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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE, OSSIA LA NEGAZIONE DEL CARNEVALE: IL DOCUMENTO POLITICO LETTO DA SALVATORE SCARDINA IL 27 FEBBRAIO 1979 ALLA TRATTORIA GRAZIELLA

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE, OSSIA LA NEGAZIONE DEL CARNEVALE: IL DOCUMENTO POLITICO LETTO DA SALVATORE SCARDINA IL 27 FEBBRAIO 1979 ALLA TRATTORIA GRAZIELLA

(CAPITOLO QUINTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Quel martedì 27 febbraio del 1979, la festa venne aperta dalla lettura da parte di Salvatore Scardina, militante del FUORI! di Palermo, di un documento politico. Ne riportiamo ampi stralci perché li riteniamo ancora molto attuali. Come vedevamo bene! Eccovi l’essenza del nostro CARNEVALE OGNI SESSO VALE:
-(…) Uno degli scopi di questa festa è quello di far conoscere a tutti voi in che modo ancora oggi gli omosessuali vengono oppressi. Prima della morte di Pasolini e dell’affermazione alle elezioni politiche del Partito Radicale (1976), gli omosessuali venivano giudicati da un mondo eterosessuale che da un lato li perseguitava e dall’altro li tollerava. Ma la persecuzione e la tolleranza non erano altro che le due facce della stessa medaglia: la medaglia dell’oppressione. Oppressione economica, morale, sociale. E, ancora oggi, nonostante la nuova ventata a nostro favore, quella vecchia oppressione è difficile da sradicare. Tant’è che molti gay vivono ancora nella clandestinità. Perché? La risposta dovremmo cercarla nei nostri PADRI, nel profondo degli ZII, nel cuore delle MAMME, nell’anima dei PRETI e via dicendo. In breve: i garanti dell’ordine istituito sono i primi e i diretti responsabili dell’oppressione esercitata ancora oggi su migliaia di omosessuali. E’ da questo VECCHIO ORDINE MORALE che nasce la checca réfoulé, cioè il frocio che si nasconde, che vive nevroticamente, rattristato dai numerosi sensi di colpa (…). Altro scopo di questa festa è la disintossicazione delle nostre anime, precedentemente intossicate dal plagio dato dai tutori del vecchio ordine morale. Tre anni di militanza nel FUORI! ci hanno insegnato un’altra cosa: il razzismo non è solo fra OMO e ETERO, ma anche fra OMO e OMO. Perché? Semplice: spesso molti omosessuali sono costretti a nascondere la loro frociaggine per i motivi espressi sopra e, di conseguenza, non possono non esprimere parole di linciaggio verso gli altri omosessuali. Questo noi del FUORI! lo abbiamo capito subito, in ispecie quando siamo scesi per la prima volta in piazza a protestare. E poiché molti gay ancora oggi hanno nel loro profondo quei segni del veleno morale, non possono non sentirsi provocati dal nostro processo di disintossicazione. In altre parole: i FROCI DISINTOSSICATI nella società intendono provocare sia i NORMALI sia i FROCI INTOSSICATI. La reazione di questi FROCI INTOSSICATI è dunque più che ovvia. LA nostra disintossicazione mira appunto a disgregare gli elementi strutturali della loro intossicazione. A questo punto, è bene che i FROCI INTOSSICATI sappiano che, grazie al lavoro politico di questi QUATTRO FROCI DISINTOSSICATI, in Grecia è slittata “sine die” una proposta di legge antigay; la polizia non agisce più violentemente nei nostri confronti; centinaia di migliaia di persone hanno preso coscienza dei nostri problemi; un’impronta politica e culturale apertamente gay ha caratterizzato la scena sociale in questi ultimi anni. Quindi, cari amici omosessuali, ancora più o meno AMMUCCIATI, è ora che anche voi usciate allo scoperto. Non bisogna più aspettare Carnevale per poter far valere il nostro sesso. In fondo, per la checca réfoulé ogni giorno è Carnevale, perché ogni giorno è costretto a portare una maschera. E voi non avete capito che oggi noi NON STIAMO FESTEGGIANDO CARNEVALE, BENSI’ LA NEGAZIONE-DEL-CARNEVALE. Perché negazione? Semplice: molte checche réfoulés hanno aspettato questo giorno per togliersi la maschera dell’ipocrisia per mettersi, invece, quella della propria identità. Ecco perché per noi del FUORI! oggi è festa! Festeggiamo il recupero della nostra identità, consapevoli come siamo che domani, per molti di noi, sarà nuovamente Carnevale e non la NEGAZIONE-DEL-CARNEVALE. Il FUORI! ha ritenuto opportuno rivolgersi anche agli eterosessuali perché una reale liberazione della sessualità deve necessariamente coinvolgere tutti i membri di questa nostra società. Genitori e fanciulli, eterosessuali e omosessuali, maschi e donne: tutti dobbiamo ancora liberarci, disintossicarci, E possiamo realmente liberarci conoscendoci, parlando fra noi, toccandoci, bevendo insieme, amandoci. La nostra felicità è l’invidia di molti. E, quest’invidia è, in definitiva la vera e unica malattia sociale che noi gay intendiamo curare.
(Capitolo Quinto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria, 12 luglio 2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA.

CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (3)
“La Matapolla, la nostra vecchia padrona di casa, incarnava ironicamente la regressione freudiana: era vestita da bambina col cestino e, dentro il cestino, portava due splendidi cazzi di pane”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!

SUL “SETTIMANALE” IL CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO! DA NON PERDERE!
“Il Settimanale di Bagheria”, già nelle più assolate edicole della città dei mostri accaldati dal sole di luglio, pubblica il Capitolo Quarto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Un numero da non perdere se i Bagheresi vogliono capire quale coraggio animava alcuni gay, nostri e vostri concittadini, che negli anni Settanta hanno contribuito a creare quella Rivoluzione LGBTI, senza la quale oggi il Movimento Gay tutto non sarebbe quello che è: qui ci sono quei Nobili Bagheresi che hanno generato liberazione e autodeterminazione per tutte e tutti. Nessun libro di storia ve ne parla. Ma, grazie anche al “Settimanale” di Michele Manna, la Vera Storia insorge e diviene canto epico.
Buona lettura, a futura memoria, ché la memoria ha sempre il suo aureo futuro, nonostante gli impostori!
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO TERZO (LIBRO QUARTO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO TERZO (LIBRO QUARTO) DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più fresche edicole della città dei mostri, pubblica il Capitolo Terzo (Libro Quarto) della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Nell’articolo si parla di un evento che il 27 febbraio del 1979 fece tanto scalpore, cioè del “CARNEVALE OGNI SESSO VALE” svolto a Bagheria dai militanti del FUORI! di Palermo: ne parlò tutta la stampa locale e il regista Lollo Franco ne farà un documentario di fondamentale importanza. Ma gli pseudo storici del Movimento Gay, quasi tutti legati al partito comunista e alle sue variazioni, hanno del tutto tacitata questa Grande Storia. E sapete perchè? Su di me doveva scattare la “damnatio memoriae”, ossia non dovevo esistere. Ma esisto, eccome! E do loro ancora filo da torcere. Si vada quindi in edicola e si conservi questo articolo. E’ come dare una lezione alle camicie partitocratiche, cioè ai neofascismi che si annidano sempre nel Palazzo. Quello di Mussolini non esiste più. E’ dei neofascismi che non si deve fare apologia. Sappiate vedere e prevedere. Buona lettura, anche sotto qualche ventilato ombrellone con sabbia in volo.
Giuseppe Di Salvo

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GIUSEPPE DI SALVO: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA

“CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA. (2)
“Pina la sartina, vestita da damina francese, era una vera e propria delizia del travestimento”. (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE: LA CASTRENZE CON LE SUE DANZE DEL VENTRE

“CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: RIVOLUZIONE GAY DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA.
“La Castrenze, con le sue danze del ventre, è stata favolosa” (Giuseppe Di Salvo)

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GIUSEPPE DI SALVO: MARTEDI’ 27 FEBBRAIO 1979: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”: IL SEGNO DI UNA RIVOLUZIONE GAY LANCIATO IN SICILIA. E DA BAGHERIA!

“CARNEVALE OGNI SESSO VALE”, 27 FEBBRAIO 1979: GRANDE MANIFESTAZIONE DEL FUORI! DI PALERMO A BAGHERIA!

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MARTEDI’ 27 FEBBRAIO 1979: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”: IL SEGNO DI UNA RIVOLUZIONE GAY LANCIATO IN SICILIA. E DA BAGHERIA! (CAPITOLO QUARTO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

E Grande Festa fu! Il banchetto si tenne la sera di martedì 27 febbraio 1979 nei locali della “Trattoria Graziella” gestita da mio fratello Enzo: e qui si noti il supporto famigliare alle nostre lotte di liberazione. La cena iniziò intorno alle ore 21:00. Si mangiò benissimo. Danzammo. Recitammo. Ci divertimmo. Mentre FUORI! dal FUORI! c’era tanta curiosità intorno a questo singolare evento. Naturalmente accorsero gli inviati delle tre testate giornalistiche locali: “Il Giornale di Sicilia”, “L’ORA”, “Il DIARIO”. Lollo Franco, invece, riprese tutta la serata per TRM, una rete televisiva privata, e ne farà uno storico ed interessante documentario. Noi ricevemmo il cronista de “L’ORA” e il giornalista inviato da “IL DIARIO”. Buttammo FUORI!, invece, e con modi assai decisi, l’incolpevole inviato de “Il Giornale di Sicilia”. Come mai? Spiegheremo questo nostro rifiuto nei confronti del giornalista della principale testata giornalistica palermitana in un capitolo successivo. Io stesso raccontai lo svolgersi degli eventi in un articolo pubblicato nel n° 21/22 del bimestrale FUORI! (marzo/giugno1979).
In questo Capitolo Quarto riportiamo dunque la mia “Cronaca luminosa di una festa piena di luce e un bel po’ di fotografie che rendono visiva quella storica e rivoluzionaria serata. Ecco come raccontavo il nostro “CARNEVALE OGNI SESSO VALE”:
-Che pensare di una festa, di una grande festa, ove per la prima volta il FUORI! a Palermo è riuscito a coinvolgere più di cento persone? E quale contributo può avere dato questa festa al movimento di liberazione femminista e a quello omosessuale? Quali saranno, inoltre, le conseguenze sociali, politiche, morali, culturali per noi gay e per gli altri diversi da noi? A queste tre domande bisogna rispondere ora che la festa è finita.
La Festa è indubbiamente riuscita. E’ stata una iniziativa ed una realizzazione che a Palermo, e a Bagheria in particolar modo, ha avuto un grande successo. Era la prima volta che gli omosessuali della città, della provincia, ma anche quelli di fuori, si riunivano tutti insiemi così numerosi. C’era, bisogna dirlo, la realizzazione di quell’interclassismo sessuale ed omosessuale di cui noi gay di Palermo abbiamo sempre parlato e di cui più recentemente ne ha avvertito la necessità anche il FUORI! di Torino; c’era la concretezza del contatto amichevole fra gay politicizzati e non; fra gay borghesi e proletari; fra checche scatenate e gay réfoulés; fra etero-simpatizzanti e gay aperti a loro; fra bambini, mamme, signore anziane, nonne e noi omosessuali. Una Grande Festa. La Festa del contatto, del dialogo, del divertimento, dell’amore. Ognuno di noi è stato stupendo.
La Castrenze con le sue danze del ventre è stata favolosa; Pina la sartina, vestita da damina francese, era una vera e propria delizia del travestimento; la Matapolla, la nostra vecchia padrona di casa, incarnava ironicamente la regressione freudiana: era vestita da bambina col cestino e, dentro il cestino, portava due splendidi cazzi di pane; c’erano le suore femministe, dolci zingarelle, frati ribelli, donnette romantiche, e, perché no?, simpaticissime traviatelle. Ma c’erano anche gay ipervirili in doppiopetto e cravatta: splendido tocco di virilità!; e c’ero io stesso che ho recitato il mio luminoso “Lamento di Zeus”. Il tutto si è svolto nella trattoria Graziella, il locale di mio fratello. La festa è dunque finita, ma tutti ancora ne parlano con gioia, con felicità, con grande slancio euforico.
Il dialogo che si è instaurato con le persone è stato indubbiamente positivo. A Bagheria si parla più di noi, della nostra festa, che della sfilata assai squallida dei carri, dei carri allegorici di sempre, dei carri della normalità. Ambra, Lucia, Giuseppina, tutte femministe, hanno visto in questa festa uno splendido attacco ai ruoli sia tradizionali che nuovi. E non è affatto vero, come di sana pianta si è invento il giornalista de “L’ORA”, che gli omosessuali travestiti proponevano un’immagine di donna oggetto. Ché anzi, è proprio vero il contrario: quei travesti animavano, davano corpo ad un segno di rivolta della donna oggetto. Questo volutamente non è stato capito da Sergio Baraldi (pessimo giornalista), preoccupato com’era di cercare in quella festa affermazioni di “delusione” che nessuno aveva fatto, infiltratosi nella nostra festa (la prossima volta lo butteremo fuori) per cercare di vedere una contraddizione che non c’era, anzi che era solo nella sua oligofrenica mente.
Fatto è che cresciamo: questa è la cosa che comincia a preoccupare gl’ imbecilli de “L’ORA”. Speriamo che “dolce infarto” vi colga, miseri servi del “Compromesso Storico” e della D.C. . Ma la festa è stata dunque un’ennesima ventata di liberazione, un rinnovato attacco alla morale dominante, un dolce attentato fatto ai benpensanti. Questa nuova ed originale ventata di disintossicazione segna un momento assai nuovo per la costruzione di future ventate assai più stravolgenti di questa da noi appena realizzata.
Fatto è che adesso sono in molti a dire: “Quando faremo la prossima festa?”. A presto!, a presto!: e la faremo con più luce, con più colori e con più scalpore! Noi gay sempre più rugiada, voi etero sempre meno ruggine.
(Capitolo Quarto, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria, 11 luglio 2017
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: CARNEVALE OGNI SESSO VALE (CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

L’ARTICOLO DE “L’ORA” DEL 24 FEBBRAIO 1979.

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CARNEVALE OGNI SESSO VALE

(CAPITOLO TERZO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)
Terza decade del mese di febbraio 1979. Il FUORI! di Palermo, in una delle solite riunioni del giovedì, decise di organizzare un grande evento: organizzare una festa in occasione dell’imminente Carnevale. Dove? Alla “Trattoria Graziella” di mio fratello Enzo a Bagheria. In modo assai spregiudicato, capimmo che dovevamo infiltrarci, senza alcun sinistro pregiudizio di sinistra, nella società dei consumi per creare significativi momenti aggregativi fra gay e società: qualsiasi pregiudizio si scrosta se si vivono momenti di altissimo bene non comune. Il volgare “Bene Comune” lo conoscevamo e non ci interessava. Ché anzi! Si rivelò una strategia azzeccatissima da parte dei militanti del FUORI! di Palermo. Conoscevamo, grazie a Ferrarotti e ad altri sociologi, le dinamiche espansive del Consumismo ultra-capitalistico. Ciò sarà dimostrato dalle numerose decine di persone, gay e non, che parteciperanno alla Terza Festa organizzata dal FUORI! di Palermo. Che titolo dare all’iniziativa? Semplice e con messaggio diretto: “CARNEVALE OGNI SESSO VALE!”.
Si trattò di un’iniziativa politica che non lasciò indifferenti le testate giornalistiche locali. Intuimmo che con questo evento, in prospettiva, si sarebbero creati i presupposti per altre manifestazioni più ricche di iniziative e con molta più partecipazione e coinvolgimento popolare. Il FUORI! di Palermo (ma anche quello di Torino non scherzava!) con queste iniziative festose doveva porsi, in prospettiva, come modello per altre speranze e azioni nonviolente di lotta. Le lucciole pasoliniane dovevano ritornare a brillare anche nella società non più contadina. Diramammo i nostri comunicati alla stampa locale per pubblicizzare la festa. L’unica testata a pubblicare in anticipo la notizia è stata “LORA” di sabato 24 febbraio 1979 con un significativo richiamo in prima pagina: “FESTA GAJ A BAGHERIA, ORGANIZZATA DAL FUORI! PER MERCOLDEDI’ PROSSIMO”. Si noti come venne scritta la parola “GAJ”: il termine GAY ancora non era del tutto familiare: come poteva esserlo? Se nel linguaggio quotidiano noi eravamo, in modo dispregiativo, degli “ARRUSI”? La stampa era lo specchio dei tempi. L’articolo informativo venne pubblicato a pagina 10. Non è firmato. Soprattitolo: “DAL FUORI PER MERCOLEDI’ “. Titolo: FESTA-SFIDA DI GAY A BAGHERIA.
Eccovi l’articolo:
“CARNEVALE, ogni sesso vale”. All’insegna di questo slogan il “Fuori” (l’organizzazione degli omosessuali) di Palermo ha organizzato per il 27 febbraio a Bagheria una grande festa. Vi parteciperanno tutti coloro che non hanno pregiudizi e un centinaio di omosessuali palermitani che hanno già prenotato i biglietti. L’incontro de Fuori è nello stesso tempo una sfida ad una società che, dicono, li ha discriminati ed una protesta. Uscendo allo scoperto il Fuori vuole porre, anche in modo clamoroso, la questione dei “diversi”, da sempre emarginati. Ma Carnevale, avvertono quelli del Fuori, non sarà solo un’azione politica, ma pure un divertimento vero, un “messaggio di pace e di amore”. Spiega Giuseppe Di Salvo, animatore del Fuori di Palermo. “Marcuse diceva che nei confronti degli omosessuali c’è un processo di tolleranza repressiva. Intendeva dire che la tolleranza oggi attuata nei nostri confronti è solo una tolleranza formale, ma limitata spesso alle sole classi abbienti, forse gli intellettuali. Ma la massa? La massa è ancora prigioniera d’antichi tabù, chiusa nella sua fobia. Né la stampa ha mai educato la gente in questo senso. Perché? Perché non intende sollevare il problema”.
Di Salvo dice che lo scopo degli omosessuali è quello di “farci conoscere ma non compatire. Non siamo ammalati né anormali. Hitler aveva ghettizzato gli omosessuali bollandoli con il triangolo rosa, come aveva bollato gli ebrei con la stella di David. Oggi la tolleranza formale si risolve in una repressione più insidiosa, perché travestita”. Quelli del Fuori citano alcuni esempi. L’articolo 28 del Codice militare esclude dagli impieghi pubblici chi viene congedato perché omosessuale o “deviato”. “Finché esisteranno norme come queste non si potrà parlare di tolleranza. A parte il fatto che questo articolo viene applicato diversamente a seconda che si tratti di un poveraccio o di un ricco. Per il primo c’è l’emarginazione definitiva, per l’altro il ricatto che dura quanto la leva militare”. Ma che cosa chiedono quelli del Fuori? Rispondono: “Esiste in natura un polimorfismo sessuale, ma l’uomo riesce ad eroticizzare solo alcune componenti. Siamo come mutilati fin dall’infanzia, quando ci proponiamo, violentandoci, un rito di iniziazione che educa solo all’eterosessualità. Un rito che affonda le sue radici nella storia paleocristiana, dove venivano perseguitati, assieme ai primi cristiani, anche gli omosessuali.
Eppure tutta la storia dei greci e dei romani, con Socrate e Platone, per alcuni esempi famosi, avrebbe dovuto portare a ben altre conclusioni. Ma la cultura cattolica ha poi prodotto questo”. Secondo Di Salvo, tuttavia, il Fuori ha la possibilità di cambiare questo costume, questa mentalità. “Siamo usciti allo scoperto, lasciando la clandestinità in cui la società vorrebbe condannarci. Questa festa servirà ad accelerare il mutamento di fondo che già si avverte anche qui da noi. Desideriamo una società aperta in cui sarà possibile incontrarsi e capirsi, oltre che amarsi”.
(Capitolo Terzo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria 08/luglio/2017
Giuseppe Di Salvo

GIUSEPPE DI SALVO: OMOSESSUALI IN SICILIA E CHECCA DI QUARTIERE (CAPITOLO SECONDO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

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OMOSESSUALI IN SICILIA E CHECCA DI QUARTIERE (CAPITOLO SECONDO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO)

La rivista ciclostilata “CONTRO” (settimanale di politica per l’alternativa di sinistra) , numero 6, del febbraio 1979 ospitava un mio intervento che riporto integralmente. Il lettore noterà che, in alcune parti, questo mio intervento di circa 38 anni fa appare un po’ datato nel linguaggio. Ma il contenuto è degno, dopo circa quattro decenni, di attenzione perché ancora attuale. Ecco il testo allora intitolato “OMOSESSUALI IN SICILIA”:
Voglio prendere spunto da una trasmissione televisiva mandata in onda il 3 gennaio ’79 sul TG-1 per parlare della condizione omosessuale in Sicilia. Quella sera, in TV, durante la trasmissione televisiva “Storie allo specchio” veniva intervistato un certo Salvatore, gay di 22 anni. E poiché l’intervistato era un omosessuale, la trasmissione non poteva non intitolarsi “Diverso ma uguale”, parafrasando pervertitamente il titolo di un libretto di Edoardo Ballone “Uguali e diversi”. Protagonisti di quella trasmissione erano dunque un frocio (quale poesia ha questo vocabolo!) e il Super Io censorio e oppressivo dato dagli abitanti di Catenanuova (ma poi è vero? Io vedo arrugginita questa catena, altro che nuova!) un paesino in provincia di Enna. Gli abitanti di Catenanuova (o Catena-arrugginita che si voglia dire) rendevano, e non so se continuano a rendere, impossibile l’esistenza di Salvatore e, questi, nel denunciare ciò, chiedeva ai suoi stessi compaesani di essere rispettato. Come si vede, il problema non si può limitare, tantomeno risolvere, con una semplice richiesta di rispetto, quasi che la vita di Salvatore fosse legata all’elemosina vitale data dai cittadini di Catenanuova. Il problema è molto più consistente. Esso ha radici culturali assai profonde.
Gli abitanti di Catenanuova non sono altro che lo squallido prodotto di una morale giudaico-cattolica (non cristiana, si faccia bene attenzione), morale che loro hanno interiorizzato, grazie al plagio autoritario imposto dalla Chiesa, il cui sommo esponente è oggi lo “stregone” polacco Giovanni Paolo II. E in un paese, ove si parla tanto di umani diritti, non si capisce perché non si debba parlare anche del diritto del pene, in ispecie se questo pene viene eroticizzato da un uomo. Ma poi non è solo questione di pene. E’ chiaro che un pene erotizzato da un uomo mette in discussione la morale di Giovanni Paolo II, secondo la quale è naturale solo il rapporto sessuale finalizzato alla procreazione. Procreare per che cosa? Semplice: per garantire la disoccupazione, lo sfruttamento della forza-lavoro e per arricchire sempre più i detentori dei grandi capitali accumulati grazie allo sfruttamento, al plusvalore, al profitto. Come si vede, morale e profitto non sono altro che due termini diversi per indicare una sola identità, cioè quella del Potere. Ma se il caso di Catenanuova rappresenta il paradigma di una realtà fascista e oppressiva, è altrettanto vero che, grazie alla presenza del FUORI! in una città come Palermo e nei paesi della provincia (come Bagheria) la mentalità popolare è divenuta molto più elastica nei nostri confronti.
In certi casi, addirittura, si è andati oltre la tolleranza formale. Che significa ciò? Ciò vuol dire che più omosessuali escono allo scoperto, più rapido sarà il progresso. Meno omosessuali sono disposti a sensibilizzare la gente, meno risultati positivi si avranno nei nostri confronti. Perciò non posso non teorizzare, oltre all’infiltrazione nella società dei consumi (infiltrazione per raggiungere quel 99% di gay ancora non politicizzati), anche la presenza scandalosa della checca di quartiere. E’ lì che deve cominciare la rivoluzione morale, affinché nei nostri confronti ci sia effettiva tolleranza. Quale tolleranza? Quella reale, si capisce. Perché? Perché la tolleranza formale è una tolleranza repressiva. Checca di quartiere, dunque, metti in funzione il tuo splendido deretano, libera l’etero dal suo male e così sia. Da quale male? Semplice: quello relativo all’intossicazione derivata dall’inquinante ideologia morale della Chiesa Cattolica, causa prima della nostra oppressione.
Voi, etero-ruggine,
noi, checche-rugiada.
Giuseppe Di Salvo
(Capitolo Secondo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo, Primo Movimento di Liberazione Gay nel Regno delle due Sicilie: e sempre audace editore da anni cercasi! Già si batte qualche colpo).
Bagheria 04/luglio/2017
Giuseppe Di Salvo
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GIUSEPPE DI SALVO: “IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO, LIBRO QUARTO, DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO

“IL SETTIMANALE DI BAGHERIA” PUBBLICA IL CAPITOLO PRIMO DEL LIBRO IV DELLA GLORIOSA STORIA DEL FUORI! DI PALERMO: IL LIBRO QUARTO CONTIENE LA STORIA DELLE LOTTE DEL FUORI! DI PALERMO DEL 1979. GLI ALTRI TRE ANNI DI MILITANZA (1976, 1977, 1978) DAL SETTIMANALE SONO GIA’ STATI PUBBLICATI PRECEDENTEMENTE E POTETE TROVARE I CAPITOLI NEL MIO “BLOG TISCALI”.
“Il Settimanale di Bagheria”, già in tutte le più gay (e non) edicole di Bagheria, pubblica il Capitolo Primo, Libro Quarto, della Gloriosa Storia del FUORI! di Palermo. Riprende, dunque, una narrazione davvero epica dei pionieri palermitani del Movimento Gay che hanno preparato il terreno alle sfilate di massa, o Pride, di oggi. I Bagheresi sono i pochi privilegiati che, grazie al Settimanale, da anni, hanno potuto conoscere questa incisiva narrazione di coraggiose lotte. Non vi resta che “battere” nel cuore di queste edicole, comprare “Il Settimanale” per capire da dove tutti veniamo.
Nello stesso numero c’è anche una mia recensione della “Sinfonia in La” di Ildebrando Pizzetti: essa vi farà capire meglio i valori musicali del Fascismo e dell’Antifascismo, del paleofascismo e del neofascismo partitocratico. Si prendano d’assalto le Edicole, portatevi a mare “Il Settimanale”, sentirete attenuare anche il caldo e vi distraete, così, da ogni tagliente scirocco.
Giuseppe Di Salvo

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