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Archivio per la categoria ‘FILM’

GIUSEPPE DI SALVO: BEN-HUR VALE PIU’ DI 11 OSCAR!

BEN-HUR VALE PIU’ DI 11 OSCAR: ci ricorda sempre che “Il mondo è più di quel che già si sa!”.
Ben-Hur, il film statunitense colossal del 1959 diretto da William Wyler, con Charlton Heston nel ruolo del protagonista, ispirato all’omonimo romanzo del generale Lew Wallace, vale più degli 11 oscar assegnategli nel 1960. Le musiche del compositore ungherese Miklós Rózsa vennero anch’esse premiate. Si dovrebbero eseguire in Concerto. Sono pagine raffinate e colte. La pioggia finale non è il mircolo che purifica i genitori Hur contaminati dalla lebbra, è la metafora di ogni energia che mira a rinnovarci dentro. L’amore di Messala, del romano Messala, per Ben-Hur, amore non corrisposto esplicitamente per la cultura omofobica ebraica del principe Hur, finisce per trasformarsi in devastante odio. Ancora oggi quell’amore si rivela in tutti noi. Nel romanzo di Wallace esso è esplicito. Anche per questo il film resta un capolavoro immortale e gran parte del merito va a Gore Vidal. Le musiche di Miklós Rózsa, nello scampanio finale, lo sottolineano con forza e volgono in melodie emesse dagli archi che catturano i nostri animi. Col grande fascino che viene fuori da alcune connotazioni modali.

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GIUSEPPE DI SALVO: BUON CAPODANNO 2017 A TUTTI: “LION”, IL FILM CHE CI AZZANNA E LACERA: RIEMPITE LE SALE!

BUON CAPODANNO 2017 A TUTTI PENSANDO ALTROVE! CON QUESTA IMMAGINE DI SUNNY PAWAR, PICCOLO GRANDE INTERPRETE DI “LION”: ALTRE NON CONSUMISTICHE REALTA’!!!

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HO VISTO “LION”: IL DESTINO MI PORTA VERSO LANCINANTI ZAMPATE. CON “FLORENCE” HO RISO FINO A TOSSIRE. COL PICCOLO “SAROO” HO PROVATO OPPOSTE EMOZIONI. ALTRO GIOIELLO IN QUESTI GIORNI CHE CHIUDONO L’ANNO! E ANCHE I LIETI FINALI TESSONO CAPRICCI: V’E’ ALTA PEDAGOGIA NELLA SCELTA DELL’ADOZIONE. COI PENSIERI IN CERCA DEGLI AFFETTI PERDUTI!

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GIUSEPPE DI SALVO: “FLORENCE”, UN FIM DA NON PERDERE!

“FLORENCE”, UN FILM CHE CI FA RIDERE E CHE CI FA DIRE CHE SAREBBE STATO MEGLIO SE LA FLORENCE NON AVESSE MAI CANTATO: VA OLTRE IL PRINCIPIO DI REALTA’!
Florence Foster Jenkins è un film recente, del 2016, diretto da Stephen Frears. Un gran bel film che diverte, ci fa sbellicare dalle risate, senza arrivare, però, alla fine non privi di tristezza e di umana pietà per chi non ha il senso di realtà.
Il film racconta la storia vera della cantante d’opera Florence Foster Jenkins, diventata nota per le sue scarse abilità canore. Meryl Streep è grande e incisiva protagonista della pellicola (da Oscar!!!), affiancata da Hugh Grant, Simon Helberg, Nina Arianda e Rebecca Ferguson. Da non perdere. Certo la Florence ha cantato, ma sarebbe stato meglio se non lo avesse mai fatto. Oggi è utile specchio su cui dovrebbero riflettersi molti cantanti prima di andare in scena. Purtroppo di Florence, anche al maschile, oggi ne circolano pure. Mi chiedo: era davvero del tutto incosciente? Se ben recepiva le critiche negative vuol dire che completamente fuori di sè non era. Che tristezza!

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Mozart qu’on assassine avec cette version surréaliste de la Reine de la Nuit
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GIUSEPPE DI SALVO: STONEWALL DI ROLAND EMMERICH E’ UN FILM METASTORICO!!

STONEWALL E’ UNA STORIA CHE VA OLTRE STONEWALL!!!
David Cubitt è il padre di Danny (Jeremy Irvine) nel film di Roland Emmerich. Fra le cose più belle del film: la dedica agli oltre mille volti anonimi che nel lontano giugno 1969 parteciparono all’insurrezione gay di Ney York, cioè ai tanti ipocriti Joe e ai pochi coraggiosi Danny che si unirono all’impeto privo di infingimenti del travestito Sylvia Rivera: questi ha contribuito a segnare la storia del Movimento Gay in tutto il mondo.

foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.
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GIUSEPPE DI SALVO: BEN HUR: DEL COME L’AMORE OMOEROTICO FRA DUE AMICI SI TRASFORMERA’ IN ODIO CHE TENDE AD ALIMENTARE LA VITA!

 foto di IlBlog Giuseppe Di Salvo.BEN HUR E MESSALA: CHE AMORE!!!

BEN HUR: LA GRANDE RISURREZIONE DELL’AMORE MISTICO NATA DAL CONTRASTO OMOEROTICO DI UNA GRANDE AMICIZIA GAY SUBLIMATA FRA MESSALA (PATRIZIO ROMANO) E BEN HUR (GIUDEO) NEL CAPOLAVAORO LETTERARIO DI LEWIS WALLACE E NEL FILM (UNDICI PREMI OSCAR) DI WILLIAM WYLER

Ben Hur di Lewis Wallace (1827-1905) venne pubblicato nel 1880: inizialmente il romanzo storico-religioso era passato quasi inosservato, ma nel 1881, quasi per miracolo, riuscì a vendere oltre mezzo milione di copie. In seguito Ben Hur divenne opera teatrale e, col cinematografo, si produssero diversi film. Quello più noto risale al 1958. Il grande Charlton Heston (Evanston, 4 ottobre 1923 – Beverly Hills, 5 aprile 2008) era Ben Hur e vinse il premio oscar come attore protagonista. Il ruolo di Messala, il bel romano dal carattere crudele, venne interpretato dall’aitante Stephen Boyd (Glengormley, 4 luglio 1931 – Northridge, 2 giugno 1977), vinse il Golden Globe per il migliore attore non protagonista per aver interpretato in modo magistrale il ruolo di Messala.
Il film venne diretto da William Wyler (Mulhouse, 1º luglio 1902 – Los Angeles, 27 luglio 1981), vinse l’Oscar come miglior regista per il film di cui stiamo parlando. Il film richiese oltre due anni di preparazione a Cinecittà, la quale rimase bloccata per la costruzione della enorme arena destinata alla grande scena della corsa delle quadriglie. Vennero impiegati trecentocinquatotto attori di primo piano e oltre venticinquemila comparse: il film ottenne undici premi Oscar, tutti quelli allora messi in palio, un record solo decenni dopo eguagliato. Ma perché questa storia, dopo 136 anni, ancora ci attrae e commuove? Certo per la grande spettacolarità messa in scena da William Wyler; e anche per le grandi riflessioni storiche e teologiche presenti sia nel libro sia nel film; indubbiamente grade parte hanno le scene e i costumi; toccante la battaglia navale e quel console Arrio, affondata la sua nave, che viene salvato dallo schiavo numero Sessanta: il romano aveva fatto togliere le catene al rematore Ben Hur perché, da buon intenditore (che occhio gay!), era attratto dalla prestanza fisica dei palestrati e degli atleti più famosi; certo, vanno ricordati pure i prestigiosi miracoli attuati da Cristo durante la sua Via Crucis (sia detto: la madre di Ben Hur e sua sorella Tirzah vengono guarite dalla lebbra per diretta opera di Gesù nel romanzo di Wallace, nel film, invece, sarà una tempesta finale di carattere sempre religioso che toglierà la malattia ai parenti del giudeo), essi sono il segno evidente della giustizia divina che s’incarna nei cuori delle anime semplici. Nel film, se ricordo bene, mi pare tocchi ad Esther, accompagnando verso la Via Crucis la madre di Ben Hur, dire: “Il mondo è più di quel che si sa”. E noi siamo laicamente d’accordo.
Ma c’è qualcosa che il grande pubblico non sa. L’amicizia fra Ben Hur e Messala ha forti connotazioni omoerotiche. Esse sono presenti nel romanzo di Wallace. Nel film ci sono solo vaghe allusioni per l’ipocrisia e la pruderie di allora; cosa che verrà denunciata, anni dopo, anche dallo scrittore Gore Vidal. Vedremo: l’odio che si anniderà nell’anima dei due protagonisti, al di là del fatto che i Romani avevano occupato la Giudea, altro non è che la trasformazione dell’amore di Messala in frustrazione rabbiosa per il rifiuto di Ben Hur a non voler più rinsaldare i vincoli di amicizia e amore di un tempo. Tutte queste connotazioni omoerotiche si trovano nel romanzo di Lew Wallace. Basta aprire il Capitolo Secondo del Primo Volume (Libro Secondo) e fare delle citazioni essenziali. Eccovele: le parole di Messala, vista l’importanza che rivestono, le riporterò tutte in grassetto.
“Il nostro addio avvenne qui, in questo giardino”. “La pace del Signore sia con te” furono le tue ultime parole. “Gli dei ti accompagnino” dissi io. Ricordi? Quanti anni sono passati da allora?”
“Cinque” rispose l’ebreo, lo sguardo sempre fisso nell’acqua.
“Ebbene, non hai forse ragione di essere grato a… a chi devo dire? Agli dei? Non importa, comunque. Sei cresciuto bene, i greci direbbero che sei bello… gli anni hanno ben fruttificato per te! Se Giove si accontentasse di un solo Ganimede, che impareggiabile coppiere saresti per l’imperatore!” (…)
“Sì, cinque anni. Ricordo quella partenza… tu andavi a Roma e vedendoti partire io piansi, perché ti amavo. Ora gli anni sono passati e tu sei tornato splendido come un principe… non… non sto scherzando, eppure… eppure… io preferirei che tu fossi il Messala che se ne andò”. (…) “Messala mio, quando partisti non c’era traccia di veleno in te e per nulla al mondo avresti ferito i sentimenti di un amico”. (…)
“L’affetto che ci legava nella nostra infanzia… Il mio maestro mi ha insegnato che Marte regna e che Eros ha ritrovato la vista. Intendeva dire che l’amore non conta niente e la guerra tutto. A Roma è così. Il matrimonio è il primo passo verso il divorzio (…) Quindi per quanto riguarda i nostro futuro, abbasso Eros ed evviva Marte”. (…)
Il giovane ebreo serrò i pugni, ma senza perdere il controllo si avviò. Messala allora si alzò di scatto e gettandosi il mantello sulle spalle lo seguì.
“Ecco, così… così camminavamo quando eravamo fanciulli”, disse mettendosi al suo fianco e posandogli una mano sulla spalla. “Restiamo così fino al cancello”. (…)
Giuda gli concesse quella familiarità. Ma più avanti aggiunge: “No, Messala, non cantare su di me. La mia fede riposa sulla roccia che fu il fondamento di quella dei miei padri, ancor prima di Abramo: sui patti del Signore Dio d’Israele”. (…)
“Sarei felice di esserti utile, o bellissimo come Ganimede, e ti voglio bene… a modo mio. Ma ti ho detto che intendo fare il soldato”. (…)
“Tu sei un romano ed io ti capisco, ma io sono un israelita e tu non puoi comprendermi. Oggi mi hai dato un grande dolore convincendomi che non potremo mai più essere amici come un tempo, mai più! Dividiamoci La pace di Dio dei miei padri sia con te.” (…)
“Così sia. Eros è morto, Marte regna!” disse fra sé Messala scuotendo la testa.
Che bel Capitolo Secondo da leggere tutto d’un fiato! Ecco perché amo la frase detta nel film da parte dell’unica attrice davvero israeliana, Haya Harareet (Haifa, 20 settembre 1931: “IL MONDO E’ PIU’ DI QUEL CHE SI SA”.
Bagheria, 23 marzo 2016
Giuseppe Di Salvo
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