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GIUSEPPE DI SALVO: CRZYSZTOF CHARAMSA, PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA, PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: HA DICHIARATO DI ESSERE GAY E DI AVERE UN COMPAGNO CHE AMA

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
EDUARD PLANAS E CRZYSZTOF CHARAMSA
CRZYSZTOF CHARAMSA, PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA, PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO: HA DICHIARATO DI ESSERE GAY E DI AVERE UN COMPAGNO CHE AMA
Non sappiamo quando succederà, e se mai succederà: che un papa dichiari la propria omosessualità. Chi poteva farlo, nel corso della storia della chiesa, ha mentito: i papi, anche se eterosessuali, dichiarano solo ciò che si può dichiarare, ossia la castità o, meglio, l’astinenza da ogni rapporto sessuale. Avranno pure delle polluzioni, ma, in quel caso, ad intervenire è la vita onirica o fantastica e, quindi, non c’è atto volontario. Vi sembra un manuale del Sano Delirante? Certo è che siamo, dal punto di vista morale, al di là di ogni logica. Una domanda: cosa sarebbe successo, per fare un esempio, se un papa, e non si pensi necessariamente a Ratzinger, avesse dichiarato al mondo di essere gay? Di molti sappiamo delle loro tendenze etero assopite: giusto per muoversi nella norma. Noi, per santificare il coraggio espressivo di una persona, anche se si tratta di un sacerdote, non andiamo dietro i lentissimi tempi della Chiesa Cattolica; ché anzi, diciamolo subito!, dei riti di iniziazione del Vaticano Santificio (riti caratterizzati da regole canoniche con testimonianze più o meno credibili di umani miracoli) non ce ne importa un bel nulla: è, lo stato vaticano, uno Stato Teocratico distante anni luce dalla mia concezione di Stato Liberale, Laico, Democratico, Repubblicano, Costituzionale: in quest’ultimo i cittadini sono sovrani. Punto. E anche qualsiasi religione trova il suo spazio e il suo diritto di esistere. La vita religiosa dei cittadini, di ogni cittadino, è legame sociale che attesta la fede. Il legame con Dio è rapporto diretto di chi crede col suo modo di concepire o rappresentarsi mentalmente il divino. Chi ha bisogno di intermediari cerca interpreti e ad essi sottopone la coscienza che finisce di essere libera. La vera religione non deve essere sottomissione o schiavitù. I legami morali sono catene. Le guide condizionano il pensiero. Sono legami religiosi che incatenano. La Vera Religione deve creare Persone Libere e non deve generare il timore di Dio: ogni paura interiorizzata è asservimento al potere degli altri, è accettare forme subdole di schiavitù.
Noi sappiamo una cosa semplice: nel bene e nel male, intorno a papa Francesco, oggi, i mass-media, in ispecie quelli italiani, hanno creato un conformismo assai piatto e “volgare” e, per certi versi, anche allarmante. Si dice: Francesco è un Papa aperto al dialogo. A noi pare che i papi sfornino solo monologhi. Mi chiedo: forse con Ratzinger non si dialogava? Ma, di grazia, mi si vuole dire cos’è sostanzialmente cambiato nella dottrina della fede cattolica dacché Francesco è stato eletto papa? L’unica cosa di cui sono certo è la seguente: si sta costruendo con Francesco una Nuova Santità, San Bergoglio, appunto. Viene chiamato Gesù in terra: forse gli altri santi papi erano Gesù nell’aere? Diciamo ciò perché anche all’interno di questa tanta propagandata Chiesa (dagli Italiani ben mantenuta economicamente dal Concordato fascista da Craxi aggiornato!) ci sono prelati che ad un dato momento prendono coscienza della loro identità sessuale e lo rivelano al mondo. E, siccome non saranno futuri santi, noi osservatori di questo mondo reale e non virtuale, procederemo allora a metterli in evidenza in altro spettacolare modo.
E proclamiamo personaggio dell’anno 2015 Monsignor KRZYSZTOF CHARAMSA, sacerdote polacco 43enne, da 17 anni residente a Roma in quanto ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale Vaticana, docente di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma. Lo proclamiamo uomo dell’anno 2015 per aver dichiarato di essere omosessuale, di praticare il suo orientamento sessuale e di farlo con un compagno che ama: questi lo ha aiutato a venir fuori grazie all’amore concreto e non a quello astratto legato a false speranze, vale a dire all’eterna disperazione. Come sono adorabili coloro che amano papa Francesco! Noi, però, amiamo di più Don Charamsa. Certo a 43 anni la sua dichiarazione ci appare un po’ tardiva, ma -come si dice- meglio tardi che mai. E da parte di un ufficiale custode dell’arretrata dottrina della fede la rivelazione ci appare coraggiosa, aderente allo spirito del Vangelo, vale a dire non ipocrita. Evviva! Papa Francesco ebbe a dire: “Chi sono io per giudicare un gay?”: si trattava di una rituale affermazione che si muoveva all’interno di posizioni etiche assai repressive codificate dalla Chiesa cattolica e di cui il Sommo Pontefice è ancora degno custode. Noi possiamo amare la persona papa, ma non ci interessano le aberranti teorie della Chiesa, vero disordine etico!
KRZYSZTOF CHARAMSA, per noi, rappresenta la sacra coerenza con lo spirito del Vangelo e con l’attuale processo della Vera Misericordia. Riportiamo ora l’alta teologia di padre Charamsa in fatto di liberazione (omo)sessuale e ricaviamo il suo pensiero sia dall’intervista che il sacerdote ha rilasciato a Elena Tebano (Corriere della Sera del 3 ottobre 2015) sia da quanto riportato dall’agenzia Ansa del 4 ottobre successivo, evitando il gioco di domanda e risposta. Ecco cosa dice padre Charamsa:
   -Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte- forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente- perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquanta anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. E’ anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali. Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica. Vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e di familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve essere protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere. (…) Non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti. (…) La Bibbia non parla mai di omosessualità (…). Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca. (…) Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio. In ogni società di soli uomini (con riferimento al Vaticano, n. d. r.) ci sono più gay che nel mondo come tale (…) e il Sant’Uffizio (di cui Charamsa faceva parte, n. d. r.) è il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica, un’omofobia esasperata e paranoica.
   Per tutta risposta la Chiesa Misericordiosa di papa Francesco ha cacciato via da ogni incarico il lucidissimo Monsignor Charamsa, agendo così proprio come coloro che interpretano in modo violento la ripetuta Misericordia con cui si apre ogni Sura del Corano: ma chi si augura che a distruggere il Sant’Ufficio siano i nazisti dell’ISIS? Prima o poi il fanatismo religioso si distruggerà da se stesso. Don KRZYSZTOF CHARAMSA ne è un esemplare esempio! I preti come Don Charamsa incarnano la REALE SPERANZA e si pongono contro il NON ESSERE SPERANZA, concetto che, come nella Turandot di Puccini, delude sempre e che ai partiti e alle chiese repressive serve per illudere e tenere intruppati i loro aderenti. Peggio per chi si fa violentare e intruppare.
Bagheria 29 dicembre 2015
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: SIGFRIDO DI WAGNER GELA IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO!

SIGFRIDO A PALERMO E SPETTACOLARE TEATRO MASSIMO VUOTO.
Ormai chi assiste ad una rappresentazione operistica deve fare una scelta aprioristica nel valutare i capricci dei costosissimi registi: o va per apprezzare la coerenza interpretativa al testo scritto dal compositore o va per assumere pose conformistiche in linea con regie spettacolari del tutto sballate in quanto non coerenti col dettato delle partiture che volta per volta si decodificano. Va detto che, nel caso del melodramma, la prima vera regia viene emessa dalle sonorità: le voci dei cantanti e la dinamica espressiva degli strumenti e dell’orchestrazione. I cantanti di questo Sigfrido? Fatta qualche dignitosa eccezione, dov’erano? Io avrei messo cucine arrugginite, orsacchiotti di peluche e mimi vari nel Golfo Mistico; avrei fatto doppiare i cantanti con registrazioni in playback dei grandi interpreti wagneriani (visto che sui grandi cantanti i teatri non vogliono investire) e avrei collocato l’intera orchestra wagneriana sul palcoscenico con la visibilità di ben 12 violoncelli, 8 contrabbassi, 6 arpe, incudine e martello, 32 violini fra primi e secondi… e via discorrendo, magari nella pedana girevole… Come si vede, in questo modo, non si rappresenta Wagner, ma lo si oltraggia. E’ come pisciare sull’Emilio di Rousseau. Che si lamentano a fare i critici della mancata forza delle sonorità se l’impostazione sonora delle voci e dell’orchestra è falsata in partenza? La gente lo capisce e vi gira le spalle. Basta!
E non è ancora la mia spietata recensione! Una sonora pernacchia sì!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Classica, Musica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: KRZYSZTOF CHARAMSA PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO!

IL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO PROCLAMA PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DON KRZYSZTOF CHARAMSA: NELL’OTTOBRE 2015 DICHIARO’ AL MONDO DI ESSERE GAY ANTICIPANDO CON GIUBILO SIA L’ADERENZA AL VANGELO SIA ALLA VERA MISERICORDIA. FRA POCHE ORE LE DIROMPENTI MOTIVAZIONI DI GIUSEPPE DI SALVO CHE VANNO OLTRE LA FRASE RITUALE: “CHI SONO IO PER GIUDICARE I GAY?”. PADRE CHARAMSA E’ SPERANZA CONTRO OGNI INUTILE ED ILLUSORIA IDEA DI SPERANZA.

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

GIUSEPPE DI SALVO: ANCHE LA GRECIA DI ALEXIS TSIPRAS APPROVA IN NOTTATA LA LEGGE SULLE UNIONI GAY. E RENZI? GOCCIOLA TEMPISTICA!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
ANCHE LA GRECIA DI ALEXIS TSIPRAS APPROVA IN NOTTATA LA LEGGE SULLE UNIONI GAY. E RENZI? GOCCIOLA TEMPISTICA!
Anche in Grecia, dopo un mese di dibattito parlamentare, è stata approvata una legge sulle unioni civili gay. Passa così la legge voluta da Tsipras, anche se esclude le adozioni. La nostra Italietta con la tempistica renziana resta sempre più isolata. Il Parlamento greco ha infatti votato poco dopo la mezzanotte del 23 dicembre 2015, l’estensione alle coppie del medesimo sesso della legge che, dal 2008, disciplina le unioni civili tra le coppie eterosessuali. I voti a favore alla fine sono stati 194, mentre i contrari 55 (51 gli assenti). Va ricordato che in Grecia è possibile l’adozione anche ai single e quindi nulla sembra vietare la possibilità di adottare il figlio del proprio partner.
Il testo è quindi arrivato in Parlamento, dopo un weekend di polemiche roventi con la Chiesa greco-ortodossa. E la votazione finale c’è stata, per l’appunto, dopo una fitta giornata di discussioni. Inoltre, il governo ha accolto un emendamento di alcuni deputati di Syriza che abroga finalmente l’articolo 347 del Codice Penale Greco: un articolo “ripugnante”, come lo stesso Ministro lo aveva definito nei giorni scorsi, che fino ad oggi vietava gli atti omosessuali commessi tra un adulto e un minore di 17 anni (per i rapporti eterosessuali è 15 anni) e la prostituzione gay, stabilendo quindi una discriminazione esplicita per le persone omosessuali, l’unica ancora in vigore in Grecia. Sul provvedimento nel suo complesso hanno votato a favore i deputati di Syriza (il partito del premier, di sinistra), del PASOK (socialisti), de “Il fiume” (??????) e dell’Unione di Centro. Gli alleati di governo di Tsipras, i nazionalisti di ANEL, invece, alla fine hanno votato in larga parte contro: in Parlamento oggi il capogruppo aveva dato infatti indicazione di voto contraria. La discussione in Parlamento è stata abbastanza calma, a parte qualche frase decisamente omofoba di deputati della destra ed in particolare del partito di Alba Dorata, mentre fuori diversi gruppi LGBT in sit-in sostenevano la discussione in corso. Hanno votato contro anche i deputati del Partito Comunista Greco. La Chiesa ortodossa ha provato anche stamani a inviare un messaggio last-minute ai Parlamentari, invitandoli a non votare il disegno di legge come avevano fatto durante il weekend con toni, in alcuni casi, estremamente accesi ed esplicitamente omofobi.
Ad intervenire nel pomeriggio è stato lo stesso premier Alexis Tsipras: “Con l’introduzione delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso si chiude un ciclo di arretratezza e di vergogna per lo stato greco, di negazione e marginalizzazione di una parte dei nostri concittadini che non hanno avuto finora alcun diritto nella convivenza col proprio partner, il che ha portato la Grecia a condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo”. Il premier ha anche dichiarato: “Oggi non è un giorno di celebrazioni, ma un’occasione per chiedere scusa alle persone cui finora sono stati negati i diritti concessi agli altri cittadini in paesi con sistemi giuridici più avanzati. Questo disegno di legge avrebbe dovuto passare anni fa”.
Ma cosa prevede la nuova legge? La legge dà alle coppie dello stesso sesso i medesimi diritti di successione dei coniugi eterosessuali e tende anche ad equiparare i diritti di sicurezza sociale, sul lavoro e fiscale. Nell’eredità, viene tolta la cosiddetta “legittima”: il partner di una unione civile sarà da questo punto di vista equiparato al coniuge. Le differenze più grosse col matrimonio sono e rimangono la mancanza del diritto alla stepchild ed all’adozione, la mancata presunzione di paternità per il figlio nato nella coppia unita civilmente, l’impossibilità di avere il doppio cognome, la possibilità di scioglierla in modo più semplice senza ricorrere ad un divorzio ed un trattamento fiscale meno favorevole. Per quanto riguarda l’adozione, c’è però da dire che, essendo prevista in Grecia per i single, nulla sembra vietare con la nuova legge al co-genitore di adottare il figlio del partner ma in quanto single, non in quanto compagno dell’unione civile, che è cosa ben diversa dalla Stepchild Adoption italiana che, se approvata, sarà un istituto riservato alla coppia unita civilmente.
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In Italia? Restano le Parate LGBTI funzionali al Regime. Se solo le associazioni gay avessero il coraggio di non fare sfilare ai PRIDE questi politici italiani di sinistra e di non votarli neanche alle elezioni condominiali! Se in Italia abbiamo la tempistica di Renzi a cui si genuflettono i vari Scalfarotto e i vari Lo Giudice e le varie associazioni Gay, non ci resta altro che aspettare la caduta di quest’altro Governo da nessuno eletto. Loro, deputati e senatori, hanno tutti i diritti come i fascisti di Salò dipinti da Pier Paolo Pasolini nel suo ultimo film, ai sudditi, invece, regalano solo sferzate di politico sadismo. Qualche colpa l’avrà il Movimento Gay di questa Italietta?! VERGOGNA!
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: DRAMMATIZZAZIONE DI NATALE DEGLI ALUNNI DI SECONDA A E B, SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA: EMOZIONA, I CIELI MUOVE E COMMUOVE

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA DI BAGHERIA: DRAMMATIZZAZIONE* DI NATALE DEGLI ALUNNI DI SECONDA A E B: EMOZIONA, I CIELI MUOVE E COMMUOVE
Lunedì 21 dicembre 2015, ore 8:45 precise, aule della Scuola Primaria Giuseppe Bagnera di Bagheria (impossibile quest’anno utilizzare l’Aula Magna), è stata messa in scena la Drammatizzazione di testi e canti corali laici e religiosi intitolata: TEMPO MUTANTE NEI MUTANTI TURNI.
Il Coro degli alunni di Seconda A e B è stato animato dall’insegnante Giuseppe Di Salvo, vale a dire dal sottoscritto. Hanno collaborato in modo fattivo i seguenti insegnanti: Maria Grazia Di Carlo, Maria Concetta Noto, Francesco Chiello, Fabrizio Aleo, Margherita Tesauro, Rosalba Sansone. Hanno seguito l’evento con vivo entusiasmo i genitori e gli stretti parenti degli alunni delle due classi, i quali, visibilmente coinvolti e commossi, sono rimasti letteralmente incantati dalle performances ritmiche e melodiche dei loro bimbi di appena sette anni: tutti ben sincronizzati nei movimenti gestuali, espressivi; si sono distinti nel canto “a cappella”, esprimendo sfumature espressive ricche di pianissimi accattivanti, intonati in modo quasi perfetto, visto che la perfezione è propria degli Dei e noi non li invidiamo, ma semplicemente tentiamo di avvicinarli.
In una delle due Seconde la Drammatizzazione tutta si è dovuta bissare: applausi, quasi incredulità, volti attoniti per le raggiunte vette espressive dei bambini; occhi luccicanti, autentico successo scolastico. Gli alunni hanno drammatizzato la filastrocca CRA CRE CRI, testo ritmico del maestro Di Salvo del 1983 con gutturali suoni composti utili alla corretta pronuncia di tante parole: divertente la bocca aperta ad uovo nel finale! Come non capire che già la corretta pronuncia delle nostre parole è puro suono? Solo un assaggio.
Poi si è ironizzato sui “doppi turni” (da qui il titolo dato alla Drammatizzazione) e gli alunni hanno intonato (sempre a cappella) la canzone CON LE PINNE, FUCILE ED OCCHIALI di C. Rossi-E. Vianello (1962) dedicandola ai loro nonni, molti dei quali presenti, commossi per i baci d’amore dei versi finali: si ricordavano magiche estati d’altri tempi dell’emisfero boreale.
Con la canzoncina CITTY CITTY BANG BANG tutti hanno potuto assistere ad un difficile scioglilingua canoro espresso dai bambini con encomiabile senso ritmico (battito delle mani) e con voci ben sincronizzate: trionfo! Il testo ha avuto un intrigante “adeguamento agogico” da parte del maestro Di Salvo con schianto finale (chi si ricorda il film per piccini CHITTY CHITTY BANG BANG, 1968, del regista inglese Ken Hughes?): esso ha permesso ai bambini di esprimere col viso le loro innocenti “mostruosità”, rivelandosi degni eredi dei Mostri di pietra presenti nella nostra famosissima Villa ideata dal Folle Principe di Palagonia. Davvero impeccabili! Il canto CHE FREDDO CHE GELO (tradizionale) ci ha guidati nel freddo clima dell’inverno, stagione in giornata entrata: gli alunni hanno espresso delicati pianissimi tenuti ricchi di armonici invitanti al calduccio e al dolce dormire. Per finire, due canti di Natale: FERMARONO I CIELI… del longevo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), forse il canto più delicato e più toccante di tutti i canti di Natale. Gli alunni lo hanno introdotto “a bocca chiusa”, creando un’ammaliante atmosfera religiosa: poi la sublime ninnananna, va detto!, ha fatto toccare agli alunni vette espressive assai delicate sì da commuovere il pubblico presente: i loro pianissimi erano sonorità che avvicinavano alla percezione del sentimento divino. Con BIMBO BIMBO (altro canto di Natale tradizionale), già dal 1983 intonato da centinaia di alunni passati dalla Scuola Giuseppe Bagnera, ci si riprendeva -e si concludeva la Drammatizzazione- in un assai significativo canto di libertà. Alunni da Dieci e lode! Con catarsi che si incide nelle menti. Un breve programma di lunga durata che resta anche nei meandri dei ricordi.
BUON NATALE 2105 E BUON ANNO 2016 A TUTTI, SPERANDO IN NON MUTANTI TURNI.
*Il disegno è di Chiara D.
Bagheria 21 dicembre 2015
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: CANTI LAICI E RELIGIOSI LUNEDI’ 21 DICEMBRE 2015 ALLA SCUOLA PRIMARIA GIUSEPPE BAGNERA DI BAGHERIA: “TEMPO MUTANTE NEI MUTANTI TURNI! ORE 8:45. DA NON PERDERE. PER SOLI GENITORI ALUNNI!

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GIUSEPPE DI SALVO: ARMANDO COSSUTTA, LE SCISSIONI, E IL TRIONFO DEI COMPROMESSI STORICI SANCITI CON PRODI. E L’INUTILE CANTO NOSTALGICO DI TANTI EX PCI!

ARMANDO COSSUTTA, LE SCISSIONI, E IL TRIONFO DEI COMPROMESSI STORICI SANCITI CON PRODI. E L’INUTILE CANTO NOSTALGICO DI TANTI EX PCI!
Armando Cossutta se n’è andato il 14 dicembre 2015, due giorni fa. Non voglio per niente commemorarlo. Gli va dato atto solamente che era un comunista filosovietico di tutto rispetto, anche se chi scrive non condivideva la sua scelta: che senso ha avuto, infatti, giocare politicamente a scindersi da Berlinguer per creare successivamente una Rif…ondazione Comunista che si alleava con Prodi, Governo che ha sancito il trionfo del Compromesso Storico berlingueriano? Il PCI e gli ex PCI hanno avuto sempre l’insana tendenza politica di non sapersi porre mai come alternativi al Potere dei Centristi, sono stati sempre integrativi, invece, alle correnti sedicenti di “sinistra” dell’ex D.C. Mi ricordo che il poeta Giacomo Giardina, alba Anni Novanta, una volta passeggiando mi disse, col suo vocione tremulo, che avrebbe votato per Cossutta. L’avrà fatto come tanti ex del PCI. Fatto sta che l’esperienza governativa logorò i Rifondatori. E l’Italia è andata indietro sia col debito pubblico sia nei diritti civili. E’ proprio vero: il potere ha sempre logorato chi non ha saputo essere alternativo alla Democrazia Cristiana: sia con alleanze fatte con le sue correnti di sinistra sia con quelle altre espresse con le fazioni più bigotte e più vicini alla destra neofascista. Non mi resta che aspettare come vedere morire il Governo da nessuno eletto di Renzi: mi dispiace che Cossutta non potrà assistere ai futuri cambiamenti che ci saranno nel nostro Paese. E Berlusconi? Cosa è stato tolto al Cavaliere coi vari Governi Prodi o di centrosinistra? Gli è che il PCI è stato sempre bravo a creare partitini alla sua sinistra per incanalare il dissenso sempre a suo vantaggio: e quanti poveri illusi ci sono cascati! Il gioco delle tre carte dei vari Cossutta ha fatto solo male all’Italietta e ai nostalgici del PCI che non hanno saputo mai tagliere in modo netto un infantile cordone ombelicale politico fatto di imposture e di illusioni. Pace all’anima di Cossutta. Quanta realtà effettuale a danno degli Italiani tutti!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: GIOVANNA D’ARCO DI GIUSEPPE VERDI ALLA SCALA E CINQUE MIEI CALDI FRAMMENTI CRITICI SU FACEBOOK

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.IL CAST DI GIOVANNA D’ARCO DI GIUSEPPE VERDI ALLA SCALA DI MILANO

GIOVANNA D’ARCO DI GIUSEPPE VERDI ALLA SCALA E CINQUE MIEI CALDI FRAMMENTI CRITICI SU FACEBOOK

PRIMO FRAMMENTO:

Stiamo seguendo (il presente è storico, n. d. r.) “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi in diretta dal Teatro Alla Scala di Milano. Evento emozionante e raro. Per ora il nostro plauso va al direttore Chailly e al Coro, indiscusso protagonista dell’opera, diretto dal maestro Bruno Casoni. Riserve sulla Netrebko e su Meli. Corposa e adeguata, invece, la voce del baritono Devid Cecconi. Ma siamo solo al Prologo (o, in questo caso, all’Atto Primo che il Prologo comprende). Vedremo il seguito. Alla coraggiosa iniziativa di apertura va il nostro plauso.

SECONDO FRAMMENTO:

Un “Viene al tempio” interpretato con dignità: Francesco Meli sfodera un bel timbro nel registro centrale e un dignitoso fraseggio, ma appare sempre forzato quando la vocalità deve spostarsi in alto; la Netrebko non è la Caballé, né la Tebaldi, ma sfodera un timbro luminoso anche se ancora non si distingue nel fraseggio. Questo passa il Convento, anzi La Scala!

TERZO FRAMMENTO:

“Giovanna d’Arco” è la settima opera del grande compositore; per Don Giuseppe era la sua opera più bella fino allora composta (Prima, 15 febbraio 1845 PROPRIO ALLA SCALA); per il musicologo Massimo Mila, per alcune parti, era la più brutta. Per noi è un’opera sperimentale di grande interesse per il semplice motivo che Verdi, con l’espressione musicale, voleva indagare meglio gli aspetti intimistici e sovranaturali (così si scriveva un tempo!) che caratterizzano lo spirito umano, in ispecie quando si è presi da taluni fenomeni di possessione; in questo senso è opera valida da attenzionare e, diciamolo senza mezzi termini, non sarebbe mai nato Macbeth, gran capolavoro, se Verdi non si fosse cimentato a studiare bene gli aspetti fantastici e porli in modo dialettico con quelli sovranaturali. Anche Dio è un demone che acchiappa la psiche umana ed esalta e proietta azioni e convinzioni. Quoi?

QUARTO FRAMMENTO:

La Netrebko sfodera nel Secondo Atto una vocalità lirica e drammatica di rilievo. E anche il baritono Devid Cecconi. Il Duetto fra padre Giacomo e figlia Giovanna (baritono-soprano) è stato vocalmente avvincente. L’aria di Carlo “Quale più fido amico” è preceduta e accompagnata da una orchestra a tinte cameristiche che non possono passare inosservate: e non sono certamente di gusto cattivo, ché anzi! Qui Verdi si rivela grande innovatore!

QUINTO FRAMMENTO:

GIOVANNA D’ARCO ALLA SCALA DI MILANO? NELL’INSIEME UNA BUONA EDIZIONE! CI VOLEVA PROPRIO LA MADONNINA IN SCENA. UN SACRO KITSCH!

Terzetto finale di Giovanna d’Arco davvero ben interpretato e d’incanto. I miei voti:

Anna Netrebko (Giovanna): 8=

Devid Cecconi (Giacomo): 7+

Francesco Meli (Carlo): 7=

Coro: 9

Riccardo Chailly: 9+

Regia: 6+

VOTO COMPLESSIVO: 7++

   Sul mio sito presente in Facebook si è successivamente aperto un interessante dibattito. La professoressa Lucia Comparato ha definito “intriganti” i miei commenti, ha dichiarato di non conoscere l’opera e di essere stata spinta, dopo avermi letto, a fare una ricerca per conoscerla. Sì, Giovanna d’Arco di Verdi (libretto di Temistocle Solera), non è molto conosciuta. E la si rappresenta assai raramente. Al Teatro Massimo di Palermo non è stata mai rappresentata. E allora? Mi sono limitato a riportare, quali consigli per la conoscenza, alcuni miei commenti critici sulle edizioni incise esistenti. Queste mie considerazioni verranno qui riportate.

SESTO CRITICO FRAMMENTO ALLA DISCOGRAFIA DI GIOVANNA D’ARCO ESISTENTE:

Ci sono poche edizioni in circolazione dell’opera verdiana Giovanna d’Arco, e tutte ottime esecuzioni: le segnalo; la prima risale al 1951 con Renata Tebaldi e Carlo Bergonzi e Roberto Panerai e diretta da Alfredo Simonetto (la sto riascoltando per onorare il giorno della Madonna! Che grandissima giovane Tebaldi!); nel 1973 la Emi ne propose un’edizione con Montserrat Caballé davvero dotata di un lirismo impareggiabile; nel 1992 la Teldec pubblicò quella diretta proprio da Riccardo Chailly, il quale riuscì a dare un grande valore unitario alla sconosciuta partitura: qui si distingue Renato Bruson, le sue arie sono cesellate come gioielli, il tenore era il nostro Vincenzo La Scola che ci ha lasciato un dignitosa interpretazione di Carlo VII; infine, c’è il DVD con la Giovanna d’Arco diretta da Bruno Bartoletti al Teatro Regio di Parma (e siamo al 2012): in quest’ultima edizione si distingue la Giovanna del soprano Svetla Vassileva e c’è anche un Bruson che emana luci del suo tramonto vocale. C’è qui il rivoluzionario terzetto a cappella: “A, te, pietosa vergine” (sì, all’interno di una arroventata cabaletta intonata dal soprano e dal tenore “Son guerriera che a gloria t’invita”): per dimostrare come Verdi mirava a sperimentare effetti canori e sonori! A te, cara Lucia Comparato, e a tutti voi la scelta per conoscere, crescere e valutare.

Giuseppe Di Salvo

 

GIUSEPPE DI SALVO: CICCIO, CICCIOLINA, CONFORMISMO RELIGIOSO E IL MIO PERENNE GIUBILEO! GIUBILIAMO TUTTI!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

CICCIO, CICCIOLINA, CONFORMISMO RELIGIOSO E IL MIO PERENNE GIUBILEO! GIUBILIAMO TUTTI!
Il terminine “misercordia” coinvolge i battiti dei nostri cuori. Il che vuol dire che siamo in perenne Giubileo quando ci rendiamo generosi verso il prossimo, termine generico per indicare gli altri. Non lo era forse, misericordiosa, anche Maria di Magdala sia nel donare il suo corpo per liberare la repressa sessualità degli altri (che poi ipocritamente avrebbero voluto lapidarla per pulirs…i le infelici coscienze) sia nel lavare i piedi a Gesù sia nel vederlo risuscitare, vale a dire nell’eccitarsi grazie anche all’ascesi mistica, nobile condizione della psiche in love? Non c’è ascesi se non c’è sensualità! E si è perfettamente aridi se ogni persona non conosce i suoni sensuali del proprio corpo, suoni legati al pulsare delle nostre fibre: altra forma di misericordia di alto valore morale. Misericordia, nel senso etimologico del termine, è offrire anche il proprio corpo alle persone che si amano; ciò ci rende davvero santi. Santità che io ho visto anche in Cicciolina: che senso mistico nel vedere l’attrice contemplare con amore puro il volto di suo figlio Ludwig! Non c’è Giubileo oggi che possa escludere le tensioni dei nostri Sacri Inguini: si prova gioia nel donare a chi non ha; ma donare è anche ogni gesto che ci fa comunicare negli amplessi, indipendentemente dall’orientamento sessuale di ogni persona. Offrire un obolo non sempre è misericordia, talvolta è gesto meccanico; offrirsi a chi si ama è rendere visibile il pulsare dei nostri cuori in amore che azzera la percezione del tempo e ci proietta in una dimensione non concepibile da chi della gioia dei sensi si è auto-castrato: è il corpo che espande e rende visibile ogni virtù; la Misericordia astratta è solo un rituale ipocrita. Ecco perché io non appartengo al 90% di chi segue papa Francesco, ma a quella coraggiosa Percentuale Minoritaria che non si lascia plagiare dalla propaganda vagamente religiosa che ci vuole allineati e conformisti al Regime Religioso. Giammai! E al Ciccio della Gente (film che non vedrò!) preferisco la Cicciolina fra i corpi di tanta gente: altro modo divino di sentire il Giubileo e ogni Vera Misericordia! Sì, il vero Giubileo sta nel renderlo perfettamente relativo. Se Misericordia è godere dei privilegi del Concordato Fascista, io preferisco leggere testi sacri su Ilona Staller! BUON GIUBILEO A TUTTI. IL MIO NON E’ PER NIENTE OCCASIONALE, E’ PERENNE!
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: I GAY MASSACRATI DALL’ISIS E IN MOLTI PAESI MUSULMANI E IL SILENZIO DEI CATTOLICI MISERICORDIOSI!

IN IRAN I GAY VENGONO IMPICCATI. L’ISIS LI LANCIA DAI PIANI ALTI PER POI LAPIDARLI. IN MOLTI STATI ARABI E AFRICANI VENGONO GIUSTIZIATI SENZA PIETA’. DICE QUALCOSA IL PAPA? NO! DICONO QUALCOSA GLI IMAM DI CASA NOSTRA? NO! DICE QUALCOSA IL GOVERNO RENZI CON L’AMATA COMPAGINE GAY ALLA SCALFAROTTO? NO! DICONO QUALCOSA, MAGARI CON UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE, LE NOSTRE OPPOSIZIONI, MOVIMENTO CINQUE STELLE COMPRESO? NO! SALVINI NE ACCENNA IN QUALCHE TRASMISSIONE TV. MA LA SUA LEGA ESPRIME TANTO SILENZIO IN PARLAMENTO! SE I NOSTRI POLITICI SONO PUSILLANIMI, IL COSIDDETTO PAPA DELLA GENTE NON COMMETTE GRAVI PECCATI DI OMISSIONE?
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DALL’AGENZIA ANSA DEL 2 DICEMBRE 2015:
L’Isis giustizia gli omosessuali, a Palmira due gay gettati nel vuoto dal quarto piano.
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Un testimone, fuggito dalla Siria, racconta l’esecuzione. I cadaveri sono stati poi lapidati dalla folla che ha assistito al mostruoso martirio.
Gettati dal tetto di un edificio davanti alla folla. Così lo Stato islamico ‘giustizia’ gli omosessuali. La barbarie dello Stato Islamico non sembra avere più limiti. E le sue azioni diventano sempre più dure e più macabre. Omar fuggito dalla Siria, racconta ciò che ha visto nella città di Palmira dove due uomini sono stati giustiziati perché accusati di essere gay.

E’ un’assolata mattina di luglio in una strada di Palmira. Un giudice mascherato dello Stato islamico legge davanti alla folla la sentenza contro due uomini condannati per omosessualità: dovranno essere gettati dal tetto del vicino Wael hotel. Poi, dopo avere letto la sentenza, il giudice chiede a uno dei due uomini se è soddisfatto della condanna, visto che la morte lo aiuterà a purificarsi dal suo peccato. “Preferirei che mi sparaste alla testa”, risponde senza più alcuna speranza Hawass Mallah, 32 anni. Mohammed Salameh, 21 anni, invece implora la possibilità di pentirsi e promette di non fare più sesso con un uomo. Ma non c’è nulla da fare. “Prendeteli e buttateli di sotto”, ordina il giudice.
Islamici mascherati legano le mani dei condannati dietro la schiena e li bendano. Poi li conducono sul tetto di un hotel a quattro piani e li gettano giù. Infine la folla radunata sotto all’hotel per assistere all’esecuzione lapida i cadaveri. Omar ha raccontato tutto questo, solo dopo essere riuscito a fuggire da Palmira (ora vive a Reyhanli, in Turchia) e a condizione di non essere identificato. Ha voluto essere citato solo con il suo nome di battesimo per timore di rappresaglie.
Noto per i metodi sanguinari e raccapriccianti lo Stato Islamico riserva ai presunti omosessuali la morte più brutale. Video e foto postate sul web dagli stessi jihadisti ne sono una macabra testimonianza. Almeno 36 uomini in Siria e in Iraq sono stati uccisi dall’Isis con l’accusa di sodomia, secondo Hossein Alizadeh, coordinatore per il Medio oriente e il Nord Africa dell’associazione OutRight Action International, nonostante non fosse possibile confermare l’orientamento sessuale delle vittime.
La paura di una morte atroce tra i gay che vivono nei territori sotto il dominio dello Stato Islamico è ulteriormente aggravata dal loro isolamento in una società profondamente conservatrice che li rifugge. Molti musulmani considerano l’omosessualità come peccaminosa. E i gay sono ossessionati dalla possibilità che qualcuno, forse addirittura un parente, li possa tradire per ingraziarsi i militanti o semplicemente motivati dall’odio per il loro orientamento sessuale. Daniel Halaby, siriano, 26 anni, vive in Turchia da due anni, dopo essere riuscito a fuggire dalla Siria. Ma ancora oggi si sveglia scosso dagli incubi: sogna di essere lanciato da un edificio. Anche lui ha parlato a condizione di non essere identificato. Daniel Halaby non è il suo vero nome. A tradirlo quando ancora viveva ad Aleppo, nel 2013, racconta Daniel, fu un suo amico d’infanzia che decise di unirsi all’Isis. “Sapeva tutto di me, che ero laico e gay… Sono sicuro che è stato lui che ha dato il mio nome al Daesh”. I genitori di Daniel, vivono ancora ad Aleppo, ma si rifiutano di parlare con lui a causa del suo orientamento sessuale. Quando Daniel guarda i video di gay uccisi si sente disperato, “quello che mi spezza il cuore è che mi sento impotente”.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.