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Archivio Luglio 2016

GIUSEPPE DI SALVO: VIGILIA D’AGOSTO… COL GELSOMINO (POESIA INEDITA)

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.VIGILIA D’AGOSTO… COL GELSOMINO
Vigilia è d’agosto
Mi è entrato già-
in anticipo-
con oscillanti olezzi…
di gloria-
casto-
il gelsomino
con bel gambo tornito
di possente verde-
nuda carne di speranza
Mi ristora il mese
dei miei natali
e ogni profumo
tutt’intorno
sul mio corpo
s’espande
Bianchi petali
idratano i miei pori
Ci nutre il sacro
col fresco battesimo
dei fiori ronzanti
Felici si vola
sul volto del futuro!

Bagheria, 31 luglio 2016
Giuseppe Di Salvo

Categorie:politica, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO XIV DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA”, già in tutte le più popolari edicole della Città dei Mostri, pubblica il Quattordicesimo Capitolo (Libro Terzo) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Va detto che ci sono anche diversi interessanti articoli su Angelo Gargano, il mio compreso. Questo “Settimanale” va letto per il semplice motivo che vi rende più accogliente l’estate. E serve, soprattutto, agli etero, ché sempre i miei storici scritti vi preparano il lieto futuro. Si può leggere anche su una scialuppa cullata dal mare. Meglio se con amici o amanti.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

GIUSEPPE DI SALVO: “PER CRESCERE E GIOIRE INFILTRIAMOCI NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI!”

GIUSEPPE DI SALVO A BARI: FINE OTTOBRE-INIZI NOVEMBRE 1978.

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

GIUSEPPE DI SALVO GIA’ IL 30 E IL 31 OTTOBRE 1977 A BARI, DAVANTI AI COMPAGNI DEL FUORI! NAZIONALE, AFFERMAVA: “PER CRESCERE E GIOIRE INFILTRIAMOCI NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI!”

TOLLERANZA CONSUMISTICA COME PARADIGMA DELL’INTOLLERANZA BORGHESE.
(CAPITOLO DICIASSETTESIMO DEL LIBRO TERZO DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
“L’uomo medio dei tempi di Leopardi poteva interiorizzare ancora la natura e l’umanità nella loro purezza ideale oggettivamente contenuta in esse; l’uomo medio di oggi può interiorizzare una seicento o un frigorifero, oppure un wek-end a Ostia.” (Pier Paolo Pasolini)
Giovedì 19 ottobre, durante una delle ormai consuete riunioni del FUORI!, invitai i compagni presenti a una riflessione profonda: da quella collettiva riflessione doveva uscire chiaro il convincimento comune che la presenza del FUORI! in una città come Palermo non solo è servita a molto in questi due anni, ma dovrà lanciare messaggi utili per il futuro. Salvatore Scardina, uno dei compagni più impegnati dacché il FUORI! è presente a Palermo, notava quanto segue: “Io sono a Palermo da ben diciotto anni e conosco bene questa città. Vi posso assicurare che in questi ultimi due anni, con la presenza del FUORI!, molte cose sono cambiate. Sono scomparsi i terribili fermi della polizia; sono diminuiti (anche se ancora non sono del tutto scomparsi) i tristi episodi di violenza contro gli omosessuali. Quella polizia che un tempo esercitava su di noi quotidiana violenza, oggi addirittura ci scorta tutte le volte che facciamo una pubblica manifestazione. Si sono ridotti, in rapporto a quanto succedeva con più frequenza prima, i pestaggi e gli assassinii degli omosessuali, anche se il nostro obiettivo resta quello di contribuire a sradicare la sola idea che questi episodi si possano verificare; anche nella stampa locale ormai si coglie un notevole salto qualitativo: prima trovavamo spazio soltanto in quelle squallide pagine di cronaca nera, oggi, invece, grazie alla nostra visibilità e ai nostri interventi critici, non mancano interessanti riflessioni teoriche e politiche da parte di alcuni seri giornalisti. Si ricordi, per fare un esempio, Matteo Collura, ex giornalista de L’ORA”.
Dalle parole di Salvatore Scardina emerge quanto segue. La presenza del FUORI!, a Palermo, è stata una vera e propria BOMBA. Questa BOMBA è più volte esplosa per le strade e nelle piazze, facendo parlare i mass-media della città della questione. In una città come Palermo, dunque, il dibattito sull’omosessualità non è mancato. E noi sappiamo benissimo quanto positivo sia il grado di maturità che si raggiunge dibattendo il problema in sede pubblica. Riflessione e critica sono indispensabili alla crescita civile dell’uomo.
Il Fuori, inoltre, come ha ricordato anche Benedetto Montenegro, altro compagno gay di Villabate, è servito molto alla crescita culturale e politica di molti di noi. Nota: “Per alcuni di noi la presa di coscienza è passata attraverso la scrostata sede del Partito Radicale; scrostata e fredda, ma ricca di calore, proiezione del nostro contatto più che umano”. Accecato da questi interventi per noi certamente encomiastici, qualcuno potrebbe pensare: “La liberazione è venuta, sciogliamo il FUORI!, esso non serve più”. Ma, in verità, io credo che il FUORI! (o qualsiasi altro movimento di liberazione omosessuale) più che a sciogliersi, dovrebbe pensare a come fare per ingrandirsi nel numero dei militanti e per radicare sempre più la battaglia culturale da anni portata avanti anche nel più piccolo dei “catoi” di questa società. Il altre parole: la NUOVA FAVOLA (ossia la liberazione dell’Eros) deve minare il territorio ove ancora oggi è presente la VECCHIA FAVOLA (ossia la coercitiva sublimazione dell’Eros) predicata dalla morale cattolica di Giovanni Paolo II. Perché? E’ subito detto. Tutti siamo stati violentati sin da piccoli. La morale coercitiva della chiesa cattolica ha violentemente plagiato le nostre coscienze. A questa morale dominante e ai suoi mafiosi guardiani politici io esprimo la mia pubblica accusa. Per questa coercizione intendo processare tutta la classe politica dominante e i suoi sostenitori, compresi quelli di sinistra. Ci moviamo nell’area di un processo culturale, morale. Per processare la VECCHIA FAVOLA ci serviamo di una sola arma: la rinnovante azione della nostra NUOVA FAVOLA. Noi omosessuali nonviolenti lasciamo al Palazzo transnazionale l’uso delle armi, dei sequestri di persona, della coercizione, del rogo, del pestaggio e degli assassinii politici. Ma con la sola cultura riusciremo ad abbattere questa coercitiva macchina repressiva? Non credo, e ne spiego la ragione.
Là dove siamo arrivati con la cultura un certo cambiamento lo abbiamo notato. Ci sono e continueranno ad esserci, come è ovvio, a proposito dell’ omosessualità diverse interpretazioni teoriche. Tutti questi SIGNIFICATI (ossia queste varie interpretazioni) dati al SIGNIFICANTE “OMOSESSUALE” concordano in un solo punto: c’è una cusaniana coincidenza degli opposti SIGNIFICATI in un unico punto del SIGNIFICANTE OMOSESSUALE: il gay deve dare libero corso alla sua sessualità se ha scelto di viverla e praticarla! E la scelta, a mio avviso, consiste nella pratica che ognuno di noi dà ai propri istinti naturali. Qualcuno può anche scegliere di sublimare i suoi istinti sessuali omoerotici. Nello spirito della democrazia pluralistica una scelta del genere va rispettata al pari di qualsiasi altra. Ritornando alla “coincidenza degli opposti significati”, c’è da dire semplicemente che oggi nessuno (neppure la Chiesa: ed è tutto dire!) vuole al rogo gli omosessuali. Ma su questo improvviso “amore” clericale occorre riflettere(…). I mass-media sono nelle mani dei grandi produttori ai quali interessa che il popolo interiorizzi non una pratica di liberazione, bensì la nuova CHEMISE CAGOULE CONSUMISTICA. I mass-media non fanno altro che svuotare gli uomini di qualsiasi ideale. La martellante propaganda consumistica crea un’altra convergenza umana: la fede nell’edonismo di massa. (…) Nel Medioevo c’era la famosa CHEMISE CAGOULE: essa serviva solo per lasciare spazio ai genitali e non al corpo. Il potere consumistico oggi ci fa toccare il corpo, ma non ci ha liberati affatto dalla CHEMISE CAGOULE; ché anzi: essa è più pericolosa di quella medioevale, perché oltre a buoni procreatori ora ci vuole anche buoni consumatori. Vittima di questo nuovo plagio consumistico è quella massa di omosessuali (e non solo quella), quel 99% di gay che noi non siamo riusciti a coinvolgere nelle nostre lotte. Il perché ce lo spieghiamo: la propaganda edonistica è più allettante e coinvolgente delle nostre riflessioni ideologiche. Essa viene recepita passivamente, non necessita di alcuno sforzo critico. Proprio come ieri quando, senza alcuno sforzo critico, nelle parrocchie, si ripeteva il catechismo. Infatti, a molti omosessuali le discoteche servono per scaricare tensione, per abreagire alle quotidiane nevrosi accumulate in precedenza sia all’interno della famiglia sia al posto di lavoro. Non c’è più il confessionale, non c’è più lo psicoanalista, sono fallite le terapie psichiatriche e quelle endocrinologiche, ma c’è in compenso una cosa più divertente: la discoteca assordante col seguente valore: dare momentanea gratificazione, momentaneo senso di liberazione, alla quotidiana e perenne repressione sociale dei nostri omoerotici sentimenti. Che fare dunque? E qui ora esplode il mio paradosso: dobbiamo infiltraci negli spazi che oggi ci dà la società dei consumi, per cercare di agire dall’interno! In politica dobbiamo tenere conto della machiavellica “realtà effettuale” e non della sua immaginazione. Ci dobbiamo sforzare di dare qualcosa di più divertente dei tradizionali appuntamenti (riunioni, congressi, dibattiti…) politici.
Propongo, dopo il successo registrato dal DISCO-DANCE di Torino, di creare una rete nazionale di DISCO-DANCE-FUORI! Gli omosessuali vi verranno per divertirsi, ma saranno messi a contatto dei gay politicizzati. E, vuoi o no, prima o poi capiranno qualcosa di più rispetto a quello che avrebbero potuto capire nelle altre discoteche. Con i profitti accumulati, grazie a queste nuove iniziative, si possono creare strutture in difesa e a sostegno di quelle checche réfoulés che dovessero presentare problemi di diversa natura. Di ciò ho parlato il 30 e il 31 ottobre 1978 a Bari ai compagni del FUORI! nazionale. Poi molti di noi avrebbero partecipato ai lavori del XX Congresso del Partito Radicale: 1, 2, 3, 4, 5 novembre 1978. E, fra titubanze e convinzioni, riconosciuto da parte di tutti i presenti questo periodo di crisi di crescita, ho avuto l’impressione che in noi tutti si è avvertito un forte bisogno di andare oltre i tradizionali mezzi di lotta. In Italia non c’è alcuna legge antigay che può vederci uniti. Perciò, senza abbandonare i momenti di lotta nonviolenta da portare in qualsiasi luogo omofobico, noi ora dobbiamo cercare gioia e aggregazione anche all’interno della LEGGE DEL CONSUMO. Perché mai? Perché la tolleranza formale data a noi dal Potere consumistico, potrebbe cessare di esserci non appena questo Potere si troverà a vivere una crisi profonda. E per noi le conseguenze saranno pericolosissime. Ma se noi, grazie a questa infiltrazione nella SOCIETA’ DEI CONSUMI, riusciremo a diffondere la nostra cultura e a radicarla in ogni angolo della società, la tolleranza finirà di essere formale e diverrà tolleranza reale. E la TOLLERANZA REALE di qualsiasi “alterità civile e democratica rappresenta il presupposto necessario per vivere un reale socialismo democratico e libertario, un socialismo dal volto umano. Ci arriveremo: con quel 99% di gay non politicizzati che adesso non sono con noi e con tanti altri cittadini democratici e liberali!!! La nostra gioia futura deve passare attraverso la porta dell’edonismo. Non abbiamo alternative, ché nulla possiamo imporre per forza. Far prendere coscienza di questo stato di oppressione e di coercizione è il presupposto necessario per arrivare alla liberazione futura. Carica dunque: INFILTRIAMOCI NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI PER CRESCERE E GIOIRE!
(Capitolo Diciassettesimo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!).
Bagheria 28 luglio 2016
Giuseppe Di Salvo
Categorie:FUORI!, Omosessualità, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: A CEFALU’, LEGGENDO CAROL!

Leggendo “Carol” di Patricia Highsmith: Grandi Storie d’inverno in piena estate a Cefalú!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
Categorie:Primo piano, RELAX Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: DELLE MIE TANTE VOLTE CON ANGELO GARGANO (EPICEDIO)

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.ANGELO GARGANO

DELLE MIE TANTE VOLTE CON ANGELO GARGANO

Di quella volta che, circa un anno fa, mi dicesti di essere sciantoso per le ironiche mie foto pubblicate su Facebook (mi seguivi anche nei segni linguistici, ma io non sapevo ancora che il tuo corpo veniva attaccato da vitali cellule che attaccano la vita…);

   di quella volta che (e consentimi i miei voli pindarici!), circa cinque decenni ormai volati, ti conobbi, tu militante del PCI, dentro la tabaccheria delle sorelle Viscuso: forse compravi sigarette nell’attesa che in Piazza Madrice iniziasse il comizio in cui avrebbe parlato anche l’onorevole Speciale (ti rivelai, molti anni dopo, di quanto tu fossi attraente e bello nell’imperiosità dei tuoi 25/26 anni ed io ancora più che 19enne facevo torcere i colli, il tuo compreso: reggeva una mente incendiata e incuriosita: sì, te lo ricordai più volte anche fra le poltrone del Consiglio Comunale   -lì sedevamo accanto alla fine degli anni Ottanta e all’alba dei Novanta-  e tu non facevi altro che arrampicarti sullo specchio di Narciso con pose e parole rivolte ad immaginarie movenze di donne col palese orgoglio di uomo sposato;

   di quella volta che nella classica Nostra Piazza hai intonato (mi pare), tu, sacerdote laico, il saluto estremo all’onorevole Giuseppe Speciale citando versi di Federico García Lorca: “Tarderà molto tempo a nascere, se nasce,/ un bagherese così illustre e ricco d’avventura./ Canto la sua eleganza con parole che gemono/ e ricordo una brezza triste nell’oliveto”: oggi quelle parole poetiche da te citate e prese da un poeta gay andaluso dai fascisti ammazzato, di fatto, sono il canto del tuo animo colto e sensibile; meriteresti tu i ritmi d’addio del flamenco e del cante Jondo di Don Manuel De Falla;

   di quella volta, tardo autunno del 1977, che, quale segretario del PCI, primo segretario comunista d’Italia!, ti schierasti a sostegno dei gay del FUORI! e contro gli atti omofobici a danno di Piero Montana e di tutti i gay del nostro territorio: eri un comunista borghese striato di cattolicesimo, ma sapevi agitare le Belle Bandiere care a Pasolini e alle lotte civili della nobile Sinistra;

   di quella volta, intorno al 1989, che io  -unico fra i presenti-  criticai le politiche sulle droga di Muccioli nella Nostra Aula Consiliare: si levò un solo convinto applauso nei mie confronti fra tante presenze conformistiche e silenti, e tu apprezzasti il mio coraggioso intervento tanto che  -mesi dopo- affrontando le tante resistenze all’interno del tuo partito, mi volesti candidato nelle liste del PCI e, ad elezione avvenuta, ti sorprese la mia lealtà nei confronti di quel nobile Gruppo Consiliare: eravamo in cinque: Gino Castronovo, Cosimo Sorci e Pietro Pagano (e noi due); e quante lotte a favore degli ultimi! e che innovazioni linguistiche e culturali! e quante nobili proposte politiche sul traffico, sui giovani!…;

   di quella volta che rassegnai le dimissioni (già siamo nel Novanta) e tu, intervenendo col tuo classico stile pacato  -l’impronta delle Farattochie e dell’onorevole Speciale era evidente!- le definisti come una iattura per Bagheria se il Consiglio le avesse accettate…; e avvenne che subito dopo le mie dimissioni ci fu il primo scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose: ai posteri rimarrà solo la “presunzione”, ché mai alcun consigliere venne condannato per reato di mafia;

   di quella volta che mi invitasti a Tele One  con padre Stabile per discutere sui DICO, primo ridicolo disegno di legge per le unioni gay del centrosinistra poi abortito per  la Binetti, per Mastella, tutti intruppati nella coalizione politica di cui faceva parte anche Rosy Bindi e la Pollastrini: sulla recente Legge Cirinnà, purtroppo, non ci siamo potuti confrontare;

   di quella tua aria quasi sempre trafelata come un personaggio pirandelliano incapace di essere “uno” e sempre attento a cogliere negli altri i fili delle corde di un “berretto” privo di sonagli;

   di tante altre volte delle quali è meglio evitare oggi qualsiasi espressione;

   della recentissima volta che, al supermercato Simply (“Semplice la vita”), ho visto Gino Castronovo e mi accennò del tuo imminente ultimo viaggio…; e domenica 24 luglio 2016, al Bar Eucaliptus  -io venivo dal cimitero dove ero andato per spargere rose ai mie cari  da anni ormai dai vermi finiti in quelle bianche chiuse geometrie, ho saputo dell’oscurità che il tuo ultimo soffio ha assorbito.

   E oggi, infine, mi chiedo: c’è forse qualche aspetto noioso nel ricordare le vicende vitali trascorse? La risposta la attingiamo da Patricia Highsmith e la tiriamo fuori dal suo bel romanzo Carol: c’è noia “forse in un futuro senza storia”. Ecco perché, ritornando al nostro amato Lorca: “Canto per il futuro il tuo viso e il tuo garbo”.

Ne siano fieri Aurora e i figli tuoi. E Bagheria!

Bagheria, 25 luglio 2016

Giuseppe Di Salvo

Categorie:IN MEMOIRA, Memoria, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE DI BAGHERIA” IL CAPITOLO XIII (LIBRO TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

OMOSESSUALI DICHIARATI DEL FUORI! IN TV PER LA PRIMA VOLTA? IL 20 SETTEMBRE 1978. CIRCA 40 ANNI FA.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le accoglienti edicole della Città dei Mostri, pubblica il Capitolo XIII (Libro Terzo) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Vi parla del clima politico e psicologico degli intellettuali di allora. Fatevi accarezzare dal sole, dalle onde, ma non vi può mancare questa storica lettura. Serva anche ai pesci ravvivare la memoria. E, credetemi, si vive pure meglio!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

GIUSEPPE DI SALVO: GIUSEPPE DI SALVO: CAP XVI (LIBRO TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO: DICIASSETTENNI SGRAZIATE, CARMELITANE SCALZE E GORILLA URLANTI: FOBIA OMOSESSUALE DAVANTI ALLO SPECCHIO!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

DICIASSETTENNI SGRAZIATE, CARMELITANE SCALZE E GORILLA URLANTI: FOBIA OMOSESSUALE DAVANTI ALL’IPOCRITA E SCHIZZATO SPECCHIO

(CAPITOLO SEDICESIMO, LIBRO TERZO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Sabato 7 ottobre 1978, “La Repubblica”, pubblica una mia lettera intitolata “Carmelitane e gorilla urlanti”, in risposta ad una donna anonima di 17 anni che ci aveva definiti “gorilla”. Noi agivamo sulle piazze (eccome!), ma i nostri interventi culturali miravano a scrostare la diffusa omofobia presente sia nelle istituzioni sia in moltissime teste plagiate dalla dittatura della monosessualità etero dominante. “La Repubblica”, allora, aveva una tiratura di oltre 200.000 copie. La nostra “omosessualizzazione” della società doveva passare anche attraverso i mass-media. Riportiamo la mia lettera:
-La lettera apparsa sulla Repubblica del 12 settembre 1978 col titolo “Quelli del FUORI! rileggano Proust” più che contribuire a desublimare l’omosessualità da certe sublimazioni estetiche e morali, finisce col teorizzare un modo elitario di vivere l’omosessualità stessa. Che senso ha infatti dire di occuparsi dell’omosessualità, anzi di non occuparsene dal momento stesso che se ne occupa? E’ solo confusione. Altrimenti come si spiegherebbe “l’accettazione di una diversità sessuale più o meno comune, ma comunque esistente: esistente ma non necessaria”? Dove non si capisce bene cosa voglia dire col termine “necessaria”, a meno che non si intenda: rinunciare ai piaceri della carne per poter entrare a far parte della comunità delle Carmelitane Scalze, per poter battere in sordina come certe checche réfoulés. Ora per esprimermi meglio darò nome a questa anonima disgraziata di 17 anni che scrive alla Repubblica. La chiamerò appunto, Carmelitana. Ella, poveretta, è affetta da una grave debolezza mentale. Questa debolezza ha radice patologica nel triangolo familiare in cui ella si muove e ove si è mosso anche chi le sta intorno. Questo triangolo che condiziona le menti è feroce ed ha radici morali nella società, ossia nell’insieme dei triangoli familiari che condizionano la spontaneità dell’individuo. Una mente che ha interiorizzato questo modello sociale di tipo triangolare, limitato, sublimato, non può non disprezzare quanti cominciano ad usare un linguaggio “extratriangolare”. E il linguaggio non è, come sappiamo, solo la parola: bensì anche i gesti, i movimenti, l’armonia del corpo, l’urlo, l’Urschrei che si contrappone all’Haltung, cioè “al contegno (per dirla con Elemire Zolla) con cui si finge ancora intatto l’antico ordine delle famiglie, dei ceti, dei ranghi”. Questo urlo in Luchino Visconti è grido alterato, poetico. Ma proprio perché è alterato esso è patetico e sofferto, penetrante e catartico. Non a caso (…) Benjamin Britten, nel musicare “Morte a Venezia” di Mann, interviene per arricchire polifonicamente quest’urlo, renderlo quanto più possibile esplicito nella semplicità dell’espressione musicale tanto cara al musicista inglese. Così l’urlo diventa pedagogico: vuol comunicare “l’informe disgregazione individualistica” (Zolla) del borghese. Quest’urlo evidentemente fa parte della cultura gay, piaccia o no questo termine. Il militante gay, da parte sua, altera ancora una volta l’urlo: esso non viene più soffocato, né gli interessa cercare qualche compromesso con l’Haltung. Esso dal militante viene liberalizzato nelle piazze con la fierezza che è propria ai nostri corpi, alla nostra identità. Chi è affetto di miseria mentale, dunque, capisce solo tutto quello che sta in superficie. Da qui le accuse da parte di Carmelitana ai militanti del FUORI! di essere “eternamente in vetrina”, “gorilla esibizionisti appena arrivati dalla foresta equatoriale”. Carmelitana cita Proust, senza tenere conto dell’amore vegetale , cioè l’amore libero, gridato alla luce del sole, con gioiosa fierezza, come l’impollinazione dei fiori, come la sessualità delle piante. Non più ombre, bensì luce. E la luce hanno scelto i gorilla del FUORI! e di altri movimenti, senza disprezzare però quanti sono rimasti fra le tenebre del triangolo edipico. Chi, come Cristo (quell’unico Cristo che io riconosco, cioè quello morto sulla croce), ha scelto la luce non è mai stato ridicolo. Ma ogni luce ha un valore solo se riferita alla realtà storica in cui essa splende. Così era una luce Leonardo, Michelangelo: così sono stati luminosi Wilde e Proust (ma si potrebbe citare anche Gide, Rimbaud, ecc…); così hanno diffuso luminosità Pasolini e Visconti, sia pure con la loro radicale differenza nell’espressione estetica. Queste luci però hanno illuminato solo delle élites colte. La massa in materia omosessuale vive ancora oggi la sua biblica fobia. E oggi l’unica luce che può illuminare la massa è l’urlo da gorilla dei gay militanti. Citato da Maria Antonietta Macciocchi, Marx scrive: “Quando la cultura si addormenta sulle cattedre (qui sono le tenebre) essa si risveglia nelle piazze”. Il risveglio, l’urlo dei gorilla, oggi, illumina le anacronistiche menti delle carmelitane contemplatrici di vecchi, ma assai preziosi cimeli.
Giuseppe Di Salvo
Palermo
Come si vede, il FUORI! di Palermo agiva su tutti i fronti e affrontava a viso aperto qualsiasi omofobica trincea. Anche quella dove si annidavano interventi di persone senza volto e anonimi.
(Capitolo Sedicesimo del Libro Terzo della gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi!).
Bagheria, 21 luglio 2016
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: RICHARD WAGNER E I MITI CARI AL POPOLO CONTRO LA DEAREALTA’ GIUDAICO-CRISTIANA

RICHARD WAGNER RIVALUTA I MITI CARI AI POPOLI E SI SCHIERA CONTRO IL PENSIERO GIUDAICO-CRISTIANO
Wagner si muove su una impressionante doppiezza per quanto riguarda gli Ebrei: quante volte si rivolge all’ebreo Meyerbeer per essere raccomandato presso l’intendente del Teatro dell’Opera di Berlino?! E poi occorre dire che ha partecipato ai moti rivoluzionari del 48. Scrive Leonardo V. Distaso, proprio nella sua bellissima e colta postfazione al libro citato “Wagner, il giudaism…o nella musica”: “Seigfried, il figlio di Dio, è colui che restituisce ai tedeschi i diritti originari da esercitare sugli altri popoli e il re discendente di questa stirpe nibelungica deve essere l’unico ad avere diritto di questo possesso e godimento del mondo. Anche il papa, quale massimo funzionario dell’imperatore, deve sottostare al potere regio dell’imperatore svevo nibelungico”. Come non capire che Wagner attacca il pensiero giudaico-cristiano perché si rivalutino i miti dell’antica Grecia e degli altri popoli dal Cristianesimo soffocati? E poi va chiarito un fatto: l’antisemitismo di Wagner va contestualizzato; si tratta di idee che si possono condividere o no; è da stupidi pensare che con Wagner cominci la persecuzione degli Ebrei. Quella l’hanno sempre fatta i cattolici e altri tiranni. Le sue riflessioni sulla musica ebraica sono considerazioni estetiche. Io, per esempio, amo sia Meyerbeer sia Halévy sia Bartholdy sia Bernstein (ma questi è venuto molto dopo) sia tanti altri compositori e direttori ebrei che ormai eseguono giustamente Wagner anche in Israele. Wagner è stato un grande compositore che disse e si contraddisse. Mai un capo di stato. Quanto ne dice sul (e contro) Cristianesimo, ma non ha mai distrutto nessuna cattedrale. Va letto e meglio compreso: è stato, il pensiero di Wagner, una grande forza d’urto e, musicalmente, molto innovativo.

Altro…

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
Categorie:Musica, Primo piano, Religione, WAGNER Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: EPICEDIO (A MICHELE CHIOVARO). POESIA INEDITA

EPICEDIO (A Michele Chiovaro)*

Al nascente giorno

cantava un gallo

e per Michele fu

l’ultima alba!

La vita scivolò rapida

sul profondo solco della schiena,

superò la corsa

della luce.

Tra le mani

i suoi riccioli

spugne di sudore.

No, non lo  svegliò quel gallo

sul balcone assassino.

Spezzavi l’aria!

Nuvole di polvere

coprirono i sogni

delle ultime sue ore…

(Io ti vedo ancora

piegato sulle gambe:

defecavi sulla riva del mare,

il tuo sesso pendeva

rigonfio di forza,

espandeva    c              

                        a

                            l

                              o

                                  r

                                       e  !! )

L’impastatrice

divorò il tuo corpo,

schizzò il sangue.

Un coro di coetanei

si lacerò l’anima,

cantai lamentose nenie…

Bagheria 10/09/1975

Giuseppe Di Salvo

*Michele Chiovaro, nato il 27/06/1951, morì sul lavoro la mattina del 22/06/1967 a soli sedici anni. Mancavano cinque giorni al suo 16° compleanno. Io ne avevo circa quattordici.

Era amico di famiglia. Usciva con mio fratello Ignazio. E spesso giocava con me. Vaga sempre nei miei ricordi. Scrissi questa poesia otto anni dopo la sua morte: è fra le primissime mie liriche, codificata per esternare una pena interiore e la privazione di tracce umane di sua bontà.

L’incidente avvenne alla Circonvallazione di Bagheria.  La stampa registrò il lutto.   Io  –oggi- riaccendo tracce di memoria.

 

Categorie:Memoria, poesia, Primo piano, RICORDI Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: ROSA FICANO ALL’ESAME DI MATURITA’ RICORDA IL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL FUORI! DI PALERMO

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

ROSA FICANO ALL’ESAME DI MATURITA’ RICORDA IL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL FUORI! DI PALERMO CON UNA TESI INTELLIGENTE: “QUEL MATTO SONO IO! DIVERSITA’ O UGUAGLIANZA?”

Fondai il FUORI! di Palermo nell’autunno del 1976: Primo Movimento di Liberazione (Omo)sessuale di notevole rilievo nel Regno delle due Sicilie- e che Movimento! Cominciammo in pochi: con me c’erano Piero Montana, Salvatore Scardina, Mario Blandi; ci riunivamo nella scrostata sede del Partito Radicale, ogni giovedì, ore 18:00, Vicolo Castelnuovo, numero diciassette; e subito si aggiunsero altre persone: Rosabianca Colonna, Lina Noto, Lucia Caldara, Franco Lo Vecchio, Regina (il vero nome di Regina, se ricordo bene, era Campobello Francesco, nato a Ciminna, se ne andò intorno ai 50 anni: va da noi sempre onorata!),  Formica, Benedetto Montenegro, Trentacosti (Calimero) e non numerosi altri. Pensate un po’: quaranta anni fa, quando -sì e no- a condividere le nostre idee di liberazione c’era forse l’8% dei cittadini italiani. Pionieri non violenti in lotta contro il rimanente 92% di omofobi, e fra questi molti omosessuali frustrati (magari sposati e con figli e con una infelicissima immagine di se stessi). Nel corso di questi anni, mi è capitato più di due volte di dare consigli ad altrettante ragazze che all’esame di maturità hanno voluto presentare una tesi per denunciare l’omofobia e per sostenere le giuste lotte di liberazione del popolo oggi definito LGBTQI.
Una ragazza -e mi pare siano passati già oltre dieci anni- mi è stata presentata dalla mia collega Giusi Mineo: l’incontro avvenne nel corso di una cena amicale e colloquiale. Con un’altra la consulenza avvenne per via telefonica: i social network erano ancora poco diffusi. I consigli si danno anche se poi non se ne sa più nulla. Come si sa, quest’anno (2016) ricorre il 40° anniversario della nascita del FUORI! di Palermo. Sui Blog a me intestati (Blog Tiscali, Facebook) e su “Il Settimanale di Bagheria”, a puntate, io ho già pubblicato le azioni di lotta e gli interventi culturali più significativi fatti a Palermo e in altre città italiane; ho, in pratica, ricostruito e narrato solo tre anni della Storia del Glorioso FUORI! di Palermo: 1976, 1977, 1978. Lotte e interventi culturali per smascherare i luoghi classici dell’omofobia, spesso anche luoghi interiori, ma anche covi istituzionali (partiti, chiese, scuole, manicomi, carceri, strutture sanitarie…).
Ebbene, questa volta chi ha voluto ricordare questo “quarantennale” se non una mia pronipote, Rossella Ficano, figlia della figlia di mio fratello Enzo, Sonia Di Salvo, ragazza di 18 anni, con una tesi ben articolata da discutere nel giorno del suo esame di maturità il 13 luglio 2016 al Liceo Scientifico G. D’Alessandro di Bagheria? Titolo della tesi? “QUEL MATTO SONO IO! DIVERSITA’ O UGUAGLIANZA?”.
Rossella mi ha chiesto dei consigli ed io glieli ho dati. Ma lei ha saputo spaziare con la sua cultura, le sue ricerche e con la sua intelligenza. Il giorno dell’esame è stata accompagnata da sua madre, da suo cugino Baldo, altro mio pronipote, e da alcune compagne. Io, volutamente arrivai dopo, non entrai in aula. Quando uscirono, dopo circa un’ora e mezza (va qui ricordato che l’interrogazione orale è interdisciplinare e che la discussione sulle tesi presentate rappresenta solo l’avvio al balletto del colloquio generale), ho notato il volto di Rossella, di sua madre e di Baldo positivamente eccitati; le sue compagne sembravano ammaliate e coinvolte. Si festeggia con un rinfresco al bar l’evento; giorni dopo seppi che gli orali sono andati bene a quasi tutti gli studenti di Bagheria. Complimenti. Ritornando alla originale tesi presentata da Rossella, mi è stato riferito che ha suscitato interesse e scalpore. E, nonostante i docenti fossero quasi tutti di nobile impronta cattolica, hanno apprezzato il documento presentato: nessuno pretende che sulle tesi degli studenti si deve essere d’accordo, ma esse rappresentano anche la misura del livello culturale raggiunto da tutti all’interno delle istituzioni scolastiche. E al Liceo Scientifico Statale Giuseppe D’Alessandro il 13 luglio 2016 si è certamente narrata una storia mai evidenziata in una struttura pubblica educativa italiana.
Per non parlare dei libri di storia: gli studenti non solo apprendono nelle istituzioni scolastiche, ma sono portatori ed integratori di cultura, ché la vera Storia va oltre i libri di storia. Naturalmente per gli studenti conta anche il voto. Il giorno dopo, anche per Rosa Ficano, arrivò: 30/30 alla prova orale per un totale di 88/100. Complimenti a Rossella e alla Commissione esaminatrice, il cui Presidente si era pure congratulato con Rossella per l’originale tesi presentata. E’ un modo di fare circolare idee, combattere omofobia e, come dice papa Francesco, “Chi sono io per giudicare i gay?”. Riportiamo ora alcuni passi più significativi della tesi di Rosa Ficano:
-La mia tesi è incentrata su un tema che ancora oggi è oggetto di critiche e polemiche. Questo mio interesse nasce grazie a mio zio Giuseppe Di Salvo che, insieme a pochi altri, nel 1976 ha fondato il “FUORI!” di Palermo e nel 1977 con altre decine di persone, gay e non, ideò la prima manifestazione non organizzata per le vie di Palermo per difendere i diritti di tutti coloro che da sempre sono considerati diversi, ossia gli omosessuali (…). Fu il primo Gay Pride italiano in assoluto!!!
-I rapporti omosessuali, durante la seconda guerra mondiale, vennero considerati “sterili”, “egoistici” in quanto non erano in grado di dar vita alla riproduzione e portare avanti la “Razza Ariana”. La maggior parte degli omosessuali vennero arrestati, minacciati, uccisi e portati nei “Campi di Lavoro” con un visibile triangolo rosa all’altezza del petto proprio per distinguerli (…).
Poi viene citata la notte del 28 giugno 1969 coi moti di Stonewall, la politica sui gay di Bill Clinton e quella decisamente più liberale di Obama. Rossella cita Sandro Penna (“Felice chi è diverso…”), Charles Taylor, Habermas e non si esime, giustamente, di aggiungere:
“La cultura giudaico-cristiana, a differenza di quella greco-latina, aveva escluso tutti i rapporti non finalizzati alla procreazione e in particolare l’omosessualità che era punita con il rogo come l’eresia”.
E, ancora, cita Petronio e il Satyricon, Giulio Cesare, Oscar Wilde e il fotografo Urs Luthi. Scrive: “La caratteristica di Luthi è il trucco e il travestimento; egli ama la diversità e anche il rendersi diversi (…) Il travestimento per Luthi è la forma più importante perché riesce a dare una forma visibile ai risvolti più intimi della propria personalità e indurre lo spettatore a cercare questi aspetti segreti della propria sessualità”.
Rosella così conclude: “LA SAGGEZZA E’ SAPER STARE CON LA DIFFERENZA SENZA VOLERLA ELIMINARE. PERDENDO IL DIRITTO DI ESSERE DIFFERENTI PERDIAMO IL PRIVILEGIO DI ESSERE LIBERI”.
Come dare torto a questa studentessa? Si dovrebbe cingere con una corona arcobaleno. Io l’ho fatto con un anello ereditato da mia madre, sua bisnonna. Come si vede: giammai aristocratica prosapia mente! Ma contribuisce a nutrire le menti!
Bagheria, 18 luglio 2016
Giuseppe Di Salvo
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ROSA FICANO E LE IMMAGINI ALLEGATE ALLA SUA TESI PER RICORDARE IL 40° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL GLORIOSO FUORI! DI PALERMO: SCATTI PER UNA TESI CHE SEGNA LA STORIA!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
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