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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI: “ERO BAMBINO…”, ARIA DEL VECCHIO MIRACOLATO DALLA “SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” NEL 100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL COMPOSITORE AGRIGENTINO!

3 Settembre 2015 1 commento

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“ERO BAMBINO…”, ARIA DEL VECCHIO MIRACOLATO TRATTA DA “LA SGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE” NEL 100° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL GRANDE COMPOSITORE MICHELE LIZZI (AGRIGENTO, 5 SETTEMBRE 1915- MESSINA, 31 MARZO 1972)

Michele Lizzi, da vivo, aveva un rapporto conflittuale con la sua data di nascita. Tanto che, nei suoi documenti, era abile con una lametta nell’alterare le cifre. Posso testimoniarlo, essendo stato suo amico per circa due anni fino al giorno della sua morte.   Forse perché, un tempo, i bambini venivano registrati all’anagrafe molti giorni (o mesi) dopo rispetto alla reale giornata di nascita. Sulla venuta al mondo del compositore agrigentino abbiamo tutti un’unica certezza: è nato nel mese di settembre sotto il segno zodiacale della Vergine; successivamente, la critica musicale (Lilia Cavaleri, Angela Bellia) ha stabilito che il giorno fosse il 5 di settembre dell’anno 1915.

   Stando così le cose, quest’anno ricorre il 100° anniversario della nascita di uno dei più grandi compositori agrigentini di tutti i tempi.

   Dai miei archivi storici, grazie ad una registrazione pirata da me effettuata nel corso della Prima Mondiale dell’Opera lizziana “La Sagra del Signore della Nave”, il 12 marzo del 1971 al Teatro Massimo di Palermo, oggi abbiamo per l’occasione preso e immesso in rete  (anni fa lo avevamo fatto col  Preludio) l’aria del Vecchio Miracolato (baritono Domenico Trimarchi): “Ero bambino/ quando vidi portare il Crocefisso/ in questa chiesa…”.

   Lizzi, innovando il melodramma italiano, aveva, per le sue concezioni estetiche e drammatiche, superato le “forme chiuse”; tanto che l’aria cantata dal baritono è preceduta dall’intervento del Coro dei Miracolati e dal gioco melodico degli archi e si chiude con un’armonia nuovamente corale che rende di una estrema bellezza drammatica la veemente forza espressiva del Vecchio Miracolato che rievoca come il Cristo abbia salvato tutta la ciurma di una nave che si era in mare spezzata in due come melagrana. Il libretto venne ricavato da Michele Lizzi dall’omonima novella/commedia di Luigi Pirandello. Fu un trionfo quella Prima Rappresentazione.

   Sulla grandezza di questo compositore agrigentino si sono espressi negli anni tanti musicologi e critici musicali. Qui ci piace riportare quanto ebbe a scrivere il professore Paolo Emilio Carapezza dell’Università di Palermo nella sua prefazione al libro di Lilia Cavaleri “Due compositori Agrigentini: Ignazio Lauria (1859-1929) e Michele Lizzi (1915-1972)”, edizione a cura del Centro Studi Sociali Pastore-Agrigento.  Scrive dunque Paolo Emilio Carapezza:

    -Ma la parte più cospicua di questa storia spetta, a ragione, a Michele Lizzi (1915-1972) la prima figura notevole di musico ch’appaia ad Agrigento dopo Simonide, Pindaro, Mida ed Empedocle, cioè dopo duemila e quattrocento anni. Ed a loro infatti si riconnette: le sue prime opere teatrali, “Pantea” (1950) e “L’amore di Galatea” (1964), rivisitano miti sicelioti, la prima è addirittura filosofia empedoclea teatralmente rappresentata. Di valore letterario sempre più alto i libretti da lui messi in musica: il primo di Gerlando Lentini, il secondo di Salvatore Quasimodo, il terzo. “La Sagra del Signore della Nave” (1968), tratto dallo stesso compositore dalla novella di Pirandello.

   Tutt’e tre queste opere furono rappresentate per la prima volta (1956- 1964- 1971) nel Teatro Massimo di Palermo, proprio in quegli anni al culmine della sua gloria; le prime due furono rappresentate subito dopo al Teatro Bellini di Catania; la prima quindi ancora al San Carlo di Napoli e la seconda al Teatro Greco di Siracusa. Si può ancora sperare che almeno una d’esse venga finalmente rappresentata “in patria”, nell’appena riaperto teatro civico “Pirandello” (che si chiamava, tra il 1881 e il 1946, “Regina Margherita”), ovvero nella Valle dei Templi?”.

Che dire? Di questo centenario oggi nessun teatro siciliano si ricorda. Teatro Massimo di Palermo? Silenzio! Teatro Bellini di Catania? Silenzio! Teatro San Carlo di Napoli? Silenzio! Altri Teatri italiani? Silenzio! Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo? Silenzio! Orchestra Sinfonica Siciliana? Silenzio! Amici della Musica? Silenzio! Come mai tanto silenzio attorno ad uno dei più grandi compositori siciliani di tutti i tempi valorizzato, invece, da sempre dalla critica e dagli studiosi?

   Noi vogliamo rompere con questa nostra iniziativa “corsara” tanto culturalmente “omertoso” silenzio. Con immenso giubilo e piacere! Lo abbiamo da decenni fatto. Continueremo imperterriti a farlo utilizzando in modo fattivo la rete! Andiamo oltre lo spazio occupato dai conservatori e dai teatri. E’ un silenzio che, però, ci rende unici e ci onora! E ciò grazie anche all’abilità tecnica del giovane Salvatore Incandela che, nel corso della nostra amicizia che ormai dura da circa due lustri, delle musiche del maestro Lizzi è da sempre rimasto ammaliato ed esse lo hanno pure spinto all’amore verso l’Opera in generale. Meglio di così?

Bagheria, 3 settembre 2015

Giuseppe Di Salvo

 

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL CAPITOLO TERZO (VOLUME TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

GIUSEPPE DI SALVO: SUL SETTIMANALE IL CAPITOLO TERZO (VOLUME TERZO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più animate edicole di Bagheria, pubblica Il Capitolo Terzo (VolumeTerzo) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay presente nel Regno delle Due Sicilie; il capitolo è dedicato al pittore Mario Liga, uomo liberal e gay-friendly. Va precisato che, nell’impaginazione, nella prima colonna mancano le seguenti tre parole: “(a)mico pittore. Eccola:”, e nella seconda colonna sono saltate dodici parole e una sillaba che riportiamo per aiutare il lettore a comprendere: “ra fascista su una donna suicida. Io ho paura del silenzio, di questo…”. Sono cose che succedono. Ma l’articolo si comprende benessimo. Tanto che nella versione on-line del Settimanale è riportato in modo corretto. Poi basta collegarsi col mio sito “Giuseppe Di Salvo (Tiscali)” o su Facebook per poeterlo, eventualmente, integrare. Comunque è una puntata da non perdere e aiuta la memoria degli storici e dei collezionisti. Buona lettura. Grazie. (G. D.)

Il mio Terzo Capitolo (Vol. III) della storia del FUORI! di Palermo.Il mio Terzo Capitolo (Vol. III) della Storia del FUORI! di Palermo.

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GIUSEPPE DI SALVO: MICHELE LIZZI, NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA MORTE, TRIONFA AD AGRIGENTO. SUCCESSO DI PUBBLICO IN UN HAPPENING MUSICALE ANIMATO DA DUE BRAVE PIANISTE: RITA CAPODICASA E MARIARITA PELLITTERI.

Michele Lizzi, bene culturale dell'umanità!

MICHELE LIZZI, NEL 42° ANNIVERSARIO DELLA MORTE, TRIONFA AD AGRIGENTO. SUCCESSO DI PUBBLICO IN UN HAPPENING MUSICALE ANIMATO DA DUE BRAVE PIANISTE: RITA CAPODICASA E MARIARITA PELLITTERI.

Andare ad Agrigento, per me  -inutile girarci intorno-, è come rendere omaggio ad un santuario immaginario, è, cioè, un ripetuto pellegrinaggio verso la terra che ha dato i natali ad uno dei più grandi compositori siciliani di tutti i tempi: Michele Lizzi; dal punto di vista musicale, infatti, il compositore agrigentino di Pantea e di Settembre in Val d’Akragas e della Sagra del Signore della Nave è semplicemente un tempio aggiunto alla storica Valle: da lì il compositore di Cinque Musiche per Teano traeva linfa vitale ed ispirazione culturale per le sue opere di altissimo spessore estetico, tutti capolavori del teatro musicale italiano, e non solo! Quest’ultimo mio pellegrinaggio (il 29 aprile 2014) l’ho fatto con l’amico Salvatore Incandela: e il mio percorso da Bagheria ad Agrigento è sempre lineare, sicuro, benedetto dagli Dei. Se decido di andare, non mi si presentano difficoltà di nessun tipo. Anzi. Il mio pellegrinaggio, anche se improvvisato, viene sempre facilitato da qualche mano amica che mi protegge: sia di giorno sia di sera.

La Valle dei Templi troneggia sempre sul tempo, sul cosmo, sull’infinito. Patrimonio culturale dell’intera umanità. La stessa cosa io penso delle musiche del maestro Lizzi: patrimonio musicale dei cittadini che animano questo nostro pianeta. Lo sa bene chi quelle musiche sa rappresentarsele nella mente; le partiture non eseguite non rappresentano certo il suono per le orecchie del mondo, ma si tratta di suoni codificati in attesa che qualcuno (cultore davvero illuminato!) li renda eseguibili e dunque percepibili alle persone in grado di ascoltare. Ma chi -come il sottoscritto e decine di altre persone- quei suoni conosce -e gli risuonano sempre aurei nella mente- sa che essi  -al pari dei templi- sono patrimonio culturale dell’umanità.

Comincia a prenderne coscienza anche una buona parte di cittadini di Agrigento. Dal punto di vista toponomastico la memoria del maestro Lizzi svetta sulla città: al grande compositore sono stati intestati l’Auditorium, una villa pubblica, qualche via… ma, Agrigento, non riesce a diventare il principale luogo dove le musiche del maestro Lizzi devono essere eseguite magari in un Festival annuale: questa grande spinta manca ancora. Eppure non vanno trascurati alcuni tentativi di rendere viva la musica di Michele Lizzi, in ispecie in questi ultimi due anni. E i pochi coraggiosi pionieri vanno elogiati e incoraggiati. Non può mancare a loro la nostra gratitudine.

Due anni fa, nel 40° anniversario della morte del maestro, la musicologa Angela Bellia -che già da anni studiava le partiture del maestro Lizzi-  ha organizzato una “Giornata di studi” in onore del compositore suo conterraneo, riuscendo a coinvolgere qualificati docenti universitari (musicologi, archeologi…) per la riuscita di una iniziativa di notevole prestigio culturale. E, in quell’occasione, la pianista Mariarita Pellitteri, all’interno dell’Auditorium Lizzi, rispolverò dignitosamente “Il piffero magico”, un breve brano pianistico degli anni Cinquanta: per meglio essere compreso ed eseguito, bisognerebbe che il pianista esecutore (o la pianista esecutrice) si inoltrasse, penetrandole, nelle ecloghe di Virgilio e nelle diverse caratteristiche comunicative sonore dei modi musicali greci: gli “ethoi” ellenici sono sintomi vitali che producono espressione di liberazione dell’io profondo; l’ethos è ciò che appare e non ciò che si vuole camuffare; il tempio è il luogo palese del divino; la musica modale  -anche quella di Michele Lizzi!- produce quel melos che fa cantare l’io profondo; è linguaggio musicale che libera più di ogni altra incisiva e incalzante parola; e la poesia viene spiegata dalla musica presente, nel caso de “Il piffero magico”, nello spartito: in esso vi sono codificate espressive sonorità che incantano l’animo di chi ascolta!

Nel 2012 il Blog a me intestato ha proclamato personaggio dell’anno proprio Angela Bellia per il suo lodevole impegno nei confronti delle musiche del maestro Michele Lizzi. Riporto alcune mie considerazioni su Angela Bellia scritte quel 31 dicembre 2012:

-AngelaBellia ha pubblicato i suoi studi sul maestro Michele Lizzi anche sulla prestigiosa rivista “Kalós” nell’estate 2012 con oneste affermazioni che ne rivelano un metodo sempre tendente alla comprensione di ciò che il compositore agrigentino voleva con la sua musica esprimere: “…allievo di Pizzetti e amico ecollaboratore di poeti e scrittori come Quasimodo e Sciascia”, Michele Lizzi ha ben messo in evidenza con le sue opere “una concezione drammaturgica fondata su un assoluto equilibrio fra musica e parola, recuperava la grande tradizione italiana e rifiutava il teatro musicale tardo romantico e verista”.

   Angela Bellia ha saputo cogliere l’Io profondo nell’espressione musicale di Michele Lizzi e le è venuto facile convincere gli studiosi: le partiture del compositore della sua città sono connotate da una tecnica compositiva di altissima scuola e di lacerante comunicazione di passioni umane che nei personaggi delle opere di Lizzi si racchiudono e poi cercano di esprimersi. E con coraggio e tenacia ha comunicato le sue ricerche sul musicista agrigentino anche a Milano il 20 ottobre 2012 all’interno del XIX Convegno della Società Italiana di Musicologia presso il Conservatorio Giuseppe Verdi della città scaligera (con chiaro riferimento al Teatro alla Scala): ha ottenuto positivi riscontri, in ispecie quando ha parlato dell’opera “L’amore di Galatea”, il cui libretto è stato scritto dal poeta siciliano Salvatore Quasimodo. Inoltre, gli interventi più importanti sulla musica del maestro Lizzi ora sono raccolti e pubblicati in un libro (…).  Le ricerche della signora Angela Bellia sul maestro Lizzi sono state fatte dilatando con intelligenza il suo campo di studio: la musicologa è andata oltre le sedi accademiche; è proprio delle intelligenze simili a quelle di Rita Levi Montalcini esplorare e cogliere indizi in altri contesti.  Angela Bellia sa che spesso la cultura “dorme” proprio all’interno delle aule accademiche. Sicché si è servita della sua “archeologia” del sapere cercando altre testimonianze in quanti, come il sottoscritto, hanno conosciutoe amato il maestro Michele Lizzi. Mi ricordo la commozione da lei vissuta nel nostro incontro di Agrigento nella primavera scorsa. Cercava la prova di quanto aveva intuito in quelle nobili note: la coesione fra vita e arte di un compositore ingiustamente dimenticato.

   Grazie a queste spinte di alto valore culturale, l’attenzione nei confronti del maestro Lizzi si amplifica. E il Comune di Agrigento, anche quest’anno, ha patrocinato la manifestazione di martedì 29 aprile 2014 per ricordare il 42° anniversario della morte del compositore agrigentino. E, in questo caso, la nostra gratitudine non può non andare a Gaspare Agnello che ha pure presentato una sua monografia (Michele Lizzi, musicista del  ‘900) su Lizzi scritta proprio due anni addietro. E Giusy Carreca ne ha letto alcune pagine con tono toccante.

Un encomio particolare va alle due pianiste agrigentine Rita Capodicasa e Mariarita Pellitteri: la prima ha fatto rivivere l’Andante della “Sonata in La” dal maestro Lizzi nel 1953 composta e dedicata alla pianista palermitana Gigliola Rizzuto; è uno spartito difficile da eseguire; ma Rita Capodicasa va elogiata per l’impegno e per l’amore provato nello scoprire i segreti arcani di quelle note che da decenni ingiustamente dormivano nello spartito e ci ha coinvolti in quella vocazione al canto che si respira nel magnetico linguaggio sonoro di stampo modale (come vivi risuonano nella mia mente le note dei Canti della stagione alta di Pizzetti del 1930 a cui la Sonata in La di Lizzi certamente tecnicamente si ispira!): ne ha percepito il lirismo struggente e ce lo ha comunicato visibilmente coinvolta e commossa; le esecuzioni imperfette sono quelle che non si fanno; Rita Capodicasa merita il nostro plauso e aspettiamo semplicemente che ella interiorizzi ed esegua, successivamente, tutta la Sonata; il pubblico accorso numerosissimo ha capito e applaudito; Mariarita Pellitteri, invece, si era prima cimentata con “Il piffero magico” di cui già abbiamo parlato: anche il suo impegno va lodato e merita il nostro plauso; entrambe le pianiste hanno cercato di dare il meglio di loro stesse nell’eseguire i due brani di Lizzi (e poi anche Brahms, Dvorak  De Falla) e lo hanno fatto con generosità e in modo del tutto gratuito; gli Agrigentini presenti lo hanno capito e hanno tributato alle due piansite meritate ovazioni.

L’ampia Sala della musica del Monastero di Santo Spirito di Agrigento era piena di persone (più di duecento!). L’assessore Maurizio Masone è intervenuto ricordando il maestro Lizzi come uomo “particolare”. Ho provato una particolare simpatia umana per questo assessore. Un ottimo amministratore deve conoscere e valutare le caratteristiche artistiche dei suoi conterranei. Nel mio intervento ho ringraziato l’assessore Masone per il patrocinio messo all’iniziativa da parte del Comune, e ho ricordato che Michele Lizzi era davvero un “uomo particolare”, nel senso che aveva le “particolari” caratteristiche di un santo e Agrigento ne deve andare fiera. Poi l’ho invitato a telefonare al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e all’assessore Giambrone e chiedere loro come mai le opere di Michele Lizzi dal Teatro Massimo siano state da decenni tacitate. Non c’è evento musicale che non abbia valore politico e sociologico come in questo caso. Ho ricordato anche, per fare solo un esempio, che la Trenodia per la presunta morte di Pantea, nel terzo atto dell’opera di Lizzi, presenta, grazie al polifonico coro di voci femminili, i colori aurei della Cappella Palatina di Palermo e che quel melos è canto di liberazione perché l’essere umano ritorni sempre a rinnovare la sua vita su questa terra.  Come non capire allora che il silenzio calato sul maestro Lizzi è un fascista silenzio politico? Con la riuscitissima manifestazione di martedì  29 aprile 2014, Agrigento ormai sembra averlo intuito. E quel che conta, per citare Saffo, è che ormai sul maestro Michele Lizzi non c’è più silenzio di memoria. Per me non c’è mai stato. Chi clicca sul mio Blog trova il Preludio della Sagra del Signore della Nave. L’unico Blog al mondo che si apre con le note di Michele Lizzi. Lo facciano altri! E il tempo del maestro Lizzi, ne sono certo, verrà! Beato chi non ne proverà vergogna!

Bagheria, 4 maggio 2014

Giuseppe Di Salvo

 

Mariarita Pellitteri e Rita Capodicasa, due pianiste agrigentine che hanno dato voce alle musiche di Michele Lizzi.

Mariarita Pellitteri e Rita Capodicasa, due pianiste agrigentine che hanno dato voce alle musiche di Michele Lizzi.

GIUSEPPE DI SALVO SU MICHELE LIZZI: LA VERITA’ SUL SILENZIO CADUTO ATTORNO AL GRANDE COMPOSITORE AGRIGENTINO, PATRIMONIO MUSICALE DELL’UMANITA’!

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Giuseppe Di Salvo, martedì 29 aprile 2014, intervistato ad Agrigento in occasione del 42° anniversario della morte dell’autore di Pantea, stabilisce  -ancora una volta!- la verità sull’oltre quarantennale silenzio caduto su Michele Lizzi, grande compositore del Novecento siciliano: e non solo! Personalmente, da giovanissimo, mi sono avvicinato alle musiche del maestro Lizzi, grazie al ricco archivio storico dell’amico poeta e critico musicale, Giuseppe Di  Salvo. La censura del maestro Lizzi è tutta di carattere politico.  E’ la vera “forma chiusa” delle strutture mentali della nostra classe politica e di quasi tutti i dirigenti dei teatri siciliani e non: non giriamoci attorno! Altrimenti siamo complici!

Salvatore Incandela

NOTA: PER ASCOLTARE BENE IL POST, OCCORRE SCENDERE CON LA BARRA DESTRA E TOGLIERE L’AUDIO DELLA “SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE”. POI CLICCARE SUL POST. GRAZIE (S.I.).

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GIUSEPPE DI SALVO: CANTO* (A MICHELE LIZZI, MUSICISTA D’AKRAGANTE)

GIUSEPPE DI SALVO: CANTO* (A MICHELE LIZZI, MUSICISTA D’AKRAGANTE)

C A N T O *

(A Michele Lizzi, musicista di Akragante)

Nella mia mente

c’è piccola piccola

l’eco del tuo canto:

-Mio dolcissimo amore,

poiché m’hai preso l’anima

come si coglie un fiore,

io t’ho rubato il cuore,

mio dolcissimo amore!

Non eri Narciso,

ma ogni corpo caro

rapito dalla morte

ci trasforma in rupe

e canta la memoria.

 

La tua voce raschiante

radiava brividi

sul calore del corpo:

toccavano l’anima.

Vibravi come corda

che genera rimpianti;

divenivi arco,

suonava un violoncello.

Melodie strazianti

mi spaccavano il cuore:

eri il canto di Pantea.

 

Limate labbra,

piccoli occhi da miope

protetti da lacrime

fendono e leggono

immagini segrete

e dita deliranti

le rivelano

sulla bianca tastiera.

Dagli schizzi sonori

dei tasti neri

veniva il soffio del sollievo.

 

Intuivo.

Capivi e mi rapivi.

Il mio sesso errante

era dialogo con altri,

volti mutati dall’oblio

per cui oggi

nessuna rupe canta.

Sanguinavi.

Ti curava il tempo

e il silenzio.

Ma il mio pulsare

per te solo era.

 

Bagheria, 9 marzo 2003

Giuseppe Di Salvo
*Pubblicata nel mio libro di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” (2004)

Copertina del mio libro di poesie "Da Bagheria Soffi Universali" (2004).

Copertina del mio libro di poesie “Da Bagheria Soffi Universali” (2004).
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GIUSEPPE DI SALVO: 42° MARZO LIZZIANO: MICHELE LIZZI, SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS*

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*Questo articolo è stato scritto circa due anni addietro. Oggi lo riproponiamo insieme al brano musicale di cui si parla (Settembre in val d’Akragas). E ciò per ricordare il grande compositore agrigentino Michele Lizzi nel 42° anniversario della morte avvenuta il 31 marzo del 1972.

PER ASCOLTARE IL POEMA SINFONICO SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS, OCCORRE PRIMA TOGLIERE L’AUDIO AL SONORO DELLA PAGINA INIZIALE: BASTA SCENDERE CON LA BARRA DI SINISTRA E TOGLIERE L’AUDIO AL PRELUDIO DELLA SAGRA DEL SIGNORE DELLA NAVE. POI CLICCARE SULL’AVVIO DI “SETTEMBRE IN VAL D’AKRAGAS” DEL POST.

********************

12 aprile 1972, a sera, Teatro Biondo di Palermo, via Roma, gli “Amici della Musica” ricordavano Michele Lizzi (Agrigento, settembre 1915?- Messina, 31 marzo 1972), il compositore agrigentino era scomparso dodici giorni prima. Si presentò al proscenio un signore (era emozionato) e parlò a braccio a nome degli Amici della Musica. Disse:
“Gentili signori e signore,
permettetemi che, prima che inizi la seconda parte di questo concerto,  io ricordi a voi brevemente Michele Lizzi, lo scom…  il compositore che è scomparso alcuni giorni or sono.
   Quando alcuni mesi or sono decidemmo di inserire una sua composizione in un nostro concerto, egli ci aveva detto che avrebbe preparato un’opera di prima esecuzione (“Notturno e danza dei fauni”, n.d.r.); solo che la morte lo ha stroncato prima che l’opera fosse compiuta.
   Abbiamo ritenuto allora di ricordarlo a voi ed a noi con “Settembre in Val d’ Akragas”, un’opera che era già conosciuta e valida del suo repertorio.
   Michele Lizzi era un uomo schivo ed umile, ma la sua validità si accrescerà col tempo.
   Con questi sentimenti, noi, a nome degli Amici della Musica, intendiamo ricordarlo e tributargli un doveroso omaggio.”
Quel pomeriggio dirigeva Ferruccio Scaglia e in programma c’era il Terzo Concerto di Paganini e il Concerto op. 3, n. 8 di Vivaldi (prima parte); i solisti erano i violinisti Henryk Szeryng (1918-1988) e Salvatore Cicero (1940-1882). La seconda parte del concerto comprendeva “Ma mère l’Oye” di Maurice Ravel e, come ricordavamo sopra,  “Settembre in val d’Akragas” di Michele Lizzi.
Nel Programma di Sala si poteva fra l’altro leggere: “Michele Lizzi è morto il 31 marzo 1972 e l’inclusione, in questo concerto, di uno dei suoi lavori più validi viene oggi ad acquistare il significato di un ricordo doveroso per il musicista scomparso”.
Ecco cosa scriveva Renato Chiesa sul “Giornale di Sicilia del 13 aprile 1972: “Per due ragioni degno di interesse il concerto degli Amici della Musica al Biondo, con Ferruccio Scaglia e Henryk Szering: la proposta del III Concerto di Paganini e il ricordo di Michele Lizzi, recentemente scomparso”.
La “RASSEGNA MUSICALE CURCI” del 2 agosto 1972, a proposito del sullodato Concerto, così scriveva: “Per commemorare la recente scomparsa di Michele Lizzi è stata eseguita a Palermo la Sua composizione Settembre in Val d’Akragas (Premio città di Trieste). Il nobile poema sinfonico è stato diretto da Ottavio Ziino [(sic!), in verità aveva diretto Ferruccio Scaglia, n.d.r.] con commovente impegno e il pubblico silenzioso e attento ha seguito le descrittive pagine dedicate al mitico lembo della prestigiosa Sicilia e alla fine ha reso omaggio all’arte del compianto musicista agrigentino”.
Da allora? Su Michele Lizzi a Palermo e altrove (ma mai a Bagheria!)  è sceso un colpevole oblio. Quel signore sopra citato che aveva parlato per gli “Amici della Musica”  lo aveva detto: “LA SUA VALIDITA’ SI ACCRESCERA’ COL TEMPO”! 
Allora, io ero  presente al Concerto e registrai  quella esecuzione di Settembre in Val d’Akragas. E’ prezioso reperto archeologico musicale: vive nei miei Archivi Storici. Ma ci si chiede: per non essere dimenticati, i grandi compositori siciliani come Michele Lizzi, in Sicilia e altrove, devono essere riesumati dai cosiddetti “Amici della Musica”  o  dagli “Amici degli Amici”? O da chi, come noi, ama gli uomini geniali?
Occorre rompere questa quarantennale irriverente omertà musicale che corona di sciacallesco silenzio le composizioni del maestro Michele Lizzi (sì, lui geniale lo era!), e con qualsiasi mezzo!
Infine, mi chiedo: quando ritorneranno a governare i Gattopardi degni di questo nome in Sicilia? La musicologa Angela Bellia è l’unica voce all’interno delle nostre musicali istituzioni degna del nostro plauso: gli onorevoli Gattopardi, se mai ci sono e ritorneranno nelle stanze del Potere, tendano la loro nuda e decisa mano a questa donna: rappresenta con onore la forza del raffinato intelletto proprio delle siciliane  tanto care a Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957); e contribuisce, con le sue iniziative e con i suoi studi, a tenere acceso il lume sulle musiche e sull’Arte di uno dei nostri uomini migliori!

Ma il “Notturno e danza dei fauni” che fine fece? Che bellezza! Ci ritorneremo: dopo il nostro “Marzo Lizziano” non c’è, nel Nostro Blog, anche un Lizziano Aprile? Contro l’oblio le nostre lotte di rimembranza continuano: e sempre continueranno!

Bagheria, 14 aprile 2012
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: OGGI CI SARO’, E CON VIVO INTERESSE, ALL’EVENTO “IL BAGHERESE DELL’ANNO 2013″ (E FORSE DI TUTTI I TEMPI)!

GIUSEPPE DI SALVO: OGGI CI SARO’, E CON VIVO INTERESSE, ALL’EVENTO “IL BAGHERESE DELL’ANNO 2013″ (E FORSE DI TUTTI I TEMPI)!

 

Sabato 11 gennaio 2014 la conclusione del concorso “Vota il bagherese dell’anno”. La nomina dei vincitori avverrà all’auditorium dell’ITC “Luigi Sturzo” di Bagheria.

Arriva al traguardo il concorso “Vota il bagherese dell’anno” organizzato dal Settimanale di Bagheria e dall’associazione culturale “La Scintilla“. Sabato 11 gennaio, alle ore 11, nell’auditorium dell’Itc “Luigi Sturzo”, si svolgerà la cerimonia di premiazione dei primi tre classificati in ciascuna delle sette categorie in cui è stato suddiviso il concorso.

Di seguito pubblichiamo i nomi dei primi sei classificati, indicati in ordine alfabetico e senza nessun ordine di precedenza, da cui verranno fuori i tre che avranno riportato il maggior numero di voti. L’intento è chiaramente quello di non svelare in anticipo l’ordine di classifica e di non far venir meno la suspense fino allo svolgimento della cerimonia di premiazione.

“Si è scelta per la cerimonia la data dell’11 gennaio” -si legge in una nota redazionale del Settimanale- “d’accordo con il professor Gioacchino Genuardi, dirigente dell’Itc, perchè proprio l’11 gennaio di tre anni fa veniva a mancare un grande uomo, un illustre bagherese ancora molto compianto e rimpianto, il preside Salvatore Provenzani. Di lui, delle sue doti ineffabili, delle preclare virtù che lo contraddistinsero, si parlerà sabato con la riverenza, il rispetto e la stima che si devono al primo classificato in assoluto. A ciascuno dei primi tre classificati verrà consegnata una pergamena e una litografia del maestro Carlo Puleo”.  Questi mi ha detto che le sue litografie sono sentiti omaggi  -e il suo riconoscimento!- ai Bagheresi premiati.

 

 

CULTURA:

Fabio Atanasio, Di Salvo Giuseppe, Lo Piparo Franco, Restivo Angelo, Ferdinando Scianna, Tornatore Giuseppe.

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SPORT:

Di Liberto Enzo, Incerti Anna, Lo Piparo Antonino, Scardina Riccardo, Tommaso Ticali, Vaghetto Edoardo.

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SPETTACOLO:

Di Salvo Giuseppe, Gambino Enzo, Martorana Francesco Maria, Puleo Gioacchino, Scianna Francesco, Tornatore Giuseppe.

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POLITICA:

Di Salvo Giuseppe, Di Stefano Gino, La Rocca Claudia, Maggiore Laura, Puleo Angelo, Siragusa Salvatore.

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IMPRENDITORIA:

Altavilla Salvatore, Angileri Domenico, Balistreri Michelangelo, Castronovo Michelangelo, Navarra Giuseppe, Sardina Salvatore eleuterio.

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SCUOLA:

Casa Vittoria, Di Salvo Giuseppe, La Mantia Gaetano, Padovano Maurizio, Perricone Luigina, Ventimiglia Vincenza.

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SANITA’:

Chiello Antonio, D’Amato Michele, Di Bernardo Cristoforo, Dioguardi Pietro, Sorci Rosellina, Zingone Antonio.

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Il sottoscritto ringrazia in anticipo i tantissimi  Bagheresi che mi hanno fatto arrivare in finale in ben quattro settori: CULTURA, SPETTACOLO, POLITICA, SCUOLA. A tutti tanti baci. Analizzeremo in seguito i dati di tanto sociale scalpore. Meglio di così? E  “Il Settimanale” meritatamente va!

 

Giuseppe Di Salvo

 

IL LOGO!

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GIUSEPPE DI SALOV: VINCE LA PARTITOCRAZIA E L’ANTIPARTITOCRAZIA DI GRILLO

Chi ha vinto? Diciamolo con due semplici parole: la Partitocrazia e l’Antipartitocrazia di Grillo. E ha perso la Chiesa col suo appoggio a Monti. Ma la partitocrazia, purtroppo, ha la maggioranza. Di notevole rilievo il circa 6% in più degli Italiani astenuti rispetto alla politiche precedenti. (G.D.)
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GIUSEPPE DI SALVO: SCIOPERO DELLA SCUOLA DI VENERDI’ 12 OTTOBRE 2012. DEL COME ADERIRE IN MASSA CONTRO IL GOVERNO NOMINATO PER TAGLIARE

Venerdì 12 ottobre 2012, indetto dal sindacato FLC CGIL, sciopera il mondo della scuola. Occorre aderire in massa perchè il “tecnocratico” e più che “partitocratico” Governo Monti si è scatenato nel tagliare fondi alla Scuola Pubblica e nel calpestare i diritti sindacali di tutti i lavoratori della Scuola: idonei e non idonei (che triste politica dalle connotazioni naziste è destinata a questi ultimi). Dal sito della FLC CGIL ho tratto -perchè i docenti ne vengano a conoscenza-  le regole di comportamento da attuare PRIMA DELLO SCIOPERO.

Regole

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO IX (VOL. II) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

Giuseppe Di Salvo: dipinto di Tiziana La Mantia (primavera 2012)

“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le edicole cittadine, pubblica il Capitolo Nono (Vol. II) della gloriosa storia del FUORI! di Palermo col titolo “Giuseppe Di Salvo, armato di rosa, fa scappare Salmeri”. L’evento risale al 17 febbraio 1977. Da non perdere! Nello stesso numero troverete un interessante intervento di Tiziana La Mantia che spiega in maniera toccante le motivazioni che l’hanno spinta a creare il quadro dedicato a Giuseppe Di Salvo la scorsa primavera. Infine, per festeggiare il n° 500, “il Settimanale” pubblica e regala  un allegato con Ricette da cucina: la prefazione dirompente al libretto di Nino Del Prado è stata scritta da Giusesppe Di Salvo. Questo numero de “Il Settimanale”  non può non scuotere le emeroteche dei nostri lettori! Da diffondere la Divina, culinaria e non, Novella! (G.D.)