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Archivio Aprile 2016

GIUSEPPE DI SALVO: PAOLO SCALISI, INNOCENZA CARA AGLI DEI

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.GIUSEPPE DI SALVO, ANNI OTTANTA, FOTO DI PALO SCALISI

PAOLO SCALISI, INNOCENZA CARA AGLI DEI

Paolo Scalisi (Bagheria, 21 aprile 1941- Bagheria, 21 aprile 2014: che coincidenza!) a  due anni dalla sua morte, domenica 24 aprile 2016, intorno alle ore 18:00, Villa Palagonia, è stato ricordato con un bel libro pubblicato dai suoi familiari (la moglie Teresa, i figli Dario e Luca) e con un Simposio a cui hanno partecipato l’onorevole Cesare Piacentino, il poeta Giuseppe Di Salvo, il signor Giuseppe Saitta (già Presidente dell’ex Cooperitiva Edile “La Sicilia”): la Sala degli Specchi era gremita, circa duecento persone, un sentito omaggio a un grande fotografo che, come scrive Cesare Piacentino nel libro all’artista dedicato: “E’ stato un validissimo e serio professionista della fotografia ed al contempo un fotografo d’arte”.

   Nello stesso libro il dottor Cristoforo Di Bernardo nota: “Ancora oggi ricordo lo studio dello zio di Paolo, Rosario Macaluso, figura fondamentale nella sua vita, che gli ha inculcato la passione e l’amore sia per la fotografia sia per la pittura”.

   E, giustamente, l’ex sindaco Biagio Sciortino, sempre nel libro citato (“Biografia per immagini”) afferma: “La terra di Bagheria ha espresso notevoli esponenti di questa splendida arte: da Ferdinando Scianna a Mimmo Pintacuda, fino a Peppuccio Tornatore e tra questi si inserisce a pieno titolo il nostro compianto Paolo Scalisi”.

   Il numeroso pubblico presente, partecipe e commosso, ha apprezzato e applaudito tutti gli interventi; il sottoscritto ha pure letto una toccante poesia a Paolo dedicata e dai familiari pubblicata in un altrettanto artistico segnalibro che contribuirà a ravvivare sempre la memoria dell’artista.  Gli interventi di Giovanni Arena, del poeta dialettale Antonino Lo Piparo e di un altro ragazzo, Gaetano D’Alessandro, hanno contribuito ad evidenziare le doti umani ed artistiche di Paolo.

   Le foto di Paolo Scalisi presenti nel libro-catalogo rivelano il passo felpato dell’intraprendente piccolo imprenditore (onesto imprenditore, come ha tenuto a sottolineare il figlio Luca nel suo commosso intervento per la trasmessa ed ereditata onestà!), il bravo artigiano e l’Artista: le sue foto si distinguono per il timbro luminoso e per la grazia; si tratta di “poesia” inarcata con immagini tendenti a proiettare la realtà (o la quotidianità) percepita dal roteante occhio verso atmosfere artistiche di rilievo che solleticano l’innocenza sempre sacra agli Dei.

   Hanno fatto bene i familiari di Paolo a pubblicare questo libro, ché obliare l’arte fotografica di Paolo Scalisi sarebbe stato come esercitare su di lui una non meritata “Damnatio memoriae”: eppure le sue bellissime foto “Leonardo Sciascia e Ignazio Buttitta”, “Ferdinando Scianna e Giacomo Giardina”, “Sindaco Antonio Gargano”, “Renato Guttuso” e numerose altre  -tutte del 1985-  rappresentano il canto espressivo di un grande fotografo-poeta e insieme un’artistica ed implicita sferzata contro la “boria” incarnata da tanti “mostri”  talvolta ambulanti e deambulanti nella nostra città; quelli statici di pietra presenti all’interno della barocca Villa Palagonia, ancora oggi, sono solo sublimata e grottesca metafora! Con meritato onore!

Bagheria, 28 aprile 2016

Giuseppe Di Salvo

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GIUSESPPE DI SALVO: PAOLO SCALISI, LA POESIA, LA MEMORIA, IL FOTOGRAFO DAL TIMBRO LUMINOSO!

ECCO IL SEGNALIBRO CON LA MIA POESIA “IN MEMORIA” (A PAOLO SCALISI) CHE I FAMILIARI DEL LUMINOSO FOTOGRAFO DI BAGHERIA HANNO REALIZZATO, INSIEME AD UN ARTISTICO LIBRO, PER FAR RIVIVERE L’OPERA DI PAOLO A FUTURA MEMORIA.

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
Categorie:Memoria, poesia, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: COMPLIMENTI ALLA JUVE PER QUESTO QUINTO SCUDETTO CONSECUTIVO!

E allora? Pur non essendo tifoso juventino, perché non fare i complimenti alla Juve per questo suo quinto scudetto consecutivo? Almeno in Italia appare granitica, meno all’estero. Da noi si parla di asservimento psicologico degli arbitri nei confronti della Vecchia Signora, ma oltralpe si dice il contrario. Mi chiedo: chi è asservito a Buffon? E allora? Qualcosa di vero c’è, ma la Signora ha calciatori certamente più “coerenti” rispetto alle altre squadre italiane. E le altre squadre italiane sono causa del loro stesso male: piangano se stesse, l’Inter per cui tifo per prima. Auguri. La Signora con orgoglio va!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:AUGURI, Calcio, Primo piano, Sport Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: VERSI IN MEMORIA (A PAOLO SCALISI). POESIA INEDITA.

DOMENICA 24 APRILE 2016, VILLA PALAGONIA, ORE 17:00, BAGHERIA, SARA’ RICORDATO IL FOTOGRAFO PAOLO SCALISI. INVITATO, QUALCHE MESE FA, DAI SUOI FIGLI A SCRIVERE QUALCHE VERSO, VI PROPONGO IN ANTEPRIMA LA MIA POESIA DEDICATA ALL’IMPRENDITORE E ALL’ARTISTA SCOMPARSO.

VERSI IN MEMORIA (A Paolo Scalisi)
I passi vitali
non sono mai felpati…
Musica il placido rotear
dei suoi occhi-
più del tatto
le pupille lucenti
nuche accarezzano
Paolo a Teresa
Dario e Luca
l’alimento offriva
del silenzio-
umiltà a sostegno
del nido
non sempre in quiete
Nuoce l’amore parlato
Captava arcobaleni
dagli altri non percepiti
nell’aria del Corso-
stratunieddu animato
da mostri diversi
nel diverso cammino
Paolo coglieva immagini
con linguaggio
che tempo e luoghi
nella memoria arresta
Con raggi di luce-
al buio-
tracciava
altri canti d’amore
Lo si vede ancora
con pose di grazia
Nell’assenza vive!

Bagheria 14 febbraio 2016
Giuseppe Di Salvo

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.PAOLO SCALISI
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GIUSEPPE DI SALVO: GIUSEPPE CINA’ SVETTA NELL’ESECUZIONE DELLA PETITE MESSE SOLENNELLE AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.IL PIANISTA GIUSEPPE CINA’

LA PETITE MESSE SOLENNELLE DI GIOACCHINO ROSSINI AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO: BUONA ESECUZIONE. SVETTA IL COINVOLGENTE TOCCO PERCUSSIVO DEL PIANISTA GIUSEPPE CINA’ CHE OFFRE IL MEGLIO DI SE’ NEL “PRÉLUDE RELIGIEUX” (OFFERTORIO) ESEGUITO CON ISPIRAZIONE E CON GRAZIA!

Una buona esecuzione della “Petite Messe Solennelle” di Gioacchino Rossini è stata rappresentata al Teatro Massimo di Palermo, lunedì 11 aprile 2016. Dignitosi i quattro cantanti solisti: su tutti svettava il soprano Mariangela Sicilia; ma la rivelazione è stata data dal pianista Giuseppe Cinà che si è immerso nello spirito percussivo codificato da Rossini e ci ha delineato aspetti omoritmici e momenti intimistici con adeguato tocco pianistico, dando il meglio di sé nel toccante “Prélude Religieux pendant l’Offertoire” eseguito con ispirazione davvero laica e, insieme, divina.  Non sempre incisive le emissioni del Coro curato da Piero Monti, ma dal “Sanctus” in poi si sono percepiti attacchi d’insieme con pianissimi ricchi di armonici degni di altissima scuola. Ma andiamo in ordine.

1) KYRIE

Gioacchino rossini, nel “Kyrie”, esordisce con una concezione del tutto innovativa del trattamento timbrico: nella prima e nella terza parte le voci sono introdotte dal ritmo ostinato  del pianoforte, con sonorità percussive vagamente attenuate dall’harmonium: l’atmosfera sonora è suggestiva, ma anche goffa, quasi derisoria; la grazia religiosa viene fuori nella parte centrale (Andantino Moderato): si tratta di un canone liturgico a cappella di stile antico a quattro voci con una conclusione corale ricca di armonici che all’ascoltatore  -in assenza delle goffe pianistiche percussioni- finisce per rivelare l’essenza della divina pietà.    Il Coro del Teatro Massimo, nel reparto femminile, si è distinto; ma qualche imperfezione abbiamo percepito nella zona maschile; peccato che non vi erano i castrati! Oggi sostituibili con i controtenori. Questi avrebbero meglio curato le emissioni nel pronunciare “Kyrie e Christe eleison”: al nostro orecchio devono arrivare morbide emissioni  come carezze oscillate da piume, al di là di ogni andamento omoritmico.

2) GLORIA

Sei accordi in fortissimo vengono eseguiti dal pianista: si tratta di sonorità percussive che fanno pensare a squilli di tromba; a gruppi di tre: inframmezzati dal silenzio. Intervengono con veemenza Coro e solisti; il basso intona “…Et in terra pax hominibus bonae voluntatis”: il clima si muta in spiritualità intimistica. Il pianoforte quasi arpeggia. L’harmonium alita. I solisti con delicate emissioni dipingono l’ambiente di tenera teatralità liturgica.

3)  GRATIAS

E’ un terzetto per contralto, tenore e basso. C’è qui un alleggerimento sia strumentale sia nell’organico vocale. Chiude il pianista accarezzando la tastiera. Scrive Alberto Zedda nel suo libro “Divagazioni Rossiniane”: -Il terzettino per contralto, tenore, basso, “Gratias agimus tibi”, nasconde sotto l’arcaico impianto imitativo grazia tenera e incantevole serenità, accresciute dall’accompagnamento semplicissimo e pur fortemente espressivo del pianoforte solo. Le armonie, impreziosite da cromatismi inaspettati, rivelano un Rossini attento a recepire gli aggiornamenti di un linguaggio musicale in profonda trasformazione. Quando il canto delle tre voci fiorisce in rapide quartine di sedicesimi, non è lo spirito belcantistico a muoverlo, bensì il proposito di levare in alto un volo d’anime liberatorio. (Op. cit., Ricordi, pagina77).

4) DOMINE DEUS

Un ritmo marziale del pianoforte introduce l’assolo del tenore “Domine Deus”. L’impronta esecutiva è decisamente teatrale sia per il ritmo incalzante del pianoforte sia per l’aria: qui il tenore ha una vocalità modellata sui criteri dell’eroe d’opera con connotazioni romantiche: echeggia il Guglielmo Tell. L’empito lirico, ricco di slanci appassionati, è di derivazione teatrale e rappresenta un modo del tutto inconsueto di rivolgersi alla divinità. Gli è che Rossini qui finisce per diventare il vero “Pater omnipotentis” e anche iddio finisce per porsi laicamente in ascolto, restando ammaliato da questo canto davvero Celeste e trionfale.    Che dire del tenore Giorgio Misseri? Dignitoso e vago. Siamo lontani dal tenore di grazia dotato di eroico squillo. La vocalità qui è di alto livello, richiama quella del “Cujus animam gementem” dello “Stabat Mater”; ci vogliono voci assai dotate: Kraus, Pavarotti Flórez…

5) QUI TOLLIS

Soprano e mezzosoprano liberano un canto toccante ed intimistico. Il pianoforte arpeggia in modo assai tenue all’interno di armonie tenute dall’harmonium. Le due voci procedono ora in melodie parallele, ora rincorrendosi e innalzandosi fino alla glorificazione del “Qui sedes”.

6) QUONIAM

Qui la parte pianistica pulsa di calzante ritmo. Si alza il basso e si abbandona in continue reiterazioni. Nella registrazione per l’ ERATO del 1987 abbiamo sempre apprezzato la vocalità del basso Francesco Ellero d’Artegna: diede il meglio di sé! Voce bella e corposa, ricca di armonici. Non l’abbiamo più ritrovata nelle successive incisioni (1992, 2002). Scrive Alberto Zedda: -L’imponente aria del basso (…), di proporzioni tali da aggiungersi ai motivi che fanno dubitare della congruità dell’aggettivo Petite affibbiato a questa Messa. Anche quest’aria è correlabile con la corrispondente “Pro peccatis suae gentis” dello Stabat Mater: il nobile declamato iniziale si espande fervidamente, ravvivato da progressioni che sottolineano onomatopeicamente l’ascesa gloriosa del Salvatore (“Tu solus sanctus, tu solus Dominus, tu solus altissimus”) sino all’esplosione del nome benedetto, “Jesus Christe”.  Il continuo trascolorire delle modulazioni, armoniche ed enarmoniche, è ulteriore testimonianza della maturazione stilistica acquisita dal maestro negli ultimi anni di vita. (Op. Cit. Pagina 77). Che dire ora del basso Gianluca Margheri? Ombroso, palestrato e bello. Ma vocalmente non ci ha convinti. Deve “palestrare” meglio la muscolatura legata alle corde vocali. E’ giovine: al Teatro si cerca di più la bellezza delle emissioni; il resto viene dopo: nei luoghi dell’incorporeo deve prevalere il canto!

7) CUM SANCTO

Col “Cum Sancto Spiritu” si chiude la prima parte della Messa. Qui Rossini riprende il materiale tematico percussivo dell’inizio del Gloria. Segue un fugato di ampie proporzioni. L’incipit è dato dal colore sopranile che subito viene ripreso dal Coro, si anticipa così il modulo ritmico della fuga, una fuga stilisticamente severa. Ritorneranno i sei accordi iniziali: a tre a tre, questa volta inframmezzati dall’intervento del Coro, non più dal silenzio; la stretta condurrà all’ “Amen” conclusivo. Occorre dire che il Coro del Teatro Massimo (oltre 40 coristi) non ha demeritato nel fugato, ma poteva curarlo meglio. Mentre il tocco pianistico di Giuseppe Cinà era sempre svettante e sicuro di sé.

8) CREDO

Il “Credo” è introdotto da violenze percussive inaudite e con l’intervento del Coro quasi ululante e lancinante! Come a volerlo incidere teatralmente nell’orecchio scettico di chi giustamente dubita. Ogni versetto dai solisti è ripreso in stile imitativo e in doppio canone; ma la parola “Credo” viene sempre ripetuta con stridente forza dai solisti e dal Coro: che sonori schiaffi invitanti a distoglierci e credere in ben altro! Grande Rossini! Gli ultimi tocchi pianistici sono sonorità tonali del futuro: una grande eredità.

9) CRUCIFIXUS

Pagina intensa. Si distingue per la modernità del ritmo pianistico sincopato e per le armonie dissonanti amplificate dall’harmonium che supportano la linea melodica del soprano. Certo una bella musicale riflessione del “buffo” Rossini di fronte al mistero dilaniante della Crocifissione. Ne viene fuori un lied  cullante innovativo: vi si colgono aure romantiche e freschezza d’ispirazione, un bel “peccato di anzianità” da parte del compositore di Pesaro: il tutto proietta in avanti l’estetica espressiva del musicista. L’interpretazione del soprano Mariangela Sicilia? Degna di nota. Sentita. Perfetta!

10) ET RESURREXIT

C’è la gioia per l’avvenuta Resurrezione. Coro e solisti lasciano ancora risuonare la parola “Credo” con rinnovate sonorità dirompenti, parola che però viene intercalata nel corso di due fugati: “Et in Spiritum Sanctum”; “Et expecto resurrectionem”.  Segue “Et vitam venturi saeculi. Amen”: ultima grandiosa fuga in stile severo. L’alto magistero polifonico del Canto Gregoriano è presente e liturgicamente ben espresso e rinnovato con rapidi melismi che ci coinvolgono in un gradevole vortice sonoro! Ma a stridere è sempre quel “Credo” finale: quasi un invito a non credere!

11) PRELUDIO RELIGIOSO

Il Preludio Religioso incede con percussive sonorità richiamanti una marcia, ma durano poco (anche se in seguito vengono riprese); il pianoforte offre un assolo al pianista; qui non accompagna più le voci, né le sostiene. Si tratta di un raccoglimento intimistico del solista che medita suonando: un Offertorio sonoro di estrema generosità. Gli arpeggi sono delicati, si rincorrono, spingono chi ascolta a sogni d’amore: vi si coglie sensualità legata a misticismo. Fra le pagine più belle di tutta la Petite Messe Solennelle che la rende Grande. Si colgono richiami bachiani e spinte verso César Franck. Chiara provenienza: “Péchés de viellesse”.    Qui il pianista Giuseppe Cinà ha dato il meglio di sé e con tocco davvero encomiabile. Ha bene interiorizzato lo spartito e ci ha regalato la grazia.  Da bacio in fronte!

12) SANCTUS

Introdotto da pochi gradevoli accordi dell’harmonium, il Sanctus è un brano a cappella che rappresenta il momento magico dell’intera Petite Messe Solennelle. Richiama la musica religiosa del passato e i passaggi a cappella dal compositore inseriti in diversi concertati di sue opere serie e buffe. Il Benedictus disegna linee vocali sinuose con delicate connotazioni pastorali. Il coro, coi suoi pianissimi, disegna acusticamente  incantevoli armonici: si percepisce il divino! E nel Sanctus il Coro del Teatro Massimo di Palermo ha dato vocalmente la sua espressione canora migliore: degna di lode. Complimenti al maestro Piero Monti. Davvero “Benedictus qui venit in nomine Domini”!

13) O SALUTARIS

Anche qui la vocalità del soprano è di tipo operistico e l’accompagnamento pianistico armonicamente interessante. Le antiche reminiscenze del “Cantus Firmus”  finiscono “per decollare in purissimi cieli lirici, dove disegna emozioni ricorrendo ad accordi preziosi, modulazioni enarmoniche, elaborate progressioni che senza l’intrinseca eloquenza espressiva potrebbero apparire ricercate”. (Alberto Zedda, Op. Cit. pag. 77).

14) AGNUS DEI

Rossini chiude questo suo capolavoro con la voce che più preferisce: il contralto. Il ritmo  -diversamente da altri irruenti momenti percussivi-  qui finisce per assumere sonorità sfiorate, ma alla fine anche veementi. Il Coro alterna momenti di grazia a cappella e coinvolgenti pianissimi con la melodia del contralto: “Donas nobis pacem”.  Un postludio del pianoforte chiude la Petite Messe Solennelle: affresco sonoro di tutti i tempi! Il contralto Teresa Iervolino, col suo caschetto alla Mireille Mathieu, si è espresso in modo sincero e con emissioni vocali(che)  adeguate.  Salvatore Punturo all’harmonium e Giacomo Gati (secondo pianoforte) hanno contribuito alla buona riuscita di questa esecuzione.

Bagheria, 18 aprile 2016

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: REFERENDUM CASSATO, SCONFITTA DEI VESCOVI ED INTELLETTUALI ALLINEATI!

E’ mai possibile, in questa Italietta clerico-fascista, non ci sia nessun intellettuale non organico capace di notare che in questa consultazione referendaria è stato sconfitto l’ “Usignolo della Chiesa cattolica” che, contrariamente al referendum sulla Fecondazione Assistita, ora invitava ad andare a votare per fottere Renzi? Cosa volete che importi al Vaticano delle trivelle se per anni ha emanato inquinamento elettromagnetico grazie alle antenne di Radio Vaticana? Ma niente di tutto ciò potete leggere in “Laudato si’ ” di don Francesco non d’Ascesi! Pensate lo farà Cacciari, filosofo funzionale alla Corte partitocratica, solo per fare un esempio? Come sono abbottonati, Renzi compreso! E apritele queste cerniere!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: REFERENDUM CASSATO, TUTTO IL MIO AMORE PER CHI NON E’ ANDATO A VOTARE!

REFERENDUM CASSATO
Esprimo tutto il mio amore a chi non si è recato a votare. Sa offrire al prossimo il volto che ha e sa brandire con lealtà la sua lingua e il suo pugnale. E’ degno di rispetto chi, imbevuto di astratte idee ambientali, è andato a votare SI. Anche se molti SI erano contro Renzi, ma hanno giocato a viso aperto. E per chi ha votato No? Fatte le dovute eccezioni, occorre dire: -Dagli “amici” mi guardi Iddio!”.
Si tratta di coloro che usano infingimenti e mascheroni. E sanno ricorrere a tutte le non amabili pose delle maschere ipocrite. Sapevano benissimo che, votando No, di fatto, se ci fosse stato il quorum, avrebbero fatto vincere i SI. I meno amabili! Meno male che in molti lo hanno pure detto. BUON GIORNO!

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: HA VINTO PIERCAMILLO FALASCA E IL SOTTOSCRITTO!

REFERENDUM CASSATO: HA VINTO IL BEL PIERCAMILLO FALASCA E MILIONI DI PERSONE COME ME CHE HA HANNO SPUTTANATO I DEMAGOGHI DI OGNI RISMA.

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.Piercamillo Falasca
foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: REFERENDUM CASSATO. ECLATANTE SCONFITTA DEI VESCOVI!

SI SAPEVA, MA HA DEL CLAMOROSO: IL REFERENDUM RAGGIUNGE APPENA IL 30%. PRIMI SCONFITTI? I VESCOVI CHE NON RIESCONO A STARE IN CHIESA!
Referendum? Quorum non raggiunto! Primi sconfitti? I Vescovi d’Italia. Rappresentano una chiesa che conta poco o nulla. Non serve citare l’Enciclica “Laudato Si’ ” o l’Esortazione “Amoris laetitia” di Don Francesco non d’Assisi. Gl’Italiani amano davvero l’Ambiente e hanno bocciato ogni via demagogica di stampo clericale. I Vescovi pratichino altri inginocchiatoi: e vi si genuflettano nel nome di Dio e chiudano Radio Vaticana, le cui antenne da anni inquinano. VERGOGNA!!! Ritornino sui pulpiti.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: REFERENDUM, AFFLUENZA DEFINITIVA ALLE ORE 12:00 INTORNO ALL’OTTO. MA NON VOTA IL SIGNOR PEROTTO!

REFERENDUM, AFFLUENZA DEFINITIVA ALLE ORE 12:00 INTORNO ALL’OTTO. MA NON VOTA IL SIGNOR PEROTTO!
Mi sovviene quanto diceva il Presidente Curval in Salò di Pier Paolo Pasolini:
-E così anche le ragazze invece di nove sono otto. E a proposito dell’otto mi viene in mente una storiella: si tratta di un tale che c’aveva un amico che si chiamava Perotto. Una notte rientrando insieme durante l’oscuramento i due si sono perduti. Allora il nostro uomo cerca l’amico e a tentoni cerca, cerca, cerca e finalmente gli sembra di vedere qualcosa che si muove nel buio. Tutto contento, pensando di aver trovato l’amico Perotto, grida “sei Perotto?” e una voce risponde “quarantotto!”.
Non è una previsione, ma il 23%, sono certo, si supererà!

Giuseppe Di Salvo

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