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Archivio Marzo 2016

GIUSEPPE DI SALVO: PASQUA, SUONO DEL DEMONE CHE CESELLA SCISSIONI. AUGURI!

PASQUA, SUONO DEL DEMONE CHE CESELLA SCISSIONI.

Pasqua-
come un demone-
a noi offre
le sonorità
dell’Archetipo.
Nei tanti giorni
in cui danzano i simboli
anche il Diavolo transita-
ché ogni dilatazione
del sensibile percepito
in sé acciuffa il Divino
E’ l’opposto-
col terzo occhio
del Demone-
forza altra di vivere
il Sacro
Il Diavolo scissioni
con cura cesella
e canta con chi
all’Unico sempre si oppone

Bagheria 27 marzo 2016
Giuseppe Di Salvo

Categorie:AUGURI, poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: PAOLO POLI, NEL SUO DIVENIRE, INTONA L’INNO DEI GRANDI!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

PAOLO POLI  L’INNO INTONA DEI GRANDI!

Con Paolo Poli se ne va uno spirito che sempre proiettava nel futuro il suo corpo e tutti restiamo piccini nel rievocare le sue favole sonore che conciliano il sonno, i sogni, la libertà. Ho sempre amato il suo gesto, la sua ironia; ineguagliabile la sua voce nel narrare la “Storia di Babar l’elefantino” di Francis Poulenc. Ci restano i segni eleganti della sua postura e l’eco di una graffiante ironia imperitura. E’ notte. Mi è bastato poco per capire. Ritorno ad ascoltare il vitale trillo di prima. Sì, immerso ero nel “Trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini: ci ritorno con più sacra devozione, sintesi perfetta di ciò che in noi resta. Il non esserci è altra forma, l’inno dei Grandi!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Memoria, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: L’ISIS STA ISRAELIZZANDO L’OCCIDENTE CON SCENE DI MORTE E TERRORE.

L’ISIS STA ISRAELIZZANDO L’OCCIDENTE CON SCENE DI MORTE E TERRORE. COSA FANNO I NOSTRI POLITICI? SUONANO LA LIRA SUI MORTI. QUESTI NEONAZISTI VANNO ANNIENTATI CON QUALSIASI MEZZO. NON C’E’ COSTITUZIONE CHE PROIBISCA IL DIRITTO DI DIFENDERE I PROPRI CITTADINI!
Gli attentati dell’ISIS si succedono con frequenza sempre più ravvicinata. Per ora avvengono fuori dal nostro suolo. Ma ci sono pure italiani che ci lasciano la pelle. E’ una guerra insolita. Rischia di creare in noi delle brutte abitudini. E’ inutile dire che la nostra Costituzione ripudia la Guerra. La subiamo. E non c’è Costituzione che ci dice di subirla. Occorre reagire con qualsiasi mezzo per distruggere l’ISIS. Questi criminali vanno sterminati. Basta con la timidezza dei nostri politici ipocriti. I nazisti dell’Isis non sono in trincea: sono vigliacchi che ammazzano a tradimento. Stanno, nel terrore quotidiano, israelizzando l’Occidente. E i nostri politici suonano la lira per i canti funebri. Vergogna!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:ISIS, Politica Estera, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: ALFREDO GIORDANO, OPERAZIONE ANTIMAFIA E GLI ARRESTI DI MASSA CHE CODIFICANO ABITUDINI

ALFREDO GIORDANO, OPERAZIONE ANTIMAFIA E GLI ARRESTI DI MASSA CHE CODIFICANO ABITUDINI
Fra le persone tratte in arresto, giorni addietro, a Palermo e dintorni, leggo nei siti, c’è anche Alfredo Giordano, direttore di Sala del Teatro Massimo di Palermo e padre del soprano Laura Giordano, cantante nota a livello internazionale. Personalmente, conosco Alfredo Giordano da diversi lustri, ché da decenni sono un abbonato alle Prime (e non solo!) del Teatro Massimo. E siamo pure amici. Persona educata e gentile. Sapevo vagamente di tutti gli arresti… Non avevo  ancora approfondito. E una telefonata di un mio amico: mi chiedeva se era vero quanto aveva sentito dire o letto. Purtroppo (fatte le prime ricerche), è così e ci dispiace. Noi siamo ignoranti e ancora non abbiamo approfondito le accuse contro Giordano. Abbiamo fiducia nel lavoro della Magistratura. E siamo certi che Alfredo Giordano, per la signorilità con cui si è sempre distinto, saprà affrontare con serietà la sua vicenda giudiziaria.
Si tratta di un’operazione antimafia eseguita dai carabinieri; essa ha nome “Brasca-quattro.zero” e ha portato alla cattura di 62 persone. Alfredo Giordano ha 65 anni e sarebbe accusato di associazione mafiosa. Sui siti si legge: “Un insospettabile ma – hanno spiegato gli inquirenti – con solidi collegamenti con l’anziano padrino del mandamento Villagrazia-Santa Maria di Gesù, Mario Marchese. Una partecipazione – sottolinea il procuratore Franco Lo Voi – consapevole, convinta, addirittura rivendicata”.
I dirigenti del Teatro Massimo (Francesco Giambrone, Leoluca Orlando) hanno sospeso il direttore di sala. La Fondazione, leggiamo sempre nei siti, – come gli inquirenti avrebbero chiarito – è completamente estranea all’inchiesta.
Poteva dal celeberrimo Teatro di Palermo uscire un insolito acuto cacofonico di tale stazza?!
Vedremo come si evolveranno gli eventi. Niente mi scandalizza. E fra parenti e amici coinvolti in questi non gradevoli balli giudiziari, la mia mente non resta neanche attonita. Ci vuole altro ormai perchè mi si tolga un po’ di noia dagli occhi. Si vede che il mio intelletto è andato oltre queste notizie che ormai sanno di abitudine. Purtroppo!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.Alfredo Giordano
Categorie:Primo piano, Società Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SALVATORE BAIAMONTE, SICILIANO DI BAGHERIA IN UN “VOLO DI LUCE”!

  foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

SALVATORE BAIAMONTE

SALVATORE BAIAMONTE, SICILIANO DI BAGHERIA IN UN “VOLO DI LUCE”!
Domenica 13 marzo 2016, tardo pomeriggio, sono uscito col poeta bagherese Salvatore Baiamonte. Mi ha regalato il suo ultimo libro di poesie: “Volo di luce”. Siamo stati a Porticello. Ci siamo seduti al bar. Io caffè, lui acqua non gassata. Mi ha scolpito con una dedica che riporto:
-A Giuseppe,
uomo padrone di sé,
non diviso che ha…
signoria sui propri pensieri
e sulle proprie emozioni. Con affettuosità e amicizia,
Salvatore Baiamonte
*******
Arrivato a casa ho letto d’un fiato le poesie di “Totuccio”. Il verso è atto, striato di semplice vocazione lirica che in immagini traduce affetti ed emozioni. Ma dietro metafore talvolta spontanee talaltra scolpite dall’intelletto in ricerca c’è tanto nudo pudore che la mente a noi gela. Nei versi di Totuccio graffia l’ascesi e l’anima del mistico roteante anche nei momenti di corporea staticità: è astro evidente anche quando il suo volto non viene radiato dal sole. Un poeta d’Oriente in un Occidente in cui l’anima non riesce a trovare stabile dimora. Riporto qui la poesia “Volo di luce” [a Rumi? il poeta persiano Jalal al-Din Rumi (1207-1273)] che al libro dà il titolo. Ma ce n’è una molto graffiante che per ora non cito.
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VOLO DI LUCE
L’espero abbassa la sua tenda
la notte rimbocca la coperta sulla sera.

Sogni sbiaditi si prosciugano nello scirocco
l’alba scolora la campagna.

Il giorno greve si fiacca
nell’aria tramortita.

Come in una danza derviscia
gira la mia coscienza.
In un’elica di vento
inizia il suo volo di luce.
**************
Salvatore Baiamonte, animo generoso, amico che balla sui limiti e dà calci alla mediocrità. Da sempre. Siciliano buono. Non si può aggregare a nessuna corrente. Non appartiene agli squallidi frustrati che fra loro si associano, nel senso che all’interno del gruppo dal loro io schizzano e dal mondo completamente si dissociano! E offrono affettate pose.
Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano, recensione Tag:

GIUSEPPE DI SLAVO: MATRIMONI RITUALI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO E LA BURLESCA MARCIA DI CIAIKOVSKI CHE QUELLE NOZZE DERIDE!!!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.CIAIKOVSKI E SUO NIPOTE BOB: CELEBERRIMA COPPIA DI FATTO!

MATRIMONI RITUALI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO CON MUSICHE DI STRAVINSKY, BARTÒK, ?AJKOVSKIJ. IL GAY INTERESSE DI SERGE DIAGHILEV PER QUESTE NOZZE! LA BURLESCA E DERISORIA MARCIA NUZIALE DI CIAIKOVSKI!

Mercoledì, 2 marzo 2016, il Teatro Massimo di Palermo ha presentato al pubblico un singolare concerto intitolato “LE NOZZE” con testi corali tratti dal repertorio delle nozze popolari contadine della tradizione della Russia Sud-Occidentale. Il coro era composto da sei uomini e sei donne dell’ “Ensemble corale Pokrovsky”, fondato a Mosca nel 1973 dal musicista e studioso di tradizioni musicali popolari russe Dmtri Pokrovsky (1944- 1966). L’Ensemble si è presentato in scena facendoci rivivere i momenti principali del rito matrimoniale praticato nel Sud-Ovest della Russia coi seguenti richiami al loro rito di iniziazione: la scelta (qui un anziano si reca presso la casa della ragazza a pattuire per conto del futuro sposo), il fidanzamento (viene codificato il patto con uno scambio di doni: l’anziano avrà del pane, il padre della sposa vodka), la cerimonia nuziale (seguono canti, danze, bevute, riti propiziatori in onore della fertilità). Per quanto bravi, i componenti dell’ “Ensemble” ci hanno offerto una fonetica distante dalla nostra e, un po’, si sono pure dilungati. Il tutto, dal punto di vista filologico, antropologico, musicologico ha logici collegamenti con quanto è stato eseguito dopo.
Iniziamo con “Les noces” di Igor Stravinsky (1882-1971). Il compositore cominciò ad ideare questo brano nel 1912; il lavoro prende spunto pratico nel 1914 sulla scorta di alcuni canti popolari ricavati dalle raccolte antologiche curate dal violinista e compositore russo Nikolaj Jakovlevi? Afanas’ev (Tobol’sk, 31 dicembre 1820 -19 dicembre del calendario giuliano- Pietroburgo, 3 giugno 1898) e dallo slavista studioso del folklore russo, Pyotr Vasilievich Kireevsky: il testo de “Les noces”, per la maggior parte, è tratto dalla raccolta di poesie popolari russe dello slavista citato (nato il 23 febbraio 1808 a Dolbino; Governatorato di Kaluga il 6 Novembre, 1856); la parte compositiva venne completata nel 1917, l’orchestrazione nel 1923: le “Scene coreografiche” verranno rappresentate per la prima volta a Parigi (Théâtre de la Gaîté, 13 giugno 1923) per i Ballets Russes di Serge Diaghilev (Sergej Pavlovi? Djagilev, 31 marzo 1872 – Venezia, 19 agosto 1929), a cui la composizione è dedicata (va detto che Diaghilev ha creato una massiccia organizzazione internazionale gay-friendly di incredibile creatività e influenza, con passione e slanci che spingono verso la modernità; ed i suoi rapporti sessuali con gli uomini sono stati al centro della sua dirompente forza imprenditoriale; e, in effetti, il legame duraturo e straordinariamente creativo-produttivo tra gay e balletto si può fare risalire direttamente a Diaghilev): ed eccoli qui i riti della tradizione contadina russa legati al matrimonio.
Il brano musicale di Stravinsky consta di quattro parti: La tresse (La treccia), Chez le marié (Dallo sposo), Le départ de la mariée (La partenza della sposa), Le repas de noces (Il banchetto di nozze). Come spiegare questo legame intellettuale fra Diaghilev e Stravinsky in rapporto a questi riti di nozze eterosessuali? Certo i valori della tradizione contano, ma conta anche il volerla superare, la tradizione, o il volerli rivivere, questi valori matrimoniali, in altro modo e con un più rivoluzionario e dirompente linguaggio musicale. In breve: il testo è intriso di luoghi comuni rituali per una tradizionale festa di nozze etero. Nella prima scena la sposa viene preparata al rito nuziale; nella seconda, casa dello sposo, l’uomo prende congedo dai genitori e ne riceve la benedizione; nella terza assistiamo alla partenza della sposa e al lamento lancinante delle due madri; infine, quarta ed ultima scena, è il banchetto nuziale con frammenti di conversazione e canzoni… fino a quando gli sposi vengono accompagnati al talamo e, rimasti soli, si agiteranno nel letto per il finale canto di vittoria: “Nel loro nido son stretti, stretti cuore a cuor. Lo sposo stringe la sposa. Trema già d’amor la sposa sul suo cuor. Ebben, dolcezza del mio cuor, fiore dei miei giorni e miele delle notti, di vita fior, io vivrò con te come conviene che si viva, e per l’invidia del mondo intero!”.
L’ Ensemble corale Pokrovsky sostituiva il soprano, il contralto, il tenore, il basso e il coro misto previsti dalla partitura di Stravinsky; le percussioni, quattro pianoforti compresi, erano tutte lì e i professori si sono distinti nell’esecuzione diretta con attenzione da Daniel Kawka; ma la forza espressiva dell’Ensemble corale non sempre appariva vocalmente trainante e, a tratti, un po’ pure annoiava. Noi, di questo brano di Stravinsky, apprezziamo l’uso di un linguaggio musicale primitivo, il palese richiamo di un mondo arcaico, di una sfera contadina e paesana rivisitata con lo spirito di un rituale ormai fuori dalla storia; e comprendiamo appieno l’interesse di Serge Diaghilev e la complicità di Stravinsky: con quelle tradizionali nozze quanti amanti si allontanavano per sempre da quei gay che con quegli uomini amati non riuscivano a sposarsi? Come altrimenti esprimersi? Forse la difficile relazione fra Diaghilev col leggendario Nijinsky non ne è la storica prova, per fare un solo eclatante esempio? Che modernità e che attualità!
La Seconda Parte del Concerto ci presenta un’altra breve apparizione dell’Ensemble. Si poteva pure evitare. Si esegue poi il brano “Fal?n népdalok” di Béla Bartòk (1881-1945). Fal?n. Tre scene rurali su testi tradizionali slovacchi: Matrimonio, Ninnananna, Danza dei giovani. Il brano ha un organico di 4 o 8 voci femminili e un’orchestra da camera. La composizione risale al maggio 1926. Prima esecuzione: New York, 1 febbraio 1927. La prima versione risale al 1924, ma era per voce di soprano e pianoforte e comprendeva cinque sezioni. Nella recente esecuzione palermitana le voci femminili erano quelle dell’Ensemble Pokrovsky, l’orchestra da camera animata con maestria dai professori del Teatro Massimo. Resa esecutiva corale dignitosa. I temi nuziali della composizione, questa volta, sono tratti da canti popolari slovacchi e lo stile espressivo presenta qualche correlazione con Les noces di Stravinsky. “Matrimonio” si apre con sonorità ricche di fuoco passionale: le voci femminili, invece, incedono con grazia (si sentono rintocchi che scandiscono il ritmo); poi esse si abbandonano ad una concitata festa goliardica tendente a trasmettere gioia: si parla dei vantaggi e degli aspetti non positivi del matrimonio. “Lullaby” è il più lungo dei tre movimenti e, a nostro avviso, anche il più bello. Il tema melodico è delicato, etereo con richiami stravinskiani: la delicata ninnananna è un toccante dialogo fra madre e neonato. La “Danza dei giovani” finale dura intorno a tre minuti; è giocosa, l’entrata del coro è tardiva, produce un finale di carattere lieto: si tratta di una danza che invita tutti al godimento dei tanti piaceri che offre la vita. Meno male! A chi serve annoiarsi con un brutto matrimonio?
   Il concerto si concludeva con l’esecuzione della Seconda Sinfonia (Piccola Russia) di Pëtr Il’i? ?ajkovskij (1840-1893). Cosa c’entra questa Seconda Sinfonia di ?ajkovskij con le nozze? C’entra, eccome! Lo capiremo quando analizzeremo il Secondo Movimento. Diciamo subito che questa sinfonia ha dato vigore alla serata: impeccabile la resa esecutiva di tutta l’Orchestra del Teatro Massimo con encomio speciale sia al cornista sia al fagottista (Primo Movimento: Andante sostenuto) sia al maestro che azionava il rullare dei timpani (Secondo Movimento: Andantino marziale, quasi moderato, che è poi l’Andantino nuziale che si dovrebbe sposare coi brani della prima parte, ma non è così).
La Seconda Sinfonia in do minore op. 17 di Ciaikovski è nota anche col nome di “Piccola Russia”: due semplici parole per indicare l’“Ucraina”. Il titolo venne coniato dal critico musicale Nikolaj Dmitrievic Kaškin (1839-1920). Ciaikovski cominciò a comporla nell’estate del 1872 e la finì all’inizio del 1873. La Prima Esecuzione Assoluta avvenne a Mosca (Società Musicale Russa) il 26 gennaio 1873. Dirigeva Nicolaj Rubinstein (1835-1881). Ciaikovski aveva appena 33 anni. Sette anni dopo, nel 1879-80, il compositore ne fece una profonda revisione, modificando soprattutto il Primo Movimento. La prima esecuzione della seconda revisione avvenne a San Pietroburgo il 12 febbraio 1881. Ed è in questa seconda versione che oggi viene eseguita.
Il Primo Movimento (Andante sostenuto. Allegro vivo. Andante sostenuto.) comincia con una evocativa e cantabile melodia presentata con grazia dal corno (poi anche dal fagotto…) che cita la canzone popolare “Scendendo per il materno Volga”; è un movimento striato di lirismo assai carezzevole e si sente tutto il legame di Ciaikovski col folklore russo. Ma, a tratti, si percepiscono i segni di rivolta psicologica che caratterizzeranno la sua successiva produzione sinfonica.
Il Secondo Movimento (Andantino marziale, quasi moderato) è una burlesca marcia nuziale: è musicalmente ricca di ironia, una parodia derisoria con sonorità allegoriche tendenti a mettere in ridicolo la concezione tutta eterosessuale del matrimonio; e, ascoltandolo bene, il Movimento non manca di strani e inconsueti effetti grotteschi. La marcia è introdotta da un lieve gioco di timpani in pianissimo; poi il gioco sonoro viene affidato ai clarinetti, ai fagotti, agli oboi… La melodia russa viene espressa dai violini con virtuosismo leggero e svolazzante, seguono viole e violoncelli per poi farla farfalleggiare su altri strumenti che ne mettono in evidenza la promiscuità timbrica. Il tono burlesco viene fuori grazie al fatto che Ciaikovski ha privato il brano degli strumenti tipici della marcia, e cioè ottavino, tromboni e tuba; sicché le sonorità marziali vengono espresse da strumenti che ne fanno una caricatura: legni ed archi (trombe e corni fanno rapide apparizioni da dive o si limitano a tenere le armonie). Il Secondo Movimento si chiude con una dissolvenza espressa dal ritmo ostinato del timpano. Con questa Marcia Nuziale Burlesca Ciaikovski archivia la tradizione nuziale ucraina che, di fatto, opprimeva la sua non mascherata omosessualità: è il Movimento più bello della Seconda Sinfonia. “Fila, o mia filatrice” è il brano melodico ricavato dalla sua opera “Undine” (1869) dal compositore distrutta. Come non capire che questa Sinfonia, nota anche come “Piccola Russia”, è di fatto la Grande Russia psicologica in cui si muove e vive Ciaikovski coi suoi desideri sessuali che quasi mai tende a soffocare. Ché anzi!
Il Terzo Movimento (Allegro molto vivace) è uno scherzo. Anche se lo “scherzo”, non in senso tecnico, lo abbiamo notato già nel Secondo Movimento. E’ una pagina di ottima fattura con un trio dagli spumeggianti effetti ritmici. Quindi tecnicamente davvero serio ed impeccabile. Si percepisce una sorta di danza popolare russa.
Il Quarto Movimento (Finale: moderato assai. Allegro vivo. Presto.) si basa su un canto popolare ucraino, “La cicogna”, che Ciaikovski sentiva cantare al maggiordomo in servizio presso la casa della sorella a Kamenka, piccolo villaggio di circa 700 anime vicino a Kiev, dove il compositore era ospite (era l’estate del 1872) mentre componeva la Seconda Sinfonia. Accordi possenti e grandiosi caratterizzano la fastosità sonora di questo gran finale. E gli archi ci fanno sentire quelle sonorità che negli anni successivi esploderanno, quale rivolta psicologica contro la morale che lo opprimeva, in molte sue successive opere: dall’Ouverture 1812 alla Quinta Sinfonia. “La cicogna” parte dalle virili viscere del maggiordomo e arriva nella mente di Ciaikovski con tutta la dirompenza, a tratti dissonante, di una rivolta e di una affermazione individuale che rende fiero questo grande figlio della Russia che, avanti negli anni, verrà costretto al suicidio. Altro che nozze!!! Applausi finali per il direttore e per l’orchestra.
Bagheria, 7 febbraio 2016
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: 36 ANNI FA: IL FUORI! PARLAVA DI MATRIMONI OMOSESSUALI! LA CALLAS E’ UNA!

36 ANNI FA: IL FUORI! PARLAVA DI MATRIMONI OMOSESSUALI! LA CALLAS E’ UNA! GLI ALTRI? SOLO EPIGONI! E NON SEMPRE DI SUCCESSO!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.Giuseppe Di Salvo col manifesto di allora!
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GIUSEPPE DI SALVO: THE DANISH GIRL, UN FILM CHE TI SERRA LA GOLA!!

THE DANISH GIRL, UN FILM CHE TI SERRA LA GOLA!!
Ogni mente sessualmente orientata vuole stare dentro un corpo che rispecchi l’orientamento sessuale interiorizzato. Molti stadi intersessuali transitano, altri no. La nostra stessa legge sul cambiamento di sesso anatomico del 1982 è superata, fu una legge voluta da noi simpatizzanti radicali, una rivoluzione allora. Ma oggi va rinnovata ed adeguata alle nuove esigenze. La condizione transessuale non è legata necessariamente al c…ambiamento di sesso anatomico. Uno dei miei primi amori aveva tendenze al travestimento, fra l’altro mai realizzato, e non avrebbe tolto il suo organo maschile. No! No! E che organo!
Nel film “The danish girl” c’è, invece, la storia di un uomo che mira a diventare donna attraverso la chirurgia, una storia vera di trasformazione della carne, del corpo sentito come non coerente ad una condizione mentale femminile: forse la prima storia transgender, riferimento lancinante per tante persone che sessualmente transitano.
L’intollerabile dissonanza fra corpo e mente nel film viene raccontata con la dirompente creatività della pittura: il pittore Einar Wegener, nella Danimarca di inizio novecento, scopre di non poter più resistere nei panni di uomo; il risveglio viene dato dalla posa, farà la donna per l’osservazione ritrattistica della moglie. Farà…?! Di fatto si realizzerà! Le tavolozze e le pose, i segni tracciati rappresentano il venir fuori di una coscienza invano soffocata. La transessualità diviene arte visiva. Espressione romantica. Canto d’amore. Grazia espressionistica. Ricerca per vivere in modo felice la propria identità. I medici a cui il protagonista si rivolge gli danno del matto e prescrivono cure medioevali, fino a che uno non gli proporrà la sperimentale idea di una chirurgia che asporti ciò che c’è di troppo per poi tentare di costruire l’anatomia femminile: il tutto avviene nel sottofondo della Germania nazista. La prima operazione (asportazione dei testicoli) avvenne sotto la supervisione del sessuologo berlinese Magnus Hirschfeld, pioniere delle lotte di liberazione gay in Europa e nel mondo. Ma nel film questo aspetto, purtroppo, non viene menzionato.
La regia di Tom Hooper si muove sempre in modo attento e delicato, nulla togliendo alla drammaticità esistenziale dei personaggi; e tutte le interpretazioni sono ben curate. L’abilità di questo cineasta per bene sta nell’aver reso il film accessibile alla sensibilità di tutti.
Di gran valore i primi piani di Eddie Redmayne, via via sempre più femmineo in un trionfo di recitazione delicata e pulita; incisiva l’interpretazione di Alicia Vikander.
La liberazione dell’anima, morto il personaggio, e all’interno di un canto poetico che ci strozza le gole, viene data dal sogno e dal foulard che alla fine vaga nel cielo. Qualsiasi processo di liberazione pionieristica ha bisogno di pagare il suo prezzo.
Pecca chi questo film si perde!
Giuseppe Di Salvo

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
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