: ogni cittadino amante della Costituzione liberale ha il dovere di criticarla e di giudicarla viziata da chiare “discriminazioni ideologiche” a danno dei gay e non solo! Non criticarla significa essere asserviti a questi giudici conservatori; giudici che palesano interpretazioni giurisprudenziali assai discutibili, visto che altri tribunali amministrativi si sono espressi in modo perfettamente contrario; giudici tutti ben pagati; e ognuno di loro, quelli del Consigli di Stato compresi, costa ai cittadini italiani, gay e non, mensilmente decine di miglia di euro, nevvero? Che bel requisito ontologico! E’ una sentenza che va contro quello che dal punto di vista giuridico viene affermato dalle varie Corti europee. Sappiamo del vuoto legislativo in fatto di coppie gay presente in Italia. Ne segue che, grazie a questo vuoto, derivano interpretazioni diverse da parte dei tribunali amministrativi: e su uno stesso argomento ci sono sentenze pro o contro. Quindi, in mancanza di una Legge sulle Unioni Gay, prevalgono le idee “parziali” dei vari giudici ben pagati. E comunque, se contro, sono sentenze che danneggiano persone in carne e ossa. Il giudice Carlo Deodato ha ottenuto la meritata ribalta, parla di “requisito ontologico” e intende con queste due parole la “diversità dei sessi”, requisito base per i matrimoni italiani. Ma il “requisito ontologico” è argomento giuridico? No! Lo sappia chi ha capacità di intendere. E’ un mero pregiudizio ideologico e politico di Deodato. Ché, se non si vuole essere nazisti, il vero “requisito ontologico” risiede tutto nel concetto di “orientamento sessuale” delle persone cittadine, al di là della diversità anatomica dell’ESSERE in sé; e i gay dichiarati sono, per fortuna, sessualmente diversi dal sullodato giudice e di tutte le persone giudicanti di questo Consiglio di Stato certamente non terzo, ma palesemente di parte politica reazionaria. Speculari al ministro Alfano e agli esponenti del NCD, molti dei quali, altissima percentuale!, sono ontologicamente belli e inquisiti per reati che danneggiano tutte le famiglie che, a detta di Deodato, avrebbero i requisiti ontologici alla sua ideologia religiosa congeniali. Sul piano culturale, quindi morale, io posso intendere per “requisito ideologico” negativo il fatto che Don Carlo non si congiunga, dicendolo, con un’altra persona avente il suo stesso sesso anatomico; difficile, del resto, potergliene trovare una con lo stesso imprinting sessuale mentale! E allora? L’UNICO “REQUISITO ONTOLOGICO” deve essere il rispetto delle vite concrete delle persone e delle loro libere scelte. Punto! Come non capire del resto che i Registri Comunali in questione sono solo atti simbolici dal sottoscritto, fra l’altro, mai digeriti, ma per motivi politici diversi rispetto a quelli di Don Carlo? Comunque i Comuni che li hanno adottati partono da un democratico principio di rispetto e di inclusione per tutti i cittadini e servono da stimolo al ritardo della politica che ancora non legifera sulle coppie gay grazie ai comportamenti prepotenti e mafiosi di tanta gentaglia ideologizzata in modo fascista che vuole tutti a loro brutta immagine e somiglianza: uno schifo! E’ un volgare gioco a ping pong a danno di migliaia di persone. Non essendo cani capaci di mordersi le code, mordono il pene al prossimo per scaricare la loro infelicità e le loro frustrazioni. Questa è, in definitiva, la vera mancanza del sano “prerequisito ontologico”. E quanta ipocrisia rovesciata da parte di Don Carlo! A sputtanare questa ipocrisia ci pensa mercoledì 28 ottobre 2015 Pierluigi Battista sul “Corriere della Sera” con un articolo assai lucido, richiamo in Prima Pagina, taglio basso. Questi, fra l’altro, scrive:
“Un giudice dovrebbe parlare solo con le sentenze. Ora invece parla sui social network, come Carlo Deodato (…); interviene sui talk-show (…) anticipando su Facebook quello che pensa nella materia che invece dovrebbe giudicare limitandosi a compulsare codici, giurisprudenza e testi di diritto (…). E invece il giudice Carlo Deodato (…) aveva già ampiamente anticipato sui social network tutto il male possibile che pensava attorno alle nozze gay, cioè esattamente sul punto su cui doveva pronunciarsi (…). Ma che imparzialità, che terzietà può mai dimostrare un giudice che intrattiene i suoi amici su Facebook non sulle vacanze appena trascorse ma sulla sua ostilità ai matrimoni fra persone dello stesso sesso che sta per riversare in una sentenza del Consiglio di Stato?”.
    Come dare torto a Pierluigi Battista? L’ontologia, abbiamo visto, non è argomento giuridico, è dissertazione etica di chi vuole imporre agli altri la sua visione del mondo e dello Stato, cioè dello Stato Etico di fascista memoria. Il tutto è anticostituzionale! Il Consiglio di Stato deve argomentare le sentenze con motivazioni giuridiche e non con dissertazioni religiose o filosofiche di stampo totalitario postate su Facebook. Ne volete sapere ancora? Il Collegio di questi cinque giudici del Consiglio di Stato è orchestrato dal signor Giuseppe Romeo che è un numerario (ciliciato?) dell’Opus Dei, la stessa organizzazione cattolica della ciliciata Paola Binetti. Solo gli imbecilli non riusciranno quindi a capire che si tratta di una sentenza ideologica e “volgarmente” religiosa. Allora io affermo invece: chi ontologicamente discrimina con questa palese platealità i gay dovrebbe essere cacciato a pedate da qualsiasi Consiglio giuridico che non tenga conto degli articoli 2 e 3 della nostra liberale Costituzione. E sarebbero, dopo tutto, davvero sacre e ontologiche pedate!
Bagheria, 28 ottobre 2015
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MARKUS WERBA, GABRIELE FERRO E LAURA GIORDANO SVETTANO NE “IL FLAUTO MAGICO” DI MOZART ANDATO IN SCENA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE 2015: UNA GAIA LETTURA CRITICA

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
IL TENORE PAOLO FANALE NEL RUOLO DI TAMINO

MARKUS WERBA, GABRIELE FERRO E LAURA GIORDANO SVETTANO NE “IL FLAUTO MAGICO” DI MOZART ANDATO IN SCENA AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE 2015.

UNA GAIA LETTURA CRITICA

Ascoltare e vedere “Die Zauberflöte” di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) è come immergersi in un racconto privo di logica narrativa: il libretto di Emanuel Schikaneder [ma quanto deve alla mineralogia espressiva del massone Karl Ludwig Giesecke (1761-1833), amico del maestro Ignaz von Born, presidente delle logge massoniche viennesi e gran maestro della loggia “Zur wahren Eintracht”?] dipana un racconto ricco di elementi fiabeschi, storici, realistici, passionali e dipinge i due aspetti dell’Amore che si vogliono antitetici: quello sensuale (le Tre Dame ne rappresentano quello marcatamente lussurioso) e quell’altro legato al sentimento che tende a sublimarlo (Tamino e Pamina sembrano vagare nel corso dell’opera in questo senso); poi c’è l’amore per il Potere rappresentato dalla Regina della Notte agli aspetti lussuriosi sempre prossima e dal Gran Sacerdote Sarastro che si cinge di austera e davvero mortale castità! La Divina Luce, in quest’ultima opera di Mozart, illumina questo aspetto oscurantistico dell’amore che solo in parte  sopravvivrà agli ideali illuministici ormai da Mozart stesso interiorizzati.

   Va detto che Karl Ludwig Giesecke non si sposò mai e che col maestro massone Ignaz von Born, emerito anticlericale, ebbe una relazione amicale di cui non si sa nulla; fra loro c’era una differenza di 19 anni; nel 1786 Born si dimise dalle sue cariche massoniche, ritirò la propria adesione e uscì dalla loggia per motivi a noi ignoti. E Mozart, che certamente aderì alla massoneria e conosceva i suoi “uccelli” al pari di Papageno, ebbe il coraggio di musicare un testo che, con la sua musica, rese invece perfettamente antimassonico e ricco di interesse  musicale.

   Die Zauberflöte  è un testo che richiama il concetto di  “Zauberoper”, cioè un’opera che ha in sé l’impiego di magie di ogni specie con grandiosi effetti scenici, un genere teatrale in voga in quel tempo, assai popolare e ricco di allusioni e simbolismi che vanno ben oltre gl’intriganti aspetti massonici; allusioni e simbolismi sono elementi “linguistici” per descrivere e rappresentare la mera realtà.

   Cosa c’è di più magico e teatrale in quest’ultima opera mozartiana se non il solenne Corale “non teatrale” intonato dai due Armigeri  (un tenore e un basso) nel Secondo Atto? Corale a cui poi si aggiungono le voci di Tamino e di Pamina. Gli ottoni lo presentano con accordi austeri che ammaliano. I due Armigeri usano uno stile di canto davvero svettante rispetto a tutta la vocalità presente nell’opera. Leggono a Tamino lo scritto inciso sulla pietra di una piramide:

“Chi s’inoltra in questo cammino irto di pericoli,/ puro diviene attraverso il fuoco, l’ acqua, l’aria e la terra./ Se riesce a superare il terrore della morte,/ s’innalza dalla terra verso il cielo!/ Illuminato, poi sarà in grado/ di dedicarsi totalmente ai misteri di Iside”.

   E’ un Corale che, pur volendo pietrificare, non pietrifica i personaggi al cospetto della morte, sembra un richiamo al responso della Sfinge di Edipo: la grecità, quindi, non manca. Viene musicalmente espresso dai due cantanti all’ottava parallela e non c’è polifonia: si tratta di “omofonia” con note equidistanti; l’effetto sonoro che viene fuori è geniale; è dunque un Corale sublime: ci comunica timore e piacere insieme con nobili richiami a tecniche bachiane. In questa edizione di Palermo si sono cimentati nel ruolo degli Armigeri, e  con rilevante dignità!, sia il tenore Cristiano Olivieri sia il basso Victor Garcia Sierra. E’ in questa Scena del Corale che deve misurarsi la vocalità del tenore che interpreta Tamino. Ci sono dei modelli ideali? Certo. Io ne presento due: Stuart Burrows e Nicolai Gedda (quest’ultimo il più elegante nel cesellare le espressioni di grazia). La voce di Stuart Burrows è corposa, squillante, tipica del tenore lirico ed eroico; il Tamino del giovane tenore palermitano Paolo Fanale? seppure mostri una voce degna di intonazione, essa si percepisce  nasale e le emissioni talvolta vengono recepite un po’ bitumate e forzate nella seconda ottava: insomma siamo lontani dal tenore eroico mozartiano; della voce di Paolo Fanale andrebbe fatta una lettura sociologica, dopo quello che si è visto su Facebook; è un bel ragazzo ben palestrato e i suoi bicipiti attraggono gli internauti, ma il tenore eroico mozartiano richiede ben altri muscoli: altrimenti, al pari del brioso Pa- Pageno, lo stesso Tamino finisce per diventare un giocoso ricamo vocalico, e diviene “Ta-mino”! Al teatro d’opera, in questo caso, servono  ben altre emissioni. E poi perché l’ormai rituale regia di Roberto Andò non lo vestiva evidenziando le sue doti muscolari che un casto principino distinguono? Era invece appesantito da abiti inutili e spesso appariva scenicamente allampanato. Per lui solo applausi un po’ tiepidi. E tanta tenerezza iniziatica.

   La Pamina di Laura Giordano? Scenicamente perfetta, ha sfoderato una vocalità ben timbrata e certamente adeguata al ruolo che interpretava, vocalità luminosa distintasi anche nella Scena del Corale dei due Armigeri: le sue doti di soprano lirico puro ci hanno regalato una Pamina a Palermo  mai ascoltata negli ultimi decenni, stando almeno  alle tre ultime edizioni rappresentate e da me viste in città, e non avendo io potuto apprezzare per ragioni anagrafiche quella del 1961 interpretata dal soprano Hanny Steffek (grande interprete mozartiana negli anni Sessanta), di cui Ubaldo Mirabelli, però, sia pure in un modo ridondante, parla bene. Complimenti alla nostra Laura Giordano: speriamo che non abbandoni questo repertorio alla sua vocalità davvero congeniale! Che non si cimenti mai nelle stratosferiche note della Regina della Notte! Il pubblico ha tributato alla Giordano una meritata ovazione.

   Ma il trionfo è stato giustamente riservato al baritono Markus Werba, ritornato a Palermo nel ruolo di Papageno dopo ben 14 anni. Sempre accattivante e splendido e vocalmente impeccabile. Possiede tutto: vis comica, vis ironica, ottime capacità attoriali e una voce non voluminosa che ammalia.

   Altro protagonista della serata è stato certamente il direttore Gabriele Ferro. Orchestra ridotta. Fossa rialzata: potevano non evidenziarsi gli strumenti nella Marcia della Purificazione che ci regala un fugato ben orchestrato che poi si arresta d’un tratto per farci capire che Tamino e Pamina (flauto magico permettendo), dopo un accidentato cammino,  pervengono alle soglie di un mondo del tutto nuovo? E’ nel Corale degli Armigeri immobili sulla soglia del Tempio che si coglie una musica senza spazio e senza tempo: è il canto dell’anima che tende, anche nelle carnali passioni (il numero 3 simboleggia non solo accordi massonici, ma anche l’amore erotico, la congiunzione carnale che rinnova le menti), verso le mete del sublime: nell’accezione kantiana il sublime racchiude “timori e piaceri” in un insieme che cinge lo spirito umano. Direzione, quella di Gabriele Ferro, dilatata e delicata, mai aggressiva, rispettosa dei tempi e dello spessore vocale di ogni cantante. Ben curato il Coro diretto da Piero Monti. Ci ha abbracciati, in ispecie nel finale, consacrandoci e trasmettendoci così la forza di andare oltre gli stessi messaggi esoterici contenuti nell’opera. La Regina della Notte del soprano Cornelia  Götz? Nelle sue due arie di stile italiano, la Götz si è espressa con dignità in ispecie in quella del Secondo Atto.

   Astrifiammante a noi ci attrae perché è una regina non storica che lotta contro il potere assoluto di Sarastro (sommo sacerdote atemporale anche lui), in questa occasione interpretato  dal basso Andrea Mastroni con un discreto stile espressivo e con gradevoli emissioni vocaliche. Le Tre Dame (Anna Schoeck, Christine Knorren e Annette Jahns) molto brave e di rosso sgargiante abbigliate rappresentavano bene la lussuria che si oppone alla purezza dell’amore astratto. La Papagena di Laura Catrani era il giusto dono amoroso per chi non deve essere iniziato: in questo caso è la reale e quotidiana esperienza ad iniziare gli umili.  Ben curato il canto delle voci bianche rappresentanti i tre fanciulli che orientano gli adulti; troppo animata la bramosia erotica del moro Monostatos interpretato dal tenore Alexander Krawetz.  

   Ma poi è proprio vero che l’Amore addolcisce ogni tormento e il suo alto scopo è quello di farlo coincidere col detto: “Nulla è più nobile di donna e uomo” e che “uomo e donna attingono la divinità”? Maschilismo o paranoia massonica? Perché i massoni non ammettevano all’interno delle loro logge le donne? Misoginia o omosessualità sublimata? Quanto celata invero? O si tratta di una caricatura per non rivelare l’indicibile? E allora perché non capire che lo stesso Mozart ha musicato una splendida parodia, vista la coerenza amorosa da lui espressa in ben altri personaggi a partire dal suo gioiello intitolato Apollo e Giacinto del 1767, cioè di ben 24 anni prima: non era forse allora altrettanto maturo? O le prodigiose menti maturano dopo, quando rincoglioniscono? Se le Tre magiche Dame togliessero a tutti i bugiardi di questa terra i lucchetti!!! Che “Ta-mino” e altre colorite e flautate espressioni verrebbero fuori in questo non libero mondo?!

Bagheria, 24 ottobre 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MARC BLITZSTEIN CON L’OPERA “REGINA” INSEGNA: “LA CADUTA DELLA PIOGGIA SERVE ALLA TERA”!

DISEGNO DI EMANUELE, ALUNNO DI SECONDA, SCUOLA PRIMARIA, DOPO L’ASCOLTO DEL “QUARTETTO DELLA PIOGGIA”.

 

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

LA CADUTA DELLA PIOGGIA SERVE ALLA NOSTRA TERRA!
C’è un’opera, una grande opera lirica musicata da Marc Samuel Blitzstein, “Regina”, che apre il suo Terzo Atto con un capolavoro: IL QUARTETTO DELLA PIOGGIA (RAIN QUARTET); ebbene, in questo raffinato e geniale brano, la pioggia ci viene presentata con grazia espressiva sia dai solisti sia dal coro sia dall’orchestra; si tratta di un vero spiritual di ringraziamento; i pochi minuti di preludio strumentale (una specie di interme…zzo o interludio) sono un impasto sonoro materico del timbro del clarinetto con quello del flauto, timbri che evocano perfettamente una giornata di pioggia. È un momento magico in questa magistrale opera di Marc Blitzstein. E nel preludio, grazie agli archi, si gode di tanta quiete. Ma sapete qual è il nostro rammarico?: questo prezioso lavoro musicale non viene mai rappresentato in Italia. I nostri teatri preferiscono altra pioggia in denaro dallo Stato, ma non si sanno del tutto rinnovare! Quanto è bello il basso-baritono Samuel Ramey, fra i pochi grandi interpreti di questo gioiello musicale, quando intona “LA CADUTA DELLA PIOGGIA/ CHE SERVE ALLA TERRA”.

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: 45 MILIONI LE FAMIGLIE PARTITOCRATICHE SE LI VOTANO IN UN LAMPO. E DI TUTTE LE FAMIGLIE VERE SE NE FOTTONO!

La partitocrazia, nella  serata del 14 ottobre 2015, è stata tutta impegnata a votarsi e quindi ad approvarsi immediatamente il finanziamento pubblico, cioè a fottere soldi agli Italiani; e tanti di questi onorevoli personaggi hanno solo orecchie per correggere l’uso linguistico di un pentastellato che, opponendosi al disegno refurtivo della maggioranza e associati, non ha saputo usare il congiuntivo; ma una regola grammaticale usata male non saccheggia i soldi dei cittadini italiani; chi la corregge non si accorge di emettere scorregge sfacciate in completa dissonanza con le esigenze economiche italiane e a danno degli stipendiati e dei pensionati e dei disoccupati. Questa è, in definitiva, l’unica vergogna, orrore che ci imbarazza.

I partiti della partitocrazia si sono quindi approvati in un lampo la legge truffa per fottersi senza controlli 45 milioni di soldi pubblici. Come amate le famiglie, nevvero clericalgender Alfano?

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: AL SINODO SPUNTA L’OBLATIVITA’ E ALTRE PAROLE VAGHE NON AMATE DAL VENTO!

AL SINODO SPUNTA L’OBLATIVITA’ E ALTRE PAROLE VAGHE NON AMATE DAL VENTO!
Alcuni prelati del Sinodo riunito nella Città Eterna, certo un po’ oscurato dalle vicende politiche legate al sindaco Marino, con linguaggio dotto parlano di oblatività. Possono mai dire una cosa semplice? E cioè: perché l’amore sia duraturo in tutte le famiglie occorre che all’interno delle stesse non manchino i soldi; e occorre un maggiore impegno economico da parte degli stati verso le famiglie; parlano proprio sibaritici scapoloni, tutti anziani prelati “casti” sinodali. L’oblatività indica un comportamento scevro da interessi egoistici e riscontrabile nei rapporti d’amore generoso fra le coppie, a dir loro, etero: la dedizione per il destinatario del sentimento deve essere completa; un po’ come fanno loro che si abnegano per l’amore oblativo verso Dio. Quanto sono credibili? Forse dicono, per quanto riguarda l’Italia, per esempio, che la loro Chiesa deve rinunciare ai privilegi economici che ad essa e ad essi deriva dal fascista Concordato? Alle famiglie italiane tutte costa quanto una Legge di Stabilità: ossia tanti soldi, tanti miliardi, che lo Stato potrebbe dare davvero alle coppie in amore per renderle effettivamente oblativi: i soldi, infatti, fanno contemplare meglio la persona amata e generano fedeltà. E allora? Basta Caritas. Le famiglie non si lasciano abbindolare dalla neo IMPOSTURA OBLATIVA. Meno male che le coppie gay amano solo le Carmelitane Scalze! E altre più intime e non sinodali oblazioni. Mi auguro che un giorno nei Sinodi si parli di erotismo: etero o meno non importa. L’erotismo e non la procreazione (all’erotismo conseguente) rendono oblativi i rapporti amorosi. Il resto? Parole vaghe non amate dal vento. Stagnano!
Giuseppe Di Salvo
Categorie:clericalgender, Costume, politica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: IO SO COME FINIRA’ L’EVENTO SINODALE, CON UNA RINNOVATA IMPOSTURA! E CON CLERICALGENDER SENZA FAMIGLIA!

IO SO COME FINIRA’ L’EVENTO SINODALE, CON UNA RINNOVATA IMPOSTURA! E CON CLERICALGENDER SENZA FAMIGLIA!
 Io so cosa partorirà questo sinodo clericalgender; so che verranno ribaditi i valori della famiglia tradizionale che trova il suo coronamento nel matrimonio, divino sacramento: tutto ciò non lo vivono i prelati sinodali; so che si aprirà alle coppie divorziate, le quali potranno avvicinarsi alla Sacra Ostia loro messa in bocca dagli sposi di Dio etero o gay votati alla pena dell’astinenza da loro chiamata impropriamente castità, ma meglio definirla “impurità” che avvelena i processi di socializzazione; so che apriranno a qualche forma di unione omosessuale, purché non venga chiamata matrimonio: gli sposi di Dio non amano la concorrenza; so che i clericalgender sinodali diranno che ai gay non è dato di adottare figli, perché i piccoli hanno bisogno delle due presunte classiche figure freudiane: un papà e una mamma, cioè esseri come i preti e le suore che sono mamme e papà insieme; so, e questo è molto più grave, che i nostri politici di pessima stazza si allineeranno al volere di questi problematici prelati che hanno fatto della vita una sofferenza per gli altri e uno stile sibaritico per loro con privilegi più privilegi di quelli di cui godono, sì godono!, i nostri politici. So che i mass media parleranno di Chiesa che si rinnova. Cioè ci sarà il trionfo di un’altra impostura, semplicemente aggiornata. E so pure che il sottoscritto, dei clericalgender strafottendosene, continuerà a fare quello che ha sempre fatto in piena libertà. E so che non sarò mai abbandonato dai Serafini, dai Cherubini e dallo splendore divino!
Giuseppe Di Salvo
Categorie:Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: AMORE, DIO CHE RALLEGRI! (POESIA INEDITA)

GIUSEPPE DI SALVO: AMORE, DIO CHE RALLEGRI!

L’Amore-
nei corpi tutti-
assopite movenze rigenera
I giacigli erotici di Manon-
fango d’umano fango-
i luoghi mutano
in mistico edonismo
da cui gioia irradia
il volto di Des Grieux
Mimì nel piacere
intinge i suoi fiori
e il canto
e il sentimento suo
perenne vola
Senza il vissuto
o il sognato
o il sublimato amore
nessun corpo
va sposo
al sorriso eterno
Chi lo vive
Iddio ridente incarna
Lo espande
e pellegrini attrae-
sguardi smarriti richiama
Dio ridente-
i figli tuoi purifichi
Sempre rallegri!

Bagheria, 14 settembre 2015

Giuseppe Di Salvo

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: VIVA MONSIGNOR KRZYSZTOF OLAF CHARAMSA, PRETE GAY DELLA CHIESA CATTOLICA, UOMO DI 43 ANNI CHE HA FATTO COMING OUT ALL’INTERNO DELLA CITTA’ DEL VATICANO!!!

VIVA MONSIGNOR KRZYSZTOF OLAF CHARAMSA, PRETE GAY DELLA CHIESA CATTOLICA, UOMO DI 43 ANNI CHE HA FATTO COMING OUT ALL’INTERNO DELLA CITTA’ DEL VATICANO. VIVANO KRZYSZTOF E IL SUO COMPAGNO!
I suoi toni sono quelli di chi da anni ha preso coscienza e ora lotta apertamente per la libertà. Se gli effetti sono le reazioni di mera ipocrisia del direttore dell’Avvenire e quelle di Massimo Franco ospiti a “Porta a Porta”, io credo che don Krzysztof abbia fatto bene a fare quello che …ha fatto. E venga pure la sua pubblicazione del libro nel quale parlerà della violenta omofobia presente nella Chiesa: io lo comprerò, almeno mi toglierò un po’ di noia rispetto alle inutili Encicliche che pubblicano i papi e pure a basso prezzo. Padre Krzysztof, in vista del Sinodo sulle famiglie tradizionali che hanno bisogna di guida, ha fatto un’opportuna scelta strategica per rompere il muro dell’ipocrisia: poteva come reazione non aspettarsi un attacco mediatico orchestrato anche dal vespaio perbenista di Porta a Porta? Monsignor Charamsa ha sferrato un attacco all’ipocrisia clericalgender davvero dirompente. E ora i manichini del Palazzo si agitano. Che pena! E’ valsa proprio la pena, dopo diversi anni, invece rivedere questi minuti in una trasmissione priva della porta del decoro. E ora mi dedico al mio Renzo, e mi capisce bene ogni libera Lucia, al di là di ogni etero Musical che non arresta l’ascesi degli amori gay.

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: I GAY IL PAPA, GLI OMOFOBI E LA REALTIVA VISIONE SENSUALE DI DIO

Il Papa ha visto Kim Davis, l’omofoba impiegata pubblica del Kentucky che ha passato cinque giorni in prigione per essersi rifiutata di rilasciare le licenze di matrimonio ad alcune coppie omosessuali, dicendo di agire “sotto l’autorità di Dio”. La donna ha incontrato privatamente il Papa a Washington la scorsa settimana. I matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti, ma la Davis ha deciso di non dare licenze matrimoniali alle coppie gay, istruendo il suo ufficio a fare lo stesso; e dato che la sua carica è elettiva, le autorità statunitensi non possono rimuoverla dall’incarico. Beh? Il Papa ha il diritto di incontrare chi vuole. Come a nessuno di noi può essere tolta la volontà di non riconoscere qualsivoglia autorità morale a questo Papa. Ci pensino Scalfari e Pannella. Dio non ha bisogno di essere rappresentato da nessuno. O lo si ha dentro o non lo si ha! I papi sono uomini di potere diversamente abili in quella non divina gestione. Peggio per chi li segue. Noi per renderlo più francescano gli comunichiamo che, grazie al dialogo sessuale, vediamo meglio Iddio. Ecco perché  questo rapporto va tutelato e lo ha capito anche la Corte Suprema degli USA: per non perdere le divine visioni! Sentire Dio è un atto sensuale molto relativo!

Giuseppe Di Salvo