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Archivio Novembre 2015

GIUSEPPE DI SALVO: PACE? (POESIA INEDITA)

PACE?
Fare giravolte
con la parola pace?
Gravida il ventre
dei nonviolenti …
Forza
che l’ipocrisia
rompe
Solo il portamento
la irradia
e con la grazia danza
Chi l’ha dentro
ride
Non gli servono parole
Né azioni
Sorrisi sì
La tesse il pensiero
che scrosta
Consuetudini lacera
Riscrive-
nello spazio stridendo-
arroventate armonie!

Bagheria, 25 novembre 2015

Giuseppe Di Salvo

Categorie:poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: ORIANA FALLACI: “PASOLINI UN UOMO SCOMODO”.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

ORIANA FALLACI: “PASOLINI UN UOMO SCOMODO”, IL CANTO D’AMORE DELLA GRANDE SCRITTRICE NEI CONFRONTI DI PPP!

Oriana Fallaci, in questi giorni, viene ricordata per le sue posizioni critiche nei confronti dell’Islam. Certo ha previsto molte cose da esperta del mondo arabo e islamico. Ho letto molti libri di Oriana Fallaci. “Un uomo”, dedicato al suo Panagulis, è quello che più di tutti mi ha coinvolto e commosso. E poi il suo stile espressivo: sempre chiaro e dotto. Aveva ragione Pasolini quando affermava: “Panagulis scrive le poesie col suo corpo e tu scrivi il romanzo con la tua vita”. Molte idee non condivido della Fallaci, in ispecie quelle relative al suo modo di vedere l’omosessualità in sè: era una perfetta “omofoba evoluta”. Ma l’altro libro che per certi versi mi piace di più, rispetto a quello da lei dedicato a Panagulis, è stato recentemente pubblicato dalla casa editrice Rizzoli, intitolato “Pasolini un uomo scomodo”. Si tratta di circa 120 pagine e comprende tutte le idee della Fallaci su Pasolini; compresa la sua celeberrima controinchiesta pubblicata dal settimanale “L’Europeo”, in quegli anni diretto da Tommaso Giglio. Il libro costa solo 17 euro. Si legge d’un fiato. Ci si commuove per le capacità di lucida giornalista “corsara”. Come non condividere il suo amore per l’intellettuale Pasolini: “Non esiteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu”.

Oriana Fallaci per la sua controinchiesta venne processata e condannata. D’allora non fece altro che disprezzare la Giustizia italiana; deontologicamente non poteva rivelare i nomi dei suoi informatori! Oggi molte cose sono cambiate. Anche la magistratura si è evoluta. E ulteriori indagini hanno dato, dopo quarant’anni, ragione alla Fallaci: Pasolini non venne ammazzato da Pelosi, ma da altre persone rimaste ignote. E ciò per la negligenza investigativa degli inquirenti di allora. Come non condividere il disprezzo che provava la Fallaci per chi sa e non parla per paura? Pino Pelosi è la persona meno amabile che ci sia nel panorama della criminalità italiana. Registi ed investigatori lo hanno voluto sempre, in qualche modo, giustificare: giammai! Non è degno di compassione. E’ un bugiardo seriale. Sa. Rivela. Smentisce. Oriana Fallaci ha detto la semplice verità sul delitto Pasolini. E’ stata fra le prime. Le danno ragione quando si tratta di amplificare le sue idee sull’Islam; ma ancora in molti continua ad esserci un certo imbarazzo quando si tratta di ricordare le sue dirompenti verità sulla morte di Pier Paolo Pasolini.
Ma la donna che ha messo in discussione le frettolose indagini degli inquirenti di allora è grande per le sue riflessioni impeccabili relative al martirio subito dallo scrittore corsaro suo amico amato di un amore certamente conflittuale. Ebbene, questo libro pubblicato solo un mesetto addietro non può mancare dal comodino di chi vuole capire i misteri della nostra Italietta. Se persino Andreotti finì per dare ragione a Pasolini, vuol dire che il Palazzo tutto, che Pasolini voleva processare, capì solo in ritardo che Pier Paolo su tutta la sua linea corsara aveva ragione: a noi oggi resta tanta Giustizia malsana e tanti magistrati corretti che vogliono ristabilire l’Ordine andato perdudto. Allora in Ninetto Davoli Pasolini aveva un “figlioccio” e non un “figlio”. Oggi avrebbe avuto un compagno da unire in una unione di fatto. Indipendentemente dal sesso. Era puro amore. E si sbaglia chi, come Alessandro Cannavò, che ha scritto l’introduzione al sullodato libro, pensa che oggi Pasolini non avrebbe approvato le unioni gay. Oggi Pasolini non avrebbe approvato le idiozie politiche di chi, poveri noi!, non sa contrastare l’ISIS. E avrebbe condiviso molte riflessioni fatte da Oriana Fallaci. Pasolini veniva da Giustizia e Libertà, era dunque partigiano delle Carte Costituenti che garantiscono diritti a tutti i cittadini. L’amore. E la vita.
Correte dunque e, fatti i relativi distinguo, non fate mancare alle vostre intelligenze questo Altissimo Libro. Per certi versi religioso libro. Buona lettura. E rappresenta anche una bella idea per gli imminenti regali di Natale. Io l’ho letto senza sosta, mentre ascoltavo la straziante rapsodia su un tema di Paganini di Sergei Rachmaninov: al pianoforte Vladimir Ashkenazy. Ma voi, vi prego, leggetelo in silenzio! E’ un modo di pregare per la nostra Nazione che vuole alto il suo prestigio politico. Ad esso si avvicinano oggi gli esponenti del M5S. La sinistra ha perso la bussola: ha dirigenti che contemplano il vuoto. Ormai occorre agire come i primi cristiani. Dobbiamo intervenire e testimoniare. La politica, il Socialismo è arte: basta con le pose retoriche!
Bagheria, 22 novembre 2015
Giuseppe Di Salvo
Categorie:Primo piano, recensione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: EPICEDIO PER DIESEL (EROICA CREATURA DI FRANCIA)

IL CANE DIESEL

EPICEDIO PER DIESEL
(EROICA CREATURA DI FRANCIA)
**********
Quel cane poliziotto ammazzato
a Saint-Denis…
le carezze ha perso
dei gendarmi
per i quali
in avanscoperta-
fiero-
andava
I cani amano
chi lor dona
certe carezze
Conoscono i mostri
e nell’azzannarli
con impeto
non contemplano timori-
minacciosi la coda
incurvano
La Francia tutta
si commuove
e altre terre anche
Diesel si chiamava
e nobile era
Si addestri
per la spenta creatura
un cimelio
di rimembranze
in terra di Francia
Noi con due zampe
delle sue quattro
fieri andiamo
Grati-
col cuore tessendo-
versi cantiamo!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: PER ESSERE TUTTI FRANCESI OCCORRE RIBADIRE CON FORZA I VALORI DELLE NOSTRE COSTITUZIONI E DELLE NOSTRE DEMOCRAZIE!!!

PER ESSERE TUTTI FRANCESI OCCORRE RIBADIRE CON FORZA I VALORI DELLE NOSTRE COSTITUZIONI E DELLE NOSTRE DEMOCRAZIE!!!
A tutti gli idioti di sinistra e di destra, collaborazionisti di fatto coi neonazisti terroristi avvelenati dall’Islam, occorre ribadire un principio elementare: l’Occidente Democratico deve reagire in maniera ferma, affermando sempre di più i valori liberali delle nostre Costituzioni e delle nostre Democrazie: sì, ESSE VANNO ESPORTATE! Ché la mancanza di democrazia produce mostri. E’ grazie ai valori delle Democrazie che ci siamo liberati di Hitler. Personalmente sono andato ad onorare, anni addietro, i morti in Normandia e mi sentivo Francese ed Americano ed Ebreo ed Inglese insieme. E, col cuore, mi sentivo partecipe di quella lotta contro i politici necrofili privi di Dio e di Futuro. Che fare dunque? Controllata l’emotività per ora certamente scossa dai tristi eventi parigini, tiriamo fuori il nostro orgoglio e collaboriamo con chi è posto a difendere e a proteggere i NOSTRI SACRI VALORI LIBERALI CODIFICATI NELLE COSTITUZIONI CHE I PADRI COSTITUENTI DI TUTTA EUROPA, E NON SOLO!, HANNO COSTRUITO COL SANGUE! OCCORRE ISCRIVERSI AI PARTIGIANI DELLE DEMOCRAZIE. BASTA CON QUESTI NEONAZISTI DEL CALIFFATO DI MORTE!!!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Politica Estera, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: KAROL SZYMANOWSKI, RACHMANINOV, BATTISTELLI E I SONORI RICHIAMI DELL’ANIMA AL TEATRO POLITEAMA DI PALERMO

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.ANTINOO

INAUGURATA PER ME LA SERA DI VENERDI’ 30 OTTOBRE 2015, LA CINQUANTASETTESIMA STAGIONE CONCERTISTICA DELL’ORCHESTRA SINFONICA SICILIANA AL TEATRO POLITEAMA GARIBALDI DI PALERMO!

GIORGIO BATTISTELLI (1953)
E’ ora di rompere con forza un tabù: le stagioni concertistiche o operistiche non si inaugurano in riferimento alle date ufficiali date dai teatri; esse si inaugurano quando noi troviamo in cartellone le musiche dei compositori che più ci interessano e che quasi mai vengono rappresentati. Cominciamo con la prima palermitana di “Sciliar” di Giorgio Battistelli. Si tratta di un brano del 2012; è stato composto per orchestra da camera e l’ispirazione al compositore viene data dal massiccio montuoso che si estende fra Bolzano e Trento, luogo di culto fin dall’Età del Bronzo: luogo che da sempre richiama anelanti ambizioni, desideri, sogni, raccoglimenti fantastici di tante persone umane. Non è una composizione descrittiva, né illustrativa; Sciliar è la connotazione musicale di una condizione psicologica, autobiografica; è un luogo ove la percezione sensoriale diviene ricerca, esplorazione del mondo intellegibile dalla nostra mistica creato. La stessa musica diviene metalinguaggio; vengono scandite le sillabe della parola Sciliar che ammalia e incanta il compositore; sicché (SCI)vola rapida la prima sillaba per poi immergersi nella elle legata al dittongo IAR (SCI-LIAR) per arrestarsi sulla R che, col suo rotacismo tintinnante, finisce per prolungare la durata di tutta la seconda sillaba: “liar” (ma noi avremmo preferito la dicitura ladina “Scilier”, quindi seconda sillaba “ier” molto più aggraziata). Insomma, nella composizione, ma non a piena orchestra, di grazia, e con sonorità meno ispessite, si può cogliere la grazia del sorgere dei nostri desideri più intimi che le alture di Scilier, appunto, fanno svettare per non farli mai tramontare. Pietro Mianiti, direttore d’orchestra, avrebbe dovuto ridurre notevolmente l’organico. Non ci è piaciuta la valanga sonora rovesciatasi nel finale. Era una valanga che azzannava i sogni!
SERGEI RACHMANINOV
La Prima Parte della serata vedeva in programma una rarità per Palermo: il Primo Concerto per pianoforte e orchestra di Sergei Rachmaninov (1873- 1943). I primi tentativi per comporre un Concerto per pianoforte e orchestra in Do minore, da parte del musicista russo, risalgono al novembre del 1889; ma furono energie vane; il Primo Concerto per pianoforte e orchestra portato a termine è proprio quello in Fa diesis minore: compose il Primo Movimento nel 1890 (e lo mise da parte per un po’ di tempo), ultimò gli altri due movimenti il 18 luglio dell’anno seguente, cioè nel 1891. Rachmaninov aveva appena 18 anni. Lo dedicò a suo cugino, il pianista Aleksandr Il’i? Ziloti (allievo di Ciaikovski per quanto riguarda lo studio dell’armonia): fu l’unico suo concerto creato alla fine dell’Ottocento. Vi si colgono dunque inevitabili tracce romantiche con melodie popolari del popolo russo. Aleksandr Siloti (si dice pure così) fu anche insegnante di Rachmaninov e contribuì alla divulgazione della musica pianistica del cugino, proponendola spesso in concerto. Fu Siloti, infatti, che ne assicurò una prima esecuzione, quale saggio scolastico, con l’orchestra del Conservatorio di Mosca il 17 marzo del 1892: dirigeva Wasily Safonov e al pianoforte c’era lo stesso Rach. Per meglio comprendere l’animo del compositore e il suo fermo carattere riportiamo qui quanto scrive Piero Rattalino nel suo libro dedicato a Rachmaninov il Tataro: “Il 29 marzo 1892 (la data è sempre quella, ma qui vengono aggiunti 12 giorni rispetto al 17, considerati i capricci del calendario giuliano, n. d. r.) eseguì il primo tempo del suo Concerto op. 1 con l’orchestra del conservatorio sotto la direzione di Safonov, trovando il modo di litigare con chi, tenendo in quel momento in mano la bacchetta, aveva in tasca la chiave per offrire a chicchessia un insegnamento e una partecipazione come solista alla stagione sinfonica ufficiale. Safonov non esitava a fare dei tagli nelle composizioni degli allievi e dirigendo sceglieva lui i tempi e l’espressione, senza curarsi di come la pensassero i compositori. Con Rachmaninov gli andò male, perché il giovanotto lo richiamò all’ordine durante la prova. E Safonov abbozzò, ma si tenne in tasca la chiave”. (Op. cit. pag. 34, Zecchini Editore). Come si presentava bene Rach! Pretendeva rispetto. Sapeva già imporsi con la sua dirompente e sferzante fanfara iniziale: ma quanta grazia v’era nel suo animo che riversava nei suoi cantabili elevati dagli archi e dialoganti col solista al pianoforte! Grandi sentimenti di espressione autentica rivolta. Certamente meglio della lettiga di qualsiasi psicanalista. Il Concerto n° 1 in forma completa venne eseguito a Londra il 4 ottobre 1899: Evelyn Suart al pianoforte e Henry Wood alla direzione d’orchestra. Che dire di questo suo primo concerto? Non c’è prudenza espressiva, né rispetto accademico delle regole; non si cercano intese col pubblico in ascolto, né con chi rappresenta l’autorità musicale. Era diciottenne quando lo compose e aveva uno spirito giovanile certamente fremente: il tutto viene fuori fin dalle prime dirompenti sonorità codificate nel Primo Movimento e nello sviluppo tematico che irradia sferzate alternandole con disegni melodici che acchiappano. Ma dopo alcune esecuzioni, nel 1908, pensò di rivedere, di questo suo Primo Concerto, sia l’orchestrazione giudicata da lui stesso troppo intensa sia la stessa parte pianistica. Non trovò il tempo per fare ciò. Dovette rinviare. E avvenne che, coi tumulti della Rivoluzione di Ottobre, lo revisionò poco prima di lasciare la Russia nel 1917: modificherà numerosi passaggi del Secondo e del Terzo Movimento, rinnovandone e alleggerendone l’orchestrazione. La versione riveduta fu ascoltata per la prima volta a New York il 29 gennaio 1919: dirigeva Modest Altschuler (15 febbraio, 1873 – 12 Settembre, 1963), al pianoforte c’era lo stesso Rach. La parte solistica è concepita secondo i criteri di un virtuosismo esecutivo trascendentale (nel senso che richiede, per l’esecuzione, un virtuosismo eccezionale); virtuosismo che raggiunge l’acme nei movimenti veloci. Risulta chiaro come nella stesura del 1917 Rachmaninov rinnovi il suo Primo Concerto forte dell’esperienza esecutiva ed espressiva acquisita nel corso dei 26 anni trascorsi rispetto alla prima stesura del 1891. Come verrà percepita questa sua revisione? Lo dirà lui stesso al musicologo Alfred Swan (1890-1970): “Ho riscritto il mio Primo Concerto; adesso va proprio bene. Possiede tutta la freschezza giovanile e inoltre scorre molto fluido. Ma nessuno vi presta la minima attenzione. Quando in America dico che vorrei suonare il Primo Concerto nessuno protesta, ma dalle espressioni del viso capisco che preferirebbero il Secondo o il Terzo”. (Rachmaninov di Geoffrey Norris, pag. 112; Gioiosa Editore). Nota ancora Geoffrey Norris a pagina 117 del libro citato: “Il Primo Concerto fu forse la più felice delle molte composizioni modificate da Rachmaninov nelle varie fasi della sua carriera, perché egli trasformò un saggio giovanile immaturo in un’opera concisa e animata, applicando le maggiori conoscenze di armonia, orchestrazione, tecnica pianistica e forma musicale acquisite durante il periodo compositivo più prolifico. La revisione del Concerto fu l’ultimo lavoro di grande mole che portò a termine prima di lasciare la Russia in seguito alla Rivoluzione”. Nel Primo Movimento si colgono una serie di accordi espressi dalla fanfara nel registro acuto; c’è una splendida libertà agogica che meglio viene espressa nel corso del lirismo presente nel “moderato espressivo” (che ricava il disegno melodico da un canto popolare); c’è una tenzone (sì, una specie di lotta espressiva che non trova sintesi) strumentale eclatante fra solista e orchestra che va a confluire in un movimento caratterizzato da una creazione pianistica e orchestrale assai concitata; segue un interessante discorso fra pianista e clarinetto; l’intervento degli archi porta l’intero Movimento verso una luminosa e ampia finale cadenza del solista che mette in evidenza lo stile virtuosistico di Rachmaninov. Con esplosione finale! Il Secondo Movimento è caratterizzato da un “andante” meditativo e gli episodi solistici sono di carattere rapsodico. Ci accarezza. Ci spinge a contemplare. Che tocchi soavi vengono fuori dal pianoforte e dall’oboe! Il corno, alla fine, sembra evocare sentimenti che gli archi ravvivano e che nel silenzio si conservano: vero canto dell’anima! Il Terzo Movimento, “Allegro vivace”, è capriccioso e presenta frequenti mutamenti di tempo per poi riversarsi in un “Andante ma non troppo” in cui il solista si abbandona ad un fervore lirico sorretto dagli archi. Ma che raffiche sonore in galoppo fanno da preludio alla melodia d’incanto sprigionata dagli archi! Il pianista Orazio Sciortino si è mosso sui tasti con padronanza aggraziata. E il direttore Pietro Mianiti ha curato bene ogni reparto orchestrale. Applausi. Bis. Meno di cento persone. Non c’erano fiori. Luci opache. Non volti d’occasione. Ma il privilegio dato ai presenti di assistere ad esecuzioni preziose e rare.
KAROL SZYMANOWSKI (1882-1937) E I PRESTANTI MASCHI DI SICILIA SIMILI AD ANTINOO!!!
Nella Seconda Parte della Serata c’era una chicca della musica polacca del Novecento: la Seconda Sinfonia di Karol Szymanowski: quando mai viene eseguito questo gioiello sinfonico in Italia o in Sicilia e a Palermo? Come si poteva perdere una simile rarità?! La Sinfonia n° 2 in Si bemolle maggiore, op. 19 venne composta da Szymanowski nel 1910 ed eseguita per la prima volta il 7 aprile del 1911 a Varsavia: dirigeva il suo amico Grzegorz Fitelberg (Daugavpils, 18 ottobre 1879 – Katovice, 10 giugno 1953). E nel 1936, con lo stesso Fitelberg, Szymanowski revisionò la partitura. E’ musica “orgiastica e dionisiaca”, scriverà il compositore Christopher Francis Palmer (9 settembre 1946-22 gennaio 1995).
Va detto che già nel 1910, a 18 anni, e poi nel 1911, a diciannove, Szymanowski fece i suoi primi viaggi in Italia e in Sicilia. Venne entusiasmato dalla nostra terra ricca di colori, di varianti luci e di bei maschietti prestanti e disponibili. Scriveva: “Se l’Italia non esistesse, neanch’io potrei esistere…”. Il benessere che in Sicilia trovava coincideva con la realizzazione della sua omosessualità. Arthur Rubinstein (nato Artur Rubinstein; ?ód?, 28 gennaio 1887 – Ginevra, 20 dicembre 1982) nelle sue memorie, a proposito dei viaggi in Sicilia di Szymanowski, ebbe a scrivere quanto il compositore di Re Ruggero gli aveva confidato: “Ho visto a Taormina un certo numero di giovani uomini fare il bagno: si potevano prendere come modelli per rappresentare Antinoo! Non credevo ai mie occhi”.
   Poi Rubinstein aggiunge: “Era un omosessuale dichiarato, e mi raccontò ciò con due occhi che emanavano scintille!”. Nella Seconda Sinfonia di Szymanowski non mancano i richiami al “Poema dell’Estasi” e alla Terza Sinfonia, “Le Divin Poème”, di Scrjabin. Come mai? Sarà Il principe Vladimir Nikolaevi? Argutinskij (1874-1941), che tutti chiamavano Argo, a rivelare a Nina Berberova che anche Scrjabin “aveva il suo mistero”, ossia i problemi posti da una sessualità complessa. Come dire: coi richiami musicali i compositori gay artisticamente si intendevano. Grande Szymanowski! La Seconda Sinfonia si apre con un violino che sembra un’anima errante ed è permeata da una sensualità davvero sinuosa. La Fuga finale, orchestrata in maniera dotta, rappresenta l’acme orgiastico dell’intero brano musicale con strumenti solisti che svettano in un godimento ricco di pulsazioni senza tempo e senza fine! Magistrale! Ha diretto con maestosa ricerca l’Orchestra Sinfonica Siciliana Pietro Mianiti. Sì, non c’erano fiori. Luci opache. Le poche persone presenti erano attonite e plaudenti. Si tratta di prime mondiali poiché sono “prime” e primizie per noi. E per chi sa svelare i segreti racchiusi nella Grande Musica!
Bagheria, 7 novembre 2015
Giuseppe Di Salvo
Categorie:Classica, Musica, recensione Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: GENIALI MENTI DI BAGHERIA: MAFIOSI NELLE PATRIE GALERE, PENTITEVI IN MASSA!!!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO

GENIALI MENTI DI BAGHERIA: MAFIOSI NELLE PATRIE GALERE, PENTITEVI IN MASSA!!!

Bagheria è una città ricca di menti geniali. Non ho studi statistici da mostrare, ma ho l’intuito e il fiuto dei peripatetici, un dono divino. Camminare per le vie di Bagheria giova alla salute, si dà energia alla circolazione sanguigna, si ravviva la catena dendritica, diviene agile la mente. Le persone che si incontrano per la strada o dentro i bar svettano per ironia ed intelligenza. Noi ne cogliamo di tre tipi essenziali (ma non mancano sfumature e variazioni).
Primo tipo di intelletto: è quello artistico e determina geni; ciò comunque non vuol dire che l’artista pensi sempre bene sulle vicende politiche, economiche e sociali. E non sempre costoro sono dotati di coraggio, di tanto opportunismo sì!
Secondo tipo di intelletto “geniale”: è quello di chi si dedica al crimine; e talvolta vi si trova -fra tanta ignoranza e forza brutale- qualche mente dotata di buon senso; certo si distingue per la tanta omertà (ma chi non è omertoso?) e per lo smisurato coraggio: chi è capace di attuare efferati omicidi o azioni criminali, esterna sentimenti antisociali ed è certo negato per la convivenza civile, ma il coraggio è là!
Il terzo tipo di intelletto: è quello delle persone che comunemente vengono definite “pazze”; sono, come tutte le creature diversamente abili, degne di rispetto e di amore, ché non è bello avere a che fare con la psichiatria e con gli psicofarmaci. Bagheria raggruppa simbolicamente questi tre tipi di intelletto con le immagini statuarie dei “mostri” di Villa Palagonia. Perchè dico ciò? In riferimento agli ultimi fatti di mafia, andando in giro, i cittadini di Bagheria, “pazzi” compresi, si sono dimostrati più “saggi” di quanto potessi pensare. Una donna mi ha detto: “Succedono cose surreali a Bagheria; pagare il pizzo è cosa ingiusta, è un atto di prepotenza che toglie dignità alle persone che subiscono vessazioni; ma sono diversi gli imprenditori -quanto costretti?- che hanno fatto affari con le mafie; e ora si apprezza la loro reversibilità di pensiero: si adattano pirandellianamente alle nuove circostanze e, visto che i pentiti di mafia parlano, molti imprenditori trovano il coraggio di denunciare i vessatori e, quindi, spostano i loro interessi riversandoli nei canali della più onorevole antimafia”.
E’ come dire: questa è la nostra Giustizia. E allora? Occorre elevare alto il grido del catartico pentitismo e dire: MAFIOSI CHE GIACETE NELLE PATRIE GALERE, PENTITEVI IN MASSA! Sarebbe un atto di generosità e di… libertà! E avremmo il Quarto Tipo di Intelletto. Perché privarcene se, anche in questo caso, machiavellicamente il fine giustifica i mezzi?
Giuseppe Di Salvo
Categorie:BAGHERIA, politica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI ULTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO

RIFLESSIONI DI UNO SPROVVEDUTO BAGHERESE ERRANTE SUGLI UTIMI ECLATANTI EPISODI DI PIZZO, MAFIA, PENTITI E IMPRENDITORI IN AZIONE!

BAGHERIA, GLI IMPRENDITORI, LE MAFIE PARTITOCRATICHE E IL PIZZO! E LE VESSAZIONI SI STATO!

A Bagheria, prima dell’avvento del Movimento Cinque Stelle, tutti i lavoratori bagheresi sono stati vessati col “pizzo” di Stato: infatti tutti i cittadini pagano le aliquote massime dell’irpef comunale per il dissesto economico in cui è caduta la città grazie alle partitocratiche amministrazioni. Per non parlare della tassa sui rifiuti solidi urbani aumentata negli anni di oltre il 100%. E DELLE ALTRE TASSE ORCHESTRATE DAL GOVERNO MONTI DA NESSUNO ELETTO!

 Da alcuni anni in città governa il Movimento Cinque Stelle. E ora il sindaco Patrizio Cinque vuole ridurre del 10% la tassa sull’immondizia. L’economia è in crisi. I pentiti delle varie mafie collaborano con la Giustizia. I commercianti si ribellano. Seguono decine di arresti. Viva! Ma come mai non viene arrestato nessuno per il dissesto visto che lo Stato, questo Stato, consente discriminazioni da città a città nella trattenuta delle tasse? E’ forse ciò costituzionale? Quanto queste ultime persone arrestate sono diverse da quelle che hanno provocato il dissesto economico della città? Ad ogni cittadino bagherese il dissesto economico della città costa centinaia di euro in più all’anno! Come frenare e arginare questo “pizzo” di Stato? Ci siamo ribellati col voto. Continueremo a farlo! SIA RIVOLTA CONTINUA!!!

PROPAGANDA BEN ORCHESTRATA

Una serie di arresti a Bagheria? Anche Radio Radicale,  con Massimo Bordin, cade nella trappola mediatica: è la storia ripetuta di persone già arrestate, in quanto i nuovi arresti pare siano solo poche unità. La novità? E’ nei commercianti che si ribellano e, dopo aver a lungo pagato, ora finalmente parlano e collaborano! Ma non si sottovaluti un fatto: parlano anche tanti pentiti. A chi ormai converrebbe tacere al cospetto della Giustizia! Ma quante volte un cittadino deve pagare in questo Paese?

QUANTE LOTTE ALLE MAFIE! DECENNI DI LOTTE. COME MAI SOLO QUELLE FOTO? NON RIESCO A CAPIRE!

 Su “La Repubblica” di  martedì 3 novembre 2015, pagine palermitane, si leggono notizie inquietanti relative alle estorsioni subite da oltre 20 anni da decine e decine di imprenditori bagheresi; si riportano dichiarazioni dell’imprenditore Mimmo Toia, ora non è più, con accuse nei confronti di qualche ex sindaco che ospitava quotidianamente al Comune qualche noto esponente di Cosa Nostra; ebbene, ricordo male o no: quel Consiglio Comunale non venne sciolto per presunte infiltrazioni mafiose? Chi ha mai pagato per reati mafiosi? Quale politico bagherese è stato mai processato e incarcerato per reati legati alla mafia? E che dire delle varie gestioni del Comune da parte dei commissari? E dello scioglimento della successiva Giunta del sindaco Valentino? Desidererei sapere  -mi si aiuti, di grazia!- nel corso delle varie gestioni dei commissari chi si aggiudicava gli appalti in città? Se molti imprenditori rivelano di pagare il pizzo da un quarto di secolo, occorre dire che qualcosa non quadra. Si elogino i coraggiosi che sanno andare dai Carabinieri per denunciare vessazioni ed estorsioni. Le imprese devono essere “pulite”, libere: e non c’è libertà se si è condizionati sia nell’assumere persone da altri imposte sia se si è costretti a pagare “tasse mafiose”: di fatto l’imprenditore non è più padrone della sua impresa. Cosa orrenda! Ma come mai tutto ciò si è permesso per un quarto di secolo? E come mai le Mafie da sempre, o da giacché io sono nato, hanno regnato in Sicilia? Quante altre persone, anche delle varie nostre istituzioni, dovrebbero fare compagnia nelle patrie galere a quelle persone le cui foto, non belle foto, vengono pubblicate in serie dai quotidiani di Zona Nostra e d’altri? E come deve essere rinnovata l’Antimafia?

   Di grazia, aiutatemi a capire: si chiede aiuto e chiarimento, nel segreto, anche a chi sa offrire chiarimenti o servizi più che segreti! Per secretarli nei secoli dei secoli.

Bagheria 4 novembre 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: PIER PAOLO PASOLINI NELLA MATTANZA TRIBALE NARRATA CON PERIZIA IN UN LIBRO DI SIMONA ZECCHI

IO SO: CANTO DELLA VERITA’

Ogni notte del 2 novembre, anche in questo 2015 quindi, fra le 0:30 e l’1:00, l’Idroscalo di Ostia è scosso da un divino e compassionevole tremore: gli angeli di Dio sorvolano il luogo in cui proprio 40 anni fa venne massacrato in modo impietoso e tribale Pier Paolo Pasolini, uno dei poeti più grandi del Novecento, il poeta che aprì le porte alla rivoluzionaria poesia “liberale di sinistra”: l’Italia, nei secoli, non aveva avuto un creatore di versi “di sinistra”.
Il Potere, coi suoi mass-media asserviti, trovò subito l’assassino nel “povero” Pelosi: l’assassino venne creato in laboratorio, doveva divenire “vittima” di un presunto frocio assatanato. I benpensanti, tanti benpensanti, omosessuali di sinistra compresi, vennero adescati da questa manipolazione; e ancora ce ne sono con questa orribile esca nella gola. Ma io so la verità. Ad uccidere Pier Paolo Pasolini furono più persone fasciste legate al neofascismo che allora stava nel Palazzo, i cui uomini di potere che vi si annidavano Pier Paolo Pasolini voleva processare. Io so perché non sono stato rincoglionito da quella propaganda di Regime. Io so perché ho letto più libri su quell’assassinio. Io so perché Pier Paolo Pasolini non era un frocio sprovveduto e sapeva valutare i rischi e i pericoli. Io so perché lui stesso seppe prevedere luogo e modi con cui si svolse la sua mattanza. Io so perché fu lui a subire decine di processi per ciò che scriveva o filmava. Io so perché venne più volte insultato e minacciato. Io so perché ho finito di leggere un ulteriore documentatissimo bel libro: “Pasolini, massacro di un poeta” scritto da Simona Zecchi (Ponte alle Grazie Editore) che a tutti consiglio per capire i moventi di quel massacro. Io so e riporto, poiché condivido, quanto scrive Simona Zecchi a pagina 83 del libro citato:
-Non appena Pelosi e lo scrittore giungono sul posto, accompagnati probabilmente già da qualcuno nel veicolo e debitamente seguiti da altri dalla Stazione Termini e dal “Biondo Tevere”, avvengono sia il pestaggio che il sormontamento con più auto sul corpo del poeta. Il massacro dovrà riuscire a tutti i costi: per questo ognuno, nel suo ruolo, deve essere funzionale. L’obiettivo è comune a tutti ed è frutto delle cointeressenze che arrivano da più parti: la bassa manovalanza criminale per sfilare un po’ di soldi al “frocio”; i picchiatori per togliersi di mezzo il “comunista”; forse anche qualcuno che non accettava l’amore di Pasolini per i “ragazzetti” e, in alto, qualcuno che ha ordinato una “commissione”, appunto.

Come vedete io so. Basta leggere e saprete anche voi. A tutto ciò si aggiunga tanta negligenza nelle indagini: quanto voluta per chiudere in fretta il caso?
E’ bene, per i processi democratici a cui teniamo tutti, che la verità sul quel delitto “concertato” (altro che pizze rubate di Salò!) divenga patrimonio di tutti. Del resto, dopo 40 anni, quanti di quegli “ignoti” che all’ammazzamento impietoso di Pasolini concorsero sono ancora partecipi della nostra vita?

Giuseppe Di Salvo

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
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