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Archivio per la categoria ‘Archeologia’

GIUSEPPE DI SALVO: ALLA SCALA DEI TURCHI, CON ME E TOTUCCIO, ORA DICONO: “MAMMA, LI TURCHI!”

SCALA DEI TURCHISCALA DEI TURCHI

ALLA SCALA DEI TURCHI, CON ME E TOTUCCIO, ORA DICONO: “MAMMA, LI TURCHI!”

I miracoli sono espressioni delle nostre menti e amplificano risonanze. Già Totuccio D’amato (la Schuberth, battesimo Gender legato al nome del famoso sarto e stilista italiano Emilio Schuberth, Napoli, 1904 – Roma, 5 gennaio 1972) alle ore otto di stamani mi aspettava a Porticello in casa di sua nipote Paoletta: è il suo 73° compleanno nel segno dalla Vergine, altro segno zodiacale di altissimo Gender che non canta non felici castità. Io arrivo con cinque minuti di anticipo. Lui è pronto. Faccio gli auguri di Genere dicendogli: “Buon compleanno, figlia impura di Bolena!”. E mi sforzo di imitare nel breve recitativo lo stile di Leyla Gencer. Mi concedo una libera “gencerata” , gli accenti seguendo della Grande Turca quando interpretava in modo sublime Maria Stuarda di Donizetti. 

   Dove sta dunque il miracolo di due altre menti regali in vacanza? Gli faccio il seguente regalo che simile è a una rivelazione: lo porto a visitare, nell’agrigentino, la “Scala dei Turchi”, un monumento naturale roccioso da noi Siciliani per anni trascurato; ora, invece, è meta di milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Totuccio in Italia non guida. Qui non ha automobile. Negli USA sì. Da tempo gli avevo fatto questa promessa. Devo dire che i compleanni non fanno più parte dei miei pensieri. Qui mi avvicino, per caso, al pensiero dei Testimoni di Geova: non li festeggiano. Altro Gender religioso che canta la sua etica.

   Ma  -altro miracolo!-  il mio regalo si è espresso e realizzato, a mia insaputa, proprio oggi, venerdì 28 agosto 2015 che dà il segno al genetliaco regale di Totuccio. Sono oltre trecento chilometri di meritato presente. E la Scala dei Turchi, con la nostra presenza  -possiamo oggi dirlo!- a dilatare tende la sua contenuta fama. Occorre che tutti ci andiate con spirito degno della grande soprano turca di Istanbul sopra citata, interprete eletta di grandi regine romantiche. E la bianca parete rocciosa (falesia) rispecchierà la vostra autentica castità di puro Genere, castità alla vostra realizzazione sessuale legata, ché davvero casta è ogni persona che si esprime eroticamente con chi sensualmente sente o ama. Punto. I miracoli devono proiettare la gioia che invade le nostre menti.

   Totuccio, lasciata la zona selvaggia di Realmonte, e dopo aver visto dal basso della strada statale l’affascinante Valle dei Templi di Agrigento, mi offre un grandioso pranzo in un bel locale di Porto Empedocle nei pressi di via Roma: attorno a noi si crea un carosello di simpatiche persone di ogni età. Viene apprezzato il nostro portamento di Alto Gender con l’allure che radia la sicurezza da tanti perduta o mai posseduta. Ovazioni. Torcicolli. Presentazioni, strette di mani con nomi che sfuggono. Incroci di persone con conoscenze comuni. Tortine con ricotta e mandorle…  La Scala dei Turchi si trasforma. Diviene Genio di altri Turchi. La roccia muta in fluente spirito. Si hanno inviti per la sera. Ma noi li spostiamo a Porticello. Per la sicurezza si vuole giocare in casa. Chissà?! Ora anche le Scale e i luoghi di ogni Genere sanno dei nostri pilotati miracoli. Auguri a Totuccio, espressione assai pura di Porticello e…dintorni. Riflesso di ben altri nerboruti Turchi. E’ il caso di gridare: “Mamma, ecco li Turchi ridenti che ancheggiano e ci  rinnovano!”.

Bagheria, 28 agosto 2015

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI RICORDATO DAL TEATRO MASSIMO COL BOZZETTO DI SCENA DE “LA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” IDEATO DA RENATO GUTTUSO PER LA PRIMA MONDIALE DELL’OPERA DEL COMPOSITORE AGRIGENTINO!

DEL COME IL TEATRO MASSIMO CON UN BOZZETTO DI GUTTUSO RIEVOCA MICHELE LIZZI!

LA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE DI MICHELE LIZZI, BOZZETTO DI SCENA DI RENATO GUTTUSOLA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE DI MICHELE LIZZI, BOZZETTO DI SCENA DI RENATO GUTTUSO

Come è bello ritrovare, per l’imminente rappresentazione di aprile di Cavalleria Rusticana, il Bozzetto di Scena che Renato Guttuso nel marzo 1971 creò per la Prima Mondiale de “La Sagra del Signore della Nave”, uno dei tre capolavori del teatro in musica del grande musicista agrigentino Michele Lizzi, per importanza non certo secondo neanche a Bellini, ma da tempo, purtroppo, pure dal Teatro Massimo di Palermo dimenticato! Questo Bozzetto, per chi ha visto quella spettacolare opera, fa vivere il ricordo dei grandi siciliani volutamente -e per scelte politico-artistiche- obliati!

Ma noi sempre ci ricorderemo del compositore di Pantea e de L’amore di Galatea su testo di Quasimodo che con la sua innovativa poetica musicale seppe onorare la Storia del Sommo Teatro! Di questo solare e Mediterraneo Bozzetto di Guttuso ritorneremo a parlare e… con immenso piacere!

Mi occupo di ciò per dare un autentico contributo filologico relativo a questo bel Bozzetto che, come si legge nel sito del Teatro Massimo, non risale a Cavalleria Rusticana del 1974, ma alla Sagra di Lizzi del 1971; poi ripreso per la citata Cavalleria. Ecco, infatti, cosa si legge nel Sito del Teatro Massimo: “…mentre sarà impegnato in un importante recupero filologico per Cavalleria rusticana, rimontata secondo i bozzetti preparati dal pittore Renato Guttuso per un allestimento del Massimo del 1974″. Il Teatro Massimo non dice cose false, ma le cose vere le ho dette io per dare ai curatori culturali del Teatro un fattivo aiutino utile alla memoria.

Da tempo sostengo che nei confronti del maestro Michele Lizzi è stata attuata deliberatamente una specie di “Damnatio memoriae”; ad Agrigento, in occasione della meritata rievocazione del 42° anniversario della morte del Maestro Lizzi, la scorsa primavera, ho definito ciò come il “fascismo degli antifascisti”. Qualcuno si è un po’ irritato, ma di questo si tratta!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: ANGELA BELLIA SVETTA COL SUO “CANTO DELLE VERGINI LOCRESI” PRESENTATO CON SUCCESSO ALLO STERI

E’ stato un pomeriggio all’insegna dell’approfondimento culturale; un tempo conoscevamo la musica della “grecità” grazie soprattutto alla letteratura, alla filosofia e… a qualche reperto archeologico; e i nostri grandi musicisti (da Debussy a Pizzetti, da Szymanowsky a Michele Lizzi… per citarne solo alcuni), ricavavano le  loro forme musicali e orchestravano le loro partiture come intuivano e potevano per cercare di  avvicinarsi a quei lontani timbri strumentali; oggi, invece, grazie agli studi di Angela Bellia   -musicologia associata all’archeologia- si riesce a capire meglio ciò che i testi letterari o filosofici ci hanno voluto tramandare. E la “grecità” vive in noi perché siamo suoi diretti eredi. Il dotto volume “Il Canto delle Vergini Locresi” di Angela Bellia, presentato nel pomeriggio di sabato 5 ottobre a Palermo, Chiesa di S. Antonio Abate-Steri (con interventi del musicologo Paolo Emilio Carapezza, delle professoresse Maria Immordino e Monica De Cesare, del prof. Oscar Belvedere, tutti ben coordinati dalla professoressa Amalia Collisani dell’Università di Palermo)  rappresenta un’ulteriore pietra di alto spessore storico, musicologico e archeologico  -e di gran valore!- per rivisitare quella cultura da cui noi certamente discendiamo: essa è parte integrante della nostra Civiltà. Complimenti all’autrice e siamo orgogliosi di avere queste donne fra le intellettuali che svettano nella (e dalla) nostra Sicilia!

Giuseppe Di Salvo

Un momento della manifestazione/presentazione del libro di Angela Bellia.

Un momento della manifestazione/presentazione del libro di Angela Bellia.
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