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Archivio per la categoria ‘Costume’

GIUSEPPE DI SALVO: QUANDO LE SEMPLICI PAROLE CI TOCCANO E COMMUOVONO!

QUANDO LE SEMPLICI PAROLE CI TOCCANO E COMMUOVONO!
Così Etienne Cardiles, compagno di Xavier Jugelè, polizioto ucciso dal fanatismo dell’IS, ha salutato il suo convivente:
“Ti piaceva questo tipo di missione, perché gli Champs-Elysées sono l’immagine della Francia, la cultura. In quell’istante, in quel posto il peggio è arrivato. Quella sera sono tornato a casa e non ti ho trovato, è stato un dolore profondo. Si tratta di una sofferenza senza odio e per esprimerla voglio pre…ndere in prestito le parole di Antoine Leiris: non avrete il mio odio, non mi appartiene e non apparteneva a te, Xavier. Ti amo”.
V’erano presenti le più alte cariche dello Stato per un funerale, di fatto, storico. C’erano i due candidati alla Presdenza Macron e Le Pen. C’era la Gendarmeria. C’era e c’è la Civiltà!
Non era mai successo prima che il convivente di un poliziotto ucciso parlasse alla sua cerimonia d’addio.
Noi abbiamo provato profonda commozione innanzi a queste semplici parole. Certo, l’odio non ci deve appartenere. Ma l’ISIS deve essere cancellato dalla faccia della terra. I neonazisti vanno abbattuti. Sempre!
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: STONEWALL INN E IL “MONUMENTO AL GAY IGNOTO” IN OGNI CITTA’ OCCIDENTALE: SIA IL DEMOCRATICO MESSAGGIO AGLI OMOFOBI E AI NEONAZISTI DELL’ISIS!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
STONEWALL INN E IL “MONUMENTO AL GAY IGNOTO” IN OGNI CITTA’ OCCIDENTALE: SIA IL DEMOCRATICO MESSAGGIO AGLI OMOFOBI E AI NEONAZISTI DELL’ISIS!

Stonewall, giugno 1969, segna una tappa storica fondamentale per gli omosessuali di New York e di tutto il mondo. Sono stati realizzati due film con questo titolo: nel 1995 e nel 2015. Entrambi da registi gay dichiarati e militanti. I registi etero dormono o hanno spesso poco da dire. Esprimono pose. Ma i gay al mondo ci sono stati sempre, diversamente organizzati o semplicemente visibili checche che, come la pelle di una persona nera, non riuscivano a nascondere il loro orientamento sessuale. Con Stonewall si ha l’impatto della reazione contro la violenza impunita a danno delle persone omosessuali da parte della polizia di allora che prendeva mazzette dai gestori di quei bar come la mafia. Il comune visibile “frocio” che si dichiarava in ogni città o paese o villaggio che fosse non viveva felice: vivere apertamente secondo “diversità” equivaleva a essere quotidianamente deriso, linciato, spesso anche ammazzato: si tratta di milioni di persone ignote; meritano il nostro rispetto per il coraggio mostrato nel rompere con l’ipocrisia e per aver lottato con la sola forza dell’esserci per agire contro forze politiche, religiose e culturali infinitamente più forti (non più grandi!) di loro.
Pensate: solo poche città hanno dedicato il Triangolo Rosa in memoria degli omosessuali ammazzati da Hitler nei campi di sterminio. E a Berlino c’è anche un cubico monumento. Ma le cosiddette “società democratiche”, ante e post hitleriane, sono state tutte a danno dei gay più feroci della sincera ferocia nazista: cacciati dalle famiglie, dai contesti religiosi, ammazzati, costretti a prostituirsi, a suicidarsi, a subire torture psichiatriche e tante violenze assai disumane…; cosa che ancora oggi succede in oltre 70 stati e altre parti del mondo e che trova la sua espressione amplificata nelle impietose lanciate dai piani alti degli omosessuali da parte dell’ISIS.
Ebbene, Stonewall ci deve ricordare che tutti questi omosessuali meritano in ogni città, in ogni paese, in ogni villaggio un onorevole MONUMENTO AL GAY IGNOTO.
Non certo per creare abitudini percettive, ma per ricordare, al pari dei Triangoli Rosa, che la Democrazia e le lotte per i Diritti rappresentano un processo su cui si deve quotidianamente vigilare.
Il monumento al Milite Ignoto serve per onorare chi è morto o si è disperso in guerra per la sua Patria. Allo stesso modo, il Monumento al Gay Ignoto deve essere innalzato per onorare chi ha lottato anonimamente contro l’omofobia che disonora ogni democratica Patria anche in tempi di pace!
Barack Obama ha ben capito ciò e, nel dichiarare lo STONEWALL INN monumento nazionale, ha fatto il passo corretto. E’ andato oltre l’opportuno spettacolo del momento storico e al di là di ogni forma d’arte.
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: MATRIMONI GAY, TRAGEDIA DI GIARRE, “LA MORTE INTERIORE” E LE OPPOSTE OMERTA’!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
INCHIESTA SUI GAY IN SICILIA, DICEMBRE 1980, FATTA DAL QUOTIDIANO “L’ORA”.
MATRIMONI GAY, TRAGEDIA DI GIARRE, “LA MORTE INTERIORE” E LE OPPOSTE OMERTA’!
Dopo la tragedia di Giarre, era il tardo autunno 1980, furono trovati morti nella cittadina siciliana, tra i limoni, Giorgio Agatino e Antonio Galatola (morti come Giulietta e Romeo), il quotidiano “L’ORA”, attua un’opportuna inchiesta in cinque puntate sulla condizione degli omosessuali in Sicilia. L’inchiesta è curata con intelligenza da Massimo Novelli, giornalista in qualche modo imparentato con l’ex sindaco di Torino.
Già gli omosessuali del FUORI! avevano dibattuto al loro 7° Congresso Nazionale la questione relativa al matrimonio e alle convivenze gay. E l’eco massmediatica si era diffusa in tutta Italia. Massimo Novelli apre l’inchiesta riportando stralci di una mia toccante lettera inviata proprio a “L’ORA”. Novelli ne ha colto lo spirito e l’umana dirompenza. Io vivevo allora un innamoramento condiviso. Ma a Bagheria non poteva avere uno sbocco legato ai processi vitali. Denunciavamo i tanti campi di concentramento con ostacoli psicologici, con barriere irte di fili spinati invisibili, in cui eravamo costretti a vivere noi gay innamorati. Oggi con la legge Cirinnà non c’è stata la Rivoluzione. Si segna, con ritardo di decenni, una semplice evoluzione. Certo è un segno legislativo che va oltre la tolleranza formale. Ma ancora tanto va fatto. E non tutti i gay sono pronti a vivere allo scoperto la loro condizione. Ecco cosa scriveva Massimo Novelli citandomi:
“Se io dichiaro di essere omosessuale, anzi una persona sessuale con diritto di scelta, col diritto di scegliere di praticare o no l’omoerotismo, non sto certamente dicendo nulla di nuovo. Se aggiungo che a causare la morte dei due ragazzi di Giarre, Giorgio e Antonio, al di là delle ombrose vicende di cronaca, è stata l’intera collettività, l’intera comunità di Giarre che continuamente additava e linciava Antonino e Giorgio, so di non esprimere alcuna novità. Però, se rivelo al mondo, prendendo spunto dalla tragedia dei due giovani di Giarre, di aver subito e sentito sentimentalmente una morte interiore , una novità certamente viene fuori”.
Ecco: per parlare -dopo Giarre- di omosessualità e di condizione degli omosessuali in Sicilia -ma sarebbe più corretto dire: di coloro che vivono altre, diverse sessualità- vogliamo proprio partire da qui. Da questo fenomeno di lettera, inviataci da un ragazzo di Bagheria, Giuseppe Di Salvo, fondatore del FUORI! (il movimento di liberazione degli omosessuali e delle lesbiche) di Palermo. Partire, insomma, dalla morte interiore, dalla morte civile, dall’emarginazione dei ‘diversi’ nella terra dove più che in altre parti si sono conservati i codici della virilità, dell’uomo ‘padre, padrino, padrone, amante’; dove più hanno resistito il mito e la pratica violenta del maschilismo. Come dire la ‘diversità’ nelle città e nei paesi del Bell’Antonio, dei Merli Maschi, dei Don Giovanni innamorati e soddisfatti solamente dei loro sguardi di fuoco (quelle occhiate assassine) lanciati alle prede”.
Allora io avevo 27 anni. E tanta acqua è passata sotto i ponti. La società, grazie alle nostre lotte e al nostro venir fuori, si è pure evoluta. Ma va detta una cosa per anni taciuta: sotto il maschilismo siciliano da Novelli citato, e anche da parte di molti critici letterari, c’è tanta ipocrisia: siete sicuri che la mentalità mafiosa sessualmente maschilista, all’ombra, non sia passata anche da tanti maschi corpi, il mio compreso? Perché non si è indagato mai sulla coincidenza di queste due “opposte omertà”? E baci!
Bagheria, 27 febbraio 2016
Giuseppe Di Salvo
Categorie:Costume, Diritti, Memoria, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: KRZYSZTOF CHARAMSA PROCLAMATO PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DAL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO!

IL BLOG DI GIUSEPPE DI SALVO PROCLAMA PERSONAGGIO DELL’ANNO 2015 DON KRZYSZTOF CHARAMSA: NELL’OTTOBRE 2015 DICHIARO’ AL MONDO DI ESSERE GAY ANTICIPANDO CON GIUBILO SIA L’ADERENZA AL VANGELO SIA ALLA VERA MISERICORDIA. FRA POCHE ORE LE DIROMPENTI MOTIVAZIONI DI GIUSEPPE DI SALVO CHE VANNO OLTRE LA FRASE RITUALE: “CHI SONO IO PER GIUDICARE I GAY?”. PADRE CHARAMSA E’ SPERANZA CONTRO OGNI INUTILE ED ILLUSORIA IDEA DI SPERANZA.

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.

GIUSEPPE DI SALVO: AL SINODO SPUNTA L’OBLATIVITA’ E ALTRE PAROLE VAGHE NON AMATE DAL VENTO!

AL SINODO SPUNTA L’OBLATIVITA’ E ALTRE PAROLE VAGHE NON AMATE DAL VENTO!
Alcuni prelati del Sinodo riunito nella Città Eterna, certo un po’ oscurato dalle vicende politiche legate al sindaco Marino, con linguaggio dotto parlano di oblatività. Possono mai dire una cosa semplice? E cioè: perché l’amore sia duraturo in tutte le famiglie occorre che all’interno delle stesse non manchino i soldi; e occorre un maggiore impegno economico da parte degli stati verso le famiglie; parlano proprio sibaritici scapoloni, tutti anziani prelati “casti” sinodali. L’oblatività indica un comportamento scevro da interessi egoistici e riscontrabile nei rapporti d’amore generoso fra le coppie, a dir loro, etero: la dedizione per il destinatario del sentimento deve essere completa; un po’ come fanno loro che si abnegano per l’amore oblativo verso Dio. Quanto sono credibili? Forse dicono, per quanto riguarda l’Italia, per esempio, che la loro Chiesa deve rinunciare ai privilegi economici che ad essa e ad essi deriva dal fascista Concordato? Alle famiglie italiane tutte costa quanto una Legge di Stabilità: ossia tanti soldi, tanti miliardi, che lo Stato potrebbe dare davvero alle coppie in amore per renderle effettivamente oblativi: i soldi, infatti, fanno contemplare meglio la persona amata e generano fedeltà. E allora? Basta Caritas. Le famiglie non si lasciano abbindolare dalla neo IMPOSTURA OBLATIVA. Meno male che le coppie gay amano solo le Carmelitane Scalze! E altre più intime e non sinodali oblazioni. Mi auguro che un giorno nei Sinodi si parli di erotismo: etero o meno non importa. L’erotismo e non la procreazione (all’erotismo conseguente) rendono oblativi i rapporti amorosi. Il resto? Parole vaghe non amate dal vento. Stagnano!
Giuseppe Di Salvo
Categorie:clericalgender, Costume, politica Tag:

GIUSEPPE DI SALVO: I DIRIGENTI DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO DANNO IL CONGEDO AI DIPENDENTI ANCHE PER LE UNIONI GAY!

IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO SI ORIENTA IN MODO COERENTE CON LA STORIA

I DIRIGENTI DEL TEATRO MASSIMO DI PALERMO DANNO IL CONGEDO AI DIPENDENTI ANCHE PER LE UNIONI GAY!

La coraggiosa e civile scelta dei Dirigenti del Teatro Massimo di Palermo è degna di lode. Viene dato ai dipendenti del Teatro il meritato congedo anche per le unioni gay. E’ quindi un Teatro politicamente e socialmente inclusivo dal momento che consente ai suoi dipendenti gay di usufruire dei permessi per nozze e unioni civili.

  Questo gesto, oltre alle luci arcobaleno proiettate nei giorni del Pride, è un’azione politica concreta di avvenuta eguaglianza che denota l’alta sensibilità sociale di chi gestisce il Teatro che tende davvero a rinnovare i popoli. Congratulazioni! E non mi pento di rinnovare l’abbonamento in anticipo. Lo faccio anche  in memoria dei tanti silenziati compositori gay: da quell’orientamento sessuale storicamente represso è nata tanta musica che ha graffiato le menti fasciste dei clericalgender purtroppo esistenti in tutto il mondo. Chapeau! E in onore dei gay del Teatro Massimo che convoleranno a nozze non si facciano mancare le note del celeberrimo Adagio per archi che il compositore apertamente gay Samuel Barber scrisse per l’amore che nutriva per Giancarlo Menotti. La musica dei compositori gay in amore da tempo aveva rivoluzionato il mondo. L’interessante è arrivare. Così si dilata musicalmente anche il tempo!

Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: IO, LA SCHUBERTH E LE DIROMPENTI ACQUE DI CEFALU’!

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
GIUSEPPE DI SALVO, AGOSTO 2015

IO, LA SCHUBERTH E LE DIROMPENTI ACQUE DI CEFALU’!
Con la Schuberth, ossia Totuccio D’Amato da Porticello, siamo andati improvvisamente a Cefalù. Le acque di quel mare mi accarezzano sempre con soavità e, in ispecie al tramonto, mi viene difficile il distacco da quel mare  e da quei luoghi. Martedì, 4 agosto 2015, il mare aveva cavalloni che ci schiaffeggiavano il corpo con veemenza e io ero in lotta per farmi aprire l’appetito che, in verità, mai mi manca. E la Schuberth, essendo a pranzo suo ospite, era felice di veder crescere in me una dirompente fame da lupo. Al ristorante ho mangiato col servizio che si deve ad una divinità. E Totuccio pure. Le acque ci hanno graziato, anche se  -va detto!- il sole era cocente. La servitù era un gioioso carosello intorno a noi. Rientrando, felici e appagati, nel paesaggio mediterraneo vedevamo il volto di Dio. Che lunga estate! La natura premia chi la ama con generosità. Quest’estate cuoce, non divorandola, la perfezione!

Giuseppe Di Salvo

Categorie:Costume, Primo piano Tag:

GIUSEPPE DI SALVO INTERVISTATO DA MARTINO GRASSO SULLA COPPIA GAY REGISTRATA DAL SINDACO PATRIZIO CINQUE A BAGHERIA

Giuseppe Di Salvo: “A Bagheria gli omosessuali devono uscire dalle tenebre. Devono ribellarsi!”

giuseppe di salvodi Martino Grasso

Sulla trascrizione del matrimonio fra i due omosessuali Gianfranco Aiello e Olivier Grasser abbiamo intervistato Giuseppe  Di Salvo, 61 anni, omosessuale storico, maestro  elementare.
Di Salvo è stato anche consigliere comunale negli anni 80 e ha fondato il Fuori, primo movimento palermitano che rivendicava i diritti omosessuali negli anni 70/80.
Con Di Salvo abbiamo anche parlato dell’attuale condizione degli omosessuali a Bagheria e di come è cambiato il modo di approcciarsi della città.

Cosa pensa della trascrizione del matrimonio omosessuale da parte del sindaco di Bagheria?
“Innanzi tutto, occorre dire: “Viva gli sposi!”. O i “diversamente uniti”. E auguri a Gianfranco e al suo compagno per la loro convivenza d’amore in Francia legalizzata. Lo sposo gay bagherese non lo vedevo da tempo. Patrizio Cinque ha fatto un atto simbolico di estrema civiltà. La sua trascrizione ha un grande valore politico legato al simbolo, cioè al Registro in sé. Fino a quando in Italia non ci sarà una legge sulle unioni fra persone dello stesso sesso, questi registri rappresentano solo civili azioni di rivolta. Si ispirano all’articolo 65 della Legge n. 218 del 1995: i sindaci devono registrare i matrimoni contratti all’estero, ma nella legge non viene indicato l’orientamento sessuale degli sposi. E avviene che alcuni sposi gay si rivolgono anche ai tribunali. E abbiamo sentenze contrastanti in materia. Questa legge è legata anche a questioni di “ordine pubblico”. Ecco perché il ministro Alfano si è rivolto, sbagliando, ai prefetti per fare annullare queste trascrizioni. E’ omofobia partitocratica allo stato puro. Alfano farebbe meglio ad occuparsi del tritolo nascosto dalle mafie per tentare di far saltare in aria alcuni magistrati che indagano sulla trattativa Stato-Mafie. E ancora: i parlamentari italiani tutti già godono dei privilegi delle unioni di fatto. Forse i prefetti italiani sono andati a circondare le due Camere?”

gianfranco aielloQual è la situazione attuale degli omosessuali a Bagheria?
“Bagheria, grazie alle lotte dei pionieri  -me stesso, Piero Montana, Antonio Belvedere…- si è sensibilmente evoluta, come molte altre città italiane, per quanto riguarda il rispetto nei confronti degli omosessuali. Chi si ricorda delle antiche omofobiche “abbanniatine” che i froci subivano per le strade proprio da molti “maschiacci” che poi a tarda sera ci cercavano per avere rapporti fuggevoli? L’omofobo, spesso -molto spesso- è una criptochecca in cerca di dialogo sessuale. Occorrerebbe un “Museo del turpiloquio” offensivo per ricordare le vergogne sociali antigay dei decenni passati: istigazioni al suicidio, omicidi, emigrazione sentimentale, isolamento, linciaggio… Erano, allora, le vere questioni di ordine pubblico. Noi siamo grati alla Polizia bagherese e anche alle forze politiche progressiste della città che ci hanno appoggiati nelle nostre lotte nonviolente per la liberazione di tutti.”

Perché a Bagheria molti vivono nell’ombra senza dirlo apertamente?
“Oggi le difficoltà che i gay devono affrontare sono un po’ quelle di tutti i cittadini: lavoro, unioni legalizzate, cioè famiglie con problemi economici da affrontare. Anche se nessuno può cancellare dal desiderio umano le spinte promiscue. Ma questo vale sia per gli etero sia per i gay. Certo, qualche imbecille omofobo si trova ancora. Nessuno potrà mai cancellare questi frammenti razzistici di idiozia.
E ci sono ancora, purtroppo, molti omosessuali che vivono nelle tenebre. Devono ribellarsi. Ognuno scelga il suo stile. Noi pionieri non avevamo modelli quando ci siamo rivoltati contro l’oppressione. Ce li siamo costruiti col dolore, col pianto, col lutto interiore legato alla perdita delle persone che amavamo perché alla luce il rapporto d’amore era impossibile… e, soprattutto con tanto coraggio! Oggi i gay non hanno alibi. Anche se sappiamo che il “venir fuori” è ancora un atto di coraggio. Ma oggi i gay i punti di riferimento li hanno. E la Polizia c’è anche per la tutela della loro dignità. Fuori gli attributi, quindi, è basta auto-repressione che genera infelicità! L’essere umano ha il diritto di vivere felice!”

Come è cambiata la situazione a Bagheria rispetto a quando lei lo hai dichiarato apertamente?
“Io mi sono dichiarato pubblicamente nella lontana primavera del 1976 al Circolo l’Incontro animato anche da Peppuccio Tornatore nel corso di un dibattito sull’aborto. Mesi dopo, a Palermo, fui fra i fondatori del FUORI! siciliano, fra i più attivi d’Italia. Coi Radicali di Pannella che furono i primi ad aprire le loro sedi per ospitare le lotte dei gay. Ci fu scalpore. Oggi trovo tanta gente di allora che apprezza ancora quel lontano mio intervento di circa 40 anni fa, ripeto 40 anni fa! Oggi i gay sfilano a miglia nei Gay Pride. Ed è, tutto sommato, anche un modo per nascondersi fra i volti della folla. Ma i pionieri gay sanguinanti nell’anima hanno aperto per tutti tante brecce contro il muro razzista dell’omofobia. Siamo stati come i bersaglieri che solo con la cultura sfondavamo porte omofobiche non proprio pie!”

Dopo che lo ha dichiarato come è cambiata la sua vita?
“Senza l’ipocrisia dipinta nel volto si vive meglio. Si vive, come tutti, come si può e non come si vuole. Ma si vive con gioia!La gente non ama mascheroni ipocriti ambulanti. E non vogliamo compassione. Vogliamo vivere le nostre legittime passioni. Siamo noi che accettiamo il percorso di liberazione degli altri. Noi vogliamo vivere con dignità e come la Costituzione liberale vuole. Niente tolleranza formale, dunque. Siamo noi che ancora tolleriamo molti oligofrenici omofobi.”

Lei lavora come maestro alle elementare. L’essere gay come ha condizionato il suo lavoro?
“Il mio lavoro di insegnante? Mi avvicino ormai all’età pensionabile. Insegno dal 1977. Da quando militavo nel FUORI! ed ero quasi ogni giorno sulla stampa locale e non solo. Quindi tutti sapevano di questo bel gay che rubava tanti cuori e tanti mariti. Quante donne gelose! Le persone ti valutano per la qualità del lavoro che fai e non per la tua vita privata o per quello che sei. Noi gay siamo ovunque: a scuola, e anche fra i banchi di scuola -da piccolo io stesso non ero là?- negli ospedali, nelle chiese cattoliche e non, nei teatri, nel cinema, fra gli operai, fra i magistrati, fra gli avvocati, fra i giornalisti, fra gli operai, fra i politici (io stesso sono stato come sai Consigliere comunale a Bagheria)… E siamo anche, non vi scandalizzate, vi prego- anche fra le varie mafie, anche fra le mafie partitocratiche. Il desiderio omosessuale è interclassista: non è di destra, né di sinistra e passa anche per il centrodestra ipocrita di Alfano. E a Bagheria, va detto, anche le varie Mafie lo hanno sempre rispettato negli altri. Le nostre Mafie non sono ottuse. Vanno condannate e combattute per altro, cioè per i loro atti criminali. Ma quale gay ha subito persecuzioni per il suo essere gay in città da parte delle varie cosche? Anzi, posso testimoniare che hanno contribuito a fare cessare le discriminazioni a nostro danno. Poi, al di là dei nostri onorevoli passi, la Mafie locali sanno che io non amo le loro scelte. E cerco di mostrarlo con l’esempio, cioè con la legge interiore. Io tratto con la civiltà delle leggi e lotto contro le leggi ingiuste per cambiarle in meglio. Come per il divorzio, come per l’aborto alla luce del sole contro l’aborto clandestino; esso mieteva tante vittime proprio fra quelle donne che si affidavano alle mammane o ai medici ipocriti cattolici che li esercitavano clandestinamente per arricchirsi. Vergogna. I gay in ogni settore sociale hanno dato un grande contributo per la crescita di tutti. Del resto molti miei ex alunni sono oggi bravi attori, brillanti avvocati, economisti competenti, architetti, cioè sono legati a tanti nobili mestieri. Molti sono pure etero felicemente sposati. E vogliono che i loro figli vengano educati da me. Provo gioia per aver lasciato questi segni. Certo qualcuno è finito pure nelle pagine della cronaca nera. Ma noi il rispetto delle regole lo insegniamo a tutti. Poi la responsabilità penale, come si sa, è individuale. Lo Stato educhi e ri-educhi! Gli storici, in seguito, valuteranno le nostre azioni e quelle del Ku Klux Klan omofobo. Aspettiamo solo qualche Pontefice -e prima o poi avverrà!- che in ginocchio chieda scusa ai gay per i danni dalla Chiesa loro arrecati. E sono tanti. Noi, credenti e non, crediamo nella nostra coscienza che riflette la luce di Dio per tutti espansa nei cieli!
Noi amiamo gli sposi di Dio. Ma amiamo anche chi sposa le persone in carne ed ossa: la comunicazione sessuale è dialogo fra anime affini elettive che si attraggono e si completano. Ce lo ha insegnato Platone col mito. Noi lo viviamo nella realtà. Vivano, dunque, tutti gli sposi che formano legittime famiglie. Generano gioia!”

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L’INTERVISTA E’ STATA PUBBLICATA STAMANI NEL SITO “LA VOCE DI BAGHERIA” ED E’ FIRMATA DA MARTINO GRASSO. SI REGISTRANO MIGLIAIA DI CONTATTI E TANTE CONDIVISIONI SU FACEBOOK: UN TRIONFO!

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GIUSEPPE DI SALVO: UOMINI DELLE PULIZIE E NON COMUNI FERRI DA STIRO

UOMINI DELLE PULIZIE E NON COMUNI FERRI DA STIRO

Oggi, dopo che l’uomo delle pulizie di turno mi ha aiutato a stirare ogni indumento che accarezza le mie forme corporee, e per più di due ore!, sono uscito col sole di casa; per strada ho incontrato un aitante uomo in moto che non vedevo da tempo e mi ha mostrato, comportamento da lui mai prima esibito, la forza della sua rossa e penetrante lingua. Sembrava un antico ferro da stiro! Speriamo sia libero per la prossima stirata. Poi in piazza ancora un altro a mostrare, ma ben coperto, altro taglio di carne. E’ proprio vero: quannu unu è mbriacu, tutti u puortanu a biviri! (Quando uno è ubriaco, tutti lo invitano a bere!); come a dire: chi vive intensamente comunica gioia e coinvolge le passioni altrui anche se sta fermo. E io ben fermo sto! Mi piace osservare l’aspetto. Loro si rodono nell’aspettare.

Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: L’INNOCENZA DI TRE RAGAZZI DELLA QUINTA D NEL TELEQUIZ DI AMADEUS CI AIUTA A CAPIRE I VOLTI DELLA MALIZIA

L’INNOCENZA DI TRE RAGAZZI DELLA QUINTA D NEL TELEQUIZ DI AMADEUS CI AIUTA A CAPIRE I VOLTI DELLA MALIZIA

Alcune riflessioni su un episodio di costume per me assai interessante nei segni che vi colgo. Da circa una settimana seguo per caso, dopo le ore 19,00, ora in cui mi accingo a cenare quando lo faccio in casa,  il telequiz animato da Amadeus “Reazione a catena”. Perchè mai? E’ un evento che non rientra d’abitudine nei miei interessi. Per chi vuole scuotersi un po’, mi piace ricordare che, in passato, ho letto Liala e ho provato curiosità per alcuni fotoromanzi, in ispecie per la loro struttura narrativa. Ho sempre trovato nella letteratura citata una certa semplicità e un’innocenza espressiva certamente diversa da quella che si può trovare in testi molto più impegnati. E c’è anche una logica ben strutturata. Cosa che non trovo, per fare un attuale esempio, nella recentissima letteratura politica di Alessandro Di Battista: e qui annuncio che quanto prima scriverò in sua difesa per quanto riguarda la sua carica di vice presidente della Commissione Esteri della Camera. Ma ritorniamo al telequiz condotto con maestria da Amadeus: cosa mi attrae in questi giorni di questo gioco televisivo? Semplice: il volto di tre giovani  di una Quinta D di Pavia che hanno già vinto circa 60.000 euro. Vittoria ha diciotto anni, Marco e Riccardo, invece, ne hanno diciannove. E si sono da poco diplomati. Ebbene: tutti e tre hanno, belli, i volti dell’innocenza ed è giusto che quegli occhi, sei occhi da guardare per capire le persone buone che pensano in modo lineare,  vengano premiati. Se poi guardate gli altri, molti altri!,  capirete meglio i volti dove si annida la malizia.  Ma non cercateli in “Reazione a catena”. Provate ad osservare chi parla in un comizio. O un politico in tivvù. E vedrete che anche i programmi di costume ci aiutano a capire i costumi mentali di chi parla e dei politici che con furbizia scrivono. Lo stile viene rivelato dagli occhi.

Giuseppe Di Salvo

AMADEUS E I TRE GIOVANI DI PAVIA.AMADEUS E I TRE GIOVANI DI PAVIA.

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